Un aiuto alle imprese per l’utilizzo dei fondi Ue | [12/11/2012]

(12 novembre 2012) Ancora a disposizione oltre 40 miliardi per iniziative presentate entro dicembre 2013. Utilizzato solo un quarto degli oltre 54 miliardi di fondi strutturati 2007 – 2013 per l’Italia. Al via il progetto ABI Banche 2020 per supportare e favorire le imprese nell’uso delle risorse comunitarie. Se ne è parlato il 13 novembre a Bruxelles con Pittella e Angelilli, Vice Presidenti del Parlamento europeo, con Sabatini, Direttore generale ABI, e con Boccia, Vice Presidente Confindustria.


​Rendere più agevole l’uso dei fondi strutturati europei disponibili, attraverso un supporto operativo concreto. È l’obiettivo del progetto ABI Banche 2020, che entra ora, dopo una fase di studio, in uno stadio operativo. L’iniziativa, alla quale aderiscono nove gruppi bancari – Banca Popolare di Bari, Carige, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Federcasse, Ubi banca; Banco popolare, MedioCredito centrale, Unicredit, Gruppo Intesa San Paolo – è promossa dall’ABI con il supporto di Warrant Group. Il progetto è diretto a mettere a punto un sostegno formativo/informativo per le banche italiane e favorire quindi un maggiore utilizzo delle risorse comunitarie da parte delle stesse banche e delle imprese loro clienti. E ciò soprattutto con riferimento ad alcuni settori della Strategia Europa 2020, come la ricerca e l’innovazione, la competitività e le energie efficienti.
Il primo passaggio per l’effettivo utilizzo dei fondi strutturati è che si conoscano e che vengano forniti strumenti e metodologie efficaci per il loro uso. Secondo i dati forniti Ministero per la coesione territoriale per il periodo 2007 – 2013 sono stati stanziati a favore dell’Italia 28 miliardi di euro di fondi europei ed a questi si aggiungono 26,4 di cofinanziamento nazionale per una dotazione complessiva di 54,4 miliardi di euro. Queste disponibilità vanno usate entro dicembre 2015, ma occorre presentare i progetti e partecipare all’assegnazione dei fondi entro il dicembre 2013. Sempre secondo i dati del Ministero, aggiornati al 26 ottobre 2012, l’Italia aveva effettivamente speso soltanto poco più di un quarto della cifra assegnata. Entro il dicembre 2013 è possibile presentare progetti di investimento per gli oltre 40 miliardi ancora disponibili per non perdere questa disponibilità.
È questo il quadro in cui si inserisce il progetto Banche 2020, che è stato presentato a Bruxelles in un incontro al Parlamento europeo martedì 13 novembre, insieme a Confindustria. Interverranno Gianni Pittella e Roberta Angielilli, Vice Presidenti del Parlamento Ue, Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI e Vincenzo Boccia, Vice Presidente di Confindustria. La presentazione darà l’avvio all’approfondimento e confronto con le istituzioni e le imprese per delineare il miglior contributo che ciascuna parte economica può offrire a sostegno delle politiche europee e nazionali. L’obiettivo è, oggi, utilizzare i fondi strutturali non ancora spesi nell’attuale programmazione finanziaria 2007-2013, e domani, sostenere e agevolare le imprese nell’uso delle ingenti risorse finanziarie destinate nel bilancio pluriennale 2014-2020 per la crescita e lo sviluppo economico dell’Unione europea che, nella proposta di budget della Commissione europea, ammontano a circa 500 miliardi di euro. 
L’Unione europea e Italia sono impegnate in uno sforzo senza precedenti per costruire risposte efficaci alla crisi economica in atto. Il 2013 rappresenta un anno cruciale e strategico rispetto a tre fattori fondamentali:

  • la conclusione dell’attuale programmazione finanziaria dell’UE 2007-2013;

  • la definizione di meccanismi finalizzati al migliore impiego delle risorse europee esistenti e non ancora allocate come risposta efficace alla crisi nei diversi settori economici;

  • l’avvio del percorso istituzionale di definizione delle risorse alla base del nuovo quadro finanziario dell’Unione europea 2014-2020.

Con il progetto Banche 2020 le imprese del credito entrano in campo per sostenere e agevolare l’uso dei fondi strutturati. Il coinvolgimento dell’industria bancaria nel pieno utilizzo delle risorse europee per progetti di ricerca e innovazione, di efficientamento energetico, di sviluppo delle capacità imprenditoriali può aiutare a raggiungere più alti livelli di occupazione, produttività e competitività delle Pmi nel prossimo decennio, permettendo un più rapido raggiungimento degli obiettivi di crescita del Paese.

