Rapine in calo agli sportelli bancari | [05/06/2013]

​Calano le rapine in banca e diminuisce l’indice di rischio. Nel 2012, infatti, sono stati compiuti 940 colpi allo sportello, con un calo del 14% rispetto ai 1097 del 2011. In calo del 13% anche il cosiddetto indice di rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli – che è passato da 3,3 a 2,8 ed il bottino complessivo che è passato da 25 milioni di euro del 2011 a 24,5 milioni del 2012 (-2,5%). Sono questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, presentati oggi al convegno Banche e sicurezza 2013.


​Nel corso dell’incontro – organizzato per fare il punto sulle nuove strategie e sulle misure più innovative per prevenire le rapine allo sportello – ABI e Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’interno hanno rinnovato il Protocollo d’intesa per rafforzare la collaborazione e contrastare in modo sempre più efficace il fenomeno criminale delle rapine in banca. Il trend positivo che ha caratterizzato il fenomeno negli ultimi anni, con una riduzione del 68% dal 2007 a oggi, infatti, è anche il frutto del lavoro congiunto di banche e Forze dell’ordine. Questa stretta collaborazione ha dato i suoi frutti anche sul fronte della repressione: nel 2012, secondo i dati operativi del Ministero degli Interni, i responsabili di oltre il 40% dei colpi allo sportello sono stati individuati, anche grazie alle immagini digitali fornite dalle banche.
Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dall’indagine Ossif sulle rapine in banca nel 2012.

La mappa delle rapine
Nel 2012, le rapine sono diminuite in: Calabria (-7,1%, da 14 a 13), Campania (-24,4%, da 78 a 59), Emilia Romagna (-8,3%, da 108 a 99), Lazio (-35,8%, da 159 a 102), Liguria (-28%, da 25 a 18), Lombardia (-24,7%, da 243 a 183), Marche (-51,7%, da 58 a 28), Molise (-50%, da 4 a 2), Puglia (-50%, da 72 a 36), Toscana (-20,4%, da 108 a 86) e Veneto (-21,4%, da 42 a 33). I dati negativi riguardano: Abruzzo (con 42 rapine da 29), Basilicata (con 7 da 4), Friuli Venezia Giulia (con 3 da 2), Piemonte (con 93 da 66), Sardegna (con 13 da 4), Sicilia (con 100 da 64), Trentino Alto-Adige (con 5 da 1), Umbria (con 17 da 16) e Valle d’Aosta (con 1 rapina da nessuna).

Gli investimenti in sicurezza e la nuova Guida antirapina
Le banche italiane investono ogni anno circa 800 milioni di euro per rendere le proprie filiali sempre più protette e sicure. Adottando misure di protezione sempre più moderne ed efficaci e formando i propri dipendenti anche attraverso un’apposita Guida antirapina che recepisce i suggerimenti delle Forze dell’Ordine. La nuova edizione della Guida, ultimata proprio in queste settimane, è stata presentata durante i lavori del convegno.

Un video di approfondimento sui temi della sicurezza in banca è disponibile sul canale tv dell’ABI. 

Secondo i dati Ossif diminuiscono anche bottino e indice di rischio

Le banche confermano la solidità ma redditività in caduta | [21/05/2013]

(21 maggio 2013) Presentate le “semestrali ABI 2013” al 31 dicembre 2012: patrimonializzazione in crescita, caduta del Roe allo 0,47% e svalutazioni dei crediti aumentate del 55,5%. Sul mondo bancario il peso della difficile congiuntura recessiva.  


