Fondo nazionale per l’occupazione nel settore del credito | [06/06/2012]

Introdotto lo scorso gennaio con il nuovo contratto dei bancari, è pronto ad essere utilizzato il Fondo nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito. L’ABI e le organizzazioni sindacali di categoria hanno firmato il regolamento che ne disciplina l’attività.


​Introdotto lo scorso gennaio con il nuovo contratto dei bancari, è pronto ad essere utilizzato il Fondo nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito. Via libera infatti, nei giorni scorsi, con la firma tra Abi e organizzazioni sindacali di categoria al regolamento che ne disciplina l’attività.

Il Fondo – che opererà tramite l’Ente bilaterale Enbicredito – ha lo scopo di favorire la creazione di nuova occupazione stabile e garantire una riduzione dei costi per un periodo predeterminato alle imprese che procedono ad assunzioni a tempo indeterminato.

Il Fondo per l’occupazione potrà operare anche in concorso e sinergia con il Fondo di solidarietà del settore. Si tratta di un eventuale supporto a complemento, che potrebbe risultare particolarmente utile nella attuale fase di incertezza.

E’ alimentato dai lavoratori dipendenti delle imprese creditizie e finanziarie con rapporto a tempo indeterminato. Il contributo è fissato nella misura di una giornata lavorativa annua da realizzare attraverso “la rinuncia” a riduzioni di orario ed ex festività. Contribuiscono ad alimentare il fondo anche i dirigenti. Il top management delle banche è stato invitato a contribuire con una quota indicativa del 4% della retribuzione.

In via sperimentale il Fondo opererà per un quinquennio. Le erogazioni alle aziende saranno pari, per un triennio, a 2.500 euro annui per ciascun lavoratore assunto, con precise caratteristiche:
– giovani disoccupati fino a 32 anni d’età;
– disoccupati di lungo periodo di qualsiasi età, cassaintegrati e lavoratori in mobilità;
– donne nelle aree geografiche svantaggiate;
– lavoratori nelle Regioni del Mezzogiorno con più elevati tassi di disoccupazione soprattutto giovanile;
– disabili.

Per le assunzioni nel Mezzogiorno l’erogazione sale a 3.000 euro annui.

Un Comitato di gestione ABI-Sindacati si occuperà dell’operatività del Fondo per quanto attiene al versamento del contributo, alle domande di accesso alle prestazioni, ai criteri di erogazione.



Roma, Palazzo Altieri, 6 giugno 2012
 

Un nuovo strumento per favorire lavoro stabile e qualificato

Terremoto in Emilia Romagna | [04/06/2012]

Il Consiglio dell’ABI ha dato oggi mandato al Comitato di presidenza e al Direttore generale affinché vengano al più presto messi in atto interventi finanziari a sostegno delle famiglie e delle imprese così duramente provate dal terremoto  


Il Consiglio dell’ABI ha dato oggi mandato al Comitato di presidenza e al Direttore generale affinché vengano al più presto messi in atto interventi finanziari a sostegno delle famiglie e delle imprese così duramente provate dal terremoto di questi giorni, grazie al coinvolgimento delle banche che operano nei territori colpiti dal sisma.
A questo fine ABI incontrerà nei prossimi giorni le associazioni imprenditoriali e la Cassa depositi e prestiti per elaborare una strategia comune di intervento che, anche ripercorrendo le soluzioni già adottate in occasione di analoghi eventi catastrofici in Abruzzo, venga incontro alle prime esigenze delle famiglie e del tessuto imprenditoriale, mettendo così le basi per una loro auspicabile ripartenza.
Venerdì scorso, dopo il primo evento sismico, ABI ha incontrato a Bologna il presidente della Regione, Vasco Errani. Le banche hanno già messo a disposizione un plafond di 800 milioni per finanziamenti a condizioni di favore, alla quale si aggiunge un moratoria delle rate dei mutui. In questo senso il Consiglio dell’ABI prende atto delle misure deliberate oggi dal Consiglio dei ministri, che nella sostanza ricalcano quelle già adottate autonomamente in queste ore dalle banche italiane.

