A Udine nuova tappa degli Incontri sul territorio

(8 gennaio 2015) Dal 21 al 24 gennaio la città friulana sarà teatro di numerosi eventi: occasione di incontro e racconto del quotidiano rapporto tra banche, famiglie e imprese

E sono dieci: gli Incontri ABI sul territorio, promossi dall’Associazione bancaria italiana a partire dal 2011, raggiungeranno cifra tonda con la prossima tappa, in programma a Udine dal 21 al 24 gennaio 2015. Come di consueto sono in programma numerosi eventi che coinvolgeranno banche, imprese e famiglie in momenti di incontro, informazione, dialogo e valorizzazione della cultura locale con l’obiettivo di evidenziare il patrimonio di esperienze, professionalità ed energie che le banche mettono a disposizione dei territori di riferimento.A distanza di tre anni si torna dunque nel Nord-Est: dopo l’esordio a Cuneo era stata infatti Vicenza, nel gennaio 2012, a ospitare il secondo appuntamento di un’iniziativa mirata a rendere ancor più concreto ed evidente il ruolo e l’impegno delle banche nella quotidianità dei propri ambiti geografici di riferimento. Dopo Vicenza gli Incontri sul territorio si sono tenuti ad Ancona, Viterbo, Lecce, Messina, Modena, Sondrio e Cagliari.Preceduto da iniziative culturali e all’insegna dell’educazione finanziaria, il momento cruciale dell’appuntamento udinese sarà l’evento di sabato 24: nella mattinata rappresentanti delle Istituzioni, esponenti locali e nazionali del mondo bancario e imprenditori del Friuli-Venezia Giulia si troveranno assieme con l’obiettivo di fotografare l’attuale congiuntura e ragionare sulle possibilità di una sempre maggior sinergia e vicinanza tra istituti di credito e aziende.Gli Incontri ABI sul territorio si inseriscono nel programma dell’Associazione con l’obiettivo di consolidare e dare visibilità alla costante interrelazione tra le banche e i contesti ambientali in cui esse operano. Ogni evento coinvolge i principali centri locali di riferimento – istituzionali, imprenditoriali, civili e sociali – in un dibattito che punta al reciproco confronto sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi, gettando così le basi per un ulteriore rafforzamento della relazione e una sempre più fruttuosa collaborazione verso obiettivi comuni. Tutto questo attraverso un modello di partecipazione diretta per raccontare da vicino, tappa dopo tappa, cosa fanno ogni giorno le banche italiane per il Paese.
Il programmaTerre da sfogliare

