Acri e ABI insieme per valorizzare le rimesse degli immigrati

Alla presenza del Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, alla vigilia dell’88a Giornata mondiale del risparmio l’Acri e l’ABI hanno presentato il 30 ottobre a Roma un protocollo d’intesa, di portata biennale e rinnovabile, con il quale si impegnano a collaborare fra loro e a stimolare le proprie associate per la realizzazione di iniziative utili a valorizzare le rimesse degli immigrati dall’Italia verso i loro Paesi d’origine.


​Dalle esperienze che nei loro differenti ruoli le Fondazioni associate all’Acri, da un lato, e le banche associate all’ABI, dall’altro, hanno finora maturato in questo campo emerge che ci sono spazi per ottimizzare l’efficacia delle rimesse dei migranti verso i loro Paesi d’origine con obiettivi che travalichino il semplice sostegno immediato alle spese dei famigliari rimasti in patria. Sempre più chiaramente si vanno, infatti, evidenziando da parte dei migranti bisogni di allocazione delle risorse finanziarie più complessi nonché funzionali a dare anche un contributo allo sviluppo dei loro Paesi.
Da anni il CeSpi (Centro studi politiche internazionali), in collaborazione con l’ABI, studia il fenomeno della bancarizzazione dei migranti in Italia e il possibile legame fra rimesse e sviluppo; e fin dal 2009 le Fondazioni Cariplo, Cariparma, Monte dei paschi di Siena e Compagnia di San Paolo, associate all’Acri, nell’ambito del loro comune progetto “Fondazioni4Africa”, stanno sperimentando in Senegal un modello, messo a punto dal CeSpi, che prevede la canalizzazione delle rimesse attraverso le Istituzioni di Microfinanza (Imf) del Paese di origine del migrante, tramite una struttura di collegamento tra intermediari finanziari dei Paesi d’origine e d’accoglienza che si distingue per le sue caratteristiche di replicabilità in altri contesti. 
Questo “modello” di canalizzazione si basa su tre premesse: 1) le rimesse devono essere collocate all’interno di un più ampio processo di allocazione del risparmio dei migranti, rispetto al quale è necessario creare strategie e prodotti adeguati; 2) l’inclusione finanziaria diviene la chiave di volta sia per una maggiore integrazione socio-economica tanto dei migranti quanto delle loro famiglie rimaste nel Paese di origine, sia per un maggiore impatto sullo sviluppo; 3) solo un approccio di sistema può assicurare volumi che garantiscano la sostenibilità della struttura di collegamento messa a punto tra intermediari finanziari dei due Paesi. 
L’Acri – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa intende da un lato potenziare i risultati finora raggiunti nell’ambito di “Fondazioni4Africa” e di altri progetti promossi da fondazioni italiane, come quelli di Fondazione Cariplo in Equador e in Perù, basati sullo stesso modello, dall’altro promuovere l’ulteriore diffusione di sistemi di valorizzazione dei risparmi dei migranti presenti in Italia attraverso il coinvolgimento di banche, operatori di money transfer, attori della società civile, di associazioni di migranti e istituzioni di microfinanza dei Paesi d’origine dei migranti stessi.
L’ ABI – Associazione bancaria italiana ha finora promosso diverse iniziative specifiche sull’inclusione finanziaria e sulla valorizzazione delle rimesse, consapevole del ruolo attivo che le imprese bancarie interessate possono avere in questo settore. Rilevante è l’indagine biennale, realizzata in collaborazione con il CeSpi, sull’evoluzione del processo di bancarizzazione dei migranti e l’analisi (su un campione rappresentativo della popolazione immigrata presente sul territorio italiano) della domanda di servizi finanziari da questi espressa, oltre che l’attività avviata dall’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti. Tali studi consentono di analizzare aspetti quantitativi e qualitativi dell’evoluzione del processo di bancarizzazione e disporre di dati sulla canalizzazione del risparmio nei Paesi d’origine dei migranti che rappresentano una risorsa informativa di sistema unica nel suo genere, a disposizione di tutti gli operatori attivi sul tema.
Siglando questo protocollo d’intesa, l’ABI si impegna a costituire un gruppo di lavoro al fine di:

  • svolgere un’attività propedeutica di confronto e contribuzione per la realizzazione di una struttura di collegamento tra intermediari finanziari dei paesi d’accoglienza e d’origine per la valorizzazione del risparmio dei migranti, sulla scorta di quella  sperimentata in Senegal;

