Missione imprenditoriale in Cile e Colombia | [23/04/2015]

(23 aprile 2015) 65 aziende, 5 associazioni imprenditoriali, 5 gruppi bancari per un totale di oltre 130 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale che ha fatto tappa prima a Bogotà e poi a Santiago, per approfondire le opportunità di business offerte alle imprese italiane in Colombia e Cile, i due paesi dell’America Latina che più si contraddistinguono, oltre che per i ritmi di crescita, per il livello di apertura al commercio globale e agli investimenti stranieri.
La missione è stata promossa dai Ministeri dello sviluppo economico e degli Affari esteri e Cooperazione internazionale ed è organizzata da Confindustria, Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ABI, Rete imprese Italia, Alleanza delle cooperative e Unioncamere.

Colombia: ABI, dalle banche oltre 473 milioni per le impreseOltre 473 milioni di euro stanziati dalle banche per le imprese italiane che vogliono investire in Colombia, puntando sul dinamismo economico di un mercato che negli ultimi 15 anni ha avuto una crescita media del Pil di oltre 4,3%. Secondo la stima dell’ABI sui dati dei gruppi bancari più attivi sui mercati internazionali, a tanto ammonta il plafond stanziato dalle banche italiane per assistere le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, nella messa a punto di nuove iniziative di business e rafforzare le relazioni e la collaborazione con le controparti locali, facilitando il finanziamento degli imprenditori che decidono di sviluppare il proprio business nel Paese.A ribadire il sostegno del settore bancario italiano all’internazionalizzazione della nostra economia è stato il membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni internazionali, Guido Rosa, durante il Forum economico tenutosi a Bogotà, il 21 aprile, in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni.Alla missione, ha partecipato una delegazione di cinque dei principali gruppi bancari che rappresenta circa il 56% dell’intero settore bancario italiano in termini di totale attivo: Intesa SanPaolo, Unicredit, UBI Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare di Vicenza. I cinque gruppi bancari, – ha detto Rosa – hanno preso parte alla missione per assistere le imprese italiane e colombiane negli incontri bilaterali, in modo da poterle supportare nella individuazione delle soluzioni finanziarie più adatte a realizzare nuove operazioni commerciali e progetti di investimento nel Paese e per consolidare i contatti con le banche locali, attraverso forme di collaborazione che possano facilitare il finanziamento di tali operazioni.Il plafond per le imprese in ColombiaDel plafond complessivo dei crediti messo a disposizione dalle banche italiane – oltre 473 milioni di euro- fino ad oggi sono stati impiegati oltre 168 milioni di euro sul breve termine. “Ci sono dunque – ha detto Rosa – ampi margini per finanziare nuovi progetti di business e flussi di esportazioni, sostenendo le imprese che vorranno cogliere le numerose opportunità di investimento di questo mercato”. La presenza delle banche italianeOltre alle linee di credito, gli imprenditori che operano in Colombia possono avvalersi dell’assistenza di importanti interlocutori di riferimento. In particolare, una banca italiana è direttamente presente in Colombia attraverso un ufficio di rappresentanza.   Cile: dalle banche oltre 2,3 miliardi per le impreseOltre 2,3 miliardi di euro già stanziati dalle banche per le imprese che scelgono di operare in Cile. È questo il plafond messo a disposizione dal settore bancario per gli imprenditori che scelgono di operare nel mercato cileno. Il dato è stato presentato da Guido Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni internazionali, al Forum economico tenutosi a Santiago, il 22 aprile, in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni. Alla missione, ha partecipato una delegazione di cinque dei principali gruppi bancari che rappresenta circa il 56% dell’intero settore bancario italiano in termini di totale attivo: Intesa SanPaolo, Unicredit, UBI Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare di Vicenza.“La nutrita partecipazione delle banche alla missione – ha detto Rosa – attesta in modo chiaro la disponibilità a rafforzare il supporto offerto alle imprese italiane, tanto dall’Italia quanto direttamente in Cile. Le cinque banche presenti nella nostra delegazione intendono infatti potenziare le relazioni con le controparti locali, individuarne di nuove, e incrementare le proprie attività.”Il plafond per le imprese in CileSul fronte delle risorse finanziarie disponibili, le banche italiane hanno stanziato un plafond di circa 2.311 milioni di euro, di cui oltre 1.043 milioni di euro è impegnato sul breve termine.La presenza delle banche italianeOltre alle linee di credito, gli imprenditori che operano in Cile possono avvalersi dell’assistenza di importanti interlocutori di riferimento. In particolare, due banche italiane sono direttamente presenti in Cile con un ufficio di rappresentanza.Durante gli incontri di business le cinque banche italiane partecipanti alla missione hanno messo a disposizione altrettanti desk di assistenza, per supportare al meglio le imprese italiane e cilene nell’individuazione delle soluzioni finanziarie più adatte a realizzare nuove operazioni commerciali e progetti di investimento nel Paese.

