Recessione anche nel 2013 e redditività ai minimi storici | [20/12/2012]

​(20 dicembre 2012) Rapporto di previsione Afo 2012-2014: Pil 2012 (-2,1%) e ancora in contrazione il prossimo anno (-0,6%), ma lenta ripresa dal secondo semestre. Le incertezze globali restano forti. In Italia crollo di consumi e investimenti: pesano gli effetti di breve periodo di un ineludibile risanamento finanziario. Per le banche sempre più urgente azione di riduzione dei costi.


​Restano alti i rischi di un rallentamento internazionale e le prospettive future sono legate a tre incognite principali: gli sviluppi della crisi europea, la capacità di tenuta delle economie asiatiche, i risultati del possibile accordo sul fiscal cliff americano. Molto positivo in Europa l’allentamento delle tensioni finanziarie sui titoli pubblici, grazie alle azioni della Bce e al risanamento fiscale in atto nei paesi della periferia europea. Ma l’austerity sta generando pesanti ripercussioni sull’economia reale. Per l’Italia ciò si traduce in una riduzione del Pil del 2,1% nel 2012 e un ulteriore contrazione nel 2013 (-0,6%). Dalla seconda metà del 2013 la crescita congiunturale dovrebbe però tornare in positivo, con il 2014 che potrebbe chiudersi con un +0,8%. È questa la fotografia del rapporto di previsione Afo 2012-2014 elaborato dall’ABI.
Sulle banche, nonostante la parziale riduzione dello spread, pesa soprattutto il negativo andamento del ciclo economico. Si conferma in tutta la sua fortissima rilevanza il tema della redditività inferiore al costo del capitale: il recupero della crescita effettiva e potenziale dell’economia italiana, la definizione di un quadro di regole nazionali ed europee che riconoscano il valore positivo del tradizionale modello di business commerciale; una forte azione endogena all’industria sul fronte della diversificazione delle fonti di ricavo e, soprattutto, della riduzione dei costi sono le condizioni per il recupero di redditività.

Le prospettive: il quadro macroeconomico interno
L’economia nazionale sconta ancora il doppio ciclo recessivo innescatosi tra il 2009 e il 2012, tanto che l’anno in corso registrerà sul Pil una contrazione di 2,1 punti percentuali per tornare ad un +0,8% solo nel 2014.
Il crollo dei consumi delle famiglie è una delle caratteristiche distintive di questa recessione. La loro riduzione dovrebbe essere pari al -3,2% nel 2012 e al -1% nel 2013. Questa caduta risente dell’andamento molto negativo del reddito disponibile, in riduzione, nel 2012, del 3,6% in termini reali. Se così fosse, sarebbe un dato inferiore solo a quello del 1993 quando la contrazione fu del 3,9%.
Sul mercato del lavoro emergono gli effetti più preoccupanti della crisi. Nell’anno in corso il tasso di disoccupazione balzerà al 10,8%, dall’8,4% del 2011, e rimarrà stabile nel biennio successivo.

La finanza pubblica
Nei prossimi anni proseguirà il miglioramento della finanza pubblica, centrando l’obiettivo di pareggio in termini strutturali. Il rapporto deficit/Pil passerà dal -2,8% di quest’anno al -1,3% del 2014.
Il debito pubblico, al lordo dei sostegni all’Europa, salirà al 126,2% del Pil nel 2012 e rimarrà su tale livello anche l’anno successivo. Solo dal 2014 si assisterà a una sua riduzione pari a circa 3 punti di Pil, condizionata però, alla realizzazione di dismissioni per 1 punto di prodotto in ciascun anno, come del resto previsto nel quadro di finanza pubblica del Governo.

Industria bancaria: andamenti e prospettive
Il funding continua ad essere il principale canale di trasmissione della crisi sovrana all’attività delle banche, i miglioramenti registrati nei differenziali di rendimento negli ultimi mesi si sono prontamente trasferiti in una dinamica della raccolta da residenti decisamente positiva rispetto al livello degli impieghi. Tali andamenti tuttavia non risultano ancora sufficienti a rendere le banche italiane indipendenti dal finanziamento della Bce, soprattutto a causa del negativo andamento della raccolta sull’estero. Nel corso del 2012 il rallentamento dei finanziamenti alle imprese deve essere ricondotto prevalentemente alla debolezza della domanda, così come vincoli piuttosto stringenti per la crescita del credito vengono dal deterioramento della sua qualità.

