A Milano tre giorni dedicati ai pagamenti innovativi

(7 settembre 2017) ​Si terrà dal 22 al 24 novembre la seconda edizione del Salone dei Pagamenti, l’evento promosso da ABI per diffondere la cultura del digitale e dell’innovazione nella filiera dei pagamenti
 

​Una grande occasione di informazione, dialogo e confronto sul presente e sul futuro dei pagamenti. E, insieme, un incubatore di idee sull’innovazione nei servizi finanziari, e un incontro di confronto in grado di promuovere il dialogo tra banche, imprenditori, PA, professionisti, Istituzioni e cittadini. È tutto questo Il Salone dei Pagamenti – Payvolution, l’evento organizzato ABIServizi e promosso da ABI, Feduf- Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio, Consorzio CBI, Consorzio ABI Lab, sotto il patrocinio dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) – Presidenza del Consiglio dei Ministri, che terrà la sua seconda edizione a Milano il 22, 23 e 24 novembre presso il MiCo (Milano Congressi, via Gattamelata 5).
“Abbiamo scelto di aprire il Salone dei Pagamenti al grande pubblico – spiega Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI – perché le opportunità del digitale e delle soluzioni innovative di pagamento non possono rimanere solo un tema da convegno per addetti ai lavori. Sono fattori determinanti di competitività e di sviluppo per l’intero Paese. Per questo è necessario coinvolgere tutti, a cominciare dalle famiglie e dagli studenti, per arrivare a professionisti, al mondo delle partite Iva, alle imprese, agli accademici. Insieme, ovviamente, agli operatori del settore: banche, intermediari finanziari, Regolatori e Istituzioni. Il successo di partecipazione che il Salone ha registrato lo scorso anno dimostra l’interesse che c’è su questi temi”.
Dopo il grande successo della prima edizione – a cui hanno partecipazione quasi 4mila persone, 80 partner, 44 espositori e 300 relatori – il Salone dei Pagamenti conferma anche per il 2017 il suo format innovativo composto da un ricco calendario di conferenze e appuntamenti con ingresso gratuito, da un ampio spazio espositivo nel quale conoscere e sperimentare le nuove soluzioni proposte dai partner tecnologici e da percorsi personalizzati di educazione finanziaria.
 
I macrotemi dell’edizione 2017
Sono 8 le aree tematiche che saranno approfondite nei 3 giorni dell’edizione 2017 del Salone dei Pagamenti: il Futuro dei pagamenti, Bank (r)evolution, Mobile & Millenials, Shopping senza contante, Pagamenti e società digitale, Trend regolamentari, Fintech & RecTech, Sicurezza.
“Il settore dei pagamenti è in continuo fermento. Da una parte – ricorda Sabatini – le tecnologie digitali offrono nuove possibilità per rendere ancor più semplice, veloce e sicuro il momento del pagamento, anche in mobilità. Dall’altro, l’introduzione di normative a livello europeo ha aperto il mercato a nuovi operatori e alle fintech. In questo scenario le banche sono in prima linea e stanno investendo per favorire strumenti efficaci e sicuri che rispondano alle nuove esigenze di cittadini e imprese. Servono, però – sottolinea Sabatini – regole comuni per tutti gli operatori, e ulteriori passi avanti da fare per arrivare a un equal level playing field”.
A rendere ancora più interessante l’edizione 2017 del Salone dei Pagamenti c’è l’ormai prossima entrata in vigore della direttiva europea PSD2, fissata per gennaio 2018, che ridisegnerà i rapporti tra banche e i nuovi attori non bancari che potranno operare nell’ecosistema dei pagamenti. Il Salone dei Pagamenti, riunendo i maggiori attori del settore bancario e del mondo fintech, sarà, quindi, un’occasione privilegiata per analizzare ricadute e prospettive. Inoltre, affronterà tutti i principali trend che caratterizzano l’evoluzione in atto: dagli instant payment, di cui si prevede una rapida diffusione con l’entrata in vigore delle piattaforme paneuropee, all’applicazione delle tecnologie Blockchain, al sistema per creare una società e una Pubblica Amministrazione digitale.
Il Salone dei Pagamenti si svolge sotto il patrocinio dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) – Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è realizzato in collaborazione con Feduf – Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio, Consorzio Bancomat, Consorzio CBI, Consorzio ABI Lab, insieme anche a Digital Magics, FinTechStage, FPA e Netcomm.

