Disegno di legge di stabilità 2014 | [29/10/2013]

Audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini
Commissioni Bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
29 ottobre 2013

​Illustri Presidenti, Onorevoli senatori e deputati,l’Associazione Bancaria Italiana è lieta di poter essere audita in questa importante occasione finalizzata a discutere le linee di intervento di politica economica per il triennio 2014-16.Consentitemi di ringraziarvi per l’invito che avete voluto rinnovarci, anche a nome del nostro Presidente Antonio Patuelli.L’occasione di confronto è utile anche perché a questa legge di stabilità viene assegnato un duplice delicato compito: da un lato, fare il possibile per stimolare una ripresa dell’economia di cui si intravvedono alcuni germogli; dall’altro, continuare la faticosa opera di risanamento dei conti, condizione imprescindibile per rafforzare una fiducia che il Paese ha ritrovato grazie ai sacrifici del recente passato.Le banche ritengono che questo Disegno di legge contenga misure importanti, ma che al tempo stesso non abbia potuto mettere al centro della sua attenzione una serie di provvedimenti indispensabili per quella più vigorosa spinta che ora serve. Il documento che qui presentiamo dopo aver offerto una breve lettura del momento macroeconomico e aver  ricordato le principali grandezze della manovra di finanza pubblica oggi in discussione, si concentra pertanto su tre diversi fronti:  

  • sugli interventi del DDL che hanno un impatto diretto sul settore bancario;
  • sugli altri interventi che meritano sottolineatura per i loro risvolti sull’attività economica;
  • ed infine, ma non meno importante, sulle misure che sarebbe stato necessario assumere e che invece non hanno trovato spazio nel provvedimento che oggi esaminiamo.

Arricchisce infine il nostro contributo di analisi e proposta un Riquadro con alcune indicazioni relative alle penalizzazioni che il nostro fisco infligge alle banche italiane.

L’audizione

Audizione del Direttore generale ABI presso le Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato

Risoluzione delle crisi degli enti creditizi | [10/10/2013]

Audizione del Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini
presso la VI Commissione Finanze del Senato

