Nominato il nuovo Comitato di Presidenza ABI

(19 settembre 2012) Il 19 settembre, nella prima riunione dopo l’Assemblea di luglio, il Comitato esecutivo ha stabilito la nuova composizione del Comitato di presidenza, di cui fanno parte Giuseppe Mussari e Giovanni Sabatini, Presidente e Direttore generale dell’ABI, i Vicepresidenti. Il Comitato esecutivo ha anche definito le deleghe delle competenze.


​Sono invitati alle riunioni del Comitato di presidenza con incarichi speciali: Luigi Abete (Presidente Banca nazionale del lavoro), tematiche connesse alla banking union e questioni retail delle grandi banche europee presenti in Italia; Alessandro Azzi (Presidente Federcasse), Presidente del Comitato ristretto piccole banche; Roberto Nicastro (Direttore generale UniCredit), reputazione ed immagine; Giovanni Pirovano (Vicepresidente Banca Mediolanum), innovazione tecnologica; Guido Rosa (Presidente Aibe), relazioni internazionali.
Per quanto riguarda i Vicepresidenti, il Comitato esecutivo ha definito le deleghe. Camillo Venesio con funzioni vicarie (Amministratore delegato e Direttore generale Banca del Piemonte), struttura dell’Associazione e enti collegati, eventuali aggiornamenti dello Statuto e rapporti con le Associazioni di categoria bancarie e finanziarie; Giovanni Berneschi (Presidente Banca Carige), banche e mercati anche con riferimento a prezzi, commissioni, fiscalità, rapporti con le agenzie di rating; Francesco Micheli (Presidente Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo), Presidente del Comitato per gli affari sindacali e del lavoro (Casl) e relazioni industriali; Mario Sarcinelli (Presidente Dexia Crediop), studi e ricerche e rapporti con l’Istituto Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi (Istein); Emilio Zanetti (Presidente Consiglio di Gestione Ubi Banca) temi connessi all’attività delle piccole e medie imprese.

A Venezia confronto su Tax credit per il cinema

​Al Convegno Anica “Banche & cinema  2012: strategie, sinergie e percorsi innovativi” organizzato da ABI, Anica e  Biennale svoltosi il 6 settembre nell’ambito della Mostra cinematografica di Venezia, Nicola Borrelli, Direttore per il cinema, annuncia l’intenzione del Ministro Ornaghi di stabilizzare il Tax credit al settore e di estenderlo oltre il 2013.  