Raccolta e impieghi
Gli impieghi a residenti dovrebbero presentare quest’anno una sostanziale stagnazione per poi crescere nel biennio finale di previsione a tassi non molto lontani da quelli di crescita del Pil, e comunque mai superiori al 3%. Importante freno alla crescita dei prestiti sarà l’aumento del rischio di credito: nel triennio di previsione, le sofferenze dovrebbero crescere sempre più dei prestiti, toccando a fine 2014 un rapporto sofferenze/impieghi pari al 7,3%. Per trovare un valore più alto bisogna risalire al 1998.
A contrasto delle tendenze ora descritte e coerentemente al migliorato clima sul mercato finanziario, decisamente più soddisfacente dovrebbe risultare la crescita della raccolta: dopo il livello negativo del 2011, nel 2012 la raccolta dovrebbe aumentare del 2,9% e in seguito crescere stabilmente su ritmi di incremento del 3%. Per tali motivi, la previsione disegna una importante riduzione dello squilibrio tra raccolta e impieghi: nel corso del triennio di previsione il funding gap dovrebbe diminuire di 5,5 punti percentuali, collocandosi a fine periodo su di un divario di risorse pari al 9,4% del complesso degli impieghi a residenti.

Roe, margini e costi
Si continua nella scia di peggioramento delle condizioni di redditività del settore: il Return on Equity dell’attività bancaria sarà nel 2014 di poco superiore al 2%. Tale risultato è principalmente determinato dal contesto economico, sotto forma di un elevato ammontare di accantonamenti e rettifiche e di una scarsa dinamica dei volumi intermediati.
Dovrebbe rimanere stazionario, invece, il margine di interesse, interrompendo la caduta degli ultimi anni, ma presentando ancora un valore inferiore per circa 4 miliardi di Euro rispetto al dato del 2007. A fine 2014 gli altri ricavi contribuirebbero al conto economico per quasi 6 miliardi in meno rispetto al 2007.
La salvaguardia delle condizioni di redditività delle banche italiane passa, dunque, inevitabilmente per una attenta e serrata politica di controllo e riduzione dei costi, che dovrebbero contrarsi ad un ritmo medio annuo dell’1,7-1,8% In questo caso, il cost income ratio scenderebbe al 61,2% nel 2014, livello comunque superiore ai valori pre-crisi.

 

Italia in recessione anche nel 2013 e redditivit bancaria ai minimi storici

Difesa occupazione passa per produttività e redditività | [19/12/2012]

