Gli impieghi al settore privato oltre il 60% del totale attivo

(3 febbraio 2014) ​L’Osservatorio European banking report (Ebr) dell’Ufficio Analisi Economiche dell’ABI ha pubblicato l’analisi dei risultati semestrali di metà anno relativi ad un campione dei principali gruppi bancari di Francia, Germania, Olanda, Italia, Spagna e Inghilterra.

​Il lavoro, che considera i risultati relativi al primo semestre del 2013, mostra come i gruppi bancari italiani, pur nel difficile contesto economico, evidenziano il modello di banca commerciale, ovvero la spiccata propensione alla raccolta al dettaglio e all’erogazione di impieghi a famiglie e soprattutto a imprese, a differenza dei principali concorrenti europei, più attivi sul fronte degli investimenti finanziari.
L’analisi della struttura patrimoniale mostra che:

  • gli impieghi al settore privato, per i gruppi bancari italiani, rappresentano oltre il 60% del totale dell’attivo contro una  media europea del 38,5% (30% per  i gruppi francesi, tedeschi e inglesi);
  • le attività finanziarie rappresentano circa il 26% del totale dell’attivo in Italia e il 41% in media in Europa (50% per i maggiori gruppi bancari Francesi e tedeschi);
  • la raccolta diretta è superiore ad oltre il 61% del passivo a fronte di una media europea pari a circa il 49% (intorno al 40%  per i gruppi francesi e tedeschi).

L’analisi evidenzia che in Europa convivono modelli bancari molto diversi. Da un lato, i modelli commerciali tradizionali, adottati dalle banche italiane e spagnole, dall’altro, i modelli maggiormente orientati all’operatività sui mercati finanziari e alle attività di banca d’affari, che trovano la massima espressione nei principali gruppi francesi, tedeschi e in alcuni di quelli inglesi.

La sintesi dell’Osservatorio

Le banche potenziano le intranet aziendali

(25 gennaio 2014) Nonostante la crisi, un terzo del settore bancario incrementerà gli investimenti nei prossimi due anni (33%) e oltre la metà manterrà inalterato il budget (53%). Le banche italiane potenziano le intranet aziendali grazie alle nuove tecnologie e alla multicanalità, per rendere ancora più efficiente l’operatività interna, la gestione integrata ed efficace dei processi e l’offerta di nuovi servizi, anche a vantaggio dei clienti.

​Lo dimostra uno studio di ABI Lab, il Centro di Ricerca e Innovazione per la Banca, e della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui – nonostante la difficile congiuntura economica – un terzo delle banche italiane intervistate ha previsto di incrementare gli investimenti per le intranet nei prossimi due anni (33% del campione) e più della metà intende mantenere inalterato il budget rispetto all’ultimo anno (53%).
Già oggi, all’interno delle banche le intranet supportano la comunicazione interna (80% delle banche del campione); la compliance (54%); i servizi di customer service (60%) la gestione del portafoglio prodotti (53%); le operazioni di finanza (50%) e di credito (46%); i processi organizzativi (64%) e la gestione delle risorse umane (60%). Secondo la ricerca, nel 2014 il ruolo giocato dalle intranet nella gestione dei processi delle banche sarà ancora più strategico: oltre la metà dei gruppi intervistati, infatti, pensa di svilupparle ulteriormente a supporto delle attività commerciali, di marketing e nell’ambito del servizio clienti (56%); delle operazioni finanziarie e creditizie (53%); dell’organizzazione interna e della gestione delle risorse umane (50%).
Sul fronte della “mobilità”, le Intranet delle banche sono accessibili ai dipendenti a ogni orario e da qualunque luogo e dispositivo, rispettivamente nel 79% e nel 43% dei gruppi del campione. Proprio su questa caratteristica è rivolta in particolare l’attenzione del settore che punta a potenziare ulteriormente l’accessibilità in mobilità alla Intranet aziendale (oltre l’80% del campione). Sempre secondo lo studio, l’integrazione con gli ambienti “social” e di “collaborazione” aziendali passerà dall’attuale 14% al 36%, mentre quella con i dispositivi personali passerà dal 7% al 14%. 

