Nel 2019 le nuove sofferenze torneranno ai livelli pre-crisi | [29/07/2020]

(23 febbraio 2018) ​I tassi di ingresso in sofferenza delle aziende italiane scenderanno al 2,1% alla fine del prossimo biennio, molto vicino ai livelli del 2008. Il miglioramento riguarda tutti i settori economici, le aree territoriali e le dimensioni di impresa, con una dinamica più contenuta per le micro imprese, le aziende del Centro-Sud e quelle attive nelle costruzioni

​Continua a migliorare la situazione di banche e imprese sul fronte delle sofferenze. Nel prossimo biennio, infatti, la percentuale dei crediti alle imprese che nell’anno entrano nello stato di sofferenza (tasso di ingresso in sofferenza), che sono all’origine della maggior parte dei crediti in sofferenza accumulati dalle banche, continueranno a scendere, fino ad attestarsi su valori molto vicini ai livelli pre-crisi. Un trend positivo che rafforza la netta inversione di tendenza registrata nel 2017, quando, per la prima volta dall’inizio della crisi, il monte delle sofferenze accumulate dalle banche italiane ha segnato una forte diminuzione (-26% in termini netti, dopo che nei precedenti otto anni era quadruplicato), insieme al tasso di nuove sofferenze, sceso dal 3,8% del 2016 al 3,2%. Il calo delle nuove sofferenze proseguirà in modo più pronunciato nel 2018, quando si attesterà al 2,5%, e subirà un leggero rallentamento nel 2019, fermandosi al 2,1%, valori prossimi a quelli registrati nel 2008 (1,7%). Un miglioramento che riguarda tutti i settori economici, le aree territoriali e le dimensioni di impresa considerate, ma più contenuto per le microimprese, le aziende del Centro-Sud e quelle operanti nelle costruzioni, che nonostante un forte rallentamento del grado di rischio, rimangono in una condizione di ritardo.
Sono alcune delle stime e delle previsioni contenute nell’Outlook sulle sofferenze delle imprese realizzato da Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi del rischio del credito, e ABI, Associazione Bancaria Italiana, aggiornato a febbraio 2018, nel quale si aggiornano i dati 2016, si forniscono stime per il 2017 e previsioni per il biennio 2018-19.
“Le nostre stime indicano che le banche e le imprese non finanziarie stanno progressivamente smaltendo le difficoltà che hanno accumulato negli anni peggiori della crisi economica e che il tasso di nuove sofferenze nel 2019 tornerà a livelli simili a quelli registrati prima della recessione – commenta Marco Nespolo, Amministratore delegato di Cerved -. Il dato più interessante, e che ci fa ben sperare per il futuro, è che il calo delle nuove sofferenze, che avevamo già evidenziato nel 2016 per le imprese con più di dieci addetti, ora sta investendo tutte le dimensioni aziendali, i settori economici e le aree del Paese. Un segnale che lo stato di salute delle imprese italiane sta migliorando”.
Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI ha dichiarato: “I dati contenuti nel rapporto illustrano gli ottimi risultati, superiori alle attese, che il settore bancario italiano ha saputo realizzare in termini di riduzione dell’esposizione ai crediti deteriorati. Le previsioni per il prossimo biennio mostrano un ulteriore recupero nella qualità del credito, sia per quel che concerne gli stock sia per i flussi di nuove sofferenze. Ciò lascia intendere che la questione della gestione dell’elevato ammontare di crediti deteriorati ereditati con la crisi è in via di accelerata soluzione e le banche italiane possono tornare a guardare con ottimismo al futuro, concentrandosi sulla crescita delle attività a supporto del settore produttivo”.
In base agli ultimi dati disponibili (dicembre 2017), nell’anno passato lo stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane, che in termini lordi si erano quintuplicate tra 2008 e 2016 (da 41 a 201 miliardi di euro), si è attestato a 167 miliardi in termini lordi, in calo del 17% rispetto a fine 2016, con una diminuzione di analoga entità nel segmento dei crediti originati dalle imprese (-18%). Il calo è ancora più incoraggiante se si tiene conto delle sofferenze nette, che sono passate da circa 87 miliardi di euro a fine 2016 a 64 miliardi a fine 2017 (-26%).