Ulteriori informazioni e aggiornamenti sul sito del Salone dei Pagamenti: www.salonedeipagamenti.com

XVI edizione di Invito a Palazzo

(9 settembre 2017) ​Sabato 7 dalle ore 10.00 alle 19.00 ingresso gratuito e visite guidate in circa 100 palazzi in 53 città di tutta Italia. È la sedicesima edizione della manifestazione che ogni anno apre al pubblico le sedi storiche delle banche, delle Fondazioni di origine bancaria coordinate dall’Acri e della Banca d’Italia
 

​Il primo sabato di ottobre le porte dei palazzi storici delle banche italiane si aprono su tutto il territorio nazionale. È la XVI edizione di Invito a Palazzo, la manifestazione promossa dall’ABI che ogni anno, per un’intera giornata, mette in mostra opere d’arte e capolavori conservati nelle sedi storiche delle banche, delle Fondazioni di origine bancaria e della Banca d’Italia.
Anche quest’anno, con Invito a Palazzo, decine di migliaia di visitatori potranno accedere agli straordinari patrimoni artistici e architettonici, agli arredi e alle opere d’arte di ogni epoca, custoditi e tutelati dalle banche italiane nelle proprie sedi, normalmente chiuse al pubblico perché luogo di lavoro, e dalle Fondazioni di origini bancarie. Accompagnati da guide specializzate, potranno quindi ammirare una preziosa antologia di stili, tendenze e gusti artistici ed architettonici italiani di ogni epoca: dall’architettura rinascimentale alle forme del barocco, dalle eleganti dimore settecentesche immerse in parchi secolari alle atmosfere neoclassiche, fino ai palazzi recentemente commissionati dalle banche ai più affermati architetti contemporanei.

Informazioni utili
Invito a Palazzo 2017 si terrà sabato 7 ottobre. I palazzi saranno aperti al pubblico gratuitamente dalle ore 10.00 alle ore 19.00.
L’elenco completo dei palazzi che partecipano all’iniziativa sarà disponibile dal mese di settembre sul sito http://palazzi.abi.it.
Si potranno ottenere informazioni sulla manifestazione chiamando dal 23 settembre dalle ore 10.00 alle 18.00 il numero 06-6767400, oppure inviando una e-mail all’indirizzo [email protected].
 È disponibile un’app (IOS) per smartphones e tablet scaricabile gratuitamente da AppStore.  Invito a Palazzo è presente sui social: facebook: http://www.facebook.com/InvitoAPalazzo  twitter: @PALAZZI ABI

 

L’assistenza ai clienti diventa multicanale

(26 agosto 2017) Oltre 52 milioni di telefonate e circa 2,5 milioni di contatti e-mail e chat nel 2016. ​Più efficiente, moderno e multicanale, il contact center delle banche si evolve e cambia di pari passo con le abitudini degli italiani, sempre più portati a dialogare e operare con la banca anche tramite smartphone, tablet e Pc

​In quest’ottica le banche consolidano l’assistenza al cliente per telefono e potenziano, ancora di più, le interazioni via chat, video-chat, e-mail e social media, aumentando l’efficacia del servizio. Basti pensare che nel 2016 le telefonate in ingresso arrivate ai contact center bancari sono state oltre 34 milioni, di cui quasi 17 milioni gestite da operatore; ulteriori 18,5 milioni di chiamate sono state effettuate proattivamente verso i clienti, in crescita del 37% rispetto all’anno precedente.
A queste si aggiungono circa 2,5 milioni di contatti non telefonici: le chat, videochat e videoroom. per il quinto anno consecutivo, hanno fatto rilevare un tasso di crescita a due cifre, registrando nel 2016 un aumento del 38% rispetto al 2015 e raggiungendo la quota di 1,2 milioni. Anche i contatti e-mail sono cresciuti significativamente, del 24% rispetto al 2015, arrivando a sfiorare la quota di 1,3 milioni. In aggiunta a queste modalità di interazione si rafforza l’attenzione verso i social media: il 94% delle banche con contact center è presente sui maggiori social network e quasi la metà impegna operatori nel dialogo con il cliente social (il 39% su Facebook e il 33% Twitter). Complessivamente, il 6,8% degli operatori è formato per questo particolare tipo di dialogo e in qualche caso le banche sono attive anche su altri canali social (es. forum specializzati su temi finanziari). È quanto emerge dall’Osservatorio sui Contact center bancari condotto da Abi Lab e dall’Ufficio Analisi gestionali dell’ABI.