Sardegna: plafond da 90 milioni di euro per moratoria tributi

​(24 gennaio 2014) L’Associazione bancaria italiana (ABI) e Cassa depositi e prestiti (CDP) comunicano di aver sottoscritto la Convenzione Plafond “Moratoria Sardegna” a sostegno della popolazione sarda danneggiata dall’alluvione che ha colpito la Regione nel novembre 2013.

​Sono stati stanziati da CDP – e saranno distribuiti dalle banche aderenti alla Convenzione – 90 milioni di euro per la concessione di finanziamenti agevolati finalizzati al pagamento di tributi sospesi, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, con scadenza nel periodo compreso tra il 18 novembre 2013 e il 20 dicembre 2013.
I finanziamenti hanno durata di 2 anni e sono assistiti dalla garanzia dello Stato, con restituzione della sola quota capitale da parte dei beneficiari e della quota interessi da parte dello Stato.
Alle risorse possono accedere persone fisiche e soggetti diversi da persone fisiche, anche in qualità di sostituti d’imposta, che abbiano subito danni dall’alluvione.
Per quanto riguarda le modalità di accesso al finanziamento agevolato, i soggetti beneficiari, entro il 31 gennaio 2014, devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate il modello di comunicazione dei pagamenti, riportando solo l’importo dei tributi sospesi per il periodo in questione.
Sempre entro il prossimo 31 gennaio, si possono stipulare i contratti di finanziamento, presentando alle banche aderenti la seguente documentazione:

  • un’autocertificazione con la quale il soggetto beneficiario, oltre a dichiarare di possedere i requisiti previsti dalla legge per accedere ai finanziamenti della specie, attesta di aver subito danni connessi con l’evento alluvionale di novembre 2013;
  • la copia del modello di comunicazione dei pagamenti presentato telematicamente all’Agenzia delle Entrate, nel quale è indicato l’ammontare dei versamenti sospesi;
  • la ricevuta di trasmissione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Alla Convenzione possono aderire le banche che hanno una sede operativa nei territori interessati.

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Dalle banche lombarde 30 milioni l’anno per arte e cultura

​A tanto ammontano gli investimenti delle banche locali a sostegno di manifestazioni e iniziative artistiche e culturali nella regione. Circa 76 milioni investiti negli ultimi due anni e mezzo. Fino al 2 febbraio, presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio, aperta gratuitamente al pubblico la mostra “Luoghi di Valtellina”, promossa dall’ABI in collaborazione con le due banche del territorio.

​Trenta milioni di euro l’anno per restaurare, custodire e tutelare i beni artistici e architettonici della Lombardia, finanziare iniziative, manifestazioni e progetti culturali – come per esempio la mostra “Luoghi di Valtellina”, aperta gratuitamente al pubblico fino al prossimo 2 febbraio – contribuendo così alla crescita e allo sviluppo artistico e culturale della regione. A tanto ammontano, secondo i dati raccolti dall’ABI, gli investimenti fatti ogni anno dalle banche lombarde per l’arte e la cultura. Secondo la rilevazione dell’ABI, in due anni e mezzo – ossia dal 2011 al primo semestre del 2013 – le banche lombarde hanno investito circa 76 milioni di euro in arte e cultura, con un trend che si mantiene costante nonostante la crisi economica in corso. In particolare, gli investimenti nelle arti performative come cinema, teatro, musica e danza rappresentano il 48% della spesa “culturale” complessiva delle banche della regione. Seguono le spese per la sponsorizzazione e l’organizzazione di mostre (17%), gli investimenti a sostegno dell’editoria d’arte (16%), i progetti educativi e di formazione (11%) e i restauri conservativi (8%).  La mostra “Luoghi di Valtellina”, promossa dall’ABI grazie alla collaborazione della Banca Popolare di Sondrio e del Credito Valtellinese, resterà aperta gratuitamente al pubblico di cittadini, turisti e appassionati fino a domenica 2 febbraio, presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte (MVSA). Le opere d’arte che compongono la rassegna provengono dalle collezioni private delle due banche del territorio: protagonista assoluto è il paesaggio nella sua accezione più ampia, indagato dall’occhio attento degli artisti valtellinesi, italiani ed europei che, a partire dagli anni Quaranta, hanno visitato e in taluni casi si sono stabiliti nella provincia di Sondrio.

