Italia all’avanguardia sulle perizie immobiliari | [14/12/2015]

(14 dicembre 2015) Pronte le nuove Linee guida ABI per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie.
Con un mercato dei mutui che viaggia a +94,3%, in termini di nuove erogazioni, nel periodo gennaio-ottobre 2015, rispetto allo stesso arco temporale del 2014, qualità ed efficienza delle perizie immobiliari diventano fondamentali: le nuove Linee guida per le valutazioni degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie sono improntate a requisiti di massima trasparenza, certezza ed economicità.
 Le Linee guida per la valutazione degli immobili 

​Presentate oggi a Roma – comunica l’ABI – nel corso della giornata formativa “Le valutazioni immobiliari in un contesto di integrazione europea”, le Linee guida saranno utili a porre all’avanguardia in Europa il mercato italiano del credito ipotecario – rendendolo ancora più efficiente, dinamico ed integrato – grazie al lavoro svolto da ABI, Assovib, Collegio nazionale degli agrotecnici, Collegio nazionale dei periti agrari, Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali, Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti conservatori, Consiglio nazionale degli ingegneri, Consiglio nazionale dei periti industriali, Consiglio nazionale geometri e Tecnoborsa.
Si conclude – prosegue ABI – il processo di aggiornamento e adeguamento delle Linee guida ai più recenti standard europei di valutazione. La trasparenza e la corretta valutazione degli immobili sono elementi essenziali nelle operazioni di erogazione dei crediti.
A disposizione di banche, tecnici e consumatori – aggiunge ABI – un dettagliato volume che realizza “l’esigenza di introdurre una serie di criteri di omogeneità in materia avvertita da tempo a vari livelli, con riferimento specifico agli indicatori di superficie o di volume, alle metodologie di valutazione adottate (per capitalizzazione del reddito, per stima comparativa, ecc.), allo stesso concetto di valore e alla professionalità dei periti incaricati della valutazione”.
Valore di mercato, codice di condotta dei periti, procedure e metodi di valutazione, metodo del confronto di mercato, metodo finanziario: questi e molti altri i principi che consentiranno di eseguire valutazioni degli immobili secondo parametri di chiarezza e trasparenza nei confronti di tutti i referenti sia privati (clienti mutuatari, agenzie di rating, ecc.) sia istituzionali (Banca d’Italia, Agenzia delle entrate già Agenzia del territorio, Tribunali delle esecuzioni immobiliari ecc.).
Le Linee guida – conclude ABI – sono ormai una realtà importante nel mercato delle valutazioni e sono già utilizzate da 172 banche/gruppi bancari (rappresentative in termini di sportelli a circa il 73% del mondo bancario), da tutti gli ordini e collegi rappresentativi dei professionisti abilitati alla valutazione, e da numerose società di valutazione immobiliare.

Presentate le nuove Linee guida ABI, Italia all’avanguardia in Europa

ABI e Cerved: a fine 2017 nuove sofferenze in netto calo | [12/12/2015]

(12 dicembre 2015)  ABI e Cerved presentano oggi i risultati del secondo Outlook sulle sofferenze delle imprese italiane. Secondo la ricerca, che include per la prima volta le previsioni per il 2017, il tasso di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie si ridurrà in modo significativo nei prossimi anni, passando dal picco del 3,9%, toccato a giugno 2015, al 2,3% stimato per la fine del 2017. Il trend positivo riguarda tutte le fasce dimensionali già a partire dal 2015, con cali più marcati per le microimprese, una riduzione del divario tra società maggiori e società minori e livelli delle nuove sofferenze al di sotto di quelli pre-crisi tra le Pmi e le grandi società manifatturiere.
  Testo del Rapporto

