Egitto: dalle banche oltre 1,2 miliardi per le imprese

(24 febbraio 2015) Oltre 1,2 miliardi stanziati dalle banche per le imprese che scelgono di operare in Egitto. Secondo la rilevazione effettuata dell’ABI a tanto ammonta il plafond messo a disposizione dalle banche italiane per sostenere l’operatività commerciale e finanziaria delle imprese nei settori ad alto potenziale del mercato egiziano.

Il dato è stato presentato da Guido Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni internazionali, al Forum economico tenutosi a Il Cairo, in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni. Per l’ABI e le banche è la seconda missione in Egitto. Alla missione, partecipa una delegazione di cinque dei principali gruppi bancari che rappresenta circa il 60% dell’intero mondo bancario italiano in termini di totale attivo e circa il 60,5% in termini di sportelli: Intesa SanPaolo, Unicredit, UBI Banca, Monte dei Paschi di Siena, Ubae.
“La partecipazione delle banche alla missione – ha detto Rosa – attesta in modo chiaro l’interesse del nostro settore per questo Paese e la disponibilità a rafforzare il supporto offerto alle imprese italiane, tanto dall’Italia quanto direttamente in Egitto. Il ruolo delle banche a sostegno dell’internazionalizzazione è fondamentale, attraverso la partecipazione attiva alle filiere produttive globali e la presenza sui mercati esteri maggiormente dinamici. Le cinque banche partecipanti alla missione intendono potenziare le relazioni con le controparti locali, individuarne di nuove, e incrementare le proprie attività. Per quanto riguarda il futuro – ha concluso Rosa – gli imprenditori italiani possono contare sul settore bancario italiano come partner per avviare iniziative commerciali e produttive in Egitto”.
Il plafond per le imprese in EgittoDel plafond complessivo dei crediti messo a disposizione dalle banche italiane – 1205,9 milioni di euro – fino ad oggi è stato impiegato solo il 30%, di cui 194,2 milioni di euro sul breve termine.La presenza delle banche italianeOltre alle linee di credito, gli imprenditori che operano in Egitto possono avvalersi dell’assistenza di importanti interlocutori di riferimento. In particolare, una banca italiana è direttamente presente in Egitto attraverso una controllata e due tra i maggiori gruppi italiani hanno uffici di rappresentanza a Il Cairo.Durante gli incontri di business le cinque banche italiane partecipanti alla missione mettono a disposizione altrettanti desk di assistenza, per supportare al meglio le imprese italiane e egiziane nell’individuazione delle soluzioni finanziarie più adatte a realizzare nuove operazioni commerciali e progetti di investimento nel Paese.  

Italia – Egitto: al via missione imprenditoriale

(Roma, 20 febbraio 2015)  90 aziende, 5
associazioni imprenditoriali, 5 gruppi bancari per un totale di circa 190
partecipanti. Questi i numeri della Missione imprenditoriale che fa tappa
al Cairo, dal 22 al 24 febbraio, con l’obiettivo di approfondire le opportunità
di business offerte dal mercato egiziano, non solo in termini commerciali ma
anche di partnership industriali, nei settori meccanica, energia rinnovabile
e infrastrutture. L’iniziativa sarà l’occasione per consolidare il
partenariato strategico con l’Egitto in un momento in cui il paese sta aprendo
una nuova fase di crescita e sviluppo.