(23 aprile 2015) 65 aziende, 5 associazioni imprenditoriali, 5 gruppi bancari per un totale di oltre 130 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale che ha fatto tappa prima a Bogotà e poi a Santiago, per approfondire le opportunità di business offerte alle imprese italiane in Colombia e Cile, i due paesi dell’America Latina che […]

ABI: al via i corsi di formazione 2015 per giornalisti | [23/04/2015]

“L’Unione bancaria: fonti, elementi base, impatti sulle banche e riflessi sui clienti. Dove siamo, cosa serve, cosa manca” è il titolo del primo corso di formazione rivolto a giornalisti e pubblicisti iscritti all’Ordine, organizzato dall’Associazione bancaria italiana e che vedrà tra i relatori il Presidente Antonio Patuelli, il Direttore generale Giovanni Sabatini, il Vicedirettore generale Gianfranco Torriero e la Responsabile della direzione Norme e Tributi Laura Zaccaria.

Il corso si terrà a Roma il prossimo 7 maggio con orario 9.00-13.00 presso il Centro Congressi “Scuderie di Palazzo Altieri” – in via di Santo Stefano del Cacco, 1 – e a Milano il 25 giugno – nella sede Abi di via Olona, 2 – sempre con orario 9.00-13.00.
Il modulo formativo, della durata di 4 ore, è dedicato a tutti gli aspetti dell’Unione bancaria in vigore da pochi mesi: una rivoluzione che ha riguardato banche, imprese e cittadini Ue.

Per informazioni: Associazione bancaria italiana, ufficio Rapporti con la Stampa. Telefono: 06.6767596;
email: [email protected].
La procedura di iscrizione richiede l’accesso al portale Sigef (https://sigef-odg.lansystems.it/).
 

L’Unione bancaria il tema della prima edizione che si svolger a Roma e Milano

Con ‘Accordo per il credito 2013’ rate sospese per 14 mld | [20/04/2015]

(20 aprile 2015) L’ultimo monitoraggio dell’iniziativa rinnovata e potenziata con il nuovo Accordo per il Credito 2015 sulla sospensione delle rate e soluzioni per agganciare la ripresa e sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione

​Sono state complessivamente 40.776, tra ottobre 2013 e febbraio 2015, le domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 14 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 1,7 miliardi.Questo il risultato dell’ultimo monitoraggio sull‘Accordo per il credito 2013’, iniziativa attiva fino allo scorso 31 marzo e rinnovata con il nuovo ‘Accordo per il credito 2015’ tra l’ABI e tutte le altre Associazioni di Impresa, in vigore fino al 31 dicembre 2017. L’analisi relativa alla distribuzione delle domande di sospensione accolte per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:

  • il 27,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 14,9% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 18,6% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • il 8,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 6,2% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 25,1% agli “altri servizi”.

In attesa degli ultimi dati relativi a marzo, si ricorda che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti. 

Il risultato dellultimo monitoraggio sullAccordo per il credito 2013

Il cliente diventa ‘evoluto’ | [09/04/2015]

(9 aprile 2015) Ama la tecnologia ma non rinuncia alla filiale, il cliente di ultima generazione naviga su web quotidianamente e sviluppa con la banca rapporti più intensi. Al via il convegno ABI ‘Dimensione Cliente’, focus sulle nuove strategie di servizio e sull’evoluzione delle esigenze della clientela.