(12 novembre 2012) Ancora a disposizione oltre 40 miliardi per iniziative presentate entro dicembre 2013. Utilizzato solo un quarto degli oltre 54 miliardi di fondi strutturati 2007 – 2013 per l’Italia. Al via il progetto ABI Banche 2020 per supportare e favorire le imprese nell’uso delle risorse comunitarie. Se ne è parlato il 13 novembre […]

Controlli interni seguano economicità e flessibilità | [09/11/2012]

​L’8 e il 9 novembre a Roma l’evento “Compliance in banks 2012 – Verso il nuovo sistema dei controlli”.  Il Direttore generale ABI Giovanni Sabatini: ”Opportuna razionalizzazione e semplificazione della materia controlli”. Dalla compliance una leva per rafforzare la fiducia.


​La crisi globale rende sempre più importante irrobustire i pilastri su cui poggia la fiducia. E ciò è vero per quanto riguarda il sistema economico globale e quello europeo, il settore bancario e finanziario, le strutture degli operatori. In questo contesto un peso importante assume la compliance, ossia la conformità al quadro complessivo delle regole, e il sistema dei controlli. Questi i temi a cui sono stati dedicati i due giorni dell’incontro “Compliance in banks 2012 – Verso il nuovo sistema dei controlli interni”, organizzato dall’ABI e da ABIFormazione, che ha chiuso i lavori il 9 novembre a Roma.
Molte iniziative sono in campo per recuperare la fiducia con la crisi ancora in corso. Per le banche italiane è giusta la via intrapresa dall’Europa, basata su tre grandi direttrici: un severo controllo degli equilibri di finanza pubblica attraverso il Fiscal compact; un progetto di crescenti stimoli alla crescita secondo il growth compact; un’azione decisa per interrompere la connessione tra rischio sovrano e rischio bancario, prevista con il banking union. Proprio il banking union può servire a ridare fiducia attraverso l’introduzione di un sistema di regole omogenee e di un campo di gioco livellato, azzerando le differenze nelle pratiche di vigilanza ed evitando potenziali disparità competitive. Il settore bancario europeo si sta dando nuove regole. Anche la revisione del sistema dei controlli interni, mandata in consultazione dalla Banca d’Italia, si inserisce in questo quadro. 
Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI, ha sottolineato che: “La conformità alle regole è, per le imprese bancarie, una condizione essenziale per rimanere sul mercato. Allo stesso tempo, però, occorre che i costi derivanti dalla complessa organizzazione delle procedure e delle risorse necessarie per garantirsi la conformità, siano sostenibili. Questa è una sfida per le imprese bancarie e per le autorità di supervisione. In un contesto nel quale occorre recuperare la fiducia nel sistema finanziario è certamente opportuno rinforzare i presidi a fronte dei rischi, a cominciare dal rischio di conformità, ma sempre tenendo conto dei principi di economicità e flessibilità organizzativa”. “Il principio di economicità – ha concluso Sabatini – deve indurre a commisurare i costi di adeguamento organizzativo con i vantaggi ottenuti. Da questo punto di vista è opportuna una maggiore razionalizzazione e semplificazione del sistema dei controlli interni delle banche senza ridurne l’efficacia”. 

Opportuna una razionalizzazione e semplificazione dei controlli interni

Con la crisi i nuovi cittadini si fanno imprenditori | [07/11/2012]

(7 novembre 2012) In un anno +25% i conti correnti intestati alle piccole imprese gestite da immigrati, 1 su 3 è intestato a donne. Cinesi, egiziane, albanesi, macedoni e pakistane le comunità di imprenditori più vivaci nel rapporto con le banche. Presentazione del primo anno di attività dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti, a Roma lunedì 12 novembre


