A ottobre sospesi mutui a Pmi per 17 miliardi

(5 dicembre 2012) Conclusa la tre giorni ABI sul credito: per il Direttore generale Sabatini “le banche hanno supportato famiglie e imprese ma i troppi gap regolamentari Ue comprimono la capacità di sviluppo del mercato creditizio”. Con stop rate mutui +2.5 miliardi di liquidità ad oltre 52.000 imprese. A 77.000 famiglie sospesi oltre 9 miliardi


​La congiuntura continua ad incidere sul “portafoglio” di famiglie e imprese, con il risultato di un crollo delle compravendite immobiliari, degli investimenti e un incremento della rischiosità. Questo è quanto emerso complessivamente nella terza edizione di “Credito al credito 2012”. La tre giorni dell’ABI sul mercato del credito a famiglie e imprese segnato da una congiuntura che spinge a grande prudenza nella richiesta di prestiti; dal permanere delle tensioni sul debito sovrano che condiziona fortemente l’operatività di raccolta e offerta degli intermediari, già gravati da una penalizzante regolamentazione europea soprattutto sul fronte del rafforzamento patrimoniale.
Operiamo in un contesto economico in continua tensione – ha dichiarato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – che impone di percorrere tutte le strade a tutela di banche, imprese e famiglie. Il mercato del credito è essenziale per far ripartire lavoro e consumi, ma la crisi ha insegnato che è fondamentale un suo sviluppo ordinato e non ipertrofico. In Italia le banche hanno finanziato e finanziano con saggezza e lungimiranza pur soffrendo di una serie di gap normativi rispetto ai principali concorrenti europei che hanno finito per comprimere, insieme alla carenza attuale di raccolta e domanda, la capacità di un maggiore sviluppo dell’offerta creditizia”.

Credito alle imprese
A settembre 2012 i finanziamenti alle imprese hanno registrato una diminuzione del 4,2% (-2,7% il mese precedente; +5,3% un anno prima). Dinamica influenzata dal crollo dei principali fattori di domanda che vanno dagli investimenti fissi alla ristrutturazione dei debiti. Quadro che appare in linea con l’andamento della produzione industriale, -5% nello stesso periodo, e con gli ordinativi manufatturieri che ad agosto hanno registrato una flessione su base annua pari a -9% (-4,9% a luglio).
Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti riferito al comparto delle imprese è salito nel secondo trimestre del 2012 al 2,8% in ragione d’anno; era pari all’1,5% a fine 2008. In totale, le sofferenze lorde riferite a tutti i settori – a fine settembre 2012 – hanno raggiunto i 117,6 miliardi, 1,8 miliardi in più rispetto ad agosto e +15,6 miliardi rispetto a settembre 2011, segnando un incremento annuo del 15,3%.
Le banche italiane stanno intervenendo al meglio nell’emergenza della crisi, scontando fattori negativi di domanda legati al peggioramento congiunturale, al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. Ciò non ha impedito di portare avanti iniziative di grande rilievo. In particolare il Nuovo Accordo per le Pmi – nei primi mesi di operatività fino a ottobre 2012 – ha consentito la sospensione delle rate dei finanziamenti a 52.013 Pmi per un debito residuo di 17,3 miliardi, liberando liquidità aggiuntiva per le imprese per 2,5 miliardi.

