Mutui alle famiglie in crescita del 55%

(30 maggio 2015) I dati relativi ai primi quattro mesi del 2015 evidenziano la forte ripresa del mercato dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni.

​Dal campione ABI, composto da 78 banche, che rappresenta circa l’80% della totalità del mercato bancario italiano, emerge che nel quadrimestre gennaio-aprile 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 11,345 miliardi di euro rispetto ai 7,309 miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, del 55,2%.
L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore sia al dato dei primi quattro mesi del 2013, quando si attestarono sui 5,777 miliardi di euro, sia al valore dei primi quattro mesi del 2012 (6,771 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi quattro mesi del 2015, il 63,3% delle nuove erogazioni complessive; tuttavia sono in sensibile incremento i mutui a tasso fisso che hanno superato ad aprile 2015 il 40% delle nuove erogazioni (erano il 16% dodici mesi prima). 

ABI e Accademia della Crusca sul linguaggio della finanza

(29 maggio 2015) A confronto linguisti, banchieri, giornalisti e funzionari amministrativi per dibattere dell’apporto degli uomini di banca all’evoluzione dell’italiano e dell’indissolubile legame fra lingua e diritto.
 

​Una riflessione sull’italiano delle banche per discutere del ruolo fondamentale che la cultura bancaria e finanziaria ha avuto nella storia della lingua italiana, degli sviluppi in atto e di quelli futuri nella lingua dell’economia e della finanza, della necessità di coinvolgere un pubblico sempre più vasto e generalizzato in iniziative di comunicazione all’insegna dell’educazione finanziaria. L’occasione per dibattere su questi temi è stata offerta dal convegno “Il linguaggio dell’economia. L’italiano delle banche e della finanza”, organizzato dall’Associazione bancaria italiana e dall’Accademia della Crusca e che si è tenuto nella mattinata di oggi a Firenze, presso la villa medicea di Castello. 
Dopo il saluto introduttivo di Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, e delle autorità presenti, lo stesso Marazzini e il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, hanno svolto le relazioni introduttive, rispettivamente intitolate “Una grande tradizione nazionale: l’italiano e i banchieri” e “Lingua, diritto ed economia”. A seguire, Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI, Andrea Beltratti, presidente della Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (Feduf), Jean-Luc Egger, capo sostituto sezione Legislazione e Lingua presso la Cancelleria generale svizzera, e Guido Gentili, editorialista del “Sole-24 Ore”, hanno animato una tavola rotonda moderata da Pierfrancesco de Robertis, direttore del quotidiano fiorentino “La Nazione”. 
Nel corso del suo intervento il Presidente Patuelli ha osservato che “vi è un indissolubile legame fra lingua e diritto che, se viene violato, comporta notevoli rischi. Infatti, forti rischi sono stati assunti da chi ha sottoscritto contratti derivati stipulati in lingua anglo-americana in Stati non di common law, cioè, con principi giuridici diversi. Quante sono le controversie nate e addirittura tuttora in atto per questa babele del combinato disposto fra diverse lingue e diritti dell’economia? La certezza del diritto si coniuga, infatti, con la certezza dei significati degli istituti giuridici nella medesima lingua. Non uguale certezza del diritto viene garantita, senza una continuità coerente fra inquadramento costituzionale, normativa e lingua”.
“L’imbastardimento di lingue nazionali nel diritto dell’economia, dei commerci e dei contratti – ha proseguito Patuelli – ha portato equivoci rischiosi che anche ricordano il trattato di Uccialli fra l’Italia di fine Ottocento e l’Etiopia imperiale di quel tempo che lo redassero in due lingue, con significati anche differenti. Il trattato di Uccialli fu origine di equivoci, conflitti e guerre rovinose anche per l’Italia. Quindi, la purezza della lingua italiana non è un ideale nostalgico o passatista né un fatto puramente letterario. È una premessa di chiarezza e di certezza del diritto in economia. L’alternativa alla coerenza giuridico-linguistica italiana è l’adesione integrale, al tempo stesso linguistica e giuridica, ad un altro sistema giuridico-linguistico, non l’imbarbarimento”.
“Il processo di costruzione dell’Unione Europea, con i suoi tanti limiti da superare, non rappresenta – ha concluso il Presidente dell’ABI – l’adozione di un sistema economico, giuridico e linguistico particolare, interno ed esterno, ma un processo originale ed innovativo che permetta la crescita economica e civile ed al tempo stesso garantisca dai rischi di sradicamento culturale che porterebbero alla perdita di identità, memoria e valori ed alla decadenza prima culturale, poi anche economica dell’Italia della ragione e della società aperta, delle produzioni, dei commerci e delle banche”.
 

