Appello all’Europa

​ Da Giuseppe Mussari (ABI), Aldo Minucci (Ania), Luigi Marino (Alleanza delle cooperative) Giorgio Squinzi (Confindustria) e Marco Venturi (Rete Imprese Italia) la lettera aperta a Barroso, Presidente della Commissione europea, e Van Rompuy, Presidente del Consiglio, per realizzare da subito un patto per la crescita.


​Recuperare con azioni concrete lo spirito comunitario per proteggere e rilanciare l’Unione Europea. È questo il messaggio lanciato dalle imprese al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e al Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, in una lettera inviata oggi da Abi, Ania, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confindustria e R.ETE. Imprese Italia in vista del vertice del prossimo 28 giugno.
Il vertice Europeo di fine mese – si legge nella lettera aperta delle imprese italiane a Barroso e Van Rompuy – è una grande occasione per dare un segnale forte e inequivocabile ai popoli e ai mercati da parte di chi oggi guida, ad ogni livello la politica europea. 
Tutte le imprese italiane chiedono con forza ai Governi di non mancare l’appuntamento del 28 e 29 giugno e di adottare i provvedimenti necessari perché l’Europa diventi effettivamente una federazione di Stati, perché si ritorni allo spirito che aveva permesso di ricostruire sulle macerie della seconda guerra mondiale.
Il tempo delle decisioni è adesso, occorre agire subito per continuare ad assicurare un futuro di pace, di benessere, di crescita all’Europa.

Secondo le proposte congiunte delle imprese italiane è: 

  • necessario che la Bce continui ad assicurare un adeguato flusso di liquidità all’economia e a preservare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, anche prevedendo ulteriori interventi sul mercato secondario dei titoli di stato;

  • necessario prevedere una garanzia comunitaria in ordine ad una percentuale del debito pubblico esistente, al fine di non veder vanificati gli sforzi di risanamento dei conti pubblici  a causa dell’aumento dei tassi di rifinanziamento degli stessi;  –

  • necessario completare il quadro normativo europeo con misure che sottopongano a regolamentazione e vigilanza adeguate il sistema finanziario ombra;

  • necessario realizzare un patto per la crescita e attivare strumenti a supporto di questo patto, in primis i project bonds;

  • necessario adottare un patto europeo per l’unione bancaria.

I tagli non sono una risposta

Intervista a Francesco Micheli, Presidente del Comitato sindacale e del lavoro ABI
di Ildegarda Ferraro
 “Io sono ottimista anche se ogni giorno c’è un nuovo problema, perché sono sicuro che questo stato di cose non può durare. Credo in una coscienza sociale complessiva che è proiettata verso il futuro». Chi è ottimista, ma vede uno scenario in cui le difficoltà aumentano giorno dopo giorno, è Francesco Micheli, Presidente del Comitato sindacale e del lavoro dell’ABI, che ha guidato la delegazione per il contratto, oltre che banchiere impegnato in Intesa Sanpaolo …”

​”…c’è molto da fare. Dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Far scendere il nuovo modello nella contrattazione di prossimità». E ancora: “I tagli non possono essere una risposta in sé. Il taglio va bene se è strumentale a superare dei momenti contingenti. Dopodiché si devono fare altre valutazioni. È il sistema organizzativo che entra in ballo. Quello che conta è trovare soluzioni coerenti con un mondo che cambia, in cui la vita diventa più lunga e occorre sapere mettersi sempre in gioco per affrontare il cambiamento ed essere pronti alle sfide nuove che ci aspettano”. Un anno duro alle spalle e un altro pesante davanti.Un contratto molto innovativo chiuso a gennaio, passato alle assemblee entro aprile, una lunga trattativa per la riforma del mercato del lavoro. In prospettiva davanti mesi difficili. Costante il confronto con il sindacato.«Nella gestione della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro i sindacati hanno ottenuto grandi risultati. Da negoziatore devo dare atto che sono stati bravissimi e hanno portato a casa quanto potevano». È un giudizio su una trattativa specifica e recente, ma Micheli non ha mai lesinato i riconoscimenti alle controparti negoziali. Camicia bianca d’ordinanza, Micheli ha la reputazione di un negoziatore pragmatico, duro ma di grande equilibrio, uno che non gioca su più tavoli o che non punta a spaccare il sindacato.Dall’altra parte lo guardano con il rispetto che si ha per la controparte con cui confrontarsi ma in fondo anche comprendersi. Sarà che tutti aspiriamo a un «buon nemico per la vecchiaia» seguendo l’aforisma di Ennio Flaiano. Oppure potrebbe trattarsi di una forma particolare della sindrome di Stoccolma, per cui sequestrati e sequestratori si sentono legati da sentimenti positivi. Micheli è convinto che sia buona la prima, quella del «buon nemico per la vecchiaia».Mi è capitato di sentire raccontare da un sindacalista dei suoi trascorsi come giovane calciatore, dando di lui un’immagine diversa. Devo dire che vale anche il contrario, visto che l’ho sentito parlare di tempi eroici in cui lavorava in un’azienda nella Tiburtina Valley, dove si trovò a dover gestire tagli e licenziamenti di persone con cui aveva anche fatto i turni di notte. «Bisogna anche saper gestire il conflitto”.Ogni tanto emerge dalle strategie anche questo, ma è proprio di chi pensa che sia un’eccezione. Insomma, l’idea che se ne ricava è che per un negoziatore l’arte della guerra è di fondo l’arte della pace, dove quello che conta è negoziare bene per raggiungere un punto d’equilibrio stabile e conveniente per tutti.”