(19 dicembre 2012) Rapporto ABI 2012 sul mercato del lavoro: all’orizzonte nuovo modo di fare banca che richiede soluzioni organizzative e produttive compatibili con i costi, la tecnologia e l’innovazione nella gestione delle risorse umane. Le banche italiane stanno affrontando la difficile congiuntura mondiale, che continua a comprimere fortemente la redditività nel settore.
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In un contesto molto critico – caratterizzato da una prolungata recessione, una più stringente regolamentazione e dall’ingresso di nuovi concorrenti in aree strategiche, quali quelle dei servizi di pagamento – le imprese creditizie sono chiamate a rispondere con la massima efficacia ai cambiamenti della domanda, a fronteggiare la maggiore competizione di operatori non bancari e, conseguentemente, a gestire processi di ristrutturazione volti a ridurre i costi e aumentare la produttività. Questa la sintesi della ventesima edizione del Rapporto ABI 2012 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentata il 19 dicembre a Roma dal Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, e alla quale ha preso parte anche il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero.
Nel settore del credito italiano la stabilità del posto di lavoro è da sempre un valore fondamentale, come dimostrato dall’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) che si attesta al 99%. Nonostante le difficoltà macroeconomiche, il settore ha – almeno nel 2011 – contenuto la contrazione degli organici (circa -1%). Tra le principali caratteristiche del personale bancario si confermano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 35,3% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (43,6% sul complesso dei dipendenti).
Le banche italiane si caratterizzano per una struttura di costo particolarmente onerosa: la contrazione della crescita economica, il basso livello dei tassi di interesse a breve termine, le tensioni sul costo della raccolta, il peggioramento della qualità del credito rappresentano un insieme di fattori che contribuiscono a mettere pressione sui ricavi – in forte contrazione – e, in ultima analisi, sulla redditività. Tutto ciò a vantaggio di intermediari caratterizzati da modelli di business più orientati verso le attività finanziarie in senso stretto. Emerge così che il costo del lavoro unitario per le Regional banks italiane (intermediari finanziari che operano prevalentemente nell’ambito dei confini nazionali), pari a 77.500 euro, risulta secondo solo a quello delle banche tedesche e nettamente più elevato rispetto alla media europea (55.000 euro). Il rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione supera di 9 punti percentuali la media Ue (42% contro 33%): nel confronto con i 5 principali mercati europei, i gruppi bancari italiani sono i più penalizzati in termini di percentuale di ricavi assorbita dal costo del lavoro. Per quanto riguarda il rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione, i gruppi italiani, nonostante l’opera di razionalizzazione dei costi che ha permesso di migliorare il livello medio di efficienza aziendale, presentano nel 2011 un valore dell’indice (68%), circa 3 punti percentuali superiore alla media europea, e restano comunque ancora molto lontani dai principali concorrenti, in particolar modo spagnoli e inglesi.
Recupero di redditività e lavoro sono le costanti cui tener conto in uno scenario che richiede un nuovo modo di fare banca con caratteristiche che puntano alla riorganizzazione delle reti e dei processi produttivi, al ruolo di rilievo della tecnologia nella attività di distribuzione dei prodotti bancari e finanziari, a una gestione innovativa delle risorse umane.
In questo contesto si inserisce con grande importanza il recente accordo sulla produttività che rappresenta un contributo significativo per uscire dalla crisi e riavviare un processo di crescita economica. Con tale impostazione, l’Intesa definisce principi e criteri cui deve uniformarsi il sistema delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva.
Su questo fronte le banche italiane sono già un passo avanti grazie alla capacità di relazioni sindacali mature con Parti sociali che hanno dato, da tempo, prova di essere in grado di trovare soluzioni condivise a problemi molto complessi. Ciò ha consentito a inizio 2012 di firmare un contratto collettivo nazionale di carattere eccezionale con una serie di punti qualificanti quali: una politica salariale compatibile con lo sforzo di ripresa del settore, il sostegno all’occupazione e la valorizzazione della solidarietà generazionale, l’adozione di misure per la crescita della produttività e competitività.
Tuttavia, resta da risolvere con urgenza il nodo sulla sostenibilità del Fondo di solidarietà di settore, quale strumento di ammortizzazione sociale, senza oneri per la collettività, utile a favorire il necessario ricambio generazionale. I notevoli cambiamenti intercorsi in materia pensionistica ne hanno causato importanti ricadute per via dell’incremento dei costi correlati alle novità previdenziali.
Alla presentazione del Rapporto da parte di Giancarlo Durante, Direttore centrale ABI – Responsabile direzione sindacale e del lavoro, e Luigi Prosperetti, Ordinario di politica economica – Università degli Studi di Milano, sono intervenuti Francesco Micheli, Vice Presidente ABI e Presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro dell’Associazione, e Tiziano Treu, Vice Presidente Commissione lavoro e previdenza sociale del Senato della Repubblica.

(19 dicembre 2012) Rapporto ABI 2012 sul mercato del lavoro: all’orizzonte nuovo modo di fare banca che richiede soluzioni organizzative e produttive compatibili con i costi, la tecnologia e l’innovazione nella gestione delle risorse umane. Le banche italiane stanno affrontando la difficile congiuntura mondiale, che continua a comprimere fortemente la redditività nel settore. Guarda il […]

Sisma Emilia: sei miliardi per la ricostruzione | [17/12/2012]

(17 dicembre 2012) E’ stata sottoscritta la Convenzione Cdp-ABI per l’avvio dell’operatività relativa al Plafond “Ricostruzione sisma 2012”.  Le risorse, che verranno erogate attraverso le banche aderenti alla convenzione, sono destinate a famiglie e imprese danneggiate dal sisma, per interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione di immobili adibiti ad uso residenziale e ad uso produttivo (inclusi gli impianti e i macchinari). 


​Dal 17 dicembre le banche potranno stipulare con Cdp i contratti di finanziamento quadro e i beneficiari attivare i finanziamenti agevolati presso gli sportelli delle banche aderenti. La prima erogazione è prevista il prossimo 10 gennaio.
I finanziamenti agevolati sono a totale carico dello Stato: le rate (per capitale e interessi) saranno restituite dai beneficiari alle banche mediante la cessione del credito d’imposta loro riconosciuto dalla legge. L’erogazione e la messa in ammortamento dei finanziamenti avverrà sulla base degli stati di avanzamento lavori.
Questa iniziativa arricchisce il quadro delle misure già attivate da Cdp: dal Plafond “Moratoria sisma 2012” di 6 miliardi di euro – sempre in collaborazione con le banche – dedicato alla dilazione del pagamento dei tributi, alla sospensione – per tutto il corrente anno – del pagamento degli oneri dei mutui concessi agli enti locali interessati dal terremoto – senza aggravio di interessi; dalla devoluzione alle regioni di 100 milioni di euro (già stanziati dal bilancio dello Stato in favore di Cdp) per la concessione di contributi in conto interessi, all’introduzione della misura di durata 15 anni nel Nuovo plafond Pmi, specificamente dedicata alle piccole e medie imprese operanti nei territori colpiti dal sisma.
Entro i primi mesi del 2013 sarà altresì attivata – sempre in sinergia con le banche – anche la misura dedicata alle grandi Imprese colpite dal sisma a valere sulle risorse del Fondo rotativo imprese (Fri).