Credito alle famiglie
Sempre a settembre 2012, i prestiti bancari destinati alle famiglie per l’acquisto di abitazioni hanno segnato una crescita annua dello 0,5% (in decelerazione rispetto al +5% di settembre 2011 ed al +0,8% di agosto).
Questo quadro si lega anche ad una più contenuta crescita della rischiosità delle famiglie. Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti riferito al comparto delle famiglie consumatrici è salito nel secondo trimestre del 2012 all’1,3% in ragione d’anno; era pari all’1% a fine 2008. L’erogazione basata sulla corretta valutazione del cliente ha consentito di avere un mercato ancora con tassi di sofferenza contenuti, come si evince dal basso livello di indebitamento delle famiglie italiane (65% a fine 2011, rispetto all’85% della Francia, poco meno del 90% della Germania, oltre il 120% della Spagna e con una media Ue che si attesta a più del 95%).
Le banche negli ultimi anni hanno realizzato e portato avanti misure nell’ambito dei mutui e dei prestiti al consumo inquadrate nell’iniziativa “Percorso famiglie” – concordata con 13 Associazioni dei Consumatori lo scorso 30 luglio.
Sospensione delle rate del mutuo – arrivata alla quarta proroga dal 2010: fino a settembre scorso circa 77.000 famiglie hanno sospeso per un anno il pagamento delle rate con un controvalore di circa 9 miliardi di euro di debito residuo e una liquidità liberata di 569 milioni di euro (oltre 7.000 euro a famiglia).
Fondo nuovi nati – altra importante iniziativa di “Percorso Famiglie” per favorire l’accesso al credito alle famiglie con nuovi nati nel 2009, 2010, 2011. Il Fondo riguarda l’erogazione di finanziamenti per un ammontare massimo di 5.000 euro a tassi al massimo pari alla metà di quelli offerti sul mercato: ad oggi sono stati erogati circa 27.000 finanziamenti per un controvalore di oltre 131 milioni di euro. Dati i risultati positivi l’iniziativa è stata prorogata anche per il triennio 2011-2013.
anticipazione Cigs – prorogata fino a dicembre 2013 anche la Convenzione tra ABI, Confindustria e Organizzazioni sindacali confederali e di categoria che prevede, per un massimo di sette mesi, l’erogazione dell’anticipo dell’indennità della Cigs allo sportello. L’iniziativa, del 2009, ha l’obiettivo di fornire concrete risposte ai lavoratori e alle loro famiglie coinvolte nelle ricadute occupazionali derivanti dalla difficile congiuntura economica. È finalizzata a finanziare un importo non superiore all’80% della retribuzione mensile. Crediti per un massimo di 900 euro mensili e un ammontare complessivo non superiore a 6.000 euro. Nel biennio 2010-2011 le erogazioni hanno riguardato circa 12.400 posizioni per un valore complessivo di 61.2 milioni di euro.

Sisma Emilia Romagna: sospensione mutui prorogata

(6 dicembre 2012) 7 mesi di ulteriore proroga, sino al 30 giugno 2013, per il pagamento delle rate dei mutui per le vittime degli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna nel maggio scorso. Prosegue così l’impegno delle banche operanti nei territori colpiti dal sisma verso i cittadini e il tessuto produttivo locale, che avevano attivato già all’indomani del terremoto una serie di misure e interventi in collaborazione con la Regione e le istituzioni nazionali.


​Di seguito l’elenco, allo stato, delle banche che hanno manifestato la disponibilità ad offrire questa proroga.

  • Banca Carim – Cassa di risparmio di Rimini

  • Banca di Imola (Gruppo Cariravenna)

  • Bnl Gruppo Bnp Paribas

  • Banca Popolare dell’Emilia Romagna

  • Banca Monte dei paschi di Siena

  • Banco S.Geminiano e S. Prospero (Banco popolare)

  • Bpm (Banca popolare di Milano)

  • Carige

  • Cariparma

  • Cassa di risparmio di Cento

  • Cassa di risparmio di Ferrara

  • Cassa di risparmio di Ravenna

  • Cassa di risparmio in Bologna (Gruppo Intesa Sanpaolo)

  • Federazione Bcc Emilia Romagna, per conto delle Bcc interessate

  • Gruppo Cassa di risparmio di Cesena

  • Ing Direct

  • Credito Emiliano

  • Sanfelice 1893 Banca Popolare

  • Unicredit

Per conoscere le specifiche autonome modalità e caratteristiche in base alle quali la sospensione sarà offerta da ciascuna banca, la clientela dovrà recarsi presso gli sportelli. 

Rinviare applicazione di Basilea3 o a rischio crediti Pmi

(4 dicembre 2012) Regolamentazione uniforme, unione bancaria europea, comparabilità dei coefficienti patrimoniali e sincronizzazione temporale delle norme sui mercati bancari. Sono i temi al centro del convegno ABI sulla direttiva europea sui requisiti di capitale. Per il Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini “va evitato il rischio di disparità competitive che pesano sulla capacità di sostegno all’economia”