​Giunto alla sua seconda edizione, l’Outlook realizzato su base semestrale da ABI e Cerved, diffonde stime e previsioni dei tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie per classe dimensionale, con l’obiettivo di ampliare il bacino di informazioni a disposizione sul tessuto economico nazionale.
L’Outlook prevede una diminuzione delle nuove sofferenze diffusa in tutti i settori dell’economia già a fine 2015, con la sola eccezione delle costruzioni per cui ci si attende un deciso miglioramento a partire dal 2016. In questo settore, nonostante il significativo calo registrato tra 2015 e 2017 (dal 5,9% al 4,1%), il tasso di ingresso in sofferenza rimarrà comunque a livelli più che tripli rispetto al 2008. Per quanto riguarda i servizi, l’incidenza delle sofferenze scenderà al 2% nel 2017 rispetto al 3,3% del 2015, rimanendo anche in questo caso superiore ai livelli pre-crisi.
Dal punto di vista territoriale, le rilevazioni di ABI e Cerved stimano che le nuove sofferenze caleranno in modo diffuso in tutto il paese, accompagnate da una progressiva riduzione dei divari territoriali, che si erano ampliati in modo significativo durante la crisi. In particolare, l’Outlook evidenzia un trend positivo per le imprese del Sud e delle Isole (con una riduzione dal 5,1% del 2015 al 3,6% atteso nel 2017), che rimarranno quelle a maggior rischio di default. Le imprese del Nord Ovest (che passano dal 2,8% del 2015 all’1,9% del 2017) si avvicinano ai livelli del Nord Est, che si confermano così quelle a minor rischio (1,8% nel 2017).
Considerando le imprese [1] che entrano in default per fascia dimensionale – un aspetto particolarmente rilevante che il rapporto permette di monitorare con continuità – l’Outlook ABI-Cerved indica che nel 2017 il tasso di ingresso in sofferenza per le grandi imprese arriverà allo 0,8%, un dato molto vicino a quello registrato nel 2008 (0,7%). Per quanto riguarda le altre fasce dimensionali (microimprese, piccole imprese e medie imprese) si stima un restringimento dei divari dal 2,2% del 2014 all’1,7% del 2017.
Nonostante le buone prospettive sul fronte dei nuovi flussi, l’Outlook di ABI e Cerved individua come punto di attenzione l’elevato stock di crediti deteriorati accumulato durante la crisi. Secondo i dati della Banca d’Italia, a settembre 2015, le sofferenze lorde hanno raggiunto i 200 miliardi di euro, superando la soglia del 10% del totale dei crediti concessi alla clientela. Oltre il 70% di questo stock, pari a circa 144 miliardi di euro, in crescita del 13,3% su base annua, è originato da prestiti erogati dalle banche alle società non finanziarie. In assenza di interventi che favoriscano la cessione o lo smaltimento di porzioni significative di questi asset, lo stock di sofferenze è destinato a crescere nei prossimi anni.

Gianandrea De Bernardis, Amministratore delegato di Cerved, ha commentato: “Grazie al lavoro effettuato con ABI, siamo in grado di prevedere che il graduale processo di miglioramento del tasso di decadimento delle imprese identificato a metà 2015, continuerà a ritmi sostenuti anche nel 2017. Le analisi ci invitano però anche alla cautela: nonostante i cali previsti, l’incidenza delle nuove sofferenze rimarrà infatti superiore ai livelli pre-crisi fino al 2017, con la conseguenza che la massa di sofferenze continuerà a crescere nei prossimi mesi. Agire tempestivamente per favorire uno sviluppo del mercato dei NPL è fondamentale per sostenere la ripresa economica del paese”.
Giovanni Sabatini, Direttore generale  di ABI, ha dichiarato: “con il consolidarsi della ripresa economica si manifestano promettenti segnali di riduzione dei nuovi crediti deteriorati. E’ importante operare perché si possa creare presto, anche in Italia, un mercato secondario efficiente di prestiti deteriorati il quale potrebbe essere di aiuto ad accelerare lo smaltimento delle sofferenza bancarie la cui forte crescita nel nostro Paese  è il portato di una crisi economica lunga e profonda”

[1] Le società non finanziarie sono distinte in quattro classi dimensionali, secondo i criteri della Commissione Europea: microimprese (meno di 10 addetti e giro d’affari inferiore ai 2 milioni di euro), piccole imprese (fino a 50 dipendenti e fatturato inferiore ai 10 milioni), medie imprese (fino a 250 addetti e fatturato al di sotto dei 50 milioni) e grandi imprese (oltre 250 addetti e fatturato superiore ai 50 milioni)

A fine 2017 nuove sofferenze in netto calo in tutti i settori

Dal “Fondo casa” oltre 338 mln di euro per le giovani coppie | [05/12/2015]

(5 dicembre 2015) Continua a crescere il ricorso al “Fondo di garanzia per la prima casa”: tra febbraio e ottobre 2015 sono ammontati a 304 milioni di euro i nuovi mutui garantiti e altri 34,5 milioni in fase di erogazione, per un totale di 338,5 milioni di euro.

