Da nuova stretta su requisiti patrimoniali timori per crescita

(21 giugno) ​Banche e regole, questo il binomio della due giorni organizzata dall’ABI “Unione Bancaria e Basilea3” che ha preso il via il 21 giugno a Roma. Al centro del dibattito il rapporto tra le normative europee, le prassi di vigilanza e i riflessi sull’operatività bancaria.

​“Per adeguarsi alle nuove regole le banche italiane hanno rafforzato la qualità del proprio capitale e migliorato gli indici di leva e di liquidità, senza contare su aiuti pubblici. Proprio grazie a questi risultati, anche negli anni della crisi, le banche hanno garantito il finanziamento delle famiglie e imprese. Ma quello che non è più possibile ipotizzare è un continuo cambiamento al rialzo dei requisiti patrimoniali” ha dichiarato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, aprendo i lavori del Convegno annuale “Unione Bancaria e Basilea3”, la due giorni che l’Associazione bancaria dedica ai temi della Vigilanza Europea e dell’implementazione nel diritto nazionale delle novità regolamentari della Vigilanza prudenziale. “Occorre tener presente che ulteriori inasprimenti dei requisiti patrimoniali che deriverebbero per le banche dal nuovo pacchetto di misure, che rappresentano una modifica sostanziale del precedente quadro regolamentare denominato Basilea 3, impatterebbero sulla crescita economica in misura più marcata in Italia e in tutta l’Europa, dato il ruolo che il settore bancario svolge nel finanziamento dell’economia”.
“Non abbiamo dubbi sul fatto che l’ampio pacchetto riformatore post-crisi finanziaria, e il rafforzamento patrimoniale creeranno un settore bancario più forte. Tuttavia – ha precisato il Direttore generale dell’Associazione Bancaria – occorre prestare attenzione alla lunga fase di transizione che durerà ancora molti anni e valutare l’interpretazione, troppo spesso effettuata nella maniera più restrittiva possibile, delle regole ed evitare misure che possano danneggiare la ripresa economica e, di conseguenza, la possibilità di erogare credito”.
Tra le questioni ancora aperte, al centro dell’edizione 2016 del convegno “Unione Bancaria e Basilea3”, anche la necessità della definizione del quadro normativo che porti rapidamente al completamento dell’Unione Bancaria europea. In tale quadro emerge la centralità del dibattito in corso relativo alla istituzione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi (Edis). Tale quadro dovrà in ogni caso preservare la possibilità che i sistemi di garanzia dei depositi, incluso quello europeo, possano svolgere interventi precoci e preventivi per evitare più costose procedure di risoluzione. A tal fine è necessario un migliore coordinamento delle disposizioni contenute nella direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi (DGSD) e la direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie (Brrd) al fine di evitare penalizzazioni delle banche europee nel contesto globale dei mercati finanziari, senza introdurre ulteriori elementi di rigidità che renderebbero più complessa e costosa la loro capacità di raccolta e quindi di sostegno all’economia.
Il dibattito odierno ha visto il confronto tra esperti del settore e Autorità di Vigilanza nazionali ed europee, tra cui Paolo Angelini, Vice Capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia e Mario Nava, Direttore Monitoraggio del sistema finanziario e gestione delle crisi presso la Commissione Europea. I lavori del convegno si concluderanno domani con una tavola rotonda a cui interverranno, tra gli altri, Alessio De Vincenzo, Dirigente Servizio Regolamentazione e Analisi Macroprudenziale Banca d’Italia, Rainer Masera, Preside della Facoltà di Economia Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma e Gianfranco Torriero, Vice Direttore Generale ABI.

 

L’aumento dei depositi bancari conferma la solidità del settore

(18 giugno 2016) ​I più recenti dati indicano che i depositi bancari in Italia a maggio 2016 sono aumentati del 3,5% rispetto a maggio 2015, passando da 1.283,8 miliardi di euro a 1.328,7 miliardi, mentre si conferma la diminuzione, sempre su base annua, della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni. I depositi riferibili alle famiglie consumatrici si attestano a circa 920 miliardi.