La qualità del servizio
Dal rapporto dell’Osservatorio emerge che oltre i due terzi delle chiamate ottengono una risposta già nei primi 20 secondi e che l’attesa media è di circa 39 secondi. Considerando anche le richieste più articolate, in media vengono dedicati oltre 4 minuti per ciascuna chiamata. Grazie all’efficienza degli operatori e delle procedure, in oltre il 92,8% dei casi il cliente ottiene una risposta conclusiva nella stessa telefonata. Si dà sempre più attenzione anche alle prestazioni legate all’interazione via chat, che vede conversazioni della durata media di 9 minuti.
Per agevolare i clienti nell’utilizzo del canale telefonico, nel 70% delle realtà è stato reso disponibile l’accesso al servizio attraverso un numero verde, più facile da reperire e memorizzare per il cliente, anche per chi chiama con il cellulare.  Va, infatti, tenuto presente che il 62% delle chiamate ricevute dai contact center viene effettuata attraverso cellulari.
Secondo il rapporto, oltre il 90% delle realtà analizzate offre supporto alla clientela nell’utilizzo di Internet Banking, Trading online e Mobile banking, a conferma dell’importanza che il contact center sta assumendo come facilitatore nell’utilizzo dei canali virtuali.  Tra gli altri servizi offerti con operatore o tramite risponditore automatico Ivr (Interactive voice responder) troviamo: la richiesta di informazioni sull’ubicazione della filiale della banca più vicina (per il 90% dei contact center rispondenti), la richiesta di informazioni sul saldo, sui movimenti di conto corrente, sul deposito titoli e sui movimenti delle carte di credito e debito (per il 70%). Tra i servizi più complessi erogati dai contact center troviamo: il pagamento delle imposte, la compravendita di azioni, i preventivi per i finanziamenti, mutui e prodotti assicurativi (per il 70% dei contact center rispondenti).

Il profilo degli operatori bancari
La forte rilevanza del contact center come elemento cardine della multicanalità viene ribadita anche nel 2016 da un potenziamento delle strutture, cresciute come numero di operatori dell’8% rispetto al 2015 e del 70% dal 2008 ad oggi. Complessivamente gli operatori dei contact center bancari sono circa 3.600, di cui 605 entrati solo lo scorso anno, pari al 23% dell’organico complessivo. Sono presenti poli di contact center in 31 province italiane: quasi il 50% è localizzato tra Roma e Milano, mentre il resto è distribuito lungo tutto lo stivale.
Gli operatori hanno in media poco più di 38 anni e un elevato grado di istruzione (la metà circa è laureata o sta completando gli studi universitari). La quota rosa di “bancari con la cuffia’” è del 50%. La formazione degli operatori è la base su cui poggia il buon servizio dei contact center. Ciascun dipendente acquisisce competenze e conoscenze attraverso un percorso di apprendimento che comprende circa tre settimane di formazione, tra lezioni in aula e affiancamento, e ogni anno approfondisce argomenti più specifici seguendo corsi di aggiornamento della durata complessiva di 8 giorni. L’esperienza del contact center permette di arricchire le competenze professionali degli operatori che, in media dopo circa 4 anni, proseguono il proprio percorso professionale in altre strutture della banca: nell’ultimo anno il tasso di job rotation (rotazione programmata ed attuata del personale per una più ampia condivisione delle competenze, delle conoscenze e delle esperienze aziendali) è stato del 13,4%.
Per venire incontro alle esigenze dei clienti stranieri, il 28% degli operatori è formato per erogare informazioni e servizi in lingue diverse dall’italiano. Negli sportelli telefonici che prevedono il servizio si parlano 8 lingue straniere: inglese (100%), francese (60%), spagnolo (40%), tedesco (35%) ma anche rumeno (10%), arabo, russo e albanese (5%).
 