10 ottobre 2013

Signor Presidente, Onorevoli Senatori, vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a partecipare a questo ciclo di Audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l’unione economica e monetaria dell’Unione europea.Per l’Associazione Bancaria Italiana è un onore essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte alle quali oggi ci troviamo vadano considerate con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica.  Come chiarito nelle conclusioni del Consiglio dell’Ue del 29 giugno 2012, il progetto di unione bancaria nasce dalla necessità di “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”, e quindi per garantire la stabilità monetaria nell’area dell’Euro e preservare l’integrità del mercato unico. Il circolo vizioso tra banche e debito sovrano, infatti, ha giocato un ruolo determinante nel rimarcare le differenze nei costi di finanziamento dei diversi Stati membri dell’Eurozona, e pertanto in ultima analisi ha contributo in modo determinante a mettere in pericolo la stabilità della moneta unica. Occorre essere consapevoli che creare una unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi dell’area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all’integrazione politica. L’unione bancaria non può essere considerata come disconnessa dall’unione fiscale e dall’unione politica, non è solo un problema tecnico.  Con il progetto di unione bancaria si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una banca intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive e dei Regolamenti sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi. Si tratta di una riforma complessa e ambiziosa, un’opportunità che deve essere colta per riformare il settore bancario europeo per renderlo più orientato al sostegno all’economia reale. Questo significa che bisogna rendere l’intero impianto della riforma più attento alle esigenze delle banche commerciali, che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del sistema di finanziamento dell’economia dell’Europa continentale. In questo quadro, la tempistica per l’approvazione dei diversi pilastri dell’unione bancaria è determinante. Quando l’impianto di questa riforma sarà operativo, infatti, il fondo salva-Stati permanente – il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) – potrà intervenire per ricapitalizzare direttamente le banche in crisi quindi senza pesare sul bilancio dello Stato membro dove queste banche risiedono. Il primo pilastro, che prevede l’attribuzione alla Banca Centrale Europea (BCE) di poteri di vigilanza diretta, è in corso di perfezionamento. con l’imminente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE) del Regolamento Single Supervisory Mechanism (SSM). L’ultimo ostacolo alla pubblicazione nella GUUE è l’approvazione formale da parte del Consiglio – che dovrebbe essere perfezionata a metà ottobre – del testo approvato in seduta Plenaria dal Parlamento europeo il 12 settembre 2013; tra un anno, pertanto, la BCE assumerà ufficialmente i nuovi compiti di vigilanza prudenziale. Per tale data, la BCE dovrà completare un esercizio di analisi dei bilanci (Balance Sheet Assessment, che includerà un esame della qualità degli attivi – Asset Quality Review – e uno stress test) delle banche che andrà a vigilare in modo da individuare eventuali carenze nel capitale. Le banche che dovessero presentare situazioni non allineate avrebbero circa sei mesi per mettersi in regola. Va sottolineato che in seguito all’entrata in vigore dal 1° agosto 2013 delle nuove regole in tema di aiuti di Stato per il settore bancario, le banche che dovessero presentare problemi sarebbero costrette a risolverli con il ricorso al mercato (ricapitalizzazione) ovvero con l’applicazione del bail-in agli elementi del patrimonio di vigilanza (PV) vale a dire azioni, altri strumenti rappresentativi di capitale, obbligazioni convertibili e debiti subordinati, in attesa che a partire dal 2018, con l’entrata in vigore della direttiva sulla gestione delle crisi bancarie, il bail-in venga esteso anche ad altre categorie di  passività. In questo quadro, un eventuale intervento pubblico sarebbe possibile solo dopo l’applicazione del bail-in agli elementi del PV e inciderebbe direttamente sulle competenze di bilancio degli Stati membri interessati, sia esso perfezionato a livello nazionale o accedendo ai fondi del MES. Pertanto, anche se venisse approvata la proposta della Commissione di non contabilizzare eventuali ricapitalizzazioni di banche ai fini delle procedure di deficit eccessivo degli Stati membri, non sarebbe conseguito l’obiettivo di “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”. Invece, l’entrata in vigore del secondo pilastro dell’unione bancaria, il Regolamento Single Resolution Mechanism (SRM), dal 2015 – così come proposto dalla Commissione europea – permetterebbe di risolvere questo problema, perlomeno una volta che la BCE assumerà il ruolo di supervisore unico. Infatti, all’accentramento delle funzioni di vigilanza in capo alla BCE seguirebbe un accentramento delle responsabilità in caso di crisi, e con questo la possibilità del MES di intervenire per ricapitalizzare direttamente le banche in crisi senza ottenere le garanzie dello Stato  Membro interessato e, conseguentemente, senza pesare sul bilancio dello Stato membro dove risiedono. L’ABI condivide l’ importanza di istituire a livello europeo un’autorità unica di risoluzione delle crisi bancarie, con competenza sui settori bancari degli Stati membri che aderiscono all’unione bancaria. Infatti la devoluzione di funzioni di vigilanza, in assenza di accordi chiari su come affrontare eventuali crisi che dovessero poi emergere, fa correre il rischio di non conseguire l’obiettivo di “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”, con l’aggravante di rendere “monca”, proprio nella fase più delicata,  l’azione di vigilanza della BCE. In assenza di un meccanismo unico di risoluzione, infatti, si potrebbero creare casi limite in cui il potenziale conflitto con interessi di natura nazionale potrebbe rendere difficile, se non impossibile, l’avvio di una procedura di risoluzione. Al riguardo si sottolinea che ai sensi del Regolamento SSM la BCE ha competenza esclusiva in merito alla decisione di revoca della licenza bancaria e alle misure di intervento precoce, ma non gode dei poteri di risoluzione (cfr. art. 4, paragrafo 1, lettere a) e k) del Regolamento SSM). Pertanto, la proposta di Regolamento sul meccanismo unico di risoluzione delle crisi prevede la creazione di una nuova autorità europea di risoluzione (Single Resolution Board – SRB) e di un Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie. È importante ricordare che il SRB – avvalendosi del Fondo unico di risoluzione – applicherebbe agli Stati membri partecipanti all’unione bancaria le norme che verranno introdotte dalla direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche, al momento in discussione presso il Trilogo per entrare in vigore a partire dal 2015. Negli altri Stati membri, invece, le norme della direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche verrebbero applicate dalle rispettive autorità nazionali di risoluzione; allo stesso modo, i Fondi di risoluzione saranno costituiti a livello nazionale senza essere fusi nel Fondo unico europeo.