L’ABI rileva che la dinamica crescente dei depositi bancari è riscontrabile in tutte le regioni italiane. Sulla base delle ultime informazioni disponibili, riferite a fine marzo 2016, emerge che i depositi delle famiglie registrano un aumento del 3,2% su base annua, e gli incrementi più sostenuti si registrano in Trentino Alto Adige (+7,8%), in Veneto (+5%), in Lombardia (+4,4%), in Emilia Romagna (+3,8%), in Friuli Venezia Giulia (+3,7%) e +3,6% in Liguria e Piemonte. Segni positivi anche in tutte le regionali meridionali: con punte del +2,9% in Puglia e del 2,5% in Basilicata

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Relazione del Direttore generale al Comitato esecutivo ABI

​(15 giugno 2016) Il Comitato esecutivo dell’Associazione bancaria, riunito oggi sotto la Presidenza di Antonio Patuelli, è stato aggiornato dall’ampia relazione del Direttore generale Giovanni Sabatini, anche in qualità di Presidente del Comitato esecutivo della Federazione bancaria europea, circa le principali tematiche di carattere europeo.

​In un contesto generale di incertezza dei mercati finanziari si fa sempre più rilevante il ruolo della rivoluzione regolamentare in materia di requisiti patrimoniali. Il Direttore Sabatini ha evidenziato come la Federazione Bancaria Europea esprime ai massimi vertici delle istituzioni europee le preoccupazioni circa gli effetti negativi che le nuove modifiche prospettate dal Comitato di Basilea, se venissero approvate, potrebbero avere sulla ripresa in atto in Italia e in Europa. Gli ulteriori generalizzati inasprimenti dei requisiti patrimoniali che deriverebbero per le banche dal nuovo pacchetto di misure – che per la loro ampiezza e complessità rappresentano una modifica sostanziale del precedente quadro regolamentare denominato comunemente “Basilea 3” – impatterebbero sulla crescita economica in misura più marcata in Europa, dato il ruolo che il settore bancario svolge nel finanziamento dell’economia europea.  Quindi – ha affermato il Presidente del Comitato Esecutivo della Fbe Sabatini – siamo attivamente impegnati a che sia assicurata la stabilità degli attuali requisiti di capitale in Europa, evitando che siano adottate nuove misure recessive. 
Il secondo argomento ha riguardato il dibattito in corso relativo alla istituzione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi (Edis). In tale contesto appare necessaria una definizione del quadro normativo che porti rapidamente al completamento dell’Unione Bancaria. Tale quadro dovrà in ogni caso preservare la possibilità che i sistemi di garanzia dei depositi, incluso quello europeo, possano svolgere interventi precoci e preventivi per evitare più costose procedure di risoluzione. A tal fine è necessario un migliore coordinamento delle disposizioni contenute nella direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi (Dgsd) e la direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie (Brrd). 
Il Direttore Sabatini si è da ultimo soffermato sul processo normativo in atto volto alla definizione del livello minimo e delle passività che possono essere sottoposte alla procedura di bail-in. In particolare, ha evidenziato l’esigenza di garantire un adeguato coordinamento normativo tra i principi del Financial Stability board sul Tlac – Total loss absorbing capacity (la capacità di assorbimento delle perdite via patrimonio e riduzione del passivo richiesta per le banche di rilevanza sistemica globale) e le regole del Mrel – Minimum requirement for own funds and eligible liabilities (i requisiti minimi di capitale e passività utili a fronteggiare le perdite che sono richiesti alla generalità delle banche) al fine di evitare penalizzazioni delle banche europee nel contesto globale dei mercati finanziari, senza introdurre ulteriori elementi di rigidità che renderebbero più complessa e costosa la loro capacità di raccolta e quindi di sostegno all’economia.
Per effetto delle regole fin qui adottate e dello sforzo di adeguamento fatto dalle banche europee e in particolare italiane, il grado di patrimonializzazione del settore bancario europeo espresso in termini di capitale di migliore qualità (Cet1) è, in media, raddoppiato e sono sostanzialmente migliorati gli indici di leva e di liquidità. Grazie a questi risultati già raggiunti le banche europee e soprattutto italiane sono oggi ancora più pronte a finanziare le famiglie e le imprese, a supportare la crescita economica e a contribuire alla prosperità dell’Europa.
 