​Il Direttore per il cinema Nicola Borrelli ha reso pubblici i dati sull’applicazione del Tax credit esterno, ossia rivolto a imprese non appartenenti al settore cinematografico negli ultimi due anni. Il risultato è nettamente positivo: sono stati richiesti interventi di finanziamento da 151 imprese, che hanno generato un credito d’imposta per 80 milioni di euro, ossia il doppio dell’impegno diretto dello Stato per il cinema.
Borrelli ha riportato al Convegno la volontà del Ministro Ornaghi di proporre al Governo l’estensione ai prossimi anni il provvedimento relativo al tax credit per le imprese cinematografiche, in scadenza nel 2013, già a partire dal prossimo Decreto sulla stabilità che il Governo Monti sta elaborando.
Il Convegno ha messo a confronto le esigenze del mondo della produzione cinematografica con quello degli Istituti di credito, i quali, negli ultimi anni, hanno riconosciuto al settore cinematografico una capacità imprenditoriale molto alta.
“E’ necessario estendere alle imprese private questa fiducia che il mondo della finanza e del credito ha riconosciuto al settore cinematografico” ha affermato il Presidente dell’Anica, Riccardo Tozzi. Tozzi ha sottolineato come il mondo dell’impresa culturale sia il comparto che dovrebbe costituire la punta di diamante dello sviluppo per l’Italia.
“Dobbiamo fare sistema perché ciò sia possibile e non continuare ad andare ciascuno per conto proprio. Tutto il mondo dell’industria culturale deve lavorare per porsi obiettivi comuni di sviluppo. E’ il lavoro più importante che ci attende, insieme a quello di potenziare le strutture di mercato per aumentare le risorse interne del settore”, ha concluso Tozzi.
Un suggerimento colto al volo dal Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, che ha inquadrato il rapporto tra banche e cinema “come un momento e una necessità per costruire un nuovo modello di sviluppo, che veda nella valorizzazione delle risorse culturali un leva per far ripartire la crescita. La cultura deve essere sempre più ‘il petrolio’ del nostro paese”. In questo scenario rientra ovviamente l’industria cinematografica come veicolo chiave di promozione dell’immagine dell’Italia all’estero e del Made in Italy: “Le banche – ha aggiunto Sabatini – devono potenziare la capacità di valorizzare più attentamente le idee di investimento. Un ottimo supporto verrà dalla possibilità per il settore creditizio di acquisire la garanzia del Fondo per le Pmi per migliorare il merito di credito dei progetti filmici”.
Gli interventi dei rappresentanti degli Istituti di credito hanno tutti rilevato i punti positivi così come quelli critici dell’introduzione del Tax credit per il cinema: Alberto Baldini, Responsabile del settore cinema della Bnl – Gruppo Bnp Paribas, ha rilevato come il cinema sia un elemento costitutivo del lavoro del suo Istituto, e che i 21 film che dal 2010 a oggi sono stati oggetto di un investimento di Bnl abbiano avuti buoni rendimenti. Identica posizione è stata espressa da Samuele Sorato, Direttore generale della Banca popolare di Vicenza, che sull’opportunità del Tax credit per il cinema ha costruito un modello di sviluppo commerciale, anche grazie a una nuova società di Merchant bank appositamente costituita.
Secondo Carlo Stocchetti, Dg di Mediocredito italiano, il settore cinematografico italiano deve fare un salto di qualità per svilupparsi e crescere: ancora oggi il 60 per cento degli imprenditori del settore non ritiene la banca un reale partner. Mediocredito italiano – ha dichiarato Stecchetti – ha l’obiettivo di diventare un partner finanziario a medio/lungo termine”.
Stocchetti, così come gli altri rappresentanti delle banche, si è detto certo che il Fondo centrale di garanzia per le Pmi del Ministero per lo sviluppo economico sarà uno strumento strategico per favorire un nuovo tipo di relazione tra l’impresa cinematografica e le banche.
E l’intervento di Claudia Bugno, Presidente del Comitato che gestisce tale Fondo, ha descritto, ai numerosi intervenuti al Convegno, la funzione della garanzia pubblica, che è volta essenzialmente a limitare il rischio degli Istituti di credito nella loro esposizione verso le imprese produttive. “Il tessuto economico italiano è composto essenzialmente da piccole e medie aziende, che è nostro compito istituzionale supportare con misure come il Fondo di garanzia, che è per lo Stato a costo zero ed è però capace di ottener grandi risultati.”
Mario La Torre, Professore ordinario di economia degli intermediari finanziari alla Sapienza di Roma, ha messo l’accento su alcuni aspetti critici dell’applicazione del Tax Credit, che, in questa prima fase, a suo avviso, ha privilegiato le aziende cinematografiche già strutturate finanziariamente, lasciando indietro una miriade di idee, prodotti e aziende che non sono stati toccati dai provvedimenti fiscali.
Nelle conclusioni, Angelo Barbagallo, presidente dei Produttori dell’Anica, ha rimarcato gli aspetti molto positivi dell’impatto del Tax credit sul settore, osservando come ci sia la necessità di aumentare il plafond delle agevolazioni fiscali, ora fermo a 2 milioni e mezzo di euro per ogni singola impresa, e di dare la possibilità di accesso al Tax credit anche a società di intermediazione, sul modello delle Sofica francesi, per costituire gruppi di opere filmiche, anche differenziati nel genere e nel volume di investimenti, che possano accedere alle agevolazioni.

Banche solide nonostante deterioramento qualità del credito

La recessione che sta colpendo l’intera Europa – e, come confermato dai recenti dati Istat, l’Italia in maniera particolarmente acuta – rappresenta uno shock di inusitata violenza: negli ultimi cinque anni abbiamo cumulato due recessioni ed una perdita di prodotto di circa 7-8 punti in termini reali. Nella storia economica moderna non era mai accaduto che due episodi recessivi si verificassero in un lasso di tempo così ristretto (2008-09 il primo e 2011-12 il secondo) e che fossero di dimensioni così significative.