​Sull’economia nazionale pesa ancora il doppio ciclo recessivo innescatosi tra il 2009 e il 2012, che è previsto riflettersi ulteriormente sull’andamento del Pil nell’anno in corso.
Restano forti incertezze circa le prospettive del mercato del lavoro, della domanda aggregata e dei livelli di reddito disponibili, fattori che determinano un peggioramento dei piani di consumo e investimento e quindi anche un peggioramento della qualità degli attivi bancari. Il più elevato costo del finanziamento del debito pubblico determina costi di raccolta più elevati per le banche.
In questo contesto, le banche italiane scontano gli effetti già negativi della congiuntura economica, cui si sommano il carico del nuovo quadro regolamentare europeo e talune norme nazionali che ampliano il divario di competitività rispetto ai principali concorrenti (europei). È irrinunciabile per istituti di credito a vocazione prevalentemente commerciale – concentrati nel sostegno a famiglie e imprese – recuperare una redditività che ha raggiunto minimi storici, mentre affrontano rigide politiche di patrimonializzazione.
È il quadro delle semestrali ABI sui bilanci di fine 2012, presentati a Roma dal Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, e dal responsabile Direzione strategie e mercati finanziari ABI, Gianfranco Torriero, cui hanno preso parte: Franco Bassanini, Presidente Cdp; Claudia Bugno, Presidente Fondo centrale di garanzia per le Pmi; Giampiero Maioli, Ceo Gruppo Cariparma Credit Agricole e Senior country officer agricole per l’Italia; Fabrizio Onida, Professore Università Bocconi e Componente Cnel.

Roe
Dall’analisi dei conti economici del campione di 39 gruppi bancari presi in esame, emerge una prosecuzione della scia di peggioramento delle condizioni di redditività di settore: il Roe, calcolato al netto delle componenti straordinarie non ricorrenti (es. svalutazione avviamenti) dell’attività bancaria cade allo 0,47% nel 2012 dal +2,38% del 2011, con un utile consolidato che scende a 1 mld di euro dai 5 mld del 2011. Non rettificando per tali componenti straordinarie, il risultato netto consolidato è negativo per 1,8 mld di euro, con un Roe che è pari al -1%.

Margine d’interesse, commissioni nette e margine di intermediazione
Alla redditività lorda del 2012 hanno contribuito negativamente sia il margine d’interesse, con un decremento del 5% e una riduzione di circa 2,4 miliardi, sia le commissioni nette in discesa del 2,2% di circa 550 milioni. Rimane positivo il margine di intermediazione, in recupero del 3,3% per oltre 2,5 miliardi, grazie all’aumento degli altri ricavi netti (attività di negoziazione, risultato netto sia delle attività finanziarie valutate al fair value e sia delle attività cedute e/o riacquistate).

Rischiosità
Il rilevante flusso delle rettifiche di valore nette dei crediti iscritte nei conti economici 2012 (26 miliardi circa di euro contro i 16,7 miliardi del precedente esercizio), che ha interessato le diverse tipologie di crediti deteriorati, segnala politiche contabili delle banche improntate a crescente prudenza valutativa, in linea con le valutazione dell’Autorità di vigilanza.

Spese
Prosegue il percorso di riorganizzazione delle banche sul fronte dei costi per perseguire obiettivi di efficienza: si registra una riduzione delle spese amministrative del 2,2%, dato su cui si riflette sia la diminuzione delle spese per il personale (-2,7%) sia quella delle altre spese amministrative (-1,5%).
 
Patrimonializzazione
Nel difficile contesto economico, le banche italiane hanno migliorato il loro livello di patrimonializzazione, risultando pienamente allineate alla media europea. Il primo coefficiente (tier 1 capital ratio che riguarda le composizioni patrimoniali di più elevata qualità del patrimonio di vigilanza) passa dal 9,52% del 2011 al 10,56% del 2012. Il total capital ratio (relativo all’intero patrimonio di vigilanza) si attesta al 13,46% del 2012 rispetto al 12,71% dell’anno precedente. 

(21 maggio 2013) Presentate le “semestrali ABI 2013” al 31 dicembre 2012: patrimonializzazione in crescita, caduta del Roe allo 0,47% e svalutazioni dei crediti aumentate del 55,5%. Sul mondo bancario il peso della difficile congiuntura recessiva.  

Il Comitato esecutivo ABI approva documento per la crescita | [16/05/2013]

Il testo, approvato nella riunione del 15 maggio a Milano, indica le misure per stimolare la crescita ed anche per eliminare la cappa di incertezza sulla sostenibilità nel lungo periodo del debito pubblico.