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Audizione del Direttore generale dell’ABI presso la Commissione Finanze e tesoro del Senato

Interventi per l’occupazione e la coesione sociale | [09/07/2013]

Audizione ABI – Ddl. n. 890 “Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (Iva) e altre misure finanziarie urgenti”

Commissioni 6ª (Finanze e tesoro) e 11ª (Lavoro, previdenza sociale) del Senato
9 luglio 2013

​ABI desidera anzitutto ringraziare per l’opportunità di partecipare alla presente Audizione sul D.D.L. n. 890 “conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”.Il testo normativo oggi in discussione è stato concepito in un contesto contrassegnato da una profonda crisi socio-economica che investe il nostro Paese ormai da diversi anni, i cui riflessi sul mondo del lavoro e sui livelli occupazionali richiedono interventi strutturali e di sistema.ABI tuttavia è consapevole che, in questa fase, considerate le limitate risorse economiche disponibili, siano state adottate scelte prioritariamente basate sul principio della sostenibilità.Nondimeno, proprio l’urgenza di affrontare una congiuntura economica così complessa e, per più aspetti, drammatica, dovrebbe indurre il Legislatore ad adottare scelte più incisive per un pieno rilancio delle dinamiche occupazionali in tutti i settori produttivi.Il contributo che ABI intende fornire, proprio nella consapevolezza che gli spazi di intervento appaiono oggi estremamente limitati, è pertanto finalizzato, nell’immediato, ad indicare possibili correttivi che, nella prospettiva appena delineata, possano risultare utili al perseguimento degli obiettivi di promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, e di coesione sociale cui il provvedimento tende.ABI rinnova comunque la propria fiducia verso le Istituzioni affinché, anche dopo l’approvazione del D.D.L. n. 890, affrontino in un’ottica complessiva le tematiche del lavoro, rinvenendo le risorse necessarie per l’adozione di misure che, da una parte, modifichino il rapporto tra flessibilità in entrata e in uscita definito dalla Legge n. 92 del 2012 e, dall’altra, tengano conto degli effetti della maggiore permanenza in servizio dei lavoratori conseguente alla riforma pensionistica di cui alla Legge n. 214 del 2011.In più occasioni ABI ha evidenziato, da ultimo anche nel confronto che ha preceduto l’emanazione del D.L. n. 76, come il vero problema del mercato del lavoro – al quale la riforma Fornero non ha fornito risposte sufficienti – sia determinato dall’ormai insostenibile incremento dei costi connessi all’utilizzo delle tipologie contrattuali più flessibili, che non risulta adeguatamente bilanciato dagli interventi di flessibilizzazione delle regole in uscita.Sotto altro profilo, ABI ha più volte evidenziato che la recente riforma pensionistica rende ancor più indispensabile l’introduzione di una regolamentazione che incentivi l’utilizzo dei contratti di solidarietà espansiva per favorire le assunzioni di giovani a fronte della riduzione dell’orario di lavoro di coloro che sono più vicini alla pensione.Le osservazioni di seguito esposte vanno ovviamente lette in stretta correlazione con le richieste già presentate da ABI al Ministro del Lavoro nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 22 maggio 2013 ai fini di un confronto di cui si auspica la prosecuzione.