Continua a crescere l’utilizzo del Mobile banking

​(19 agosto 2017) 5,6 milioni i clienti attivi da Mobile nel 2016. Nel Rapporto annuale di ABI Lab il punto sullo sviluppo e sulle potenzialità della banca in “mobilità”

​Nel 2016 sono stati 5,6 milioni gli utenti attivi della banca in “mobilità” con un aumento dell’11% del numero di clienti da Smartphone e da Tablet, con i primi a guidare il trend con un +22% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge da un’indagine contenuta nel sesto Rapporto annuale, realizzato da ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI, in collaborazione con la School of management del Politecnico di Milano, che fa il punto sullo sviluppo e sulle potenzialità del Mobile banking.
Il Mobile è diventato un canale di comunicazione indispensabile per il cliente di oggi, gli Smartphone in particolare hanno cambiato radicalmente stili di vita e costumi della popolazione, accelerando le esperienze digitali grazie anche all’accessibilità del loro costo medio e alla diffusione capillare di wi-fi e banda larga su rete cellulare. In linea con questa tendenza, le banche italiane garantiscono una presenza completa e differenziata, per calibrare l’offerta con le aspettative del cliente mobile.

L’offerta di Mobile banking
Il Mobile è un canale in continua evoluzione e aggiornamento, sia per quanto riguarda i servizi e le funzionalità offerte al cliente, sia per l’evoluzione delle tecnologie.
Secondo lo studio ABI Lab, tutte le banche offrono servizi tramite app per Smartphone con sistemi operativi iOS e Android, per il Tablet, invece, la quota di banche che li offrono si attesta all’88%. Rimane poi alta la percentuale di banche che offrono app anche per i dispositivi con il sistema operativo Windows (70% per Smartphone e 44% per Tablet). Un terzo delle banche rispondenti ha già predisposto servizi per i Wearable Device (oggetti indossabili in grado di connettersi e interagire con persone o oggetti anche attraverso la rete Internet) quasi esclusivamente su smartwatch (l’orologio da polso intelligente).
Relativamente ai servizi offerti, oltre alle classiche funzionalità banking, si evidenzia l’elevata attenzione su servizi di compravendita di strumenti finanziari (trading) segnalati dal 75% delle banche, servizi di pagamento diretti tra persone (P2P), offerti dal 60% delle banche nonostante sia una funzionalità piuttosto recente, e assistenza ai clienti (60%). Le diverse funzionalità possono essere offerte in un’unica app di riferimento oppure in diversi casi con app ad hoc per un determinato servizio: gli esempi più evidenti in questo senso sono il borsellino elettronico, ossia il cosiddetto wallet, e il Mobile POS (pagamenti elettronici con carte di credito o debito collegando il dispositivo mobile al POS), quasi sempre gestiti con un’app aggiuntiva a quella “classica” di Mobile banking; anche i servizi di trading per una banca su tre sono gestiti con applicazione specifica.

I clienti Mobile sono sempre più attivi
Secondo l’indagine, il numero di utenti Mobile che utilizza app da Smartphone è pari a 3,4 milioni circa, sono 455 mila coloro che accedono alla app dal Tablet e circa 1,8 milioni accedono via web attraverso mobile site. Si evidenzia che i clienti attivi Mobile sono circa la metà degli attivi da PC (Personal Computer).
La spinta innovativa e tecnologica del Mobile Banking parte anche da applicazioni sempre più apprezzate dal mercato, basti pensare che nel 2016 quelle scaricate sono state in media 8.860 al giorno (8.226 per Smartphone e 643 per Tablet).
Il 58% dei clienti attivi della banca “in mobilità” controlla il saldo e la lista dei movimenti di conto corrente, conto deposito e conto titoli almeno una volta a settimana. In ambito dispositivo, lo Smartphone è lo strumento più utilizzato in forte crescita.
L’indagine a campione ha evidenziato infatti che il numero totale di operazioni dispositive (bonifici, F24, stipendi etc.) effettuate da Smartphone è pari a 21,8 milioni, con una crescita del 125% rispetto all’anno precedente. In generale tutti i tipi di disposizione sono aumentati in termini di utilizzo, in particolare il numero di bonifici disposti nel 2016 è aumentato del 61% rispetto a quello conteggiato nel 2015.
 