Vedi anche: La banca è sempre più vicina

​Giovane, istruito, tecnologico ma che utilizza anche la filiale, e interessato a servizi finanziari sofisticati e innovativi. L’identikit del cliente ‘evoluto’ in banca emerge dall’ultima rilevazione condotta dall’Associazione bancaria italiana in collaborazione con GfK-Eurisko, presentata al convegno ‘Dimensione cliente’ che si svolge oggi e domani a Roma. Giunto alla nona edizione, l’appuntamento annuale dell’ABI si conferma occasione tra le più importanti per fare il punto sull’evoluzione dei rapporti tra la banca e la clientela in relazione a esigenze sempre più articolate e alla crescente competitività e complessità dei mercati.
Il cliente ‘evoluto’ rispecchia la tipologia del nuovo cliente in banca: naviga ogni giorno sul web e usa anche l’home banking per contattare la banca. Un cliente sempre più protagonista nel rapporto con il proprio istituto di riferimento e sempre più consapevole delle proprie scelte finanziarie. In riferimento a questo profilo, che rappresenta oggi circa il 40% dei clienti delle banche, queste ultime vanno definendo le future strategie di servizio.
L’indagine ABI – GfK-Eurisko ha esplorato le aspettative e le percezioni dei clienti ‘evoluti’, utenti del servizio di internet banking che navigano quotidianamente sul web.
Secondo lo studio, il cliente ‘evoluto’ ha un’età che si aggira intorno ai 42 anni e un’istruzione elevata (uno su cinque è laureato). Fa di internet il suo ‘stile di vita’ e, tramite le nuove tecnologie, ha la rete sempre a portata di mano.
Un cliente su due ha effettuato nell’ultimo anno shopping around cercando informazioni e confrontando prodotti e servizi finanziari, e in un caso su tre ha poi effettuato anche un acquisto. Un dinamismo che si concretizza anche, in un caso su due, nel fare ‘passaparola positivo’ della propria banca. Il cliente ‘evoluto’ in oltre la metà dei casi possiede prodotti di investimento e il 63% ha la carta di credito.
Cerca servizi innovativi privilegiando la comodità di un rapporto multicanale con la banca di riferimento. Il cliente ‘evoluto’ si avvale in particolare dei servizi di mobile banking in oltre il 40% dei casi, per pagamenti o trasferimenti di denaro tramite smartphone o tablet, o per controllare saldo e movimenti del conto corrente e compiere altre operazioni bancarie. In oltre la metà dei casi usa gli Atm evoluti, attraverso i quali sono ormai possibili molte operazioni, da pagamenti e ricariche di vario tipo al versamento dei contanti e assegni.
Pur amante dei canali digitali, il cliente ‘evoluto’ non rinuncia all’assistenza del personale della banca nei momenti delle scelte più rilevanti: il 90% si rivolge in questi casi all’agenzia e/o al promotore finanziario; in futuro, tre quarti di questi clienti si aspettano di potere contattare in modo ancora più flessibile queste figure di riferimento sia sul punto vendita sia a distanza attraverso collegamenti web.
 

Convegno sulle nuove strategie di servizio e sulle esigenze della clientela

Imposte differite attive: le precisazioni dell’ABI | [08/04/2015]

(7 aprile 2015) In relazione alla notizia circa una richiesta di informazioni inviata al Governo italiano relativamente al trattamento delle c.d. imposte differite attive (Dta) e alla possibile configurazione di forme di aiuti di stato l’Associazione bancaria italiana esprime totale sorpresa. Pur non essendo l’ABI destinataria della richiesta di informazioni e dunque non essendo a conoscenza, in dettaglio, dei quesiti posti ritiene poter formulare le seguenti osservazioni.
 

