Su economia Sicilia ricaduta ciclo nazionale ma credito tiene

(25 gennaio 2013) Nel 2012 il quadro macroeconomico della Regione sconta la mancata crescita generale e impatta sulla domanda di finanziamenti: 67 miliardi di euro ad ottobre per i principali segmenti produttivi. Sabato 26 gennaio al via la sesta tappa a Messina del Road Show Italia dell’ABI. La fotografia del settore bancario regionale e del sostegno a famiglie e imprese


​Nel corso del 2012 la Sicilia ha risentito del deterioramento del quadro macroeconomico nazionale, con ricadute negative nei principali settori. Le imprese industriali hanno registrato riduzioni del fatturato e degli ordinativi; l’incertezza delle prospettive dell’economia ha contenuto la propensione all’investimento. Nel settore edile si è realizzato un ulteriore calo del numero di ore lavorate e si sono accentuate le difficoltà del mercato immobiliare residenziale. Concentrando pertanto l’attenzione sull’evoluzione del credito, emerge che a fine ottobre 2012 i finanziamenti bancari destinati principalmente alle famiglie e alle imprese della regione hanno raggiunto circa 67 miliardi di euro: complessivamente, la recessione frena l’opportunità di investimenti e quindi di erogazione di risorse con una contrazione annua intorno all’1,2% rispetto al 2011 (trend comunque migliore rispetto alla media complessiva del Mezzogiorno a -2,6%). In particolare, alle imprese sono andati circa 31.3 miliardi e alle famiglie 28.7 miliardi, mantenendo i livelli dell’anno precedente.
I dati delineano un quadro nitido in vista dell’incontro di sabato 26 gennaio a Messina, sesta tappa – dopo Lecce – del Road Show Italia. L’iniziativa è stata avviata dall’Abi per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche italiane per il Paese.
Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono state vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, importante è un adeguato rapporto “banca – impresa”. Le imprese bancarie italiane, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta nei confronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio.

Banche in Sicilia
La struttura del settore bancario regionale, secondo i dati più recenti, vede attive sul territorio 67 banche per un totale di 1.723 sportelli. Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 2.392 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 101.223. Nella regione i lavoratori bancari sono il 4,5% del totale nazionale di settore che ha toccato le 320.000 unità.

Finanziamenti a famiglie e imprese
I finanziamenti delle banche alle imprese locali (comprese le famiglie produttrici) hanno raggiunto circa 31.3 miliardi di euro a ottobre 2012, (-1% rispetto a ottobre 2011; -2,9% il Mezzogiorno); alle famiglie consumatrici sono andati 28.7 miliardi (-1,8% la variazione annua in linea col resto del Mezzogiorno).
A fronte dell’ampio sostegno a famiglie e imprese, il settore bancario sconta ancora la difficile congiuntura economica sul territorio con il risultato che a ottobre 2012 il rapporto sofferenze/impieghi ha raggiunto il 10,3%, con sofferenze pari a circa 7 miliardi di euro.
In questa fase di crisi, il consolidamento del rapporto tra banche e imprese ha prodotto risultati importanti: l’Avviso comune per la sospensione dei mutui ha rappresentato la prova più tangibile di quanto le banche siano vicine alle imprese. Lo scorso 28 febbraio 2012 è stata firmata una nuova intesa che delinea “Nuove misure per il credito alle Pmi”: in dettaglio, ai sensi di tale iniziativa le banche hanno sospeso fino a novembre 2012 quasi 59.500 finanziamenti a livello nazionale (che si aggiungono ai 260.000 dell’Avviso comune scaduto il 31 luglio 2011), pari a 19.6 miliardi di debito residuo (in aggiunta ai 70 miliardi dell’Avviso comune) con una liquidità liberata di 2.8 miliardi (oltre ai 15 miliardi di euro con l’Avviso comune). Alla Sicilia è riconducibile circa il 4,6% del totale delle operazioni sospese e 3,5% dell’ammontare complessivo delle quote capitali sospese.
Con la moratoria dei mutui alle famiglie, dal periodo di avvio della sospensione del rimborso delle rate di mutuo sino allo scorso novembre, le banche hanno sospeso circa 83.000 mutui, pari a 9.5 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di 592 milioni di euro. In Sicilia i contratti di mutuo che hanno usufruito di questa opportunità sono stati 4.746, il 5,7% del totale. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie siciliane colpite dalla crisi pari a 29.8 milioni di euro, circa il 5% dell’ammontare complessivo sospeso. 