Il Documento parte dal quadro istituzionale con l’indicazione, tra l’altro, del superamento del bicameralismo perfetto, della riforma della legge elettorale, della sensibilità costante contro la corruzione e della riduzione dei costi della politica.
In primo piano anche le misure di breve termine a sostegno della domanda: dalle azioni sull’Imu agli strumenti a supporto dell’occupazione giovanile, dalla piena operatività dei pagamenti pregressi delle Pubbliche amministrazioni al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in scadenza, dalla proroga degli sgravi fiscali per gli interventi per il risparmio energetico e la ristrutturazione degli immobili.
Il Documento per la Crescita indica anche le misure per sostenere il mercato del credito: rimuovere le penalizzazioni fiscali previste per il trattamento delle rettifiche di valore e i problemi che limitano l’operatività del credito ipotecario, intervenire sull’uso distorto dei nuovi strumenti per la gestione delle crisi d’impresa. Il Documento traccia anche una mappa delle misure di medio e lungo termine per la competitività del sistema produttivo.

Il Documento

Il testo, approvato nella riunione del 15 maggio a Milano, indica le misure per stimolare la crescita ed anche per eliminare la cappa di incertezza sulla sostenibilità nel lungo periodo del debito pubblico.

L’andamento del mercato residenziale nel 2012 | [14/05/2013]

​(14 maggio 2013) Calano del 25,7% i volumi di compravendita delle abitazioni rispetto al 2011, mentre il valore di scambio complessivo scende, parallelamente, di quasi 27 miliardi di euro. Tiene, invece, l’indice di accessibilità (affordability index), che misura la possibilità di accesso delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione. Sono soltanto alcuni dei dati contenuti nel Rapporto immobiliare 2013 sull’andamento del mercato residenziale nel 2012, realizzato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana e presentato oggi a Roma.


​La “casa italiana” allo specchio
Lo studio contiene un’analisi completa sugli andamenti delle compravendite di abitazioni e sulle tipologie dimensionali, sul valore monetario dei volumi scambiati, sulla quantità e distribuzione dei mutui ipotecari. Completa l’analisi la stima delle condizioni di accessibilità delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione, elaborata sulla base di uno specifico indice di accessibilità. 

I partecipanti
Alla presentazione del Rapporto hanno preso parte, per l’Agenzia delle entrate, il Vice Direttore, Gabriella Alemanno, e il Direttore centrale Omise (Osservatorio mercato immobiliare e servizi estimativi), Gianni Guerrieri. Per l’ABI, il Direttore generale, Giovanni Sabatini, e il Direttore centrale Responsabile della Direzione strategie e mercati finanziari, Gianfranco Torriero. Sono intervenuti, inoltre, per gli approfondimenti tematici successivi alla presentazione del Rapporto, Luca Dondi, Direttore generale di Nomisma, e Lorenzo Bellicini, Direttore generale del Cresme. Giovanni D’Alessio, del Servizio statistiche economiche e finanziarie di Banca d’Italia, ha infine illustrato i risultati principali del Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia relativo al primo trimestre 2013, condotto congiuntamente dalla Banca d’Italia, da Tecnoborsa e dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate.
Andamento del mercato residenziale nel 2012 in sintesi – Nel corso dell’anno passato, per il mercato delle abitazioni si sono registrati, in ordine:

  • una forte riduzione nei volumi di compravendita delle abitazioni, 448.364 NTN (numero delle transazioni normalizzato), -25,7% rispetto al 2011, con un calo inferiore per i capoluoghi, -24,8%, maggiore nei comuni non capoluogo, -26,1%;

  • una vendita di abitazioni per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadrati, -25,4% rispetto al 2011, con una superficie media per unità abitativa compravenduta pari a circa 104 mq;

  • una forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 miliardi di euro in meno del 2011;● una perdita complessiva delle compravendite del 22,4%

  • rispetto al 2011, nelle otto principali città italiane, Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze. In pratica, per le grandi città il valore di scambio stimato delle abitazioni è pari a circa 19,5 miliardi di euro, con una perdita di 5,7 miliardi di euro, -22,5%, rispetto al 2011.

Le famiglie sotto la lente dell’indice di accessibilità – Quanto all’indice di accessibilità, nel 2012 rimane in territorio positivo e nell’ultimo semestre inverte il processo di peggioramento dell’ultimo anno e mezzo conseguente alla crisi dei debiti sovrani; ciò sta ad indicare che la famiglia media italiana è in grado, grazie all’ausilio del mutuo bancario, di accedere all’acquisto di una casa media: la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è, infatti, di poco superiore al 50% come per il primo semestre 2010 (13 milioni di famiglie circa, dopo aver toccato il minimo nel 2008 quando la quota di famiglie in grado di acquistare una casa era intorno al 46%). L’andamento del 2012 è la risultante di una sostanziale stabilità del costo del credito a cui si contrappone per la prima volta, un deciso miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile, anche se tale miglioramento avviene in discesa per tutti e due gli indicatori.
 