​Lo comunica l’ABI evidenziando che il Fondo contribuisce all’ulteriore spinta del mercato dei mutui per l’acquisto di immobili che registra in generale una fase di grande rilancio, con un’impennata nei primi dieci mesi del 2015 del +94,3% rispetto al medesimo arco temporale del 2014.
L’aggiornamento dei dati del “Fondo casa” rientra in un’analisi ABI a tutto campo sul mercato del credito alle famiglie come premessa della due giorni “Credito al credito 2015 – Fare squadra per la ripresa”, a partire dal progetto “CREDIamoCI”: impegno comune siglato a gennaio 2015 tra ABI e Associazioni dei consumatori a fronte dell’attuale contesto economico e normativo Ue. Un programma di lavoro biennale su tre principali ambiti:

  • accesso al credito: tra le misure spicca appunto il ”Fondo di garanzia per la casa” controgarantito dallo Stato, che prevede il rilascio di garanzie a copertura del 50% della quota capitale dei mutui ipotecari (fino a 250.000 euro) in particolare a giovani coppie. Esso rappresenta un fondamentale esempio di collaborazione tra banche e Istituzioni, a vantaggio delle famiglie che ancora scontano gli effetti della crisi ma aspirano ad acquistare l’abitazione principale. L’obiettivo è, infatti, continuare a favorire l’accesso al credito a nuclei in difficoltà, con una dotazione da 600 milioni di euro che potrebbe garantire finanziamenti potenziali per 12-15 miliardi di euro. Ad ora hanno aderito 142 banche (rappresentando più del 70% in termini di sportelli bancari). La lista è consultabile presso il sito del Gestore Consap www.consap.it.
  • sostegno alle famiglie in difficoltà: tra novembre 2009 e ottobre 2015 sono state 123.630 le famiglie che hanno potuto sospendere il pagamento delle rate dei mutui per un debito residuo pari a 13,3 miliardi di euro nell’ambito delle due principali iniziative, a partire dal “Piano Famiglie”, “Sospensione dei pagamenti delle rate di mutuo” e “Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa”.Nel caso specifico un ulteriore obiettivo, in collaborazione con le Associazioni dei Consumatori, è il rafforzamento degli strumenti esistenti per sostenere il pagamento delle rate dei finanziamenti nei momenti di difficoltà, ampliando tale possibilità anche al credito al consumo.In questo ambito rientra anche il recente Protocollo d’intesa tra ABI, Associazioni dei consumatori e Dipartimento della Protezione civile in tema di sostegno alle famiglie in difficoltà a seguito delle calamità naturali il cui punto cardine passa per le misure di sospensione delle rate dei finanziamenti, attraverso provvedimenti omogenei sul territorio per garantire tempestività operativa;
  • consapevolezza dei consumatori: per agevolare la scelta dei prodotti di credito e/o servizi accessori in termini di costi complessivi, rischi assunti (ad es. di credito e di mercato), valorizzando trasparenza e semplicità. In questo senso, il rilancio dei consumi e della produzione passa anche attraverso la definizione di nuove forme di accesso al credito, prodotti di credito innovativi recentemente introdotti nel nostro ordinamento o in fase di ridefinizione normativa (prestito ipotecario vitalizio, cessione del quinto).Sempre in direzione di una costante spinta alla trasparenza il contributo che verrà dall’aggiornamento delle Linee guida per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie, alla luce delle novità introdotte dagli standard di valutazione internazionali di fronte al recepimento della Direttiva europea sui mutui ipotecari nell’ordinamento nazionale. Le Linee guida, che saranno presentate a dicembre con un’apposita giornata formativa, si affermano come elemento utile ad introdurre principi per l’esecuzione di perizie improntate a criteri di massima trasparenza, certezza ed economicità, rendendo ancora più efficiente l’erogazione creditizia ai mutuatari.

I dati ABI in unanalisi a tutto campo sul mercato del credito alle famiglie

ABI 1945-2015 da settanta anni per lo sviluppo e la crescita | [02/12/2015]

(2 dicembre 2015) ​A Roma presentazione del volume “Banche e banchieri per la ricostruzione – I protagonisti della nuova ABI nel 1945”

