Da Prosolidar 240mila euro per “Educate a Child Siria” | [08/01/2016]

(​​8 gennaio 2016) La Fondazione Prosolidar – ente bilaterale in cui sono presenti tutte le Organizzazioni sindacali del settore del credito, l’Associazione bancaria italiana, nonchè tutte le imprese associate all’ABI – aderisce al progetto dell’Unhcr “Educate a Child Siria” grazie al quale 10 mila bambine e bambini rifugiati e sfollati in Siria potranno andare a scuola nel 2016.
​La Fondazione Prosolidar ha annunciato oggi un finanziamento di 240 mila euro a favore del progetto che garantirà l’accesso all’istruzione primaria di 10 mila bambine e bambini rifugiati e sfollati in Siria per il 2016.
Nel concreto, l’iniziativa Unhcr – Prosolidar prevede la realizzazione di sessioni di orientamento volte all’inserimento scolastico di ragazzi di famiglie rifugiate o sfollate interne che vivono a Damasco, Hassakeh, Aleppo, Swedaa, Tartous, la formazione di docenti su tecniche pedagogiche innovative per l’insegnamento in classi numerose e con bambini in situazione di vulnerabilità e la costruzione e ristrutturazione di edifici scolastici in Siria.

Comunicato stampa Prosolidar-Unhcr
 

 

“240mila euro per il progetto “”Educate a Child Siria”” “

Precisazioni sul ruolo e sulle funzioni dell’ABI | [04/01/2016]

(4 gennaio 2016) In relazione a quanto dichiarato dal “Comitato vittime del salva banche”, il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, tiene a precisare che l’Associazione bancaria italiana è un’associazione privata di banche e società che svolgono attività finanziaria, che ha per statuto il compito di rappresentare e tutelare i legittimi interessi degli Associati in un’ottica concorrenziale coerente con le normative nazionali, dell’Unione europea e internazionali.
L’Associazione, pertanto, non svolge alcuna funzione di indirizzo o controllo sull’operato dei propri Associati, che agiscono in completa autonomia e in concorrenza fra loro, non riceve alcuna informazione in merito dalle Autorità preposte alla vigilanza né dai medesimi associati sulle loro attività in analogia a quanto succede per le altre associazioni di categoria non finanziarie”.
 

(4 gennaio 2016) In relazione a quanto dichiarato dal “Comitato vittime del salva banche”, il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, tiene a precisare che l’Associazione bancaria italiana è un’associazione privata di banche e società che svolgono attività finanziaria, che ha per statuto il compito di rappresentare e tutelare i legittimi interessi degli Associati in un’ottica […]

Le banche italiane potenziano le intranet aziendali | [02/01/2016]

(2 gennaio 2016) Per il biennio 2016-2017 un terzo del settore bancario incrementerà gli investimenti e oltre la metà manterrà inalterato il budget.

​Nei prossimi due anni le banche italiane innoveranno a 360° la intranet aziendale, strumento sempre più imprescindibile della vita lavorativa del personale in banca.  La intranet, infatti, racchiude servizi aziendali, di comunicazione e di condivisione della conoscenza, e grazie alle evoluzioni organizzative e all’innovazione tecnologica, diventerà il motore a supporto della banca che cambia e si rinnova.
Questo è il principale risultato dell’attività di ricerca condotta dall’Osservatorio smart intranet e Workspace innovation, coordinato da ABI Lab, il Centro di ricerca e innovazione per la banca, in collaborazione con la School of management del Politecnico di Milano. Lo studio è stato realizzato coinvolgendo 24 Intranet Manager di diverse banche/gruppi bancari operanti in Italia, che rappresentano circa il 73% del settore in termini di dipendenti.
Secondo la ricerca nel biennio 2016-2017, il 33,3% delle banche italiane intervistate ha previsto di incrementare gli investimenti per le intranet, mentre più della metà intende mantenere inalterato il budget rispetto all’ultimo anno (58,3%).
Per quanto riguarda i servizi a supporto dell’operatività, le procedure bancarie rappresentano la categoria più diffusa e integrata nella Intranet aziendale (95,8% del campione). Si registra un livello di presenza elevato anche per la comunicazione interna (82,9%); il catalogo di prodotti e servizi (83,4); la gestione della compliance (54,2%). Secondo la ricerca, nel 2016 il ruolo giocato dalle intranet nella gestione dei processi delle banche sarà ancora più strategico: quasi la metà dei gruppi intervistati, infatti, pensa di svilupparle ulteriormente a supporto delle attività commerciali, di marketing e nell’ambito del servizio clienti e delle operazioni finanziarie e creditizie.Sul fronte della “mobilità”, le Intranet delle banche sono accessibili ai dipendenti a ogni orario e da qualunque luogo e dispositivo, rispettivamente nel 41,7% e nel 33,3% dei gruppi del campione. Proprio su questa caratteristica è rivolta in particolare l’attenzione del settore che punta a potenziare ulteriormente l’accessibilità in mobilità alla Intranet aziendale (oltre l’80% del campione). 
 

