Sinergia autorità-operatori contro il riciclaggio

​A Roma il secondo Forum annuale per la prevenzione e il contrasto al riciclaggio nell’attività bancaria. Due giorni di confronto, formazione e aggiornamento sugli aspetti domestici e internazionali di maggior peso. Per Giovanni Sabatini, Direttore generale ABI: “La prospettiva di revisione della Direttiva antiriciclaggio apre lo scenario ad un’armonizzazione massima della normativa comunitaria. Un cambio di rotta rispetto ad oggi. L’auspicio è poter contare su regole più precise”.


​Il secondo Forum sull’antiriciclaggio, organizzato il 12 e 13 luglio a Roma dall’Associazione bancaria e da ABI Formazione, rappresenta l’occasione per serrare il confronto e rafforzare ancor di più la sinergia tra autorità e banche. “Gli operatori bancari – ha sottolineato Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI – hanno il compito di procedere ad una ‘adeguata verifica’ dei propri clienti, di valutare le operazioni e di segnalare alle autorità quelle che appaiano riconducibili a riciclaggio. Un aiuto importante in questa azione è  dato dalla Banca d’Italia e dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) con l’elaborazione degli ‘Indicatori di anomalia per la rilevazione delle operazioni sospette’. In questo campo la prospettiva nazionale non esaurisce il tema. sono determinanti le azioni a livello internazionale, dirette ad assicurare uniformi livelli di attenzione al fenomeno e regole omogenee che limitino le possibilità di arbitraggio tra ordinamenti”. Da questo punto di vista sono particolarmente importanti la revisione delle Raccomandazioni del Gruppo di azione finanziaria (Gafi) e la proposta di modifica della III Direttiva antiriciclaggio. “Soprattutto la revisione della Direttiva  – ha aggiunto Sabatini – apre alla possibilità di un’armonizzazione massima della normativa comunitaria. È un cambio di rotta rispetto alle scelte portate avanti sino ad oggi, un cambio che potrebbe annullare le differenze normative tra le varie legislazioni degli Stati membri, visto che sino ad ora il criterio era quello del livello minimo di armonizzazione. La questione è di rilievo sia in termini di tutela della concorrenza che di attrazione di investimenti e impatti operativi”. “L’auspicio – ha concluso Sabatini – è che la futura normativa comunitaria possa basarsi su regole più precise e certe, in modo da guidare al meglio l’intermediario nelle valutazioni e nell’efficiente svolgimento delle procedure”.
I due giorni del Forum focalizzano l’attenzione sulla costante attualità della lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Le banche sono in prima fila, collaborando con le autorità che presidiano la legalità e che quotidianamente perseguono i reati. Il riciclaggio, che tende a creare una cerniera tra il mondo della criminalità organizzata e l’economia legale, sfrutta i processi di globalizzazione, i nuovi canali delle transazioni finanziarie, la libertà di movimento dei capitali, lo sviluppo di tecnologie di pagamento alternative. In situazioni di maggiore difficoltà il rischio criminale è acuito, visto che il riciclaggio di denaro aumenta in caso di crisi economica. Di qui la forte attenzione e l’impegno delle banche nel contrastare questo fenomeno, che può contaminare il settore finanziario. E inoltre fondamentale una forte sinergia tra autorità e operatori, che rende sempre più efficace la lotta. Il secondo Forum annuale per la prevenzione e il contrasto al riciclaggio nell’attività bancaria è un momento per rafforzare questo confronto  e per rispondere all’esigenza costante di formazione e aggiornamento.
Nell’ultimo periodo l’attività del Gafi ha gettato le basi per l’adozione della IV Direttiva antiriciclaggio e ha dato origine ad un processo di revisione degli standard internazionali. Il rafforzamento del principio di proporzionalità e dell’approccio basato sul rischio, oltre all’attenzione ad una maggiore trasparenza delle entità giuridiche, costituiscono alcune delle novità introdotte dai nuovi standard del Gafi e saranno la spina dorsale della futura normativa europea. Questi principi favoriscono l’efficacia delle misure antiriciclaggio e consentono ai destinatari della norma di impiegare meglio le risorse grazie alla possibilità di calibrare le misure da adottare.