La missione è promossa dai Ministeri dello Sviluppo Economico e degli
Affari Esteri e Cooperazione Internazionale ed è organizzata da Confindustria,
ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle
imprese italiane, ABI, RETE Imprese Italia, Alleanza delle Cooperative e
Unioncamere. La delegazione italiana è guidata dal Vice Ministro dello Sviluppo
Economico Carlo Calenda, insieme a Licia Mattioli, Presidente del
Gruppo tecnico per l’Internazionalizzazione e gli investitori esteri di
Confindustria, Riccardo Maria Monti, Presidente dell’Agenzia Ice, e Guido
Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni
internazionali. Per ABI e le banche è la seconda
missione in Egitto, a conferma delle grandi potenzialità di crescita che il settore
vede in questo mercato. La delegazione bancaria è composta da cinque gruppi
bancari che rappresentano circa il 60% dell’intero settore in termini di totale
attivo e il 60,5% in termini di sportelli.  In programma
lunedì 23 febbraio il Forum economico Egitto-Italia, che vedrà la
partecipazione delle rappresentanze istituzionali dei due paesi, tra cui
quattro ministri egiziani: Mounir Fakhry Abdel Nour, Ministro dell’Industria e
Commercio, Ashraf Salman, Ministro degli Investimenti, Naglaa Al Ahwany,
Ministro della Cooperazione Internazionale, e Mohamed Shaker, Ministro
dell’Elettricità e delle Energie Rinnovabili.A seguire sono
previsti oltre 1000 incontri di business tra le imprese italiane e le
controparti locali, mentre il giorno seguente sono in programma le visite
aziendali al Canale di Suez, al Parco eolico di Zaafarana, alla
sede di Tanta Motors e dell’Egyptian Canning Co. Best, e
allo Smart Village di Giza.Anche se nel 2014 la crescita economica
dell’Egitto ha risentito delle instabili condizioni politiche, il governo
egiziano ha lanciato un importante programma di investimenti del valore di
circa 150 miliardi di dollari Usd per finanziare 121 progetti che dovranno
sanare le principali carenze strutturali e infrastrutturali del paese. I
settori produttivi su cui andranno ad impattare i nuovi investimenti saranno
soprattutto le infrastrutture, residenziali e non, energia, agricoltura ed
agroindustria, turismo, Ict, istruzione e sanità. Inoltre, il piano di aiuti da
18 miliardi di dollari Usd dei paesi del Golfo ha contribuito alla
stabilizzazione dell’economia e il Pil del 2015 è previsto in crescita del
3,5%. Gli investimenti sono in lenta ripresa e si concentrano principalmente
nel petrolifero. Tra i settori che presentano le maggiori opportunità per le
imprese straniere, il settore delle costruzioni, quello dell’energia e
l’industria delle telecomunicazioni e della meccanica.

Misure urgenti per banche e investimenti

(16 febbraio 2015)Audizione del Vice direttore generale ABI Gianfranco Torriero presso le Commissioni riunite finanze a attività produttive della Camera

Illustri Presidenti, Onorevoli deputati,

in primo luogo, ringrazio vivamente a nome dell’ABI, del suo Presidente Antonio Patuelli e del Direttore Generale Giovanni Sabatini, per essere stati chiamati ad esprimere le nostre valutazioni sul disegno di legge di conversione del dl 24 gennaio 2015, n. 3, recante misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti.
Il nostro testo è sostanzialmente suddiviso in due sezioni: nella prima si ricordano gli elementi essenziali del contesto economico e della congiuntura creditizia nel quale il Dl si colloca; nella seconda si offrono, da un lato, una valutazione generale delle nuove norme e, dall’altro, osservazioni più puntuali sui diversi profili su cui il Decreto legge interviene. E’ importante sottolineare preliminarmente che dal 4 novembre scorso ha  preso avvio il Meccanismo di vigilanza unico (Mvu), primo pilastro del più ampio progetto di Unione bancaria che si completa con il Meccanismo unico di risoluzione delle crisi e il Sistema di garanzia dei depositi.
Questo è l’inizio di un nuovo e più avanzato percorso che vede impegnato l’intero mercato bancario europeo e che richiede riflessioni importanti circa la necessità di “ragionare” d’ora in poi, a tutti i livelli – legislatori, imprese, banche – in termini europei.
Con la piena operatività dell’Unione Bancaria verranno meno le residue barriere nazionali, e il campo di concorrenza sarà unico, così come sarà unica l’autorità di vigilanza.
Questi e i prossimi mesi saranno, quindi, decisivi perché la vigilanza unica sviluppi con efficacia le sue iniziative. Ma la vigilanza unica ha compiti ancor più difficili da affrontare in presenza di normative molto diverse per le banche nei vari Paesi membri.
C’è, infatti, necessità ed urgenza di avere normative bancarie identiche in tutti i Paesi soggetti alla vigilanza unica: ciò è indispensabile innanzitutto per avere piena e identica certezza del diritto su materie così complesse che riguardano non solo le banche, ma anche i rapporti con le imprese e le famiglie. Quindi, per far svolgere pienamente alle banche il loro ruolo a supporto dell’economia reale occorre una certezza e stabilità delle regole.
E’ negativo il continuo terremoto regolatorio con attinenza agli indici patrimoniali come le recenti interpretazioni dell’Autorità bancaria europea che non rendono più computabili ai fini del patrimonio di vigilanza strumenti finanziari, quali gli strumenti finanziari subordinati che prevedono un ammortamento graduale.
Anche queste interpretazioni creano ulteriori difficoltà nel sostenere la crescita dei finanziamenti a famiglie e imprese, creano altresì difficoltà alle banche nelle loro politiche di definizione e gestione delle risorse patrimoniali; in sintesi, sono in contraddizione con gli stessi principi di sana e prudente gestione che deve caratterizzare l’attività bancaria.
Occorre dunque che si inizino al più presto i lavori per la realizzazione di un Testo unico bancario europeo e di un Testo unico della finanza ugualmente europeo senza i quali l’Unione Bancaria non può essere coerentemente completata.
Si tratta di riforme che non costano, mentre occorre anche considerare che sullo sfondo vi è la necessità di avere sempre presente che in un mercato così integrato i capitali si dirigono con grande rapidità verso i Paesi che hanno regole e  tassazioni più convenienti nel medesimo mercato unico bancario e societario in genere.