​Più si avvicina l’entrata in vigore dei nuovi parametri internazionali di Basilea3, più si allontanano i requisiti essenziali perché le scadenze ipotizzate per l’applicazione delle Direttive possano essere rispettate. Nessuna certezza, infatti, su una regolamentazione uniforme e un’effettiva unione bancaria europea, su una piena comparabilità dei coefficienti patrimoniali e su una sincronizzazione temporale della regolamentazione Usa con l’Ue. “Nello scenario attuale – ha sottolineato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – vengono meno le caratteristiche di sincronizzazione e globalità, che Basilea3 dovrebbe introdurre nell’operatività dei mercati bancari con le economie del mondo. Il rischio evidente di disparità competitive impone un rinvio dell’attuazione delle nuove normative. Di fronte al quadro macroeconomico che non lascia prevedere efficaci cambi di tendenza occorre evitare che le nuove regole riducano la capacità delle anche italiane ed europee di supportare il sistema economico e la ripresa”.
È quanto tracciato il 4 dicembre nel convegno ABI “Basilea 3, Crd4 e Banking union – dove saremo oggi, dove saremo domani?” dedicato al processo di implementazione in corso della regolamentazione prudenziale e dell’autorità di vigilanza europea.
Nelle linee evolutive dell’intero pacchetto legislativo permangono forti elementi di criticità sui prevedibili impatti sia nella gestione bancaria sia nel rapporto con le imprese. Mentre il Comitato di Basilea prosegue i suoi lavori, è sempre più esteso il fronte che chiede un ripensamento delle date di entrata in vigore delle diverse misure come nel caso recente della Federazione Bancaria Europea. Rinvio che favorirebbe l’attesa ripresa del ciclo economico nel corso del 2013 e la disponibilità di credito per famiglie e imprese.
Per quanto riguarda l’Italia, è noto che l’Abi e le principali associazioni economiche e imprenditoriali hanno chiesto alla Commissione e al parlamento europeo di riconoscere l’importanza delle Pmi per la crescita: in tale direzione procedeva la proposta dello Sme supporting factor, un fattore per le piccole e medie imprese che immunizza l’aumento dei requisiti di capitale imposto dalla nuova regolamentazione lasciandolo invariato al livello pre-crisi dell’8% (attualmente sul mercato già al 10,5%). Anche in questo caso la regolamentazione è indirizzata verso l’esclusione di imprese che superano una certa soglia quantitativa di esposizione bancaria (senza coprire, come proposto, comparti con fatturato fino a 50 milioni di euro).
“È necessario tornare alla proposta originaria perché altrimenti si mette sotto stress l’ossatura dell’economia italiana composta per il 95% da Pmi – ha proseguito Sabatini. Mentre le banche italiane, nonostante scarsa redditività e risorse limitate, stanno svolgendo un ruolo fondamentale per la tenuta dei settori produttivi va scongiurato il rischio di credit crunch tecnico provocato dalle regole. Soprattutto in un momento già difficile per il crollo di investimenti fissi da parte delle aziende che pesa sulle possibilità di crescita complessiva”.
Se l’elemento di base è una regolamentazione uniforme, ciò non può avvenire senza un’effettiva unione bancaria a livello europeo. “La creazione di un’unione bancaria – ha concluso Sabatini – è un passo fondamentale per avere più Europa, tenendo conto delle implicazioni complessive non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi europei ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e all’integrazione politica”. 

Calano del 18% le rapine allo sportello

​(20 novembre 2012) 624 nei primi otto mesi del 2012 contro le 766 dello stesso periodo dell’anno precedente. In calo anche bottino e indice di rischio. La fotografia di Ossif, il Centro di ricerca ABI sulla sicurezza, alla Giornata della sicurezza 2012. 0x010100C568DB52D9D0A14D9B2FDCC96666E9F2007948130EC3DB064584E219954237AF3900242457EFB8B24247815D688C526CD44D00CE1EB902448CB54291DAC1E2606739AB TAB_Layout.aspx


​Calano le rapine in banca e diminuiscono anche bottino e indice di rischio. Nei primi otto mesi del 2012, infatti, sono stati compiuti 624 colpi allo sportello, con un calo del 18,5% rispetto ai 766 registrati nello stesso periodo del 2011. La diminuzione conferma il trend positivo già registrato negli ultimi anni: dal 2007 a oggi, infatti, le rapine in banca si sono più che dimezzate (-59%). In calo del 14,4% anche il cosiddetto indice di rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli in Italia – che è passato da 3,3 a 2,8. Sempre magri anche il bottino medio per rapina, con circa 24 mila euro, e il bottino complessivo che è passato da 16 milioni di euro nei primi otto mesi del 2011 a 14,9 milioni nello stesso periodo del 2012 (-7,6%). Sono questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza.
La ricerca è stata presentata il 20 novembre alla Giornata della sicurezza 2012, organizzata da Ossif per fare il punto sulla sicurezza in Italia, anche alla luce delle analisi e dei dati raccolti dall’Osservatorio intersettoriale sulla criminalità ABI-Ossif, a cui partecipano il Ministero degli interni, Poste, ConfCommercio, Federdistribuzione, FederFarma, Federazioni italiana tabaccai e Assovalori. Con l’obiettivo di migliorare la prevenzione anche attraverso lo scambio di informazioni su furti e rapine e la condivisione di best practice.
Il convegno è stato anche l’occasione per presentare gli “Ebook sulle misure di sicurezza”, l’ultima iniziativa di informazione realizzata da Ossif con Bancaria Editrice. “In tema di sicurezza – ha detto Giovanni Pirovano, membro del Comitato di Presidenza ABI – la stretta collaborazione tra banche, Istituzioni e Forze dell’ordine è un tassello fondamentale nella lotta alla criminalità. In questo senso molto è stato fatto, anche grazie agli importanti investimenti delle banche italiane che ogni anno spendono oltre 700 milioni di euro per rendere le proprie filiali sempre più sorvegliate e sicure. E tuttavia – insieme alle altre associazioni di categoria più sensibili al tema – molto si può ancora fare per contrastare questo fenomeno, a partire dalla riduzione dell’ampio uso di denaro contante che ancora caratterizza l’Italia rispetto al resto d’Europa”.
Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dalla fotografia scattata da Ossif sulle rapine in banca nei primi otto mesi del 2012.