  • promuovere il modello pilota in altri Paesi e contesti di riferimento, ove esistano le condizioni e l’interesse di tutti i soggetti coinvolti;

  • organizzare incontri di approfondimento e di conoscenza fra le banche italiane e possibili partner istituzionali e finanziari dei Paesi di riferimento per la promozione di siffatti modelli operativi e/o piattaforme finanziarie;

  • supportare le banche aderenti al modello pilota e/o alle analoghe successive iniziative nell’implementazione dei medesimi al fine di favorire la massima valorizzazione del risparmio dei migranti fra l’Italia e i Paesi di origine.

A sua volta l’Acri si impegna a:
  • informare e coinvolgere le Fondazioni associate nel sostenere il modello pilota già in essere e le eventuali successive analoghe iniziative;

  • fornire adeguato supporto al processo, anche attraverso le competenze tecniche rese disponibili all’interno di specifici progetti promossi su questi temi da Fondazioni associate;

  • contribuire a fornire adeguata diffusione e comunicazione delle attività inerenti il modello di valorizzazione del risparmio dei migranti fra l’Italia e i Paesi di origine.

Il fenomeno migratorio in Italia ha raggiunto dimensioni non trascurabili e quello delle rimesse (7,4 miliardi di euro nel 2011, fonte Banca d’Italia – Eurosistema, 2 ottobre 2012) è uno degli aspetti, forse il più evidente, del legame del migrante con il proprio Paese di origine. L’idea che queste risorse possano avere un ruolo importante per lo sviluppo dei paesi, oltre che dagli studi in corso, è accreditato anche dalle esperienze di migrazioni intervenute nei decenni scorsi in altri Paesi, come per esempio l’Italia.
Uno dei Quaderni di storia economica di Banca d’Italia (ottobre 2011) ricorda che le rimesse degli Italiani emigrati all’estero, tra il 1876 e il 1913, hanno aiutato il Paese in diversi modi: hanno prodotto un flusso di risorse pari, in media, al 2,7% del pil (che si aggira intorno al 4,5% negli anni del primo dopoguerra); hanno contribuito a ridurre il divario nord-sud, in quanto i migranti provenivano principalmente dalle regioni meridionali; hanno avuto un impatto positivo sullo sviluppo del sistema finanziario (in particolare le Casse di risparmio del sud): nonostante l’ingente quantità di risorse che tornò in Italia attraverso canali informali, infatti, il volume dei depositi in conti postali di risparmio tra il 1890 e il 1913 salì da 323 milioni di lire a più di due miliardi.  

Da banche sforzo massimo, ora impegno per produttività

(27 ottobre 2012) ​Dalla quinta tappa del Road Show Italia a Lecce, il Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini ha fatto il punto con istituzioni e imprenditori sulle prospettive dell’economia italiana. Continua l’impegno comune in Europa per alleggerire gli effetti di Basilea 3 ed evitare riflessi negativi sulle imprese. Grande sforzo del settore bancario pur in un quadro di scarsa redditività e tassazione insostenibile.  