La geografia dell’accessibilità
Lo studio contiene anche una disaggregazione territoriale dell’indice di accessibilità, che mostra una notevole variabilità di situazioni, in relazione principalmente alla accentuata variabilità del prezzo delle case nelle regioni italiane. Delle 19 regioni considerate, 4 presentano condizioni di non accessibilità, ma a causa di fattori quali la presenza di grossi agglomerati urbani, la  notevole attrattività turistica e un patrimonio residenziale di particolare pregio, elementi che esercitano tutti una considerevole pressione sulle quotazioni delle case. Generalmente le regioni meridionali presentano una più alta facilità di accesso all’acquisto di abitazioni.

Cos’è l’indice di accessibilità (affordability index)
Questo indice, elaborato secondo le prassi metodologiche e le esperienze di matrice anglosassone, sintetizza l’analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e ne descrive l’andamento. La collaborazione instaurata tra l’ABI e l’Agenzia delle Entrate viene rinsaldata con questa iniziativa, grazie al concreto conseguimento di uno degli obiettivi stabiliti nell’intesa siglata a fine 2009, finalizzata ad  accrescere trasparenza ed efficacia delle informazioni sul mercato immobiliare.  

Compravendite in calo e ridotto valore di scambio

ABI e Ance insieme per il rilancio del mercato immobiliare | [09/05/2013]

(9 maggio 2013) In un documento comune dell’Associazione bancaria italiana e dell’Associazione nazionale costruttori edili,  tutte le iniziative per rivitalizzare l’immobiliare, per rilanciare la domanda e riattivare il circuito del credito. 


​Correggere l’Imu in modo da ampliare e incentivare fiscalmente il mercato delle locazioni; perseguire l’efficacia energetica e riqualificare le città; favorire la mobilità della popolazione sono alcune delle misure raccomandate dall’ABI e dall’Ance per rilanciare la domanda di immobili. A queste si affiancano precise iniziative per rilanciare l’offerta di credito, come la creazione di un circuito di obbligazioni bancarie garantite, i cosiddetti covered bond, e l’introduzione nel nostro Paese del “risparmio casa”, ossia di piani di accumulo di risparmio diretti all’acquisto della prima casa. Senza dimenticare l’importanza che può avere la creazione di un Fondo dello Stato per le fasce più deboli. Sono queste le principali proposte delineate dall’Associazione bancaria italiana e dall’Associazione nazionale costruttori edili.
In un lungo incontro il Presidente e il Vice-Direttore generale dell’Ance, Paolo Buzzetti e Antonio Gennari, e il Presidente e il Direttore generale dell’ABI, Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, hanno indicato in un documento comune le iniziative che possono rilanciare il mercato degli immobili in Italia.
Le proposte si inseriscono nei lavori che ABI e Ance da tempo portano avanti, nell’ambito di un tavolo diretto a dare risposte concrete alle questioni sul tappeto.

Il documento comune

In un documento comune tutte le iniziative per rivitalizzare limmobiliare

Nuova cultura del lavoro per rilancio di crescita e occupazione | [07/05/2013]

​(7 maggio 2013) Al via l’ottavo convegno annuale sulle risorse umane in banca: la crisi impone una nuova cultura del lavoro per recuperare redditività e riposizionarsi sul mercato. Sempre aperto il capitolo dell’occupazione in banca. L’esperienza e le proposte del settore in una rinnovata sinergia con imprese e Istituzioni per il rilancio dell’economia e il sostegno dell’occupazione