Le banche italiane in aiuto delle popolazioni colpite

Semestrali ABI 2012 | [22/05/2012]

(22 maggio 2012) Presentate le semestrali ABI 2012 al 31 dicembre 2011: patrimonializzazione in crescita e Roe al 2.6% al netto delle componenti straordinarie. Sforzo massimo verso famiglie e imprese


 Nel corso del 2011 la ripresa a livello mondiale si è progressivamente affievolita, a causa del forte rallentamento in atto nei Paesi industrializzati, e di una moderata decelerazione delle economie emergenti.
L’Europa è stata epicentro di forti turbolenze sui mercati finanziari dove i problemi di sostenibilità del debito pubblico, esacerbati dalla debole dinamica della crescita, hanno implicato un più elevato costo di finanziamento del debito pubblico e, di conseguenza, costi di raccolta più elevati per le banche.
Alle difficoltà dello scenario internazionale si sono sovrapposte, nel caso dell’Italia, le incertezze del quadro interno e la insufficiente dinamica della crescita economica che hanno condizionato la raccolta delle banche italiane, in termini di disponibilità e di costo. I tempi e le modalità del rafforzamento del grado di patrimonializzazione richiesto dall’Autorità di vigilanza europea, con un requisito minimo di Core Tier 1 ratio al 9%, hanno ulteriormente accentuato la diffidenza del mercato.
È il quadro delle semestrali ABI, basate sui bilanci di fine anno, presentate oggi a Roma dal direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, e dal Responsabile direzione strategie e mercati finanziari ABI, Gianfranco Torriero, cui hanno preso parte: Vincenzo Boccia, Vice Presidente
Confindustria e Presidente Piccola Industria con delega per il credito e la finanza per le Pmi; Vittorio Conti, Commissario Consob; Giuseppe Mussari, Presidente ABI; Miro Fiordi, Direttore Generale e Amministratore Delegato Credito Valtellinese; Paolo Maria Mottura, Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari Università Bocconi.
In questo quadro di profonda incertezza, le banche italiane hanno proseguito anche nel 2011 l’azione di supporto a favore di imprese e famiglie, in misura superiore rispetto a quanto avvenuto altrove. Il tasso di crescita medio degli impieghi dell’anno è risultato pari a +3,6% che si confronta con il +1,3% in Europa. Va peraltro rilevato che, seppure positivo, il tasso di crescita dei finanziamenti è rallentato rispetto al 2010, a causa di fattori di domanda, legati al peggioramento congiunturale in atto, ma anche di fattori di offerta connessi al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 il rischio di una crisi di liquidità è stato, infine, scongiurato dalla decisione della Bce di introdurre operazioni di rifinanziamento a tre anni volte a sostenere il mercato creditizio.
Il ricorso delle banche italiane al rifinanziamento delle Bce ha permesso alla nostre banche di recuperare liquidità, non addizionale ma sostitutiva, chiudendo in tal modo il funding gap tra raccolta e impieghi generato dalla riduzione degli investimenti finanziari da parte degli operatori istituzionali esteri. Ciò ha permesso di tenere in piedi le linee di credito esistenti. La liquidità della Bce è stata, dunque, determinante per sostenere le linee di credito a famiglie e imprese.