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Audizione ABI alle Commissioni 6ª Finanze e tesoro e 11ª Lavoro, previdenza sociale del Senato

Tassazione degli immobili | [13/06/2013]

Audizione del Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini

Indagine conoscitiva presso la Commissione Finanze e tesoro del Senato

13 giugno 2013

​Onorevoli Senatori, viene offerta all’Associazione l’occasione di intervenire in una delle fasi fondamentali del processo legislativo, quella dell’analisi e dello studio. Di questo vi ringrazio.Il compito che si è assunta la Commissione nello svolgimento di una indagine conoscitiva sulla tassazione degli immobili è di sicuro impegno e di vasta portata. Le aspettative sono elevate e risentono fortemente dell’elemento temporale, in quanto l’esperienza ci ha dimostrato la difficoltà di realizzare in tempi ravvicinati un progetto di sistemazione organica della materia.Già con la legge finanziaria per il 2008 il legislatore aveva previsto la costituzione di una Commissione ministeriale di studio “sulla fiscalità diretta e indiretta delle imprese immobiliari”, che avrebbe dovuto presentare proposte normative entro il 30 giugno 2008 “volte alla semplificazione e alla razionalizzazione del sistema vigente, tenendo conto delle differenziazioni esistenti tra attività di gestione e attività di costruzione e della possibilità di prevedere, compatibilmente con le esigenze di gettito, disposizioni agevolative in funzione della politica di sviluppo dell’edilizia abitativa”.Intensi sono stati i lavori di tale Commissione, che videro anche la partecipazione dell’Associazione, mediante apposita audizione, in occasione della quale avevamo avuto modo di segnalare alcuni dei punti che maggiormente richiedevano attenzione, con particolare riferimento alla tassazione immobiliare d’impresa.Nondimeno, alcune delle questioni emerse all’epoca hanno trovato una sistemazione, penso ad esempio alla questione del trattamento IVA delle cessioni e locazioni immobiliari, per le quali è stato ripristinato un regime coerente con i principi fissati dalla direttiva comunitaria. Altri punti sono invece rimasti aperti, altri ancora sono emersi ex novo. Il nodo cruciale dell’IMU è uno di questi.Rispetto al 2008, l’area di indagine è poi oggi ancora più ampia, andando ben al di là delle problematiche tipiche delle imprese immobiliari: esse restano sicuramente protagoniste, anche se la crisi che nel contempo è sopravvenuta ci impone di esaminare il tema privilegiando innanzitutto il contesto economico di riferimento, indispensabile per poter apprezzare la valenza dei necessari interventi di tipo fiscale.

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Audizione del Direttore generale dell’ABI presso la Commissione Finanze e tesoro del Senato

Sblocco dei pagamenti dei debiti della Pa | [16/04/2013]

Audizione del Direttore generale ABI Giovanni Sabatini

Commissioni speciali per l’esame di atti del Governo

della Camera dei Deputati e Senato della Repubblica
16 aprile 2013

Signori Presidenti e Onorevoli Deputati e Senatori,consentitemi di ringraziarvi per la possibilità concessa all’ABI di esprimere il proprio punto di vista su un provvedimento di grande interesse e portata per l’economia italiana e le sue imprese.Ci preme sottolineare preliminarmente che condividiamo l’indirizzo del Governo di iniziare a sanare, ancorché parzialmente, l’anomalia costituita da una così rilevante massa di debiti delle Pubblica amministrazioni (91 miliardi secondo le ultime stime di Banca d’Italia, inclusive di circa 11 miliardi di crediti già ceduti pro-soluto – e quindi già inclusi nel debito pubblico – e di circa 67 miliardi di debiti commerciali in senso stretto, generati cioè da operazioni di natura corrente e come tali già inclusi nel deficit pubblico ma non nel debito pubblico). Il documento è diviso in due sezioni: una prima che richiama aspetti di natura più macro e di contesto e una seconda che espone in dettaglio valutazioni, e talvolta anche dubbi e perplessità, su alcuni profili micro del decreto 35/2013. 