​Crescono i conti correnti (+25% in un anno) dei nuovi cittadini imprenditori a fronte dell’apertura di nuove attività imprenditoriali. Se nel 2009 sul totale dei cittadini immigrati correntisti delle banche italiane, i clienti small business erano il 3,2%, nel 2010 sono  saliti al 4,2% (per un totale di 37.330). Questa tendenza trova conferma da più parti. Un trend che si legge anche nei dati Ocse del 2010: gli stranieri sono più propensi a mettersi in proprio nella maggior parte dei Paesi avanzati. Per via delle difficoltà indotte dalla crisi, i migranti in Italia riorganizzano le proprie attività e di conseguenza modificano la gestione del proprio risparmio. Prosegue e si consolida il processo di bancarizzazione dei nuovi cittadini, anche se con diverse velocità. Sono questi alcuni dei dati che verranno proposti in occasione della presentazione del primo anno di attività dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti, a Roma lunedì 12 novembre. 
Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’Associazione bancaria italiana e il Ministero dell’interno. Il Progetto, finanziato dalla Commissione europea e dal Ministero dell’interno (Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi), è stato assegnato sulla base di una gara pubblica al CeSpi (Centro studi di politica internazionale).
L’Osservatorio intende fornire uno strumento di analisi e di monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti nel nostro paese , fornendo ad operatori e istituzioni strumenti di conoscenza e di interazione che consentano di individuare e definire strategie integrate per il suo rafforzamento e ampliamento. “Quando l’integrazione passa anche dallo sportello” il titolo dell’evento che ABI e CeSPI – insieme al Ministero dell’interno – dedicano al tema dell’inclusione finanziaria dei migranti.
Tre le aree di indagine nel primo anno di attività dell’Osservatorio: il lato dell’offerta col coinvolgimento delle banche italiane e di BancoPosta; il lato della domanda con questionari rivolti ad un campione rappresentativo di migranti nelle città di Milano, Roma e Napoli; l’imprenditoria tramite l’analisi di tutte le imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma), e focus group dedicati all’imprenditoria femminile.
In particolare, dal rapporto curato dal CeSpi emerge che l’imprenditoria dei nuovi cittadini costituisce un percorso particolare di inserimento sociale ed economico e che il fenomeno in Italia sia sempre più rilevante. Le catene migratorie agiscono infatti da catalizzatori per l’occupazione e l’integrazione sociale dei membri della propria comunità, agevolano il passaggio di informazioni e di conseguenza favoriscono l’imprenditorialità. Secondo i dati Istat 2011, il totale degli stranieri in Italia ammonta a 4,2 milioni, il totale degli imprenditori conta invece 415.534 unità (336.583 nel 2010), raggiungendo una propensione media all’imprenditoria di circa il 10%. tabella.gifIl panorama imprenditoriale legato all’immigrazione nel nostro paese è composito, con un marcato rapporto con il territorio e comportamenti finanziari molto diversificati in base alla nazionalità. Nel segmento small business, in termini di distribuzione geografica, si conferma una maggiore concentrazione di conti correnti presso le banche nel Nord Italia, pari al 67%; il 28% sono concentrati nel Centro, il 5% al Sud. Cinesi, egiziane, albanesi, macedoni e pakistane le comunità di imprenditori più vivaci nel rapporto con le banche. Quasi un terzo dei conti correnti del segmento small business – migranti (il 28%) è intestato ad un’imprenditrice donna. Percentuale che supera il 50% nel caso delle imprese filippine, ucraine, polacche e moldave.
Le imprese il cui  titolare è un migrante sono relativamente giovani (hanno quasi tutte meno di dieci anni), e il fenomeno ha iniziato a mostrare segni di pro-attività e livelli di integrazione socio-economici tali da permettere l’avvio di attività economiche imprenditoriali di maggiore complessità. Secondo l’Osservatorio, il suo rafforzamento potrebbe costituire un’opportunità anche in termini di contributo alla ripresa e al processo di internazionalizzazione del sistema economico del paese. 

Con la crisi crescono i conti correnti di imprese gestite da immigrati

Acri e ABI insieme per valorizzare le rimesse degli immigrati | [30/10/2012]

Alla presenza del Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, alla vigilia dell’88a Giornata mondiale del risparmio l’Acri e l’ABI hanno presentato il 30 ottobre a Roma un protocollo d’intesa, di portata biennale e rinnovabile, con il quale si impegnano a collaborare fra loro e a stimolare le proprie associate per la realizzazione di iniziative utili a valorizzare le rimesse degli immigrati dall’Italia verso i loro Paesi d’origine.