Iniziativa CdP-ABI per famiglie e imprese danneggiate dal sisma 2012

Bancari: firmato il testo coordinato del Contratto nazionale | [16/12/2012]

(19 dicembre 2012) L’ABI e le Organizzazioni sindacali hanno sottoscritto il testo coordinato del Ccnl 19 gennaio 2012 per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti dalle imprese creditizie, finanziarie e strumentali, in vigore fino al 30 giugno 2014


La definizione del Ccnl, realizzata dopo un confronto di alcuni mesi con la controparte, offre oggi un testo unico che raccoglie tutte le disposizioni nazionali in vigore, corredato come di consueto da indice analitico, appendici e riferimenti normativi. Uno strumento che rafforza indirettamente anche il principio del rispetto delle regole e della loro esigibilità. 

Dopo un confronto di alcuni mesi tra ABI e Sindacati, definito il contratto dei bancari

La certificazione dei contratti di lavoro | [15/12/2012]

(19 dicembre 2012) L’Associazione bancaria italiana  ha stipulato una Convenzione con l’Università Roma Tre per la certificazione dei contratti di lavoro


​L’iniziativa ha l’obiettivo di potenziare ulteriormente i servizi di consulenza e assistenza in materia giuslavoristica a favore delle aziende che abbiano conferito mandato di rappresentanza sindacale all’Associazione bancaria italiana, attraverso uno strumento previsto dalla legge che ha lo scopo di dare certezza ai rapporti di lavoro e ridurre il contenzioso in materia.
Per espressa previsione di legge, la certificazione è una procedura di carattere volontario finalizzata ad attestare la conformità alla legge del contratto che si intende sottoscrivere, sia sotto il profilo formale sia sotto quello del contenuto.
Sono particolare oggetto della Convenzione i contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro, ivi inclusi i contratti di appalto e di somministrazione.
In considerazione della novità dell’iniziativa nel Settore, la Convenzione ha carattere sperimentale e durata di un anno, a partire dal 1° gennaio 2013.

Stipulata una Convenzione tra l’ABI e l’Universit Roma 3

A ottobre sospesi mutui a Pmi per 17 miliardi | [05/12/2012]

(5 dicembre 2012) Conclusa la tre giorni ABI sul credito: per il Direttore generale Sabatini “le banche hanno supportato famiglie e imprese ma i troppi gap regolamentari Ue comprimono la capacità di sviluppo del mercato creditizio”. Con stop rate mutui +2.5 miliardi di liquidità ad oltre 52.000 imprese. A 77.000 famiglie sospesi oltre 9 miliardi


​La congiuntura continua ad incidere sul “portafoglio” di famiglie e imprese, con il risultato di un crollo delle compravendite immobiliari, degli investimenti e un incremento della rischiosità. Questo è quanto emerso complessivamente nella terza edizione di “Credito al credito 2012”. La tre giorni dell’ABI sul mercato del credito a famiglie e imprese segnato da una congiuntura che spinge a grande prudenza nella richiesta di prestiti; dal permanere delle tensioni sul debito sovrano che condiziona fortemente l’operatività di raccolta e offerta degli intermediari, già gravati da una penalizzante regolamentazione europea soprattutto sul fronte del rafforzamento patrimoniale.
Operiamo in un contesto economico in continua tensione – ha dichiarato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – che impone di percorrere tutte le strade a tutela di banche, imprese e famiglie. Il mercato del credito è essenziale per far ripartire lavoro e consumi, ma la crisi ha insegnato che è fondamentale un suo sviluppo ordinato e non ipertrofico. In Italia le banche hanno finanziato e finanziano con saggezza e lungimiranza pur soffrendo di una serie di gap normativi rispetto ai principali concorrenti europei che hanno finito per comprimere, insieme alla carenza attuale di raccolta e domanda, la capacità di un maggiore sviluppo dell’offerta creditizia”.