​“Le banche italiane continuano ad assicurare il necessario sostegno alle imprese, alle famiglie e al Paese in un contesto di perdurante difficoltà”. Lo ha detto il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, il 27 ottobre alla tavola rotonda “Le Banche italiane per il Paese”, nel corso della quinta tappa a Lecce – dopo Cuneo, Vicenza, Ancona e Viterbo – del Road Show Italia. L’iniziativa è stata avviata dall’ABI con l’obiettivo di raggiungere i territori e rendere ancora più concreto ed evidente quanto le banche fanno per la comunità, soprattutto nella difficile fase congiunturale che il Paese sta attraversando.
“Con l’affievolirsi della ripresa a livello mondiale – ha sottolineato Sabatini – un’Europa epicentro di turbolenze sui mercati finanziari e un quadro interno italiano con un’insufficiente dinamica della crescita, occorre che tutti siano impegnati  in uno sforzo che consenta al Paese di recuperare competitività e crescita”. 
Sabatini ha aggiunto che “è centrale il tema della produttività su cui incidono, oltre al lavoro, molti fattori materiali e immateriali. Occorre giungere quanto prima ad un accordo condiviso da tutte le parti sociali, che porti a sviluppare un sistema di relazioni industriali che crei condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo e tutelare l’occupazione. Stabilità e crescita sono le due variabili della complessa equazione che dobbiamo risolvere per assicurare il futuro del nostro Paese”. 
“In Italia – ha ribadito Sabatini – le imprese bancarie e le altre imprese condividono un destino comune. È partendo da questa consapevolezza che da più di due anni l’ABI lavora con le altre associazioni di impresa per costruire le soluzioni per reggere l’impatto della crisi e ripartire insieme.”
Sulle Pmi continua intanto l’impegno in Europa per alleggerire gli effetti di Basilea 3 e di una regolamentazione invasiva per l’accesso al credito. Sabatini ha ricordato che la nuova proposta Ue sul meccanismo di “sconto” alle Pmi nel calcolo degli asset ponderati per il rischio assunto dalle banche sui prestiti non evita eventuali riduzioni dei prestiti stessi. “L’obiettivo condiviso con tutte le Associazioni imprenditoriali – ha detto il Direttore generale dell’ABI – è proprio evitare nuovi limiti al credito alle imprese. Si deve scongiurare un credit crunch tecnico da norme, a prescindere dal vero rischio di credito aziendale”.
Tornando all’Italia, Sabatini ha ricordato che “per facilitare l’accesso al credito occorre allentare le tensioni che aumentano la percezione del rischio paese. Se non si riporta questo rischio a livelli ragionevoli, precedenti il 2011, è difficile immaginare che costo e quantità del credito possano migliorare”. Le banche italiane stanno intervenendo al meglio nell’emergenza della crisi, scontando fattori negativi di domanda legati al peggioramento congiunturale, al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità. In altre parole, per Sabatini “uno spread che viaggia ad oltre 310 punti significa inevitabilmente meno liquidità per le banche e costi più alti per finanziarsi, e quindi credito più difficoltoso per imprese e famiglie”.
“È fondamentale – ha aggiunto Sabatini – che cresca nel Paese la consapevolezza del ruolo delle banche e del fatto che le difficoltà che oggi si stanno manifestando nell’erogazione creditizia potrebbero accentuarsi se le imprese bancarie fossero sottoposte a ulteriori penalizzazioni, specie sul piano fiscale e regolamentare. In un quadro congiunturale e prospettico che presenta molteplici fattori di compressione della redditività, le banche dovranno recuperare sia sul fronte dei ricavi sia sul fronte dei costi, sfruttando le nuove tecnologie, aumentando flessibilità ed efficienza a vantaggio dei clienti. Gli aumenti della pressione fiscale, quali quelli da ultimo introdotti con il ddl Stabilità, sono in questo contesto non più sostenibili.”
Parlano i numeri: le banche saranno gravate da nuove forme di aumento della pressione fiscale per oltre 5 miliardi nel 2013-2017. Ciò significa un incremento a livelli lontani dai principali competitors europei: nella media degli ultimi 10 anni si è registrata una tassazione superiore di 15 punti percentuali. Tale onere comporta un effetto negativo sulla capacità di autofinanziamento delle banche italiane, che si riflette in una minore capacità di sostenere l’economia e conseguentemente in una riduzione del gettito complessivo.
“A ciò si aggiungono – ha concluso Sabatini – 500 provvedimenti normativi negli ultimi cinque anni. In questo modo viene messo in discussione un modello virtuoso di fare banca, vicino a imprese e famiglie; un modello di attività al quale le banche italiane sono fortemente attaccate e a cui non vogliono rinunciare”.

Legge di stabilità 2013

Audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini

Commissioni Bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

24 ottobre 2012

​Premessa

Il disegno di legge di stabilità per il 2013 è lo specchio della difficile situazione che sta attraversando il Paese e delle contraddizioni che rendono impervia  la via della  ripresa dell’economia nazionale. Le misure dirette al reperimento di entrate erariali che dovrebbero sostenere il rilancio delle imprese del Paese finiscono per togliere risorse a settori che per loro natura e funzione alimentano la vita stessa delle imprese: le famiglie, da un lato, e le banche, dall’altro.
Le banche sono gravate da nuove forme di aumento della pressione fiscale per oltre 5 mld di euro nel quinquennio 2013-2017 (stime che dalle prime analisi si presentano ben superiori a quanto indicato prudenzialmente nella relazione tecnica di accompagnamento), a detrimento delle risorse disponibili per il finanziamento non solo delle imprese ma anche di quelle stesse famiglie che hanno esaurito le proprie capacità di spesa. La strada per la ripresa si conferma un percorso in salita.  