Leggi il documento

Mutui: famiglie italiane solide

Le famiglie italiane sono finanziariamente solide e sostengono il peso dei mutui senza particolari problemi. Al contrario di quanto indicato da uno studio della Commissione sulla situazione occupazionale e sociale Eu, riportato il 27 giugno da alcuni organi di informazioni.


​L’analisi della Commissione è palesemente errata rispetto alla realtà italiana. Le famiglie che hanno chiesto di sospendere il pagamento del mutuo con la moratoria a marzo 2012 sono circa 65mila, a fronte di 3,5 milioni di mutui. Si tratta di un dato ben diverso rispetto a quello riportato oggi. Gli ultimi dati della Banca d’Italia riferiti al primo trimestre 2012 evidenziano che le nuove sofferenze in rapporto ai prestiti si attestano sull’1,2%, in diminuzione rispetto ai valori registrati nel 2011 e nel 2010. La quota dei prestiti su cui sono state registrate temporanee difficoltà di rimborso si è attestata sul 2,3%. Le modalità di erogazione del credito in Italia hanno consentito alle famiglie di accedere all’acquisto dell’abitazione. In particolare, per quanto concerne i mutui nel nostro Paese il rapporto tra la rata e il reddito della famiglia è sempre stato fortemente equilibrato, come ricordato dalla Banca d’Italia il 31 maggio.Identico equilibrio è stato mantenuto nel rapporto tra la somma mutuata e il valore dell’immobile, circa il 65%. Queste due buone pratiche hanno evitato che potesse insorgere una bolla speculativa sulla proprietà immobiliare.

Riforma del mercato del lavoro

Audizione del Direttore generale dell’ABI, Giovanni SabatiniXI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera 
19 giugno 2012

Premessa

A tratto generale, riteniamo che il disegno di legge in discussione non risulti sufficientemente bilanciato sui due versanti: ad una significativa limitazione delle tipologie contrattuali più flessibili non fa riscontro un assetto altrettanto flessibile ed adeguato delle regole in uscita.Molte delle misure previste, infatti, si tradurrebbero in un aggravio di costi per le imprese, senza le auspicate facilitazioni sul piano delle politiche attive del lavoro e della flessibilità di utilizzo del personale. Sembra prevalere nell’impianto normativo un’impostazione “prescrittiva” che, inasprendo regole e controlli, rivela la diffidenza verso la capacità delle imprese di “autogestirsi” responsabilmente.La posizione complessiva di ABI sul testo della riforma è stata illustrata nell’audizione in Senato del 12 aprile ed è espressa nei dettagli nel documento presentato il 17 aprile 2012, insieme ad altre Organizzazioni datoriali: proposte che, salvo che per alcuni aspetti, non hanno trovato accoglimento e che, a nostro avviso, conservano ancora oggi la loro validità.Auspichiamo, pertanto, che codesta Commissione esprima una valutazione che tenga conto dell’assoluta necessità di non perdere un’ occasione storica per contribuire, con regole del mercato del lavoro efficaci e moderne, ad uscire dalla grave situazione di crisi economica ed occupazionale del nostro Paese.In questa Sede peraltro, tenendo doverosamente conto della fase  parlamentare nella quale si colloca l’odierna audizione e dell’urgenza più volte richiamata dal Governo di chiudere in fretta l’iter parlamentare, riteniamo opportuno limitare le nostre osservazioni ad alcuni obiettivi essenziali:

  • incrementare la flessibilità in ingresso con ulteriori interventi sui contratti di apprendistato, di inserimento/reinserimento, a tempo determinato;
  • chiarire, in tema di licenziamenti individuali per motivi economici, quanto meno, i criteri cui il giudice si dovrà attenere nella scelta fra indennizzo e reintegra, al fine di assicurare maggiore certezza nell’applicazione delle regole;
  • semplificare, in materia di licenziamenti collettivi, tempi e contenuti delle procedure previste dalla legge n. 223 del 1991, lasciando che, in caso di accertata illegittimità, operi una sanzione esclusivamente indennitaria;
  • rimodulare gli oneri contributivi a carico delle imprese per evitare riflessi negativi sull’occupazione e sul costo del lavoro in controtendenza rispetto agli scopi della riforma.

Leggi il documento

Anagrafe tributaria e federalismo fiscale

Audizione del Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini
Commissione parlamentare di vigilanza sul’anagrafe tributaria

14 giugno 2012

Premessa
Nell’Anagrafe tributaria sono censiti tutti i soggetti in possesso di codice fiscale, siano essi persone fisiche o meno. Nell’Anagrafe tributaria confluiscono i dati relativi alle dichiarazioni fiscali, alle denunce presentate presso gli uffici finanziari, alle attività ed operazioni degli operatori finanziari, alle utenze energetiche e telefoniche, agli accertamenti fiscali e molti altri ancora. Gli operatori finanziari sono destinatari di molteplici obblighi di segnalazione all’Anagrafe tributaria, sia nella qualità di soggetti tenuti per legge ad assolvere determinati obblighi fiscali per conto di terzi soggetti (c.d. sostituto d’imposta) sia in merito alla tipicità dell’attività svolta, relativamente alla quale il legislatore ha delegato numerose funzioni di supporto all’attività erariale, disponendo obblighi di applicazione del prelievo tributario, del versamento delle imposte nonché della rendicontazione di tali attività mediante presentazione di apposite dichiarazione annuali. Il conferimento da parte del fisco di numerosi e complessi compiti a carico degli operatori finanziari si è tradotto per lo Stato in un notevole risparmio di costi che altrimenti si sarebbero dovuti sostenere per le risorse umane e per i mezzi da utilizzare. L’entità del fenomeno è ragguardevole se soltanto si considera il livello qualitativo del servizio prestato in termini di professionalità dedicate, di sofisticazione dei processi informativi utilizzati e da ultimo della qualità delle informazioni segnalate.In proposito è stato più volte rappresentato come la gestione dell’attività degli operatori finanziari sia soggetta ad una variegata serie di adempimenti e di obblighi di segnalazione non soltanto ai fini tributari ma anche ai fini di vigilanza e di prevenzione e contrasto alle attività illecite che rendono totalmente insostituibile l’utilizzo di apposite procedure informatiche le quali, in considerazioni dei dati trattati, richiedono accorgimenti ed implementazioni onerose. Completano tale quadro le gravose conseguenze, in termini di sanzioni, sia amministrative che penali, previste per le irregolarità commesse nell’assolvimento degli adempimenti posti a carico dalla normativa.

Leggi il documento

L’ABI per la seconda volta al Premio dei Premi

Per il secondo anno consecutivo, la rappresentanza bancaria alla cerimonia col Presidente del Senato e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per la Giornata nazionale dell’innovazione. Le banche partecipanti si sono distinte nell’ambito della manifestazione istituita dall’ABI per i progetti più innovativi