​Ripresa economica e occupazione sono le priorità verso cui concentrare tutti gli sforzi dei settori economici e finanziari. È indispensabile una rinnovata sinergia tra tutte le strutture del Paese per restituire centralità e innovazione al mercato del lavoro nelle prospettive produttive e competitive di cui ha bisogno la nostra economia. In questo quadro resta aperto il capitolo dell’occupazione in banca anche alla luce della riforma delle pensioni. Le banche italiane stanno affrontando la recessione attrezzandosi da tempo con cambiamenti profondi nelle aree di business e nelle caratteristiche delle risorse umane. Tutto questo di fronte al permanere della crisi, al peggioramento della qualità del credito, alla compressione del margine di interesse e alle politiche di rafforzamento patrimoniale con i loro effetti sui bilanci aziendali. Questi i temi discussi a Roma all’ottavo convegno annuale dell’ABI “HR2013 – Banche e risorse umane”, aperto dal Direttore generale, Giovanni Sabatini, e seguito da un panel di esperti di mercato del lavoro, guidati nel dibattito dal Responsabile della Direzione Sindacale e del Lavoro, Giancarlo Durante.
In un quadro macroeconomico estremamente complesso e inedito, le banche italiane agiscono per rafforzare il loro ruolo immaginando una più moderna cultura del lavoro, che apra a nuove opportunità professionali attraverso un utilizzo più intenso delle strutture produttive e un impiego più efficiente delle risorse già occupate. Innovare la gestione delle risorse umane diventa, così, una sfida determinante per definire la capacità delle banche di crescere e riposizionarsi sul mercato. In questo senso, già con il contratto nazionale di carattere straordinario del 2012 si è dato spazio a punti qualificanti quali: una politica salariale compatibile con lo sforzo di ripresa del settore, il sostegno all’occupazione e la valorizzazione della solidarietà generazionale, l’adozione di misure per la crescita della produttività e competitività. Va ricordata la costituzione del Fondo per l’occupazione, un nuovo strumento pensato per favorire la creazione di lavoro stabile, garantendo una riduzione dei costi per le imprese che procedono ad assunzioni a tempo indeterminato. Infine, il recente Accordo in tema di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, pari opportunità e responsabilità sociale quali leve per favorire la crescita delle imprese e la cultura sociale del lavoro.
Per tutto questo l’ABI guarda con favore alle misure presentate nel programma di Governo ed è pronta a fare la sua parte, in piena sintonia con imprese ed Istituzioni, su tutte le soluzioni a favore del rilancio dell’economia e, quindi, dell’occupazione. Fondamentali pertanto sono gli obiettivi di: riduzione delle tasse sul lavoro, semplificazione e rafforzamento dell’apprendistato, modifica della legge Fornero per ciò che riguarda i contratti a termine, aiuti alle imprese che assumono a tempo indeterminato, rifinanziamento della Cig in deroga. Su questi temi e altro si concluderà la due giorni con una tavola rotonda, domani 8 maggio, in cui interve rranno: Francesco Micheli, Vice Presidente Vicario – Presidente del Comitato per gli Affari Sindacali e del Lavoro Abi; Agostino Mégale, Segretario Generale Fisac-Cgil; Maurizio di Robilant, Presidente Robilant & Associati; Tiziano Treu, Professore Emerito di Diritto del Lavoro Università Cattolica di Milano.
 

Banche in prima linea per rilancio occupazione e crescita economica

Cinquecento milioni di euro per le imprese in Indonesia | [06/05/2013]

(6 maggio 2013) Utilizzato il 29% del plafond. Oltre due terzi ancora disponibili per finanziare nuove attività di business. I dati ABI al Forum economico di Giacarta, in occasione della missione di sistema organizzata insieme a Istituzioni e imprese.