Un terzo del settore incrementer gli investimenti nel biennio 2016-2017

Lettera agli italiani | [31/12/2015]

(31 dicembre 2015) Dopo sette anni di dura crisi, l’Italia incomincia a rivedere la luce. La ripresa va alimentata. Lo stanno facendo anche le banche italiane, di ogni dimensione e forma giuridica, sane, solide e affidabili che garantiscono risparmiatori e investitori responsabili.
Negli altri paesi europei, nonostante i massicci AIUTI DI STATO ricevuti fino al 2014, sono state circa 1000 le banche andate in crisi.
Anche le Banche sono imprese che, nella generalità dei casi, PAGANO le crisi e il mancato rimborso dei prestiti e continuano a fare credito a imprese e famiglie.
Il riassetto di 4 banche, da tempo in difficoltà, ha creato dolorose ripercussioni anche su una parte minoritaria degli investitori, mentre lo stesso mondo bancario, DA SOLO, con senso di responsabilità ha sostenuto, con un esborso di oltre 2 miliardi di euro, la rinascita delle 4 banche, il risparmio dei depositanti e migliaia di posti di lavoro. Il nostro impegno continua.

Associazione bancaria italiana
 

L’impegno delle banche continua

Arriva la guida ABI-Consumatori sul bail-in | [29/12/2015]

(29 dicembre 2015) ​In dieci domande e dieci risposte le novità introdotte dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal 1° gennaio. Per far conoscere a clienti e risparmiatori i principali cambiamenti introdotti dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal primo gennaio 2016, l’ABI ha messo a punto una guida in collaborazione con dodici associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del consumatore, Centro tutela consumatori utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Unc), la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio e la Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza.

 La guida
Il video informativo
Altre iniziative sul Bail-in

Messa a punto da ABI, Consumatori, Febaf e Feduf

Mutui in crescita nei primi 11 mesi del 2015 | [28/12/2015]

(28 dicembre 2015) ​Segnali positivi emergono per le nuove erogazioni di prestiti bancari: sulla base di un campione rappresentativo di banche (che rappresentano oltre l’80% del mercato) nei primi 11 mesi del 2015 le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili da parte delle famiglie hanno registrato un incremento annuo del +97,4% rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno.
  

Più in dettaglio dati relativi al periodo gennaio-novembre del 2015 evidenziano la forte ripresa del mercato dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni. Nel periodo gennaio-novembre 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 44,340 miliardi di euro rispetto ai 22,465 miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, del  97,4%.
L’incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari, nei primi 11 mesi del 2015, a circa il 32%.
L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore sia al dato dello stesso periodo del 2013, quando si attestarono sui 17,123 miliardi di euro, sia al valore dei primi undici mesi del 2012 (18,794 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi undici mesi del 2015, il 43,7% delle nuove erogazioni complessive; nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che hanno raggiunto a novembre 2015 quasi il 65% delle nuove erogazioni, erano meno del 25% dodici mesi prima.