Riflessioni sull’educazione finanziaria

(13 giugno 2016) ​Intervento del Direttore generale ABI Giovanni Sabatini al Seminario istituzionale svoltosi presso la Commissione finanze della Camera dei Deputati

​Onorevoli deputati, a nome del Presidente Antonio Patuelli e dell’Associazione Bancaria Italiana Vi ringrazio per l’invito che ci avete rivolto a partecipare a questo importate momento di confronto in questa prestigiosa sede istituzionale.Il mio intervento si focalizzerà su alcuni spunti di riflessione in merito allo stato dell’educazione finanziaria in Italia e a quanto fatto dal mondo bancario con l’obiettivo di contribuire alla sua diffusione, per poi passare al tema cardine di questo seminario, ovvero le opportunità sottese all’adozione di una normativa specificamente dedicata al tema di educazione finanziaria nel nostro Paese.E’ ampiamente riconosciuto il fatto che un elevato livello di educazione finanziaria incida sui sistemi economici, determinandone maggiore efficienza, competitività e innovazione. L’attuale scenario di riferimento ha posto sempre più al centro dell’attenzione il rapporto tra finanza e cittadini e, di conseguenza, la relazione tra conoscenza economica e responsabilità individuale. Per tale motivo l’educazione finanziaria – da materia per addetti ai lavori è diventata una competenza di base – e si è evoluta nel più ampio e generale concetto di “cittadinanza economica, che è strettamente connesso ai temi della legalità, della corretta percezione del valore del denaro e della responsabilità sociale, comprendendo quell’insieme di conoscenze, capacità e competenze che permettono al cittadino di divenire agente consapevole nell’arco della propria vita economica e sociale, al pari dell’educazione civica.Purtroppo in Italia ci sono ancora molte lacune in termini di diffusione delle conoscenze economiche di base, come dimostrano i risultati di diverse rilevazioni e ricerche.Il World Competitiveness Index colloca l’Italia al 44° posto per diffusione dell’educazione finanziaria e ultimo tra i Paesi del G8; l’analisi Standard & Poor’s Global FinLit Survey dà un quadro del livello di diffusione dell’educazione finanziaria che, solo nei Paesi del G7, varia da una percentuale del 68% del Canada al 37% dell’Italia.L’IGCF (Indice globale di competenza finanziaria) elaborato da un team interaccademico composto da docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e dell’Invalsi, colloca il livello medio di competenza finanziaria degli italiani tra il 5 e il 6, su una scala da 0 a 10.Guardando al mondo scolastico dai dati dell’indagine OCSE PISA , che nel 2012 ha coperto 18 Paesi e un campione di quasi trentamila quindicenni, emerge come l’analfabetismo finanziario dei nostri ragazzi tocchi livelli significativi, con oltre la metà degli studenti che si attesta su un livello di comprensione dei meccanismi economici e finanziari ben al di sotto della media degli altri Paesi. Inoltre l’educazione finanziaria non è presente nei programmi scolastici curricolari sebbene vi siano diversi enti pubblici e privati che propongono programmi didattici nazionali in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio).

Il testo dell’intervento

Nelle banche misure efficaci contro le frodi informatiche

​(11 giugno 2016) Sempre più efficace l’attività di difesa delle banche italiane contro le frodi informatiche: nel 2015, oltre il 94% del volume economico associato ai tentativi di frode è stato bloccato con successo. Un caso di frode stimato ogni 166.000 operazioni eseguite via Internet dalla clientela Retail. Questi i principali risultati della ricerca del Consorzio ABI Lab su come contrastare le frodi su internet e mobile banking. 