Il contesto macro in cui si inserisce il Dl 35/2013
Il decreto legge oggetto della presente Audizione – finalizzato allo sblocco di una prima, parte dello stock di crediti  vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione – cade in una fase economica contrassegnata da rilevanti difficoltà. Gli ultimi dati Istat oltre a certificare che la caduta del 2012 si è cifrata in -2,4 punti di Pil, evidenziano come gli effetti avversi che la dinamica delle attività produttive dello scorso anno avrà sull’anno in corso (effetto di trascinamento) è di 1 punto di Pil.  Nel complesso appare  realistica la nuova stima prospettata per il 2013 dal Documento di economia e finanza (Def) varato la scorsa settimana con la quale si fissa nel -1,3% la variazione di prodotto.
Per quanto riguarda il 2014 il Governo valuta l’impatto delle nuove misure su quell’anno in 7 decimi di prodotto e fissa così un tasso di recupero del prodotto dell’1,3%. Essendo molti ancora gli elementi di incertezza su alcuni aspetti operativi dell’operazione iniziale di sblocco dei crediti (vedi oltre)  – e quindi sulla reale portata quantitativa del provvedimento – non è facile valutare gli effetti di una operazione finanziaria che in condizioni economiche normali non avrebbe, probabilmente, impatti reali particolarmente forti. Sta di fatto che le condizioni della nostra economia sono lungi dall’essere normali e si situano invece sulla frontiera dello stress: a) difficilissimo è lo stato della liquidità in cui versano soprattutto le piccole e medie imprese, che dovrebbero essere poi le principali beneficiarie del provvedimento; b) molto difficili sono le condizioni di operatività delle banche per la normale erogazione del credito, anche per il forte incremento delle sofferenze e delle altre partite deteriorate; c) estremamente deteriorate sono le condizioni del mercato del lavoro sul quale si evidenziano – trimestre dopo trimestre – cospicui aumenti del numero dei disoccupati. Abbiamo sollecitato quindi lo sblocco dei crediti delle Pa quale fattore decisivo per dare impulsi espansivi importanti.
Forte è da questo punto di vista la nostra richiesta  che si creino presto le condizioni per cui – nell’ambito di una manovra che come quella varata dovrà preservare gli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea – l’intero stock di debiti pregressi possa essere liquidato tal che ci si incammini lungo quel sentiero di normalità auspicato anche dalla Direttiva europea accolta, peraltro in anticipo rispetto ai tempi,  dal nostro ordinamento alla fine dello scorso anno.
Le misure contenute nel decreto rappresentano peraltro una occasione  per accrescere la trasparenza dello stato della finanza pubblica e confermare la logica sanzionatoria per gli enti non virtuosi;  è da valutare dunque positivamente il fatto che l’operazione di liquidazione dei debiti implichi un percorso di rientro delle amministrazioni inadempienti e quindi un meccanismo che tende a riprogrammare la “spesa nel tempo”. 

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Audizione del Direttore generale ABI alle Commissioni speciali di Camera e Senato

Vigilanza prudenziale sugli enti creditizi | [05/12/2012]

Audizione del Presidente ABI, Giuseppe Mussari
IV Commissione Finanze della Camera dei deputati
5 dicembre 2012

​Signor Presidente, Onorevoli Deputati,vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a presenziare a questo ciclo di Audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l’unione economica e monetaria dell’Unione europea. Per l’Associazione bancaria italiana è un onore poter essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte ai quali oggi ci troviamo vadano considerati con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica.Con la Banking union si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una istituzione intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi.Occorre essere consapevoli che creare un unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi dell’area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all’integrazione politica. L’unione bancaria non puo’ essere considerata come disconnessa dall’unione fiscale e dall’unione politica non e’ solo un problema tecnico.A titolo di esempio è il tema dell’assicurazione dei depositi. Il fondo di garanzia dei depositi – necessario per evitare i cd bank run – indipendentemente dalle caratteristiche e dalle dimensioni per essere in grado di svolgere la sua funzione deve avere qualche forma implicita o esplicita di garanzia pubblica poiché in casi estremi di crisi potrebbe non essere capiente. E’ evidente allora che se parliamo di un fondo di garanzia europeo viene immediatamente in campo il tema della ripartizione delle perdite e di una loro eventuale mutualizzazione tra gli Stati membri partecipanti. E’ allora di tutta evidenza la necessità di una forte volontà politica a sostegno di questo progetto.Un’ulteriore considerazione preliminare riguarda gli obiettivi che con il progetto di banking Union si ntendono perseguire:

  • Garantire la stabilità monetaria nell’area dell’Euro
  • Preservare l’integrità del mercato unico

I due obiettivi macro riguardano due diversi insiemi di Stati membri, infatti il primo riguarda solo i paesi dell’area Euro, il secondo invece tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Da ciò deriva anche che, in alcuni casi, i due obiettivi possono non essere perfettamente in linea tra loro. Da ciò deriva anche che a seconda dell’ambito geografico (solo paesi dell’area euro, ovvero tutti i 27 stati membri dell’Unione europea) sul quale l’Unione bancaria estenderà i suoi (positivi) effetti vi saranno ordini differenti di problemi da risolvere. Ho organizzato la mia relazione in due parti, a cui seguono brevi conclusioni. Nella prima parte percorrerò l’iter del pacchetto di proposte presentato dalla Commissione europea, sottolineandone ad un tempo i mutamenti intervenuti, i punti problematici ancora aperti e le possibili soluzioni maturate in ambito interassociativo. Svilupperò poi qualche considerazione sulle riforme che dovranno essere perseguite per completare l’unione bancaria.

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Audizione del Presidente ABI alla VI Commissione Finanze della Camera

Vigilanza prudenziale sugli enti creditizi | [07/11/2012]

Audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini
VI Commissione Finanze del Senato della Repubblica
7 novembre 2012

​Signor Presidente, Onorevoli Senatori, vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a presenziare a questo ciclo di audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l’unione economica e monetaria dell’Unione europea. Per l’Associazione bancaria italiana è un onore poter essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte ai quali oggi ci troviamo vadano considerati con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica. Con la Banking union si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una istituzione  intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi. Occorre essere consapevoli che creare un unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi dell’area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all’integrazione politica. L’unione bancaria non puo’ essere considerata come disconnessa dall’unione fiscale e dall’unione politica non e’ solo un problema tecnico.  A titolo di esempio è il tema dell’assicurazione dei depositi. Il fondo di garanzia dei depositi – necessario per evitare i cd bank run – indipendentemente dalle caratteristiche e dalle dimensioni per essere in grado di svolgere la sua funzione deve avere qualche forma implicita o esplicita di garanzia pubblica poiché in casi estremi di crisi potrebbe non essere capiente. E’ evidente allora che se parliamo di un fondo di garanzia europeo viene immediatamente in campo il tema della ripartizione delle perdite e di una loro eventuale mutualizzazione tra gli Stati membri partecipanti. E’ allora di tutta evidenza la necessità di una forte volontà politica a sostegno di questo progetto. Un’ulteriore considerazione preliminare riguarda gli obiettivi che con il progetto di banking union si intendono perseguire: 

  • garantire la stabilità monetaria nell’area dell’Euro 
  • preservare l’integrità del mercato unico

I due obiettivi macro riguardano due diversi insiemi di Stati membri, infatti il primo riguarda solo i paesi dell’area Euro, il secondo invece tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Da ciò deriva anche che, in alcuni casi, i due obiettivi possono non essere perfettamente in linea tra loro. Da ciò deriva anche che a seconda dell’ambito geografico (solo paesi dell’Area euro, ovvero tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea) sul quale l’Unione bancaria estenderà i suoi (positivi) effetti vi saranno ordini differenti di problemi da risolvere. Ho organizzato la mia relazione in tre parti, a cui seguono brevi conclusioni. Nella prima parte ricorderò – brevemente – le lacune del quadro regolamentare comunitario che, nonostante la recente riforma dell’architettura di vigilanza europea, necessitano di essere colmate per preparare il terreno all’ambizioso progetto dell’unione bancaria. Ripercorrerò poi l’iter del pacchetto di proposte presentato dalla Commissione europea, sottolineandone ad un tempo i mutamenti intervenuti, i punti problematici ancora aperti e le possibili soluzioni maturate in ambito interassociativo. Svilupperò infine qualche considerazione sulle riforme che dovranno essere perseguite per completare l’unione bancaria.