​La principale causa dell’accumularsi di imposte differite attive (cioè imposte pagate anticipatamente dalla banca in qualità di contribuente e che saranno recuperate in esercizi futuri) è da ricercarsi nel peculiare trattamento fiscale degli accantonamenti sui crediti deteriorati previsto dalle norme italiane. Infatti tale voce di costo, che per una banca rappresenta un tipico costo di produzione del servizio che eroga (al pari della materia prima necessaria per costruire un manufatto per un’impresa industriale), poteva essere dedotta dal reddito imponibile solo in una quota predefinita nell’anno in cui veniva fatta la svalutazione del credito e la parte eccedente nei successivi diciotto anni nei limiti in cui vi fosse capienza nel reddito imponibile di quegli anni. In questo modo si generano delle DTA, cioè delle imposte differite attive. Dal 2013 la norma è stata modificata riducendo il periodo da diciotto anni a cinque anni, da un lato riducendo il problema sia di generazione delle DTA sia di disallineamento fiscale rispetto a tutti gli altri paesi europei. Il problema è stato ridotto ma non annullato, in quanto dal punto di vista fiscale negli altri paesi europei le svalutazioni su crediti vengono fiscalmente dedotte nello stesso anno in cui vengono effettuate.
Il Parlamento italiano ha altresì modificato il regime delle Dta consentendo in specifici casi quale, ad esempio, il verificarsi di una perdita fiscale (con l’impossibilità quindi di recuperare una parte delle imposte pagate  anticipatamente) una quota parte delle Dta sia convertita in credito di imposta e dunque in una posta che può essere compensata (con altri debiti fiscali o contributivi) o anche ceduta. In questo modo le DTA che emergono dalla mancata integrale deducibilità degli accantonamenti sui crediti deteriorati hanno piena e certa capacità di assorbire le perdite e dunque sono compatibili con le nuove norme di vigilanza prudenziale (cosiddetta Basilea3). Nuove regole di Basilea che invece avrebbero reso non rilevanti a fini patrimoniali le Dta, se trattate ancora con il precedente regime.  
In sostanza emerge chiaramente da questa sintetica ricostruzione come l’intervento del legislatore italiano sia stato necessario per evitare una doppia penalizzazione delle banche che operano in Italia, la prima sotto il profilo fiscale e la seconda sotto il profilo dei requisiti patrimoniali. Appare quantomeno bizzarro che una norma che contribuisce a ristabilire un terreno di gioco livellato tra le banche europee possa essere invece interpretata alla rovescia come un aiuto di Stato.
Se è necessario un intervento della Commissione Europea per ristabilire un corretto funzionamento del mercato e una competizione su un terreno di gioco effettivamente livellato questo avrebbe dovuto essere nel senso di chiedere ai Governi dei paesi che partecipano all’Unione Bancaria la totale armonizzazione delle norme fiscali, delle norme sul diritto penale dell’economia, delle regole ammnistrative che oggi ancora rendono incompleto e asimmetrico il quadro normativo all’interno del quale operano le banche dall’eurozona.
 

Dichiarazione del Dg ABI su richiesta dellUnione europea

La banca è sempre più vicina | [07/04/2015]

(7 aprile 2015) Raddoppiati in un anno i clienti ‘mobile’, online la metà dei correntisti. L’80% della clientela è ‘multicanale’. Più consulenza e assistenza allo sportello.
Al via il 9 aprile il convegno ‘Dimensione Cliente’, focus sull’evoluzione verso un ecosistema fisico e digitale

Vedi anche: Il cliente diventa ‘evoluto’

​La banca in tasca, o accessibile con un click dal proprio pc. Ma anche prossimità e servizi evoluti per rispondere alle esigenze di una clientela sempre più articolata, multicanale e attenta a cogliere le diverse opportunità. Pari al 18% dei correntisti, raddoppiano in un anno i clienti che entrano in banca con smartphone o tablet in mobilità. Oltre 15 milioni gli online: la metà dei correntisti usa i servizi bancari su internet. Ciò senza contare gli oltre 2 milioni di utilizzatori di carte conto via web. L’agenzia bancaria resta un punto di riferimento importante per l’85% dei bancarizzati, e si innova per rispondere sempre più alle necessità di consulenza della clientela. Su queste riflessioni si svilupperanno le due giornate di convegno ABI ‘Dimensione cliente’, in apertura il 9 aprile a Roma. Focus sull’evoluzione della banca verso un nuovo ecosistema in cui si integrano canali fisici e digitali per arricchire la relazione con la clientela e rispondere alle nuove sfide di un mercato sempre più competitivo.
“Rafforzamento della relazione col cliente, digitalizzazione e multicanalità della distribuzione, diversificazione dei prodotti e servizi evoluti e personalizzati. La sfida dell’innovazione per le banche si traduce in rinnovata centralità della clientela, qualità dell’offerta ed accessibilità – così Gianfranco Torriero, il vicedirettore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, anticipando i lavori del convegno – L’attività delle banche si adatta alle trasformazioni del contesto economico e sociale nella direzione di un progressivo ‘riposizionamento’ del rapporto col cliente, allo scopo di individuare e soddisfare al meglio i suoi bisogni finanziari. Sulla centralità dell’accoglienza e della consulenza al cliente si sviluppa il nuovo ruolo della filiale, che si affianca alla semplicità e alla comodità dell’operatività online”.