​Dalle esperienze che nei loro differenti ruoli le Fondazioni associate all’Acri, da un lato, e le banche associate all’ABI, dall’altro, hanno finora maturato in questo campo emerge che ci sono spazi per ottimizzare l’efficacia delle rimesse dei migranti verso i loro Paesi d’origine con obiettivi che travalichino il semplice sostegno immediato alle spese dei famigliari rimasti in patria. Sempre più chiaramente si vanno, infatti, evidenziando da parte dei migranti bisogni di allocazione delle risorse finanziarie più complessi nonché funzionali a dare anche un contributo allo sviluppo dei loro Paesi.
Da anni il CeSpi (Centro studi politiche internazionali), in collaborazione con l’ABI, studia il fenomeno della bancarizzazione dei migranti in Italia e il possibile legame fra rimesse e sviluppo; e fin dal 2009 le Fondazioni Cariplo, Cariparma, Monte dei paschi di Siena e Compagnia di San Paolo, associate all’Acri, nell’ambito del loro comune progetto “Fondazioni4Africa”, stanno sperimentando in Senegal un modello, messo a punto dal CeSpi, che prevede la canalizzazione delle rimesse attraverso le Istituzioni di Microfinanza (Imf) del Paese di origine del migrante, tramite una struttura di collegamento tra intermediari finanziari dei Paesi d’origine e d’accoglienza che si distingue per le sue caratteristiche di replicabilità in altri contesti. 
Questo “modello” di canalizzazione si basa su tre premesse: 1) le rimesse devono essere collocate all’interno di un più ampio processo di allocazione del risparmio dei migranti, rispetto al quale è necessario creare strategie e prodotti adeguati; 2) l’inclusione finanziaria diviene la chiave di volta sia per una maggiore integrazione socio-economica tanto dei migranti quanto delle loro famiglie rimaste nel Paese di origine, sia per un maggiore impatto sullo sviluppo; 3) solo un approccio di sistema può assicurare volumi che garantiscano la sostenibilità della struttura di collegamento messa a punto tra intermediari finanziari dei due Paesi. 
L’Acri – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa intende da un lato potenziare i risultati finora raggiunti nell’ambito di “Fondazioni4Africa” e di altri progetti promossi da fondazioni italiane, come quelli di Fondazione Cariplo in Equador e in Perù, basati sullo stesso modello, dall’altro promuovere l’ulteriore diffusione di sistemi di valorizzazione dei risparmi dei migranti presenti in Italia attraverso il coinvolgimento di banche, operatori di money transfer, attori della società civile, di associazioni di migranti e istituzioni di microfinanza dei Paesi d’origine dei migranti stessi.
L’ ABI – Associazione bancaria italiana ha finora promosso diverse iniziative specifiche sull’inclusione finanziaria e sulla valorizzazione delle rimesse, consapevole del ruolo attivo che le imprese bancarie interessate possono avere in questo settore. Rilevante è l’indagine biennale, realizzata in collaborazione con il CeSpi, sull’evoluzione del processo di bancarizzazione dei migranti e l’analisi (su un campione rappresentativo della popolazione immigrata presente sul territorio italiano) della domanda di servizi finanziari da questi espressa, oltre che l’attività avviata dall’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti. Tali studi consentono di analizzare aspetti quantitativi e qualitativi dell’evoluzione del processo di bancarizzazione e disporre di dati sulla canalizzazione del risparmio nei Paesi d’origine dei migranti che rappresentano una risorsa informativa di sistema unica nel suo genere, a disposizione di tutti gli operatori attivi sul tema.
Siglando questo protocollo d’intesa, l’ABI si impegna a costituire un gruppo di lavoro al fine di:

  • svolgere un’attività propedeutica di confronto e contribuzione per la realizzazione di una struttura di collegamento tra intermediari finanziari dei paesi d’accoglienza e d’origine per la valorizzazione del risparmio dei migranti, sulla scorta di quella  sperimentata in Senegal;

  • promuovere il modello pilota in altri Paesi e contesti di riferimento, ove esistano le condizioni e l’interesse di tutti i soggetti coinvolti;

  • organizzare incontri di approfondimento e di conoscenza fra le banche italiane e possibili partner istituzionali e finanziari dei Paesi di riferimento per la promozione di siffatti modelli operativi e/o piattaforme finanziarie;

  • supportare le banche aderenti al modello pilota e/o alle analoghe successive iniziative nell’implementazione dei medesimi al fine di favorire la massima valorizzazione del risparmio dei migranti fra l’Italia e i Paesi di origine.

A sua volta l’Acri si impegna a:
  • informare e coinvolgere le Fondazioni associate nel sostenere il modello pilota già in essere e le eventuali successive analoghe iniziative;

  • fornire adeguato supporto al processo, anche attraverso le competenze tecniche rese disponibili all’interno di specifici progetti promossi su questi temi da Fondazioni associate;

  • contribuire a fornire adeguata diffusione e comunicazione delle attività inerenti il modello di valorizzazione del risparmio dei migranti fra l’Italia e i Paesi di origine.

Il fenomeno migratorio in Italia ha raggiunto dimensioni non trascurabili e quello delle rimesse (7,4 miliardi di euro nel 2011, fonte Banca d’Italia – Eurosistema, 2 ottobre 2012) è uno degli aspetti, forse il più evidente, del legame del migrante con il proprio Paese di origine. L’idea che queste risorse possano avere un ruolo importante per lo sviluppo dei paesi, oltre che dagli studi in corso, è accreditato anche dalle esperienze di migrazioni intervenute nei decenni scorsi in altri Paesi, come per esempio l’Italia.
Uno dei Quaderni di storia economica di Banca d’Italia (ottobre 2011) ricorda che le rimesse degli Italiani emigrati all’estero, tra il 1876 e il 1913, hanno aiutato il Paese in diversi modi: hanno prodotto un flusso di risorse pari, in media, al 2,7% del pil (che si aggira intorno al 4,5% negli anni del primo dopoguerra); hanno contribuito a ridurre il divario nord-sud, in quanto i migranti provenivano principalmente dalle regioni meridionali; hanno avuto un impatto positivo sullo sviluppo del sistema finanziario (in particolare le Casse di risparmio del sud): nonostante l’ingente quantità di risorse che tornò in Italia attraverso canali informali, infatti, il volume dei depositi in conti postali di risparmio tra il 1890 e il 1913 salì da 323 milioni di lire a più di due miliardi.  