I finanziamenti alle imprese crescono di oltre l’11%

​(28 maggio 2015) I dati relativi ai primi quattro mesi del 2015 evidenziano una ripresa del mercato dei finanziamenti alle imprese e alle famiglie.

​Dal campione ABI, composto da 78 banche, che rappresenta circa l’80% della totalità del mercato bancario italiano, emerge che nel quadrimestre gennaio-aprile 2015 le erogazioni di nuovi finanziamenti alle imprese hanno registrato un incremento dell’11,2% rispetto allo stesso periodo del 2014.
Sempre nello stesso periodo sono aumentate anche le erogazioni dei finanziamenti alle famiglie nella forma del credito al consumo. L’incremento su base annua è in questo caso pari all’11,6%. 

Con ‘Accordo per il Credito 2013’ sospese rate per 14,6 miliardi

(23 maggio 2015) I dati definitivi dell’iniziativa rinnovata e potenziata con il nuovo Accordo per il Credito 2015 sulla sospensione delle rate e soluzioni per agganciare la ripresa e sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione.

 

​Sono state complessivamente 42.818, tra ottobre 2013 e marzo 2015, le domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 14,6 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 1,8 miliardi.
Questo il risultato del monitoraggio definitivo sull‘Accordo per il credito 2013’, iniziativa attiva fino allo scorso 31 marzo e rinnovata con il nuovo ‘Accordo per il credito 2015’ tra l’ABI e tutte le altre Associazioni di Impresa, in vigore fino al 31 dicembre 2017.
L’analisi relativa alla distribuzione delle domande di sospensione accolte per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:

  • il 27,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 14,8% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 18,6% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • l’8,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 6,3% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 25,1% agli “altri servizi”.

Si ricorda che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.

Rapporto immobiliare residenziale 2015

(21 maggio 2015) Balzo in avanti per mutui, compravendite e condizioni di accesso all’acquisto della casa: come sta cambiando il mercato delle abitazioni. Le analisi dell’Agenzia delle Entrate e di ABI nel Rapporto immobiliare 2015
 

​Dopo sette anni in negativo, torna a crescere il mercato italiano delle abitazioni residenziali che nel 2014, sui rogiti effettivamente registrati nell’anno, mostra un +3,5% rispetto all’anno precedente. Il segnale positivo va interpretato cautamente, perché influenzato dagli effetti fiscali della modifica dell’imposta di registro intervenuta dall’1 gennaio del 2014 che ha portato a rogitare acquisti, di fatto compiuti sul finire del 2013, nei primi mesi del 2014. Ricostruendo la serie storica per neutralizzare tale effetto, si può ipotizzare che l’incremento del 2014 si limiti al più contenuto +0,7%. In ogni caso si tratta di un segnale positivo che si riscontra anche per le abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario con un balzo in avanti di oltre 12 punti percentuali. Migliora, infine, anche l’indice di affordability, cioè la possibilità di accesso delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione, che a fine 2014 risultava pari al 9%, 2,3 punti percentuali in più dell’anno precedente.
È il quadro che emerge dal Rapporto immobiliare residenziale 2015, lo studio realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con Abi, l’Associazione Bancaria Italiana.
L’andamento del mercato residenzialeLe compravendite di immobili a destinazione abitativa nel 2014 sono state 421mila, ancora al di sotto dei valori registrati alla fine degli anni ‘80. L’andamento e la distribuzione dei volumi di scambio per macroaree geografiche, al lordo dell’effetto fiscale dovuto al mutamento dell’imposta di registro, ha evidenziato una ripresa più accentuata nell’area del Centro (+6,5%), seguita dall’area del Nord-Est (+5%) e del Nord-Ovest (+3,4%), dove si concentra la quota più elevata delle transazioni. Ancora contenuti, invece, i rialzi registrati nelle aree del Sud (+0,8%) e nelle Isole (+0,2%).
La superficie media dell’unità abitativa acquistata è stata pari a 105,2 m2, in crescita del 5%, mentre il fatturato del settore guadagna circa 5 miliardi di euro, passando dai 67,5 miliardi del 2013 ai 72,1 miliardi registrati nel 2014.