Secondo il Rapporto sulla sicurezza on line, solo lo 0,14% dei clienti Retail attivi su Internet Banking, in linea con il 2014, ha subito un furto di credenziali, e a subire un danno economico è stato solo lo 0,0031% dei clienti, ossia uno ogni 32.200. Per quanto riguarda le imprese solo l’1,3% ha subito un furto di credenziali e solo lo 0,01% ha subito un danno economico, a dimostrazione che l’azione di contrasto è sempre più efficace a fronte di una sempre maggiore sofisticazione degli attacchi e dunque di un elevato indice di rischio. Nel 2015 le transazioni anomale su tutta la clientela sono diminuite del 22,7% rispetto al 2014. Riguardo alle tipologie di attacchi, nel caso della clientela al dettaglio il 45,2% dei furti di identità è avvenuto attraverso tecniche di phishing (truffa informatica effettuata inviando un’e-mail al cliente per carpire dati riservati come il numero di carta di credito e password di accesso al servizio di home banking), mentre nel caso delle imprese principalmente attraverso malware (codice malevolo che può essere diffuso attraverso programmi, documenti o messaggi di posta elettronica, in grado di rendere disponibili informazioni riservate e codici d’accesso al truffatore), a conferma di una specializzazione dei meccanismi di frode a seconda del tipo di clientela. Limitate anche le frodi che vedono il coinvolgimento del dispositivo mobile quando usato per ricevere gli SMS che autorizzano le operazioni di Internet Banking, pari allo 0,74% del totale delle operazioni fraudolente. Interessante notare che, nell’ambito delle attività di analisi della rete per l’identificazione dei siti web clone, oltre 2 mila siti fraudolenti sono stati rilevati e bloccati. 

Investimenti delle banche in sicurezza
Dall’indagine del Consorzio ABI Lab emerge che l’attenzione ai temi di sicurezza informatica si conferma una priorità: il 30% delle banche intervistate dichiara, infatti, un aumento in media tra il 5 e il 15% degli investimenti nelle misure di sicurezza digitale, e alcune puntano a veicolare risorse maggiori, anche superiori al 15%.

Collaborazioni istituzionali per il contrasto al crimine informatico
Il settore bancario italiano è consapevole dell’importanza strategica della collaborazione operativa con tutti gli attori coinvolti nella lotta al crimine informatico, in ottica sia preventiva che di contrasto. A questo proposito il Rapporto sulla sicurezza evidenzia la collaborazione operativa in materia di sicurezza informatica tra ABI, tramite l’azione operativa del Consorzio ABI Lab, e il Cert nazionale (Computer and emergency response team), presieduto dall’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione, e la Convenzione con il Ministero dell’interno e la Polizia postale e delle comunicazioni per la prevenzione dei crimini informatici nel settore bancario italiano. Numerose sono anche le collaborazioni operative che ABI Lab segue a livello europeo, innanzitutto con Europol, volte ad abilitare e rafforzare le reti di condivisione delle informazioni tra le banche e le Forze dell’Ordine.
 Grazie alle azioni di contrasto e prevenzione da parte del settore bancario e a un’attenta attività di sensibilizzazione della clientela, è cresciuta la fiducia da parte dei clienti nell’utilizzo dei servizi on line: gli accessi all’home banking sono infatti aumentati del 37% rispetto allo scorso anno, arrivando nel 2015 a 1 miliardo e 800 milioni.

