Oltre 227 mld il valore delle richieste al Fondo di Garanzia PMI

(23 febbraio 2022) Credito e liquidità per famiglie e imprese: sale a oltre 227 miliardi il valore delle richieste al Fondo di Garanzia PMI; raggiungono i 32,9 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti da SACE

Salgono a oltre 227 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di SACE i volumi dei prestiti garantiti raggiungono i 32,9 miliardi di euro, su 4.581 richieste ricevute. Sono questi i principali risultati della rilevazione effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace(i)(i).
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono 2.616.495 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 al 22 febbraio 2022 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 227,6 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 2.598.243 pari ad un importo di circa 225,9 miliardi di euro. Di queste, 1.180.850 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro per un importo finanziato di circa 23 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore e 694.903 garanzie per moratorie di cui all’art. 56 del DL Cura Italia per un importo finanziato di circa 27 miliardi. Al 23 febbraio 2022, sono state accolte 2.595.535 operazioni, di cui 2.577.724 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.
Salgono a 32,9 miliardi di euro, per un totale di 4.581 operazioni, i volumi complessivi dei prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 9,9 miliardi di euro riguardano sedici operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 23 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti in procedura semplificata, a fronte di 4.565 richieste di Garanzia gestite ed emesse tutte entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche, istituti finanziari e società di factoring e leasing.

 ______________________
(i)Le informazioni riportate sono raccolte nel contesto dei lavori della Task Force per le misure a sostegno della liquidità. La task force opera per mettere i potenziali beneficiari e le banche a conoscenza delle nuove procedure di sostegno alla liquidità e agevolarne l’utilizzo; favorisce il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le parti; individua e divulga le soluzioni più appropriate a eventuali problemi applicativi e coordina la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa.

Lettera a Governo, Consob e Banca d’Italia

I vertici ABI scrivono ad autorità dopo articolo Sole 24 Ore

(18 febbraio 2022) Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli e il Direttore Generale, Giovanni Sabatini, in relazione all’articolo pubblicato oggi sul quotidiano Il sole 24 ore in cui si riporta la notizia di gravissime attività truffaldine perpetrate nel Regno Unito ai danni di banche italiane e, potenzialmente, dei loro depositanti e, più in generale, degli investitori, hanno inviato una lettera ai ministri competenti italiani, alla Banca d’Italia e alla Consob chiedendo di intervenire con la massima urgenza e tempestività nei confronti del governo britannico e delle altre istituzioni competenti del Regno Unito affinché siano immediatamente presi tutti i provvedimenti necessari per porre fine alle attività illecite e per perseguire i responsabili in tutte le sedi.

I vertici ABI scrivono ad autorità dopo articolo Sole 24 Ore

​(18 febbraio 2022) Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli e il Direttore Generale, Giovanni Sabatini, in relazione all’articolo pubblicato oggi sul quotidiano Il sole 24 ore in cui si riporta la notizia di gravissime attività truffaldine perpetrate nel Regno Unito ai danni di banche italiane e, potenzialmente, dei loro depositanti e, più in generale, degli investitori, hanno inviato una lettera ai ministri competenti italiani, alla Banca d’Italia e alla Consob chiedendo di intervenire con la massima urgenza e tempestività nei confronti del governo britannico e delle altre istituzioni competenti del Regno Unito affinché siano immediatamente presi tutti i provvedimenti necessari per porre fine alle attività illecite e per perseguire i responsabili in tutte le sedi.  

 

Disegno di legge “sostegni ter”

(14 febbraio 2022) Audizione del Direttore Generale dell’ABI Giovanni Sabatini presso la Commissione Bilancio del Senato

“Illustre Presidente, Onorevoli Senatori, 

consentitemi innanzitutto di ringraziarvi, a nome dell’Associazione Bancaria Italiana e del presidente Antonio Patuelli, per l’invito a partecipare alla presente Audizione ed esprimere il punto di vista del mondo bancario sul Disegno di legge di conversione del Decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19, nonché per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico (cd. “Decreto Sostegni ter”).”