La mappa delle rapine
Nei primi otto mesi del 2012, le rapine sono diminuite in: Campania (-14,3%, da 49 a 42), Emilia Romagna (-4,8%, da 62 a 59), Friuli Venezia Giulia (-50%, da 2 a 1), Lazio (-33%, da 112 a 75), Liguria (-40%, da 20 a 12), Lombardia (-27,6%, da 181 a 131), Marche (-46,3%, da 41 a 22), Puglia (-54,5%, da 55 a 25), Toscana (-33,8%, da 68 a 45) e Veneto (-33,3%, da 33 a 22). Nessuna rapina in Valle d’Aosta che conferma il dato positivo dell’anno precedente. I dati negativi riguardano: Abruzzo (con 23 rapine da 22), Basilicata (con 6 da 1), Calabria (con 10 da 7), Molise (con 2 da 1), Piemonte (con 62 da 47), Sardegna (con 11 da 2), Sicilia (con 56 da 49), Trentino Alto-Adige (con 4 da 1) e Umbria (con 16 da 13).

Gli “Ebook sulle misure di sicurezza”
Sulla scia della Guida antirapina realizzata – anche grazie ai suggerimenti di Polizia e Carabinieri – per formare i dipendenti delle banche, Ossif ha messo a punto gli “Ebook sulle misure di sicurezza”. Si tratta di una nuova iniziativa di informazione realizzata col supporto di Bancaria Editrice nell’ambito della collana “Accademia della sicurezza”. L’obiettivo è quello di analizzare, una per una, tutte le soluzioni di sicurezza per le banche, più innovative, moderne ed efficaci. Gli E-book – che saranno disponibili proprio in questi giorni – approfondiscono anche gli aspetti più tecnici della “sicurezza allo sportello” con un taglio sempre pratico e un linguaggio semplice e sintetico. I contenuti degli E-book saranno costantemente aggiornati sulla base delle ricerche e delle analisi svolte da Ossif.

I pagamenti “senza contante” crescono del 4%

(15 novembre 2012) ​Aumentano soprattutto le operazioni sul web con carte (+27,6%) e i bonifici online (+20,3%). In crescita anche le carte nelle tasche degli italiani: da 77 milioni nel 2009 a 82 milioni nel 2011 (+6%). Il punto sui sistemi di pagamento in Italia a Carte 2012.


​Più innovazione e tecnologia e sempre meno contante per i pagamenti degli italiani. Nel 2011 le operazioni fatte con gli strumenti diversi dal contante – carte di credito, debito, prepagate, bonifici, rid, ecc. – sono aumentate del 4% circa contro l’1,4% del 2010. È quanto emerso il 15 novembre al convegno “Carte 2012”, organizzato da ABI e Consorzio bancomat per fare il punto sui sistemi di pagamento in Italia. Anche alla luce dei recenti interventi normativi contenuti nel decreto “Salva Italia” e in vista delle prossime tappe di recepimento delle direttive europee sui pagamenti.
A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento più innovativi, accessibili attraverso i canali telematici e in particolare via internet, che stanno progressivamente sostituendo gli strumenti più tradizionali come i “vecchi” assegni e i bonifici fatti allo sportello. Nel 2011, infatti, sono stati effettuati oltre 280 milioni di pagamenti in rete, con un incremento del 24%. In particolare, le operazioni su web con carte di credito e prepagate sono cresciute del 27,6% mentre i bonifici online hanno fatto registrare un aumento del 20,3%.
Continuano a crescere anche le carte di pagamento nelle tasche degli italiani, che sono passate dai 77 milioni del 2009 agli 82 milioni del 2011 (+6% nel triennio). “La lotta al contante – ha detto il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – è una vera e propria battaglia di civiltà.
In questa direzione, anche grazie ai recenti interventi normativi, molto è stato fatto per favorire il maggior utilizzo degli strumenti alternativi riducendo la circolazione del cash. E tuttavia, su questo fronte l’Italia è ancora in ritardo rispetto al resto d’Europa. L’affermarsi di sistemi di pagamento più evoluti e moderni – ha aggiunto Sabatini – non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e le pubbliche amministrazioni che li utilizzano quotidianamente. Ma anche un importante volano di crescita e sviluppo per il Paese, soprattutto in una fase difficile per l’economia nazionale e internazionale”. Secondo una simulazione condotta da Banca d’Italia, infatti, si potrebbe risparmiare circa lo 0,3% del pil se solo si colmasse il gap che ancora separa l’Italia dai paesi europei più evoluti nell’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, riducendo l’uso del contante e quindi anche i costi sociali, di produzione e gestione sostenuti dal sistema-Paese.

