Premio giornalistico “Finanza per il Sociale”

(10 febbraio 2020) ​C’è tempo fino al 6 marzo 2020 per partecipare al premio giornalistico “Finanza per il sociale” promosso da ABI, FEDUF e FIABA, con il patrocinio del CNOG – Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e rivolto a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti e allievi delle Scuole di Giornalismo o di Master riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti, di età inferiore ai 35 anni.

​La partecipazione è gratuita; al primo classificato un premio di 1.200 euro.

Tema del premio
Gli articoli o servizi radiotelevisivi sul tema “Storie di inclusione: come l’educazione finanziaria, anche grazie alle innovazioni, supporta i cittadini nelle scelte economiche” dovranno evidenziare come le nuove tecnologie e i nuovi approcci didattici al servizio dell’educazione finanziaria e al risparmio possano aiutare a promuovere l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone.

Modalità di partecipazione
Ogni concorrente, singolarmente o in gruppo potrà partecipare con un solo articolo/servizio, pubblicato o trasmesso tra il 1° marzo 2019 e il 1° marzo 2020.
Gli elaborati dovranno essere spediti entro il 6 marzo 2020 via mail a [email protected] indicando come oggetto “Premio Finanza per il Sociale V Edizione” o per posta a FIABA – Premio Giornalistico “Finanza per il Sociale”, Piazzale degli Archivi, n. 41, 00144 Roma. Farà fede la data del timbro postale. Dovranno comunque pervenire entro e non oltre il 13 marzo 2020.
Bando e maggiori informazioni su www.abi.it, www.fiaba.org, www.feduf.it, www.curaituoisoldi.it. 

La V edizione è indetta con la partnership del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, del MdR – Museo del Risparmio e del CeRP-Fondazione Collegio Carlo Alberto.
 

Le banche in Italia accelerano sull’innovazione

​(1 febbraio 2020) Le banche in Italia accelerano sull’innovazione e tecnologia, con strategie e programmi di investimento ancora più a misura del cliente. 

​In merito ai settori di maggiore interesse, l’ultima rilevazione ABI Lab, il Centro di ricerca per l’innovazione e la banca promosso dall’ABI, sulle priorità ICT (Information and Communication Technology) del mondo bancario permette di avere uno spaccato sui temi su cui si sono concentrate le iniziative delle banche italiane. Sulla scia della PSD2, e anche in relazione alle nuove opportunità che possono derivare dall’attivazione di logiche di apertura verso l’ecosistema, le iniziative in materia di Open Banking hanno rappresentato l’ambito più spesso segnalato tra le priorità di investimento.
Tra le iniziative prioritarie anche l’adeguamento delle Infrastrutture, nella direzione di assicurare che la macchina operativa della banca si mantenga efficiente e pronta a cogliere le opportunità di innovazione e il potenziamento dei canali digitali. A questi aspetti, si affiancano le iniziative di Mobile Banking, di Data Governance, l’adeguamento delle infrastrutture e la gestione e mitigazione del rischio cyber.
Principali
Priorità ICT di investimento per le banche italiane
Fonte:
ABI Lab, Rilevazione sulle priorità ICT delle banche italiane, 22 banche/ gruppi
bancari e 4 outsourcer interbancari

ABI Veneto aderisce a intesa per lo sviluppo sostenibile

​(28 gennaio 2020) La Commissione regionale ABI del Veneto ha aderito al Protocollo d’Intesa per lo sviluppo sostenibile del Veneto per contribuire, insieme a tutti gli attori sociali ed economici del territorio, al processo di costruzione della “Strategia regionale per lo Sviluppo Sostenibile” per il perseguimento degli obiettivi previsti dall’Agenda Onu per il 2030.