Il testo dell’audizione

Si rafforza l’imprenditoria straniera in Italia

L’imprenditoria immigrata continua a crescere in Italia. Fra il 2010 e
il 2013, l’area small business a
titolarità immigrata è cresciuta del 42% nei tre anni. Pari al 4,2% del numero
complessivo di correntisti immigrati, nel 2013 sono circa 105.500 i piccoli
imprenditori immigrati titolari di un conto corrente. Un conto corrente su tre
è intestato a donne.È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio
Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, al termine del terzo
anno di attività. Prima esperienza nel panorama italiano ed
europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale nato dalla collaborazione fra
l’ABI e il Ministero dell’Interno, e gestito dal Centro Studi di Politica
Internazionale (CeSPI). Obiettivo dell’iniziativa è fornire uno strumento di
analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione
finanziaria dei migranti nel Paese, quale condizione necessaria per favorire il
processo di integrazione, e supportare così gli operatori nella definizione di
strategie integrate. Oltre
ad analizzare la relazione tra migranti residenti in Italia e sistema
finanziario dal punto di vista dell’offerta e della domanda di servizi e
prodotti, l’Osservatorio dedica un focus specifico all’imprenditoria.Dall’indagine emerge che la popolazione straniera è sempre più attiva
nel lavoro autonomo e nella piccola e media imprenditoria. Tendenza confermata
dalle stime di Unioncamere secondo cui nel 2013 le imprese a guida straniera sono aumentate
di circa il 5% in un anno contribuendo a mantenere il bilancio anagrafico
positivo di tutto il sistema imprenditoriale italiano e producendo una
ricchezza di circa 80 miliardi di euro, il 5,5% della ricchezza nazionale nel
2011.
Componente territorialità
e nazionalità
In termini di distribuzione geografica si conferma, anche per quanto
riguarda l’attività imprenditoriale, una maggiore concentrazione di conti
correnti presso filiali bancarie nel Nord Italia (63%); il 30% dei correntisti
imprenditori sono concentrati nel Centro, il 7% al Sud (in crescita rispetto al
5,5% rilevato nel 2010), dati che vanno letti coerentemente con la
distribuzione della popolazione immigrata sul territorio italiano concentrata
per l’85% al nord e che conferma una maggiore vivacità imprenditoriale delle
regioni centrali e soprattutto meridionali se si considera l’incidenza del
segmento small business sul totale
dei conti correnti intestati ai cittadini migranti.
Distribuzione geografica
incidenza titolari c/c segmento small
business su totale conti correnti
intestati a immigrati
                                                                                    