Segnali positivi emergono per le nuove erogazioni di prestiti bancari

2i per l’impresa – Innovazione&Internazionalizzazione | [22/12/2015]

(22 dicembre 2015) Firmato l’accordo ABI-Mef-Cdp-Sace per sostenere ‘2i per l’impresa – Innovazione&Internazionalizzazione’. Le piccole e medie imprese italiane potranno beneficiare di 1 miliardo di euro concesso dalle banche a condizioni vantaggiose per finanziare investimenti in innovazione e internazionalizzazione.

 Testo del Protocollo d’intesa

​E’ l’effetto del protocollo d’intesa firmato oggi al Ministero dell’economia e delle finanze, alla presenza del Ministro Padoan, tra il Mef, la Cassa depositi e prestiti, la Sace e l’ABI. Per il Mef ha firmato il Direttore generale del Dipartimento del Tesoro, Vincenzo La Via, per Cdp ha firmato l’Amministratore delegato, Fabio Gallia, per la Sace il Presidente Giovanni Castellaneta, per l’ABI il Direttore generale Giovanni Sabatini.
Il protocollo d’intesa fa seguito ai due contratti di garanzia ‘‘InnovFin’’ e ‘‘Cosme’’ firmati dal Fondo europeo per gli investimenti (Fei – gruppo Bei), da Cassa depositi e prestiti e da Sace che hanno dato vita all’iniziativa ‘‘2i per l’impresa – Innovazione&Internazionalizzazione’’.
Grazie al protocollo le banche potranno erogare crediti alle Pmi fino a 1 miliardo di euro, a condizioni economiche che devono riflettere i vantaggi derivanti dalla presenza della garanzia Cdp-Sace e dalla controgaranzia del piano Juncker (attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici – Feis). Con il protocollo l’ABI si impegna a diffondere il prodotto ‘’2i per l’impresa – Innovazione&internazionalizzazione’’ presso le proprie associate per favorirne l’utilizzo. Il Ministero dell’economia e delle Finanze si impegna a promuovere l’attivazione di ulteriori piattaforme per le imprese ai sensi del piano Juncker, che coinvolgano la Cdp nel suo ruolo di Istituto nazionale di promozione (Inp) all’interno delle stesso piano.
Il Ministro Padoan si è detto ‘‘molto soddisfatto’’ per questa iniziativa che ‘‘metterà 1 miliardo di euro a disposizione delle piccole e medie imprese che investono nell’innovazione e nell’internazionalizzazione. In questa fase la ripresa degli investimenti consolida la crescita dell’economia e rafforza le prospettive di sviluppo per gli anni successivi. I protocolli firmati oggi accelerano e danno operatività al piano Juncker per gli investimenti. L’Italia ha sempre sostenuto questo piano e l’importanza di una ripresa degli investimenti pubblici e privati per la ripresa dell’economia in Europa’’. Il Ministro ha quindi sottolineato che ‘‘la collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti, che hanno sostenuto questa operazione, è la dimostrazione di quanto sappia essere proficuo il rapporto proficuo tra il Governo italiano e le istituzioni europee. Adesso – ha concluso – è importante che le imprese italiane utilizzino l’opportunità costituita da questa filiera italiana del credito cui partecipano la Cassa depositi e prestiti, Sace e le banche associate all’ABI’’.
Con il lancio di questo nuovo prodotto ‘‘il gruppo Cdp – ha affermato l’Ad di Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia – conferma il proprio sostegno all’accesso al credito per le piccole e medie imprese, facendo leva sulla collaborazione con Bei e Fei per la prima iniziativa ‘di sistema’ del piano Juncker in Italia. Siamo fiduciosi che quest’accordo produrrà risultati tangibili in futuro rafforzando l’impegno di Cdp nel promuovere la crescita dell’imprenditoria italiana’’.
Il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, ha precisato che “la firma del protocollo di oggi si inserisce nella positiva e fattiva collaborazione dell’Associazione bancaria italiana con Cassa depositi e prestiti, già sperimentata con successo nel supporto alle imprese durante la crisi e ora orientata a rafforzare la ripresa, sfruttando tempestivamente e al meglio le potenzialità del Piano Juncker”. (testo del comunicato stampa diffuso dal Mef il 21 dicembre 2015)