Un aiuto alle imprese per l’utilizzo dei fondi Ue

(12 novembre 2012) Ancora a disposizione oltre 40 miliardi per iniziative presentate entro dicembre 2013. Utilizzato solo un quarto degli oltre 54 miliardi di fondi strutturati 2007 – 2013 per l’Italia. Al via il progetto ABI Banche 2020 per supportare e favorire le imprese nell’uso delle risorse comunitarie. Se ne è parlato il 13 novembre a Bruxelles con Pittella e Angelilli, Vice Presidenti del Parlamento europeo, con Sabatini, Direttore generale ABI, e con Boccia, Vice Presidente Confindustria.


​Rendere più agevole l’uso dei fondi strutturati europei disponibili, attraverso un supporto operativo concreto. È l’obiettivo del progetto ABI Banche 2020, che entra ora, dopo una fase di studio, in uno stadio operativo. L’iniziativa, alla quale aderiscono nove gruppi bancari – Banca Popolare di Bari, Carige, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Federcasse, Ubi banca; Banco popolare, MedioCredito centrale, Unicredit, Gruppo Intesa San Paolo – è promossa dall’ABI con il supporto di Warrant Group. Il progetto è diretto a mettere a punto un sostegno formativo/informativo per le banche italiane e favorire quindi un maggiore utilizzo delle risorse comunitarie da parte delle stesse banche e delle imprese loro clienti. E ciò soprattutto con riferimento ad alcuni settori della Strategia Europa 2020, come la ricerca e l’innovazione, la competitività e le energie efficienti.
Il primo passaggio per l’effettivo utilizzo dei fondi strutturati è che si conoscano e che vengano forniti strumenti e metodologie efficaci per il loro uso. Secondo i dati forniti Ministero per la coesione territoriale per il periodo 2007 – 2013 sono stati stanziati a favore dell’Italia 28 miliardi di euro di fondi europei ed a questi si aggiungono 26,4 di cofinanziamento nazionale per una dotazione complessiva di 54,4 miliardi di euro. Queste disponibilità vanno usate entro dicembre 2015, ma occorre presentare i progetti e partecipare all’assegnazione dei fondi entro il dicembre 2013. Sempre secondo i dati del Ministero, aggiornati al 26 ottobre 2012, l’Italia aveva effettivamente speso soltanto poco più di un quarto della cifra assegnata. Entro il dicembre 2013 è possibile presentare progetti di investimento per gli oltre 40 miliardi ancora disponibili per non perdere questa disponibilità.
È questo il quadro in cui si inserisce il progetto Banche 2020, che è stato presentato a Bruxelles in un incontro al Parlamento europeo martedì 13 novembre, insieme a Confindustria. Interverranno Gianni Pittella e Roberta Angielilli, Vice Presidenti del Parlamento Ue, Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI e Vincenzo Boccia, Vice Presidente di Confindustria. La presentazione darà l’avvio all’approfondimento e confronto con le istituzioni e le imprese per delineare il miglior contributo che ciascuna parte economica può offrire a sostegno delle politiche europee e nazionali. L’obiettivo è, oggi, utilizzare i fondi strutturali non ancora spesi nell’attuale programmazione finanziaria 2007-2013, e domani, sostenere e agevolare le imprese nell’uso delle ingenti risorse finanziarie destinate nel bilancio pluriennale 2014-2020 per la crescita e lo sviluppo economico dell’Unione europea che, nella proposta di budget della Commissione europea, ammontano a circa 500 miliardi di euro. 
L’Unione europea e Italia sono impegnate in uno sforzo senza precedenti per costruire risposte efficaci alla crisi economica in atto. Il 2013 rappresenta un anno cruciale e strategico rispetto a tre fattori fondamentali:

  • la conclusione dell’attuale programmazione finanziaria dell’UE 2007-2013;

  • la definizione di meccanismi finalizzati al migliore impiego delle risorse europee esistenti e non ancora allocate come risposta efficace alla crisi nei diversi settori economici;

  • l’avvio del percorso istituzionale di definizione delle risorse alla base del nuovo quadro finanziario dell’Unione europea 2014-2020.