​​Gli effetti sul sistema delle imprese italiane e sulla loro capacità di far fronte alle obbligazioni contratte nei confronti delle banche sono evidenti: il tasso di decadimento, cioè il numero dei nuovi prestiti che entrano in sofferenza rispetto allo stock di prestiti esistente ad inizio periodo, è passato dall’1,6% all’inizio del 2008 al 2,7% nel primo trimestre del 2012.
Questo andamento non deve tuttavia portare ad esprimere giudizi affrettati circa la condizione strutturale della qualità del credito delle banche italiane. Se si confrontano gli andamenti delle sofferenze appena descritti con quelli dell’ultima recessione prima della Grande crisi, cioè quella del 1992-93, ci si rende conto che il sistema produttivo italiano manifesta una buona solidità relativa, commisurata cioè alla violenza dello shock macroeconomico: allora, nella fase più acuta della crisi, il tasso di decadimento era arrivato al 3,8%, oggi siamo di oltre 1 p.p. sotto quel valore pur a fronte di una perdita di pil di quattro volte maggiore rispetto a quella di allora.
Secondo le ultime previsioni dell’ABI, perfino in uno scenario macroeconomico particolarmente avverso, nel 2013 il tasso di decadimento non dovrebbe aumentare sostanzialmente rispetto al dato del 2011.A fronte di tale contesto, le banche italiane hanno operato con la dovuta prudenza mantenendo intatta la loro solidità. Anche il Governatore della Banca d’Italia, nelle sue considerazioni finali del 31 maggio, ha evidenziato come le ispezioni effettuate abbiano rilevato una corretta gestione dei crediti a più elevato rischio di deterioramento.Occorre inoltre considerare che dall’inizio della crisi le banche italiane hanno compiuto importanti progressi nel rafforzamento patrimoniale con un “core tier 1” che oggi si colloca intorno al 10 percento, in linea con la media europea e adeguato a coprire il tipo di rischi assunti.Pur in un quadro in cui la qualità del credito è peggiorata, la minore rischiosità sistemica delle banche italiane deriva anche dal loro modello commerciale. Questo, infatti, implica una ridotta esposizione verso attività finanziarie e, in particolare, verso strumenti derivati complessi che sono stati all’origine della crisi e che, nonostante gli sforzi sul fronte regolamentare, continuano a generare rischi ben maggiori rispetto alle normali esposizioni creditizie, come testimoniato ancora recentemente dalle vicende di una grande banca internazionale.

Varo Dl sviluppo: ABI apprezza e ora proseguire con riforme

​L’Associazione bancaria italiana ha espresso vivo apprezzamento per l’operato del Parlamento, che con l’approvazione del Decreto sviluppo ha riconfermato agli occhi degli italiani e dell’Europa la volontà di proseguire con determinazione sul sentiero delle riforme e della crescita


​Il Decreto, proposto dal Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, dimostra come sia possibile coniugare al meglio rigore nei conti pubblici e crescita economica sostenibile.
L’ABI, nel ribadire il pieno supporto all’azione dell’esecutivo, incoraggia il Presidente del Consiglio – come ricordato anche nel documento siglato da tutte le Associazioni di impresa italiane – a procedere con rapidità nella sua azione determinante per il futuro dell’Italia e dell’Europa.
 

Accordo ABI-Ance per smobilizzo crediti nei lavori pubblici

Ampliata la mappa dei crediti smobilizzabili. Per le imprese di costruzioni accesso al Fondo di garanzia delle Pmi. Da settembre pronta la lista delle banche che aderiscono al protocollo.


​Anche i crediti per i lavori pubblici entrano fra quelli per cui sarà possibile attivare la procedura che consente di chiedere alle banche l’anticipazione. L’ABI e l’Ance hanno infatti raggiunto l’accordo per estendere lo smobilizzo anche a questi crediti. L’intesa rientra tra le azioni comuni che l’ABI e l’Ance stanno attivando a sostegno delle imprese di costruzioni.
Inoltre, con la nuova procedura le imprese di costruzioni potranno usufruire della copertura del Fondo di garanzia delle Pmi in modo da non pesare sugli affidamenti in essere.
Circa lo sblocco dei crediti, l’iniziativa si inserisce nell’azione più generale che ha visto a fine maggio l’ABI e le Associazioni di impresa siglare il protocollo per agevolare lo smobilizzo di quanto vantato dalle imprese nei confronti della Pa. Protocollo che prevede un plafond di 10 miliardi di ammontare minimo per le anticipazioni che le banche riconosceranno alle imprese per i crediti nei confronti della Pa. A settembre sarà pronta la mappa delle banche che hanno aderito al protocollo, che renderanno operativo l’accordo entro 30 giorni dall’adesione.
Ormai in dirittura d’arrivo il quadro normativo completo per l’avvio delle procedure di smobilizzo.