Firmato da ABI, Mef, Cdp e Sace per Innovazione & Internazionalizzazione

Rapporto Afo 2015-17: si conferma la ripresa | [21/12/2015]

​E’ un quadro economico positivo quello delineato dal Rapporto di previsione Afo 2015-17, appena elaborato dall’ABI, che non ignora comunque le difficoltà, tutte di origine esterna (in primis, rallentamento dei paesi emergenti). Lo scenario, costruito come di consueto insieme agli economisti degli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, da un lato conferma l’uscita della nostra economia dalle secche della recessione e, dall’altro, prefigura un consolidamento delle capacità di crescita nel biennio 2016-17. Il 2015 registrerà, causa la pesante eredità del passato, una variazione del Pil di 8 decimi di punto (-0,4% nel 2014), ma avrà comunque effetti di trascinamento consistenti sul 2016, quando la crescita dovrebbe raggiungere l’1,5% per consolidarsi ulteriormente nel 2017 (1,6%). Il tratto promettente di questo quadro è che, proprio quando aumentano i rischi di un rallentamento della domanda internazionale, il recupero si configura come fortemente trainato dalla domanda interna, mentre la componente estera netta frenerebbe la crescita quest’anno e avrebbe in seguito un impatto limitato, a prevalente motivo della reazione delle importazioni al recupero della domanda domestica. La dinamica dei consumi costituisce una lieta “sorpresa”, che evidentemente deve essere tenuta in conto nel valutare una politica economica che nel recente passato ha puntato a manovre fiscali in grado di stimolare la spesa privata: la variazione annuale per il 2015 sarà pari allo 0,9% e aumenterà progressivamente  nel biennio successivo. La dinamica è trainata da un recupero del reddito disponibile reale (+4% la variazione cumulata lungo l’orizzonte di previsione), tale da consentire anche una lieve riduzione della propensione al consumo, che rimarrà comunque su livelli molto elevati rispetto al confronto storico; risente, al contempo, dei risvolti positivi della crescita della ricchezza finanziaria e, in parte, reale.Sul profilo della domanda interna, oltre ai fattori nazionali tra cui il miglioramento del mercato del lavoro (tasso di disoccupazione dall’11,9% nel 2015 al 10,5% nel 2017), eserciterà effetti benefici la prolungata e rafforzata politica espansiva non convenzionale della Bce, la quale, pur nel quadro di una tendenziale normalizzazione dei tassi Usa, dovrebbe contribuire al prevalere di tassi di interesse sui titoli decennali molto bassi, con uno spread Btp-Bund più coerente, alla fine del periodo di previsione, con l’Unione monetaria. Nel caso in cui i rischi di un rallentamento dall’esterno dovessero materializzarsi e mitigare eccessivamente gli impulsi della politica monetaria, sarebbe necessario che quest’ultima trovasse sponda anche in una più attiva politica fiscale europea per gli investimenti, privati e pubblici.Secondo le elaborazioni del Rapporto, la ripresa della domanda riuscirà, pur non senza fatica, a ridurre i rischi della deflazione, nonostante le nuove pressioni di origine internazionale: dopo una crescita pressoché nulla per quest’anno, nel biennio 2016-2017 i prezzi al consumo dovrebbero crescere in Italia ad un ritmo sostanzialmente allineato a quello medio europeo (1% nel biennio 2016-17, contro un variazione dell’1,1% nell’Area dell’euro). Il migliorato quadro di crescita economica, la pur lenta ripresa dei prezzi e quindi l’espansione delle basi imponibili consentiranno di conseguire gli obiettivi ufficiali di finanza pubblica, anche grazie ai risparmi di spesa per interessi.Nel contesto economico disegnato nel Rapporto Afo per il triennio 2015-17, le banche operanti in Italia, solide e affidabili, continueranno a fornire adeguato supporto finanziario a famiglie e imprese. Tuttavia, la redditività bancaria continuerà ad essere tutt’altro che vivace: nel 2017 il rendimento del capitale (Roe) si attesterà sul 2,7%, oltre tre volte inferiore ai livelli pre-crisi. Nonostante la ripresa dei volumi di intermediazione, a rallentare il recupero della redditività concorrerà l’andamento del margine di interesse, frenato dal basso livello dei rendimenti di mercato e una elevata incidenza del rischio bancario che risente sia dell’elevato peso di partenza delle sofferenze, sia della forte pressione derivante dal nuovo quadro regolamentare e di supervisione.