I dieci consigli dell’ABI per l’home banking sicuro

  • Diffida di qualsiasi messaggio, anche se apparentemente autentico, ricevuto tramite e-mail, sms, social network, etc. che ti invita a scaricare documenti o programmi in allegato. Potrebbero contenere dei malware che si installano sul tuo pc.
  • Diffida di qualunque richiesta di dati relativi a carte di pagamento, chiavi di accesso all’home banking o altre informazioni personali ricevute su qualsiasi canale digitale (posta elettronica, sms, etc.). La tua banca e qualunque altra Autorità non ti chiederanno mai queste informazioni, anche in ragione di presunti motivi tecnici o di sicurezza.
  • Per connetterti al sito della tua banca, scrivi direttamente l’indirizzo nella barra di navigazione. Non cliccare su link presenti su e-mail e sms, che potrebbero invece condurti su siti contraffatti, molto simili all’originale.
  • Controlla regolarmente le movimentazioni del tuo conto corrente per assicurarti che le transazioni riportate siano quelle realmente effettuate e utilizza eventuali strumenti di notifica delle operazioni svolte se messi a disposizione dalla tua banca.
  • Verifica l’autenticità della connessione con la tua banca, controllando con attenzione il nome del sito nella barra di navigazione. Se è presente, “clicca” due volte sull’icona del lucchetto (o della chiave) in basso a destra nella finestra di navigazione e verifica la correttezza dei dati che vengono visualizzati.
  • Durante la navigazione in internet, installa solo programmi di cui puoi verificare la provenienza.
  • Installa e mantieni aggiornati software di protezione (antivirus e antispyware), ed effettua delle scansioni periodiche del tuo hard disk.
  • Aggiorna costantemente sistema operativo e applicativi del computer, installando solo gli aggiornamenti ufficiali disponibili sui siti web delle aziende produttrici.
  •  Fai attenzione a eventuali peggioramenti delle prestazioni generali (rallentamenti, apertura di finestre non richieste, ecc.) o a qualsiasi modifica improvvisa delle impostazioni di sistema, che possono indicare infezioni sospette.
  •  Se riscontri problemi o anomalie nei servizi di home banking rivolgiti alla tua banca, che potrà darti informazioni utili.

Comitato esecutivo approva risposte a consultazione Consob

​​(30 maggio 2016) Il Comitato esecutivo dell’Associazione bancaria, riunito sotto la Presidenza di Antonio Patuelli, ha approvato, su proposta del Direttore generale Giovanni Sabatini, le  risposte  da fornire alla Consob  sulle tre consultazioni, pubblicate il 9 maggio scorso, relative ai “Principi ed informazioni-chiave da fornire ai clienti al dettaglio nella distribuzione di prodotti finanziari”,  ai contenuti del paragrafo “avvertenze per l’investitore” nei prospetti e alla “Distribuzione degli strumenti finanziari tramite una sede di negoziazione multilaterale”.

Con riferimento alla prima consultazione, l’ABI esprime apprezzamento e condivide i principi generali e gli obiettivi della Raccomandazione volta a ribadire l’importanza di focalizzare la trasparenza informativa agli investitori al dettaglio sulle informazioni-chiave dei singoli prodotti e strumenti finanziari con il supporto di un apposito documento informativo (c.d. “scheda prodotto”) formulato con un linguaggio chiaro e comprensibile.
Per l’ABI  vi è  la necessità che la Raccomandazione CONSOB chiarisca il rapporto tra la scheda prodotto, l’analogo documento informativo già in vigore in base alle norme europee limitatamente agli Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari (c.d. KIID degli UCITS) e il nuovissimo documento europeo contenente le informazioni chiave per l’investitore, obbligatorio a partire  dal 1° gennaio 2017, per i prodotti d’investimento e assicurativi al dettaglio  preassemblati (PRIIPs – packaged retail investment and insurance-based investment products)  e definisca, quindi, opportune modalità di raccordo fra le varie normative onde evitare incertezza del diritto.
Inoltre l’ABI chiede che siano meglio distinte le indicazioni fornite sulla scheda prodotto, a seconda che gli strumenti e prodotti finanziari vengano venduti sul mercato primario o sul mercato secondario.
Infine, l’ABI sottolinea la necessità di distinguere, graduando l’informativa, il caso in cui il servizio di investimento sia prestato a fronte dell’iniziativa del cliente come nel caso della raccolta ordini o di esclusiva esecuzione dell’ordine (cd. “execution only”) per via principalmente informatica.
Riguardo la Raccomandazione sulle Linee Guida sulle “Avvertenze per l’investitore” nei prospetti, l’ABI condivide l’intento di semplificare ed uniformare le informazioni in detto paragrafo.
Peraltro tale informativa, non prevista dalla Direttiva Prospetti, andrebbe raccordata con le raccomandazioni sulla scheda prodotto di cui sopra e della prossima introduzione del documento recante le informazioni chiave (c.d. KID).
L’ABI sulla terza consultazione esprime condivisione per i principi generali e gli obiettivi  in essa indicati, sottolineando l’importanza che gli intermediari adottino sistemi e misure operative in grado di assicurare che la vendita degli strumenti finanziari soddisfi adeguati livelli di trasparenza ed efficienza in particolare attraverso piattaforme di negoziazione che ne favoriscano la liquidità.
L’ABI ritiene che in un contesto normativo e di mercato caratterizzato da frequenti e rapidi mutamenti, nonché dalla coesistenza di emittenti/intermediari di dimensioni ed operatività molto diverse, i requisiti di trasparenza e di efficienza possono essere rispettati con una pluralità di modelli di piattaforma di negoziazione per conferire liquidità agli strumenti finanziari destinati agli investitori al dettaglio. La scelta di tali piattaforme deve dipendere da una pluralità di elementi, incluse le dimensioni degli emittenti e delle emissioni stesse.