Le comunità coi maggiori incrementi per titolarità di
impresa provengono da Bangladesh (+22%), Pakistan (+14%), Cina e India (entrambe
+12%). Rispetto all’incidenza del segmento imprenditoriale sul totale dei conti
correnti intestati a cittadini immigrati, emerge la comunità asiatica col 9% a
fronte di una media del 4,9%. In rapporto alla nazionalità, nel rapporto con le
banche, l’indagine evidenzia la maggiore vivacità delle comunità di
imprenditori originari da Cina, Egitto, Pakistan, Macedonia e Bangladesh.
Incidenza c/c small business
su conti totali intestati a migranti per nazionalità (anno 2013)


L’impresa “evoluta”Oltre all’evoluzione del
segmento small business nel
portafoglio delle banche, l’indagine è interessata a comprenderne il fenomeno
tramite l’analisi delle imprese condotte da cittadini stranieri presenti in
quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma). Dal rapporto
emerge che in un campione di oltre 58.000 imprese a titolarità immigrata nei
quattro territori d’indagine, quasi 1.500 (il 2,5%) sono risultate appartenere
alla categoria evoluta. Hanno cioè una dimensione superiore alle 15 unità di
dipendenti, fanno investimenti in ricerca e sviluppo, sono in prevalenza
società di capitali, operano con l’estero, a volte in partnership con
imprenditori italiani, esportano made in
Italy. Rispetto ai dati di sistema, indice di un rapporto sempre più solido
con la banca è la titolarità dei conti correnti con un’anzianità superiore ai 5
anni che mostra una crescita significativa negli anni: dal 16,3% del 2010 al
37,4% del 2013.
L’imprenditoria migrante femminileSignificativa la
crescita dell’imprenditoria al femminile, che pesa quasi il 31% sul segmento small business a titolarità immigrata
(era pari al 27% nel 2012). Rapporto che sale al 70% per la comunità ucraina,
al 60% per quella filippina e polacca, al 46% per la comunità cinese. In
riferimento al territorio di insediamento, l’imprenditoria femminile si
concentra soprattutto al Sud (44%).
 Incidenza imprese femminili nel segmento small business – dettaglio
territoriale anno 2013

Indagine conoscitiva sull’anagrafe tributaria

(11 febbraio 2015) Audizione del Vice direttore generale ABI Gianfranco Torriero presso la commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria

Signor Presidente, Onorevoli Deputati e Senatori,in primo luogo, ringrazio vivamente a nome dell’ABI, del suo Presidente e del Direttore Generale per l’invito a intervenire a questa Audizione, nella speranza di fornire un utile contributo ai lavori della Vostra Commissione.

Le comunicazioni del settore bancario all’anagrafe tributaria

Come si è già avuto modo di segnalare nel corso di un’analoga occasione di audizione, l’Anagrafe tributaria rappresenta per l’Amministrazione finanziaria uno strumento conoscitivo di ampie dimensioni, di sicura valenza sia per una migliore percezione delle dimensioni delle varie attività economiche esercitate da cittadini e imprese, sia quale strumento di controllo ai fini tributari.
Nell’Anagrafe tributaria sono censiti tutti i soggetti in possesso di codice fiscale, siano essi persone fisiche o meno. Nell’Anagrafe tributaria confluiscono i dati relativi alle dichiarazioni fiscali, ai versamenti delle imposte e tasse, ai contributi previdenziali ed assistenziali, alle denunce e comunicazioni presentate presso gli uffici finanziari, alle attività ed operazioni degli operatori finanziari, alle utenze energetiche e telefoniche, agli accertamenti fiscali e molti altri ancora.

Il testo dell’audizione

La nuova Biblioteca dell’ABI apre al pubblico

(11 febbraio 2015) Una struttura con caratteristiche uniche per la peculiare specializzazione nell’editoria bancaria, testimonianza dell’impegno concreto per la cultura del Paese da parte delle banche che operano in Italia.