Per il secondo anno consecutivo, al “Premio dei Premi” partecipa il “Premio per l’innovazione nei servizi bancari”, istituito dall’Associazione bancaria italiana per le idee più innovative e le soluzioni più tecnologiche applicate dalle banche ai servizi e ai prodotti, ai modelli di gestione e alle modalità di relazione coi clienti. Il riconoscimento, promosso dal Governo con l’obiettivo ogni anno di valorizzare le migliori capacità innovative e creative di aziende, università, amministrazioni, enti o singoli ideatori, è stato consegnato oggi alle tre banche i cui progetti si sono particolarmente distinti al Premio ABI, giunto quest’anno alla seconda edizione.
Intesa Sanpaolo, Federazione Toscana Bcc e Cariparma Crédit Agricole sono state ricevute oggi a Palazzo Madama per la cerimonia di premiazione, alla presenza del Presidente del Senato, Renato Schifani, e del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo. Hanno ritirato il premio Gaetano Micciché, Direttore generale di Intesa Sanpaolo; Florio Faccendi, Presidente della Federazione Toscana Bcc; Philippe Voisin, Condirettore Generale di Cariparma Crédit Agricole.
“In un mercato sempre più competitivo e in accelerazione, l’innovazione di servizio e tecnologica è decisiva e acquisisce priorità strategica – ha detto il Vice Presidente dell’Abi, Giovanni Pirovano – Sulla capacità innovativa e lo sviluppo tecnologico si fonda la competitività delle banche a vantaggio dei clienti e più in generale del Paese. Il Premio dei Premi celebra la creatività e l’ingegno e sostiene nella sfida della competitività. Partecipare all’iniziativa per il secondo anno consecutivo, testimonia il ruolo fondamentale svolto dalle banche nel dare sviluppo alla sperimentazione di nuove soluzioni ed è un importante impulso a proseguire su questa strada”.

I progetti al “Premio dei Premi”
Tre i progetti vincitori al “Premio ABI per l’innovazione nei servizi bancari” che si sono particolarmente distinti per le soluzioni messe in campo e le potenzialità, selezionate a partecipare al “Premio dei Premi”:

  • il progetto “Start-Up Initiative” di Intesa Sanpaolo, vincitore del premio ABI “L’innovazione per il Cliente corporate e Pa” nella categoria “La banca al servizio dei clienti”;

  • “Attraverso i processi: efficienza, km, competenze” di Federazione Toscana Bcc, vincitore del Premio ABI “L’innovazione Interna e di processo” nella categoria “La banca digitale”;

  • Rimesse collettive” di Cariparma Crédit Agricole, vincitore del Premio ABI “La banca solidale”, nella categoria “La banca di oggi per il mondo di domani”.

Il Premio ABI per l’innovazione
Il “Premio per l’innovazione nei servizi bancari” è stato istituito dall’ABI per i progetti innovativi che hanno determinato miglioramenti significativi nei servizi, nei modelli di gestione e nelle nuove e più moderne modalità di dialogo e interazione coi clienti.
Giunto quest’anno alla seconda edizione, il premio rileva il crescente interesse delle banche nel dare impulso e sviluppo all’innovazione di servizio e tecnologica a vantaggio dei clienti e del sistema nel suo complesso. I 61 progetti presentati (38 nel 2011) sono stati esaminati dal Comitato Tecnico Scientifico di esperti e dalla Giuria di rappresentanti del mondo imprenditoriale, istituzionale e accademico. Hanno partecipato quest’anno 24 banche, rappresentative di oltre l’80% del settore in termini di sportelli; 3 le categorie di riferimento (La banca al servizio dei clienti, La banca digitale, La banca di oggi per il mondo di domani), 8 i premi assegnati.​

Banche e imprese in Sicilia

Pur in un quadro economico in deterioramento, a marzo 2012 sono cresciuti del 2,6% gli impieghi bancari al territorio. Alle sole imprese sono andati quasi 32 miliardi. I dati diffusi alla presentazione del volume “Le banche e l’Italia” per celebrare i 150 anni dell’Unità  


​Ammontano a 67.7 miliardi di euro, a marzo 2012, i finanziamenti bancari destinati all’economia siciliana, con un incremento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2011. In particolare i prestiti complessivi al sistema delle imprese hanno superato i 31.7 miliardi, alle famiglie sono andati 29.3 miliardi. I dati sono stati presentati oggi a Palermo dal Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, alla stampa economica regionale nel corso di un incontro sul volume “Le banche e l’Italia” per celebrare i 150 anni dell’Unità.
Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono state vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, importante è un adeguato rapporto “banca – impresa”. Le imprese bancarie italiane, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta nei confronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio.