I bilanci dell’esercizio 2011, considerato il difficile contesto operativo, sono stati realizzati dalle banche adottando un’estrema prudenza nella valutazione delle attività. Ciò ha comportato una significativa diminuzione (pari a circa 30 miliardi di euro) del valore dell’avviamento, generato
principalmente dalle numerose operazioni di fusione e acquisizione degli ultimi anni. Una valutazione contabile che non ha alcuna ripercussione sulla liquidità e sui coefficienti patrimoniali.
Al netto di tale svalutazione e delle altre componenti straordinarie non ricorrenti, utili da partecipazioni e da disinvestimenti e oneri connessi alle operazioni di integrazione, il 2011 si è chiuso con un utile consolidato pari a 5.5 miliardi, in riduzione rispetto al 2010 (-33%).
La patrimonializzazione è solida e in crescita: pari a 9,5% in termini di Tier 1 ratio e a 12.7% di Total capital ratio (rispettivamente in crescita di 87 e 68 punti base rispetto al 2010).
Il settore continua, tuttavia, ad esprimere un basso livello di redditività. Il Return On Equity, rettificato dalle componenti non ordinarie di gestione, alla fine del 2011 risulta pari a +2.6%, inferiore al +3,9% dell’anno precedente e sensibilmente più basso sia nel confronto internazionale (+7% in media per i primi 5 mercati bancari europei) sia nel confronto intersettoriale domestico (+9,5% per le principali società italiane quotate in borsa).
L’industria bancaria italiana è dunque solida ma esprime una profittabilità inferiore al suo potenziale, e le prospettive di mercato incerte non ne favoriscono la ripresa. Per il settore, ma più in generale per il nostro Paese, un’adeguata redditività delle banche è, invece, vitale: essa è, infatti,
condizione essenziale per fare poter raccogliere capitale e liquidità sul mercato e, dunque, fare credito, sostenere l’economia, generare occupazione e investimenti.
Le banche stanno continuando a “fare il massimo” nelle difficilissime condizioni attuali, ma ciascuno dovrà svolgere la propria parte: preservare la natura genetica di banca commerciale delle nostre imprese bancarie risponde al bene del Paese.
Lo scenario attuale e prospettico impone urgenti riflessioni, per consentire un recupero di redditività ed efficienza del settore bancario e, anche attraverso esso, di tutto il sistema economico italiano.
Alcuni competono alle Istituzioni: evoluzione del quadro normativo internazionale e nazionale (regole Basilea 3, Eba, ruolo Agenzie di Rating, e non solo; rimozione di sfavorevoli divari normativi a livello comunitario; equilibrio tra evoluzione legislativa/regolamentare e costi della compliance per le banche; necessità di più attente analisi di impatto delle normative proposte).
Altri competono alle Banche: rispondere meglio ai cambiamenti della domanda (più mobile, sofisticata ed evoluta); fronteggiare una maggiore competizione da parte di operatori non bancari; avviare processi di ristrutturazione volti a ridurre i costi e aumentare la produttività.
Nel giusto mix di compiti e di ruoli e nella chiara definizione del perimetro entro cui ciascuno deve operare sta, tra le altre cose, la chiave della ripresa della nostra economia per la quale le banche stanno attivamente operando in termini di erogazione di credito ed iniziative a favore di imprese e famiglie.​