Credito alle imprese
A settembre 2012 i finanziamenti alle imprese hanno registrato una diminuzione del 4,2% (-2,7% il mese precedente; +5,3% un anno prima). Dinamica influenzata dal crollo dei principali fattori di domanda che vanno dagli investimenti fissi alla ristrutturazione dei debiti. Quadro che appare in linea con l’andamento della produzione industriale, -5% nello stesso periodo, e con gli ordinativi manufatturieri che ad agosto hanno registrato una flessione su base annua pari a -9% (-4,9% a luglio).
Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti riferito al comparto delle imprese è salito nel secondo trimestre del 2012 al 2,8% in ragione d’anno; era pari all’1,5% a fine 2008. In totale, le sofferenze lorde riferite a tutti i settori – a fine settembre 2012 – hanno raggiunto i 117,6 miliardi, 1,8 miliardi in più rispetto ad agosto e +15,6 miliardi rispetto a settembre 2011, segnando un incremento annuo del 15,3%.
Le banche italiane stanno intervenendo al meglio nell’emergenza della crisi, scontando fattori negativi di domanda legati al peggioramento congiunturale, al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. Ciò non ha impedito di portare avanti iniziative di grande rilievo. In particolare il Nuovo Accordo per le Pmi – nei primi mesi di operatività fino a ottobre 2012 – ha consentito la sospensione delle rate dei finanziamenti a 52.013 Pmi per un debito residuo di 17,3 miliardi, liberando liquidità aggiuntiva per le imprese per 2,5 miliardi.

Credito alle famiglie
Sempre a settembre 2012, i prestiti bancari destinati alle famiglie per l’acquisto di abitazioni hanno segnato una crescita annua dello 0,5% (in decelerazione rispetto al +5% di settembre 2011 ed al +0,8% di agosto).
Questo quadro si lega anche ad una più contenuta crescita della rischiosità delle famiglie. Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti riferito al comparto delle famiglie consumatrici è salito nel secondo trimestre del 2012 all’1,3% in ragione d’anno; era pari all’1% a fine 2008. L’erogazione basata sulla corretta valutazione del cliente ha consentito di avere un mercato ancora con tassi di sofferenza contenuti, come si evince dal basso livello di indebitamento delle famiglie italiane (65% a fine 2011, rispetto all’85% della Francia, poco meno del 90% della Germania, oltre il 120% della Spagna e con una media Ue che si attesta a più del 95%).
Le banche negli ultimi anni hanno realizzato e portato avanti misure nell’ambito dei mutui e dei prestiti al consumo inquadrate nell’iniziativa “Percorso famiglie” – concordata con 13 Associazioni dei Consumatori lo scorso 30 luglio.
Sospensione delle rate del mutuo – arrivata alla quarta proroga dal 2010: fino a settembre scorso circa 77.000 famiglie hanno sospeso per un anno il pagamento delle rate con un controvalore di circa 9 miliardi di euro di debito residuo e una liquidità liberata di 569 milioni di euro (oltre 7.000 euro a famiglia).
Fondo nuovi nati – altra importante iniziativa di “Percorso Famiglie” per favorire l’accesso al credito alle famiglie con nuovi nati nel 2009, 2010, 2011. Il Fondo riguarda l’erogazione di finanziamenti per un ammontare massimo di 5.000 euro a tassi al massimo pari alla metà di quelli offerti sul mercato: ad oggi sono stati erogati circa 27.000 finanziamenti per un controvalore di oltre 131 milioni di euro. Dati i risultati positivi l’iniziativa è stata prorogata anche per il triennio 2011-2013.
anticipazione Cigs – prorogata fino a dicembre 2013 anche la Convenzione tra ABI, Confindustria e Organizzazioni sindacali confederali e di categoria che prevede, per un massimo di sette mesi, l’erogazione dell’anticipo dell’indennità della Cigs allo sportello. L’iniziativa, del 2009, ha l’obiettivo di fornire concrete risposte ai lavoratori e alle loro famiglie coinvolte nelle ricadute occupazionali derivanti dalla difficile congiuntura economica. È finalizzata a finanziare un importo non superiore all’80% della retribuzione mensile. Crediti per un massimo di 900 euro mensili e un ammontare complessivo non superiore a 6.000 euro. Nel biennio 2010-2011 le erogazioni hanno riguardato circa 12.400 posizioni per un valore complessivo di 61.2 milioni di euro.