Moratorie rate pmi a quota 19 miliardi

​(28 maggio 2016) Iniziativa rinnovata e potenziata sulla sospensione di rate e soluzioni per agganciare la ripresa.

Proseguono a pieno ritmo le iniziative delle banche in Italia sulla sospensione delle rate o allungamento dei finanziamenti alle Pmi.
Tra ottobre 2013 e aprile 2016 sono state accolte complessivamente 57.077 domande di sospensione del pagamento delle rate accolte per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 19 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 2,3 miliardi di euro.Inoltre, sono state accolte 9.668 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 2,6 miliardi di euro di debito residuo.Questo il risultato del monitoraggio – comunica ABI – che considera i risultati in corso dell‘Accordo per il credito 2015’, iniziativa siglata il 31 marzo 2015 con tutte le altre Associazioni di impresa e in vigore fino al 31 dicembre 2017, con il precedente ‘Accordo per il credito 2013’.L’analisi relativa alla distribuzione delle domande per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:
• il 25,5% è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
• il 14,4% è riferito ad imprese del settore “industria”;
• il 18,7% è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
• l’8,7% è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
• il 6,6% è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
• il restante 26,1% agli “altri servizi”.
Si sottolinea che il nuovo Accordo per il credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.

Nel 2015 rapine in calo dell’8,7%

​(26 maggio 2016)  La fotografia di Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, al Convegno Banche e sicurezza 2016

​Calano del 8,7% le rapine in banca in un anno, passando dalle 587 del 2014 alle 536 del 2015. La diminuzione conferma il trend positivo già registrato negli ultimi anni: dal 2007 ad oggi, infatti, il calo delle rapine in banca è stato pari all’82% (da 2.972 a 536). In calo anche il cosiddetto indice di rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli – che è passato da 1,9 del 2014 a 1,8 del 2015. Questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, presentati al convegno Banche e Sicurezza 2016, la due giorni di lavoro sui temi chiave della sicurezza in banca, che si tiene il 26 e 27 maggio a Milano.
Nel corso dell’incontro – organizzato per fare il punto sulle nuove strategie e sulle misure più innovative per prevenire le rapine allo sportello, anche grazie alla sempre più stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine– ABI e la Prefettura di Milano hanno rinnovato il Protocollo d’intesa per rafforzare la collaborazione, attraverso dialogo e scambio di informazioni.
Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dall’indagine Ossif sulle rapine in banca nel 2015.

La mappa delle rapine
Nel 2015, le rapine sono diminuite in: Abruzzo (-59,1%, da 22 a 9), Campania (- 15,8%, da 38 a 32), Emilia Romagna (-2,9%, da 70 a 68), Friuli Venezia Giulia (-60%, da 5 a 2), Liguria (-53,8%, da 26 a 12), Lombardia (-20,2%, da 94 a 75), Molise (-100%, da 3 a 0), Piemonte (-34,8%, da 46 a 30), Sicilia (-10,3%, da 87 a 78). Nessun colpo in banca in Valle d’Aosta. Invariate le rapine in: Sardegna (solo 3) e Trentino Alto Adige (solo 2). Aumenti si sono invece verificati in: Basilicata (con 6 rapine da 3), Calabria (con 8 rapine da 5), Lazio (con 70 rapine da 59), Marche (con 17 rapine da 15), Puglia (con 31 rapine da 29), Toscana (con 56 rapine da 49), Umbria (con 9 rapine da 6) e Veneto (con 28 rapine da 25).