Multicanalità
L’indagine condotta dall’ABI in collaborazione con GfK-Eurisko, che sarà presentata al convegno, conferma il fenomeno della intercanalità della clientela già delineatosi negli ultimi anni, ossia l’uso combinato dello sportello e dei canali a distanza per fare fronte alle diverse necessità dei clienti: quasi l’80% secondo l’ultima rilevazione, era il 72% nel 2008. Le banche adattano e sviluppano i loro canali e le loro reti fisiche in un’ottica di efficienza, accessibilità e prossimità con la clientela per rispondere appieno alle nuove esigenze e in considerazione della specificità del territorio. L’uso dei canali a distanza favorisce le occasioni di dialogo fra banche e clienti: due contatti su tre avvengono già attraverso il web.

La banca ‘fai da te’
Secondo lo studio ABI-GfK Eurisko, prosegue sensibilmente anche nel 2014 la crescita dell’uso dei canali a distanza.
Si consolida la diffusione dell’internet banking, utilizzato con la banca principale ormai dalla metà dei correntisti (pari a oltre 15 milioni di clienti, il 4% in più rispetto all’anno precedente).
In particolare cresce la quota di clienti ‘mobile’, che accedono alla banca nella versione ‘fai da te’ in mobilità, con il supporto dei nuovi smartphone e tablet. Secondo l’indagine, i clienti che dichiarano di usare questo canale sono ad oggi pari al 18% (circa 5 milioni di utenti), raddoppiati in un anno. Il mobile banking si diffonde per la semplicità e l’immediatezza della fruizione presso una eterogenea fascia di clientela.
In aumento anche coloro che entrano in banca attraverso il telefono nella versione ‘mediata’ da personale di contatto, ossia la banca telefonica (15% dei clienti la usa). Si vanno inoltre diffondendo nuove modalità di dialogo banca-cliente via web, con chat o anche con collegamento video e condivisione dei documenti. Cresce l’uso dell’Atm che viene utilizzato dall’84% dei clienti; in particolare, il 33% usa le aree self-service anche per l’operatività più evoluta.

L’evoluzione dello sportello
Se da una parte con l’affermarsi dei nuovi canali di accesso ai servizi bancari, come internet, smartphone, tablet e contact center, si sta intensificando l’uso della banca a distanza per le operazioni di tutti i giorni, dall’altra parte la filiale sta riscoprendo una nuova funzionalità nel rapporto col cliente. L’85% dei clienti continua a recarsi in agenzia privilegiando sempre più lo sportello per l’assistenza e la consulenza nei momenti delle scelte finanziarie importanti e meno per l’operatività di routine che ormai viene assorbita dai nuovi canali distributivi. Secondo una rilevazione ABI svolta su un campione rappresentativo di banche, oltre la metà degli intermediari intervistati sta innovando il concetto dello sportello, riadattando orari e strutture in relazione alle esigenze della clientela e favorendo l’integrazione fra le visite in agenzia e le nuove modalità di contatto personalizzate, realizzate anche attraverso i nuovi media.
 

Raddoppiati in un anno i clienti mobile, online la met dei correntisti

Nel 2016 nuove sofferenze in calo per le imprese | [02/04/2015]

(2 aprile 2015) ABI e Cerved presentano l’outlook sulle sofferenze delle società non finanziarie italiane per fasce dimensionali. Il tasso di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie è previsto in calo, per il 2016, dall’attuale picco del 3,7% al 3%. Il miglioramento riguarderà tutte le fasce dimensionali anche se le previsioni disegnano l’avvio di un graduale processo di convergenza dei tassi, con una riduzione del rischio più accentuata per le società più piccole.