Immediata operatività del Fondo solidarietà mutui prima casa

(24 gennaio 2013) “E’ urgente l’approvazione del Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di attuazione del Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa di cui all’articolo 2, comma 475, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”. Questo è il forte appello che l’ABI e 13 Associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori) hanno lanciato con una apposita lettera inviata alle competenti Commissioni Parlamentari di Camera e Senato.


Nella lettera l’ABI e le Associazioni dei Consumatori si appellano alle forze politiche di adoperarsi per evitare che le famiglie italiane in difficoltà siano private di uno strumento fondamentale di sostegno al pagamento delle rate del mutuo.
Il Fondo rappresenta infatti una soluzione di continuità con l’iniziativa di autoregolamentazione, unica nel suo genere in Europa, denominata “Piano Famiglie” avviata a partire dal 2009 da ABI e dalle stesse Associazioni dei Consumatori che ha consentito a oltre 82.000 famiglie italiane  di sospendere per un anno il pagamento delle rate del mutuo (per un controvalore in termini di debito residuo di oltre 9,2 miliardi di euro) al verificarsi di eventi quali la perdita del lavoro (per qualsiasi tipologia di contratto), un grave infortunio o la morte del mutuatario.
Allo scadere (31 gennaio 2013) della quarta proroga della misura che il settore bancario in accordo con le Associazioni dei consumatori ha garantito dal 2009 al 2013, si rende necessario e urgente il completamento dell’iter di emanazione del Regolamento attuativo del fondo di solidarietà, che richiede ora il parere delle competenti Commissioni Parlamentari. Tradotto in pratica, rendere immediatamente operativo il Fondo di solidarietà per l’acquisito della prima casa, con le disposizioni previste per le famiglie che a causa della grave crisi economica continuano a trovarsi in seria difficoltà, può assicurare da subito a molti nuclei familiari la salvaguardia di un bene essenziale come la casa.
Inoltre, le elezioni politiche del 23-24 febbraio 2013 costituiscono  un appuntamento di rilievo storico per l’Italia. Verrà definito un nuovo Programma per l’Italia. Un Programma che deve dare il necessario rilievo al ruolo svolto dalla famiglia,  nella sua accezione più ampia, che è il motore della società ed elemento essenziale per lo sviluppo e la coesione sociale.  L’ABI e le Associazioni dei consumatori ribadiscono l’importanza di attuare un piano per le famiglie che poggi su tre pilastri essenziali:

  • favorire l’accesso al credito, in particolare per l’acquisto dell’abitazione principale e per affrontare le fasi di sviluppo della vita delle famiglia;

  • sostenibilità del credito negli eventuali periodi di difficoltà incontrati nell’adempimento delle proprie obbligazioni;

  • conoscenza e consapevolezza dei consumatori, individuando tutte quelle iniziative comuni volte ad incrementare nella famiglia la conoscenza degli strumenti creditizi e finanziari offerti sul mercato.

Le dimissioni di Giuseppe Mussari

(23 gennaio 2013) Con una lettera al Vice Presidente Vicario dell’Associazione bancaria italiana, Camillo Venesio, il Presidente Giuseppe Mussari ha rassegnato il mandato.