Alla presenza del Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, alla vigilia dell’88a Giornata mondiale del risparmio l’Acri e l’ABI hanno presentato il 30 ottobre a Roma un protocollo d’intesa, di portata biennale e rinnovabile, con il quale si impegnano a collaborare fra loro e a stimolare le proprie associate per la realizzazione […]

Da banche sforzo massimo, ora impegno per produttività | [27/10/2012]

(27 ottobre 2012) ​Dalla quinta tappa del Road Show Italia a Lecce, il Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini ha fatto il punto con istituzioni e imprenditori sulle prospettive dell’economia italiana. Continua l’impegno comune in Europa per alleggerire gli effetti di Basilea 3 ed evitare riflessi negativi sulle imprese. Grande sforzo del settore bancario pur in un quadro di scarsa redditività e tassazione insostenibile.  


​“Le banche italiane continuano ad assicurare il necessario sostegno alle imprese, alle famiglie e al Paese in un contesto di perdurante difficoltà”. Lo ha detto il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, il 27 ottobre alla tavola rotonda “Le Banche italiane per il Paese”, nel corso della quinta tappa a Lecce – dopo Cuneo, Vicenza, Ancona e Viterbo – del Road Show Italia. L’iniziativa è stata avviata dall’ABI con l’obiettivo di raggiungere i territori e rendere ancora più concreto ed evidente quanto le banche fanno per la comunità, soprattutto nella difficile fase congiunturale che il Paese sta attraversando.
“Con l’affievolirsi della ripresa a livello mondiale – ha sottolineato Sabatini – un’Europa epicentro di turbolenze sui mercati finanziari e un quadro interno italiano con un’insufficiente dinamica della crescita, occorre che tutti siano impegnati  in uno sforzo che consenta al Paese di recuperare competitività e crescita”. 
Sabatini ha aggiunto che “è centrale il tema della produttività su cui incidono, oltre al lavoro, molti fattori materiali e immateriali. Occorre giungere quanto prima ad un accordo condiviso da tutte le parti sociali, che porti a sviluppare un sistema di relazioni industriali che crei condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo e tutelare l’occupazione. Stabilità e crescita sono le due variabili della complessa equazione che dobbiamo risolvere per assicurare il futuro del nostro Paese”. 
“In Italia – ha ribadito Sabatini – le imprese bancarie e le altre imprese condividono un destino comune. È partendo da questa consapevolezza che da più di due anni l’ABI lavora con le altre associazioni di impresa per costruire le soluzioni per reggere l’impatto della crisi e ripartire insieme.”
Sulle Pmi continua intanto l’impegno in Europa per alleggerire gli effetti di Basilea 3 e di una regolamentazione invasiva per l’accesso al credito. Sabatini ha ricordato che la nuova proposta Ue sul meccanismo di “sconto” alle Pmi nel calcolo degli asset ponderati per il rischio assunto dalle banche sui prestiti non evita eventuali riduzioni dei prestiti stessi. “L’obiettivo condiviso con tutte le Associazioni imprenditoriali – ha detto il Direttore generale dell’ABI – è proprio evitare nuovi limiti al credito alle imprese. Si deve scongiurare un credit crunch tecnico da norme, a prescindere dal vero rischio di credito aziendale”.
Tornando all’Italia, Sabatini ha ricordato che “per facilitare l’accesso al credito occorre allentare le tensioni che aumentano la percezione del rischio paese. Se non si riporta questo rischio a livelli ragionevoli, precedenti il 2011, è difficile immaginare che costo e quantità del credito possano migliorare”. Le banche italiane stanno intervenendo al meglio nell’emergenza della crisi, scontando fattori negativi di domanda legati al peggioramento congiunturale, al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. In altre parole, per Sabatini “uno spread che viaggia ad oltre 310 punti significa inevitabilmente meno liquidità per le banche e costi più alti per finanziarsi, e quindi credito più difficoltoso per imprese e famiglie”.
“È fondamentale – ha aggiunto Sabatini – che cresca nel Paese la consapevolezza del ruolo delle banche e del fatto che le difficoltà che oggi si stanno manifestando nell’erogazione creditizia potrebbero accentuarsi se le imprese bancarie fossero sottoposte a ulteriori penalizzazioni, specie sul piano fiscale e regolamentare. In un quadro congiunturale e prospettico che presenta molteplici fattori di compressione della redditività, le banche dovranno recuperare sia sul fronte dei ricavi sia sul fronte dei costi, sfruttando le nuove tecnologie, aumentando flessibilità ed efficienza a vantaggio dei clienti. Gli aumenti della pressione fiscale, quali quelli da ultimo introdotti con il ddl Stabilità, sono in questo contesto non più sostenibili.”
Parlano i numeri: le banche saranno gravate da nuove forme di aumento della pressione fiscale per oltre 5 miliardi nel 2013-2017. Ciò significa un incremento a livelli lontani dai principali competitors europei: nella media degli ultimi 10 anni si è registrata una tassazione superiore di 15 punti percentuali. Tale onere comporta un effetto negativo sulla capacità di autofinanziamento delle banche italiane, che si riflette in una minore capacità di sostenere l’economia e conseguentemente in una riduzione del gettito complessivo.
“A ciò si aggiungono – ha concluso Sabatini – 500 provvedimenti normativi negli ultimi cinque anni. In questo modo viene messo in discussione un modello virtuoso di fare banca, vicino a imprese e famiglie; un modello di attività al quale le banche italiane sono fortemente attaccate e a cui non vogliono rinunciare”.