Il testo del Rapporto ABI-Cerved

​Questi i risultati del primo Outlook ABI e Cerved sulle sofferenze delle imprese italiane. Il progetto congiunto, che prevede la pubblicazione di un osservatorio a cadenza semestrale, ha lo scopo di stimare e prevedere i tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie per classe dimensionale, contribuendo ad ampliare le informazioni a disposizione sul tessuto economico nazionale.A livello settoriale – prosegue il Rapporto- l’incidenza delle nuove sofferenze è attesa al 2,5% nell’industria (-1 punto rispetto a stima per il 2014). La riduzione prevista è di un punto per micro e piccole imprese, di 0,9 punti per le medie aziende e di 0,7 punti per le società maggiori, le più vicine ai valori pre-crisi. Nelle costruzioni il tasso di ingresso in sofferenza, pur in calo di 0,9 punti rispetto al 2014, è previsto nel 2016 a livelli storicamente molto elevati, pari a quasi il triplo di quanto osservato nel 2007. Nei servizi si prevede che l’incidenza delle nuove sofferenze diminuirà al 2,8% (3,4% nel 2014).Dal punto di vista territoriale, i modelli indicano un miglioramento diffuso a tutte le aree del Paese, ma alla fine dell’esercizio di previsione il gap tra il Centro-Sud e il resto del Paese rimarrà significativo. Nel 2016 il tasso di ingresso in sofferenza è infatti previsto nel Sud e nelle Isole al 4,4%, nel Centro al 3,4%, nel Nord Ovest al 2,4% e nel Nord Est al 2,2%. Le previsioni per dimensione di impresa indicano che ancora nel 2016 il rischio delle grandi società del Mezzogiorno (3%) rimarrà superiore a quello delle microimprese che hanno sede nel Nord.I dettagli relativi alla dimensione delle imprese che entrano in default rappresentano infatti un aspetto rilevante che da oggi, grazie alla collaborazione tra ABI e Cerved, sarà monitorato con continuità. Nell’ambito della ricerca, le società non finanziarie sono distinte in quattro classi dimensionali, secondo i criteri della Commissione Europea: microimprese (meno di 10 addetti e giro d’affari inferiore ai 2 milioni di euro), piccole imprese (fino a 50 dipendenti e fatturato inferiore ai 10 milioni), medie imprese (fino a 250 addetti e fatturato al di sotto dei 50 milioni) e grandi imprese (oltre 250 addetti e fatturato superiore ai 50 milioni).Sulla base degli score individuali di rischio che Cerved produce per le imprese italiane, l’analisi ricostruisce i tassi di ingresso in sofferenza a partire dal 1990, per macrosettore di attività, area geografica e dimensioni delle società, colmando il vuoto informativo delle statistiche ufficiali. I tassi di sofferenza ottenuti alimentano un modello di stima di rischiosità dei prestiti alle imprese.Complessivamente, la ricostruzione delle serie storiche per classe dimensionale conferma una maggiore rischiosità associata a dimensioni minori di impresa, ma con alcune eccezioni. In generale, le microimprese evidenziano tassi di ingresso in sofferenza doppi rispetto a quelli delle grandi società. Questo non avviene nelle costruzioni, settore in cui con la crisi le sofferenze si sono impennate in misura maggiore tra le grandi imprese e la loro incidenza ha superato quella stimata per PMI e microaziende. Al maggior rischio medio delle imprese di minori dimensioni non corrisponde peraltro, nota il Rapporto, una maggiore rischiosità dei portafogli di prestiti alle PMI, e ciò perché è più bassa, per le imprese di minori dimensioni, la correlazione tra gli eventi di default (in altre parole, è più marcato l’effetto positivo della diversificazione del portafoglio).
Gianandrea De Bernardis, Amministratore Delegato di Cerved, ha commentato: “Attraverso le previsioni tracciate con Abi possiamo riconoscere l’avvio di un graduale processo di miglioramento del tasso di decadimento delle imprese. I risultati di questo progetto congiunto indicano nei prossimi anni un miglioramento diffuso anche tra le piccole imprese. Un fenomeno che dovrebbe essere favorito sia dalla ripresa dell’economia sia dal processo di ristrutturazione che ha interessato il sistema economico, con l’uscita dal mercato delle società più fragili, soprattutto di dimensione minore”.

Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI, ha dichiarato: “Grazie al lavoro congiunto con Cerved si può disporre di un set informativo che affronta per la prima volta in modo sistematico il tema della rischiosità a livello di dimensioni di impresa; dal punto di vista operativo ciò è utile perché fornisce, con grado di dettaglio, informazioni rilevanti per la gestione dei modelli di rischio e aiuta a valutazioni del rischio in un’ottica prospettica (forward looking). Circa il merito, apprezziamo il previsto consolidarsi delle tendenze alla riduzione del rischio di credito, fenomeno che andrà monitorato anche in relazione agli sviluppi della congiuntura macro ed accompagnato da ulteriori processi di rafforzamento strutturale delle nostre Pmi”.

Nel 2016 nuove sofferenze in calo per le imprese

Raggiunta intesa su nuova moratoria famiglie | [01/04/2015]

(1° aprile 2015) Al via l’Accordo per la sospensione della quota capitale per i finanziamenti alle famiglie. Nuova liquidità per far fronte alle emergenze delle famiglie anche tenendo conto di quanto previsto dalla Legge di Stabilità.