​Lo ha ufficializzato il Presidente della Commissione regionale ABI del Veneto, Ilario Novella, al Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, evidenziando come già negli ultimi anni “l’ABI e le banche hanno avviato una serie di attività utili a focalizzare il ruolo del settore bancario nell’eco-sostenibilità, cercando di identificare i possibili approcci gestionali per meglio integrare i rischi e le opportunità legate alla tutela dell’ambiente ed al cambiamento climatico. In tale solco – prosegue Novella – sono stati infatti approfonditi modelli e soluzioni per migliorare l’efficienza energetica e per ridurre l’impatto ambientale nei processi operativi, così da poter dare supporto anche agli investimenti delle imprese nell’ottica di un utilizzo virtuoso delle risorse”.
Ciò in linea con l’adesione dell’ABI ai “Principi Onu” per un’attività bancaria responsabile, segnalando il particolare rilievo che il mondo della finanza rivolge alle strategie aziendali in vista di un sempre minor impatto sull’ambiente.
Con particolare riferimento ad impegni e obiettivi richiamati nell’accordo, ABI Veneto si occuperà di diffonderne i contenuti presso le proprie Associate, portando peraltro all’attenzione degli altri firmatari i contributi dell’Associazione e le esperienze delle banche maturate nell’ambito della green economy e della green finance, attraverso i relativi strumenti finanziari.

 

Sempre più le iniziative per rafforzare l’accessibilità in banca

(25 gennaio 2020) Si rafforzano le iniziative delle banche per favorire l’accessibilità in banca, un impegno che va di pari passo con l’innovazione dei servizi finanziari e dei sistemi di pagamento

​Nell’ambito delle attività indirizzate alla crescita sostenibile e inclusiva, un dato interessante è, infatti, quello che riguarda la pianificazione e lo sviluppo di interventi per favorire l’accessibilità alle strutture bancarie per le persone con limitazioni funzionali. Banche rappresentative dell’83% del totale attivo del settore hanno già intrapreso azioni in merito, percentuale che salirà all’86% entro il 2021 se si considerano le realtà che hanno pianificato la loro realizzazione.
È quanto emerge dall’ultima rilevazione BusinEsSG 2019, che ABI dedica all’integrazione delle variabili ambientali, sociali e connesse alla gestione d’impresa (acronimo ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance) nelle strategie e decisioni di business da parte delle banche, e agli impatti delle loro attività secondo un approccio multidimensionale, quindi, e non solo economico.
L’indagine, realizzata su banche pari all’87% circa del totale attivo del settore bancario operante in Italia, rileva da parte delle banche un sempre maggiore interesse a sviluppare soluzioni che possano contribuire allo sviluppo sostenibile e all’inclusione delle diverse fasce di clientela. Le banche dedicano attenzione alla responsabilità sociale d’impresa come ulteriore leva di innovazione dei prodotti, dei servizi e dei modelli di relazione con la clientela, e come fattore di crescita e di competitività per generare valore in un medio e lungo periodo.

I principali interventi delle banche per rafforzare l’accessibilità
Nel dettaglio, tra i principali interventi realizzati dalle banche per rafforzare l’inclusività rispetto ai prodotti e ai servizi, spiccano quelli per migliorare l’accessibilità dei servizi bancomat (per l’83% circa del totale attivo del settore) e alle filiali in generale (per esempio parcheggi riservati, sportelli preferenziali, riprogettazione degli spazi in agenzia – per il 75% circa). Attenzione viene data anche ai servizi telematici,, con accorgimenti e strumenti per facilitare l’accessibilità ai servizi Internet per la propria clientela (77% circa), al mobile banking (55% circa), al phone banking e assistenza (47%), e all’interfaccia tecnologica a uso del personale quale l’internet aziendale (75%). Attenzione sempre maggiore viene riservata anche alla usabilità delle pagine web pubbliche, accessibili anche ai non clienti. 
Tra gli altri interventi si evidenziano quelli che riguardano l’emissione di carte di pagamento in codice braille o l’eliminazione di barriere architettoniche a sostegno delle persone con problemi alla vista.