 

La Relazione del Presidente dell’ABI

52.ma Assemblea annuale degli Associati“Signori Rappresentanti degli Associati, Autorità, Rappresentanti delle Istituzioni, della politica e dell’economia, Signore e Signori, rivolgo il mio saluto e ringraziamento a quanti hanno voluto accettare il nostro invito ad assistere alla cinquantaduesima edizione dell’Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana. Un particolare e cordiale benvenuto va al Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia, Prof. Mario Monti, e al Governatore della Banca d’Italia, Dottor Ignazio Visco. Vorrei rivolgere loro un caloroso e anticipato ringraziamento per le considerazionie le analisi che ci offriranno …”

” … Nelle settimane che hanno preceduto e seguito il vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, sono state espresse autorevoli opinioni che vedono nel Presidente Monti e nell’azione del suo Governo un elemento di ritrovato equilibrio, per l’Europa e per l’Italia, su cui far leva per uscire insieme dalla crisi: le imprese bancarie italiane le condividono pienamente. Così come condividono quanto disse il Presidente dell’Acri Guzzetti al XXII Congresso di Palermo, nel ringraziare il Presidente Monti per aver restituito all’Italia il ruolo che le è proprio in Europa e nel mondo.Questo Governo non è mai stato “tenero” con le imprese bancarie, tanto che in ogni decreto legge abbiamo ritrovato misure nei nostri confronti certamente criticabili e che non trovano corrispondenze nel quadro normativo europeo, da ultimo l’accentramento ex abrupto delle tesorerie scolastiche. Ciò nonostante rinnoviamo all’Esecutivo il nostro pieno e convinto sostegno, sottolineando come i compiti che lo attendono e che attendono il Paese siano così impegnativi da rendere necessario il leale sostegno di tutti.Il sistema economico mondiale, l’Europa, e al suo interno l’Italia, sono affetti da una patologia grave che, anche se con intensità differenziata, ha la capacità di produrre esiti nefasti per tutti. Se non fossero contrastate con efficace prontezza, le conseguenze negative di una tale patologia non si limiterebbero alla sfera economica ma metterebbero a dura prova la coesione sociale e le forme democratiche degli Stati dell’Unione. Democrazia, infatti, oltre che regole è equilibrio economico e sociale; sarebbe un tragico errore immaginare che l’equilibrio democratico sia dato per sempre.Come ogni equilibrio è dinamico e ogni sua componente è necessaria al suomantenimento, la coesione sociale tanto quanto la stabilità dei conti pubblici. Occorre quindi perseguire all’unisono stabilità, crescita ed equità. Si tratta di una sfida del tutto inedita, che impone l’assunzione di nuove responsabilità alle parti sociali che dovranno saper coniugare, ancor di più che in passato, l’interesse dei rappresentati con l’interesse generale del Paese. Evitare ogni tentazione di scaricare sulle generazioni a venire lasoluzione dei problemi attuali è un obiettivo prioritario rispetto al quale tutti dobbiamo sentirci impegnati. La storia di questi anni ci insegna che il rinvio dei problemi, il loro occultamento attraverso la spesa pubblica, non fa che radicalizzarne i rischi e quindi il peso sociale degli stessi …”

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54^ Assemblea degli Associati ABI

Giovedì 10 luglio si è celebrata a Roma l’annuale Assemblea degli Associati ABI. L’evento si è svolto presso l’Auditorium Capitalis del Palazzo dei congressi, in Roma.
 

​Alla presenza di autorità, di rappresentanti politici e istituzionali, di banchieri e imprenditori, ha aperto i lavori con la sua Relazione il Presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli. Sono seguiti gli interventi del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e del Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan. All’ordine del giorno dell’Assemblea, le adesioni all’Associazione, l’approvazione del bilancio di esercizio e il rinnovo degli organi statutari.