​Carissimo Camillo,
ritengo di dover rassegnare, con effetto immediato e in maniera irrevocabile, le dimissioni da Presidente dell’Associazione bancaria italiana. Assumo questa decisione convinto di aver sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento, ma nello stesso tempo, deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto all’Associazione.
Ti prego di comunicare questa mia scelta al Comitato di Presidenza, al Comitato Esecutivo, al Consiglio, al Collegio Sindacale e al Direttore Generale.
In questi tre anni ho cercato di servire l’Associazione mettendo a disposizione tutte le energie fisiche e intellettuali di cui disponevo, usufruendo dell’insostituibile contributo della direzione e di tutti i dipendenti dell’Associazione.
Voglio ringraziare tramite la Tua persona tutti i membri del Comitato Esecutivo e del Consiglio per la fiducia accordatami e per il loro pieno supporto di cui ho sempre goduto.
Rappresentare le banche in Italia nell’ottica di perseguire l’interesse generale del Paese è stato per me un grande onore.
Un abbraccio
La lettera

Scomparso Corrado Faissola

(20 dicembre 2012) E’ morto ieri Corrado Faissola, presidente dell’ABI dal 2006 al 2010 e attuale presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi Banca. L’Associazione bancaria italiana tutta si stringe commossa alla famiglia Faissola onorando la memoria di un grande Presidente.  


​Classe 1935, nato a Castel Vittorio, in provincia di Imperia, Corrado Faissola ha dedicato la sua carriera alle attività bancarie fino a diventare presidente dell’ABI nell’estate del 2006, carica che ha mantenuto fino al 15 luglio 2010.
Dal 2 aprile 2007 al 9 maggio 2008, ha ricoperto la carica di vice presidente del consiglio di gestione di Unione di banche italiane (Ubi Banca), nata dalla fusione tra Banca lombarda e piemontese e Banche popolari unite. Dal 10 maggio 2008 è stato nominato presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi; inoltre è stato vicepresidente vicario della Banca regionale europea, consigliere e membro del comitato esecutivo del Banco di Brescia oltre che consigliere del Banco di San Giorgio, dell’Assbank e consigliere della Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro.
Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Genova, è entrato nel 1960 all’Istituto bancario San Paolo di Torino, dove nel 1973 è stato nominato dirigente ed ha poi percorso le tappe della carriera fino alla promozione a direttore centrale nel 1979.Nel 1984, sempre nell’ambito del Gruppo San Paolo, è stato nominato amministratore delegato e direttore generale della Banca Provinciale Lombarda. Nel periodo in cui è stato dirigente del San Paolo, ha ricoperto numerose altre cariche in rappresentanza dell’ istituto.
Faissola è stato consigliere delegato del Credito agrario bresciano e nel gennaio 1999, dopo la fusione tra Credito Agrario Bresciano e Banca San Paolo di Brescia che ha dato origine al Gruppo Banca lombarda, ha assunto la carica di amministratore delegato della capogruppo Banca lombarda. A maggio del 1997 è stato nominato cavaliere del lavoro. 

Recessione anche nel 2013 e redditività ai minimi storici

​(20 dicembre 2012) Rapporto di previsione Afo 2012-2014: Pil 2012 (-2,1%) e ancora in contrazione il prossimo anno (-0,6%), ma lenta ripresa dal secondo semestre. Le incertezze globali restano forti. In Italia crollo di consumi e investimenti: pesano gli effetti di breve periodo di un ineludibile risanamento finanziario. Per le banche sempre più urgente azione di riduzione dei costi.


​Restano alti i rischi di un rallentamento internazionale e le prospettive future sono legate a tre incognite principali: gli sviluppi della crisi europea, la capacità di tenuta delle economie asiatiche, i risultati del possibile accordo sul fiscal cliff americano. Molto positivo in Europa l’allentamento delle tensioni finanziarie sui titoli pubblici, grazie alle azioni della Bce e al risanamento fiscale in atto nei paesi della periferia europea. Ma l’austerity sta generando pesanti ripercussioni sull’economia reale. Per l’Italia ciò si traduce in una riduzione del Pil del 2,1% nel 2012 e un ulteriore contrazione nel 2013 (-0,6%). Dalla seconda metà del 2013 la crescita congiunturale dovrebbe però tornare in positivo, con il 2014 che potrebbe chiudersi con un +0,8%. È questa la fotografia del rapporto di previsione Afo 2012-2014 elaborato dall’ABI.
Sulle banche, nonostante la parziale riduzione dello spread, pesa soprattutto il negativo andamento del ciclo economico. Si conferma in tutta la sua fortissima rilevanza il tema della redditività inferiore al costo del capitale: il recupero della crescita effettiva e potenziale dell’economia italiana, la definizione di un quadro di regole nazionali ed europee che riconoscano il valore positivo del tradizionale modello di business commerciale; una forte azione endogena all’industria sul fronte della diversificazione delle fonti di ricavo e, soprattutto, della riduzione dei costi sono le condizioni per il recupero di redditività.