Sottoscritto un addendum al Plafond crediti PaL’addendum include nell’ambito di applicazione dell’iniziativa anche i crediti derivanti da contratti di lavori pubblici, certificati ai sensi dell’art. 141, comma 2, del dpr n. 207/2010, che potranno così essere oggetto di anticipazione al pari di quanto previsto per i crediti certificati ai sensi del dl n. 185/08. ABI e Ance hanno sottoscritto il 3 agosto un accordo, nella forma dell’addendum al “Plafond crediti Pa” del 22 maggio 2012, finalizzato ad estendere l’ambito di applicazione di questa iniziativa anche ai crediti derivanti da contratti di lavori pubblici, le cui specificità non erano state sufficientemente considerate nella versione originaria dell’Accordo.  L’addendum prevede una sostanziale equiparazione – ai fini della realizzazione delle operazioni di anticipazione previste dall’accordo del 22 maggio 2012 – tra la certificazione di cui all’art. 9, comma 3-bis, del decreto legge n. 185/2008 e la certificazione prevista dall’art. 141, comma 2, del Dpr n. 207/2010 per i crediti derivanti da contratti di lavori pubblici così come definiti dal Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006). Secondo l’accordo raggiunto, affinché si realizzi tale equiparazione è tuttavia necessario che l’impresa richiedente integri la certificazione presentata con alcuni documenti (quali, ad esempio, l’Estratto Conto Elenco Documenti di Equitalia, relativo alla presenza di inadempienze all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di cartelle di pagamento) finalizzati a minimizzare il rischio che il valore dei pagamenti della PA possa risultare poi inferiore al valore del credito certificato, oggetto di anticipazione bancaria. È inoltre necessario che sull’operazione di anticipazione dei crediti certificati ai sensi dell’art. 141, comma 2, del dpr n. 207/2010 possa essere acquisita dalla banca una copertura del Fondo di garanzia delle Pmi. Tale garanzia – fino alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge di conversione del decreto legge 6 Luglio 2012, n. 95 (cd. decreto sulla spending review) – sarà rilasciata dal Fondo secondo le modalità ordinarie attualmente vigenti. Successivamente, anche sulle anticipazioni di tali crediti potrà essere acquisita la garanzia del Fondo secondo le modalità agevolate (ovvero nella percentuale massima del 70% e a condizioni economiche particolari) inizialmente previste solo per i crediti certificati ai sensi dell’art. 9, comma 3-bis, del decreto legge n. 185/2008.In presenza delle condizioni sopra descritte, considerato che la certificazione dei crediti derivanti da contratti di lavori pubblici non specifica con esattezza quando l’amministrazione debitrice effettuerà il pagamento, vale quanto previsto dal punto 12 del “Plafond crediti Pa” in relazione alle anticipazioni di crediti la cui certificazione non indica una data di pagamento.
 
Il testo dell’accordo

Le proposte delle imprese per l’Italia l’euro e l’Unione europea

E’ giunto il tempo delle azioni. La crisi che oggi viviamo è una crisi di fiducia nei confronti dell’Unione europea come entità politica e economica. Non è semplicemente la sommatoria delle difficoltà di alcuni dei suoi paesi membri. Per questo la risposta deve essere politica, europea ed unitaria, e andare nel senso di una scelta federale. E’ questo  il messaggio centrale del documento ‘’L’Italia e il futuro dell’euro e dell’Unione europea, le proposte delle imprese italiane’’, presentato il 1 agosto presso la sede dell’ABI. Hanno spiegato e illustrato l’iniziativa i vertici delle cinque associazioni d’impresa: Giuseppe Mussari (ABI), Paolo Garonna (Ania), Luigi Marino (Alleanza delle cooperative), Giorgio Squinzi (Confindustria), Giorgio Guerrini (Rete imprese Italia).Nei giorni successivi hanno aderito all’iniziativa anche Cia, Coldiretti e Confagricoltura.

In Italia è necessario adottare ulteriori riforme strutturali in grado di consolidare la credibilità del Paese e favorire la ripresa della competitività. L’Italia rappresenta a tutt’oggi la seconda piattaforma industriale d’Europa, e ha fondamentali ben più solidi di quelli che le vengono comunemente accreditati.Occorre creare un nuovo clima sociale che favorisca la cooperazione attiva e fattiva tra parti sociali e tra queste e il Governo e le forze politiche. Non vi è soluzione ai nostri problemi se non saremo in grado di affrontarli con logiche e soluzioni del tutto diverse rispetto al passato.È stato fatto molto, ma molto ancora resta da fare; perciò l’azione avviata è tutt’altro che compiuta.Le imprese italiane incoraggiano il Governo Monti a non desistere dal portare avanti, nella rimanente parte di questa legislatura, l’azione riformatrice già disegnata e a completare il difficile compito a cui è stato chiamato dall’intero Paese. Riaffermare questo impegno è necessario ogni giorno di più.Ma è soprattutto necessario prendere atto che le incertezze circa il percorso che il risanamento effettuato seguirà nel prossimo lustro impediscono di beneficiare nel breve termine dei frutti che le riforme già realizzate avrebbero potuto e potrebbero generare. In questo contesto non è più rinviabile – come richiesto autorevolmente  dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – una riforma condivisa del sistema elettorale.E’ dunque urgente che i partiti che si sono meritoriamente assunti la responsabilità di sostenere il Governo Monti in primo luogo, ma anche tutti coloro i quali si candidano a governare il Paese, riaffermino in maniera solenne e congiunta l’adesione a pochi principi chiari e si impegnino, a rispettarli.Sul fronte della crescita, ci si dovrà in particolare concentrare su:

  • Innovazione e produttività. Per riportare l’Italia sulla strada di una maggiore crescita si deve puntare su politiche di sostegno all’imprenditorialità, attraverso la valorizzazione del patrimonio diffuso di impresa, dei nostri asset produttivi nell’ambito della catena globale del valore, della innovazione distintiva delle nostre produzioni, nel manifatturiero, nell’agricoltura, nell’agroalimentare, nel turismo, nella cultura e nell’ambiente, che dovranno essere sostenute con adeguate politiche di incentivazione basate su valutazioni ex ante ed ex post di efficacia e che prevedano la combinazione di strumenti strutturali fiscali e automatici con strumenti selettivi. Si dovrà aumentare la produttività di tutti i fattori, ridurre il cuneo fiscale e contributivo, collegare strettamente incrementi retributivi e incrementi di produttività rafforzando e rendendo strutturale la detassazione delle erogazioni per premi e straordinari.
    Si tratta con tutta evidenza di porsi l’obiettivo di definire una nuova matrice dei rapporti tra capitale e lavoro, dove il comune obiettivo del risultato aziendale, faccia premio su ogni contrapposizione ideologica.
    Serve anche una maggiore collaborazione tra le imprese, anche attraverso il contratto di rete che va rafforzato ed incentivato. Ciò potrà favorire anche un migliore rapporto con le imprese bancarie.
  • Liberalizzazione e semplificazione. Per incrementare la produttività è indispensabile creare un ambiente favorevole all’impresa e puntare sulla concorrenza, rimuovendo i fattori che la ostacolano. Tra questi vi è una regolazione elefantiaca e inefficiente dello Stato in economia: una burocrazia soffocante, e la lentezza della macchina giudiziaria. Si deve puntare a combattere la cattiva burocrazia e a semplificare i rapporti tra imprese e PA, partendo dalla revisione delle regole – complesse, contraddittorie e incerte – uniformandole agli standard europei per finire con i comportamenti di chi è chiamato ad attuarle, con l’obiettivo di eliminare gli ostacoli agli investimenti privati e all’attrazione di investitori e capitali esteri.
  • Politica economica e infrastrutturale. Serve una politica economica focalizzata su pochi chiari obiettivi, coerenti con quelli concordati in ambito comunitario. Occorre anche delineare un programma nazionale delle infrastrutture più strettamente collegato alla pianificazione infrastrutturale europea e più attento alle esigenze locali di integrazione con le reti nazionali e internazionali. Una robusta accelerazione nell’utilizzo dei fondi strutturali europei, ed una loro eventuale riprogrammazione, possono mettere a disposizione di tali politiche parte delle risorse necessarie.

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Un “Percorso Famiglia” per affrontare la crisi

(31 luglio 2012) In collaborazione con Governo e Associazioni dei consumatori un pacchetto di interventi per il sostegno ai nuclei in difficoltà. Da soluzioni di emergenza ad azioni strutturali per il percorso di vita della famiglia. Proroga per la sospensione dei mutui e per il Fondo nuovi nati


​Al via “Percorso Famiglia”, il nuovo pacchetto di misure per il sostegno ai nuclei in difficoltà nell’attuale congiuntura economica. Tra queste la proroga della sospensione dei mutui e il rinnovo del Fondo nuovi nati. Lo hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa, il 31 luglio a Roma, il Ministro della cooperazione internazionale e dell’integrazione, con delega alla famiglia, Andrea Riccardi; il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari; le Associazioni dei consumatori firmatarie dell’Accordo (Acu, Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori).
La necessità dell’iniziativa, siglata in un Protocollo d’intesa tra ABI e Consumatori, si sviluppa in un quadro di perdurante debolezza dell’economia italiana: domanda di consumi ed investimenti in calo, disoccupazione – soprattutto giovanile – tendenzialmente in aumento. Il disagio delle famiglie di fronte alla crisi impone di realizzare interventi a supporto della loro sostenibilità finanziaria, passando da misure di carattere contingente e settoriale a misure di tipo strutturale e globale.
La novità di “Percorso Famiglia” è, quindi, un cambiamento di approccio rispetto agli interventi sperimentati negli ultimi 2 anni. Si tratta infatti di un progetto utile a sostenere la famiglia in tutte le fasi di vita della stessa.