(27 ottobre 2012) ​Dalla quinta tappa del Road Show Italia a Lecce, il Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini ha fatto il punto con istituzioni e imprenditori sulle prospettive dell’economia italiana. Continua l’impegno comune in Europa per alleggerire gli effetti di Basilea 3 ed evitare riflessi negativi sulle imprese. Grande sforzo del settore bancario pur in […]

ABI e Mef insieme per facilitare l’accesso alla liquidità | [23/10/2012]

(23 ottobre 2012) Firmata una convenzione per snellire ulteriormente le procedure per l’accesso alla liquidità per le imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni


​Il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Associazione bancaria italiana hanno siglato il 22 ottobre la convenzione che permette l’accesso da parte delle banche e degli intermediari finanziari alla piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti verso le amministrazioni pubbliche.
Il collegamento tra la piattaforma elettronica pubblica e il sistema finanziario permette a banche e intermediari finanziari di verificare direttamente lo stato del credito, velocizzando e semplificando le procedure di anticipazione o sconto per le imprese fornitrici della pubblica amministrazione.

(23 ottobre 2012) Firmata una convenzione per snellire ulteriormente le procedure per l’accesso alla liquidità per le imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni

Banche e smobilizzo crediti: oltre il 60% ha aderito ad accordi | [23/10/2012]

(23 ottobre 2012) Istituti di credito pronti alla fase operativa, in attesa della emanazione del decreto che recepisce regolamento operativo del Fondo di garanzia per le Pmi. La scorsa settimana il Comitato di gestione del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese ha formalizzato il regolamento operativo del Fondo. Manca ora un ultimo tassello, la pubblicazione del decreto con il regolamento, e il quadro sarà completo.


​Intanto, il settore bancario sta facendo la sua parte. Il 63,5% delle banche, in termini di sportelli sul territorio, è pronto a rendere operativo l’accordo per agevolare lo smobilizzo dei crediti delle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione (Pa) e quello per favorire il finanziamento di progetti di investimento in Italia. Si tratta dei due protocolli sottoscritti il 22 maggio tra l’ABI e le Associazioni di impresa, diretti a sostenere le aziende per quanto riguarda lo sblocco dei crediti della Pubblica amministrazione e gli investimenti delle piccole e medie imprese. La lista completa delle banche che hanno già aderito agli accordi è già disponibile da venerdì scorso sul sito abi.it. Nel momento in cui il quadro normativo sarà completo le banche potranno procedere per dare avvio alla fase operativa per questi ulteriori aspetti.

Smobilizzo crediti PaPer supportare le piccole e medie imprese è previsto un plafond di 10 miliardi di euro. I crediti, che possono essere smobilizzati, devono essere certificati come certi, liquidi ed esigibili. L’anticipazione non potrà essere inferiore al 70% dell’ammontare del credito che l’impresa vanta nei confronti della Pa e la durata sarà coerente con la data di pagamento prevista. Le imprese che possono accedere al plafond “Crediti Pa” sono le Pmi che operano in Italia, definite dalla normativa comunitaria, di tutti i settori. Al momento della domanda non devono avere posizioni classificate dalla banca come sofferenze, partite incagliate, esposizioni ristrutturate o esposizioni scadute – sconfinanti da oltre 90 giorni, ne’ procedure esecutive in corso. Per le imprese con esposizioni scadute – sconfinamenti da oltre 90 giorni fino a 180, la banca può valutare la realizzazione dell’operazione se il ritardo nel pagamento è imputabile al mancato incasso dei crediti Pa.