Le prospettive: il quadro macroeconomico interno
L’economia nazionale sconta ancora il doppio ciclo recessivo innescatosi tra il 2009 e il 2012, tanto che l’anno in corso registrerà sul Pil una contrazione di 2,1 punti percentuali per tornare ad un +0,8% solo nel 2014.
Il crollo dei consumi delle famiglie è una delle caratteristiche distintive di questa recessione. La loro riduzione dovrebbe essere pari al -3,2% nel 2012 e al -1% nel 2013. Questa caduta risente dell’andamento molto negativo del reddito disponibile, in riduzione, nel 2012, del 3,6% in termini reali. Se così fosse, sarebbe un dato inferiore solo a quello del 1993 quando la contrazione fu del 3,9%.
Sul mercato del lavoro emergono gli effetti più preoccupanti della crisi. Nell’anno in corso il tasso di disoccupazione balzerà al 10,8%, dall’8,4% del 2011, e rimarrà stabile nel biennio successivo.

La finanza pubblica
Nei prossimi anni proseguirà il miglioramento della finanza pubblica, centrando l’obiettivo di pareggio in termini strutturali. Il rapporto deficit/Pil passerà dal -2,8% di quest’anno al -1,3% del 2014.
Il debito pubblico, al lordo dei sostegni all’Europa, salirà al 126,2% del Pil nel 2012 e rimarrà su tale livello anche l’anno successivo. Solo dal 2014 si assisterà a una sua riduzione pari a circa 3 punti di Pil, condizionata però, alla realizzazione di dismissioni per 1 punto di prodotto in ciascun anno, come del resto previsto nel quadro di finanza pubblica del Governo.

Industria bancaria: andamenti e prospettive
Il funding continua ad essere il principale canale di trasmissione della crisi sovrana all’attività delle banche, i miglioramenti registrati nei differenziali di rendimento negli ultimi mesi si sono prontamente trasferiti in una dinamica della raccolta da residenti decisamente positiva rispetto al livello degli impieghi. Tali andamenti tuttavia non risultano ancora sufficienti a rendere le banche italiane indipendenti dal finanziamento della Bce, soprattutto a causa del negativo andamento della raccolta sull’estero. Nel corso del 2012 il rallentamento dei finanziamenti alle imprese deve essere ricondotto prevalentemente alla debolezza della domanda, così come vincoli piuttosto stringenti per la crescita del credito vengono dal deterioramento della sua qualità.

Raccolta e impieghi
Gli impieghi a residenti dovrebbero presentare quest’anno una sostanziale stagnazione per poi crescere nel biennio finale di previsione a tassi non molto lontani da quelli di crescita del Pil, e comunque mai superiori al 3%. Importante freno alla crescita dei prestiti sarà l’aumento del rischio di credito: nel triennio di previsione, le sofferenze dovrebbero crescere sempre più dei prestiti, toccando a fine 2014 un rapporto sofferenze/impieghi pari al 7,3%. Per trovare un valore più alto bisogna risalire al 1998.
A contrasto delle tendenze ora descritte e coerentemente al migliorato clima sul mercato finanziario, decisamente più soddisfacente dovrebbe risultare la crescita della raccolta: dopo il livello negativo del 2011, nel 2012 la raccolta dovrebbe aumentare del 2,9% e in seguito crescere stabilmente su ritmi di incremento del 3%. Per tali motivi, la previsione disegna una importante riduzione dello squilibrio tra raccolta e impieghi: nel corso del triennio di previsione il funding gap dovrebbe diminuire di 5,5 punti percentuali, collocandosi a fine periodo su di un divario di risorse pari al 9,4% del complesso degli impieghi a residenti.