Il video della presentazione

​“I lunghi anni di crisi che ci stiamo lasciando alle spalle hanno dimostrato, tra molteplici aspetti, la capacità delle banche italiane di mantenersi solide, efficienti e innovative riuscendo al contempo a sostenere le esigenze finanziarie delle imprese e delle famiglie in uno sforzo corale per il rilancio dell’economia”.
È questa la cornice con cui il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, tratteggia il ruolo del mondo bancario italiano quale “motore” al servizio dello sviluppo e della crescita economica, ieri come oggi, nel volume pubblicato da Bancaria editrice “Banche e banchieri per la ricostruzione – I protagonisti della nuova Abi nel 1945”.
La pubblicazione presentata oggi a Roma si inserisce nel quadro delle numerose iniziative realizzate nel corso del 2015 per la ricorrenza dei settanta anni dell’Associazione bancaria italiana. Un volume articolato in 32 “medaglioni” nei quali vengono illustrate le caratteristiche di alcuni fra i banchieri che hanno fatto parte di “una comunità bancaria nazionale protagonista – prosegue Patuelli – anche attraverso l’Associazione, della storia del tempo, coraggiosa, motore della rinascita e del progresso culturale, sociale ed economico dell’Italia”.
Una sequenza di prestigiose testimonianze e analisi che partendo dall’Assemblea di ricostituzione della “nuova” Associazione bancaria italiana e l’approvazione dello Statuto – il 12 settembre 1945 – delineano, anche alla luce dei primi concreti slanci europeisti, il contributo alla ricostruzione postbellica ed al conseguente “boom” economico.
Infatti “il successo della ricostruzione – come scrive il Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – dipendeva dunque in buona parte dalle capacità del sistema bancario di svolgere un’efficace opera d’intermediazione in un momento in cui esso era stato non solo duramente colpito sul piano finanziario, delle strutture tecniche, degli uomini, ma anche privato di qualsiasi forma di rappresentanza. La ricostituzione dell’Abi rispondeva proprio all’esigenza di dare una rappresentanza unitaria e democratica dell’intero settore, e di elaborare un pacchetto articolato di idee e proposte per rafforzare il ruolo delle banche nell’economia nazionale”.
La lettura evidenzia un “filo conduttore” nel rinnovato ruolo delle banche italiane per lo sviluppo che, nell’era dell’Unione bancaria europea, necessita di parità di condizioni competitive per non rallentare quella centrale funzione di sostegno che sta accompagnando famiglie e imprese fuori dalla crisi.
 Alla presentazione introdotta dal Presidente Antonio Patuelli hanno partecipato: Piero Barucci – Economista, già Presidente dell’ABI e Ministro del Tesoro; Salvatore Rossi – Direttore Generale della Banca d’Italia; Gaetano Sabatini – Ordinario di Storia economica all’Università “Roma Tre”; Gianni Toniolo – Luiss “Guido Carli”, Duke University.
 

Presentato a Roma il volume ‘Banche e banchieri per la ricostruzione’

2,4 milioni di migranti dispongono di un conto corrente | [02/12/2015]

(2 dicembre 2015) ​L’integrazione delle famiglie immigrate passa anche attraverso l’inclusione finanziaria: circa 2,4 milioni di migranti dispongono di un conto corrente presso banche italiane e altri prestatori di servizi di pagamento, mentre oltre 1,2 milioni sono titolari di carte conto, ossia carte che dispongono di un codice Iban, con un incremento del 13% nell’ultimo anno e un tasso di crescita medio annuo del 20% tra il 2011 e il 2014.