 
 

Banche: sale la spesa in tecnologie e innovazione

​(18 gennaio 2020) Le banche italiane sono sempre più impegnate a favorire la crescita dell’innovazione tecnologica del Paese. Basti pensare che dall’ultima rilevazione ABI – CIPA sull’IT (Information Technology) nel mondo bancario italiano, emerge che nel 2018 la spesa e gli investimenti IT dei diciannove gruppi facenti parte del campione è stata di 4,7 miliardi di euro.

​Il dato sulla spesa è sicuramente sottostimato perché nel campione della rilevazione non sono inclusi i Centri Servizi consortili (es. Cedacri, CSE) i cui investimenti si riflettono sull’innovazione tecnologica delle banche che usufruiscono di tali centri.
 La percentuale della spesa dedicata agli investimenti in tecnologia per il business (es. servizi bancari tipici, credito, finanza etc etc.) assorbe circa i due terzi del totale IT (67,3%). Il rimanente 32,7% è dedicato agli aspetti di efficientamento della gestione interna.
La ricerca sottolinea che il 39,1% del totale della spesa, oltre 1,8 miliardi, è stata destinata all’implementazione di nuovi progetti e funzionalità (investimenti in nuove tecnologie es.  Piattaforme Api e Open Banking, iniziative di Mobile Banking, iniziative di Data Governance etc etc.)
Secondo la rilevazione l’85% del campione include nella propria strategia IT il ricorso ad aziende Fintech: il 25% vi collabora in forma continuativa, il 35% in modalità occasionale e il 25% lo prevede nel biennio 2019-2020.
L’innovazione è una componente fondamentale del servizio bancario e la relazione tra banche e Fintech è sempre più complementare. 
In un contesto dove nuovi soggetti si affacciano offrendo servizi finanziari digitalizzati, le banche fanno la loro parte investendo in tecnologie e innovazione a supporto del business sia attraverso la valorizzazione del proprio patrimonio di risorse e idee sia mediante collaborazioni attive con le Fintech e con gli altri soggetti operanti nell’ecosistema.

 

ABI risponde all’appello della Ministra Teresa Bellanova

​(17 gennaio 2020) Il Comitato esecutivo dell’ABI ha accolto l’invito della Ministra delle Politiche Agricole, Sen. Teresa Bellanova, a sensibilizzare le banche sull’opportunità di applicare le misure di favore previste nell’Accordo per il Credito 2019, ove ne ricorrano le condizioni indicate nello stesso Accordo e, in particolare, di sospendere il pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti in essere per le imprese agricole danneggiate dalla cimice asiatica per un periodo anche superiore a quanto previsto in via generale dall’Accordo.

​“Tutelare nel modo migliore il reddito delle imprese agricole è decisivo”, afferma la Ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, “e ringrazio l’ABI per l’attenzione che sta dedicando a chi è colpito dalla cimice asiatica. In legge di bilancio abbiamo stanziato 80 milioni di euro per gli indennizzi e ora questa disponibilità delle banche ad andare oltre i 12 mesi di moratoria previsti dall’accordo sul credito rappresenta un altro tassello di azione importante. Il Ministero continuerà a mantenere alta l’attenzione su una piaga che va contrastata con ogni mezzo”.
“Questa iniziativa”, aggiunge il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, “vuole essere è un fattivo contributo del mondo bancario per favorire il mantenimento della capacità produttiva del settore ortofrutticolo in una situazione di particolare difficoltà”.
In particolare, l’Accordo per il Credito 2019 sottoscritto dall’ABI e dalle Associazioni di rappresentanza delle imprese prevede: la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti a medio lungo termine anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie; l’allungamento della durata dei mutui, dei finanziamenti a breve termine e delle operazioni di credito agrario di conduzione ex art. 43 del TUB (perfezionato con o senza cambiali).
Nel frattempo il Ministero delle politiche agricole segnala che in attesa che le Regioni diano attuazione alla possibilità di ricorrere alle agevolazioni del Fondo di solidarietà nazionale, secondo quanto previsto dalla Legge di bilancio, è stato previsto in via straordinaria che le imprese danneggiate dalla cimice asiatica possano contare sulla garanzia ISMEA – rilasciata secondo procedure preferenziali e semplificate – in relazione a finanziamenti non finalizzati, con ammortamento quinquennale e preammortamento di due anni.
La garanzia è concessa nella misura fissa del 70% e con il pagamento della commissione agevolata nei limiti del de minimis.
 