Finanziamenti a famiglie e imprese
I finanziamenti delle banche alle imprese locali (comprese le famiglie produttrici) hanno raggiunto i 31.7 miliardi di euro a marzo 2012, con un aumento del 2,1% rispetto al 2011; alle famiglie consumatrici sono andati 29.3 miliardi con una crescita annuale del 2,6%. A fronte dell’ampio sostegno a famiglie e imprese, il settore bancario sconta ancora la difficile congiuntura economica sul territorio con il risultato che le sofferenze sono cresciute del 9,2% ad oltre 6.2 miliardi di euro.Con il precedente Avviso comune per la sospensione dei mutui alle imprese (scaduto il 31 luglio 2011), che Abi ha realizzato insieme al mondo imprenditoriale, le banche hanno sospeso circa 260.000 mutui a livello nazionale, pari a 70 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata superiore a 15 miliardi di euro. Alla Sicilia è riconducibile il 2,6% del totale delle operazioni sospese e l’1,7% dell’ammontare complessivo delle quote capitali sospese.Con la moratoria dei mutui alle famiglie, dal periodo di avvio della sospensione del rimborso delle rate di mutuo sino a marzo 2012, le banche hanno sospeso oltre 64.000 mutui a livello nazionale, pari ad oltre circa 7,7 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di oltre 490 milioni di euro. In Sicilia i contratti di mutuo che hanno usufruito di questa opportunità sono stati 3.744. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie siciliane colpite dalla crisi pari a 24.6 milioni di euro, quasi il 5,5% dell’ammontare complessivo sospeso.

Banche in Sicilia
La struttura del sistema bancario regionale vede attive sul territorio, a fine 2011, circa 70 banche per un totale di 1.739 sportelli che servono 333 comuni.
Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 2.392 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 101.223.
Nella regione i lavoratori bancari sono il 4,7% del totale nazionale di settore che ha toccato le 330.000 unità.

Fattore sicurezza
Diminuiscono le rapine in banca in Sicilia. Nel 2011, infatti, sono stati 64 i “colpi” allo sportello effettuati nella regione contro i 98 del 2010, con un calo del 34,7%. Per prevenire ulteriormente il fenomeno è necessario continuare a lavorare su quattro direttrici fondamentali: ridurre l’ampia circolazione di contante che ancora caratterizza l’Italia, in ritardo nell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici; adottare sistemi di sicurezza sempre più evoluti e all’avanguardia; monitorare in modo sistematico gli eventi criminosi; proseguire nella formazione del personale di sportello. In Italia, la gestione del denaro contante costa circa 10 miliardi di euro l’anno al Sistema-Paese. Di questi, due terzi pari a 7,1 miliardi sono a carico delle imprese, mentre un terzo pari a 2,8 miliardi grava sui bilanci del settore bancario. A questa somma vanno aggiunti gli alti costi sostenuti ogni anno dalla Pubblica Amministrazione.

Fondo nazionale per l’occupazione nel settore del credito

Introdotto lo scorso gennaio con il nuovo contratto dei bancari, è pronto ad essere utilizzato il Fondo nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito. L’ABI e le organizzazioni sindacali di categoria hanno firmato il regolamento che ne disciplina l’attività.


​Introdotto lo scorso gennaio con il nuovo contratto dei bancari, è pronto ad essere utilizzato il Fondo nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito. Via libera infatti, nei giorni scorsi, con la firma tra Abi e organizzazioni sindacali di categoria al regolamento che ne disciplina l’attività.

Il Fondo – che opererà tramite l’Ente bilaterale Enbicredito – ha lo scopo di favorire la creazione di nuova occupazione stabile e garantire una riduzione dei costi per un periodo predeterminato alle imprese che procedono ad assunzioni a tempo indeterminato.

Il Fondo per l’occupazione potrà operare anche in concorso e sinergia con il Fondo di solidarietà del settore. Si tratta di un eventuale supporto a complemento, che potrebbe risultare particolarmente utile nella attuale fase di incertezza.

E’ alimentato dai lavoratori dipendenti delle imprese creditizie e finanziarie con rapporto a tempo indeterminato. Il contributo è fissato nella misura di una giornata lavorativa annua da realizzare attraverso “la rinuncia” a riduzioni di orario ed ex festività. Contribuiscono ad alimentare il fondo anche i dirigenti. Il top management delle banche è stato invitato a contribuire con una quota indicativa del 4% della retribuzione.