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Audizione del Direttore generale ABI alla VI Commissione Finanze del Senato

La sfida della ripresa poggia sul risparmio | [31/10/2012]

Intervento del Presidente ABI, Giuseppe Mussari
88° Giornata mondiale del risparmio
31 ottobre 2012

Quadro europeo
Dopo una prima fase in cui la crisi sovrana aveva violentemente colpito gli emittenti con i conti pubblici più fragili, a partire dalla scorsa primavera il prezzo del rischio associato a ciascun Paese ha iniziato a riflettere da un lato una componente specifica e dall’altro una componente comune all’intera Area euro. Il pericolo di una vera implosione della moneta unica è stato concreto.Pur in un quadro che permane esposto ad oscillazioni di umore da parte dei mercati, a partire dal vertice europeo di fine giugno la componente di spread legata al rischio comune è andata riducendosi. Ciò malgrado il differenziale tra Btp e Bund rimane ancora influenzato da fattori estranei ai fondamentali del Paese, fattori che recenti analisi di Banca d’Italia e Consob determinano in 150-200 punti.Detto differenziale era  progressivamente diminuito, fino a toccare nelle scorse settimane i  310 punti base, e ciò grazie alle iniziative del Governo e del Parlamento che hanno evitato la catastrofe. Negli ultimi giorni assistiamo ad un nuovo incremento che deve farci riflettere in ordine alla fragilità del quadro di riferimento e alla necessità di mantenere ferma la barra sugli impegni assunti dal nostro Paese.Il severo controllo degli equilibri di finanza pubblica (Fiscal compact); l’azione di stimolo alla crescita, che ci auguriamo diventi sempre più efficace (Growth compact); il deciso intervento per stroncare la perversa interazione tra rischio sovrano e rischio bancario (Banking Union), sono le misure che l’Europa ha adottato a complemento  degli sforzi di ogni singolo Stato membro.Queste decisioni sono state accompagnate e rafforzate, agli inizi di settembre, dalla decisione della Banca centrale europea di predisporre un programma di acquisti illimitati di titoli dei Paesi in difficoltà. La decisione è stata opportuna e rispettosa del mandato: le operazioni proposte, per caratteristiche e modalità di attuazione, sono necessarie a ripristinare il corretto meccanismo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria.Il nostro Paese molto ha fatto e molto potrà e dovrà ancora fare. Il lavoro non è terminato. Non ci mancano i punti di forza su cui costruire la nostra riscossa, a partire dal ricchezza finanziaria e dal risparmio che oggi solennemente celebriamo. 

Il risparmio, punto di forza del Paese
Prima della crisi finanziaria la ricchezza netta (attività finanziarie e reali meno passività finanziarie) delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile era pari a 8,1, oggi è pari a 8, un dato sostanzialmente stabile. Nello stesso arco di tempo le famiglie inglesi e americane hanno presentato una riduzione del loro grado di patrimonializzazione, pari all’intero ammontare del loro reddito. Nel 2007 le nostre famiglie presentavano un rapporto ricchezza/reddito alto ma inferiore a quello riscontrabile in Spagna e Regno Unito, oggi presentano il valore del rapporto più alto tra i paesi considerati. Purtroppo, molta parte della tenuta del rapporto dipende dal modesto andamento del reddito (denominatore). Dobbiamo dunque essere consapevoli che l’accumulazione di risparmio dipende dalle capacità di crescita e che il presidio ultimo del nostro risparmio sta in uno sviluppo più elevato e duraturo. I dati Eurostat indicano che il tasso di risparmio effettivo, pari al 16% del reddito disponibile fino a tutto il 2007, risulta ora di 4 punti più basso. Minore capacità di risparmio delle famiglie italiane vuol dire anche minore capacità per le banche di finanziare con risorse nazionali e stabili l’attività di investimento delle imprese.