La Relazione del Presidente ABI
Il Rapporto ABI 2013-2014
Intervento del Governatore della Banca d’Italia

L’impatto di Basilea3

Regolamentazione uniforme, analisi dell’impatto di Basilea3 sulle Pmi e verifica della loro effettiva rischiosità aggregata, questi i temi  al centro della due giorni dedicata dall’ABI alla direttiva europea sui requisiti di capitale. Tra le recenti novità, che si auspica sia confermata con un via libera definitivo, la prima approvazione  di una soluzione volta e non applicare, per la parte dei prestiti alle Pmi, i maggiori requisiti di capitale richiesti alle banche dai regolatori dopo la crisi. Si tratta del  ‘Pmi Supporting factor’, la proposta sostenuta in maniera congiunta da banche e imprese per una sua applicazione a livello europeo.  


​Le principali questioni aperte dello scenario regolamentare e l’analisi d’impatto della normativa prudenziale (Basilea3) sulle piccole e medie imprese sono i due binari su cui si è concentrato il dibattito promosso dall’ABI nel corso del Convegno annuale dedicato all’implementazione della tabella di marcia di Basilea3, in programma il 26 e 27 giugno a Roma.
La due giorni è partita con una chiara indicazione: ottenere una regolamentazione uniforme e quindi una effettiva unione bancaria a livello europeo sono obiettivi oramai ineludibili per avere più Europa. Nel convegno organizzato dall’ABI si sono approfonditi i temi che ruotano intorno a Basilea 3 e alle altre regolamentazioni rilevanti per i mercati bancari, con l’obiettivo di cogliere gli elementi di criticità ancora presenti e le possibili linee evolutive con impatto sia sulla gestione bancaria sia nel rapporto banche e imprese.
Tra questi, è emerso che ancora non è assicurata la sincronizzazione temporale della regolamentazione USA con l’UE, e soprattutto negli Stati uniti non sembrano esservi proposte di nuove regole per la gestione del Rischio di liquidità (causa primaria della crisi finanziaria partita proprio oltre oceano).
Ancora non è assicurata una piena comparabilità dei coefficienti patrimoniali. Pertanto occorre una misura precisa dei rischi, che consenta coerenza, tra intermediari e tra Paesi, nella modalità di computo delle attività di rischio ponderate (Rwa). Le modalità con cui viene nel concreto realizzata l’attività di supervisione a livello nazionale devono essere omogeneizzate, anche in termini di modelli interni di valutazione del rischio. Si devono evitare disparità competitive a sfavore delle nostre banche. 
E’ rilevante il rischio di vedere vanificata l’impostazione di un mercato Eu unico, anche a motivo della recente proposta di introdurre flessibilità nazionali nel fissare requisiti patrimoniali e ponderazioni più severe. Inoltre, in una corsa al livellamento verso l’alto da parte delle diverse Autorità, si potranno determinare gravi ricadute sull’economia reale che necessita del sostegno bancario.
“Banche e imprese, insieme, nei mesi scorsi hanno chiesto alla Commissione e al Parlamento europeo di riconoscere l’importanza delle piccole e medie imprese per la crescita  – ha spiegato Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’Associazione bancaria – e di verificare l’effettiva esistenza di un minor rischio aggregato,  che renda ingiustificata l’estensione ai portafogli di Pmi dell’inasprimento dei requisiti minimi patrimoniali delle banche che le finanziano. In un momento di scarsa crescita come quello attuale, è fondamentale evitare un credit crunch, provocato dalle regole –  ha aggiunto Sabatini – che scatenerebbe i suoi effetti più rilevanti proprio su quelle piccole e medie imprese che rappresentano il nucleo del mondo produttivo italiano, composto per il 95% da realtà produttive di piccole e medie dimensioni e giocano un ruolo chiave nell’economia dell’intera Unione europea”.
“Le banche stanno svolgendo un’azione fondamentale per il Paese, per le sue imprese e le sue famiglie. L’impegno del settore è massimo, anche in un quadro di scarsa redditività e di risorse limitate. Una decelerazione del tasso di crescita del credito potrebbe avere effetti negativi rilevanti sulla velocità di ripresa dell’economia, con un diverso impatto tra Europa e Stati Uniti a causa della diversa dipendenza dal credito bancario che, in base alle nostre stime, per le imprese europee si attesta al 75%, mentre per quelle d’oltreoceano non va oltre il 23%” ha così concluso il Direttore generale dell’ABI.
Intanto, un primo importante passo avanti è stato fatto,  la Commissione Affari economici e finanziari del Parlamento europeo, lo scorso 14 maggio, ha approvato un emendamento alla Direttiva europea sui requisiti di capitale (Capital requirement directive che recepisce le regole prudenziali di Basilea3) e accoglie il “Pmi Supporting factor”, fattore di correzione applicato ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, fortemente sostenuto dall’ABI e dalle maggiori associazioni di imprese italiane. Si tratta di un fattore di ponderazione che tiene conto del minor rischio sistemico dell’esposizione bancaria nei confronti delle Pmi e che, applicato al calcolo dei risk weighted assets (Rwa) delle piccole e medie imprese, permette di compensare l’incremento del requisito patrimoniale minimo chiesto alle banche. In pratica, sui finanziamenti concessi alle Pmi, il requisito patrimoniale richiesto alle banche resterebbe all’8% attuale senza salire al 10,5% previsto dalla normativa. Secondo la proposta fatta dall’ABI e dalle altre rappresentanze d’impresa italiane, sostenuta con forza dalla Commissione europea e fatta propria dalle associazioni bancarie e imprenditoriali europee, il “Pmi Supporting Factor” andrebbe applicato a tutte le banche a prescindere dal metodo di ponderazione del rischio che queste utilizzano. In tal modo il fattore correttivo verrebbe applicato anche a quei piccoli istituti di credito che non adottano metodi di rating interno, ma che finanziano quasi esclusivamente Pmi, evitando così potenziali restrizioni di credito, soprattutto, per le medie e piccole realtà produttive.