Aumentano i contact center a supporto della clientela

​(11 gennaio 2020) Innovazione, crescita dimensionale, attenzione alla qualità del servizio offerto ai clienti, orientamento alla consulenza a distanza: sono questi i principali indirizzi sui quali si sviluppa l’evoluzione dei contact center bancari

​Un forte sviluppo che riflette l’obiettivo di assicurare risposte efficaci e veloci per rispondere al meglio alle esigenze dei clienti di interagire con la banca su più canali. 
È quanto emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio sui Contact Center Bancari condotto da Abi Lab e dall’Ufficio Studi dell’ABI, a cui hanno partecipato 21 contact center bancari rappresentativi del 70% del settore in termini di sportelli. 
Complessivamente sono oltre 3.700 gli operatori bancari che lavorano in questo ambito, i poli di contact center che sono ormai presenti in 44 province italiane lungo tutta la penisola. Solo nell’ultimo anno sono stati inseriti 928 nuovi operatori, per un incremento netto dell’organico del 12%, che sale al +107% se si estende l’orizzonte di analisi agli ultimi 10 anni. 
La crescita nel numero degli operatori disponibili per i clienti contribuisce ad aumentare l’efficacia del servizio di assistenza alla clientela – per telefono, chat, e-mail e social media – a cui viene ormai garantita la possibilità di dialogare con la banca a tutto tondo, anche in lingue diverse dall’italiano. 
Si tratta di un modello di servizio apprezzato dalla clientela che, in un caso su sei (17%) usa, infatti, il contact center per rivolgersi alla propria banca, spesso usando il telefono cellulare e le app. 
Nel 52% dei contact center sono presenti operatori formati per interagire con i clienti sui social network, mentre il 30% degli operatori è in grado di offrire servizi in lingua straniera (95% inglese, 63% francese, 53% spagnolo, 42% tedesco, ma anche romeno, russo, bulgaro, norvegese, portoghese e albanese).
In evoluzione anche il ruolo svolto dagli operatori dei contact center: preventivi assicurativi, gestione delle pratiche di finanziamento, consulenza sugli investimenti sono le attività che arricchiscono sempre più l’attività di chi lavora nei contact center.

Banche sostengono lo sviluppo sostenibile

​(4 gennaio 2020) Cresce l’impegno delle banche per sviluppare servizi e prodotti bancari a valenza ambientale e sociale. Dai dati dell’ultima rilevazione BusinESsG 2019, che ABI dedica ai temi dell’integrazione nell’operare bancario delle dimensioni ambientale, sociale e di gestione d’impresa (acronimo ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance), emerge che le banche stanno ponendo sempre maggiore attenzione alla sostenibilità nella loro strategia, nelle policy aziendali e nello sviluppo di soluzioni finanziarie per la clientela.