Percorso Famiglia
Il progetto si sostanzia nel promuovere presso i ministeri competenti i seguenti interventi:
Fase di costituzione della famiglia: acquisto della casa. Modifica del regolamento del Fondo per la casa per rilanciare un’iniziativa che potrebbe liberare circa 1 miliardo di euro di mutui per le giovani coppie italiane (delle quali una dei due almeno con un contratto di lavoro “atipico”). Ciò per rendere lo strumento in linea con l’attuale situazione del mercato dei tassi, al contempo rendendo più semplice l’accesso alla misura..
Fase di realizzazione del progetto famiglia: sostegno alla nascita dei figli. Attuazione della proroga triennale del “Fondo nuovi nati” in vigore dal 2009. Ciò mobiliterebbe finanziamenti per circa 400 milioni di euro.
Fase di crescita della famiglia: sostegno allo studio dei figli. Modifica del regolamento del “Fondo studenti” per evitare eccessive difficoltà nell’erogazione dei finanziamenti. Tali piccole modifiche aprirebbero a finanziamenti per circa 400 milioni di euro.
Fase di maturità della famiglia: proroga della sospensione dei mutui. Soluzione per le famiglie che hanno difficoltà a pagare le rate dei mutui. La misura – che ha ormai 3 anni e che è stata realizzata in collaborazione con numerose Associazioni dei consumatori – consente di sospendere le rate dei mutui per 1 anno in caso di perdita del posto di lavoro (o cessazione del contratto a termine); entrata in cassa integrazione; morte o grave infortunio. ABI e Consumatori si impegnano ad individuare misure a sostegno delle famiglie che – uscendo dalla moratoria – non riescono ancora a far fronte alle rate.
Solo con poche modifiche normative e regolamentari, “Percorso Famiglia” complessivamente potrebbe liberare liquidità per un ammontare di circa 2.5 miliardi di euro (senza gravare su bilanci dello Stato).

Al via quarta proroga su sospensione rate dei mutui
Prorogato al 31 gennaio 2013 il termine di presentazione delle domande per la sospensione delle rate dei mutui.
ABI e Associazioni dei consumatori hanno concordato che:

  • l’arco temporale entro il quale si devono verificare gli eventi che determinano l’avvio della sospensione è prorogato al 31 dicembre 2012;

  • le domande possono essere presentate entro il 31 gennaio 2013;

  • sulla base delle disposizioni di vigilanza per le banche, per l’accesso alla misura di  sospensione, l’arco temporale per la definizione di ritardo nel pagamento delle rate è rimodulata a 90 giorni;

  • alla sospensione delle rate dei mutui potranno essere ammesse soltanto le operazioni che non ne abbiano già fruito.

Nel frattempo, parliamo di una misura per famiglie in difficoltà unica in Europa, secondo gli ultimi dati disponibili, al 31 marzo 2012, le banche hanno sospeso circa 68.000 mutui, pari a oltre 8 miliardi di debito residuo, garantendo ai nuclei interessati una liquidità aggiuntiva di 513 milioni di euro (circa 7.000 euro a famiglia). Per la notevole rilevanza che i mutui hanno nella vita delle famiglie, le parti proporranno soluzioni per superare i fattori d’impedimento tecnico alla piena attuazione delle normative sulla portabilità dei mutui e collocamento delle polizze assicurative.

Rinnovo Fondo nuovi nati
Primo obiettivo del “Percorso Famiglia” già raggiunto. Prorogate le opportunità di finanziamento per le famiglie con bambini nati o adottati nel 2012, 2013 e 2014. È quanto stabilito in un Protocollo d’intesa tra il Ministero della cooperazione internazionale e dell’integrazione, con delega alla famiglia, e l’ABI. Iniziativa già in vigore dal 2009 per favorire l’accesso al credito delle famiglie con un figlio nato o adottato nell’anno di riferimento. L’intesa stabilisce che banche e intermediari aderenti estenderanno tale possibilità anche al triennio in corso.
Il Fondo nuovi nati, con una dotazione patrimoniale di 25 milioni di euro, finanzia un importo massimo pari a 5.000 euro di durata non superiore a 5 anni, con un tasso agevolato non superiore al 50% del Tegm (tasso medio) sui prestiti personali. Ad oggi ha garantito, a prima richiesta per un importo pari al 50% del finanziamento, oltre 24.000 operazioni per un controvalore di prestiti erogati superiore a 120 milioni di euro.
 

Italia soffre tensioni europee economia 2012 giù del 2%

Lo dice il Rapporto di previsione Afo 2012-2014, disegnando un Paese in recessione. Banche alle prese con limitate previsioni di sviluppo ed esigenze di contenimento dei costi