Progetti investimenti ItaliaAnche in questo caso è di 10 miliardi di euro il plafond per il finanziamento delle Pmi. L’intervento è reso possibile anche grazie alla liquidità messa a disposizione dalla Bce, tramite operazioni straordinarie di rifinanziamento con durata fino a 3 anni. A ciò si aggiunge la convenzione tra ABI e Cdp con cui quest’ultima mette a disposizione 10 miliardi di euro per il finanziamento delle Pmi.

Documenti relativi ai 2 plafond e banche aderenti 

(23 ottobre 2012) Istituti di credito pronti alla fase operativa, in attesa della emanazione del decreto che recepisce regolamento operativo del Fondo di garanzia per le Pmi. La scorsa settimana il Comitato di gestione del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese ha formalizzato il regolamento operativo del Fondo. Manca ora un […]

Insostenibili le tasse su perdite e utili non realizzati | [17/10/2012]

Il Comitato esecutivo ha esaminato il 17 ottobre i contenuti del Disegno di legge stabilità 2013. Pur nella piena comprensione dei problemi di finanza pubblica in cui versa in Paese, il Comitato esecutivo lamenta il nuovo aumento della pressione fiscale sulle banche, che ha raggiunto un livello divenuto ormai insostenibile per le aziende del settore.


​Nella media degli ultimi 10 anni le banche italiane hanno registrato una pressione fiscale effettiva superiore di 15 punti percentuali rispetto a quella delle banche europee.In questo modo, viene messa in discussione la possibilità per le banche italiane di continuare a sostenere l’economia reale, un modello di attività cui non si vuole in alcun modo rinunciare.Il Comitato esecutivo segnala all’attenzione generale un sistema fiscale che, per scelte del passato, non consente alle imprese bancarie di detrarre le rettifiche su crediti e che prevede una parziale indeducibilità degli interessi passivi, entrambe voci che rappresentano i tipici “costi industriali delle banche”. Inoltre alle banche viene applicata una maggiore aliquota Irap, fin dalla introduzione di questo tributo.La situazione appare dunque difficilmente sostenibile, in quanto impone alle banche di pagare tasse sulle perdite e su utili non realizzati. Tutto ciò avviene in  un contesto economico che necessiterebbe di banche che siano messe in grado di svolgere a pieno il loro ruolo per la ripresa dell’economia, a servizio quindi di famiglie e imprese.

Il Ce ABI critica il nuovo aumento della pressione fiscale per le banche

I covered bond si confermano fonte alternativa di liquidità | [02/10/2012]

Riparte il mercato dopo un 2011 difficile: nei primi otto mesi dell’anno gli istituti bancari hanno già emesso strumenti per un controvalore complessivo (43 miliardi) superiore all’intera annata precedente. Il 2 e 3 ottobre a Milano la V edizione della Securitisation and covered bonds conference 


​Più forte dello spread. Anche in un 2011 estremamente critico il mercato delle obbligazioni bancarie garantite (Obg) ha continuato a rappresentare un canale efficace per soddisfare le crescenti necessità di liquidità delle banche italiane, con un valore complessivo delle emissioni superiore ai 30 miliardi di euro, sebbene la maggior parte di queste emissioni non sono state collocate sul mercato ma utilizzate come collateral per ottenere liquidità dalla Bce. Il trend sembra confermato dai primi dati dell’anno in corso: nonostante il numero degli emittenti si sia ridotto da undici a sette, nei primi otto mesi del 2012 i valori complessivi d’emissione hanno raggiunto quota 43 miliardi.
L’occasione per fare il punto su questo mercato è stata la quinta edizione della “Securitisation and covered bonds conference 2012”, organizzata dall’Associazione bancaria italiana e dall’Association for financial markets in Europe (Afme), svoltasi a Milano il 2 e 3 ottobre. Nella due-giorni di convegno si dibatte degli ultimi sviluppi del mercato della cartolarizzazione e dei covered bond nello scenario della perdurante crisi finanziaria e si analizzano le recenti evoluzioni normative e regolamentari in ambito europeo. Un ulteriore momento di approfondimento è dedicato alle diverse iniziative avviate a livello continentale in tema di trasparenza. La sessione di chiusura offre infine l’occasione per ragionare, assieme ad alcuni grandi investitori internazionali, circa le prospettive future di questo comparto finanziario. 
Restringendo il campo d’osservazione alla sola Italia va rilevato che la chiusura del mercato wholesale internazionale comporta tuttora per le nostre banche difficoltà sul lato della raccolta a medio e lungo termine. Nonostante il decisivo supporto offerto dalla Bce con i due piani di rifinanziamento (Ltro) dello scorso dicembre e di febbraio 2012 il problema sussiste, non solo in ragione dell’eccezionalità dell’intervento Bce ma soprattutto perché la liquidità messa a disposizione da Francoforte è di breve termine e dunque non può essere utilizzata dagli istituti per finanziare iniziative imprenditoriali con un orizzonte temporale ampio oppure per le operazioni immobiliari delle famiglie.
“Un problema di tipo finanziario che tuttavia rischia di assumere caratteristiche di tipo economico”, ha osservato Gianfranco Torriero, responsabile della direzione Strategie e mercati finanziari dell’ABI. “A maggior ragione – ha proseguito Torriero – se consideriamo che normalmente una ripresa del mercato dei mutui residenziali è in grado di fare da traino per l’economia in generale, almeno nel breve periodo”. Anche alla luce di quanto appena detto, covered bond e cartolarizzazioni rimangono strumenti fondamentali per la banca, in quanto consentono di diversificare le possibilità di raccolta in relazione alle diverse esigenze.
Il rilancio di questi mercati passa tuttavia dal recupero della fiducia degli investitori internazionali attraverso il rafforzamento delle iniziative già avviate in tema di trasparenza. Attualmente si guarda con interesse al progetto “Prime collateralised securities”, tra i cui soggetti fondatori figura un grande gruppo italiano, che punta a rilanciare lo strumento della cartolarizzazione attraverso la creazione di uno strumento dotato di una serie di caratteristiche standard che facilitino l’analisi di qualità da parte degli investitori. Sul fronte covered bond, invece, ABI e i gruppi bancari emittenti hanno appoggiato sin da subito il progetto di “Covered bond label” avviato dall’European covered bond council (Ecbc), convinti che sia un passo importante verso una piena armonizzazione a livello continentale di questo strumento
 