Focus sulle grandi cittàIl mercato residenziale nelle otto principali città italiane mostra, nel 2014, una ripresa più accentuata, sempre al lordo dell’effetto fiscale, rispetto alla media nazionale. Le migliori performance si registrano a Bologna (+18,5%), Genova (+15%), Roma (+13,9%) e Firenze (+13,3%); seguono Torino (+5,4%), Milano (+5%) e Palermo (+4%). Unica grande città a mantenere il segno negativo è Napoli, con il 3,7% di compravendite in meno rispetto al 2013.

Gli italiani e il mutuoLe abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario sono state 161.842 (+12,7% su base annua), con il maggior numero di compravendite registrate al Nord-Ovest (36%) e al Centro (22,5%). Il capitale complessivo erogato mostra un incremento del 10%, toccando quota 19,3 miliardi di euro, ma cala il capitale unitario, che scende di circa 3 mila euro, passando dai 122mila euro del 2013 ai 119 mila del 2014. Il calo dei tassi d’interesse e del capitale unitario erogato ha portato ad una diminuzione generalizzata della rata mensile, che è passata, in media nazionale, dai 682 euro del 2013 ai 631 euro del 2014.

Indice di affordabilityL’indice, elaborato dall’Ufficio Studi Abi secondo consolidate prassi metodologiche, sintetizza l’analisi dei vari fattori (reddito disponibile, prezzi delle case, andamento, tassi di interesse sui mutui) che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e ne descrive l’andamento. Nel 2014 l’indice continua nel suo trend positivo, registrando un significativo miglioramento che in media di anno lo riporta in linea con i valori massimi dell’intero periodo di osservazione; secondo le proiezioni mensili, a marzo del 2015 con il valore del 10,3% avrebbe stabilito il nuovo massimo storico. In quest’ultimo anno la dinamica positiva è principalmente dovuta ad una forte riduzione del costo dei mutui, mentre continua ad essere positivo anche il contributo dovuto al miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile. In miglioramento anche gli aspetti distributivi: nel secondo semestre del 2014, la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è pari al 60%, valore superiore di 7 punti percentuali al dato di un anno prima. Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione è risultato piuttosto omogeneo a livello territoriale: la condizione di accessibilità è presente in quasi tutte le regioni ed inoltre sono 8 quelle in cui nel 2014 l’indice ha registrato un massimo storico. Le positività registrate per l’indice di accessibilità trovano riscontro anche nella ripresa del mercato dei mutui: nei primi tre mesi del 2015 le nuove erogazioni hanno registrato un incremento superiore al 50% rispetto allo stesso periodo del 2014.

Guida alla consultazioneIl Rapporto immobiliare 2015 può essere scaricato gratuitamente dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare.
 

Reti d’impresa: Risoluzione Taranto

(5 maggio 2015) Audizione ABI presso la X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera sulla Risoluzione Taranto n.ro 7-00574

Illustre Presidente, Onorevoli deputati,  in primo luogo, ringrazio vivamente a nome dell’ABI, del suo Presidente Antonio Patuelli e del Direttore Generale Giovanni Sabatini, per essere stati chiamati ad esprimere le nostre valutazioni sulla Risoluzione Taranto riguardante la valorizzazione dei contratti di rete. L’Associazione Bancaria Italiana ritiene che sia stato un passo importante l’introduzione del contratto di rete nel nostro ordinamento. Tale istituto consente infatti alle imprese di aggregarsi per la realizzazione di specifici obiettivi di produzione, innovazione, commercializzazione o di messa in comune di servizi, senza perdere la propria individualità e autonomia aziendale.  Per le imprese aderenti, tale forma di aggregazione può rappresentare una prima sperimentazione di lavoro comune su specifici obiettivi, che potrà eventualmente evolvere verso forme di collaborazione più strutturate, e comunque in grado di superare il limite dimensionale tipico delle aziende italiane.