​(21 dicembre 2015) L’ABI diffonde il Rapporto di previsione Afo 2015-17. La ripresa si conferma e si rafforzano le condizioni per una più sostenuta crescita di medio termine: Pil a +0,8% nel 2015 e 1,5% e 1,6% nel 2016/17. Torna ad aumentare lo stock dei prestiti: quasi 90 miliardi in più tra fine 2014 e fine 2017. Redditività in lieve recupero, ma peseranno i lasciti delle “sofferenze” sul costo del rischio e i costi dei salvataggi bancari.
 


​(21 dicembre 2015) L’ABI diffonde il Rapporto di previsione Afo 2015-17. La ripresa si conferma e si rafforzano le condizioni per una più sostenuta crescita di medio termine: Pil a +0,8% nel 2015 e 1,5% e 1,6% nel 2016/17. Torna ad aumentare lo stock dei prestiti: quasi 90 miliardi in più tra fine 2014 e […]

Con ‘Accordo per il credito 2015’ rate sospese per 1,4 miliardi | [19/12/2015]

(19 dicembre 2015) I primi dati dell’iniziativa rinnovata e potenziata sulla sospensione di rate e soluzioni per agganciare la ripresa e sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione
 

​Sono state accolte complessivamente 4.480, tra giugno e ottobre 2015, le domande di sospensione del pagamento delle rate accolte per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 1,4 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 185 milioni di euro.
Inoltre, sono state accolte oltre 900 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 203 milioni di euro di debito residuo.
Questo il risultato del primo monitoraggio – comunica ABI – sull‘Accordo per il credito 2015’, iniziativa siglata lo scorso 31 marzo con tutte le altre Associazioni di Impresa e in vigore fino al 31 dicembre 2017.
La nuova “moratoria” prende il posto del precedente ‘Accordo per il credito 2013’ chiuso con sospensioni per 15,8 miliardi a 46.220 Pmi.
L’analisi relativa alla distribuzione delle sospensioni per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che: 

  • il 19,8% è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 12,6% è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 21,3% è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • l’8,1% è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 7,6% è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 30,6% agli “altri servizi”.

Si ricorda che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.
 

I risultati dellultimo monitoraggio sullAccordo per il credito 2015

Innovazione e redditività sfida per il lavoro | [15/12/2015]

​(15 dicembre 2015) Rapporto ABI 2015: banche italiane a sostegno della ripresa e impegnate a migliorare le condizioni dei conti economici. Nell’era dell’Unione bancaria europea assicurare norme identiche per tutti gli operatori e garantire punti di partenza uguali per la competitività