Sale nel 2012 il valore delle emissioni di obbligazioni bancarie garantite

Banche ‘maglia rosa’ nell’occupazione femminile | [25/09/2012]

Nel corso della due giorni dedicata a “Donne, banche e sviluppo” è emerso che si assottiglia il divario occupazionale con gli uomini nel settore bancario e, nel quadro complessivo della crisi, il ruolo femminile si impone come fattore culturale ed “economico” strategico per la ripresa. Per il Presidente ABI Giuseppe Mussari servono riforme strutturali per coniugare livelli di occupazione e progresso sociale 


Banche italiane verso un progressivo cambiamento nella struttura occupazionale del settore orientato, con buone prospettive, verso il personale femminile. Secondo i dati più recenti, al 31 dicembre 2011, le lavoratrici bancarie rappresentano oltre il 43% dell’occupazione complessiva. Più della metà dei neo assunti sono donne. Tra il 2015-2017 è prevedibile che si raggiunga la parità di presenza con gli uomini nel sistema bancario.È quanto emerso, il 25 settembre a Roma, nel corso del convegno ABI “Donne, banche e sviluppo: l’Italia che cambia passo per crescere”. Un momento di confronto e una necessaria riflessione su molti aspetti che riguardano le donne; dai percorsi di carriera, ai divari retributivi, all’imprenditorialità femminile. Ma soprattutto, in generale, sul peso sociale della crisi, che scaricandosi in gran parte sulle famiglie, vede le donne sempre più al centro di un ruolo strategico da inquadrare come leva per la crescita.In questo senso l’Italia, in prospettiva, deve accelerare il passo in Europa: Il livello rimane ancora inferiore rispetto ai principali Paesi europei, ma il nostro Paese appare in netto recupero. Negli ultimi 5 anni (2005-2010) l’incremento della presenza femminile è secondo solo a quello registrato in Spagna ed è pari a quasi un punto percentuale all’anno.“Le donne italiane – ha dichiarato il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari – stanno dimostrando una capacità di adattamento alla crisi superiore a quella degli uomini. Non sfugge a nessuno come il tema delle donne nell’economia del Paese sia strategico. Non si può più tardare. Occorre andare, attraverso riforme strutturali, verso il superamento di tutti i vincoli che frenano lo sviluppo delle carriere femminili e l’accesso alle posizioni più elevate, anche a causa dei prevalenti legami con la cura della famiglia”. Mussari ha ricordato che il settore del credito è in prima linea nel sistema produttivo nazionale quanto a valorizzazione delle risorse femminili: “Prova ne è – ha detto – l’ultimo rinnovo contrattuale con forme di flessibilità che consentono di poter gestire, meglio che altrove, il tempo di lavoro, compatibilmente con quello dedicato agli altri impegni della vita quotidiana”.In particolare si possono evidenziare due aspetti precisi:

  • dal lato delle dipendenti, le agevolazioni delle imprese bancarie nell’assunzione di donne in “aree svantaggiate”, come prevede il Fondo per l’occupazione;

  • dal lato delle consumatrici, un più agevole accesso ai servizi bancari adeguando gli orari di sportello ai mutati tempi della città.

Il settore del credito all’avanguardia nell’assunzione di personale femminile