​Secondo l’indagine, rispetto a specifici prodotti e servizi erogati che considerano aspetti ambientali, sociali e di gestione delle attività economiche, oltre a quelli connessi all’ampio mondo delle abitazioni dei privati (come il fondo di garanzia per la prima casa – per banche rispondenti rappresentative del 76,1% del totale attivo – e fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa – 52,3% del totale attivo), si segnalano i finanziamenti per favorire l’efficientamento energetico di edifici residenziali e commerciali (73,9% del totale attivo complessivo del settore), per le start-up operanti nei settori a valenza sociale e/o ambientale (71,8% del totale attivo) e per l’imprenditoria femminile (71,7% del totale attivo), e i prodotti di risparmio gestito per investimenti sostenibili e responsabili (54,6% del totale attivo).
L’attenzione degli associati ABI per supportare la sostenibilità in termini sociali e ambientali si inserisce nell’ambito di un quadro regolamentare europeo in evoluzione e di un percorso nel quale interagiscono le esperienze e le peculiarità dei diversi Paesi europei. Un’attenzione che per le banche considerate dall’indagine BusinESsG 2019 – condotta su un numero di banche operanti in Italia che copre circa l’87% del totale attivo dell’intero settore – risulta essere in crescita.
Dalla rilevazione emerge, infatti, che già oggi banche rappresentative del 36,6% del totale attivo tengono conto di informazioni relative ai rischi ambientali e sociali di settori e aree geografiche per definire le loro macro-politiche di erogazione del credito, e che tale percentuale salirà intorno all’80% entro il 2021, visto che molte banche si stanno attrezzando in tal senso.
Con riferimento ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals o, in forma abbreviata, SDGs) promossi dalle Nazioni Unite per l’Agenda 2030, un gruppo di banche pari all’80% del totale attivo già inseriscono nella propria dichiarazione non finanziaria o rendicontazione di sostenibilità quali delle loro iniziative sono coerenti con il raggiungimento dei singoli SDGs.

 

Gestione dati sempre più centrale nelle strategie

(28 dicembre 2019) ​Oltre 4,5 miliardi di euro investiti dalle banche italiane in tecnologia nel 2018.  Ai primi posti delle priorità nei programmi di investimento delle realtà analizzate da ABI Lab, il centro di ricerca e innovazione per la Banca promosso dall’ABI, troviamo le iniziative di gestione dei dati, e le iniziative che riguardano la banca aperta “open banking”.

​A questi aspetti, si affiancano il potenziamento dei canali digitali, adeguamento delle infrastrutture e la gestione e mitigazione del rischio cyber.

La gestione strategica ed etica dell’informazione è tra le principali caratteristiche dei nuovi modelli di fare banca, quindi uno stimolo e un fattore abilitante per intraprendere nuove azioni di sviluppo dal punto di vista del business.  Le banche hanno già adottato da tempo degli approcci alla gestione dei dati incentrati su saldi principi etici e su una visione responsabile. 
Non in tutti i settori di mercato si riscontra lo stesso livello di consapevolezza e attenzione che le banche riservano al valore dei dati ed è pertanto importante che l’evoluzione del contesto normativo e sociale possa, a tendere, garantire una parità di condizioni di terreno competitivo livellato fra tutti i soggetti che operano nell’ecosistema digitale, a beneficio dei clienti.
In ottica futura si profila una possibile evoluzione che aprirà la strada a una economia dei dati aperta “open data economy”, che favorirà l’emergere di nuove dinamiche economiche basate su concetti di condivisione e collaborazione estesa a livello di ecosistema, sempre mantenendo al centro la protezione delle informazioni e dei diritti dei clienti e la creazione di un terreno di competizione equilibrato tra tutti gli attori, non limitatamente al settore bancario.
L’importanza del governo delle informazioni è sottolineata nello studio appena presentato da ABI Lab dal titolo “Information Governance: pronti a spiccare il volo?”. 
Secondo la ricerca dalla capacità di estrarre valore dalle informazioni deriva la possibilità di interpretare con maggiore chiarezza i cambiamenti in atto e di conseguenza l’opportunità di attivare i motori della trasformazione digitale.
In particolare, il governo delle informazioni assume un ruolo chiave per: supportare l’analisi e l’interpretazione di un gran numero di dati; costruire professionalità specifiche per il disegno e l’esercizio di modelli statistici; utilizzare efficacemente algoritmi di intelligenza artificiale e in particolare di machine learning; capitalizzare il fenomeno dei big data; realizzare una strategia digitale. 
In quanto fattore significativo per accrescere il valore di impresa, il governo delle informazioni si configura sempre più come un sistema diffuso, che per operare al massimo dell’efficienza richiede l’impegno e la partecipazione in un dialogo continuo tra vari attori aziendali.
 