Dimezzate le rapine allo sportello nei primi nove mesi del 2014

Dimezzate
le rapine in banca. Nei primi nove mesi del 2014, infatti, sono stati 418 i
colpi compiuti allo sportello, con un calo del 44% rispetto ai 744 dello stesso
periodo dell’anno precedente. Diminuisce del 41% anche il cosiddetto indice di
rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli – che è passato da 3 a 1,8.
Sempre magro, inoltre, il bottino medio per rapina con circa 26 mila euro. È questa
la fotografia delle rapine in banca nei primi tre trimestri del 2014 scattata
da Ossif, il Centro di ricerca Abi in materia di sicurezza, e presentata oggi
insieme ai principali dati dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio
Intersettoriale sulla Criminalità Predatoria.All’Osservatorio – avviato da Ossif col
Servizio Analisi Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero
dell’Interno – partecipano Assovalori, Confcommercio-Imprese per l’Italia,
Federazione Italiana Tabaccai, Federdistribuzione, Federfarma, Poste Italiane,
Unione Petrolifera e Anie Sicurezza.
La mappa delle rapine in bancaNei primi tre trimestri del 2014, le
rapine sono diminuite in quattordici regioni: Abruzzo (-51,6%, da 31 a 15),
Basilicata (-70%, da 10 a 3), Campania (-27,3%, da 44 a 32), Emilia Romagna (-40,7%,
da 81 a 48), Lazio (-45,7%, da 70 a 38), Lombardia (-57,3%, da 150 a 64),
Marche (-62,9%, da 35 a 13), Molise (-25%, da 4 a 3), Piemonte (-51,6%, da 62 a
30), Puglia (-12,5%, da 24 a 21), Sicilia (-41,3%, da 109 a 64), Toscana (-45,6%,
da 68 a 37), Umbria (-66,7%, da 12 a 4) e Veneto (-60%, da 30 a 12). Nessun
colpo in banca in Valle d’Aosta. I dati negativi riguardano invece: Calabria (3
rapine da 2); Friuli Venezia Giulia (5 da 3); Liguria (23 da 9); Sardegna (2 da
nessuna) e Trentino Alto-Adige (solo una da nessuna);
Il
Rapporto dell’Osservatorio Intersettoriale sulla Criminalità PredatoriaPer quanto riguarda i risultati dell’ultimo
Rapporto dell’Osservatorio Intersettoriale sulla Criminalità Predatoria, in tutto
il 2013 sono state denunciate 43.754 rapine con un incremento del 2,6% rispetto
al 2012. Tra gli obiettivi dei rapinatori figurano tutte le attività che
prevedono la gestione di ingenti volumi di denaro contante: dalle dipendenze
bancarie agli uffici postali, dalle farmacie ai supermercati, dalle tabaccherie
agli esercizi commerciali. In particolare, sul totale delle rapine la metà è
stata commessa  nella pubblica via (51%).
Seguono gli esercizi commerciali (15,7%), le abitazioni (8,3%), i locali e gli
esercizi pubblici (4,2%), le farmacie (2,9%), le banche (2,8%), gli uffici
postali (1,3%), i distributori di benzina (1,2%) e le tabaccherie (1,1%).Sul fronte della sicurezza in banca, il
rapporto evidenzia come sul totale delle rapine quelle allo sportello siano passate
dal 6% nel 2007 al 2,8% nel 2013. Confermando un trend positivo frutto del
lavoro congiunto di banche e Forze dell’ordine e degli ingenti investimenti del
settore bancario per potenziare le misure di protezione, adottare soluzioni
tecnologiche sempre più moderne e formare i dipendenti. Anche se la sensibile
riduzione del fenomeno dimostra che molto è stato fatto, è indispensabile
continuare a lavorare sul versante della prevenzione, riducendo l’ampia
circolazione di denaro contante che ancora caratterizza l’Italia a vantaggio di
strumenti di pagamento elettronici, più evoluti, efficienti e sicuri.

Prorogato al 31 marzo 2015 l’Accordo per il credito 2013

Prorogato fino al
31 marzo 2015 il termine di validità dell’Accordo per il Credito 2013 stipulato
con le Associazioni rappresentative del mondo
imprenditoriale, in scadenza il 31 dicembre 2014.Tale accordo
prevede la possibilità per le imprese di sospendere
per 12 mesi il pagamento della quota capitale delle rate di mutui e di leasing,
e di allungare la durata dei mutui fino a 4 anni e quella delle anticipazioni
bancarie e del credito agrario di conduzione.Tale proroga si rende necessaria a fronte della
permanenza di tensioni di liquidità per le imprese. Le misure di sostegno delle
imprese andranno tuttavia adeguate all’evoluzione dello scenario regolamentare
europeo conseguente alle nuove regole in materia di attività deteriorate
definite dall’European banking authority.Entro il nuovo termine, l’ABI e le Associazioni
d’impresa si impegnano a definire nuove misure per sostenere finanziariamente
le Pmi in temporanea difficoltà finanziaria, ma con prospettive di continuità e
sviluppo, e promuoverne l’evoluzione della struttura finanziaria, anche
attivando appositi strumenti finanziari volti al rafforzamento patrimoniale
delle stesse.Parallelamente, le parti firmatarie si
impegneranno anche ad avviare iniziative focalizzate all’individuazione e alla
valorizzazione delle informazioni di natura qualitativa volte a migliorare
l’analisi del rischio di credito delle imprese.E’ inoltre impegno comune rappresentare in sede
europea le caratteristiche del contesto operativo italiano in modo da evitare
interventi regolamentari sovranazionali che possano determinare effetti
negativi sul mercato del credito alle imprese.Viene altresì prorogato al 31 marzo 2015 il periodo di validità dei
due Plafond finalizzati a favorire lo smobilizzo dei crediti vantati
dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione (Plafond crediti Pa) ed il finanziamento dei progetti imprenditoriali di investimento (Plafond
progetti investimenti Italia), misure anch’esse in scadenza al 31 dicembre
2014.