​Il quadro internazionale in deterioramento contribuisce ad appesantire l’andamento dell’economia italiana. Mentre i nodi trascurati dell’economia mondiale stanno venendo al pettine, la debole governance europea, con segnali contrastanti, scelte rinviate e decisioni non prontamente implementate, sta ponendo in seria discussione il futuro dell’euro. Per l’Italia il risultato prevedibile è un -2% nel 2012, ancora in riduzione, anche se marginalmente, nel 2013, risalendo di soli pochi decimi sopra lo zero nel 2014. Questa è la fotografia del quadro congiunturale del Rapporto di previsione Afo-Financial outlook 2012-2014 elaborato dall’ABI.
Per le banche italiane la crescita dell’attività sarà condizionata dalle previsioni economiche complessive, ma anche dal nuovo contesto regolamentare sia micro che macro. Il conto economico continuerà a mostrare andamenti insoddisfacenti: anche se i ricavi ripartiranno, spinti dapprima dal margine di interesse e poi dai ricavi da servizi e finanziari, alla fine il recupero non risulterebbe ancora in grado di coprire le perdite di reddito degli ultimi anni. Di conseguenza resta decisivo lo sforzo di contenimento dei costi.

Le prospettive: il quadro macroeconomico interno
Le prospettive per l’economia italiana sono strettamente legate all’evolversi della crisi del debito nell’area euro e alle modalità con cui sarà data attuazione alle decisioni del vertice del 28 e 29 giugno, cruciali per il riassorbimento delle tensioni sui mercati finanziari e per il ripristino di normali condizioni di mercato, in Italia e nel resto dell’area. Gli sforzi compiuti dal governo, confermati dall’ampio surplus primario previsto per il triennio in corso, non sono, infatti, sufficienti a migliorare la percezione dei mercati finanziari sulla sostenibilità del debito pubblico italiano e attivare un circolo virtuoso che porti alla riduzione dei tassi sul debito sovrano. In questo quadro, la previsione, condotta come di consueto con gli Uffici studi delle principali banche italiane, segnala per l’anno in corso una contrazione del Pil pari al 2%. La crescita riprenderà di un modesto 0,6% solo nel 2014, dopo che nel 2013 la variazione del Pil sarà quasi nulla.
I consumi delle famiglie si ridurranno: dopo la marcata contrazione prevista per l’anno in corso (-2%), la variazione dei consumi proseguirà la sua marcia in territorio negativo, anche se a un ritmo meno pronunciato. Per quanto riguarda il reddito disponibile, a causa di redditi da lavoro quasi fermi e tassazione in aumento, dopo una riduzione pari al 3,5% per l’anno in corso, si stima una successiva contrazione dell’1,2% per il 2013 e dello 0,2% per il 2014.

La finanza pubblica
La forte contrazione del Pil peggiorerà gli indicatori di finanza pubblica rispetto alle previsioni precedenti e a quelle del Governo. Il pareggio di bilancio sarà raggiunto nel 2013 ma solo per quello che riguarda il saldo “strutturale” mentre per quello effettivo bisognerà aspettare il 2014, con un indebitamento netto che, nel triennio di previsione, passerà da -2,2% a -0,2% del Pil. A tale dinamica contribuirà una modesta riduzione delle uscite, pari allo 0,2% del Pil nel triennio di previsione, e una robusta crescita delle entrate per un ammontare complessivo pari al 3,5% del Pil. Tale squilibrio nei contributi alla riduzione del deficit potrà essere in parte ridotto dal concreto operare della spending review.

Industria bancaria: andamenti e prospettive
In questo contesto l’operatività delle banche continuerà ad essere sottoposta a notevoli tensioni. In particolare sotto il profilo della raccolta bancaria, che continua ad essere il principale canale di trasmissione della crisi sovrana all’attività delle banche. In quest’ottica l’intervento della Bce, con le due aste di rifinanziamento è risultato tempestivo e soprattutto efficace a colmare il gap tra livelli di raccolta e impieghi. Sotto altra prospettiva, ulteriori pressioni sull’attività bancaria verranno dalla recessione in corso, che agisce sul costo del credito: se il tasso di decadimento degli impieghi rimarrà stabilmente su livelli più elevati di 8 decimi di punto rispetto ai dati pre-crisi, il rapporto sofferenze/impieghi dovrebbe aumentare fino al 7,2% nel 2014, valore superiore di 1,8 p.p. rispetto al 2011.

Roe, margini e costi
Il Return on equity dell’attività bancaria dovrebbe segnare alla fine della previsione un livello del 3,5%, contenuto nel confronto storico. Piuttosto dinamico l’andamento del margine di interesse che dovrebbe garantire flussi di reddito per 4 mld di euro. Più complessa la dinamica degli altri ricavi che dopo una ulteriore riduzione attesa per quest’anno, in seguito dovrebbero generare flussi reddituali aggiuntivi per quasi 7 mld di euro.
A limitare la crescita della redditività concorrerà principalmente l’alto volume di accantonamenti a protezione del rischio di credito; il controllo dei costi continuerà d’altra parte ad essere la leva principale a difesa della redditività. Grazie a tale opera di contenimento, e all’aumento dei ricavi, potrebbe determinarsi una significativa riduzione del cost income ratio, su un livello di poco inferiore al 58% a fine 2014.