​Cinquecento milioni di euro già stanziati dal settore bancario per finanziare l’import-export e gli investimenti delle imprese italiane che vogliono operare in Indonesia. A tanto ammonta – secondo la stima fatta dall’ABI – il plafond messo a disposizione dalle banche italiane per sostenere l’operatività commerciale e finanziaria degli imprenditori nel più grande paese del sud-est asiatico che conta oltre 240 milioni di abitanti. Il dato è stato presentato al Forum economico tenutosi oggi a Giacarta in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni, alla quale ha partecipato Guido Rosa, del Comitato di Presidenza dell’ABI.
Secondo i dati dell’Associazione bancaria, il 29% del plafond è già stato utilizzato per finanziare progetti e iniziative di business nel mercato indonesiano. “Oltre due terzi, dunque – ha detto Rosa – sono ancora disponibili per sostenere nuove attività imprenditoriali in quest’area che, grazie a un importante processo di transizione, ha superato i contraccolpi della crisi finanziaria del ‘97 e oggi cresce a ritmo sostenuto”. Tra il 2007 e il 2012 il Pil pro capite indonesiano ha registrato un incremento medio annuo del 13,4%, raddoppiando il proprio valore e consentendo all’Indonesia di entrare a pieno titolo nel novero dei paesi a medio reddito.
Quanto alle banche italiane, alcuni tra i principali gruppi assistono le imprese che vogliono investire nel mercato locale grazie agli accordi di collaborazione stipulati con i più importanti intermediari indonesiani. Altri supportano la propria clientela attraverso la presenza diretta delle case madri estere oppure tramite gli uffici di rappresentanza presenti nella vicina Hong Kong. “Le opportunità e le dimensioni del mercato indonesiano – ha detto Rosa – lasciano ampi margini per poter sviluppare la nostra presenza in questo grande paese. In questa direzione, è importante che il Governo indonesiano prosegua con la progressiva apertura del settore bancario locale agli intermediari esteri”.
Alla missione economica in Indonesia partecipano otto gruppi bancari che rappresentano circa il 70% del settore in termini di totale attivo: Banca Mps, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, BNL–Gruppo Bnp Paribas, Cariparma–Credit Agricole, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e UBI. Ogni banca partecipa ai lavori con un proprio desk per supportare le imprese italiane e indonesiane durante tutti gli incontri di business. Con lo stesso obiettivo, l’ABI ha organizzato una tavola rotonda con banche italiane e indonesiane per mettere a confronto i rispettivi sistemi bancari, approfondendo – anche grazie alla partecipazione della Banca Centrale e delle Autorità locali – i principali aspetti regolamentari e le misure più rilevanti per gli intermediari stranieri che vogliono operare in Indonesia. 

500 milioni di euro gi stanziati dalle banche per finanziare limport-export

Accordo ABI-Sindacati su conciliazione tempi vita e lavoro | [26/04/2013]

​(26 aprile 2013) Siglato tra l’ABI e Sindacati l’Accordo in tema di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, pari opportunità e responsabilità sociale d’impresa. L’intesa, in una fase di difficoltà economiche, conferma e rafforza l’impegno dell’ABI e i Sindacati in direzione della parità di genere e del benessere sul lavoro quali leve fondamentali per favorire la crescita delle imprese e la cultura sociale nel lavoro.  


​L’Accordo è il frutto dei lavori della Commissione paritetica istituita con il rinnovo del Ccnl del 19 gennaio e si inquadra nel solco degli impegni che l’ABI e le organizzazioni sindacali  hanno assunto con l’Avviso comune del 7 marzo 2011.
Si prevede l’avvio, entro il 30 giugno, delle attività della Commissione nazionale sulle pari opportunità e dell’Osservatorio sulla responsabilità sociale d’impresa, e si mira a favorire la conciliazione dei tempi di vita privata e di lavoro e di forme di flessibilità di orario per l’assistenza dei figli affetti da patologie legate all’apprendimento.
La Commissione proseguirà i lavori per individuare le opportune soluzioni per l’utilizzo dei congedi parentali ad ore come previsto dalla legge di Stabilità 2012.

Il testo dell’Accordo

In tema di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, pari opportunit e rsi

Meno tradizione, più consulenza e multicanalità allo sportello | [10/04/2013]

(10 aprile 2013) Come cambiano le succursali bancarie grazie all’utilizzo di internet, tablet e smartphone per le operazioni di tutti i giorni, alla digitalizzazione di servizi e processi e all’evoluzione in ottica self-service degli sportelli automatici. A Dimensione Cliente 2013 l’indagine ABI sui piani e le strategie delle banche italiane per i prossimi due anni.