L’audizione

Task force liquidità: richieste garanzie Pmi a oltre i 225 mld

​(9 febbraio 2022) Credito e liquidità per famiglie e imprese: sale a oltre 225 miliardi il valore delle richieste al Fondo di Garanzia PMI; raggiungono i 32,6 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti da SACE 

​Salgono a oltre 225 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di SACE i volumi dei prestiti garantiti raggiungono i 32,6 miliardi di euro, su 4.483 richieste ricevute. Sono questi i principali risultati della rilevazione effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace (i) .
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono 2.603.940 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 all’8 febbraio 2022 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 225,2 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 2.586.195 pari ad un importo di circa 223,5 miliardi di euro. Di queste, 1.180.245 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro per un importo finanziato di circa 23,0 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore e 694.902 garanzie per moratorie di cui all’art. 56 del DL Cura Italia per un importo finanziato di circa 27,1 miliardi. Al 9 febbraio 2022, sono state accolte 2.585.169 operazioni, di cui 2.567.791 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.
Salgono a 32,6 miliardi di euro, per un totale di 4.483 operazioni, i volumi complessivi dei prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 9,9 miliardi di euro riguardano sedici operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 22,7 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti in procedura semplificata, a fronte di 4.467 richieste di Garanzia gestite ed emesse tutte entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche, istituti finanziari e società di factoring e leasing.

______________________(i)  Le informazioni riportate sono raccolte nel contesto dei lavori della Task Force per le misure a sostegno della liquidità. La task force opera per mettere i potenziali beneficiari e le banche a conoscenza delle nuove procedure di sostegno alla liquidità e agevolarne l’utilizzo; favorisce il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le parti; individua e divulga le soluzioni più appropriate a eventuali problemi applicativi e coordina la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa.

“Etica e sostenibilità”. Relazione del Presidente ABI Patuelli

(5 febbraio 2022) Etica e sostenibilità. Relazione di Antonio Patuelli alla Tornata dell’Accademia degli Incamminati in occasione della consegna del ‘Vincastro d’Argento – Premio a una Vita’ al Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna 5 febbraio a Bagnacavallo (Ravenna)

 