(22 maggio 2012) Presentate le semestrali ABI 2012 al 31 dicembre 2011: patrimonializzazione in crescita e Roe al 2.6% al netto delle componenti straordinarie. Sforzo massimo verso famiglie e imprese

Con “Mutui connect” la portabilità diventa online | [29/12/2011]

(29 dicembre 2011) Addio alla vecchia portabilità dei mutui con lo spostamento fisico cliente, notaio, banca nuova, banca vecchia. Con “Mutui connect” tutto verrà realizzato on line. È quanto stabilito dal Protocollo d’intesa siglato tra ABI e Consiglio nazionale del notariato, a Roma nel corso della terza edizione di “Credito al credito 2012”, finalizzato a individuare specifiche procedure di colloquio elettronico tra banche e notai.


​In particolare, nell’ambito dei lavori volti a migliorare l’efficienza del mercato dei servizi finanziari e creditizi anche in base a quanto le parti hanno già sottoscritto nel maggio 2010, è stata completata l’analisi di fattibilità di una piattaforma elettronica in grado di interfacciare le banche aderenti all’iniziativa e la rete dei servizi del Consiglio nazionale del notariato: può quindi darsi corso, secondo l’intesa, alla definizione convenzionale dei criteri di realizzazione e gestione della stessa. La prima applicazione prevista della piattaforma è appunto “Mutui connect”.
Si tratta di una procedura che ha lo scopo di consentire il perfezionamento delle operazioni di portabilità dei mutui in modalità telematica con il collegamento tra banche, intermediari finanziari e notai. I soggetti coinvolti potranno pertanto collegarsi al proprio sistema di riferimento (piattaforma ABI/ConsorzioCbi per le banche (e intermediari) e piattaforma Run/Notartel per i notai) scambiandosi flussi informativi e documenti secondo un processo condiviso, in sicurezza e con piena validità giuridica. Tale iniziativa risponde certamente all’esigenza di rapidità dell’operazione di surroga su cui, tuttavia, pesano tempi eccessivamente ristretti (10 giorni di calendario) recentemente introdotti dal legislatore, che stanno rappresentando un vincolo importante al sistema della portabilità, come peraltro già segnalato al Governo e al Parlamento anche dalle Associazioni dei consumatori.
“Mutui connect” – il cui impiego non comporta alcun costo per il cittadino – trova applicazione solo dopo che il cliente abbia verificato sul mercato le migliori condizioni offerte dalle banche, acquisite le relative proposte e quando la banca subentrante abbia valutato la fattibilità dell’operazione di erogazione o di portabilità del mutuo. 
E’ infine prevista a giorni la nomina di un Organo collegiale ABI-Cnn che eserciterà le seguenti attribuzioni:

  • analizzare il mercato della portabilità dei mutui e pubblicare uno specifico report annuale nel quale saranno riportati le risultanze quantitativa dell’analisi;

  • proporre modifiche al presente protocollo e al suo allegato tecnico, anche in vista della loro estensione a nuove iniziative e attività;

  • predisporre una relazione annuale entro il mese di aprile sull’andamento dell’iniziativa;

  • vigilare sul buon andamento dell’iniziativa.

 

(29 dicembre 2011) Addio alla vecchia portabilità dei mutui con lo spostamento fisico cliente, notaio, banca nuova, banca vecchia. Con “Mutui connect” tutto verrà realizzato on line. È quanto stabilito dal Protocollo d’intesa siglato tra ABI e Consiglio nazionale del notariato, a Roma nel corso della terza edizione di “Credito al credito 2012”, finalizzato a […]

Appello all’Europa | [30/06/2012]

​ Da Giuseppe Mussari (ABI), Aldo Minucci (Ania), Luigi Marino (Alleanza delle cooperative) Giorgio Squinzi (Confindustria) e Marco Venturi (Rete Imprese Italia) la lettera aperta a Barroso, Presidente della Commissione europea, e Van Rompuy, Presidente del Consiglio, per realizzare da subito un patto per la crescita.


​Recuperare con azioni concrete lo spirito comunitario per proteggere e rilanciare l’Unione Europea. È questo il messaggio lanciato dalle imprese al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e al Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, in una lettera inviata oggi da Abi, Ania, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confindustria e R.ETE. Imprese Italia in vista del vertice del prossimo 28 giugno.
Il vertice Europeo di fine mese – si legge nella lettera aperta delle imprese italiane a Barroso e Van Rompuy – è una grande occasione per dare un segnale forte e inequivocabile ai popoli e ai mercati da parte di chi oggi guida, ad ogni livello la politica europea. 
Tutte le imprese italiane chiedono con forza ai Governi di non mancare l’appuntamento del 28 e 29 giugno e di adottare i provvedimenti necessari perché l’Europa diventi effettivamente una federazione di Stati, perché si ritorni allo spirito che aveva permesso di ricostruire sulle macerie della seconda guerra mondiale.
Il tempo delle decisioni è adesso, occorre agire subito per continuare ad assicurare un futuro di pace, di benessere, di crescita all’Europa.