Il testo dell’audizione

Missione imprenditoriale in Cile e Colombia

(23 aprile 2015) 65 aziende, 5 associazioni imprenditoriali, 5 gruppi bancari per un totale di oltre 130 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale che ha fatto tappa prima a Bogotà e poi a Santiago, per approfondire le opportunità di business offerte alle imprese italiane in Colombia e Cile, i due paesi dell’America Latina che più si contraddistinguono, oltre che per i ritmi di crescita, per il livello di apertura al commercio globale e agli investimenti stranieri.
La missione è stata promossa dai Ministeri dello sviluppo economico e degli Affari esteri e Cooperazione internazionale ed è organizzata da Confindustria, Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ABI, Rete imprese Italia, Alleanza delle cooperative e Unioncamere.

Colombia: ABI, dalle banche oltre 473 milioni per le impreseOltre 473 milioni di euro stanziati dalle banche per le imprese italiane che vogliono investire in Colombia, puntando sul dinamismo economico di un mercato che negli ultimi 15 anni ha avuto una crescita media del Pil di oltre 4,3%. Secondo la stima dell’ABI sui dati dei gruppi bancari più attivi sui mercati internazionali, a tanto ammonta il plafond stanziato dalle banche italiane per assistere le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, nella messa a punto di nuove iniziative di business e rafforzare le relazioni e la collaborazione con le controparti locali, facilitando il finanziamento degli imprenditori che decidono di sviluppare il proprio business nel Paese.A ribadire il sostegno del settore bancario italiano all’internazionalizzazione della nostra economia è stato il membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni internazionali, Guido Rosa, durante il Forum economico tenutosi a Bogotà, il 21 aprile, in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni.Alla missione, ha partecipato una delegazione di cinque dei principali gruppi bancari che rappresenta circa il 56% dell’intero settore bancario italiano in termini di totale attivo: Intesa SanPaolo, Unicredit, UBI Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare di Vicenza. I cinque gruppi bancari, – ha detto Rosa – hanno preso parte alla missione per assistere le imprese italiane e colombiane negli incontri bilaterali, in modo da poterle supportare nella individuazione delle soluzioni finanziarie più adatte a realizzare nuove operazioni commerciali e progetti di investimento nel Paese e per consolidare i contatti con le banche locali, attraverso forme di collaborazione che possano facilitare il finanziamento di tali operazioni.Il plafond per le imprese in ColombiaDel plafond complessivo dei crediti messo a disposizione dalle banche italiane – oltre 473 milioni di euro- fino ad oggi sono stati impiegati oltre 168 milioni di euro sul breve termine. “Ci sono dunque – ha detto Rosa – ampi margini per finanziare nuovi progetti di business e flussi di esportazioni, sostenendo le imprese che vorranno cogliere le numerose opportunità di investimento di questo mercato”. La presenza delle banche italianeOltre alle linee di credito, gli imprenditori che operano in Colombia possono avvalersi dell’assistenza di importanti interlocutori di riferimento. In particolare, una banca italiana è direttamente presente in Colombia attraverso un ufficio di rappresentanza.   Cile: dalle banche oltre 2,3 miliardi per le impreseOltre 2,3 miliardi di euro già stanziati dalle banche per le imprese che scelgono di operare in Cile. È questo il plafond messo a disposizione dal settore bancario per gli imprenditori che scelgono di operare nel mercato cileno. Il dato è stato presentato da Guido Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni internazionali, al Forum economico tenutosi a Santiago, il 22 aprile, in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni. Alla missione, ha partecipato una delegazione di cinque dei principali gruppi bancari che rappresenta circa il 56% dell’intero settore bancario italiano in termini di totale attivo: Intesa SanPaolo, Unicredit, UBI Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare di Vicenza.“La nutrita partecipazione delle banche alla missione – ha detto Rosa – attesta in modo chiaro la disponibilità a rafforzare il supporto offerto alle imprese italiane, tanto dall’Italia quanto direttamente in Cile. Le cinque banche presenti nella nostra delegazione intendono infatti potenziare le relazioni con le controparti locali, individuarne di nuove, e incrementare le proprie attività.”Il plafond per le imprese in CileSul fronte delle risorse finanziarie disponibili, le banche italiane hanno stanziato un plafond di circa 2.311 milioni di euro, di cui oltre 1.043 milioni di euro è impegnato sul breve termine.La presenza delle banche italianeOltre alle linee di credito, gli imprenditori che operano in Cile possono avvalersi dell’assistenza di importanti interlocutori di riferimento. In particolare, due banche italiane sono direttamente presenti in Cile con un ufficio di rappresentanza.Durante gli incontri di business le cinque banche italiane partecipanti alla missione hanno messo a disposizione altrettanti desk di assistenza, per supportare al meglio le imprese italiane e cilene nell’individuazione delle soluzioni finanziarie più adatte a realizzare nuove operazioni commerciali e progetti di investimento nel Paese.