​”Il concetto di etica è molto più antico e consolidato di quello di sostenibilità, anche se i due concetti appaiono sempre più connessi. Per millenni le persone non si sono poste problemi di sostenibilità, di limiti alla crescita economica e allo sviluppo: le società erano, in genere, quanto mai arretrate, la povertà era prevalente, la popolazione cresceva gradualmente e le risorse della Terra parevano illimitate nelle dimensioni e nelle potenzialità. Si trattava principalmente di sfruttare sempre meglio le allora apparenti infinite potenzialità della Terra e dello sviluppo economico, sociale e civile. Soltanto nel Novecento avanzato, molto avanzato, si sono crescentemente affermate le problematiche dei rischi dello sviluppo senza confini e della tutela dell’ambiente, anche prospettica, ma coloro che se ne occupavano spesso apparivano dei futuristi catastrofici e visionari. Il futurismo nella prima metà, almeno, del Novecento appariva come legato soprattutto all’infinita ricerca scientifica connessa prima alle evoluzioni delle macchine e, poi, delle tecnologie, in un mondo di cui, il più delle volte, non si avvertivano i limiti e i rischi. Soltanto negli anni Ottanta del Novecento l’umanità si scontrò ed iniziò ad avvertire i limiti dello sviluppo ed i rischi ad esso connessi: il disastro di Chernobyl fu il più fragoroso e preoccupante per le comunità mondiali. L’Italia si sorprese anche quando venne colpita da diverse violente forme di inquinamento, come nel 1976 dal disastro di Seveso, e poi dall’eutrofizzazione delle alghe in Adriatico, cioè dai processi degenerativi delle acque conseguenti a vari fenomeni industriali e urbani. Soltanto negli anni Ottanta l’Italia istituì un Ministero apposito, prima definito dell’Ecologia e poi dell’Ambiente. Il termine “sostenibilità” non è nemmeno contemplato dalla gran parte dei più dotti dizionari di scienze sociali, di politica, di economia e finanza, né in quelli generalisti anche di fine Novecento. La rapidità dell’accelerazione dello sviluppo economico e della popolazione ha più recentemente imposto ai più qualificati organismi internazionali il termine “sostenibilità” che occorre innanzitutto declinare come metodo, come lungimiranza delle potenzialità di ogni attività ed iniziativa e dei rischi connessi. La “sostenibilità” è, in sostanza, alternativa all’ “attualismo”, a tutto ciò che non valuta le conseguenze innanzitutto prospettiche. “Sostenibilità” è innanzitutto visione lunga e alternativa alle scelte basate anche sulla sondaggistica che analizza principalmente le conseguenze emotive di fenomeni già consolidati. L’etica ha incrociato forse per prima la “sostenibilità” e le sue connessioni.
L’etica, termine di derivazione greca ed in qualche modo equivalente alla latina morale, ha, invece, millenni di riflessioni alle spalle e già da secoli, implicitamente, conteneva anche i principi della “sostenibilità”, ma senza una sua specifica, prospettica e matura declinazione, anche se molto approfondita nei secoli è stata la discussione sulle leggi della natura, più che sui suoi limiti soprattutto prospettici. Per secoli l’eti   a è stata dibattuta soprattutto da diversi punti di vista religiosi e laici. Religiosi fra più culture, confessioni e religioni diverse.   Laici soprattutto intesi come connessioni fra etica civile e legislazione umana. A lungo si svilupparono forti discussioni fra scienza e morale e su quale delle due potesse prevalere. Nel Novecento, finalmente, si affermò crescentemente la connessione diretta fra morale civile e diritto pubblico, soprattutto nel nuovo costituzionalismo, frutto non di concessioni regie di Statuti, ma di elaborazioni collettive di Costituzioni da parte di Assemblee rappresentative. L’etica si è così crescentemente diffusa come consapevolezza più generale, non solo conseguenza di norme disposte da autorità non elettive o da soli precetti religiosi. Più fortemente sono cresciute le attenzioni generali verso i diritti dei malati e l’etica degli affari. Ma “sostenibilità” impone un salto di qualità, innanzitutto metodologico e prospettico, di valutazione dei rischi di crescita all’infinito di uno sviluppo che deve essere preventivamente compatibile con la tutela della salute e dell’ambiente e con le possibilità stesse di ulteriore potenziale, anche inimmaginabile, futuro ulteriore sviluppo. La dottrina sociale della Chiesa ha fatto importanti sforzi in tal senso. Giovanni Paolo II, così come suoi autorevoli contemporanei laici, ha indicato la necessità che “prevalga l’etica del rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno”. A fine Novecento crebbero le sensibilità verso i rischi di sviluppo di un mondo più popolato, più inquinato, meno stabile ecologicamente e più prospetticamente vulnerabile. Iniziava a valutarsi che, nonostante le maggiori produzioni, la popolazione mondiale sarebbe stata più povera, che la stessa disponibilità di cibo avrebbe potuto peggiorare. Così la tutela dell’ambiente rappresenta una sfida per tutta l’umanità, un dovere comune e universale di rispettare beni collettivi, impedendo che si possa fare “impunemente uso delle diverse categorie di esseri, viventi o inanimati”. E’ cresciuta una sempre più diffusa sensibilità verso un ambiente sano e sicuro e verso un diritto che sappia crescentemente tutelarlo, assieme ad una sempre più alta sensibilità per i diritti umani, fra cui la salute delle persone. L’ONU ha definito sviluppo sostenibile “quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere le capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”, anche per affrontare la povertà, soprattutto l’estrema, a cominciare dalla fame, per rendere universale l’istruzione almeno primaria, per promuovere la parità dei sessi e combattere le malattie e sostenere lo sviluppo per tutti. L’ “agenda” ONU  in previsione del 2030 indica 17 obiettivi globali in un grande piano d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità fra cui sconfiggere la povertà e la fame, assicurare salute e benessere per tutti, fornire un’educazione inclusiva, equa e di qualità, raggiungere la parità di genere, garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie, assicurare sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni, un lavoro dignitoso a tutti con una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, promuovere l’innovazione e l’industrializzazione equa, responsabile e sostenibile, ridurre le diseguaglianze, rendere gli insediamenti umani inclusivi e sicuri, garantire modelli sostenibili di produzione e consumo, combattere il cambiamento climatico, conservare gli oceani e i mari, proteggere e ripristinare l’ecosistema terrestre, tutelare le foreste, contrastare la desertificazione, il degrado dei terreni e le perdite delle diversità biologiche, promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile con tutela della giustizia per tutti, rafforzare le collaborazioni mondiali per lo sviluppo sostenibile. Insomma, le prospettive dello sviluppo economico debbono rispettare anche prospetticamente l’integrità ed i ritmi della natura e della salute delle persone, anche perché le risorse naturali non sono illimitate e diverse di esse non sono rinnovabili. Il mondo bancario farà crescentemente la propria parte, con sempre maggiore lungimiranza, a tutela della “sostenibilità”, anche se, certamente, non potrà e non dovrà fare tutto. Abbattere l’indigenza, la povertà anche nelle economie più avanzate, è interesse di tutti. La via maestra è la ripresa dello sviluppo sostenibile e lungimirante con più qualificazione professionale, più occupazione e più garanzie sociali. Costituzionalismo, libertà, democrazia, economia di mercato, giustizia sociale e ricerca scientifica debbono esprimere un progresso più lungimirante, equo e diffuso.”