L’agenda digitale del settore bancario italiano

L’Agenda Digitale proposta dall’Associazione bancaria italiana rappresenta il contributo del settore bancario al programma di digitalizzazione del Paese. Le iniziative che vi sono contenute hanno l’obiettivo di contribuire ad accelerare questo programma facendo leva sul processo di digitalizzazione già in atto nell’industria bancaria e si inseriscono nel quadro delle iniziative programmatiche del Governo, favorendo positive ricadute sull’intera economia nazionale.

L’industria bancaria ritiene che gli obiettivi dell’Agenda digitale possano essere raggiunti solo se, attraverso un’azione concertata, tutte le parti interessate (Governo, Pa, imprese, …) sono disposte ad investire nella rimozione dei vincoli che oggi ostacolano la digitalizzazione dei settori economici del Paese. Dal lato suo, l’industria bancaria crede fortemente nei benefici derivanti dalla Digitalizzazione, come dimostrano gli sforzi messi in campo a livello associativo e i 20 miliardi di euro2 che, nell’ultimo quinquennio, le singole banche hanno investito per la dematerializzazione dei processi, l’introduzione di nuove tecnologie in filiale e la creazione di nuovi canali di relazione.Il presente documento si articola in 2 sezioni, con caratteristiche differenti:

  • Agenda Digitale del settore bancario italiano: in questa prima sezione sono descritte brevemente le iniziative promosse, i benefici attesi per il Sistema Paese e gli specifici interventi suggeriti.
  • Appendici – Modalità di attuazione delle iniziative dell’Agenda Digitale del settore bancario italiano: in questa sezione le iniziative vengono descritte con maggiore profondità, con riferimento specifico alla loro implementazione e ai successivi possibili sviluppi.

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La Sepa in dirittura d’arrivo

Con la Sepa pagamenti transnazionali più efficienti per cittadini, imprese e Pa: entro il 1° febbraio 2014 il completamento della migrazione all’Area unica dei pagamenti in euro, al via il Programma dell’ABI a supporto delle attività. Con MyBank pagamenti immediati direttamente dal conto online, partita la fase pilota. Le iniziative presentate a Spin 2012.
 