ABI: al via i corsi di formazione 2015 per giornalisti

“L’Unione bancaria: fonti, elementi base, impatti sulle banche e riflessi sui clienti. Dove siamo, cosa serve, cosa manca” è il titolo del primo corso di formazione rivolto a giornalisti e pubblicisti iscritti all’Ordine, organizzato dall’Associazione bancaria italiana e che vedrà tra i relatori il Presidente Antonio Patuelli, il Direttore generale Giovanni Sabatini, il Vicedirettore generale Gianfranco Torriero e la Responsabile della direzione Norme e Tributi Laura Zaccaria.

Il corso si terrà a Roma il prossimo 7 maggio con orario 9.00-13.00 presso il Centro Congressi “Scuderie di Palazzo Altieri” – in via di Santo Stefano del Cacco, 1 – e a Milano il 25 giugno – nella sede Abi di via Olona, 2 – sempre con orario 9.00-13.00.
Il modulo formativo, della durata di 4 ore, è dedicato a tutti gli aspetti dell’Unione bancaria in vigore da pochi mesi: una rivoluzione che ha riguardato banche, imprese e cittadini Ue.

Per informazioni: Associazione bancaria italiana, ufficio Rapporti con la Stampa. Telefono: 06.6767596;
email: [email protected].
La procedura di iscrizione richiede l’accesso al portale Sigef (https://sigef-odg.lansystems.it/).
 

Documento di economia e finanza 2015

(21 aprile 2015) Audizione del Vice Direttore generale ABI Gianfranco Torriero presso le Commissioni congiunte Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati

Illustri Presidenti, Onorevoli senatori e deputati, ci fa particolarmente piacere essere stati chiamati a questa Audizione per esprimere il punto di vista del settore bancario italiano sulle linee diprogrammazione economica e finanziaria per il quadriennio 2015-19.Consentitemi di ringraziarvi anche anome del Presidente dell’ABI, AntonioPatuelli, e del Direttore generale, Giovanni Sabatini, per l’invito che aveteinteso rinnovarci.L’occasione di confronto è utile anche perché il Documento di economia e finanza (Def), si presenta ormai come un corpus di informazioni e documentazione davvero molto ricco, una base irrinunciabile per esprimere valutazioni non soltanto su stato e tendenze dell’economia e della finanza pubblica, ma anche sulle molte diramazioni del percorso di riforma che il Paese ha intrapreso.
Sotto il profilo bancario questo DefEF è il primo che viene redatto nel nuovo contesto dell’Unione Bancaria Europea, avviatasi dal 4 novembre scorso, che impone ancora di più la necessità di norme nazionali uguali a quelle presenti negli altri paesi dell’area dell’euro per creare condizioni operative per le banche operanti in Italia tali da poter effettivamente ed efficacemente sostenere, tramite finanziamenti, l’economia reale.Nel presente documento sviluppiamo considerazioni lungo due principali direttrici:

  • sull’impostazione generale della politica economica e dell’azione riformatrice;
  • sui provvedimenti programmati che potranno avere diretto impatto sul settore bancario italiano

Il testo dell’audizione

Con ‘Accordo per il credito 2013’ rate sospese per 14 mld

(20 aprile 2015) L’ultimo monitoraggio dell’iniziativa rinnovata e potenziata con il nuovo Accordo per il Credito 2015 sulla sospensione delle rate e soluzioni per agganciare la ripresa e sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione

​Sono state complessivamente 40.776, tra ottobre 2013 e febbraio 2015, le domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 14 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 1,7 miliardi.Questo il risultato dell’ultimo monitoraggio sull‘Accordo per il credito 2013’, iniziativa attiva fino allo scorso 31 marzo e rinnovata con il nuovo ‘Accordo per il credito 2015’ tra l’ABI e tutte le altre Associazioni di Impresa, in vigore fino al 31 dicembre 2017. L’analisi relativa alla distribuzione delle domande di sospensione accolte per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:

  • il 27,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 14,9% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 18,6% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • il 8,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 6,2% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 25,1% agli “altri servizi”.

In attesa degli ultimi dati relativi a marzo, si ricorda che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.