Gli investimenti in sicurezza e la nuova Guida antirapina
Le banche italiane investono ogni anno circa 700 milioni di euro per rendere le proprie filiali sempre più protette e sicure. Adottando misure di protezione sempre più moderne ed efficaci e formando i propri dipendenti anche attraverso un’apposita Guida antirapina che recepisce i suggerimenti delle Forze dell’Ordine. La nuova edizione della Guida, ultimata proprio in queste settimane, è stata presentata durante i lavori del convegno.

Prima missione delle banche italiane in Argentina

(18 maggio 2016) ​Prima “missione di sistema” per l’ABI e le banche italiane in Argentina, per identificare e approfondire le reali prospettive di collaborazione commerciale e di partnership industriale che le recenti trasformazioni del paese renderanno progressivamente possibili.

​A ribadire il sostegno del settore bancario italiano all’internazionalizzazione della nostra economia è Guido Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI incaricato per le relazioni internazionali, al Forum economico tenutosi a Buenos Aires, in occasione della “missione di sistema” organizzata da banche, imprese e Istituzioni.
Alla missione, partecipa una delegazione di cinque dei principali gruppi bancari che rappresenta circa il 58.8% dell’intero mondo bancario italiano in termini di totale attivo: Bnl – Bnp Paribas, Banca Popolare di Vicenza, Intesa SanPaolo, Ubi Banca e UniCredit.
 “Le linee di credito aperte per gli imprenditori italiani in Argentina – ha detto Rosa – testimoniano la fiducia del settore nelle prospettive di sviluppo di questo Paese e si inseriscono nel quadro più generale del crescente interesse per le opportunità offerte dal mercato sudamericano. Il ruolo delle banche a sostegno dell’internazionalizzazione è fondamentale, attraverso la partecipazione attiva alle filiere produttive globali e la presenza sui mercati esteri maggiormente dinamici. Per quanto riguarda il futuro – ha concluso Rosa – gli imprenditori italiani possono contare sul settore bancario italiano come partner per avviare iniziative commerciali e produttive in Argentina.”

 

Banche a distanza: aumentano i clienti e le modalità di contatto

(​14 maggio 2016) ​In forte aumento il numero di clienti che utilizza la banca a distanza. Il numero di utenti dell’home banking, cioè dei servizi (dispositivi e/o informativi) prestati alle famiglie per via telematica sono, a fine dicembre 2015, 25,2 milioni rispetto ai 22,4 mln di fine 2014 (+12,4%). Le imprese che ricorrono a tale tipologia di servizi telematici sono 2,9 mln rispetto ai 2,6 mln di fine 2014 (+12,3%).

​Gli utenti del phone banking, cioè dei servizi attivabili via telefono, con o senza un operatore, mediante la digitazione di appositi codici per l’identificazione del cliente passano dai circa 10,7 milioni a quasi 11,7 milioni (+8,5%).
Nello stesso tempo è aumentata la rilevanza delle modalità alternative allo sportello con cui la clientela può entrare in contatto con la banca e con gli altri prestatori di servizi di pagamento.
Il numero di Pos (Points Of Sale), cioè le apparecchiature automatiche collocate presso esercizi commerciali, mediante le quali si possono utilizzare carte di credito e/o di debito, è passato da 1.792.232 di fine 2014 a 1.884.504 di fine 2015 (+5,1%). Gli Atm, cioè le apparecchiature automatiche che consentono l’effettuazione di operazioni di cassa ed, eventualmente, di altre operazioni bancarie con carattere sia dispositivo (giroconti, bonifici, ecc.) sia informativo sono aumentati, sempre nello stesso periodo da 40.529 a 43.432 (+7,2%).
I tradizionali sportelli invece passano da 30.740 di fine 2014 a 30.091 di fine 2015 (-2,1%).