Raccolta e impieghi
Nonostante le tensioni, la raccolta da residenti, dopo la contrazione registrata nel 2011, dovrebbe tornare a crescere su ritmi soddisfacenti rispetto ai suoi molti obiettivi: in particolare l’incidenza delle passività bancarie sul Pil dovrebbe aumentare di oltre 5 p.p.
Per quanto riguarda i finanziamenti a famiglie e imprese, partendo da un incremento del 2% per quest’anno si dovrebbe arrivare a tassi di crescita del 3,1% a fine periodo di previsione, con un maggiore dinamica dei prestiti alle imprese.
 

Operativo il nuovo Comitato del Fondo di solidarietà

(16 luglio 2012) Al via il nuovo Comitato amministratore del Fondo di solidarietà del settore del credito. Rinnovato con decreto del Ministero del lavoro del 20 giugno 2012, si è insediato presso l’Inps ed ha eletto nuovo Presidente Giancarlo Durante, Direttore centrale, Responsabile della Direzione sindacale e del lavoro di ABI.


​Il Fondo di solidarietà rappresenta, da oltre un decennio, lo strumento di cui le banche di avvalgono per gestire, senza tensioni sociali né oneri per la collettività, le eccedenze di personale derivanti da processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale. Dal 2000 ad oggi sono confluiti nel Fondo per la percezione dell’assegno straordinario circa 40.000 lavoratori bancari.
I membri del Comitato, composto da esperti designati in rappresentanza di ABI, dei sindacati di categoria e dei Ministeri del Lavoro e dell’Economia, sono: Angelo Carletta, Giancarlo Durante, Mario Giuseppe Napoli, Patrizia Ordasso, Michele Zazzi designati dall’ABI; Severina Cassinelli (Fisac/Cgil), Emilio Contrasto (Unità Falcri-Silcea), Vincenzo Saporito (Fabi), Mariangela Verga (Uilca), Claudio Zuffo (Dircredito); Manuela Gaetani in rappresentanza del Ministero del Lavoro e Marco Ciaffi per il Ministero dell’economia.

Italia solida, irresponsabile il giudizio di Moody’s

Il  nostro Paese è solido, l’Italia è la sesta economia ad alto reddito del mondo. La sua capacità di generare prodotto è basata sul robusto contributo del secondo settore manifatturiero d’Europa, che ha subito forti contraccolpi dalla recessione ma che rimane vitale e in profonda trasformazione. Così le Associazioni imprenditoriali – ABI, Ania, Alleanza delle cooperative italiane, Confindustria e Rete imprese Italia – replicano all’ennesima valutazione destabilizzante dell’agenzia Moody’s.


​Lo sforzo che gli italiani stanno compiendo nel risanamento dei conti pubblici ha pochi eguali tra i paesi avanzati. In Italia non si sono registrate bolle speculative, pure nella modesta crescita che abbiamo realizzato. Il debito aggregato è basso. Il deficit pubblico sotto controllo, con un saldo primario positivo e crescente nel tempo. Le famiglie italiane sono poco indebitate e detengono uno stock di ricchezza finanziaria tra i più elevati rispetto al Pil. Possiamo contare su di una riforma delle pensioni che non ha uguali in Europa.
Questi elementi passano in secondo piano nelle valutazioni di Moody’s a fronte di un ipotetico incremento del rischio di contagio.
E’ oramai evidente che i giudizi espressi non appaiono equi e assomigliano a mere profezie la cui capacità di avverarsi dipende però dalla profezia stessa.
La natura commerciale delle società di rating, la composizione della loro governance, le indagini in cui sono coinvolti rappresentano tutti elementi che suscitano forti perplessità circa la loro reale indipendenza e l’appropriatezza dell’uso del termine “Agenzie” nei loro confronti.
Questi elementi sommati ai  tempi e ai modi del loro operare ed al fatto di non essere chiamati mai a rispondere delle loro valutazioni confermano quanto da tempo sosteniamo, occorre sottrarre il giudizio sulla qualità dei debiti statali a soggetti che perseguono fini di lucro.
Per questo sollecitiamo le Autorità europee ad agire con urgenza per annullare gli effetti dei rating previsti dalle norme oggi in vigore. Analogamente anche il settore privato deve procedere a eliminare i riferimenti ai rating nella contrattualista standard, come chiesto dall’ABI in sede di Federazione bancaria europea.
E’  indispensabile  una  immediata ed efficace  reazione  per annullare gli effetti   pro-ciclici e destabilizzanti dei rating. In assenza si continuerebbe colpevolmente a provocare danni agli Stati, ai loro cittadini, alle imprese.