Gli andamenti settoriali
L’Outlook Abi-Cerved ha evidenziato nel 2017 un calo generale dei tassi di ingresso in sofferenza in tutti i settori economici, anche se rimangono ancora forti differenze fra i valori registrati nei vari settori. L’industria ha visto un’accelerazione del miglioramento iniziato nel 2014, con il tasso di ingresso in sofferenza sceso al 2,4%, contro il 3% dell’anno precedente. La discesa dei tassi è stata più marcata fra le medie imprese (1,2%), che hanno raggiunto i livelli pre-crisi, e nelle piccole e grandi imprese, che nell’ultimo anno hanno fortemente ridotto il divario con i livelli pre-crisi (+0,1 punti percentuali rispetto al 2008), mentre il gap rimane più ampio per le micro società (+0,7 punti percentuali).
Dopo otto anni di costante crescita, nel 2017 i tassi di ingresso in sofferenza hanno iniziato a scendere anche nel settore delle costruzioni, dal 6,1% del 2016 al 5,2% del 2017, anche se rimangono ancora superiori a quelli degli altri settori e lontani dai livelli del 2008. Le più virtuose sono le grandi imprese (4,1%), seguite dalle piccole (5,5%), le medie (5,4%) e le micro imprese (5,2%).
Anche nel caso dei servizi, la lunga tendenza negativa durata fino a tutto il 2016 si è invertita negli ultimi dodici mesi. I tassi di ingresso in sofferenza si sono ridotti dal picco del 3,6% al 3%, con miglioramenti su tutte le fasce dimensionali analizzate. Il calo è più pronunciato tra le microimprese (dal 3,9% al 3,2%) e tra le piccole società (dal 2,8% al 2,2%), ma medie (da 2,3% a 1,8%) e grandi società (da 1,8% a 1,3%), continuano a essere quelle con le performance migliori.
Gli andamenti territoriali – La generale discesa dei tassi di ingresso in sofferenza ha riguardato tutta la penisola, con una tendenza alla riduzione del divario fra le diverse aree italiane. È proseguita, la dinamica positiva nel Nord-Est, con un calo dei tassi dal 2,7% al 2,2%, e nel Nord-Ovest, in cui si è passati dal 3,2% al 2,5%. Evidente l’inversione di tendenza nel Centro-Sud, dove le nuove sofferenze erano risultate in crescita per tutto il 2016, e dove si registra una riduzione dei tassi di quasi un punto nel Mezzogiorno e Isole (dal 5,4% al 4,5%) e di oltre mezzo punto nel Centro Italia (dal 4,7% al 4,1%).
Dall’analisi delle dimensioni aziendali emerge un divario nella solidità delle imprese ancora molto evidente fra il Nord Italia e il Meridione. Le grandi società del Sud (con tassi in calo dal 3,2% al 2,4%) risultano meno rischiose delle imprese del Centro (scesi dal 3% al 2,5%), ma restano lontane dalle performance delle aziende del Nord-Est e Nord-Ovest (0,9% e 0,8% contro l’1,3% del 2016). Un gap evidente anche se si guarda alle medie imprese, dove le nuove sofferenze al Centro (in calo dal 3,5% al 2,9%) e al Sud (dal 4,2% al 3,5%) sono molto superiori a quelle segnalate nel Nord-Ovest (dall’1,9% all’1,3%) e nel Nord-Est (dall’1,6% all’1,1%). Fra le piccole imprese, quelle del Sud registrano la riduzione più marcata (dal 4,8% al 4%), seguite dalle società del Nord-Ovest (dal 2,5% all’1,8%), del Centro (dal 4% al 3,4%) e dal Nord-Est (dal 2,1% all’1,6%). Nelle microimprese, invece, è più evidente la riduzione dei divari geografici, grazie a miglioramenti più pronunciati nel Meridione (dal 5,6% al 4,7%) e nel Centro Italia (dal 4,9% 4,3%) rispetto al Nord-Ovest (dal 3,5% al 2,8%) e al Nord-Est (dal 3% al 2,5%).
Le previsioni al 2019 – In base alle previsioni dell’Outlook Abi-Cerved, la discesa dei tassi di ingresso in sofferenza proseguirà per tutto il prossimo biennio. Il calo sarà più pronunciato tra le microimprese e le piccole società, con tassi attesi rispettivamente al 2,3% e all’1,5%, e più contenuto tra le medie (1,1%) e grandi imprese (0,9%). Nel 2019 i tassi di ingresso in sofferenza torneranno vicini ai livelli pre-crisi in tutte le fasce dimensionali, con l’eccezione delle microimprese
Spostando l’analisi sui settori, nell’industria i tassi scenderanno sotto i livelli pre-crisi, con la sola eccezione delle micro imprese. Nei servizi il divario con i livelli del 2008 sarà ancora evidente nelle piccole e micro aziende (di 0,3-0,5 punti). Nelle costruzioni, invece, i flussi di nuove sofferenze si manterranno su livelli abbastanza elevati (3,3%). Le previsioni indicano miglioramenti marcati e diffusi a
tutte le aree geografiche nel 2018 e nel 2019, ma se nel Nord saranno recuperati i livelli pre-crisi, per le aziende del Centro-Sud le nuove sofferenze si manterranno al di sopra dei valori del 2008. Le società del Mezzogiorno (3,2%) continueranno ad essere le più rischiose nel 2019, seguite da quelle del Centro (2,8%), del Nord-Ovest (1,6%) e del Nord-Est (1,4%).