Con il progetto Banche 2020 le imprese del credito entrano in campo per sostenere e agevolare l’uso dei fondi strutturati. Il coinvolgimento dell’industria bancaria nel pieno utilizzo delle risorse europee per progetti di ricerca e innovazione, di efficientamento energetico, di sviluppo delle capacità imprenditoriali può aiutare a raggiungere più alti livelli di occupazione, produttività e competitività delle Pmi nel prossimo decennio, permettendo un più rapido raggiungimento degli obiettivi di crescita del Paese.

Controlli interni seguano economicità e flessibilità

​L’8 e il 9 novembre a Roma l’evento “Compliance in banks 2012 – Verso il nuovo sistema dei controlli”.  Il Direttore generale ABI Giovanni Sabatini: ”Opportuna razionalizzazione e semplificazione della materia controlli”. Dalla compliance una leva per rafforzare la fiducia.


​La crisi globale rende sempre più importante irrobustire i pilastri su cui poggia la fiducia. E ciò è vero per quanto riguarda il sistema economico globale e quello europeo, il settore bancario e finanziario, le strutture degli operatori. In questo contesto un peso importante assume la compliance, ossia la conformità al quadro complessivo delle regole, e il sistema dei controlli. Questi i temi a cui sono stati dedicati i due giorni dell’incontro “Compliance in banks 2012 – Verso il nuovo sistema dei controlli interni”, organizzato dall’ABI e da ABIFormazione, che ha chiuso i lavori il 9 novembre a Roma.
Molte iniziative sono in campo per recuperare la fiducia con la crisi ancora in corso. Per le banche italiane è giusta la via intrapresa dall’Europa, basata su tre grandi direttrici: un severo controllo degli equilibri di finanza pubblica attraverso il Fiscal compact; un progetto di crescenti stimoli alla crescita secondo il growth compact; un’azione decisa per interrompere la connessione tra rischio sovrano e rischio bancario, prevista con il banking union. Proprio il banking union può servire a ridare fiducia attraverso l’introduzione di un sistema di regole omogenee e di un campo di gioco livellato, azzerando le differenze nelle pratiche di vigilanza ed evitando potenziali disparità competitive. Il settore bancario europeo si sta dando nuove regole. Anche la revisione del sistema dei controlli interni, mandata in consultazione dalla Banca d’Italia, si inserisce in questo quadro. 
Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI, ha sottolineato che: “La conformità alle regole è, per le imprese bancarie, una condizione essenziale per rimanere sul mercato. Allo stesso tempo, però, occorre che i costi derivanti dalla complessa organizzazione delle procedure e delle risorse necessarie per garantirsi la conformità, siano sostenibili. Questa è una sfida per le imprese bancarie e per le autorità di supervisione. In un contesto nel quale occorre recuperare la fiducia nel sistema finanziario è certamente opportuno rinforzare i presidi a fronte dei rischi, a cominciare dal rischio di conformità, ma sempre tenendo conto dei principi di economicità e flessibilità organizzativa”. “Il principio di economicità – ha concluso Sabatini – deve indurre a commisurare i costi di adeguamento organizzativo con i vantaggi ottenuti. Da questo punto di vista è opportuna una maggiore razionalizzazione e semplificazione del sistema dei controlli interni delle banche senza ridurne l’efficacia”. 

Vigilanza prudenziale sugli enti creditizi

Audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini
VI Commissione Finanze del Senato della Repubblica
7 novembre 2012

​Signor Presidente, Onorevoli Senatori, vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a presenziare a questo ciclo di audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l’unione economica e monetaria dell’Unione europea. Per l’Associazione bancaria italiana è un onore poter essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte ai quali oggi ci troviamo vadano considerati con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica. Con la Banking union si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una istituzione  intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi. Occorre essere consapevoli che creare un unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi dell’area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all’integrazione politica. L’unione bancaria non puo’ essere considerata come disconnessa dall’unione fiscale e dall’unione politica non e’ solo un problema tecnico.  A titolo di esempio è il tema dell’assicurazione dei depositi. Il fondo di garanzia dei depositi – necessario per evitare i cd bank run – indipendentemente dalle caratteristiche e dalle dimensioni per essere in grado di svolgere la sua funzione deve avere qualche forma implicita o esplicita di garanzia pubblica poiché in casi estremi di crisi potrebbe non essere capiente. E’ evidente allora che se parliamo di un fondo di garanzia europeo viene immediatamente in campo il tema della ripartizione delle perdite e di una loro eventuale mutualizzazione tra gli Stati membri partecipanti. E’ allora di tutta evidenza la necessità di una forte volontà politica a sostegno di questo progetto. Un’ulteriore considerazione preliminare riguarda gli obiettivi che con il progetto di banking union si intendono perseguire: 