​A rilevare i dati è il Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’Inclusione finanziaria dei migranti, gestito dal Cespi, il Centro studi di politica internazionale in collaborazione con l’ABI e finanziato dal Ministero dell’interno e dalla Commissione europea, secondo cui il trend di crescita del processo di bancarizzazione prosegue a ritmi sostenuti. Basti pensare che tra, il 2011 e il 2014, il numero dei conti correnti intestati ai cittadini migranti è cresciuto costantemente, con un tasso medio annuo dell’8,5%. L’indagine è stata presentata al Forum Csr 2015, la due giorni organizzata dall’ABI per approfondire i temi della responsabilità sociale che si conclude oggi a Palazzo Altieri a Roma.
Lo studio approfondisce il fenomeno dell’integrazione dal punto di vista sociale e finanziario, fotografandone tutti gli aspetti – dalla microfinanza al microcredito, passando per le rimesse – grazie a un’indagine campionaria che permette di tracciare il profilo finanziario dei migranti, mettendo in evidenza caratteristiche e prospettive future del loro rapporto col mondo finanziario.
Secondo l’indagine dell’Osservatorio, che prende in considerazione ventuno Paesi, il 2014 fa registrare una crescita generalizzata dell’inclusione finanziaria dei migranti residenti in Italia. Aumentano i conti correnti intestati ai cittadini cinesi (+13%); a quelli ucraini e moldavi, a conferma di un processo d’integrazione che sta coinvolgendo queste comunità prevalentemente femminili (rispettivamente +11%); e quelli dei cittadini indiani, pakistani e del Bangladesh (rispettivamente +10%). L’unica variazione negativa riguarda Serbia e Montenegro (-2,6%), mentre la Tunisia si mantiene sostanzialmente stabile (+0,1%).
Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio italiano, il 62% dei nuovi conti correnti è al Nord, il 27% al Centro e l’11% al Sud. La cointestazione, pratica molto diffusa fra i correntisti italiani (21%), tra quelli immigrati si attesta attorno al 19%, in linea col dato del 2013. Anche i conti correnti aperti dai migranti da più di 5 anni fanno registrare un lieve aumento passando dal 35,3% del 2013 al 35,6% del 2014. Questa maggiore anzianità del rapporto con la banca si traduce spesso in una rapida evoluzione del profilo della clientela che, alla necessità di credito, affianca bisogni finanziari più complessi legati alla gestione del risparmio e agli investimenti nel paese di provenienza. Secondo i dati dell’Osservatorio, i migranti con profili finanziari evoluti – ossia coloro che presentano un’elevata familiarità col settore bancario e utilizzano almeno sei prodotti finanziari – sono più che raddoppiati, passando dal 16% del 2009 al 34% del 2014.
Sul versante dei prodotti, quelli più utilizzati dai migranti sono: gli strumenti di pagamento e in particolare carte prepagate, di debito e carte conto dotate di codice IBAN (70%); i libretti di risparmio bancari e postali (oltre il 60%); gli altri prodotti assicurativi (40%). Significativa anche la diffusione tra i correntisti immigrati dell’internet banking (48%) a conferma di un rapido processo di adeguamento da parte dei migranti in termini di accesso alla rete e, più in generale, della preferenza per una multicanalità che consenta flessibilità e accessibilità anche in orari non di sportello. Per il cittadino immigrato, anche l’intermediario finanziario diviene un punto di riferimento sempre più importante: una componente significativa di migranti, infatti, guarda all’Italia come a un luogo in cui vivere stabilmente e dunque investire disponendo di un numero maggiore di strumenti per la gestione e la protezione del risparmio. In questa direzione, oltre il 45% degli immigrati titolari di un conto corrente nei prossimi anni prevede di fare maggior ricorso agli strumenti finanziari, non solo creditizi, e di usare più spesso quelli che ha già sottoscritto.
Sempre secondo il rapporto, l’accesso al credito rappresenta un altro importante indicatore dell’inclusione finanziaria dei migranti in Italia. Nel 2014, il 26% dei correntisti immigrati dispone di una qualche forma di finanziamento presso una banca o BancoPosta (senza considerare il credito al consumo, oggetto di un approfondimento specifico dell’Osservatorio in collaborazione con Assofin e contenuto nel Rapporto), mentre l’11% è titolare di un mutuo, a conferma della presenza di una migrazione stabile non trascurabile.
Se guardiamo ai dati sullo stock di crediti in essere, nel 2014 le conseguenze della crisi economica internazionale determinano una lieve contrazione, pari al 3%, che non tocca invece i mutui: i finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione da parte delle famiglie immigrate, infatti, continuano a crescere, seppure a tassi più contenuti rispetto al passato, con un incremento del 2,2%.

Circa 2,4 milioni di migranti dispongono di un conto corrente

Principi contabili internazionali | [01/12/2015]

(1 dicembre 2015) In relazione a parziali e imprecise notizie circa presunti attesi interventi fiscali a favore delle banche ricollegati alla soluzione delle crisi di quattro banche, il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, sottolinea come il salvataggio delle banche in Amministrazione straordinaria, realizzato con il decreto legge del 22 novembre 2015, n. 183 e con le disposizioni della Banca d’Italia, si pone nel quadro della nuova disciplina europea definita dalla direttiva sul risanamento e risoluzione delle banche.