 

Ben lontano dai picchi negativi del 2012 e situazione gestibile anche grazie a misure straordinarie

Presentata l’edizione 2020 dell’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati | [29/07/2020]

​(29 luglio 2020) Presentata l’edizione 2020 dell’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati delle aziende italiane: si resterà ben lontano dai picchi negativi del 2012 e la situazione rimarrà gestibile anche grazie alle misure straordinarie adottate
 

​I tassi di deterioramento dei prestiti concessi alle imprese italiane tenderanno a crescere per effetto del Covid nel prossimo biennio, raggiungendo un livello intorno al 4% nel 2021, per poi calare nuovamente nel 2022. Nonostante la crisi, il fisiologico aumento della rischiosità, che interesserà tutte le classi dimensionali, rimarrà molto inferiore a quanto sperimentato in passato, sia nello scenario base sia in quello peggiorativo: i nuovi crediti in default, infatti, si manterranno su livelli distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012, con incrementi che interesseranno maggiormente le aziende di piccola e media dimensione e le imprese dell’edilizia e dei servizi. E questo anche nel caso di una nuova ondata di contagi in autunno.
Sono alcuni dei risultati – presentati oggi – dell’Outlook di ABI e Cerved sui crediti deteriorati (NPL) delle imprese italiane, che elabora stime e previsioni dei tassi di deterioramento del credito erogato alle società non finanziarie per classe dimensionale, considerando il numero delle posizioni creditizie che nel corso dell’anno vengono classificate come crediti deteriorati (crediti scaduti, inadempienze probabili o crediti in sofferenza) in percentuale dello stock di posizioni non deteriorate all’inizio dello stesso anno.
Fino al primo trimestre del 2020 è proseguita la lunga fase di riduzione dello stock di crediti deteriorati (NPLs) accumulati dalle banche che operano in Italia, favorita dalle operazioni di dismissione dei crediti e dalla riduzione dei flussi di nuovi prestiti entrati in default. I tassi di deterioramento delle società non finanziarie, cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati, si sono infatti contratti anche nel primo trimestre del 2020, collocandosi al 2,9% (dal 3,1% del primo trimestre 2019), allontanandosi sempre di più dai picchi raggiunti nel pieno della crisi economica (7,5% a fine 2012) e toccando un minimo in tutta la serie storica osservata.
Questa lunga fase di miglioramento sarà temporaneamente interrotta a causa degli effetti negativi sull’economia determinati dall’emergenza sanitaria, ma la ricaduta sui tassi di deterioramento del credito sarà contenuta, anche grazie agli interventi di moratoria e di sostegno alla liquidità delle imprese adottati dalle Autorità e dalle stesse banche. Queste e altre misure straordinarie permetteranno di ridurre – se non evitare del tutto – il rischio che il temporaneo blocco delle attività produttive si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, riducendo significativamente il tasso di default delle imprese. Anche l’accordo tra i 27 Paesi dell’Unione raggiunto il 21 luglio scorso sul fondo di ripresa Europeo va in questa direzione. Eventuali estensioni delle scadenze delle moratorie oltre la fine del 2020 limiterebbero ulteriormente il rischio di default delle imprese.
Secondo le previsioni, dopo aver raggiunto nel 2019 i livelli più bassi della serie storica post-crisi finanziaria (2,9%), nel biennio 2020-21 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno dapprima a salire, con l’incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default sul totale dei prestiti in bonis prevista al 3,8% nel 2020 e al 4% nel 2021, per poi ridursi nuovamente al 3,3% nel 2022. Nell’ipotesi di uno scenario pessimistico, caratterizzato da una nuova fase di lockdown in autunno e dunque da una più elevata contrazione dell’economia per il 2020, i tassi di deterioramento raggiungerebbero il 4,5% quest’anno e il 4,6% nel 2021, per poi calare al 3,8% nel 2022, riassestandosi su livelli inferiori o prossimi a quelli storicamente bassi della fase pre-crisi finanziaria (3,7% nel 2007).
L’impatto dell’emergenza sanitaria nel biennio 2020-21 sarà maggiore per le piccole imprese (il tasso di deterioramento passerà dal 2,1% del 2019 al 3,5% del 2021) e le medie (dall’1,7% al 3,1%), soprattutto nello scenario peggiorativo (rispettivamente 4,2% e 3,8% nel 2021). A livello settoriale, invece, i comparti più colpiti in assenza di ulteriore lockdown saranno l’industria (dal 2,3% del 2019 al 3,5% del 2021 nello scenario base) e le costruzioni (dal 4% al 5,1%), mentre nello scenario peggiorativo i più impattati saranno i servizi (dal 2,8% del 2019 al 4,5% del 2021). Nonostante questo incremento, per tutte le classi dimensionali si prevedono nel 2022 tassi di deterioramento inferiori rispetto al 2007 o poco superiori nel caso peggiore e, comunque, sempre ben al di sotto dei picchi del 2012-13.