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Accesso delle imprese al credito

Audizione del Presidente ABI, Giuseppe Mussari
X Commissione Industria, commercio e turismo del Senato della Repubblica
23 ottobre 2012

Premessa
L’Associazione Bancaria Italiana ha accettato l’invito a presenziare a questa Audizione con grande piacere. Intendo approfittare dell’occasione per fornire un aggiornamento del quadro delineato in occasione di un analogo incontro avvenuto ormai oltre un anno fa, il 28 Giugno 2011. Mi propongo, pertanto, di illustrare il quadro dell’evoluzione del contesto di riferimento, macroeconomico e regolamentare, nell’ambito del quale operano le banche, anche nell’ottica di aprire una riflessione sul ruolo delle imprese bancarie nell’economia italiana, la cui percezione è oggi, a mio avviso, fortemente distorta.Ritengo, infatti, che sia opportuno far crescere la consapevolezza sugli stretti legami tra il ruolo delle banche e gli sviluppi correnti dello scenario di contesto  macroeconomico e regolamentare che rischiano di ridurre ulteriormente, in una prospettiva di medio termine, le possibilità di finanziamento dell’economia e che si configurano pertanto come criticità non soltanto per le banche in quanto tali, ma per l’intera economia nazionale. Credo, in particolare, che questa sia una utile occasione per segnalare alla Commissione di cui oggi siamo ospiti come le imprese bancarie stiano affrontando notevoli difficoltà generate da un difficile quadro reddituale sottoposto come esso è alle forti restrizioni dei ricavi e alle contestuali pressioni del costo del rischio (connesso alla recessione) e dei costi operativi e dell’imposizione fiscale. Il permanere (per lungo tempo) di questo quadro potrebbe mettere in dubbio la capacità delle imprese bancarie di mantenere la loro riconosciuta solidità patrimoniale e quindi di continuare a svolgere il loro ruolo a favore di imprese e famiglie. La volontà delle banche italiane è quella di mantenere ferma la propria natura. A tal fine ci aspettiamo che il contesto istituzionale e politico recepisca le preoccupazioni di cui sopra che devono diventare a nostro avviso preoccupazioni delle classi dirigenti del nostro Paese.  Ciò premesso vorrei procedere con ordine e tracciare prima un quadro generale entro cui inserire poi alcune questioni specifiche. Toccherò quindi fondamentalmente quattro punti: 

  • gli sviluppi di mercato e del contesto macro finanziario;
  • gli  andamenti del credito e dell’attività bancaria;
  • le iniziative delle banche a supporto dell’accesso al credito;
  • l’influenza del quadro regolamentare sul ruolo delle banche.

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ABI e Mef insieme per facilitare l’accesso alla liquidità

(23 ottobre 2012) Firmata una convenzione per snellire ulteriormente le procedure per l’accesso alla liquidità per le imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni


​Il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Associazione bancaria italiana hanno siglato il 22 ottobre la convenzione che permette l’accesso da parte delle banche e degli intermediari finanziari alla piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti verso le amministrazioni pubbliche.
Il collegamento tra la piattaforma elettronica pubblica e il sistema finanziario permette a banche e intermediari finanziari di verificare direttamente lo stato del credito, velocizzando e semplificando le procedure di anticipazione o sconto per le imprese fornitrici della pubblica amministrazione.

Banche e smobilizzo crediti: oltre il 60% ha aderito ad accordi

(23 ottobre 2012) Istituti di credito pronti alla fase operativa, in attesa della emanazione del decreto che recepisce regolamento operativo del Fondo di garanzia per le Pmi. La scorsa settimana il Comitato di gestione del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese ha formalizzato il regolamento operativo del Fondo. Manca ora un ultimo tassello, la pubblicazione del decreto con il regolamento, e il quadro sarà completo.