Video di presentazione

 

Un patrimonio librario dalle caratteristiche uniche che per la prima volta viene messo a disposizione del pubblico e del Paese. È quanto racchiude la nuova Biblioteca inaugurata  l’11 febbraio e aperta al pubblico dall’Associazione bancaria italiana, nella propria sede a Roma, a Palazzo Altieri. La nuova Biblioteca raccoglie i volumi pubblicati dalle banche italiane dalla seconda metà dell’Ottocento ai nostri giorni. Opere che testimoniano l’originalità dell’editoria bancaria, capace di comprendere e raccontare in profondità temi estremamente vari, dai capolavori artistici nazionali alle esperienze culturali locali e di nicchia.“L’apertura di una nuova biblioteca in un momento così complesso – ha detto il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli – conferma l’impegno concreto per la cultura italiana da parte dell’ABI e delle banche. Promuovere e sostenere la cultura è di importanza cruciale perché significa investire nelle nostre potenzialità di ripresa e di sviluppo”. “Nel discorso rivolto al Parlamento nel giorno del giuramento – ha proseguito Patuelli – il Presidente della Repubblica Mattarella ha affermato che promuovere la diffusione della cultura e amare i nostri tesori artistici significa ‘garantire la Costituzione’, sottolineando che il volto della Repubblica è anche quello che si presenta ogni giorno nelle strutture di carattere culturale. In tale prospettiva si pone l’apertura della nuova Biblioteca, espressione dell’ABI e delle banche italiane”.Situata presso le antiche Scuderie di Palazzo Altieri in uno spazio ristrutturato, la nuova Biblioteca ha un patrimonio di oltre 10.000 volumi. Un numero in costante crescita, grazie alle numerose pubblicazioni realizzate ogni anno dalle banche italiane. Non di rado si tratta di opere che nessun editore avrebbe potuto pubblicare secondo parametri solamente “di mercato”. Un’editoria peculiare dell’Italia che non trova riscontro alcuno all’estero e che, per unanime riconoscimento, gode di grande reputazione internazionale.I volumi sono dedicati a temi diversi: in misura rilevante sono testi di arte e architettura, ma ve ne sono numerosi che trattano di storia economica e del pensiero, territorio, cinema, archeologia, musica, biografie di artisti, arti applicate e molto altro. Una pluralità che ben esprime il mecenatismo delle banche italiane, che Umberto Eco ha indicato come un “fenomeno unico al mondo”.Spesso sono edizioni di pregio, come il “Corpus dei disegni di Michelangelo” in 4 volumi di grande formato o le magnifiche anastatiche come la “Bibbia di Borso d’Este”, capolavoro assoluto della miniatura italiana del Rinascimento.In molti casi i testi sono edizioni rare: circa 1.500 volumi ad oggi non sono reperibili in nessuna biblioteca italiana. Anche per questo la Biblioteca dell’ABI ha aderito al Polo degli Istituti culturali di Roma e attraverso di esso al Sistema Bibliotecario Nazionale, che permetterà ad un vastissimo pubblico – nazionale e internazionale – di condividere, conoscere e consultare tutte le opere delle banche italiane.L’apertura al pubblico della Biblioteca si inserisce nel più ampio e articolato piano d’azione a sostegno dell’arte e della cultura messo a punto dall’ABI con le banche per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale.Il catalogo della Biblioteca è consultabile anche online, disponibile insieme a maggiori informazioni sulle modalità di accesso alla struttura, sul sito Internet http://biblioteca.abi.it/.Dal 12 febbraio, l’apertura al pubblico.

Nel 2014 mutui in crescita del 32,5% rispetto all’intero 2013

(10 febbraio 2015) I dati
relativi all’intero 2014 evidenziano la ripresa del mercato dei finanziamenti alle
famiglie per l’acquisto delle abitazioni. Dal campione ABI, composto da 84
banche, che rappresenta circa l’80% della totalità del mercato bancario
italiano, emerge che tra gennaio e dicembre 2014 l’ammontare delle erogazioni
di nuovi mutui è stato pari a 25,283 miliardi di euro rispetto ai 19,085
miliardi del 2013.