Le banche supportano le Pmi ma troppi i gap regolamentari dalla Ue

Sisma Emilia Romagna: sospensione mutui prorogata | [04/12/2012]

(6 dicembre 2012) 7 mesi di ulteriore proroga, sino al 30 giugno 2013, per il pagamento delle rate dei mutui per le vittime degli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna nel maggio scorso. Prosegue così l’impegno delle banche operanti nei territori colpiti dal sisma verso i cittadini e il tessuto produttivo locale, che avevano attivato già all’indomani del terremoto una serie di misure e interventi in collaborazione con la Regione e le istituzioni nazionali.


​Di seguito l’elenco, allo stato, delle banche che hanno manifestato la disponibilità ad offrire questa proroga.

  • Banca Carim – Cassa di risparmio di Rimini

  • Banca di Imola (Gruppo Cariravenna)

  • Bnl Gruppo Bnp Paribas

  • Banca Popolare dell’Emilia Romagna

  • Banca Monte dei paschi di Siena

  • Banco S.Geminiano e S. Prospero (Banco popolare)

  • Bpm (Banca popolare di Milano)

  • Carige

  • Cariparma

  • Cassa di risparmio di Cento

  • Cassa di risparmio di Ferrara

  • Cassa di risparmio di Ravenna

  • Cassa di risparmio in Bologna (Gruppo Intesa Sanpaolo)

  • Federazione Bcc Emilia Romagna, per conto delle Bcc interessate

  • Gruppo Cassa di risparmio di Cesena

  • Ing Direct

  • Credito Emiliano

  • Sanfelice 1893 Banca Popolare

  • Unicredit

Per conoscere le specifiche autonome modalità e caratteristiche in base alle quali la sospensione sarà offerta da ciascuna banca, la clientela dovrà recarsi presso gli sportelli. 

Proroga di ulteriori 7 mesi per le popolazioni colpite dal sisma

Rinviare applicazione di Basilea3 o a rischio crediti Pmi | [04/12/2012]

(4 dicembre 2012) Regolamentazione uniforme, unione bancaria europea, comparabilità dei coefficienti patrimoniali e sincronizzazione temporale delle norme sui mercati bancari. Sono i temi al centro del convegno ABI sulla direttiva europea sui requisiti di capitale. Per il Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini “va evitato il rischio di disparità competitive che pesano sulla capacità di sostegno all’economia”


​Più si avvicina l’entrata in vigore dei nuovi parametri internazionali di Basilea3, più si allontanano i requisiti essenziali perché le scadenze ipotizzate per l’applicazione delle Direttive possano essere rispettate. Nessuna certezza, infatti, su una regolamentazione uniforme e un’effettiva unione bancaria europea, su una piena comparabilità dei coefficienti patrimoniali e su una sincronizzazione temporale della regolamentazione Usa con l’Ue. “Nello scenario attuale – ha sottolineato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – vengono meno le caratteristiche di sincronizzazione e globalità, che Basilea3 dovrebbe introdurre nell’operatività dei mercati bancari con le economie del mondo. Il rischio evidente di disparità competitive impone un rinvio dell’attuazione delle nuove normative. Di fronte al quadro macroeconomico che non lascia prevedere efficaci cambi di tendenza occorre evitare che le nuove regole riducano la capacità delle anche italiane ed europee di supportare il sistema economico e la ripresa”.
È quanto tracciato il 4 dicembre nel convegno ABI “Basilea 3, Crd4 e Banking union – dove saremo oggi, dove saremo domani?” dedicato al processo di implementazione in corso della regolamentazione prudenziale e dell’autorità di vigilanza europea.
Nelle linee evolutive dell’intero pacchetto legislativo permangono forti elementi di criticità sui prevedibili impatti sia nella gestione bancaria sia nel rapporto con le imprese. Mentre il Comitato di Basilea prosegue i suoi lavori, è sempre più esteso il fronte che chiede un ripensamento delle date di entrata in vigore delle diverse misure come nel caso recente della Federazione Bancaria Europea. Rinvio che favorirebbe l’attesa ripresa del ciclo economico nel corso del 2013 e la disponibilità di credito per famiglie e imprese.
Per quanto riguarda l’Italia, è noto che l’Abi e le principali associazioni economiche e imprenditoriali hanno chiesto alla Commissione e al parlamento europeo di riconoscere l’importanza delle Pmi per la crescita: in tale direzione procedeva la proposta dello Sme supporting factor, un fattore per le piccole e medie imprese che immunizza l’aumento dei requisiti di capitale imposto dalla nuova regolamentazione lasciandolo invariato al livello pre-crisi dell’8% (attualmente sul mercato già al 10,5%). Anche in questo caso la regolamentazione è indirizzata verso l’esclusione di imprese che superano una certa soglia quantitativa di esposizione bancaria (senza coprire, come proposto, comparti con fatturato fino a 50 milioni di euro).
“È necessario tornare alla proposta originaria perché altrimenti si mette sotto stress l’ossatura dell’economia italiana composta per il 95% da Pmi – ha proseguito Sabatini. Mentre le banche italiane, nonostante scarsa redditività e risorse limitate, stanno svolgendo un ruolo fondamentale per la tenuta dei settori produttivi va scongiurato il rischio di credit crunch tecnico provocato dalle regole. Soprattutto in un momento già difficile per il crollo di investimenti fissi da parte delle aziende che pesa sulle possibilità di crescita complessiva”.
Se l’elemento di base è una regolamentazione uniforme, ciò non può avvenire senza un’effettiva unione bancaria a livello europeo. “La creazione di un’unione bancaria – ha concluso Sabatini – è un passo fondamentale per avere più Europa, tenendo conto delle implicazioni complessive non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi europei ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e all’integrazione politica”. 