Roe, margini e costi
Si continua nella scia di peggioramento delle condizioni di redditività del settore: il Return on Equity dell’attività bancaria sarà nel 2014 di poco superiore al 2%. Tale risultato è principalmente determinato dal contesto economico, sotto forma di un elevato ammontare di accantonamenti e rettifiche e di una scarsa dinamica dei volumi intermediati.
Dovrebbe rimanere stazionario, invece, il margine di interesse, interrompendo la caduta degli ultimi anni, ma presentando ancora un valore inferiore per circa 4 miliardi di Euro rispetto al dato del 2007. A fine 2014 gli altri ricavi contribuirebbero al conto economico per quasi 6 miliardi in meno rispetto al 2007.
La salvaguardia delle condizioni di redditività delle banche italiane passa, dunque, inevitabilmente per una attenta e serrata politica di controllo e riduzione dei costi, che dovrebbero contrarsi ad un ritmo medio annuo dell’1,7-1,8% In questo caso, il cost income ratio scenderebbe al 61,2% nel 2014, livello comunque superiore ai valori pre-crisi.

 

Difesa occupazione passa per produttività e redditività

(19 dicembre 2012) Rapporto ABI 2012 sul mercato del lavoro: all’orizzonte nuovo modo di fare banca che richiede soluzioni organizzative e produttive compatibili con i costi, la tecnologia e l’innovazione nella gestione delle risorse umane. Le banche italiane stanno affrontando la difficile congiuntura mondiale, che continua a comprimere fortemente la redditività nel settore.
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In un contesto molto critico – caratterizzato da una prolungata recessione, una più stringente regolamentazione e dall’ingresso di nuovi concorrenti in aree strategiche, quali quelle dei servizi di pagamento – le imprese creditizie sono chiamate a rispondere con la massima efficacia ai cambiamenti della domanda, a fronteggiare la maggiore competizione di operatori non bancari e, conseguentemente, a gestire processi di ristrutturazione volti a ridurre i costi e aumentare la produttività. Questa la sintesi della ventesima edizione del Rapporto ABI 2012 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentata il 19 dicembre a Roma dal Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, e alla quale ha preso parte anche il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero.
Nel settore del credito italiano la stabilità del posto di lavoro è da sempre un valore fondamentale, come dimostrato dall’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) che si attesta al 99%. Nonostante le difficoltà macroeconomiche, il settore ha – almeno nel 2011 – contenuto la contrazione degli organici (circa -1%). Tra le principali caratteristiche del personale bancario si confermano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 35,3% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (43,6% sul complesso dei dipendenti).
Le banche italiane si caratterizzano per una struttura di costo particolarmente onerosa: la contrazione della crescita economica, il basso livello dei tassi di interesse a breve termine, le tensioni sul costo della raccolta, il peggioramento della qualità del credito rappresentano un insieme di fattori che contribuiscono a mettere pressione sui ricavi – in forte contrazione – e, in ultima analisi, sulla redditività. Tutto ciò a vantaggio di intermediari caratterizzati da modelli di business più orientati verso le attività finanziarie in senso stretto. Emerge così che il costo del lavoro unitario per le Regional banks italiane (intermediari finanziari che operano prevalentemente nell’ambito dei confini nazionali), pari a 77.500 euro, risulta secondo solo a quello delle banche tedesche e nettamente più elevato rispetto alla media europea (55.000 euro). Il rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione supera di 9 punti percentuali la media Ue (42% contro 33%): nel confronto con i 5 principali mercati europei, i gruppi bancari italiani sono i più penalizzati in termini di percentuale di ricavi assorbita dal costo del lavoro. Per quanto riguarda il rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione, i gruppi italiani, nonostante l’opera di razionalizzazione dei costi che ha permesso di migliorare il livello medio di efficienza aziendale, presentano nel 2011 un valore dell’indice (68%), circa 3 punti percentuali superiore alla media europea, e restano comunque ancora molto lontani dai principali concorrenti, in particolar modo spagnoli e inglesi.
Recupero di redditività e lavoro sono le costanti cui tener conto in uno scenario che richiede un nuovo modo di fare banca con caratteristiche che puntano alla riorganizzazione delle reti e dei processi produttivi, al ruolo di rilievo della tecnologia nella attività di distribuzione dei prodotti bancari e finanziari, a una gestione innovativa delle risorse umane.
In questo contesto si inserisce con grande importanza il recente accordo sulla produttività che rappresenta un contributo significativo per uscire dalla crisi e riavviare un processo di crescita economica. Con tale impostazione, l’Intesa definisce principi e criteri cui deve uniformarsi il sistema delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva.
Su questo fronte le banche italiane sono già un passo avanti grazie alla capacità di relazioni sindacali mature con Parti sociali che hanno dato, da tempo, prova di essere in grado di trovare soluzioni condivise a problemi molto complessi. Ciò ha consentito a inizio 2012 di firmare un contratto collettivo nazionale di carattere eccezionale con una serie di punti qualificanti quali: una politica salariale compatibile con lo sforzo di ripresa del settore, il sostegno all’occupazione e la valorizzazione della solidarietà generazionale, l’adozione di misure per la crescita della produttività e competitività.
Tuttavia, resta da risolvere con urgenza il nodo sulla sostenibilità del Fondo di solidarietà di settore, quale strumento di ammortizzazione sociale, senza oneri per la collettività, utile a favorire il necessario ricambio generazionale. I notevoli cambiamenti intercorsi in materia pensionistica ne hanno causato importanti ricadute per via dell’incremento dei costi correlati alle novità previdenziali.
Alla presentazione del Rapporto da parte di Giancarlo Durante, Direttore centrale ABI – Responsabile direzione sindacale e del lavoro, e Luigi Prosperetti, Ordinario di politica economica – Università degli Studi di Milano, sono intervenuti Francesco Micheli, Vice Presidente ABI e Presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro dell’Associazione, e Tiziano Treu, Vice Presidente Commissione lavoro e previdenza sociale del Senato della Repubblica.