“Etica e sostenibilità”.

(5 febbraio 2022) Etica e sostenibilità. Relazione di Antonio Patuelli alla Tornata dell’Accademia degli Incamminati in occasione della consegna del ‘Vincastro d’Argento – Premio a una Vita’ al Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna 5 febbraio a Bagnacavallo (Ravenna)

​”Il concetto di etica è molto più antico e consolidato di quello di sostenibilità, anche se i due concetti appaiono sempre più connessi.

Per millenni le persone non si sono poste problemi di sostenibilità, di limiti alla crescita economica e allo sviluppo: le società erano, in genere, quanto mai arretrate, la povertà era prevalente, la popolazione cresceva gradualmente e le risorse della Terra parevano illimitate nelle dimensioni e nelle potenzialità. Si trattava principalmente di sfruttare sempre meglio le allora apparenti infinite potenzialità della Terra e dello sviluppo economico, sociale e civile.

Soltanto nel Novecento avanzato, molto avanzato, si sono crescentemente affermate le problematiche dei rischi dello sviluppo senza confini e della tutela dell’ambiente, anche prospettica, ma coloro che se ne occupavano spesso apparivano dei futuristi catastrofici e visionari.Il futurismo nella prima metà, almeno, del Novecento appariva come legato soprattutto all’infinita ricerca scientifica connessa prima alle evoluzioni delle macchine e, poi, delle tecnologie, in un mondo di cui, il più delle volte, non si avvertivano i limiti e i rischi.

Soltanto negli anni Ottanta del Novecento l’umanità si scontrò ed iniziò ad avvertire i limiti dello sviluppo ed i rischi ad esso connessi: il disastro di Chernobyl fu il più fragoroso e preoccupante per le comunità mondiali.L’Italia si sorprese anche quando venne colpita da diverse violente forme di inquinamento, come nel 1976 dal disastro di Seveso, e poi dall’eutrofizzazione delle alghe in Adriatico, cioè dai processi degenerativi delle acque conseguenti a vari fenomeni industriali e urbani.Soltanto negli anni Ottanta l’Italia istituì un Ministero apposito, prima definito dell’Ecologia e poi dell’Ambiente.Il termine “sostenibilità” non è nemmeno contemplato dalla gran parte dei più dotti dizionari di scienze sociali, di politica, di economia e finanza, né in quelli generalisti anche di fine Novecento.La rapidità dell’accelerazione dello sviluppo economico e della popolazione ha più recentemente imposto ai più qualificati organismi internazionali il termine “sostenibilità” che occorre innanzitutto declinare come metodo, come lungimiranza delle potenzialità di ogni attività ed iniziativa e dei rischi connessi.