In via sperimentale il Fondo opererà per un quinquennio. Le erogazioni alle aziende saranno pari, per un triennio, a 2.500 euro annui per ciascun lavoratore assunto, con precise caratteristiche:
– giovani disoccupati fino a 32 anni d’età;
– disoccupati di lungo periodo di qualsiasi età, cassaintegrati e lavoratori in mobilità;
– donne nelle aree geografiche svantaggiate;
– lavoratori nelle Regioni del Mezzogiorno con più elevati tassi di disoccupazione soprattutto giovanile;
– disabili.

Per le assunzioni nel Mezzogiorno l’erogazione sale a 3.000 euro annui.

Un Comitato di gestione ABI-Sindacati si occuperà dell’operatività del Fondo per quanto attiene al versamento del contributo, alle domande di accesso alle prestazioni, ai criteri di erogazione.



Roma, Palazzo Altieri, 6 giugno 2012
 

Terremoto in Emilia Romagna

Il Consiglio dell’ABI ha dato oggi mandato al Comitato di presidenza e al Direttore generale affinché vengano al più presto messi in atto interventi finanziari a sostegno delle famiglie e delle imprese così duramente provate dal terremoto  


Il Consiglio dell’ABI ha dato oggi mandato al Comitato di presidenza e al Direttore generale affinché vengano al più presto messi in atto interventi finanziari a sostegno delle famiglie e delle imprese così duramente provate dal terremoto di questi giorni, grazie al coinvolgimento delle banche che operano nei territori colpiti dal sisma.
A questo fine ABI incontrerà nei prossimi giorni le associazioni imprenditoriali e la Cassa depositi e prestiti per elaborare una strategia comune di intervento che, anche ripercorrendo le soluzioni già adottate in occasione di analoghi eventi catastrofici in Abruzzo, venga incontro alle prime esigenze delle famiglie e del tessuto imprenditoriale, mettendo così le basi per una loro auspicabile ripartenza.
Venerdì scorso, dopo il primo evento sismico, ABI ha incontrato a Bologna il presidente della Regione, Vasco Errani. Le banche hanno già messo a disposizione un plafond di 800 milioni per finanziamenti a condizioni di favore, alla quale si aggiunge un moratoria delle rate dei mutui. In questo senso il Consiglio dell’ABI prende atto delle misure deliberate oggi dal Consiglio dei ministri, che nella sostanza ricalcano quelle già adottate autonomamente in queste ore dalle banche italiane.

Semestrali ABI 2012

(22 maggio 2012) Presentate le semestrali ABI 2012 al 31 dicembre 2011: patrimonializzazione in crescita e Roe al 2.6% al netto delle componenti straordinarie. Sforzo massimo verso famiglie e imprese