​Meno operazioni semplici e “tradizionali” e più attività di consulenza e assistenza su misura per i clienti. Così stanno cambiando gli sportelli delle banche italiane grazie al ricorso sempre più diffuso ai nuovi canali – come internet e cellulari – per le operazioni di tutti i giorni, alla digitalizzazione dei servizi e dei processi e all’evoluzione in ottica self-service degli atm. È quanto emerge da un’indagine dell’ABI, in collaborazione con l’Università di Parma, sui piani e le strategie messe a punto delle banche italiane per i prossimi due anni, condotta su un campione di 80 istituti che rappresentano il 76% del settore in termini di sportelli.
Secondo lo studio – presentato al Convegno ABI “Dimensione Cliente”, del 10 e 11 aprile a Roma – l’affermarsi dei nuovi canali di accesso ai servizi bancari, come internet, smartphone, tablet e call center, sta trasformando radicalmente il tempo e lo spazio all’interno delle agenzie, liberando il personale di sportello dalle attività più semplici e ricorrenti, come bonifici, prelievi, estratti conto e pagamenti vari.
Da recenti indagini dell’ABI emerge che ogni anno i clienti delle banche effettuano oltre 500 milioni di visite allo sportello per avere informazioni sul proprio conto, effettuare transazioni, fare investimenti, chiedere mutui o finanziamenti. Già oggi le banche dedicano oltre il 40% del tempo all’assistenza e alla consulenza, circa un terzo alle operazioni di routine e meno di un quinto al back office. A livello di settore, questo significa circa 150 milioni di ore impiegate dal personale bancario ad ascoltare le esigenze dei clienti e a suggerire loro le soluzioni più efficaci.
In particolare, tra i frequentatori più assidui delle succursali ci sono coloro che hanno un investimento o un finanziamento in corso: in media questi clienti si recano in agenzia un po’ meno di due volte al mese, per un totale di circa 9 ore l’anno di assistenza. Per tutte le banche l’obiettivo nei prossimi due anni è incrementare ulteriormente il tempo dedicato a incontrare vis-a-vis i clienti per offrire loro una consulenza e un’assistenza sempre più specializzate e personalizzate e in particolare per il 61% delle banche tale trend di crescita della consulenza sarà molto elevato.
Quasi tre quarti delle banche prevedono figure professionali che si muovono sul territorio a contatto con i clienti e altrettante renderanno possibile ai clienti, nei prossimi 2-3 anni, fissare gli appuntamenti col proprio referente dell’agenzia via internet o call center. In questa prospettiva, per il 73% degli istituti più consulenza significa sviluppare nuovi spazi per incontrare e assistere i clienti. Infine, il 40% delle banche sta implementando la possibilità per il cliente di video-collegarsi col proprio consulente.

Il 75% dei clienti è “multicanale”Lo sportello resta un punto di riferimento importante per il 90% della clientela bancaria che utilizza sempre di più anche internet (il 40%) e smartphone (5%). È quanto emerge dall’indagine ABI-GfK Eurisko presentata l’11 aprile a Dimensione Cliente 2013.Clienti delle banche italiane sempre più tecnologici e dinamici nel dialogo quotidiano con la banca. Il 75% utilizza più canali per accedere a prodotti e servizi: non abbandona lo sportello tradizionale, che rappresenta ancora un punto di riferimento importante per il 90% della clientela bancaria, ma utilizza sempre di più anche internet (il 40%), smartphone e tablet (5%). Scegliendo di volta in volta il canale più adatto a seconda delle proprie esigenze e dei diversi momenti della giornata. È quanto emerge dall’indagine condotta dall’ABI in collaborazione con GfK Eurisko e presentata l’11 aprile alla seconda giornata del convegno Dimensione Cliente 2013.Secondo lo studio, alla fine del 2012 oltre 12 milioni di clienti – il cui profilo è ormai assimilabile al profilo medio del cliente bancario italiano – usano internet per dialogare con la propria banca. Questo dato conferma il trend di crescita che ha caratterizzato l’home banking dal 2004 ad oggi. Tra i canali preferiti degli italiani non c’è solo internet: grazie alla diffusione di dispositivi sempre più innovativi come smartphone e tablet, circa un milione e mezzo di clienti – mediamente più giovani e tecnologici – utilizzano anche il mobile banking per fare operazioni e pagamenti in mobilità. A questi clienti più evoluti si affiancano, infine, oltre 7 milioni di italiani che usano gli sportelli automatici “intelligenti” non solo per prelevare e consultare l’estratto conto, ma anche per depositare assegni, contante e fare operazioni più complesse.Dall’indagine emerge come, grazie allo sviluppo della multicanalità, le occasioni di dialogo e interazione tra banche e clienti sono aumentate del 16% dal 2010 ad oggi, arrivando a circa 140 contatti l’anno attraverso i diversi canali.Secondo un’altra ricerca condotta da Doxametrics e Duepuntozero per ABI, è il cliente a scegliere come effettuare, di volta in volta, le diverse operazioni in funzione delle proprie esigenze: ogni canale, dunque, ha i suoi momenti “preferiti” nella relazione col cliente.Al 77% dei clienti lo sportello tradizionale “piace” soprattutto fino all’ora di pranzo: il 25% ci va prima di andare al lavoro, il 29% nel corso della mattina e il 23% durante la pausa pranzo. L’ATM evoluto invece è più frequentato soprattutto prima (21%) e dopo il lavoro (30%). Per quanto riguarda l’internet banking, i clienti italiani navigano soprattutto durante le pause dal lavoro (23%), oppure a casa la sera (41%) o la notte (10%). Quanto al mobile, gli italiani scelgono il cellulare per fare operazioni e pagamenti soprattutto quando sono a casa la sera (26%), si trovano in viaggio (24%) o si stanno spostando per esempio per andare a lavoro (21%).