L’incremento su base annua è, quindi, del 32,5%.
L’ammontare dei nuovi mutui che derivano da rinegoziazioni di mutui
preesistenti è stimabile in circa il 18% delle erogazioni (4,6 miliardi di
euro). L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui
nel 2014 è anche superiore al dato dell’intero 2012 quando si attestarono sui 20,712
miliardi di euro.Sono in aumento soprattutto i mutui a tasso
variabile che appresentano nel 2014 il 77,5% delle nuove erogazioni
complessive; tale valore era del 77,1% nel 2013 e del 70,7% nel 2012.

Progetti investimenti Italia strumento positivo per credito Pmi

(6 febbraio 2015) Spuntano i primi germogli di
ripresa e l’iniziativa “Progetti
investimenti Italia” si conferma
strumento positivo per la domanda di credito delle Pmi: al 31
dicembre 2014 sono state accolte 17.998 domande di finanziamento
per un controvalore erogato di 5,4 miliardi di euro su un plafond complessivo
di 10 miliardi, destinato alle
Pmi in bonis che intendano effettuare investimenti in beni materiali e
immateriali strumentali all’attività di impresa. Restano ancora da
utilizzare 4,6 miliardi a cui le imprese possono avere accesso entro il 31
marzo 2015.


Lo rende noto l’ABI, a seguito della
rilevazione aggiornata delle operazioni effettuate, sottolineando che
“l’utilizzo delle risorse messe a disposizione è un segnale importante nella
prospettiva di ripresa della domanda di credito per investimenti e rilancio
economico dell’Italia”.L’iniziativa – finalizzata a
favorire la crescita degli investimenti delle imprese e dotata di un plafond
complessivo di 10 miliardi, prorogato al 31 marzo 2015 in base al nuovo
“Accordo per il credito 2013” tra Abi e le altre associazioni di imprese – è
diventata pienamente operativa da gennaio 2013 nell’ambito dell’accordo “Nuove
misure per il credito alle Pmi” stipulato nel 2012 tra ABI e tutte le
associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale, alla presenza del
ministro dell’Economia e delle Finanze e del ministro dello Sviluppo economico.Analizzando nel dettaglio le
richieste di finanziamento presentate e accolte, si rileva che il 77,3% delle
domande riguarda investimenti in beni materiali. Considerando le sole richieste
accolte, quelle ‘coperte’ dal Fondo di garanzia per le Pmi, dall’Ismea o dalla
Sace, nonché dai Confidi, rappresentano il 18,6%.Nell’ambito dei finanziamenti
erogati quelli di durata superiore a tre anni sono pari al 73,1% per cento.
Disaggregando inoltre i dati per tipologia d’impresa emerge che:

  • il 42%
    dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘industria’;
  • il 29%
    dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘commercio e alberghiero’;
  • il 6,7%
    dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘artigianato’;
  • il 4,7%
    dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘edilizia e opere
    pubbliche’;
  • il 3,8%
    dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘agricoltura’;
  • il
    restante 13,8% ad aziende del comparto ‘altri servizi’.

ABI e Confindustria su rating di legalità

(5 febbraio 2015) Incontro tra il Presidente
dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli e il Vice Presidente,
delegato per la legalità, di Confindustria Antonello Montante. Oggetto
del vertice la condivisione dell’importanza e della necessità di valorizzare
il tema del rating di legalità, di cui Montante è stato ideatore, strumento
teso a premiare le imprese caratterizzate da elevati standard di trasparenza.