Outlook ABI-Cerved: nel biennio 2020-21 si interrompe il calo dei nuovi crediti deteriorati

​Nel 2019 continua a ridursi il tasso di deterioramento del credito alle imprese, ovvero la quota dei crediti che nel corso dell’anno vanno in default. Nel biennio successivo il rallentamento della congiuntura economica interromperà questo trend, ma il rischio di credito relativo alle imprese si manterrà su livelli inferiori alla fase pre-crisi

​Roma, 27 dicembre 2019 – Nel 2019 prosegue la riduzione del tasso di deterioramento dei prestiti bancari erogati alle società non finanziarie, ovvero la quota di crediti in bonis che nell’anno passano allo status di deteriorati (Non Performing Loans – NPLs), l’aggregato che include non solo le posizioni in sofferenza ma anche le situazioni di difficoltà del debitore meno accentuate, come i crediti scaduti e le inadempienze probabili.
Il rallentamento della congiuntura economica influirà negativamente sul biennio 2020-2021, facendo salire, seppur di poco, il tasso di deterioramento dei prestiti (3,3% a fine periodo, dal 3,1% del 2019), che comunque resterebbe al di sotto dei livelli pre-crisi (3,6% di media tra il 2006 e il 2008). Il fenomeno interesserà le aziende di tutte le fasce dimensionali e ogni area del Paese. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dall’Outlook Abi-Cerved, progetto che si rinnova spostando il focus dell’analisi dal flusso di nuove sofferenze a quello dei nuovi crediti deteriorati delle imprese, per cogliere maggiormente il legame tra ciclo economico e rischio creditizio.
“Dopo gli anni difficili della crisi, il problema dello stock di sofferenze nei bilanci delle banche è in via di soluzione – commenta Andrea Mignanelli, AD di Cerved -. Le previsioni di leggero rialzo dei nuovi crediti deteriorati non ci preoccupano e riflettono la stagnazione della nostra economia. In uno scenario così debole, le banche possono recuperare margini di redditività puntando su innovazione e digitalizzazione: questa è anche la strada per aumentare il credito alle piccole imprese con fondamentali solidi, ma che per molte banche risultano ancora opache”.
“Il Rapporto – osserva Giovanni Sabatini, Direttore Generale di Abi – conferma che anche in caso di una perdurante debolezza del ciclo economico non si interromperà il trend di riduzione della rischiosità degli attivi delle banche operanti in Italia. La stabilizzazione del flusso di nuovi crediti deteriorati sui livelli pre-crisi favorirà anzi un’ulteriore contrazione dell’NPL ratio, che ci attendiamo convergere in breve tempo sui target fissati dalle Autorità di vigilanza. Si tratta di un risultato che premia gli sforzi compiuti dal settore negli ultimi anni e ne conferma la solidità complessiva. Occorre ora concentrarsi sulla crescita delle attività a supporto del settore produttivo, auspicabilmente senza nuovi appesantimenti regolamentari ad esito del processo di implementazione in Europa della normativa di finalizzazione di Basilea 3”.
In base ai dati di Banca d’Italia, nel 2019 è proseguito a ritmi sostenuti il trend di riduzione dello stock di crediti deteriorati accumulati dalle banche. Il calo è stato generato sia dalle operazioni di dismissione dei crediti sia dai minori flussi di nuovi prestiti entrati in default. I tassi di deterioramento delle società non finanziarie hanno registrato una contrazione significativa sia nel primo trimestre (3,1% contro il 3,3% dell’anno precedente) sia nel secondo (2,9% contro il 3,4%), allontanandosi sempre di più dai picchi negativi raggiunti nel corso della crisi economica (7,5% a fine 2012).
Le previsioni elaborate da Abi e Cerved evidenziano, tuttavia, che nel prossimo biennio, a causa dello scarso dinamismo della congiuntura economica, si assisterà a una lieve inversione di tendenza: nel 2021 l’incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default (sul totale dei prestiti in bonis delle società non finanziarie) si attesterà al 3,3%, dunque in crescita di due decimi di punto rispetto alle stime di fine 2019.
I tassi di deterioramento si manterranno comunque su livelli inferiori alla fase pre-crisi e ben al di sotto dei picchi del 2012-13 in tutte le classi dimensionali e i comparti analizzati nell’Outlook, anche laddove si prevedono i rialzi più consistenti rispetto al 2019, cioè nelle grandi imprese – dall’1,5% al 2%, soprattutto nel comparto dell’industria (dall’1,1% all’1,6%) e dei servizi (dall’1,4% all’1,9%) – e in quelle di media dimensione relative ai servizi (dall’1,6% al 2,2%). Il settore dell’edilizia, che nel 2019 può vantare il calo più evidente (dal 4,7% al 4,3%), salirà al 4,5% nel 2020 e al 4,4% nel 2021. Quanto alle piccole imprese, quelle che operano nelle costruzioni e nei servizi non mostreranno alcun peggioramento (le prime passeranno dal 3% al 2,9% e le seconde resteranno al 2%).