​Intanto, il settore bancario sta facendo la sua parte. Il 63,5% delle banche, in termini di sportelli sul territorio, è pronto a rendere operativo l’accordo per agevolare lo smobilizzo dei crediti delle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione (Pa) e quello per favorire il finanziamento di progetti di investimento in Italia. Si tratta dei due protocolli sottoscritti il 22 maggio tra l’ABI e le Associazioni di impresa, diretti a sostenere le aziende per quanto riguarda lo sblocco dei crediti della Pubblica amministrazione e gli investimenti delle piccole e medie imprese. La lista completa delle banche che hanno già aderito agli accordi è già disponibile da venerdì scorso sul sito abi.it. Nel momento in cui il quadro normativo sarà completo le banche potranno procedere per dare avvio alla fase operativa per questi ulteriori aspetti.

Smobilizzo crediti PaPer supportare le piccole e medie imprese è previsto un plafond di 10 miliardi di euro. I crediti, che possono essere smobilizzati, devono essere certificati come certi, liquidi ed esigibili. L’anticipazione non potrà essere inferiore al 70% dell’ammontare del credito che l’impresa vanta nei confronti della Pa e la durata sarà coerente con la data di pagamento prevista. Le imprese che possono accedere al plafond “Crediti Pa” sono le Pmi che operano in Italia, definite dalla normativa comunitaria, di tutti i settori. Al momento della domanda non devono avere posizioni classificate dalla banca come sofferenze, partite incagliate, esposizioni ristrutturate o esposizioni scadute – sconfinanti da oltre 90 giorni, ne’ procedure esecutive in corso. Per le imprese con esposizioni scadute – sconfinamenti da oltre 90 giorni fino a 180, la banca può valutare la realizzazione dell’operazione se il ritardo nel pagamento è imputabile al mancato incasso dei crediti Pa.

Progetti investimenti ItaliaAnche in questo caso è di 10 miliardi di euro il plafond per il finanziamento delle Pmi. L’intervento è reso possibile anche grazie alla liquidità messa a disposizione dalla Bce, tramite operazioni straordinarie di rifinanziamento con durata fino a 3 anni. A ciò si aggiunge la convenzione tra ABI e Cdp con cui quest’ultima mette a disposizione 10 miliardi di euro per il finanziamento delle Pmi.

Documenti relativi ai 2 plafond e banche aderenti 

Insostenibili le tasse su perdite e utili non realizzati

Il Comitato esecutivo ha esaminato il 17 ottobre i contenuti del Disegno di legge stabilità 2013. Pur nella piena comprensione dei problemi di finanza pubblica in cui versa in Paese, il Comitato esecutivo lamenta il nuovo aumento della pressione fiscale sulle banche, che ha raggiunto un livello divenuto ormai insostenibile per le aziende del settore.


​Nella media degli ultimi 10 anni le banche italiane hanno registrato una pressione fiscale effettiva superiore di 15 punti percentuali rispetto a quella delle banche europee.In questo modo, viene messa in discussione la possibilità per le banche italiane di continuare a sostenere l’economia reale, un modello di attività cui non si vuole in alcun modo rinunciare.Il Comitato esecutivo segnala all’attenzione generale un sistema fiscale che, per scelte del passato, non consente alle imprese bancarie di detrarre le rettifiche su crediti e che prevede una parziale indeducibilità degli interessi passivi, entrambe voci che rappresentano i tipici “costi industriali delle banche”. Inoltre alle banche viene applicata una maggiore aliquota Irap, fin dalla introduzione di questo tributo.La situazione appare dunque difficilmente sostenibile, in quanto impone alle banche di pagare tasse sulle perdite e su utili non realizzati. Tutto ciò avviene in  un contesto economico che necessiterebbe di banche che siano messe in grado di svolgere a pieno il loro ruolo per la ripresa dell’economia, a servizio quindi di famiglie e imprese.