Rapporto Afo: nel biennio 2015-2016 tornerà la crescita

Secondo le indicazioni del Rapporto Afo,
redatto dall’ABI insieme agli Uffici Studi delle principali banche operanti in
Italia, si stanno manifestando alcuni segnali di inversione delle tendenze fin
qui invalse che dovrebbero consolidarsi nel corso del 2015, con una crescita
media annua del prodotto dello 0,6% che potrebbe poi all’incirca raddoppiare
nel 2016 (+1,1%). Quel che è in atto, nel panorama macroeconomico è un miglioramento
relativo del nostro Paese rispetto al complesso dell’Area euro, che
avviene però in un contesto di non rassicurante arretramento del quadro
europeo. Su tale arretramento stanno influendo fattori geopolitici che
indeboliscono il commercio internazionale ma anche un’insoddisfacente andamento
della domanda interna che pone prepotentemente all’ordine del giorno il tema
dell’impostazione a livello europeo delle politiche economiche e del mix tra
politiche monetarie, fiscali e strutturali.A “sostenere” i destini europei pare oggi
prevalentemente la politica monetaria; tuttavia, come più volte sottolineato
dallo stesso Presidente della Bce, se essa può fare (e sta facendo) molto, non
può fare tutto; soprattutto se la politica fiscale non riesce ad assumere quel
tono europeo che sarebbe necessario. Lo sforzo espansivo della banca centrale
sembra comunque essere stato fin qui premiato dal deprezzamento della moneta
europea verso il dollaro – deprezzamento che nel Rapporto si valuta continui
lungo il triennio – ed aver contribuito alla riduzione degli spread tra i
rendimenti sui titoli governativi nell’eurozona.Crescono però le evidenze che oltre al
contributo delle esportazioni nette sia necessaria, nell’intera Europa,
un’azione volta al sostegno delle infrastrutture – e quindi anche una politica
fiscale – che utilizzando gli spazi fiscali dove esistono e ricomponendo anche,
nei paesi a più alto debito, spesa corrente e in conto capitale – sproni gli
investimenti pubblici che sono sostegno di domanda nel breve periodo e di
offerta nel lungo termine. Resta peraltro decisivo, per il rafforzamento del
lato dell’offerta dei singoli Paesi, il maggior contributo da parte delle
riforme strutturali.Se sullo sfondo europeo resta la minaccia
della deflazione, al punto, paradossale, di dover valutare anche perfino con
qualche timore il positivo ribasso delle quotazioni petrolifere che in altri
periodi sarebbe stato accolto solo con soddisfazione, il Rapporto ritiene che i
rischi da essa rivenienti non si materializzeranno: si prevede per il nostro
Paese un tasso di inflazione un po’ sotto il punto percentuale nel 2014 e 2015
e poco sopra il punto percentuale nel 2016.Il profilo di crescita della nostra
economia è compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica che si conformeranno
ai valori programmati grazie soprattutto all’azione di compensazione che sarà
esercitata dalla spesa per interessi.Secondo il Rapporto ABI e degli Uffici
studi delle banche, nel prossimo biennio gli impieghi a famiglie e imprese
dovrebbero tornare a crescere pur in un contesto in cui rilevante rimane il
rischio di credito. La redditività bancaria continuerà ad essere però
deludente: il Roe, sostanzialmente nullo nel 2014 (+0,1%) dovrebbe risalire al
1,1% nel 2015 e all’1,7 nel 2016. Pesa sia il rallentamento dei ricavi sia il
costo del rischio con cui le banche saranno costrette a fare i conti lungo
tutto l’orizzonte previsionale: il complesso delle rettifiche infatti assorbirà
l’80% del risultato netto della gestione operativa. Si conferma centrale, in
questo quadro, l’azione di controllo e riduzione dei costi.