 Nel corso del 2011 la ripresa a livello mondiale si è progressivamente affievolita, a causa del forte rallentamento in atto nei Paesi industrializzati, e di una moderata decelerazione delle economie emergenti.
L’Europa è stata epicentro di forti turbolenze sui mercati finanziari dove i problemi di sostenibilità del debito pubblico, esacerbati dalla debole dinamica della crescita, hanno implicato un più elevato costo di finanziamento del debito pubblico e, di conseguenza, costi di raccolta più elevati per le banche.
Alle difficoltà dello scenario internazionale si sono sovrapposte, nel caso dell’Italia, le incertezze del quadro interno e la insufficiente dinamica della crescita economica che hanno condizionato la raccolta delle banche italiane, in termini di disponibilità e di costo. I tempi e le modalità del rafforzamento del grado di patrimonializzazione richiesto dall’Autorità di vigilanza europea, con un requisito minimo di Core Tier 1 ratio al 9%, hanno ulteriormente accentuato la diffidenza del mercato.
È il quadro delle semestrali ABI, basate sui bilanci di fine anno, presentate oggi a Roma dal direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, e dal Responsabile direzione strategie e mercati finanziari ABI, Gianfranco Torriero, cui hanno preso parte: Vincenzo Boccia, Vice Presidente
Confindustria e Presidente Piccola Industria con delega per il credito e la finanza per le Pmi; Vittorio Conti, Commissario Consob; Giuseppe Mussari, Presidente ABI; Miro Fiordi, Direttore Generale e Amministratore Delegato Credito Valtellinese; Paolo Maria Mottura, Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari Università Bocconi.
In questo quadro di profonda incertezza, le banche italiane hanno proseguito anche nel 2011 l’azione di supporto a favore di imprese e famiglie, in misura superiore rispetto a quanto avvenuto altrove. Il tasso di crescita medio degli impieghi dell’anno è risultato pari a +3,6% che si confronta con il +1,3% in Europa. Va peraltro rilevato che, seppure positivo, il tasso di crescita dei finanziamenti è rallentato rispetto al 2010, a causa di fattori di domanda, legati al peggioramento congiunturale in atto, ma anche di fattori di offerta connessi al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 il rischio di una crisi di liquidità è stato, infine, scongiurato dalla decisione della Bce di introdurre operazioni di rifinanziamento a tre anni volte a sostenere il mercato creditizio.
Il ricorso delle banche italiane al rifinanziamento delle Bce ha permesso alla nostre banche di recuperare liquidità, non addizionale ma sostitutiva, chiudendo in tal modo il funding gap tra raccolta e impieghi generato dalla riduzione degli investimenti finanziari da parte degli operatori istituzionali esteri. Ciò ha permesso di tenere in piedi le linee di credito esistenti. La liquidità della Bce è stata, dunque, determinante per sostenere le linee di credito a famiglie e imprese.
I bilanci dell’esercizio 2011, considerato il difficile contesto operativo, sono stati realizzati dalle banche adottando un’estrema prudenza nella valutazione delle attività. Ciò ha comportato una significativa diminuzione (pari a circa 30 miliardi di euro) del valore dell’avviamento, generato
principalmente dalle numerose operazioni di fusione e acquisizione degli ultimi anni. Una valutazione contabile che non ha alcuna ripercussione sulla liquidità e sui coefficienti patrimoniali.
Al netto di tale svalutazione e delle altre componenti straordinarie non ricorrenti, utili da partecipazioni e da disinvestimenti e oneri connessi alle operazioni di integrazione, il 2011 si è chiuso con un utile consolidato pari a 5.5 miliardi, in riduzione rispetto al 2010 (-33%).
La patrimonializzazione è solida e in crescita: pari a 9,5% in termini di Tier 1 ratio e a 12.7% di Total capital ratio (rispettivamente in crescita di 87 e 68 punti base rispetto al 2010).
Il settore continua, tuttavia, ad esprimere un basso livello di redditività. Il Return On Equity, rettificato dalle componenti non ordinarie di gestione, alla fine del 2011 risulta pari a +2.6%, inferiore al +3,9% dell’anno precedente e sensibilmente più basso sia nel confronto internazionale (+7% in media per i primi 5 mercati bancari europei) sia nel confronto intersettoriale domestico (+9,5% per le principali società italiane quotate in borsa).
L’industria bancaria italiana è dunque solida ma esprime una profittabilità inferiore al suo potenziale, e le prospettive di mercato incerte non ne favoriscono la ripresa. Per il settore, ma più in generale per il nostro Paese, un’adeguata redditività delle banche è, invece, vitale: essa è, infatti,
condizione essenziale per fare poter raccogliere capitale e liquidità sul mercato e, dunque, fare credito, sostenere l’economia, generare occupazione e investimenti.
Le banche stanno continuando a “fare il massimo” nelle difficilissime condizioni attuali, ma ciascuno dovrà svolgere la propria parte: preservare la natura genetica di banca commerciale delle nostre imprese bancarie risponde al bene del Paese.
Lo scenario attuale e prospettico impone urgenti riflessioni, per consentire un recupero di redditività ed efficienza del settore bancario e, anche attraverso esso, di tutto il sistema economico italiano.
Alcuni competono alle Istituzioni: evoluzione del quadro normativo internazionale e nazionale (regole Basilea 3, Eba, ruolo Agenzie di Rating, e non solo; rimozione di sfavorevoli divari normativi a livello comunitario; equilibrio tra evoluzione legislativa/regolamentare e costi della compliance per le banche; necessità di più attente analisi di impatto delle normative proposte).
Altri competono alle Banche: rispondere meglio ai cambiamenti della domanda (più mobile, sofisticata ed evoluta); fronteggiare una maggiore competizione da parte di operatori non bancari; avviare processi di ristrutturazione volti a ridurre i costi e aumentare la produttività.
Nel giusto mix di compiti e di ruoli e nella chiara definizione del perimetro entro cui ciascuno deve operare sta, tra le altre cose, la chiave della ripresa della nostra economia per la quale le banche stanno attivamente operando in termini di erogazione di credito ed iniziative a favore di imprese e famiglie.​