Evitare disparit competitive che riducono il sostegno all’economia

Calano del 18% le rapine allo sportello | [20/11/2012]

​(20 novembre 2012) 624 nei primi otto mesi del 2012 contro le 766 dello stesso periodo dell’anno precedente. In calo anche bottino e indice di rischio. La fotografia di Ossif, il Centro di ricerca ABI sulla sicurezza, alla Giornata della sicurezza 2012. 0x010100C568DB52D9D0A14D9B2FDCC96666E9F2007948130EC3DB064584E219954237AF3900242457EFB8B24247815D688C526CD44D00CE1EB902448CB54291DAC1E2606739AB TAB_Layout.aspx


​Calano le rapine in banca e diminuiscono anche bottino e indice di rischio. Nei primi otto mesi del 2012, infatti, sono stati compiuti 624 colpi allo sportello, con un calo del 18,5% rispetto ai 766 registrati nello stesso periodo del 2011. La diminuzione conferma il trend positivo già registrato negli ultimi anni: dal 2007 a oggi, infatti, le rapine in banca si sono più che dimezzate (-59%). In calo del 14,4% anche il cosiddetto indice di rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli in Italia – che è passato da 3,3 a 2,8. Sempre magri anche il bottino medio per rapina, con circa 24 mila euro, e il bottino complessivo che è passato da 16 milioni di euro nei primi otto mesi del 2011 a 14,9 milioni nello stesso periodo del 2012 (-7,6%). Sono questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza.
La ricerca è stata presentata il 20 novembre alla Giornata della sicurezza 2012, organizzata da Ossif per fare il punto sulla sicurezza in Italia, anche alla luce delle analisi e dei dati raccolti dall’Osservatorio intersettoriale sulla criminalità ABI-Ossif, a cui partecipano il Ministero degli interni, Poste, ConfCommercio, Federdistribuzione, FederFarma, Federazioni italiana tabaccai e Assovalori. Con l’obiettivo di migliorare la prevenzione anche attraverso lo scambio di informazioni su furti e rapine e la condivisione di best practice.
Il convegno è stato anche l’occasione per presentare gli “Ebook sulle misure di sicurezza”, l’ultima iniziativa di informazione realizzata da Ossif con Bancaria Editrice. “In tema di sicurezza – ha detto Giovanni Pirovano, membro del Comitato di Presidenza ABI – la stretta collaborazione tra banche, Istituzioni e Forze dell’ordine è un tassello fondamentale nella lotta alla criminalità. In questo senso molto è stato fatto, anche grazie agli importanti investimenti delle banche italiane che ogni anno spendono oltre 700 milioni di euro per rendere le proprie filiali sempre più sorvegliate e sicure. E tuttavia – insieme alle altre associazioni di categoria più sensibili al tema – molto si può ancora fare per contrastare questo fenomeno, a partire dalla riduzione dell’ampio uso di denaro contante che ancora caratterizza l’Italia rispetto al resto d’Europa”.
Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dalla fotografia scattata da Ossif sulle rapine in banca nei primi otto mesi del 2012.