Con ‘Imprese in ripresa’ alle Pmi sospese rate per 4,8 miliardi

(12 agosto 2017) ​Proseguono a pieno ritmo le iniziative delle banche in Italia sulla sospensione delle rate o allungamento dei finanziamenti alle Pmi

​Al 30 giugno 2017 sono state accolte 16.697 domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 4,8 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 621 milioni di euro. Inoltre, sono state accolte 6.407 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 1,3 miliardi di euro di debito residuo.
L’iniziativa ‘Imprese in ripresa’, che rientra nel più ampio “Nuovo Accordo in favore delle piccole e medie imprese” sottoscritto dall’ABI, dalle banche e dalle altre Associazioni di impresa il 31 marzo 2015, prevede la possibilità per tutte le Pmi “in bonis” di sospendere la quota capitale delle rate di mutui e leasing, anche agevolati o perfezionati con cambiali; allungare il piano di ammortamento dei mutui e le scadenze del credito a breve termine e del credito agrario. 
L’analisi relativa alla distribuzione delle domande per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:

  • il 21,4% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 13,8% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 16,5% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • il 12,6% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 9,2% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 26,5% agli “altri servizi”.

L’analisi relativa alla distribuzione territoriale delle domande accolte, per sede legale dell’impresa richiedente, evidenzia che:

  • il 64,6% è riferito ad imprese residenti nel Nord Italia;
  • il 19,9% è riferito ad imprese residenti nel Centro Italia;
  • il 15,5% è riferito ad imprese residenti nel Sud Italia.

Si sottolinea che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.
 

Con iniziativa ‘Imprese in sviluppo’ 6,3 miliardi alle Pmi

​(5 agosto 2017) Cresce la capacità di sostegno alla domanda di credito delle Pmi influenzata ancora dall’andamento del ciclo economico: tra ottobre 2013 e giugno 2017 sono state accolte 21.535 domande di finanziamento per un controvalore erogato di 6,3 miliardi di euro su un plafond complessivo di 10 miliardi, destinato alle Pmi in bonis che intendano effettuare investimenti in beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa.
 

​Lo rende noto l’ABI nell’ambito dell’iniziativa Imprese in sviluppo finalizzata a favorire la crescita degli investimenti delle Pmi e rinnovata con l’Accordo per il Credito 2015 tra l’ABI e tutte le altre associazioni d’impresa.
L’Associazione, a seguito della rilevazione aggiornata delle operazioni effettuate, sottolinea che “l’utilizzo delle risorse messe a disposizione è un segnale importante a supporto della ripresa della domanda di credito per investimenti e rilancio economico dell’Italia”.
Disaggregando inoltre i dati per tipologia d’impresa emerge che:

  • il 42% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘industria’;
  • il 28,7% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘commercio e alberghiero’;
  • il 7,9% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘artigianato’;
  • il 4,6% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘edilizia e opere pubbliche’;
  • il 3,6% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘agricoltura’;
  • il restante 13,2% ad aziende del comparto ‘altri servizi’.

Da protocollo piu’ collaborazione tra banche e commercialisti

​(1 agosto 2017) L’intesa siglata prevede la messa a punto di iniziative congiunte – anche tramite la costituzione di tavoli e gruppi di lavoro – per accrescere la qualità e l’efficacia dei progetti comuni.