A livello territoriale, nello scenario base il Sud si conferma l’area con i tassi di deterioramento del credito più alti, raggiungendo nel 2021 un picco del 5,3% e attestandosi nel 2022 al 4,6% (era 4,2% nel 2019); il Centro arriverà al 4,6% l’anno prossimo per poi scendere al 4% (contro il 3,4% del 2019), il Nord-Ovest salirà al 3,5% e poi si ridurrà al 2,7% (2,4%), mentre il Nord-Est continuerà ad essere l’area caratterizzata da quote più basse di nuovi deteriorati in rapporto ai prestiti in bonis, con tassi che dopo aver toccato il 3,2% nel 2021 convergeranno al 2,4% nel 2022 (contro il 2,1% del 2019).


“Il Rapporto – ha dichiarato Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI – conferma che le eccezionali misure adottate dalle Autorità e dalle stesse banche in reazione all’emergenza sanitaria permetteranno di limitare, nel tempo e nell’intensità, gli inevitabili effetti della crisi sulla qualità del credito. Si tratta di interventi in grado di ridurre il rischio che il temporaneo blocco delle attività produttive si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, con la potenzialità di indurre quindi una significativa riduzione del tasso di default delle imprese e di mitigare la crescita dei crediti deteriorati. Anche l’accordo tra i 27 Paesi dell’Unione raggiunto il 21 luglio scorso sul fondo di ripresa Europeo va in questa direzione. Eventuali estensioni delle scadenze delle moratorie oltre fine anno 2020 ridurrebbero ulteriormente il rischio di default delle imprese. Nel complesso, il quadro che va emergendo induce a guardare con ottimismo e fiducia verso il prossimo futuro”.“La crisi che stiamo vivendo ha un’intensità ancora maggiore rispetto a quella precedente in termini di caduta del Pil, ma per molti aspetti oggi siamo più pronti a gestirne gli effetti sui crediti deteriorati – ha commentato Andrea Mignanelli, Amministratore Delegato di Cerved -. Nel 2009 la crisi era stata aggravata da politiche di austerità, mentre oggi la politica economica ha messo in campo misure di sostegno senza precedenti. Le banche hanno oggi portafogli migliori rispetto alla precedente recessione. In più, esiste un mercato rodato degli NPL e un’industria che può gestire i crediti deteriorati in più che ci aspettiamo da qui al 2025: con Cerved Credit Management siamo pronti a giocare la nostra parte”.