​Tale insieme di norme pone obbligatoriamente a carico di tutte le banche operanti in Italia l’onere dell’intervento attraverso il versamento di onerosi contributi al fondo di risoluzione.
Tale materia non deve essere confusa con gli auspicabili interventi volti a superare le complessità tecnico giuridiche che derivano dalle bizzarrie dei principi contabili internazionali (Ias) che fanno discendere, dal solo annuncio di una futura variazione delle aliquote delle imposte dirette sulle imprese, una immediata penalizzazione per tutte le banche operanti in Italia che hanno iscritte in bilancio imposte differite attive (Dta); cioè per le banche italiane che, a differenza di quanto accade negli altri Paesi dell’Eurozona, hanno anticipato negli scorsi anni il pagamento di oneri fiscali e che, in assenza di correttivi, oggi vedrebbero ridotta la possibilità di recuperare tali crediti.
Per correggere queste bizzarrie giuridiche derivanti dai principi contabili internazionali è auspicata una apposita norma in legge di stabilità che non realizzi alcun “regalo” alle banche, ma eviti altre penalizzazioni alle banche operanti in Italia già pesantemente gravate dai salvataggi recentissimi.

(1 dicembre 2015) In relazione a parziali e imprecise notizie circa presunti attesi interventi fiscali a favore delle banche ricollegati alla soluzione delle crisi di quattro banche, il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, sottolinea come il salvataggio delle banche in Amministrazione straordinaria, realizzato con il decreto legge del 22 novembre 2015, n. 183 e con le […]

Le banche italiane impegnate per uno sviluppo sostenibile | [01/12/2015]

(1 dicembre 2015) Le imprese bancarie elaborano le proprie strategie tenendo conto dei principi di responsabilità sociale e l’84% inserisce nel piano industriale i temi ambientali, sociali e di governance, su cui organizza anche forme di consultazione coi propri referenti portatori di interesse (86%).

​Il 76% del settore ha un presidio interno che si occupa esclusivamente di responsabilità sociale d’impresa (Csr) e il 51% ha recentemente aggiornato il proprio codice etico, oggetto di specifici corsi di formazione per i dipendenti, organizzati dall’86% delle banche. Continua a crescere l’impegno del mondo bancario italiano per uno sviluppo sostenibile e socialmente responsabile, come emerge dall’indagine ABI Esg Benchmark 2015, condotta su campione rappresentativo del 75% del settore in termini di totale attivo, che è stata presentata alla decima edizione Forum CSR 2015, in programma oggi e domani a Roma.
“Un’economia che vuole crescere senza sacrificare il futuro delle giovani generazioni né compromettere il proprio territorio – ha detto il direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – deve riuscire a coniugare sviluppo e sostenibilità, responsabilità e attività d’impresa. Sempre più spesso, infatti, la dimensione sociale e quella ambientale rappresentano, al pari del Pil, indicatori fondamentali per misurare la crescita reale di un Paese. In questa direzione, le banche italiane sono fortemente impegnate nel tentativo di integrare sempre di più l’attenzione per gli aspetti ambientali, sociali e di governance nelle strategie, nei prodotti e nei servizi offerti, nella gestione dei processi, così come nella successiva rendicontazione e comunicazione”.  
Secondo l’indagine ABI, negli ultimi anni si è consolidato un modello formalizzato d’interazione tra l’unità Csr e le altre aree della banca per la condivisione di informazioni, utili soprattutto alla redazione del bilancio di sostenibilità (72% del campione). Proprio il bilancio di sostenibilità, infatti, si conferma lo strumento di Csr più diffuso dopo il codice etico ed è già redatto dall’80% delle banche. Quanto al codice etico, tutte le banche si sono ormai dotate di un proprio codice dove vengono indicati: diritti, doveri e responsabilità della banca verso gli stakeholder (100%); organi preposti al controllo e a cui rivolgersi in caso di violazioni (100%); norme di comportamento (92%); meccanismi di attuazione e controllo delle procedure identificate (88%).
La decima edizione del Forum CSR è dedicata in particolare al ruolo delle banche a supporto del tessuto imprenditoriale e delle persone. Per sostenere le attività produttive, i progetti individuali e familiari ed affrontare le sfide della crescita economica, ma anche quelle dello sviluppo sociale e ambientale. Questi temi sono al centro anche di un progetto di ricerca, promosso dall’ABI con la partecipazione di dieci banche che rappresentano il 70% del settore in termini di totale attivo. Tra gli obiettivi del progetto, analizzare e mettere in evidenza l’opportunità di integrare le considerazioni ambientali e sociali nell’attività bancaria, migliorando la gestione del rischio per essere più competitivi sul mercato. 