Sisma Emilia: sei miliardi per la ricostruzione

(17 dicembre 2012) E’ stata sottoscritta la Convenzione Cdp-ABI per l’avvio dell’operatività relativa al Plafond “Ricostruzione sisma 2012”.  Le risorse, che verranno erogate attraverso le banche aderenti alla convenzione, sono destinate a famiglie e imprese danneggiate dal sisma, per interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione di immobili adibiti ad uso residenziale e ad uso produttivo (inclusi gli impianti e i macchinari). 


​Dal 17 dicembre le banche potranno stipulare con Cdp i contratti di finanziamento quadro e i beneficiari attivare i finanziamenti agevolati presso gli sportelli delle banche aderenti. La prima erogazione è prevista il prossimo 10 gennaio.
I finanziamenti agevolati sono a totale carico dello Stato: le rate (per capitale e interessi) saranno restituite dai beneficiari alle banche mediante la cessione del credito d’imposta loro riconosciuto dalla legge. L’erogazione e la messa in ammortamento dei finanziamenti avverrà sulla base degli stati di avanzamento lavori.
Questa iniziativa arricchisce il quadro delle misure già attivate da Cdp: dal Plafond “Moratoria sisma 2012” di 6 miliardi di euro – sempre in collaborazione con le banche – dedicato alla dilazione del pagamento dei tributi, alla sospensione – per tutto il corrente anno – del pagamento degli oneri dei mutui concessi agli enti locali interessati dal terremoto – senza aggravio di interessi; dalla devoluzione alle regioni di 100 milioni di euro (già stanziati dal bilancio dello Stato in favore di Cdp) per la concessione di contributi in conto interessi, all’introduzione della misura di durata 15 anni nel Nuovo plafond Pmi, specificamente dedicata alle piccole e medie imprese operanti nei territori colpiti dal sisma.
Entro i primi mesi del 2013 sarà altresì attivata – sempre in sinergia con le banche – anche la misura dedicata alle grandi Imprese colpite dal sisma a valere sulle risorse del Fondo rotativo imprese (Fri).