 

Ben lontano dai picchi negativi del 2012 e situazione gestibile anche grazie a misure straordinarie

Le domande pervenute dalle banche sono cresciute a 900 mila | [25/07/2020]

​(25 luglio 2020) L’ABI segnala che a ieri, 24 luglio, le domande pervenute dalle banche al Fondo di Garanzia sono cresciute a 900 mila circa (899.818), per 59,5 miliardi di finanziamenti richiesti (oltre un miliardo in più rispetto al giorno precedente).

​Per le operazioni fino a 30 mila Euro le domande pervenute sono cresciute a 771 mila, per 15,3 miliardi di Euro di finanziamenti richiesti.

Le domande pervenute dalle banche sono cresciute a 900 mila per 59,5 miliardi

Le banche rafforzano le iniziative di educazione finanziaria | [23/07/2020]

​(23 luglio 2020) Sostenere l’inclusione dei cittadini nei processi economici e nei contesti sociali attraverso le iniziative di educazione finanziaria e al risparmio. È con questo obiettivo che le banche rafforzano le proprie attività di inclusione e sostenibilità nei confronti delle diverse fasce della popolazione.

​È quanto emerge dall’ultima rilevazione BusinEsSG 2019, che ABI dedica all’integrazione delle variabili ambientali, sociali e connesse alla gestione d’impresa (acronimo ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance) nelle strategie e decisioni di business da parte delle banche. Obiettivo dell’indagine è rappresentare l’attenzione delle banche agli impatti delle loro attività secondo un approccio multidimensionale, che tenga in considerazione anche la dimensione sociale e ambientale, e non solo economica.

L’indagine, realizzata su un campione pari all’87,4% del totale attivo del settore bancario operante in Italia, rileva da parte delle banche un sempre maggiore interesse a sviluppare iniziative che possano supportare uno sviluppo sostenibile e inclusivo quale motore di crescita. La diffusione delle competenze economiche di base risponde alle esigenze di cultura finanziaria dei cittadini. Un impegno che ABI ha inserito anche all’interno del proprio statuto, e che promuove anche attraverso le attività e i progetti di educazione finanziaria realizzati su tutto il territorio nazionale dalla Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (Feduf), nata su iniziativa della stessa ABI.

Per chi le banche realizzano iniziative di educazione finanziaria
Secondo l’indagine, la quasi totalità dei rispondenti (pari al 87,2% del totale attivo del settore bancario italiano) ha attuato delle iniziative di educazione finanziaria, per la maggior parte indirizzate al mondo dell’istruzione, di ogni tipo o grado. In particolare, l’indagine rileva il coinvolgimento degli studenti di scuole secondarie di secondo grado (per circa l’83% del totale attivo del settore bancario), di universitari (75% circa), docenti (72%), e giovani al di fuori del contesto scolastico (75%), oltre alla crescente attenzione rivolta agli studenti del primo ciclo scolastico.
Particolare attenzione viene data inoltre alla formazione degli stranieri (per quasi il 71% del totale attivo del settore) e all’istruzione della popolazione più adulta, anche in vista dell’introduzione nei servizi bancari di nuove tecnologie (oltre l’85%).
A sostegno della crescita economica e dell’innovazione, per oltre il 70% del totale attivo del settore bancario, le Pmi e il Terzo settore sono le fasce su cui si concentrano maggiormente le iniziative.

quanto emerge dall`ultima rilevazione BusinEsSG 2019

Le moratorie toccano quota 2,7 milioni per 292 miliardi | [23/07/2020]

​(23 luglio 2020) L’ABI segnala che a ieri, 22 luglio, le domande pervenute dalle banche al Fondo di Garanzia hanno superato le 879 mila, per 57,5 miliardi di Euro, di cui 756 mila fino a 30 mila Euro, per finanziamenti che hanno superato i 15 miliardi di Euro.

​L’ABI sottolinea che questi importi sempre crescenti vanno valutati in parallelo alla ancor più forte crescita delle moratorie che sono divenute circa 2,7 milioni, per 292 miliardi di Euro.

Oltre 879 mila domande le moratorie toccano quota 2,7 milioni per 292 miliardi

292 miliardi di euro le domande di moratoria sui prestiti | [22/07/2020]

​(22 luglio 2020) Credito e liquidità per famiglie e imprese: oltre 292 miliardi di euro le domande di moratoria sui prestiti; 57 miliardi il valore delle domande al Fondo di Garanzia per le PMI; 9,6 miliardi di euro le garanzie emesse da SACE.