Secondo le proposte congiunte delle imprese italiane è: 

  • necessario che la Bce continui ad assicurare un adeguato flusso di liquidità all’economia e a preservare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, anche prevedendo ulteriori interventi sul mercato secondario dei titoli di stato;

  • necessario prevedere una garanzia comunitaria in ordine ad una percentuale del debito pubblico esistente, al fine di non veder vanificati gli sforzi di risanamento dei conti pubblici  a causa dell’aumento dei tassi di rifinanziamento degli stessi;  –

  • necessario completare il quadro normativo europeo con misure che sottopongano a regolamentazione e vigilanza adeguate il sistema finanziario ombra;

  • necessario realizzare un patto per la crescita e attivare strumenti a supporto di questo patto, in primis i project bonds;

  • necessario adottare un patto europeo per l’unione bancaria.

​ Da Giuseppe Mussari (ABI), Aldo Minucci (Ania), Luigi Marino (Alleanza delle cooperative) Giorgio Squinzi (Confindustria) e Marco Venturi (Rete Imprese Italia) la lettera aperta a Barroso, Presidente della Commissione europea, e Van Rompuy, Presidente del Consiglio, per realizzare da subito un patto per la crescita.

Banche rafforzano le iniziative di educazione finanziaria | [06/12/2015]

(7 marzo 2020) Sostenere l’inclusione dei cittadini nei processi economici e nei contesti sociali attraverso le iniziative di educazione finanziaria e al risparmio. È con questo obiettivo che le banche rafforzano le proprie attività di inclusione e sostenibilità nei confronti delle diverse fasce della popolazione.

​È quanto emerge dall’ultima rilevazione BusinEsSG 2019, che ABI dedica all’integrazione delle variabili ambientali, sociali e connesse alla gestione d’impresa (acronimo ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance) nelle strategie e decisioni di business da parte delle banche. Obiettivo dell’indagine è rappresentare l’attenzione delle banche agli impatti delle loro attività secondo un approccio multidimensionale, che tenga in considerazione anche la dimensione sociale e ambientale, e non solo economica.

L’indagine, realizzata su un campione pari all’87,4% del totale attivo del settore bancario operante in Italia, rileva da parte delle banche un sempre maggiore interesse a sviluppare iniziative che possano supportare uno sviluppo sostenibile e inclusivo quale motore di crescita. La diffusione delle competenze economiche di base risponde alle esigenze di cultura finanziaria dei cittadini. Un impegno che ABI ha inserito anche all’interno del proprio statuto, e che promuove anche attraverso le attività e i progetti di educazione finanziaria realizzati su tutto il territorio nazionale da Feduf, nata su iniziativa della stessa ABI.

Per chi le banche realizzano iniziative di educazione finanziaria
Secondo l’indagine, la quasi totalità dei rispondenti (pari al 87,2% del totale attivo del settore bancario italiano) ha attuato delle iniziative di educazione finanziaria, per la maggior parte indirizzate al mondo dell’istruzione, di ogni tipo o grado. In particolare, l’indagine rileva il coinvolgimento degli studenti di scuole secondarie di secondo grado (per circa l’83% del totale attivo del settore bancario), di universitari (75% circa), docenti (72%), e giovani al di fuori del contesto scolastico (75%), oltre alla crescente attenzione rivolta agli studenti del primo ciclo scolastico.
Particolare attenzione viene data inoltre alla formazione degli stranieri (per quasi il 71% del totale attivo del settore) e all’istruzione della popolazione più adulta, anche in vista dell’introduzione nei servizi bancari di nuove tecnologie (oltre l’85%).
A sostegno della crescita economica e dell’innovazione, per oltre il 70% del totale attivo del settore bancario, le Pmi e il Terzo settore sono le fasce su cui si concentrano maggiormente le iniziative.

 

(7 marzo 2020) Sostenere l’inclusione dei cittadini nei processi economici e nei contesti sociali attraverso le iniziative di educazione finanziaria e al risparmio. È con questo obiettivo che le banche rafforzano le proprie attività di inclusione e sostenibilità nei confronti delle diverse fasce della popolazione. ​È quanto emerge dall’ultima rilevazione BusinEsSG 2019, che ABI dedica […]