L’impegno del settore creditizio emerge dallindagine ABI Esg Benchmark 2015

Dalla Lombardia nuovi segnali positivi per i prestiti bancari | [28/11/2015]

(28 novembre 2015) Nella relazione introduttiva al convegno regionale ABI della Lombardia a Brescia, il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, ha reso noto che nuovi segnali positivi emergono per le nuove erogazioni di prestiti bancari

Sulla base di un campione rappresentativo di banche (relativo ad oltre l’80% del mercato), nei primi dieci mesi del 2015, le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili da parte delle famiglie hanno registrato un incremento annuo del +94,3% rispetto al medesimo arco temporale del 2014. Il Presidente Patuelli ha specificato che, nel periodo gennaio-ottobre 2015, l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 39,183 miliardi di euro rispetto ai 20,169 miliardi dello stesso periodo del 2014 (+94,3%). L’incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari a circa il 31% nei primi dieci mesi del 2015.
Il Presidente dell’ABI Patuelli ha inoltre reso noto che l’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore al dato dello stesso periodo del 2013 (quando si attestarono a 15,456 miliardi) e pure al valore dei primi dieci mesi del 2012 (che registrarono allora 17,301 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi dieci mesi del 2015, il 44,3% delle nuove erogazioni complessive; nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che, a ottobre 2015, hanno superato il 60% delle nuove erogazioni, quando i mutui a tasso fisso, dodici mesi prima, non raggiungevano il 25%. Anche questi nuovi progressi sui mutui – ha affermato il Presidente Patuelli – evidenziano gli sforzi di ripresa sia delle banche, sia delle famiglie, pur in un contesto di normative e di burocrazie europee che frequentemente non agevolano la ripresa.
 

Lo ha reso noto Antonio Patuelli nel corso del convegno ABI a Brescia

Prima missione di sistema per l’ABI e le banche italiane in Iran | [28/11/2015]

(28 novembre 2015) Prima missione di sistema per l’ABI e le banche italiane in Iran, per identificare e approfondire le reali opportunità di collaborazione commerciale e industriale che la progressiva riduzione delle sanzioni renderà possibili tra l’Iran e il sistema produttivo italiano. All’iniziativa, organizzata da banche, imprese e Istituzioni, hanno partecipato dodici dei principali gruppi bancari che rappresentano oltre la metà dell’intero settore bancario in Italia in termini di totale attivo. ​178 imprese, 20 associazioni imprenditoriali, 12 gruppi bancari per un totale di 370 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale a Teheran dal 28 al 30 novembre.
 