​In un contesto che presenta elementi molto favorevoli di ritorno alla crescita, le banche italiane stanno svolgendo un ruolo fondamentale per la ripresa accompagnando, a ritmi sempre più significativi, il ritorno di vivacità nelle decisioni di consumo e di investimento.
Allo stesso tempo, l’andamento dei bilanci bancari è risultato più favorevole rispetto agli anni precedenti, anche se non positivo sotto tutti i fronti.
Per quanto riguarda le condizioni dei conti economici, continuano a sussistere squilibri sul lato dei costi che penalizzano la competitività del settore bancario italiano nel confronto europeo. In termini generali, restano condizione fondamentale il recupero di redditività e il completamento del processo di armonizzazione delle regole iniziato con l’Unione bancaria europea.
Nel frattempo, il settore ha proseguito nella sua capacità di innovazione e riorganizzazione anche attraverso il rinnovo del contratto nazionale di categoria, anch’esso caratterizzato da importanti elementi di novità sul versante dei costi e delle regole.
Questa la sintesi della ventitreesima del Rapporto ABI 2015 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Milano da Giuseppe Ghisolfi, Vice Presidente ABI, che fornisce un quadro della posizione competitiva del settore bancario italiano attraverso l’esame di numerose informazioni riferite alle risorse umane, alla loro gestione e al relativo costo.
Nel settore del credito italiano la stabilità del posto di lavoro è da sempre un valore fondamentale, come dimostrato dall’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) che si attesta al 99%. Nonostante la lunga scia della crisi, il settore ha contenuto la contrazione degli organici nel biennio 2013-2014 (circa -1%). Tra le principali caratteristiche del personale bancario si confermano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 37,3% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (44,7% sul complesso dei dipendenti).
Su fronte dell’analisi del posizionamento delle banche italiane in Europa – pur in un quadro di miglioramento della redditività – si confermano le difficoltà nelle quali continuano a operare, strette tra i problemi posti dalla crisi dell’economia reale – seppur con gradi d’intensità diversi tra paesi – e le crescenti pressioni regolamentari.
In questo senso, il costo del lavoro unitario dei gruppi italiani, pari a 78.300 euro, è in crescita del 5% rispetto al 2013 e superiore di 13.000 euro nel confronto con la media europea. Anche esaminando il rapporto fra costo del personale e margine di intermediazione il divario tra gruppi bancari italiani e media europea resta ancora molto elevato e pari a 8,5 punti percentuali (39% contro 30% medio europeo). Ancora più significativo è il gap con i concorrenti, ove si consideri il rapporto fra costo del personale e costi operativi: gli intermediari creditizi italiani, infatti, registrano uno dei più alti valori dell’indice in Europa, pari a 60,3%, quasi 10 punti percentuali sopra la media dei concorrenti.
Pur se fortemente stressate dalla prolungata debolezza dell’economia reale le banche in Italia hanno effettuato sforzi straordinari, senza ricorrere mai a fondi pubblici, con grandi accantonamenti a fronte dei costi della crisi e con aumenti di capitale, tutti privati, in attesa che un’adeguata redditività bancaria favorisca circuiti virtuosi. Il ritorno ad una redditività adeguata, quindi alla capacità di competere con successo su un mercato sempre più europeo ed internazionale e sempre più influenzato dalle pervasive influenze delle nuove tecnologie, ha come presupposto anche l’equilibrio delle grandezze del mercato del lavoro.
Ne consegue la necessità di una profonda trasformazione orientata in larga misura dai rapidi progressi nella digitalizzazione dei processi produttivi e della stessa relazione con la clientela. Per questo è tuttora in atto un vivace dibattito sui futuri assetti organizzativi e produttivi delle imprese bancarie: regole certe e condivise fra le Parti in materia di relazioni industriali contribuiranno ad affrontare le delicate tematiche sul tappeto, in un clima di massima serenità e responsabilità.
Alla presentazione del Rapporto da parte di Giancarlo Durante, Direttore centrale ABI responsabile Direzione sindacale e del lavoro, e Luigi Prosperetti, ordinario di politica economica – Università degli Studi di Milano; sono intervenuti Eliano Omar Lodesani, Presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro dell’ABI, e Arturo Maresca, ordinario di diritto del lavoro– Università degli Studi La Sapienza di Roma.

Dall’ultimo Rapporto ABI 2015 temi centrali redditivit e innovazione