​L’Associazione bancaria italiana e le Associazioni dei consumatori – Acu, Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori –  hanno raggiunto un accordo per la sospensione della quota capitale per i finanziamenti alle famiglie anche tenendo conto di quanto previsto dalla Legge di stabilità. L’Accordo è stato trasmesso al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero dello sviluppo economico. 
L’Accordo prevede la sospensione per un massimo di 12 mesi della sola quota capitale per i crediti al consumo di durata superiore a 24 mesi e per i mutui garantiti da ipoteca su abitazione principale. Tali misure si aggiungono al Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa (Fondo Gasparrini). La sospensione può essere richiesta dal consumatore nei casi di cessazione del posto di lavoro, morte, grave infortunio o nei casi di misure di sospensione del lavoro e/o di ammortizzatori sociali anche qualora abbia ritardi di pagamenti fino a 90 giorni. La sospensione non comporta il pagamento di commissioni o interessi di mora, ma solo degli interessi alle scadenze contrattuali calcolati sul debito residuo.
Con l’accordo i firmatari hanno inteso ampliare le misure di sostegno alle famiglie in difficoltà nell’ambito del credito ai consumatori a medio e lungo periodo e hanno previsto tra i possibili beneficiari anche i soggetti che hanno subito sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro dovuta alla prolungata crisi economica. Entrambe le misure di sostegno non erano state fin qui previste in apposite iniziative.
L’Accordo riapre i termini anche per sospendere i finanziamenti per le famiglie che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, purché la sospensione non sia stata richiesta nei 24 mesi precedenti.
Il testo dell’Accordo 

Raggiunta l’intesa sulla sospensione della quota capitale per i finanziamenti

Raggiunta intesa nuova moratoria imprese | [01/04/2015]

(1° aprile 2015) Al via l’Accordo per il Credito 2015. Non solo sospensione, la nuova intesa diretta anche ad agganciare la ripresa e a sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione. L’Accordo è stato trasmesso al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero dello sviluppo economico

 

E’ ​stata raggiunta il 31 marzo l’intesa sull’Accordo per il Credito 2015, tra l’Associazione bancaria italiana e le associazioni d’impresa, in particolare: Agci, Confcooperative, Legacoop riunite in Alleanza delle Cooperative Italiane; Cia Claai; Coldiretti; Confagricoltura; Confapi; Confedilizia; Confetra; Confindustria; Cna, Confartigianato, Confersercenti, Confcommercio, Casartigiani riunite in Rete Imprese Italia. L’intesa, diretta a sostenere le piccole e medie imprese (Pmi), si inserisce sulla traccia dei precedenti. A partire dal 2009, l’ABI e le Parti hanno definito una serie di iniziative volte a sostenere le esigenze di liquidità delle imprese, grazie alle quali le Pmi beneficiarie hanno potuto sospendere il pagamento della quota capitale di oltre 415 mila finanziamenti, ottenendo liquidità aggiuntiva per circa 24 miliardi di euro. 
L’Accordo consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti. L’Accordo è stato trasmesso al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero dello sviluppo economico.L’Accordo per il Credito 2015, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2017, prevede tre iniziative:

  • Imprese in ripresa
  • Imprese in sviluppo
  • Imprese e Pa

Imprese in ripresaPrevede la possibilità per tutte le Pmi “in bonis” di:

  • sospendere la quota capitale delle rate di mutui e leasing, anche agevolati o perfezionati con cambiali;
  • allungare il piano di ammortamento dei mutui e le scadenze del credito a breve termine e del credito agrario.

Imprese in sviluppoPrevede che le banche aderenti costituiscano dei plafond individuali – con un obiettivo di dotazione complessiva pari a 10 miliardi di euro – destinati al finanziamento dei progetti imprenditoriali delle Pmi. La nuova misura si estende anche al finanziamento dell’incremento del capitale circolante necessario a rendere operativi investimenti realizzati o in corso, come anche della capacità operativa necessaria a far fronte a nuovi ordinativi.