La “sostenibilità” è, in sostanza, alternativa all’ “attualismo”, a tutto ciò che non valuta le conseguenze innanzitutto prospettiche. “Sostenibilità” è innanzitutto visione lunga e alternativa alle scelte basate anche sulla sondaggistica che analizza principalmente le conseguenze emotive di fenomeni già consolidati.L’etica ha incrociato forse per prima la “sostenibilità” e le sue connessioni.
L’etica, termine di derivazione greca ed in qualche modo equivalente alla latina morale, ha, invece, millenni di riflessioni alle spalle e già da secoli, implicitamente, conteneva anche i principi della “sostenibilità”, ma senza una sua specifica, prospettica e matura declinazione, anche se molto approfondita nei secoli è stata la discussione sulle leggi della natura, più che sui suoi limiti soprattutto prospettici.

Per secoli l’eti a è stata dibattuta soprattutto da diversi punti di vista religiosi e laici. Religiosi fra più culture, confessioni e religioni diverse. 

Laici soprattutto intesi come connessioni fra etica civile e legislazione umana. A lungo si svilupparono forti discussioni fra scienza e morale e su quale delle due potesse prevalere. Nel Novecento, finalmente, si affermò crescentemente la connessione diretta fra morale civile e diritto pubblico, soprattutto nel nuovo costituzionalismo, frutto non di concessioni regie di Statuti, ma di elaborazioni collettive di Costituzioni da parte di Assemblee rappresentative. L’etica si è così crescentemente diffusa come consapevolezza più generale, non solo conseguenza di norme disposte da autorità non elettive o da soli precetti religiosi. Più fortemente sono cresciute le attenzioni generali verso i diritti dei malati e l’etica degli affari.Ma “sostenibilità” impone un salto di qualità, innanzitutto metodologico e prospettico, di valutazione dei rischi di crescita all’infinito di uno sviluppo che deve essere preventivamente compatibile con la tutela della salute e dell’ambiente e con le possibilità stesse di ulteriore potenziale, anche inimmaginabile, futuro ulteriore sviluppo.

La dottrina sociale della Chiesa ha fatto importanti sforzi in tal senso. Giovanni Paolo II, così come suoi autorevoli contemporanei laici, ha indicato la necessità che “prevalga l’etica del rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno”.A fine Novecento crebbero le sensibilità verso i rischi di sviluppo di un mondo più popolato, più inquinato, meno stabile ecologicamente e più prospetticamente vulnerabile. Iniziava a valutarsi che, nonostante le maggiori produzioni, la popolazione mondiale sarebbe stata più povera, che la stessa disponibilità di cibo avrebbe potuto peggiorare.

Così la tutela dell’ambiente rappresenta una sfida per tutta l’umanità, un dovere comune e universale di rispettare beni collettivi, impedendo che si possa fare “impunemente uso delle diverse categorie di esseri, viventi o inanimati”.

E’ cresciuta una sempre più diffusa sensibilità verso un ambiente sano e sicuro e verso un diritto che sappia crescentemente tutelarlo, assieme ad una sempre più alta sensibilità per i diritti umani, fra cui la salute delle persone.