  • garantire la stabilità monetaria nell’area dell’Euro 
  • preservare l’integrità del mercato unico

I due obiettivi macro riguardano due diversi insiemi di Stati membri, infatti il primo riguarda solo i paesi dell’area Euro, il secondo invece tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Da ciò deriva anche che, in alcuni casi, i due obiettivi possono non essere perfettamente in linea tra loro. Da ciò deriva anche che a seconda dell’ambito geografico (solo paesi dell’Area euro, ovvero tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea) sul quale l’Unione bancaria estenderà i suoi (positivi) effetti vi saranno ordini differenti di problemi da risolvere. Ho organizzato la mia relazione in tre parti, a cui seguono brevi conclusioni. Nella prima parte ricorderò – brevemente – le lacune del quadro regolamentare comunitario che, nonostante la recente riforma dell’architettura di vigilanza europea, necessitano di essere colmate per preparare il terreno all’ambizioso progetto dell’unione bancaria. Ripercorrerò poi l’iter del pacchetto di proposte presentato dalla Commissione europea, sottolineandone ad un tempo i mutamenti intervenuti, i punti problematici ancora aperti e le possibili soluzioni maturate in ambito interassociativo. Svilupperò infine qualche considerazione sulle riforme che dovranno essere perseguite per completare l’unione bancaria.

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Con la crisi i nuovi cittadini si fanno imprenditori

(7 novembre 2012) In un anno +25% i conti correnti intestati alle piccole imprese gestite da immigrati, 1 su 3 è intestato a donne. Cinesi, egiziane, albanesi, macedoni e pakistane le comunità di imprenditori più vivaci nel rapporto con le banche. Presentazione del primo anno di attività dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti, a Roma lunedì 12 novembre


​Crescono i conti correnti (+25% in un anno) dei nuovi cittadini imprenditori a fronte dell’apertura di nuove attività imprenditoriali. Se nel 2009 sul totale dei cittadini immigrati correntisti delle banche italiane, i clienti small business erano il 3,2%, nel 2010 sono  saliti al 4,2% (per un totale di 37.330). Questa tendenza trova conferma da più parti. Un trend che si legge anche nei dati Ocse del 2010: gli stranieri sono più propensi a mettersi in proprio nella maggior parte dei Paesi avanzati. Per via delle difficoltà indotte dalla crisi, i migranti in Italia riorganizzano le proprie attività e di conseguenza modificano la gestione del proprio risparmio. Prosegue e si consolida il processo di bancarizzazione dei nuovi cittadini, anche se con diverse velocità. Sono questi alcuni dei dati che verranno proposti in occasione della presentazione del primo anno di attività dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti, a Roma lunedì 12 novembre. 
Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’Associazione bancaria italiana e il Ministero dell’interno. Il Progetto, finanziato dalla Commissione europea e dal Ministero dell’interno (Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi), è stato assegnato sulla base di una gara pubblica al CeSpi (Centro studi di politica internazionale).
L’Osservatorio intende fornire uno strumento di analisi e di monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti nel nostro paese , fornendo ad operatori e istituzioni strumenti di conoscenza e di interazione che consentano di individuare e definire strategie integrate per il suo rafforzamento e ampliamento. “Quando l’integrazione passa anche dallo sportello” il titolo dell’evento che ABI e CeSPI – insieme al Ministero dell’interno – dedicano al tema dell’inclusione finanziaria dei migranti.
Tre le aree di indagine nel primo anno di attività dell’Osservatorio: il lato dell’offerta col coinvolgimento delle banche italiane e di BancoPosta; il lato della domanda con questionari rivolti ad un campione rappresentativo di migranti nelle città di Milano, Roma e Napoli; l’imprenditoria tramite l’analisi di tutte le imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma), e focus group dedicati all’imprenditoria femminile.
In particolare, dal rapporto curato dal CeSpi emerge che l’imprenditoria dei nuovi cittadini costituisce un percorso particolare di inserimento sociale ed economico e che il fenomeno in Italia sia sempre più rilevante. Le catene migratorie agiscono infatti da catalizzatori per l’occupazione e l’integrazione sociale dei membri della propria comunità, agevolano il passaggio di informazioni e di conseguenza favoriscono l’imprenditorialità. Secondo i dati Istat 2011, il totale degli stranieri in Italia ammonta a 4,2 milioni, il totale degli imprenditori conta invece 415.534 unità (336.583 nel 2010), raggiungendo una propensione media all’imprenditoria di circa il 10%. tabella.gifIl panorama imprenditoriale legato all’immigrazione nel nostro paese è composito, con un marcato rapporto con il territorio e comportamenti finanziari molto diversificati in base alla nazionalità. Nel segmento small business, in termini di distribuzione geografica, si conferma una maggiore concentrazione di conti correnti presso le banche nel Nord Italia, pari al 67%; il 28% sono concentrati nel Centro, il 5% al Sud. Cinesi, egiziane, albanesi, macedoni e pakistane le comunità di imprenditori più vivaci nel rapporto con le banche. Quasi un terzo dei conti correnti del segmento small business – migranti (il 28%) è intestato ad un’imprenditrice donna. Percentuale che supera il 50% nel caso delle imprese filippine, ucraine, polacche e moldave.
Le imprese il cui  titolare è un migrante sono relativamente giovani (hanno quasi tutte meno di dieci anni), e il fenomeno ha iniziato a mostrare segni di pro-attività e livelli di integrazione socio-economici tali da permettere l’avvio di attività economiche imprenditoriali di maggiore complessità. Secondo l’Osservatorio, il suo rafforzamento potrebbe costituire un’opportunità anche in termini di contributo alla ripresa e al processo di internazionalizzazione del sistema economico del paese. 