Pensionamento flessibile e solidarietà intergenerazionale

Audizione ABI sul disegno di legge n. 3181

11^ Commissione Lavoro, previdenza sociale del Senato

3 ottobre 2012

Premessa

ABI desidera anzitutto esprimere, a codesto autorevole Collegio, la propria gratitudine per l’opportunità di partecipare alla presente Audizione sul ddl n. 3181 “Interventi a sostegno del pensionamento flessibile e della solidarietà intergenerazionale”, provvedimento che prefigura misure largamente apprezzabili in linea con le evoluzioni più recenti dell’ordinamento giuslavoristico. In tal senso Abi auspica che la Commissione possa promuovere una accelerazione dell’iter parlamentare del ddl, con l’obiettivo della sua traduzione in legge entro l’attuale legislatura.Si tratta di un provvedimento presentato ed elaborato da taluni autorevoli parlamentari già nel febbraio scorso, all’indomani di una riforma pensionistica (legge n. 214/2011), la quale, se per un verso ha il pregio di muovere verso una sempre maggiore uniformità delle regole previdenziali applicabili alle varie categorie di lavoratori e di implementare l’obiettivo primario del contenimento della spesa pubblica, per altro verso determina pesanti irrigidimenti sul fronte del turn over della forza-lavoro, soprattutto in una fase in cui da una parte le aziende, e fra esse le banche, stanno varando forti ristrutturazioni organizzative e produttive per il superamento dell’attuale stato di crisi, dall’altra la disoccupazione giovanile sta registrando preoccupanti ed inaccettabili alti livelli.Come noto, già nello scorso decennio, le banche hanno perseguito l’obiettivo di adeguare la produttività di sistema al contesto europeo, anche attraverso una politica di rinnovamento della forza lavoro: il tutto è stato possibile grazie all’utilizzo del Fondo di solidarietà di settore, costituito ai sensi dell’art. 2, comma 28 l. n. 662/1996, che ha consentito la gestione di esuberi aziendali senza generare tensioni occupazionali, in quanto gli interventi del Fondo si sono per lo più basati su misure di accompagnamento volontario alla pensione di lavoratori con requisiti di prossimità al relativo trattamento.Si consideri che ad oggi sono circa 40 mila i dipendenti bancari che hanno fruito delle prestazioni in parola, senza alcun aggravio per la finanza pubblica. L’utilizzo dello strumento ha altresì evitato che i dipendenti di settore ricorressero diffusamente all’indennità di disoccupazione nonostante le banche contribuiscano annualmente al suo finanziamento con oltre 200 mln, di fatto “a fondo perduto”.

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I covered bond si confermano fonte alternativa di liquidità

Riparte il mercato dopo un 2011 difficile: nei primi otto mesi dell’anno gli istituti bancari hanno già emesso strumenti per un controvalore complessivo (43 miliardi) superiore all’intera annata precedente. Il 2 e 3 ottobre a Milano la V edizione della Securitisation and covered bonds conference 


​Più forte dello spread. Anche in un 2011 estremamente critico il mercato delle obbligazioni bancarie garantite (Obg) ha continuato a rappresentare un canale efficace per soddisfare le crescenti necessità di liquidità delle banche italiane, con un valore complessivo delle emissioni superiore ai 30 miliardi di euro, sebbene la maggior parte di queste emissioni non sono state collocate sul mercato ma utilizzate come collateral per ottenere liquidità dalla Bce. Il trend sembra confermato dai primi dati dell’anno in corso: nonostante il numero degli emittenti si sia ridotto da undici a sette, nei primi otto mesi del 2012 i valori complessivi d’emissione hanno raggiunto quota 43 miliardi.
L’occasione per fare il punto su questo mercato è stata la quinta edizione della “Securitisation and covered bonds conference 2012”, organizzata dall’Associazione bancaria italiana e dall’Association for financial markets in Europe (Afme), svoltasi a Milano il 2 e 3 ottobre. Nella due-giorni di convegno si dibatte degli ultimi sviluppi del mercato della cartolarizzazione e dei covered bond nello scenario della perdurante crisi finanziaria e si analizzano le recenti evoluzioni normative e regolamentari in ambito europeo. Un ulteriore momento di approfondimento è dedicato alle diverse iniziative avviate a livello continentale in tema di trasparenza. La sessione di chiusura offre infine l’occasione per ragionare, assieme ad alcuni grandi investitori internazionali, circa le prospettive future di questo comparto finanziario. 
Restringendo il campo d’osservazione alla sola Italia va rilevato che la chiusura del mercato wholesale internazionale comporta tuttora per le nostre banche difficoltà sul lato della raccolta a medio e lungo termine. Nonostante il decisivo supporto offerto dalla Bce con i due piani di rifinanziamento (Ltro) dello scorso dicembre e di febbraio 2012 il problema sussiste, non solo in ragione dell’eccezionalità dell’intervento Bce ma soprattutto perché la liquidità messa a disposizione da Francoforte è di breve termine e dunque non può essere utilizzata dagli istituti per finanziare iniziative imprenditoriali con un orizzonte temporale ampio oppure per le operazioni immobiliari delle famiglie.
“Un problema di tipo finanziario che tuttavia rischia di assumere caratteristiche di tipo economico”, ha osservato Gianfranco Torriero, responsabile della direzione Strategie e mercati finanziari dell’ABI. “A maggior ragione – ha proseguito Torriero – se consideriamo che normalmente una ripresa del mercato dei mutui residenziali è in grado di fare da traino per l’economia in generale, almeno nel breve periodo”. Anche alla luce di quanto appena detto, covered bond e cartolarizzazioni rimangono strumenti fondamentali per la banca, in quanto consentono di diversificare le possibilità di raccolta in relazione alle diverse esigenze.
Il rilancio di questi mercati passa tuttavia dal recupero della fiducia degli investitori internazionali attraverso il rafforzamento delle iniziative già avviate in tema di trasparenza. Attualmente si guarda con interesse al progetto “Prime collateralised securities”, tra i cui soggetti fondatori figura un grande gruppo italiano, che punta a rilanciare lo strumento della cartolarizzazione attraverso la creazione di uno strumento dotato di una serie di caratteristiche standard che facilitino l’analisi di qualità da parte degli investitori. Sul fronte covered bond, invece, ABI e i gruppi bancari emittenti hanno appoggiato sin da subito il progetto di “Covered bond label” avviato dall’European covered bond council (Ecbc), convinti che sia un passo importante verso una piena armonizzazione a livello continentale di questo strumento
 