​Un Programma promosso dall’Associazione bancaria italiana per supportare il completamento della migrazione alla Sepa, l’Area unica dei pagamenti in euro, ed accompagnare così l’industria bancaria ed il sistema paese in un momento di profonda discontinuità. Entro il primo febbraio 2014 infatti la migrazione al mercato armonizzato per i pagamenti elettronici in euro, dovrà essere completata. L’obbligo comporterà significative e complesse attività da effettuare per gli operatori economici. Col passaggio alla Sepa, per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni non ci sarà più differenziazione tra pagamenti nazionali e transnazionali. È questo il tema al centro dei lavori del Convegno Spin 2012, l’appuntamento annuale dedicato dall’Abi ai sistemi di pagamento, in apertura oggi a Firenze.
Il Programma Abi per il completamento della migrazione alla Sepa si inserisce nell’ambito dei lavori del Comitato Nazionale di Migrazione, coordinato congiuntamente da Abi e Banca d’Italia, e cui partecipano le rappresentanze delle imprese, dei consumatori, degli Istituti di Pagamento, Poste Italiane, il Mef e DigitPA.
Il Programma, avviato già da tempo, entra ora nella sua fase finale: esso richiede la messa a punto di una pianificazione di dettaglio delle attività da svolgere in tempi strettissimi a livello di sistema Paese e del relativo monitoraggio, col coinvolgimento di una molteplicità di soggetti. Intensa quindi la pianificazione delle attività in un ambito sia interbancario sia bancario, sia per le imprese non bancarie per l’adeguamento delle procedure, dei sistemi, delle relazioni commerciali. Presto si avvierà anche un piano di comunicazione delle novità per le imprese e per i consumatori
In particolare, sono due le direttrici previste dal Programma ABI per le attività a supporto della migrazione alla Sepa: quella per il passaggio ai requisiti tecnici e commerciali armonizzati per i bonifici, e quella riguardo agli addebiti diretti in euro. Il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, pubblicato il 30 marzo 2012 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, prevede infatti che entro il primo febbraio 2014 tutti i bonifici e gli addebiti diretti effettuati nell’Unione europea siano eseguiti secondo requisiti uniformi. Il Regolamento rappresenta il passaggio fondamentale per la fase conclusiva di realizzazione della Sepa. 
Con l’introduzione delle nuove regole, i clienti avranno la possibilità di fare e ricevere pagamenti in euro con un unico conto bancario, indipendentemente dal paese in cui si trova e alle stesse condizioni di base previste per i pagamenti nazionali e conformemente agli stessi diritti e obblighi.
Dopo il passaggio all’euro completato nel 2002 con l’introduzione di banconote e monete, la Sepa rappresenta il successivo grande passo verso la piena integrazione del servizi di pagamento. La creazione di un mercato integrato per i pagamenti, senza distinzione tra nazionali e transfrontalieri, è necessaria per il corretto funzionamento del mercato interno. Questo processo di armonizzazione sostiene gli obiettivi della strategia “Europa 2020”, stimolando una maggiore attività economica all’interno del Mercato Unico, l’innovazione nell’offerta dei servizi di pagamento, meglio rispondendo alle esigenze di tutti gli utenti europei. 
Accanto alla Sepa, a Spin 2012 focus sulle iniziative delle banche per l’agenda digitale, i pagamenti innovativi e lo sviluppo dell’e-commerce. Proprio in questi giorni è partito il pilota del progetto “MyBank”, soluzione di pagamento elettronico per gli acquisti su internet a livello paneuropeo messo a punto da EBA Clearing e sostenuto dalle principali banche italiane, affiancate dalle principali aziende italiane online. MyBank consentirà ai clienti di pagare i propri acquisiti online tramite bonifico Sepa dal loro abituale home o la loro applicazione per i pagamenti (ad esempio su smartphone, tablet).
 

La Carta dell’investimento sostenibile

​Investimenti sostenibili e responsabili; trasparenza; ottica di lungo periodo. Sono questi i tre principi base della “Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana” firmata oggi a Roma da ABI, Ania, Assogestioni e FeBAF, la Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza cui aderiscono

 

Il ruolo delle banche nella storia d’Italia

Il contributo del settore bancario al processo di unificazione nazionale e allo sviluppo economico fino ai giorni nostri, nel volume  realizzato da storici, economisti e giuristi per il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale e presentato a Napoli e a Palermo