I crediti deteriorati delle imprese italiane
Nel 2019 il processo di riduzione degli NPLs è stato favorito dalle operazioni di cessione e dal calo dei flussi di nuovi crediti deteriorati. In base agli ultimi dati disponibili (giugno 2019), al netto delle rettifiche operate dalle banche, l’ammontare complessivo di crediti deteriorati risulta pari a 84 miliardi (-18,4% su base annua), più che dimezzato rispetto ai 197 di fine 2015, di cui 34 miliardi (-19%) di sofferenze nette.
Poiché, in base ai dati ufficiali, non sono disponibili statistiche sugli andamenti dei nuovi crediti in default per dimensione di impresa, nel report si forniscono stime per l’anno in corso e previsioni per il biennio 2020-21 in base agli score individuali di rischio che Cerved elabora per le società italiane e sulla base di ipotesi sull’evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche nazionali. A livello dimensionale i tassi di deterioramento osservati sono piuttosto eterogenei: le microimprese passano dal 3,5% del 2018 al 3,3% del 2019, le piccole dal 2,4% al 2%, le medie dall’1,9% al’1,8%, mentre le grandi imprese restano stabili all’1,5%.

Gli andamenti settoriali
Tra i diversi settori produttivi, si registrano differenze di un paio di punti percentuali nell’incidenza dei nuovi prestiti in default, con il comparto delle costruzioni che continua a ridurre il divario rispetto agli altri settori e l’industria che invece interrompe un calo quinquennale e passa dal 2,4% al 2,5%, a livelli comunque ancora distanti da quelli pre-crisi (3,3%) e dal picco del 2012 (5,9%). L’incremento è ascrivibile al rialzo dei tassi di piccole (dall’1,7% all’1,8%) e grandi imprese (dall’1% all’1,1%), mentre quelle di media dimensione e le microaziende rimangono stabili (1,3% e 3%).
Le costruzioni restano il comparto più rischioso e l’unico che non ha raggiunto i livelli pre-crisi, ma anche quello in cui il calo procede più velocemente: dal 4,7% del 2018 al 4,3% del 2019, confermando il trend positivo in atto dal 2014, quando raggiunse il picco dell’11%. La classe dimensionale meno rischiosa del settore è ancora una volta quella delle piccole imprese, che vedono ridurre i nuovi prestiti in default, dal 4% del 2018 al 3% del 2019 (le medie passano dal 4,8% al 4%, le grandi dal 4,9% al 4,3%, le micro si attestano al 4,5%).
Nei servizi, il trend di riduzione rispetto al 2018 dei tassi di deterioramento (dal 3,2% al 3%) risulta più marcato e diffuso a tutte le fasce dimensionali, con riduzioni più consistenti nelle piccole (dal 2,3% al 2%) e medie imprese (dall’1,9% all’1,6%). Dati ben al di sotto di quelli pre-crisi (3,6% di media).