Patuelli e Montante, nella comune forte convinzione
che la legalità sia elemento fondamentale nello svolgimento di ogni attività
economica e che i comportamenti virtuosi da parte delle aziende vadano valorizzati,
hanno ragionato sulle opportunità che questo strumento già fornisce e può
ulteriormente garantire nell’ambito dell’attività di finanziamento al mondo
produttivo.Per assicurare che il rating di legalità
possa dispiegare maggiormente la propria funzione, ABI e Confindustria hanno
convenuto che vadano al più presto compiuti anche atti per valorizzare il
possesso del rating nell’ambito della nuova normativa di vigilanza prudenziale
delle banche – che dal 4 novembre 2014 ha valenza europea – e, in particolare,
prevedendo che il credito erogato ad aziende dotate di rating di legalità implichi
un minore assorbimento di capitale.

Al via il protocollo “CREDIamoCI” tra ABI e Consumatori

(2 febbraio 2015) Credito alle famiglie nel mercato bancario europeo: con CREDIamoCI un nuovo impegno comune di ABI e delle Associazioni dei consumatori a fronte dell’attuale contesto economico e normativo Ue.

Testo del Protocollo d’intesa

È questa la base del Protocollo d’intesa siglato tra ABI e le Associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, La Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale dei Consumatori) che si propone di consolidare ulteriormente gli ambiti di collaborazione e fornire nuove soluzioni, o rafforzare iniziative in corso, per l’accesso al credito, il sostegno alle famiglie in difficoltà e la consapevolezza dei consumatori.Dopo sette anni di crisi nei quali il mondo bancario, anche attraverso la condivisione con le Associazioni dei consumatori, ha messo in campo strumenti innovativi e unici in Europa per affrontare l’emergenza per le famiglie in difficoltà – dalla sospensione del pagamento delle rate di mutuo, al Fondo per la prima casa – ora, di fronte ai primi germogli di ripresa, ABI e Associazioni dei consumatori avviano un nuovo percorso di riflessione e di collaborazione di più ampio respiro.CREDIamoCI è un programma di lavoro biennale che si cala in uno scenario economico e regolamentare profondamente cambiato: dal 4 novembre ha preso l’avvio operativo l’unione bancaria, che rappresenta un profondo cambiamento, sottraendo al legislatore nazionale la materia della regolamentazione bancaria. in questo scenario profondamente mutato si colloca anche la creazione di un mercato unico europeo dei crediti ipotecari, basato su una regolamentazione omogenea in grado di aumentare, a parità di regole, la concorrenza tra i diversi Paesi.Già definiti gli ambiti con i possibili interventi su cui le Parti lavoreranno:
Accesso al credito

  • promuovere l’istituzione di un apposito ed innovativo fondo di garanzia per l’accesso al credito al consumo;
  • analizzare l’efficacia degli strumenti esistenti per mitigare il rischio di credito (es. Fondi di garanzia per la casa, polizze assicurative);
  • esaminare il possibile recepimento della nuova Direttiva europea sul credito ipotecario per favorire il processo di erogazione dei crediti attraverso un’attenta analisi delle peculiarità della normativa italiana (es. mutui, polizze assicurative, prestito ipotecario vitalizio, cessione del quinto dello stipendio/pensione) e colmare le differenze con i principali paesi europei;
  • promuovere la diffusione delle informazioni dettagliate sul funzionamento del Fondo di garanzia per la prima casa.

Sostegno alle famiglie in difficoltà

  • rafforzare gli strumenti esistenti per sostenere il pagamento delle rate dei finanziamenti nei momenti di difficoltà del mutuatario (es. iniziative di legge quali Fondo di solidarietà per i mutui per la prima casa);
  • promuovere su tutto il territorio nazionale misure standard di sospensione dell’ammortamento in favore delle popolazioni colpite da eventi di natura calamitosa (es. terremoti, alluvioni, etc.) nell’ottica di intervenire tempestivamente nei casi di emergenza ed evitare interventi differenziati a livello regionale;
  • promuovere misure di sostegno per le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate di alcune tipologie di credito al consumo. Si tratta di misure innovative non ancora sperimentate in questo mercato.

Rafforzamento della consapevolezza del consumatoreincrementare la consapevolezza del consumatore nella scelta dei prodotti di credito e/o servizi accessori in termini di costi complessivi, rischi assunti (ad es. di credito e di mercato), valorizzando trasparenza e semplicità.