​Obiettivo, identificare e approfondire le reali prospettive di collaborazione commerciale e industriale che la progressiva fine delle sanzioni renderà possibili tra l’Iran e il sistema produttivo italiano per tornare ai livelli di interscambio bilaterali (7 miliardi di euro) raggiunti prima dell’entrata in vigore delle sanzioni (attualmente l’interscambio bilaterale ammonta a circa 1.6 mld di cui 1.2 di export dell’Italia).L’iniziativa è settoriale ed è focalizzata sulle filiere che si prevede potranno contribuire maggiormente alla crescita dell’Iran nei prossimi anni: ambiente, energia ed energie rinnovabili, meccanica, apparecchiature e attrezzature medicali, materiali edili e automotive. 
La missione è stata promossa dai Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari esteri e Cooperazione internazionale ed è organizzata da Confindustria, Ice-Agenzia, ABI e Unioncamere. La delegazione italiana è stata guidata dal Vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, insieme a Licia Mattioli, Presidente del Comitato tecnico per l’Internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, Riccardo Maria Monti, presidente dell’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese, e Guido Rosa, Presidente del Comitato tecnico per l’internazionalizzazione dell’ABI.
I lavori hanno avuto inizio a Teheran con il Forum Italia-Iran, alla presenza dei rappresentanti delle principali istituzioni dei due Paesi, cui seguiranno sessioni di approfondimento settoriale e gli incontri di business tra le imprese italiane e le controparti locali. Il 30 novembre, invece, le visite al Syndacate of Iranian construction companies, alla Italy chamber of commerce  e presso le società Iran Khodro e Saipa.  Le sanzioni approvate dall’Onu e quelle introdotte su base unilaterale (USA e UE) hanno reso difficile operare in Iran per gli investitori stranieri e hanno influenzato gli scambi commerciali anche con Paesi non vincolati direttamente, come India e Cina. Le infrastrutture, sebbene siano state ammodernate, non sono ancora a livelli adeguati e le sanzioni hanno comportato l’abbandono di nuovi progetti di investimento. Nell’ambito Oil&Gas incide particolarmente la mancata possibilità di accesso alla tecnologia e all’expertise europeo, da cui l’Iran dipende fortemente, tanto che le esportazioni di greggio sono crollate ai minimi storici da 10 anni.
Le sanzioni, prevedendo anche il congelamento del sistema Swift per le transazioni bancarie con l’Iran, hanno contribuito infine ad aumentare significativamente il rischio economico e reso estremamente limitata la possibilità di operare finanziariamente nel paese. Con la vittoria alle elezioni presidenziali di Hassan Rouhani, il 14 giugno 2013, si è segnato l’inizio di una fase di apertura verso l’occidente, che ha portato all’accordo tra Teheran e le potenze mondiali sul programma nucleare iraniano – Joint Comprehensive Plan of Action (JCPoA) – siglato lo scorso 14 luglio. Questo nuovo capitolo nelle relazioni internazionali ridurrà l’isolamento politico di Teheran e aiuterà l’attrazione di investimenti diretti esteri che permetterebbero all’Iran, tra le altre cose, di ammodernare gli impianti industriali.
Tenuto conto di queste osservazioni il tasso di crescita del Pil a prezzi scontati previsto per il 2015 è di +2,3% rispetto al 2014, per un valore di 417 mld di USD. Per il 2016 è invece prevista una crescita del 6,1% per un valore di 491 mld di UsdD.
Le banche italiane e l’ABI a Theran“La missione economica e le riunioni dei prossimi giorni – ha detto Guido Rosa, Presidente del Comitato Tecnico per l’internazionalizzazione ABI, durante il Forum Italia-Iran – attestano in modo chiaro il massimo interesse del settore bancario italiano a ristabilire canali diretti fra banche italiane e banche iraniane non appena le Autorità politiche occidentali procederanno al ritiro delle sanzioni. Con il supporto dell’Ambasciata italiana a Teheran, abbiamo organizzato un incontro con Banca Centrale Iraniana e le principali banche locali, con l’obiettivo di fare il punto sullo stato delle relazioni interbancarie, esaminare congiuntamente come migliorare la collaborazione già in essere e aggiornarci reciprocamente sull’assetto delle nostre rispettive industrie finanziarie. Ci sono dunque – ha concluso Rosa – ampi margini per sostenere le imprese che vorranno cogliere le numerose opportunità di investimento di questo mercato”.La missione si focalizza sulle filiere che si prevede potranno contribuire maggiormente alla crescita dell’Iran nei prossimi anni: ambiente, energia ed energie rinnovabili, meccanica, apparecchiature e attrezzature medicali, materiali edili e automotive. I lavori, che termineranno lunedì 30, iniziano oggi a Teheran con il Forum Italia-Iran, alla presenza dei rappresentanti delle principali istituzioni dei due Paesi, cui seguiranno sessioni di approfondimento settoriale e incontri di business tra le imprese italiane e le controparti locali. Della delegazione bancaria fanno parte: Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credit Suisse Italia, Iccrea, Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena, Ubae, Ubi, UniCredit e Veneto Banca.
 

Per identificare e approfondire le reali prospettive di collaborazione

Accordi su Fondo occupazione e Libertà sindacali | [25/11/2015]

​(25 novembre 2015) Si è chiusa oggi a Roma con un accordo sull’operatività del Fondo Occupazione e uno sul rinnovo delle agibilità sindacali la ripresa del dialogo con i Sindacati dall’ultimo rinnovo contrattuale, in cui si sono sviluppati gli ultimi avvenimenti che hanno interessato il settore bancario.

​Nell’attuale contesto che, pur evidenziando segnali di ripresa dell’economia, continua a presentare elementi di criticità per il ritorno alla redditività bancaria è centrale un’ampia condivisione dello scenario sui cambiamenti strutturali del settore e sulla necessità di una ancora maggiore salvaguardia della sua sostenibilità complessiva.
Una prospettiva a seguito della quale ABI ha proposto un’agenda di lavoro per affrontare i temi degli inquadramenti, della scrittura del Contratto nazionale siglato ad aprile scorso e degli altri adempimenti previsti dal contratto.
Relativamente ai temi trattati nell’incontro di oggi, le parti hanno rinnovato l’accordo in materia di Libertà sindacali, valido per tre anni, finalizzato a regolare l’attribuzione dei permessi sindacali e delle altre agibilità secondo meccanismi più equilibrati e diversificati in funzione delle soglie di rappresentatività.
Completata, inoltre, un’ulteriore fase di operatività del Fondo per l’occupazione (Foc) in termini di modalità di prestazione con particolare riguardo ai giovani neoassunti.

ABI e Sindacati siglano gli accordi su Fondo occupazione e agibilit sindacali