Il Protocollo  

​Stretta collaborazione tra ABI e Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili nell’ambito di iniziative e progetti di formazione e informazione su temi di interesse comune come fisco, regolamentazione e le più recenti novità sia su temi bancari e finanziari, sia su temi economici e sociali. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa stipulato nei giorni scorsi tra il presidente del Cndcec, Massimo Miani, e il Direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini.
Attraverso il protocollo, banche e commercialisti si impegnano a collaborare nella promozione di iniziative di divulgazione scientifica e nella realizzazione congiunta di ricerche, corsi, seminari, conferenze, convegni e pubblicazioni.
Tra le attività prioritarie previste dal protocollo: promuovere analisi, indagini e pubblicazioni dei relativi studi in materie economiche, giuridiche, fiscali, aziendali e del lavoro; rafforzare il dialogo e la collaborazione reciproca, anche grazie a tavoli di confronto che si riuniranno periodicamente; organizzare incontri e seminari per approfondire i rispettivi punti di vista su specifiche iniziative in discussione nelle diverse sedi istituzionali.
 

Rapporto AFO 2017-2019: si rafforza la crescita

(31 luglio 2017) ​Crescita del Pil a +1,3% nel 2017 e stabile su questo livello anche nel biennio successivo. In miglioramento la qualità dell’attivo bancario tra il 2017 e il 2019, con una riduzione media annua del 15% delle sofferenze nette, e un calo del rapporto sofferenze nette su impieghi di oltre il 40% nel triennio. Aumenta lo stock dei prestiti: oltre 140 miliardi in più tra fine 2016 e fine 2019. In ripresa la redditività e in ulteriore aumento la patrimonializzazione.
 

​Lo scenario previsivo diffuso dall’Ufficio studi dell’ABI, costruito come di consueto insieme agli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, indica un ulteriore rafforzamento della crescita della nostra economia.
In questo Rapporto prevediamo una crescita dell’economia italiana stabilmente superiore all’1% nei prossimi tre anni. Il Pil avanzerebbe dell’1,3% nell’anno in corso, in aumento di quattro decimi di punto rispetto a quanto fatto nel 2016, per poi stabilizzarsi su questi livelli anche nel successivo biennio. Nel complesso, secondo le nostre previsioni, le manovre di bilancio si incammineranno su di un sentiero di rientro coerente con lo stato del ciclo: a fine 2019 il rapporto debito/PIL risulterà inferiore di quasi 5 punti percentuali al dato dello scorso anno.
Elemento determinante della nostra previsione sulla dinamica attesa delle principali grandezze dello stato patrimoniale risiede nell’evoluzione positiva della qualità dell’attivo avviatasi nel 2016. Le nostre stime indicano che lo stock di sofferenze nette si dovrebbe ridurre di 30 miliardi di euro nel triennio di previsione (pari al 35% dello stock di fine 2016). I ¾ della riduzione dello stock riguarderebbe sofferenze in capo alle imprese. In questo modo nel prossimo triennio il rapporto tra sofferenze nette e totale impieghi dovrebbe seguire un trend di continua e significativa discesa: a fine 2019 il rapporto sofferenze/impieghi dovrebbe collocarsi al 2,7%, valore inferiore di quasi 2 punti rispetto al 2016. Eventuali accelerazioni nel processo di smaltimento degli Npl potrebbero rinforzare i trend da noi indicati determinando un valore finale del rapporto sofferenze/impieghi più contenuto.
Il consolidamento atteso nel processo di riduzione del rischio di credito, trainato da un significativo miglioramento del merito di credito delle imprese, dovrebbe indurre una più rapida crescita degli impieghi all’economia: nel triennio lo stock di credito concesso ai residenti dovrebbe aumentare di circa 140 miliardi di euro, con una variazione media annua del 2,6%. Tenendo conto dei soli crediti in bonis, al netto quindi dei deflussi di crediti in sofferenza, il tasso medio di crescita degli impieghi risulterebbe pari al 4%.
Gli indici patrimoniali, dopo la riduzione registrata nel 2016, riprenderanno a crescere: a fine 2019 il Cet1 ratio si collocherebbe al 13%, 1,5 punti percentuali superiore al valore di fine 2016.
L’avvio di una diversa intonazione della politica dei tassi di interesse dovrebbe limitare gli impulsi depressivi sul margine di interesse che così potrà trarre profitto dalla, pur contenuta, crescita dell’attività di intermediazione. I ricavi totali dovrebbero crescere secondo un tasso medio annuo del 3,6%.
Il complesso dei costi operativi dovrebbe ridursi in ciascun anno della previsione, cumulando minori oneri, rispetto al 2016, per oltre 5 miliardi di euro nel corso del triennio (oltre il 10% in meno); la maggior parte di tale riduzione sarebbe dovuta al progressivo venir meno degli oneri straordinari connessi sia agli interventi di risoluzione di alcune realtà aziendali sia agli effetti per l’interruzione anticipata dei rapporti di lavoro.
A fine periodo di previsione l’indicatore di efficienza della gestione (il cost/income ratio) dovrebbe risultare pari al 58%.
La previsione sui flussi di rettifiche e accantonamenti rappresenta la vera spinta al miglioramento della redditività della gestione: se nel 2016 gli accantonamenti avevano sottratto risorse per quasi 36 miliardi di euro (pari al 170% del risultato di gestione) nei tre anni di previsione tale flusso si dovrebbe ridurre ad un valore medio annuo di 19 miliardi di euro pari al 65% del risultato di gestione medio del periodo 2017-2019; miglioramento notevole che tuttavia non riesce ancora a riportare l’incidenza degli accantonamenti sui valori di riferimento del periodo pre-crisi. Tale previsione non considera operazioni straordinarie dal lato della vendita di stock di crediti in sofferenza, al netto di quelle già programmate e/o in stadio avanzato di attuazione per quest’anno: ovviamente l’implementazione di tali operazioni comporterebbe un livello di rettifiche e accantonamenti presumibilmente superiori a quanto da noi attualmente previsto.
Nel complesso, un volume di ricavi in significativa ripresa dai bassi livelli del 2016, un controllo serrato dei costi e un miglioramento importante del costo del rischio, consentiranno una buona ripresa della redditività.
Il Roe, cioè l’utile sul patrimonio, lo stimiamo in crescita costante nel triennio di previsione, a fine periodo si collocherebbe intorno ad un 2,8%, in aumento di oltre 7 punti percentuali rispetto al 2016, ma ancora inferiore rispetto al periodo precrisi.