Gli andamenti territoriali
Nel 2019, i tassi di deterioramento continuano a scendere in tutto il Paese, anche se con differenze ancora consistenti tra i livelli del Nord-Est (2,3%) e quelli del Sud (4,4%), dove il calo è più lento. Tuttavia, nel 2012 il rapporto era 6,1% a 10,2%, dunque il divario si è significativamente ridotto e ovunque si registrano livelli di rischio al di sotto dei dati pre-crisi.
In dettaglio, a fine 2019 nel Nord-Est i nuovi prestiti in default sono passati dal 2,4% al 2,3%, nel Nord-Ovest, dal 2,7% al 2,5%, al Centro dal 3,8% al 3,6% e al Sud dal 4,5% al 4,4%. Le piccole imprese sono quelle in cui, nel 2019, si registrano i miglioramenti più importanti in tutto il Paese, con un differenziale nelle diverse aree che non supera i due punti percentuali, dall’1,3% del Nord-Est al 3,4% del Sud.
Diversamente dalle altre classi dimensionali, le grandi imprese vedono un leggero r
ialzo dei tassi di deterioramento nel Centro (dal 2,1% al 2,3%) e nel Sud della Penisola (dal 2,8% al 3%), mentre al Nord i valori si mantengono stabili e piuttosto bassi, in linea con il trend degli ultimi tre anni.

Le previsioni al 2021
Lo scenario macroeconomico considerato nella simulazione si basa sull’ipotesi di una fase di rallentamento della crescita per l’economia italiana, con tassi di variazione del Pil vicini allo zero nel 2019 e incrementi inferiori all’1% nel 2020-21. Anche i consumi pubblici (-0,1% nel 2020 e +0,1% nel 2021) e privati (+0,5% e +0,6%) presenteranno variazioni modeste, mentre gli investimenti, dopo lo stallo del 2018, sono previsti in leggera ripresa (+1,5% e +2,1%). Aumenteranno l’export (+1,8% e +2,4%) e le importazioni (+2,4% e +2,6%). Inflazione e tassi di interesse, sebbene in leggero aumento nel 2021, continueranno ad essere su livelli storicamente bassi.
Sulla base di questo scenario, si prevede che dopo aver registrato un valore minimo post-crisi nel 2019, pari al 3,1%, i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno leggermente a crescere, attestandosi al 3,3% a fine 2021, mantenendosi su livelli inferiori rispetto al periodo pre-crisi e ben al di sotto dai picchi del biennio 2012-14. L’aumento riguarderà tutte le dimensioni aziendali, tutti i settori produttivi e tutte le aree territoriali.
A fine 2021 i flussi di nuovi crediti deteriorati delle imprese di grandi dimensioni registreranno un incremento di cinque punti decimali stabilizzandosi su un valore pari al 2%. Con un incremento di 4 decimi percentuali rispetto al 2019, nel 2021 le medie imprese toccheranno il 2,2%, lo stesso tasso su cui si assesteranno le piccole (dal 2% del 2019), mentre le microimprese si continueranno ad essere la classe più rischiosa con tassi del 3,5%. Quanto ai settori produttivi, al termine del periodo di previsione le costruzioni registreranno ancora la percentuale più alta di nuovi crediti deteriorati in rapporto ai prestiti in bonis (4,5% nel 2020 e 4,4% nel 2021), benché in calo rispetto al 4,7% del 2018. Nell’industria, che invece si colloca sui livelli più bassi, il rialzo dei tassi si attesterà al 2,7% nel biennio (era 2,4% nel 2018). Nei servizi, si passerà dal 3,2% del 2018 al 3,3% del 2021.