L’ONU ha definito sviluppo sostenibile “quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere le capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”, anche per affrontare la povertà, soprattutto l’estrema, a cominciare dalla fame, per rendere universale l’istruzione almeno primaria, per promuovere la parità dei sessi e combattere le malattie e sostenere lo sviluppo per tutti.L’ “agenda” ONU  in previsione del 2030 indica 17 obiettivi globali in un grande piano d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità fra cui sconfiggere la povertà e la fame, assicurare salute e benessere per tutti, fornire un’educazione inclusiva, equa e di qualità, raggiungere la parità di genere, garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie, assicurare sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni, un lavoro dignitoso a tutti con una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, promuovere l’innovazione e l’industrializzazione equa, responsabile e sostenibile, ridurre le diseguaglianze, rendere gli insediamenti umani inclusivi e sicuri, garantire modelli sostenibili di produzione e consumo, combattere il cambiamento climatico, conservare gli oceani e i mari, proteggere e ripristinare l’ecosistema terrestre, tutelare le foreste, contrastare la desertificazione, il degrado dei terreni e le perdite delle diversità biologiche, promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile con tutela della giustizia per tutti, rafforzare le collaborazioni mondiali per lo sviluppo sostenibile.

Insomma, le prospettive dello sviluppo economico debbono rispettare anche prospetticamente l’integrità ed i ritmi della natura e della salute delle persone, anche perché le risorse naturali non sono illimitate e diverse di esse non sono rinnovabili.

Il mondo bancario farà crescentemente la propria parte, con sempre maggiore lungimiranza, a tutela della “sostenibilità”, anche se, certamente, non potrà e non dovrà fare tutto.

Abbattere l’indigenza, la povertà anche nelle economie più avanzate, è interesse di tutti.La via maestra è la ripresa dello sviluppo sostenibile e lungimirante con più qualificazione professionale, più occupazione e più garanzie sociali.

Costituzionalismo, libertà, democrazia, economia di mercato, giustizia sociale e ricerca scientifica debbono esprimere un progresso più lungimirante, equo e diffuso.”

Tassi di deterioramento del credito al minimo storico (2,1%)

(2 febbraio 2022) Dopo aver toccato nel 2021 un minimo del 2,1%, nel 2022 è previsto un aumento al 3,8% del flusso di nuovi crediti deteriorati delle imprese. Il rialzo è dovuto alla fine delle misure emergenziali a sostegno delle imprese, che hanno assicurato la tenuta del sistema produttivo e impedito un aumento dei default. Il peggioramento sarà però solo temporaneo: già nel 2023, il tasso di deterioramento è atteso in diminuzione al 3,3%, percentuale di poco superiore ai livelli pre-Covid del 2019 (2,9%) ma molto distante dai picchi del 2012 (7,5%).

​A livello dimensionale, fra il 2021 e il 2023, la crescita dei tassi di deterioramento toccherà tutte le aziende, con effetti maggiori per le microimprese e più contenuti per le altre fasce dimensionali; in tutti i casi i livelli saranno comunque ampiamenti inferiori ai picchi del 2012. Dal punto di vista settoriale, il settore dei servizi (dal 2,8% del 2019 al 3,7% del 2023) sarà quello più penalizzato dagli impatti della pandemia, seguito dall’industria (dal 2,3% del 2019 al 2,5% del 2023). Invece, si osservano dati in miglioramento rispetto al pre-Covid, nell’agricoltura (dal 3,1% del 2019 al 2,7% del 2023) e soprattutto nelle costruzioni (dal 4,0% del 2019 al 3,5% del 2023) grazie agli impatti molto positivi che il PNRR può generare nel comparto. Le microimprese operanti nel settore terziario e le piccole imprese operanti nell’industria sono i cluster per cui al termine del periodo di previsione si rilevano i peggioramenti più marcati rispetto al pre-Covid. Diversamente, le piccole e medie imprese delle costruzioni fanno registrare i cali dei tassi più significativi.
Sono questi i risultati dell’Outlook ABI-Cerved che fornisce stime sui flussi di crediti deteriorati delle imprese nel 2021 con dettagli dimensionali, per settore, per area geografica e un orizzonte temporale che comprende previsioni fino al 2023.
“Nel corso del 2022 e del 2023, con la graduale uscita dalle misure emergenziali – afferma Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved Group – i crediti deteriorati delle imprese torneranno ad aumentare. Ci aspettiamo però impatti moderati sulla nostra economia perché, diversamente dal passato, esiste un mercato maturo in grado di gestire i volumi di NPL attesi. Sarà sempre più importante l’utilizzo di dati, algoritmi e tecnologie: è un fronte su cui Cerved è fortemente impegnata per smaltire rapidamente i crediti deteriorati e finanziare la ripresa”.
Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI, ha invece affermato che “i dati presentati oggi mostrano che il rischio di credito, seppur in crescita, è gestibile e atteso restare significativamente inferiore a quanto sperimentato in passato. Tuttavia, finché permarrà l’attuale fase di forte incertezza, è cruciale che non si interrompano gli interventi a sostegno delle imprese. Ciò significa, in particolare, favorire le rinegoziazioni per rendere sostenibile il debito delle imprese, e agevolarne la ricapitalizzazione per ribilanciarne la struttura finanziaria”.  Tassi di deterioramento per dimensione d’impresa
Dai dati ufficiali, Abi e Cerved hanno stimato i tassi di deterioramento per dimensione d’impresa. In base alle stime, a fine 2021 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie si manterranno stabili sui livelli dell’anno precedente (2,1%). I dati dimensionali mettono in evidenza dinamiche eterogenee, con un andamento che nel 2021 continua ad essere in calo per le microimprese (dal 2,3% al 2,2%) e per le piccole imprese (dall’1,5% all’1,4%), mentre si registra un lieve aumento dei tassi per le grandi (dall’1,0% all’1,1%) e le medie imprese (dall’1,3% all’1,5%).