Le banche a sostegno della diffusione della cultura tra i giovani

(29 luglio 2017) ​Presentati i risultati dello studio sulle attività e sul pubblico del Festival della Cultura creativaIl video

​Nell’ampio e articolato “Piano d’azione” a sostegno dell’arte e della cultura, messo a punto dall’ABI con le banche che operano in Italia, il Festival della Cultura Creativa si pone l’obbiettivo di avvicinare i giovani di età compresa tra i 6 e i 13 anni alla cultura, stimolandone la creatività e il pensiero critico. La manifestazione di quest’anno è stata anche l’occasione per realizzare una ricerca scientifica sul contributo che iniziative come queste possono dare alla crescita culturale e creativa dei ragazzi, curata dal prof. Guido Guerzoni della Bocconi con la prefazione di Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI.
“La creatività e la cultura – scrive Sabatini nella prefazione della ricerca – rappresentano la ricchezza di una società. Fornire ai ragazzi gli strumenti per accedere alla cultura, promuovendone la cittadinanza attiva e stimolandone la creatività progettuale, è una delle premesse per sviluppare la innovazione e la crescita del nostro Paese. “
Lo studio evidenzia che manifestazioni come il Festival della Cultura Creativa offrono ai bambini e ragazzi la possibilità di sperimentare nuove modalità di apprendimento efficaci e divertenti.
In particolare, i giovani partecipanti apprezzano soprattutto la possibilità di poter conoscere cose nuove (45,3%) e di confrontarsi con gli altri (27%). Per gli adulti – educatori, docenti e genitori- un evento come il Festival, oltre ovviamente a contribuire all’educazione dei bambini, permette loro di rapportarsi con le proprie emozioni attraverso diverse forme di cultura e di comprendere punti di vista diversi dai propri.
Tra gli obiettivi dell’indagine, anche quello di sondare le opinioni rispetto all’impatto, in termini sociali ed economici, generato dal Festival nel territorio. Circa la metà del campione (47%) ha affermato che l’iniziativa ha contribuito a consolidare il legame con il proprio territorio e la propria città e ad accrescere l’impegno per valorizzare le proprie tradizioni locali, anche attraverso una più ricca offerta culturale. Genitori e insegnanti, inoltre, hanno dichiarato di essere orgogliosi di quanto la loro comunità sa proporre a livello nazionale ed internazionale e vorrebbero che il lavoro di squadra attivato durante il Festival si ripetesse anche in altre occasioni.
Gli intervistati, infine, hanno affermato che il Festival ha contribuito a dedicare più tempo a seguire altre attività culturali promosse nel territorio, visitare musei e gallerie e ad approfondire la conoscenza dei temi presentati al Festival.
Tutte le informazioni e i dettagli sulla ricerca del prof. Guido Guerzoni sono disponibili sul sito www.abi.it/Pagine/Societa/Festival-della-cultura-creativa.aspx e sul sito www.culturacreativa.it.
Link cartella Dropbox ABI– Ricerca- Cultura e giovani under15: https://goo.gl/RCTzQt