Imprese e PaRiprende lo schema precedente per lo smobilizzo dei crediti delle imprese verso la Pa, aggiornandone i contenuti alle recenti disposizioni legislative, ed in particolare al rafforzamento dell’istituto della certificazione avvenuto con il Dl 66/2015. 
L’ABI e le associazioni d’impresa si sono anche accordate per alcuni impegni comuni. Si attiveranno per sottoscrivere un accordo con l’Agenzia delle Entrate in base al quale, le imprese che hanno richiesto il rimborso di un credito di natura fiscale possano ottenerne l’anticipazione bancaria. È prevista la costituzione di un forum di dialogo per la promozione di un maggiore utilizzo, da parte delle banche, delle informazioni di natura qualitativa, anche riferite agli attivi intangibili, per la valutazione del merito di credito delle imprese, oltre che un tavolo di confronto sul rapporto banca-confidi con l’obiettivo di promuoverne l’evoluzione e lo sviluppo. Il testo dell’Accordo

Raggiunta tra ABI e associazioni di settore l’intesa per il sostegno alle Pmi

Raggiunta ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto | [01/04/2015]

(1° aprile 2015) È stata raggiunta nella notte, dopo un serrato confronto, un’ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto dei bancari la cui scadenza è stata fissata al 31 dicembre 2018. Il testo, non modificabile, verrà sottoposto all’attenzione del Comitato Esecutivo dell’ABI e delle Assemblee che i sindacati convocheranno nelle prossime settimane.Il positivo commento del Presidente dell’ABI al Gr1.Il testo dell’intesa in merito alla quale l’ABI sta predisponendo le relative comunicazioni agli Associati.

Patuelli: il metodo della ragione ha dato frutti
“Il metodo della ragione che avevo invocato più volte ha dato frutti”. Intervistato dal Gr Rai, Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI, ha così commentato l’ipotesi di accordo con i sindacati raggiunto questa notte. “Abbiamo ottenuto il massimo dei risultati possibili – ha aggiunto Patuelli – E il nuovo contratto è di equilibrio innovativo. In sostanza insieme per favorire l’efficienza sempre crescente delle imprese bancarie italiane e per le sensibilità sociali che sono valorizzate ulteriormente in questo nuovo contratto”.   Circa i giovani, Patuelli ha sottolineato che “c’è una particolare attenzione ulteriore ai giovani. L’obiettivo nostro è invertite la tendenza dei sette anni passati di recessione e essere fra i protagonisti di una grande ripresa economica dell’Italia”.
In particolare l’ipotesi di accordo, nelle sue principali articolazioni, prevede:

Anima sociale e OccupazioneIndividuate soluzioni di forte valenza sociale con l’obiettivo di tutelare l’occupazione e favorire l’occupabilità, in particolare dei giovani. Pertanto, è stato definito un significativo incremento del livello retributivo di inserimento professionale; confermate le attuali modalità e misure di finanziamento del Fondo per l’occupazione (Foc) con operatività prorogata a fine 2018; si costituirà, infine, un’apposita “piattaforma” informatica per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito del settore con specifica attenzione alla ricollocazione del personale.
Inquadramento del personaleRelativamente alla necessità di semplificazione delle norme sul sistema degli inquadramenti viene istituito, tra le Parti, un Cantiere di lavoro per la definizione entro il 2016 di un nuovo schema di classificazione del personale che tenga conto dei mutati assetti tecnici, organizzativi e produttivi delle banche. Le Parti hanno convenuto che lo stesso tema possa riguardare eventuali intese a livello aziendale. Trattamento economicoConfermando la volontà di tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni l’intesa riconosce un incremento medio a regime di 85 euro suddivisi in tre tranches con decorrenza rispettivamente l’1 ottobre 2016, 2017, 2018.Per ABI si tratta di un risultato importante e di una risposta adeguata a conciliare gli interessi di carattere professionale ed occupazionale dei lavoratori con le esigenze di stabilità ed equilibrio delle banche italiane di fronte ad un contesto macroeconomico che sta pesando e peserà nel lungo periodo sui livelli di redditività, sulla qualità degli attivi e sui margini di ricavo.L’intesa apre la strada ad una serie di soluzioni utili a continuare ad affrontare i cambiamenti in atto nel settore bancario relativi alla razionalizzazione dei processi produttivi, organizzativi e delle strutture distributive, all’evoluzione dei comportamenti della clientela, delle innovazioni tecnologiche e ai profondi cambiamenti normativi e di supervisione. 

Il testo verr sottoposto al Ce ABI e alle Assemblee sindacali