IMM.pngTassi di deterioramento per territorio
A livello territoriale, nel 2021 i tassi di deterioramento delle imprese risultano in lieve calo in tutte le aree del paese, eccetto il Centro Italia. La riduzione dei nuovi prestiti in default è stata di un decimo percentuale nel Nord-Est, nel Nord-Ovest e nel Sud, mentre il Centro ha fatto registrare un incremento dei tassi di due decimi percentuali. Il Nord-Est si conferma l’area con i tassi di deterioramento più bassi della Penisola, attestandosi all’1,4% (contro l’1,5% del 2020), seguita dal Nord-Ovest (1,7% dall’1,8%).
Più elevati i nuovi crediti in default nel Mezzogiorno (2,8% dal 2,9% del 2020) e nel Centro (2,7% dal 2,5% del 2020). A livello dimensionale, la discesa dei nuovi crediti in default tra le microimprese è stata più pronunciata nel Nord-Est (dall’1,8% del 2020 all’1,6% del 2021), che si conferma l’area dove i tassi di deterioramento delle microimprese sono più bassi. Riduzioni di lieve entità anche nel Nord-Ovest (dal 2,0% all’1,9%) e nelle regioni del Sud (dal 3,0% al 2,9%), mentre il Centro evidenzia un’inversione di tendenza con un incremento dei tassi di un decimo percentuale (dal 2,7% al 2,8%).
Tra le piccole imprese il trend di riduzione dei tassi di deterioramento è guidato dal Sud (dal 2,4% del 2020 al 2,2% del 2021), con lievi cali nel Nord-Est (dall’1,0% allo 0,9%), e un andamento stabile nel Nord-Ovest (1,2%), mentre l’incremento del Centro è nell’ordine dei due de-cimi percentuali (dal 2,0% del 2020 al 2,2% del 2021). Considerando le imprese di media dimensione, l’incremento dei tassi di deterioramento evidenziato dal Centro risulta ancora più marcato (dall’1,7% del 2020 al 2,3% del 2021) riportando i nuovi crediti in default ai livelli pre-Covid (2,3% nel 2019). Inversioni di tendenza rispetto ai cali del 2020 si osservano anche nel Nord-Est (dallo 0,8% all’1,0%), nel Nord-Ovest (dall’1,1% all’1,2%) e nel Sud (dal 2,1% al 2,2%), con valori comunque inferiori al pre-Covid (rispettivamente 1,1%, 1,4% e 3,2%).
IMM1.png