Banca, etica e sviluppo: il nuovo volume di ABI e Bancaria

(20 dicembre 2014) Nel testo vi è tracciato il
lungo cammino dai monti di pietà ad oggi, attraverso le parole di autori di
peso. L’approfondita introduzione è a firma di Antonio Patuelli, Presidente
dell’ABI.

Esce in questi giorni Banca, etica e sviluppo, Le vie del credito nel pensiero dei
protagonisti, il libro che l’ABI e Bancaria editrice hanno realizzato per
le prossime feste. Tra gli altri sono riportati saggi  di Adam Smith, Schumpeter, Marongiu, Garrani,
Bernard, Fuoco. E ancora di Cesare Beccaria, Luzzatti, Einaudi, De Marco,
Cattaneo, De Viti De Marco, Mattioli e Menichella. Il filo conduttore è la
lunga storia delle banche, dai monti di pietà ad oggi, nello stretto rapporto
tra economia e credito.Ad Antonio Patuelli,  Presidente dell’ABI, è affidata l’apertura
del volume. “Le vicende del  credito  in Italia – scrive Patuelli – sono
inscindibilmente legate a un’ispirazione etica.
Ciò vale  nelle  sue
origini  più  antiche, ma anche  nelle
feconde  vicende dell’Ottocento,
secolo  nel quale la nascita  delle
Casse  di Risparmio, delle  Banche Popolari  e delle  Casse
Rurali si intreccia con il Risorgimento nazionale”. Non mancano
riferimenti  alla prima parte del
Novecento e al ruolo delle  banche
nell’industrializzazione, fino alla
crisi  degli  anni
Trenta  e alla  Legge
bancaria del 1936.Patuelli sottolinea che “Un lungo  percorso
ci accompagna fino ai giorni
nostri  in un anno,  il 2014, che vede  compiersi un passaggio storico e
istituzionale davvero straordinario. La vigilanza sulle Banche europee è
passata effettivamente alla Banca
Centrale Europea e ha preso
avvio,  dopo anni di
approfondimenti, l’Unione  bancaria.
Viviamo,  quindi, una vera ‘rivoluzione
bancaria europea’, destinata da subito e sempre più progressivamente ad
assorbire maggiori quote  di antecedenti
sovranità nazionali, innovando profondamente il sistema  delle
fonti del diritto in materia
bancaria. Sono certo che, come dal Medioevo in poi, le banche saranno
presenti e offriranno il loro determinante contributo allo sviluppo”.Attraverso le parole dei
protagonisti del pensiero economico viene raccontata una storia bancaria fatta
di pluralismo, cultura, etica, attenzione alle istanze delle economie dei
territori e del Paese. Il volume è quindi anche una via per riflettere sul
passato e immaginare il futuro

Rinnovo Ccnl: dal Comitato esecutivo pieno appoggio al Casl

(17 dicembre 2014) Il Comitato Esecutivo dell’ABI ha espresso
piena condivisione sulla linea tenuta dal Comitato affari sindacali e del
lavoro, guidato da Alessando Profumo, nella trattativa per il rinnovo del
contratto dei bancari, interrotta per decisione sindacale lo scorso 25
novembre.