​Il ruolo delle banche nella storia d’Italia e il loro contributo all’unificazione, all’integrazione nazionale e allo sviluppo economico del “nuovo” Stato fino ai giorni nostri. Per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale e dare un contributo alla riflessione in atto sulla storia del Paese a partire dal Risorgimento, l’ABI ha promosso un progetto di ricerca per analizzare e mettere a fuoco i nessi esistenti fra la società civile, l’economia e l’attività degli intermediari bancari.
La ricerca – affidata a un pool di storici, studiosi, economisti e giuristi coordinati dal prof. Leandro Conte dell’Università di Siena – è stata pubblicata nel volume “Le Banche e l’Italia. Crescita economica e società civile, 1861-2011”, edito da Bancaria Editrice. Al libro è allegato il dvd “Le Banche in Luce” che racconta la storia bancaria attraverso le immagini dell’Archivio storico dell’Istituto Luce. L’opera è stata presentata L’11 giugno Palermo nel corso di una giornata di studi.
“Le Banche e l’Italia” declina la storia bancaria nazionale degli ultimi 150 anni formulando per ciascun contesto gli stessi interrogativi: cosa ha determinato i cambiamenti delle relazioni tra settori produttivi e ceti sociali? quali agenti – banche, imprese, associazioni, uomini politici, partiti – hanno influito di più sul cambiamento? come si legano gli avvenimenti che hanno dato senso storico al processo d’integrazione nazionale e crescita economica? Strutturati intorno a questi interrogativi, i saggi sono resi coesi da due temi comuni, le modalità con cui la banca entra nell’insieme delle relazioni istituzionali e nelle relazioni economiche della comunità nazionale. Attraverso questi temi si delinea la storia del rapporto tra banche e Italia intorno a coppie di parole chiave e in base a una scansione temporale che identifica quattro macro-periodi: crescita (del reddito pro capite) e Nazione (1861-1914); credito (all’industria) e Stato (1915-1945); sviluppo (economico) e Repubblica (1946-1990); concorrenza (giustizia distributiva) ed Europa (1991-2011).Per ciascun periodo storico sono state esaminate le trasformazioni del mercato bancario e finanziario, l’evoluzione dell’esercizio del credito, l’intermediazione fra risparmio e investimento e i riflessi di questa attività su passato e presente del Paese, mettendo in evidenza gli elementi che hanno favorito l’unificazione e la successiva integrazione del tessuto sociale ed economico italiano e cercando nuovi strumenti interpretativi con cui leggere il presente e orientare l’azione futura.Al convegno di presentazione dell’opera, oltre all’introduzione di Giovanni Puglisi, Presidente della Fondazione Banco di Sicilia, sono intervenuti, tra gli altri, Giovanni Sabatini, Direttore generale ABI; Antonello Montante, Presidente Confindustria Sicilia; Roberto Bertola, Responsabile di territorio Sicilia Unicredit e Presidente di ABI Sicilia.
 

Road show ABI a Viterbo

Oltre 172 miliardi di euro a febbraio 2012 ai principali segmenti economici della regione. Sabato 26 maggio al via la quarta tappa a Viterbo del Road Show Italia dell’ABI. La fotografia del settore bancario regionale e del sostegno a famiglie e imprese


L’ABI replica a dichiarazione Presidente Confesercenti

(04/07/20212) In Italia il sistema del credito – nonostante le molte difficoltà del contesto internazionale – ha mostrato efficienza e solidità, funziona bene in relazione all’andamento dell’economia italiana, garantisce e continua a garantire buon credito alle imprese meritevoli, contribuendo alla stabilità del paese”.

“In Italia il sistema del credito – nonostante le molte difficoltà del contesto internazionale – ha mostrato efficienza e solidità, funziona bene in relazione all’andamento dell’economia italiana, garantisce e continua a garantire buon credito alle imprese meritevoli, contribuendo alla stabilità del paese”.
Così Abi replica alla dichiarazione di oggi del Presidente di Confesercenti, Marco Venturi, secondo cui “negli ultimi due anni il sistema del credito è andato sostanzialmente in tilt”.
“Le banche – prosegue ABI – si stanno facendo carico delle difficoltà delle imprese anche con strumenti straordinari quali le moratorie alle rate dei finanziamenti e gli altri strumenti previsti da numerosi accordi sottoscritti con le associazioni di tutti i settori produttivi. Non ultime le iniziative a sostegno delle zone colpite dai recenti eventi sismici. Continuare a negare questa realtà aumenta le difficoltà di dialogo, allontana il raggiungimento di soluzioni utili per tornare a crescere, danneggia il paese”.