Indagine ABI sui piani e le strategie delle banche per i prossimi due anni

Priorità investimenti Ict: innovazione, multicanalità e digitale | [09/04/2013]

(28 marzo 2013) Digitalizzazione, innovazione, multicanalità integrata e più efficienza delle infrastrutture grazie a sistemi informativi evoluti e a un’accelerazione nella dematerializzazione dei processi. Sono queste la priorità nei programmi d’investimento in tecnologia delle banche italiane, insieme al costante adeguamento alle normative nazionali ed europee e all’ulteriore potenziamento dei sistemi di sicurezza.


​A scattare la fotografia dell’impegno e delle priorità delle banche italiane sul fronte della spesa ICT è l’ottava edizione del rapporto sui trend del mercato Ict per il settore bancario di ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI. Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di banche, è stato presentato al Forum ABI Lab, l’appuntamento annuale sulla tecnologia allo sportello che si chiude oggi a Milano.
“In una fase ancora complessa per l’economia italiana e internazionale – ha detto Giovanni Pirovano, membro del Comitato esecutivo ABI con delega per l’innovazione – le banche sono chiamate a trovare soluzioni organizzative e infrastrutturali sempre più innovative, per aumentare l’efficienza e la varietà dei servizi offerti riducendo i costi. In questa prospettiva, tecnologia, digitalizzazione e multicanalità integrata sono un volano fondamentale su cui puntare per razionalizzare l’attività e i processi ampliando, allo stesso tempo, l’offerta delle banche con nuovi prodotti e servizi sempre più evoluti e funzionali a imprese, famiglie e Pubblica amministrazione”.
Complessivamente, le banche italiane hanno investito in Ict circa 4,3 miliardi di euro (stima per il 2012), sostanzialmente in linea con la spesa in tecnologia del 2011 (circa 4,5 miliardi). Stando all’indagine, il 43% dei progetti d’investimento ritenuti prioritari dalle banche italiane riguarda i processi interni e i canali di accesso ai servizi. Per quanto riguarda i canali, la parola d’ordine per le banche è “integrazione”, sia attraverso l’ulteriore potenziamento dei servizi di mobile e internet banking sia tramite la realizzazione di nuove piattaforme e di sportelli automatici sempre più evoluti. Sul fronte della maggiore efficienza dei processi interni, invece, gli investimenti sono finalizzati soprattutto a dematerializzare e a rendere più snelli ed efficienti processi e back office.
Un altro 27% dei progetti ritenuti prioritari dalle banche è dedicato alla compliance, il 18% allo sviluppo delle telecomunicazioni e dei sistemi informativi e il 12% riguarda i diversi aspetti della sicurezza, in particolare quella dei canali remoti. Sul fronte della compliance, gli investimenti maggiori riguardano l’allineamento ai requisiti di Basilea3, l’adeguamento alla disciplina contabile e fiscale e alla normativa antiriciclaggio, l’implementazione delle direttive europee (Psd e MiFid) e le attività di business continuity e disaster recovery.
Per quanto riguarda le previsioni di spesa formulate dalle banche sul budget Ict 2013, dall’indagine ABI Lab emerge una sostanziale stabilità per oltre un terzo delle banche che non prevede variazioni rispetto al 2012 (37,5%). Il 32% del settore, invece, pensa di aumentare gli investimenti in tecnologia nonostante la difficile congiuntura.

Innovazione, multicanalit e digitale le priorit degli investimenti Ict