La sfida della ripresa poggia sul risparmio

Intervento del Presidente ABI, Giuseppe Mussari
88° Giornata mondiale del risparmio
31 ottobre 2012

Quadro europeo
Dopo una prima fase in cui la crisi sovrana aveva violentemente colpito gli emittenti con i conti pubblici più fragili, a partire dalla scorsa primavera il prezzo del rischio associato a ciascun Paese ha iniziato a riflettere da un lato una componente specifica e dall’altro una componente comune all’intera Area euro. Il pericolo di una vera implosione della moneta unica è stato concreto.Pur in un quadro che permane esposto ad oscillazioni di umore da parte dei mercati, a partire dal vertice europeo di fine giugno la componente di spread legata al rischio comune è andata riducendosi. Ciò malgrado il differenziale tra Btp e Bund rimane ancora influenzato da fattori estranei ai fondamentali del Paese, fattori che recenti analisi di Banca d’Italia e Consob determinano in 150-200 punti.Detto differenziale era  progressivamente diminuito, fino a toccare nelle scorse settimane i  310 punti base, e ciò grazie alle iniziative del Governo e del Parlamento che hanno evitato la catastrofe. Negli ultimi giorni assistiamo ad un nuovo incremento che deve farci riflettere in ordine alla fragilità del quadro di riferimento e alla necessità di mantenere ferma la barra sugli impegni assunti dal nostro Paese.Il severo controllo degli equilibri di finanza pubblica (Fiscal compact); l’azione di stimolo alla crescita, che ci auguriamo diventi sempre più efficace (Growth compact); il deciso intervento per stroncare la perversa interazione tra rischio sovrano e rischio bancario (Banking Union), sono le misure che l’Europa ha adottato a complemento  degli sforzi di ogni singolo Stato membro.Queste decisioni sono state accompagnate e rafforzate, agli inizi di settembre, dalla decisione della Banca centrale europea di predisporre un programma di acquisti illimitati di titoli dei Paesi in difficoltà. La decisione è stata opportuna e rispettosa del mandato: le operazioni proposte, per caratteristiche e modalità di attuazione, sono necessarie a ripristinare il corretto meccanismo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria.Il nostro Paese molto ha fatto e molto potrà e dovrà ancora fare. Il lavoro non è terminato. Non ci mancano i punti di forza su cui costruire la nostra riscossa, a partire dal ricchezza finanziaria e dal risparmio che oggi solennemente celebriamo. 

Il risparmio, punto di forza del Paese
Prima della crisi finanziaria la ricchezza netta (attività finanziarie e reali meno passività finanziarie) delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile era pari a 8,1, oggi è pari a 8, un dato sostanzialmente stabile. Nello stesso arco di tempo le famiglie inglesi e americane hanno presentato una riduzione del loro grado di patrimonializzazione, pari all’intero ammontare del loro reddito. Nel 2007 le nostre famiglie presentavano un rapporto ricchezza/reddito alto ma inferiore a quello riscontrabile in Spagna e Regno Unito, oggi presentano il valore del rapporto più alto tra i paesi considerati. Purtroppo, molta parte della tenuta del rapporto dipende dal modesto andamento del reddito (denominatore). Dobbiamo dunque essere consapevoli che l’accumulazione di risparmio dipende dalle capacità di crescita e che il presidio ultimo del nostro risparmio sta in uno sviluppo più elevato e duraturo. I dati Eurostat indicano che il tasso di risparmio effettivo, pari al 16% del reddito disponibile fino a tutto il 2007, risulta ora di 4 punti più basso. Minore capacità di risparmio delle famiglie italiane vuol dire anche minore capacità per le banche di finanziare con risorse nazionali e stabili l’attività di investimento delle imprese.

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