I riflessi di un quadro macroeconomico
ancora fragile, una grave caduta di redditività per il settore, l’evoluzione
tecnologia e dei comportamenti dei clienti che incidono sul tradizionale modo
di “fare banca”, sono per l’ABI elementi che richiamano la necessità
di una sintesi tra le posizioni in campo. In particolare, vanno garantiti
adeguati livelli di stabilità e competitività nell’ambito di una strutturale
razionalizzazione dei processi produttivi, organizzativi e delle strutture
distributive.L’obiettivo dell’ABI resta, pertanto, un
contratto che possa conciliare esigenze di recupero di redditività e
produttività del settore con esigenze occupazionali e di tutela dei salari
dall’inflazione, prestando un’attenzione particolare a misure ancora più
incisive sul fronte del lavoro giovanile.

Export banca: confermato l’impegno di ABI, Cdp, Sace e Simest

(15 dicembre 2014) Cassa depositi e prestiti (CDP), l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), SACE e Simest hanno siglato l’accordo di proroga di un anno della Convenzione relativa al sistema “Export Banca”, a conferma dell’impegno a sostegno dell’export e dei processi di internazionalizzazione delle imprese italiane, nell’attuale quadro economico nazionale e internazionale.

Con il sistema “Export Banca”, infatti, le imprese italiane possono contare su un supporto concreto, grazie alla sinergia tra i finanziamenti accordati da CDP e dalle banche, la garanzia concessa da SACE e l’intervento di stabilizzazione del tasso d’interesse di SIMEST.
Dal suo avvio, il sistema “Export Banca” ha mobilitato un volume importante di risorse, avendo sostenuto, ad oggi, iniziative di export e di internazionalizzazione delle aziende italiane, per complessivi 4,5 miliardi di euro

Con Accordo per il credito 2013 interventi per oltre 40.000 Pmi

(13 dicembre 2014) Rate sospese e
allungamento di finanziamenti a 40.295 Pmi per 13,7 miliardi di debito residuo:
prosegue l’iniziativa ‘Accordo per il credito 2013’ in un momento in cui,
emergono alcuni segnali positivi nel mercato del credito, con un aumento dello
0,2%, su base annua, delle nuove erogazioni alle piccole imprese nei primi 10
mesi del 2014. Lo rende noto l’ABI a seguito dell’ultimo monitoraggio.

Rate sospese e
allungamento di finanziamenti a 40.295 Pmi per 13,7 miliardi di debito residuo:
prosegue l’iniziativa ‘Accordo per il credito 2013’ in un momento in cui,
emergono alcuni segnali positivi nel mercato del credito, con un aumento dello
0,2%, su base annua, delle nuove erogazioni alle piccole imprese nei primi 10
mesi del 2014. Lo rende noto l’Abi a seguito dell’ultimo monitoraggio.
Complessivamente,
tra ottobre 2013 e ottobre 2014, sono state accolte 34.684 domande di
sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito
residuo pari a 12,1 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione
delle imprese di 1,55 miliardi. A quota 5.611 le operazioni di allungamento dei
finanziamenti per un controvalore di 1,6 miliardi.
L’analisi relativa
alla distribuzione delle domande di sospensione accolte per attività economica
dell’impresa richiedente evidenzia che:

  • il
    27,2% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e
    alberghiero”;
  • il
    15,4% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il
    18,7% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere
    pubbliche”;
  • il
    7,8% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il
    5,9% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il
    restante 25% agli “altri servizi”.

‘Accordo per il
credito 2013’ è un’iniziativa realizzata da Abi e Alleanza Cooperative Italiane
(che riunisce Agci, Confcooperative, Legacoop), Cia, Claai, Coldiretti,
Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Rete Imprese
Italia (che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio,
Confesercenti), per operazioni di sospensione e allungamento dei finanziamenti,
ed operazioni per promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività.
I contenuti
principali dell’accordo restano immutati:

  • sospensione
    per 12 mesi della quota capitale delle rate dei mutui, anche se agevolati o
    perfezionati tramite il rilascio di cambiali;
  • sospensione
    per 12 ovvero per 6 mesi della quota capitale dei canoni di operazioni di leasing,
    rispettivamente immobiliare o mobiliare;
  • allungamento
    della durata dei mutui per un massimo del 100% della durata residua del piano
    di ammortamento e comunque non oltre 3 anni per i mutui chirografari e a 4 anni
    per quelli ipotecari;
  • allungamento
    fino a 270 giorni delle scadenze delle anticipazioni bancarie su crediti per i
    quali si siano registrati insoluti di pagamento;
  • allungamento
    per un massimo di 120 giorni delle scadenze del credito agrario di conduzione.

Nove migranti in Italia su dieci sono titolari di conto corrente

L’evoluzione del processo di inclusione finanziaria dei cittadini immigrati,
che va di pari passo con il processo di integrazione nel Paese, non si è
arrestata durante la fase di debole congiuntura economica. Molti gli indici della
crescente “familiarità” con la banca. L’86% dei migranti adulti residenti in
Italia è titolare di conto corrente, in significativa crescita rispetto al 61%
del 2010. Raddoppiata dal 2010 la percentuale dei conti correnti con più di 5
anni, pari al 40% dei conti correnti intestati ai cittadini immigrati a fine
2013. Sempre più “evoluta” la relazione con la banca e innovativa la scelta dei
canali: con una incidenza pari al 40% nel 2013, l’utilizzo dell’internet
banking è raddoppiato dal 2010.Sono questi i principali dati che emergono dall’ultimo
rapporto dell’Osservatorio Nazionale
sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, presentato alla giornata conclusiva del Forum CSR 2014 organizzato
dall’Associazione bancaria italiana (ABI) sui temi della responsabilità sociale.
Focus oggi sull’inclusione finanziaria dei migranti e sull’indagine dell’Osservatorio, arrivato al terzo
anno di attività.Prima esperienza nel panorama italiano ed
europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale nato dalla collaborazione fra
l’ABI e il Ministero dell’Interno, e gestito dal Centro Studi di Politica
Internazionale (CeSPI). L’Osservatorio intende fornire uno strumento di analisi
e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei
migranti quale condizione necessaria per accelerare e rafforzare il processo di
partecipazione degli immigrati alla vita del Paese, e supportare gli operatori
del mercato nella comprensione del bisogni di questa fascia di popolazione e
nella definizione di strategie integrate per favorirne l’effettiva inclusione
finanziaria.L’immigrazione in Italia, al di
là della sua dimensione emergenziale legata prevalentemente ai conflitti in
corso in diverse aree del continente africano e nel Medio Oriente, ha ormai
assunto una dimensione significativa e radicata nel contesto sociale,
riguardando quasi 5 milioni di persone secondo l’ultima rilevazione Istat. Dall’indagine
dell’Osservatorio emerge come la graduale stabilizzazione della presenza degli
immigranti residenti in Italia – dal punto di vista dell’assetto familiare,
dell’insediamento abitativo e della situazione lavorativa – si accompagni
all’evoluzione dei bisogni finanziari e del livello di inclusione finanziaria. Emergono
così, attraverso l’analisi dell’evoluzione del fenomeno negli anni, profili di
integrazione anche finanziaria diversi e in rapida evoluzione.Tre le aree di indagine curata dal CeSPI: il lato
dell’offerta col coinvolgimento delle banche italiane (pari al 74% del totale
attivo del sistema, il 61% degli sportelli di sistema) e di BancoPosta; il lato
della domanda con approfondimenti che hanno coinvolto associazioni e comunità
di immigrati sul territorio nazionale; e l’imprenditoria tramite l’analisi
delle business community a titolarità immigrata.
La bancarizzazione dei migranti…Oltre 2,5 milioni il numero dei conti correnti presso banche e
BancoPosta intestati a cittadini immigrati delle 21 nazionalità (pari all’88%