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Intervento del Presidente ABI alla 88° giornata mondiale del risparmio

Legge di stabilità 2013 | [24/10/2012]

Audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini

Commissioni Bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

24 ottobre 2012

​Premessa

Il disegno di legge di stabilità per il 2013 è lo specchio della difficile situazione che sta attraversando il Paese e delle contraddizioni che rendono impervia  la via della  ripresa dell’economia nazionale. Le misure dirette al reperimento di entrate erariali che dovrebbero sostenere il rilancio delle imprese del Paese finiscono per togliere risorse a settori che per loro natura e funzione alimentano la vita stessa delle imprese: le famiglie, da un lato, e le banche, dall’altro.
Le banche sono gravate da nuove forme di aumento della pressione fiscale per oltre 5 mld di euro nel quinquennio 2013-2017 (stime che dalle prime analisi si presentano ben superiori a quanto indicato prudenzialmente nella relazione tecnica di accompagnamento), a detrimento delle risorse disponibili per il finanziamento non solo delle imprese ma anche di quelle stesse famiglie che hanno esaurito le proprie capacità di spesa. La strada per la ripresa si conferma un percorso in salita.  

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Audizione del Direttore generale ABI alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato

Accesso delle imprese al credito | [23/10/2012]

Audizione del Presidente ABI, Giuseppe Mussari
X Commissione Industria, commercio e turismo del Senato della Repubblica
23 ottobre 2012

Premessa
L’Associazione Bancaria Italiana ha accettato l’invito a presenziare a questa Audizione con grande piacere. Intendo approfittare dell’occasione per fornire un aggiornamento del quadro delineato in occasione di un analogo incontro avvenuto ormai oltre un anno fa, il 28 Giugno 2011. Mi propongo, pertanto, di illustrare il quadro dell’evoluzione del contesto di riferimento, macroeconomico e regolamentare, nell’ambito del quale operano le banche, anche nell’ottica di aprire una riflessione sul ruolo delle imprese bancarie nell’economia italiana, la cui percezione è oggi, a mio avviso, fortemente distorta.Ritengo, infatti, che sia opportuno far crescere la consapevolezza sugli stretti legami tra il ruolo delle banche e gli sviluppi correnti dello scenario di contesto  macroeconomico e regolamentare che rischiano di ridurre ulteriormente, in una prospettiva di medio termine, le possibilità di finanziamento dell’economia e che si configurano pertanto come criticità non soltanto per le banche in quanto tali, ma per l’intera economia nazionale. Credo, in particolare, che questa sia una utile occasione per segnalare alla Commissione di cui oggi siamo ospiti come le imprese bancarie stiano affrontando notevoli difficoltà generate da un difficile quadro reddituale sottoposto come esso è alle forti restrizioni dei ricavi e alle contestuali pressioni del costo del rischio (connesso alla recessione) e dei costi operativi e dell’imposizione fiscale. Il permanere (per lungo tempo) di questo quadro potrebbe mettere in dubbio la capacità delle imprese bancarie di mantenere la loro riconosciuta solidità patrimoniale e quindi di continuare a svolgere il loro ruolo a favore di imprese e famiglie. La volontà delle banche italiane è quella di mantenere ferma la propria natura. A tal fine ci aspettiamo che il contesto istituzionale e politico recepisca le preoccupazioni di cui sopra che devono diventare a nostro avviso preoccupazioni delle classi dirigenti del nostro Paese.  Ciò premesso vorrei procedere con ordine e tracciare prima un quadro generale entro cui inserire poi alcune questioni specifiche. Toccherò quindi fondamentalmente quattro punti: 

  • gli sviluppi di mercato e del contesto macro finanziario;
  • gli  andamenti del credito e dell’attività bancaria;
  • le iniziative delle banche a supporto dell’accesso al credito;
  • l’influenza del quadro regolamentare sul ruolo delle banche.

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Audizione del Presidente ABI alla 10° Commissione Industria, commercio e turismo del Senato