Banche ‘maglia rosa’ nell’occupazione femminile

Nel corso della due giorni dedicata a “Donne, banche e sviluppo” è emerso che si assottiglia il divario occupazionale con gli uomini nel settore bancario e, nel quadro complessivo della crisi, il ruolo femminile si impone come fattore culturale ed “economico” strategico per la ripresa. Per il Presidente ABI Giuseppe Mussari servono riforme strutturali per coniugare livelli di occupazione e progresso sociale 


Banche italiane verso un progressivo cambiamento nella struttura occupazionale del settore orientato, con buone prospettive, verso il personale femminile. Secondo i dati più recenti, al 31 dicembre 2011, le lavoratrici bancarie rappresentano oltre il 43% dell’occupazione complessiva. Più della metà dei neo assunti sono donne. Tra il 2015-2017 è prevedibile che si raggiunga la parità di presenza con gli uomini nel sistema bancario.È quanto emerso, il 25 settembre a Roma, nel corso del convegno ABI “Donne, banche e sviluppo: l’Italia che cambia passo per crescere”. Un momento di confronto e una necessaria riflessione su molti aspetti che riguardano le donne; dai percorsi di carriera, ai divari retributivi, all’imprenditorialità femminile. Ma soprattutto, in generale, sul peso sociale della crisi, che scaricandosi in gran parte sulle famiglie, vede le donne sempre più al centro di un ruolo strategico da inquadrare come leva per la crescita.In questo senso l’Italia, in prospettiva, deve accelerare il passo in Europa: Il livello rimane ancora inferiore rispetto ai principali Paesi europei, ma il nostro Paese appare in netto recupero. Negli ultimi 5 anni (2005-2010) l’incremento della presenza femminile è secondo solo a quello registrato in Spagna ed è pari a quasi un punto percentuale all’anno.“Le donne italiane – ha dichiarato il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari – stanno dimostrando una capacità di adattamento alla crisi superiore a quella degli uomini. Non sfugge a nessuno come il tema delle donne nell’economia del Paese sia strategico. Non si può più tardare. Occorre andare, attraverso riforme strutturali, verso il superamento di tutti i vincoli che frenano lo sviluppo delle carriere femminili e l’accesso alle posizioni più elevate, anche a causa dei prevalenti legami con la cura della famiglia”. Mussari ha ricordato che il settore del credito è in prima linea nel sistema produttivo nazionale quanto a valorizzazione delle risorse femminili: “Prova ne è – ha detto – l’ultimo rinnovo contrattuale con forme di flessibilità che consentono di poter gestire, meglio che altrove, il tempo di lavoro, compatibilmente con quello dedicato agli altri impegni della vita quotidiana”.In particolare si possono evidenziare due aspetti precisi:

  • dal lato delle dipendenti, le agevolazioni delle imprese bancarie nell’assunzione di donne in “aree svantaggiate”, come prevede il Fondo per l’occupazione;

  • dal lato delle consumatrici, un più agevole accesso ai servizi bancari adeguando gli orari di sportello ai mutati tempi della città.