dei migranti residenti in Italia) considerate nell’indagine dell’Osservatorio a
dicembre 2013, cresciuto di circa il 40% dal 2010. A fine 2012 secondo l’ultima
rilevazione disponibile, quasi nove cittadini immigrati su dieci sono titolari
di conto corrente (l’86%). Se il conto corrente conferma quindi il suo ruolo
quale punto d’accesso per il processo di inclusione finanziaria, cresce la
capacità da parte dei migranti di cogliere le potenzialità offerte da nuovi
prodotti finanziari che, pur non essendo perfetti sostituti del conto corrente,
consentono un’operatività ampia in tema di servizi di pagamento: secondo
l’indagine, sono oltre 1,1 milione le carte con Iban e le carte PostePay
offerte da BancoPosta, limitatamente ai migranti non titolari di un conto
corrente. A dicembre 2012 quindi, un cittadino immigrato senza conto corrente su
tre è titolare di una di queste carte (32,4%) con un incremento significativo
rispetto all’anno precedente quando l’incidenza era al 27,8%.
… per territorio e
nazionalità
Nazionalità e luogo di insediamento sono le variabili che mostrano la
maggiore correlazione con l’inclusione finanziaria e in modo particolare con il
profilo finanziario del cittadino immigrato. Le comunità dall’America latina
mostrano una familiarità con la banca più elevata rispetto alla media, seguiti
dalle comunità di origine europea e africana. Nel 2013, nel Nord Italia si
registra la maggiore parte dei titolari di conto corrente (68%), dato che va
letto coerentemente con la distribuzione della popolazione immigrata sul
territorio italiano concentrata soprattutto nell’area settentrionale; il 25%
dei bancarizzati al Centro, il 7% al Sud percentuale in crescita rispetto al
2010 (anche in relazione all’uso delle carte).
Il cliente evoluto…
Utilizza almeno sei prodotti bancari e ha una relazione “matura” con il
sistema finanziario, in risposta a una pluralità di esigenze che vanno oltre la
semplice custodia del risparmio e la concessione del credito, ma che riguardano
anche i pagamenti e una gestione più attiva del proprio patrimonio. È il
cliente “evoluto”, profilo più che raddoppiato in soli due anni, passando dal
9% del 2009 al 21% del 2011, legato ad una maggiore stabilità e al progredire
del processo di integrazione anche finanziario. Guardando il dato all’interno
dei soli titolari di un conto corrente, il peso del profilo evoluto diviene
ancora più evidente, passando dal 16% del 2009 al 32% del 2011.
… e sempre più “multicanale”
quasi totalità dei correntisti con più di uno
strumento per ciascun titolare. I libretti di deposito (bancari e postali)
vengono utilizzati da un immigrato su due. Rilevante l’incidenza dei servizi di
internet banking, che passa dal 22% del 2010 al 40% del 2013.

Unione bancaria europea e credito all’economia

(27 novembre 2014) Audizione del Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, presso la Commissione finanze della Camera

Signor Presidente, Onorevoli Deputati,vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a partecipare a questa Audizione dedicata alle tematiche concernenti l’Unione economica e monetaria dell’Unione europea.
I recenti cambiamenti di  cui oggi ci occupiamo  vanno considerati in un contesto più ampio  per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria del Paese, sulle fonti e i costi di finanziamento di famiglie e imprese e più in generale sulla crescita economica.

Il documento è sostanzialmente suddiviso in due parti: nella  prima richiamiamo alcuni punti nodali del recente esercizio di Valutazione Approfondita e diamo rapido conto degli sviluppi in materia creditizia, tema anch’esso richiamato nelle motivazioni della presente Audizione; nella seconda parte sviluppiamo considerazioni essenzialmente riguardanti le nuove sfide che si presentano sotto il profilo del  riassetto normativo conseguente all’avvio dell’Unione Bancaria, sia con riguardo alle scelte da adottare a livello comunitario che a quelle da adottare a livello nazionale.

Il testo dell’audizione