​Si confermano su volumi elevati, quasi 2,7 milioni per un valore di circa 292 miliardi di euro, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti e superano quota 874.000 le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso “Garanzia Italia” di SACE sono state concesse garanzie per 9,6 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi circa i volumi complessivi garantiti in procedura semplificata.
Questi i principali risultati della rilevazione settimanale effettuata dalla task force per l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e SACE (i)
La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 10 luglio sono pervenute poco meno di 2,7 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per 292 miliardi. Si può stimare che, in termini di importi, circa il 92% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 3% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.
Più in dettaglio, il 45% delle domande proviene da società non finanziarie (a fronte di prestiti per 194 miliardi). Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (oltre 1,2 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 157 miliardi, mentre le adesioni alla moratoria promossa dall’ABI (49 mila) hanno riguardato 12 miliardi di finanziamenti alle PMI. 
Le domande delle famiglie  riguardano prestiti per circa 92 miliardi di euro. Le banche hanno ricevuto circa 192 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto quasi 440 mila adesioni, per circa 18 miliardi di prestiti. 
Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere nella settimana dal 3 al 10 luglio, a 1,04 milioni, per un importo di finanziamenti di circa 76 miliardi. I prestiti erogati sono aumentati in modo ancora più rapido. In particolare, al 10 luglio sono stati erogati quasi l’85% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo. La percentuale di prestiti erogati risulta in ulteriore crescita rispetto alla fine della settimana precedente, sia in termini di numeri di richieste sia in termini di importi.
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 874.828 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo al 21 luglio 2020 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 57 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 870.509, pari ad un importo di circa 56,4 miliardi di euro. Di queste, oltre 752.800 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di circa 14,9 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore. Al 22 luglio sono state accolte 860.172 operazioni, di cui 856.140 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.
Salgono a circa 9,6 miliardi di euro i volumi complessivi delle garanzie nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa Si confermano su volumi elevati, quasi 2,7 milioni per un valore di circa 292 miliardi di euro, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti e superano quota 874.000 le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso “Garanzia Italia” di SACE sono state concesse garanzie per 9,6 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi circa i volumi complessivi garantiti in procedura semplificata.Questi i principali risultati della rilevazione settimanale effettuata dalla task force per l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e SACE . La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 10 luglio sono pervenute poco meno di 2,7 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per 292 miliardi. Si può stimare che, in termini di importi, circa il 92% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 3% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.Più in dettaglio, il 45% delle domande proviene da società non finanziarie (a fronte di prestiti per 194 miliardi). Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (oltre 1,2 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 157 miliardi, mentre le adesioni alla moratoria promossa dall’ABI (49 mila) hanno riguardato 12 miliardi di finanziamenti alle PMI.  Le domande delle famiglie  riguardano prestiti per circa 92 miliardi di euro. Le banche hanno ricevuto circa 192 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin6,~7 miliardi di euro riguardano le prime tre operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 2,9 miliardi di euro circa i volumi complessivi garantiti in procedura semplificata, a fronte di 255 richieste di Garanzia gestite ed emesse entro 48 dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche e società di factoring e leasing.

__________________
(i) Le informazioni riportate sono raccolte nel contesto dei lavori della Task Force per le misure a sostegno della liquidità. La task force opera per mettere i potenziali beneficiari e le banche a conoscenza delle nuove procedure di sostegno alla liquidità e agevolarne l’utilizzo; favorisce il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le parti; individua e divulga le soluzioni più appropriate a eventuali problemi applicativi e coordina la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa.  La categoria “famiglie” qui utilizzata include anche alcune imprese diverse dalle società non finanziarie, come ad esempio le imprese artigiane.

La rilevazione settimanale: oltre 292 miliardi le domande di moratoria sui prestiti

Richieste prestiti a Fondo Garanzia a 54,2 miliardi | [17/07/2020]

​(17 luglio 2020) L’ABI segnala che ieri, 16 luglio, i finanziamenti richiesti dalle banche al Fondo di Garanzia sono cresciuti di un miliardo di Euro a 54,2 miliardi di Euro, per 854 mila domande pervenute, di cui, fino a 30 mila Euro, 14,6 miliardi, per circa 739 mila domande.