Bancari: firmato il testo coordinato del Contratto nazionale

(19 dicembre 2012) L’ABI e le Organizzazioni sindacali hanno sottoscritto il testo coordinato del Ccnl 19 gennaio 2012 per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti dalle imprese creditizie, finanziarie e strumentali, in vigore fino al 30 giugno 2014


La definizione del Ccnl, realizzata dopo un confronto di alcuni mesi con la controparte, offre oggi un testo unico che raccoglie tutte le disposizioni nazionali in vigore, corredato come di consueto da indice analitico, appendici e riferimenti normativi. Uno strumento che rafforza indirettamente anche il principio del rispetto delle regole e della loro esigibilità. 

La certificazione dei contratti di lavoro

(19 dicembre 2012) L’Associazione bancaria italiana  ha stipulato una Convenzione con l’Università Roma Tre per la certificazione dei contratti di lavoro


​L’iniziativa ha l’obiettivo di potenziare ulteriormente i servizi di consulenza e assistenza in materia giuslavoristica a favore delle aziende che abbiano conferito mandato di rappresentanza sindacale all’Associazione bancaria italiana, attraverso uno strumento previsto dalla legge che ha lo scopo di dare certezza ai rapporti di lavoro e ridurre il contenzioso in materia.
Per espressa previsione di legge, la certificazione è una procedura di carattere volontario finalizzata ad attestare la conformità alla legge del contratto che si intende sottoscrivere, sia sotto il profilo formale sia sotto quello del contenuto.
Sono particolare oggetto della Convenzione i contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro, ivi inclusi i contratti di appalto e di somministrazione.
In considerazione della novità dell’iniziativa nel Settore, la Convenzione ha carattere sperimentale e durata di un anno, a partire dal 1° gennaio 2013.

Vigilanza prudenziale sugli enti creditizi

Audizione del Presidente ABI, Giuseppe Mussari
IV Commissione Finanze della Camera dei deputati
5 dicembre 2012

​Signor Presidente, Onorevoli Deputati,vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a presenziare a questo ciclo di Audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l’unione economica e monetaria dell’Unione europea. Per l’Associazione bancaria italiana è un onore poter essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte ai quali oggi ci troviamo vadano considerati con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica.Con la Banking union si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una istituzione intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi.Occorre essere consapevoli che creare un unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi dell’area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all’integrazione politica. L’unione bancaria non puo’ essere considerata come disconnessa dall’unione fiscale e dall’unione politica non e’ solo un problema tecnico.A titolo di esempio è il tema dell’assicurazione dei depositi. Il fondo di garanzia dei depositi – necessario per evitare i cd bank run – indipendentemente dalle caratteristiche e dalle dimensioni per essere in grado di svolgere la sua funzione deve avere qualche forma implicita o esplicita di garanzia pubblica poiché in casi estremi di crisi potrebbe non essere capiente. E’ evidente allora che se parliamo di un fondo di garanzia europeo viene immediatamente in campo il tema della ripartizione delle perdite e di una loro eventuale mutualizzazione tra gli Stati membri partecipanti. E’ allora di tutta evidenza la necessità di una forte volontà politica a sostegno di questo progetto.Un’ulteriore considerazione preliminare riguarda gli obiettivi che con il progetto di banking Union si ntendono perseguire:

  • Garantire la stabilità monetaria nell’area dell’Euro
  • Preservare l’integrità del mercato unico

I due obiettivi macro riguardano due diversi insiemi di Stati membri, infatti il primo riguarda solo i paesi dell’area Euro, il secondo invece tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Da ciò deriva anche che, in alcuni casi, i due obiettivi possono non essere perfettamente in linea tra loro. Da ciò deriva anche che a seconda dell’ambito geografico (solo paesi dell’area euro, ovvero tutti i 27 stati membri dell’Unione europea) sul quale l’Unione bancaria estenderà i suoi (positivi) effetti vi saranno ordini differenti di problemi da risolvere. Ho organizzato la mia relazione in due parti, a cui seguono brevi conclusioni. Nella prima parte percorrerò l’iter del pacchetto di proposte presentato dalla Commissione europea, sottolineandone ad un tempo i mutamenti intervenuti, i punti problematici ancora aperti e le possibili soluzioni maturate in ambito interassociativo. Svilupperò poi qualche considerazione sulle riforme che dovranno essere perseguite per completare l’unione bancaria.

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