Misure ancora più efficaci contro i crimini informatici

(28 luglio 2017) Cresce l’impegno del settore bancario per contrastare il fenomeno dei crimini informatici attraverso presidi tecnologici, strumenti di ultima generazione e procedure sempre più innovative in grado di rilevare e bloccare tempestivamente operazioni e comportamenti che potrebbero rivelarsi tentativi di frode dei criminali cibernetici. Conciliando protezione, riservatezza e sicurezza con l’esigenza della clientela di fare operazioni in mobilità in modo facile e veloce.
 

​Ogni anno, infatti, le banche italiane spendono oltre 250 milioni di euro per la sicurezza informatica e sono sempre più impegnate per contrastare questo fenomeno criminale anche attraverso iniziative di formazione del personale, campagne di sensibilizzazione dei clienti ed un’attenta e continua azione di monitoraggio, volta a individuare e bloccare le operazioni anomale e potenzialmente fraudolente. Grazie a questo intenso lavoro, e alla preziosa collaborazione con le forze dell’ordine, il 95% delle operazioni fraudolente viene bloccato e i clienti vittime di frode sono solo lo 0,002% del totale di quelli che operano su home banking, pari ad uno su 50 mila. 
Per soddisfare al meglio le esigenze di sicurezza della propria clientela, inoltre, le banche italiane si sono fatte promotrici di collaborazioni intersettoriali, come il CERTFin – CERT Finanziario Italiano (Computer Emergency Response Team) – operativo dal 1° gennaio 2017, con l’obiettivo di accrescere la capacità di risposta alle minacce informatiche legate allo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’economia digitale, attraverso una maggiore sensibilizzazione di tutti i dipendenti sui temi di sicurezza, una tempestiva e omogenea circolazione delle informazioni su minacce, e possibili contromisure tra gli operatori bancari e finanziari attivi in Italia. Aperto a tutti gli operatori del settore bancario e finanziario nazionale, il CERTFin è presieduto da un Comitato strategico di indirizzo Banca d’Italia – ABI e coordinato da una direzione operativa gestita dal Consorzio ABI Lab e che dirige l’attività tattica. 
La sicurezza informatica, tuttavia, passa anche attraverso la collaborazione dei clienti delle banche. Per operare online in modo comodo e sicuro, infatti, è importante  seguire alcune semplici regole: ignorare qualunque richiesta di dati relativi a carte di pagamento e conto online; connettersi al sito della banca scrivendo direttamente l’indirizzo nella barra di navigazione, ignorando eventuali link ricevuti via mail ed sms; verificare sempre l’autenticità della connessione con la banca; controllare regolarmente i movimenti del proprio conto per assicurarsi che le transazioni riportate siano quelle effettuate; diffidare di qualsiasi messaggio, anche se apparentemente autentico, ricevuto tramite e-mail, sms, social network, che inviti a scaricare documenti o programmi; installare e mantenere sempre aggiornato il sistema operativo e l’antivirus; fare attenzione a eventuali peggioramenti delle prestazioni generali (rallentamenti, apertura di finestre non richieste, ecc.) del proprio servizio di home banking o del proprio PC, che possono indicare infezioni sospette.