La mappa delle rapine
Nei primi otto mesi del 2012, le rapine sono diminuite in: Campania (-14,3%, da 49 a 42), Emilia Romagna (-4,8%, da 62 a 59), Friuli Venezia Giulia (-50%, da 2 a 1), Lazio (-33%, da 112 a 75), Liguria (-40%, da 20 a 12), Lombardia (-27,6%, da 181 a 131), Marche (-46,3%, da 41 a 22), Puglia (-54,5%, da 55 a 25), Toscana (-33,8%, da 68 a 45) e Veneto (-33,3%, da 33 a 22). Nessuna rapina in Valle d’Aosta che conferma il dato positivo dell’anno precedente. I dati negativi riguardano: Abruzzo (con 23 rapine da 22), Basilicata (con 6 da 1), Calabria (con 10 da 7), Molise (con 2 da 1), Piemonte (con 62 da 47), Sardegna (con 11 da 2), Sicilia (con 56 da 49), Trentino Alto-Adige (con 4 da 1) e Umbria (con 16 da 13).

Gli “Ebook sulle misure di sicurezza”
Sulla scia della Guida antirapina realizzata – anche grazie ai suggerimenti di Polizia e Carabinieri – per formare i dipendenti delle banche, Ossif ha messo a punto gli “Ebook sulle misure di sicurezza”. Si tratta di una nuova iniziativa di informazione realizzata col supporto di Bancaria Editrice nell’ambito della collana “Accademia della sicurezza”. L’obiettivo è quello di analizzare, una per una, tutte le soluzioni di sicurezza per le banche, più innovative, moderne ed efficaci. Gli E-book – che saranno disponibili proprio in questi giorni – approfondiscono anche gli aspetti più tecnici della “sicurezza allo sportello” con un taglio sempre pratico e un linguaggio semplice e sintetico. I contenuti degli E-book saranno costantemente aggiornati sulla base delle ricerche e delle analisi svolte da Ossif.

Per il Rapporto Ossif diminuiscono del 18% nei primi otto mesi del 2012

I pagamenti “senza contante” crescono del 4% | [15/11/2012]

(15 novembre 2012) ​Aumentano soprattutto le operazioni sul web con carte (+27,6%) e i bonifici online (+20,3%). In crescita anche le carte nelle tasche degli italiani: da 77 milioni nel 2009 a 82 milioni nel 2011 (+6%). Il punto sui sistemi di pagamento in Italia a Carte 2012.


​Più innovazione e tecnologia e sempre meno contante per i pagamenti degli italiani. Nel 2011 le operazioni fatte con gli strumenti diversi dal contante – carte di credito, debito, prepagate, bonifici, rid, ecc. – sono aumentate del 4% circa contro l’1,4% del 2010. È quanto emerso il 15 novembre al convegno “Carte 2012”, organizzato da ABI e Consorzio bancomat per fare il punto sui sistemi di pagamento in Italia. Anche alla luce dei recenti interventi normativi contenuti nel decreto “Salva Italia” e in vista delle prossime tappe di recepimento delle direttive europee sui pagamenti.
A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento più innovativi, accessibili attraverso i canali telematici e in particolare via internet, che stanno progressivamente sostituendo gli strumenti più tradizionali come i “vecchi” assegni e i bonifici fatti allo sportello. Nel 2011, infatti, sono stati effettuati oltre 280 milioni di pagamenti in rete, con un incremento del 24%. In particolare, le operazioni su web con carte di credito e prepagate sono cresciute del 27,6% mentre i bonifici online hanno fatto registrare un aumento del 20,3%.
Continuano a crescere anche le carte di pagamento nelle tasche degli italiani, che sono passate dai 77 milioni del 2009 agli 82 milioni del 2011 (+6% nel triennio). “La lotta al contante – ha detto il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – è una vera e propria battaglia di civiltà.
In questa direzione, anche grazie ai recenti interventi normativi, molto è stato fatto per favorire il maggior utilizzo degli strumenti alternativi riducendo la circolazione del cash. E tuttavia, su questo fronte l’Italia è ancora in ritardo rispetto al resto d’Europa. L’affermarsi di sistemi di pagamento più evoluti e moderni – ha aggiunto Sabatini – non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e le pubbliche amministrazioni che li utilizzano quotidianamente. Ma anche un importante volano di crescita e sviluppo per il Paese, soprattutto in una fase difficile per l’economia nazionale e internazionale”. Secondo una simulazione condotta da Banca d’Italia, infatti, si potrebbe risparmiare circa lo 0,3% del pil se solo si colmasse il gap che ancora separa l’Italia dai paesi europei più evoluti nell’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, riducendo l’uso del contante e quindi anche i costi sociali, di produzione e gestione sostenuti dal sistema-Paese.

Aumentano soprattutto le operazioni sul web e i bonifici online