​L’ABI sottolinea che le banche sono pienamente impegnate ad istruire ogni domanda venga loro presentata, ma non possono e non debbono tentare di costringere i clienti a presentare domande se i clienti non sono interessati a farlo. Per cui è impossibile che tutti coloro che hanno i requisiti per presentare domande di liquidità, ne facciano richiesta alle banche.

Richieste prestiti a Fondo Garanzia a 54,2 miliardi e finanziamenti a Pmi a 14,6 miliardi

I finanziamenti richiesti dalle banche cresciuti a 53,2 miliardi | [16/07/2020]

​(16 luglio 2020) L’ABI segnala che a ieri, 15 luglio, i finanziamenti richiesti dalle banche al Fondo di Garanzia sono cresciuti a 53,2 miliardi di Euro, con 844 mila domande presentate, di cui 731 mila fino a 30 mila Euro, per 14,5 miliardi di Euro.

​L’ABI sottolinea che questi finanziamenti crescono quotidianamente in parallelo ad altre iniziative sociali delle banche, come le moratorie, che hanno raggiunto i 290 miliardi di Euro: cifre sempre più ingenti.

I finanziamenti richiesti dalle banche sono cresciuti a 53,2 miliardi con 844 mila domande

A quasi 290 mld le domande adesione alle moratorie prestiti | [15/07/2020]

(14 luglio 2020) Si confermano su volumi elevati, oltre 2,6 milioni per un valore di quasi 290 miliardi, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti, mentre superano quota 830.000 le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di Sace sono state concesse garanzie per 9 miliardi di euro, su 215 richieste ricevute.
​​​

​Questi i principali risultati della rilevazione settimanale effettuata dalla task force per l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace .
La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 3 luglio sono pervenute oltre 2,6 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per 289 miliardi. Si può stimare che, in termini di importi, circa il 92% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 3% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.
Più in dettaglio, il 45% delle domande provengono da società non finanziarie (a fronte di prestiti per 192 miliardi). Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (oltre 1,2 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 157 miliardi, mentre le adesioni alla moratoria promossa dall’ABI (49 mila) hanno riguardato 12 miliardi di finanziamenti alle PMI.
Le domande delle famiglie  riguardano prestiti per circa 88 miliardi di euro. Si stabilizzano, a circa 177 mila, le domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto quasi 490 mila adesioni, per circa 22 miliardi di prestiti.
Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere nella settimana dal 26 giugno al 3 luglio, superando il milione di domande, per un importo di finanziamenti di circa 72 miliardi. I prestiti erogati sono aumentati in modo ancora più rapido. In particolare, al 3 luglio sono stati erogati circa l’84% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo. La percentuale di prestiti erogati risulta in ulteriore crescita rispetto alla fine della settimana precedente, sia in termini di numero di richieste, sia in termini di importi.
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 838.962 le richieste pervenute dagli intermediari al Fondo di Garanzia dal 17 marzo al 14 luglio 2020 relative alle garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 52,5 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 834.852, pari ad un importo di circa 52 miliardi di euro. Di queste, 728.279 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di circa 14,5 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore. Al 14 luglio (data dell’ultima seduta del Consiglio di gestione) sono state accolte 825.165 operazioni, di cui 821.330 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.
Salgono a circa 9 miliardi di euro i volumi complessivi delle garanzie nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 6,7 miliardi di euro riguardano le prime tre operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 2,3 miliardi di euro circa i volumi complessivi garantiti in procedura semplificata, a fronte di 212 richieste di Garanzia gestite ed emesse entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche e società di factoring. 

A quasi 290 mld le domande di adesione alle moratorie sui prestiti

I finanziamenti richiesti ora ammontano a 51,3 miliardi | [14/07/2020]

(14 luglio 2020) L’ABI segnala che, in relazione alle richieste dei clienti, continuano ad aumentare le domande presentate dalle banche al Fondo di Garanzia che, a ieri 13 luglio, ammontano a 823 mila, per 51,3 miliardi di Euro, di cui 715 mila fino a 30 mila Euro, per oltre 14 miliardi di Euro di finanziamenti richiesti.

​L’ABI rileva che sta evidenziandosi una maggior crescita delle richieste di finanziamenti con garanzie sopra i 30 mila Euro, rispetto a quelle sotto i 30 mila Euro.

I finanziamenti richiesti dalle banche sono saliti a 51,3 mld, con 823 mila domande pervenute