Esempi di intervento

Sospese rate per Pmi e famiglie lombarde per oltre 5,3 miliardi

(17 gennaio 2014) Nell’ottava tappa a Sondrio del Road Show Italia dell’ABI, analisi e dati complessivi di tutte le iniziative per famiglie e imprese nella crisi tra moratorie alle rate, finanziamenti agevolati e plafond per investimenti e sviluppo. La fotografia del settore bancario regionale nel quadro economico del territorio che risente della mancata crescita generale

 

​Ammontano ad oltre 5,3 miliardi di euro le quote di debito residuo sospese a Pmi e famiglie in Lombardia, dal 2009 ad oggi, con le varie moratorie sulle rate dei finanziamenti per affrontare il protrarsi della crisi economica. A questo quadro vanno aggiunti:

  • i dati in via di elaborazione dell’Accordo per il credito 2013, tra l’ABI e le altre Associazioni di impresa e operativo da settembre 2013;
  • gli 823 milioni di euro dal Plafond Progetti Investimenti Italia, previsto nello stesso Accordo per il 2013;

Questo il focus specifico su tutte le iniziative messe in campo, nel corso della crisi, dal mondo bancario con Istituzioni, Associazioni di impresa e Associazioni dei consumatori attraverso moratorie alle rate, finanziamenti agevolati e plafond per investimenti e sviluppo. I dati sono stati presentati nel corso dell’incontro di sabato 18 gennaio a Sondrio, ottava tappa – dopo Modena – del Road Show Italia. Iniziativa avviata dall’ABI per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche per il Paese.Prosegue la fase di indebolimento delle attività produttive in Lombardia: le difficoltà congiunturali, iniziate nella seconda metà del 2011 in conseguenza delle tensioni sul debito sovrano e delle manovre di consolidamento fiscale, si sono intensificate nell’ultimo biennio. La recessione si è sentita in particolar modo nell’industria e nel comparto delle costruzioni. Nell’industria, i cali produttivi sono stati eterogenei tra province, anche per effetto della diversa specializzazione settoriale. Nel 2012 l’unico stimolo alla crescita era venuto dalle esportazioni (+3,7% la variazione annua), che però si è annullato nel 2013 (-0,1% nei primi nove mesi del 2013).In questo scenario, il mondo bancario – legato alla sua essenza prettamente commerciale – sconta gli effetti delle fragilità del sistema produttivo e dei problemi della mancata crescita. Infatti, l’espansione del credito trova un vincolo spesso insormontabile nel fortissimo aumento del costo del rischio, con il risultato che in Lombardia ad ottobre 2013 il rapporto sofferenze/impieghi ha raggiunto il 6,6%, con sofferenze per oltre 30,3 miliardi di euro (7,8% il rapporto sofferenze/impieghi della media nazionale; 6,8% nell’Italia Nord-Occidentale).
Imprese
In questa fase di crisi, il consolidamento del rapporto tra banche e imprese ha prodotto risultati importanti: l’Avviso comune per la sospensione dei mutui ha rappresentato la prova più tangibile di quanto le banche siano vicine alle imprese. Con le “Nuove misure per il credito alle Pmi”, avviate a febbraio 2012, le banche a livello nazionale hanno sospeso 114.000 finanziamenti a livello nazionale (che si aggiungono ai 260.000 dell’Avviso comune scaduto il 31 luglio 2011), pari a 34,9 miliardi di debito residuo (in aggiunta ai 70 miliardi dell’Avviso comune) con una liquidità liberata di 5,4 miliardi (oltre ai 15 miliardi di euro con l’Avviso comune).In particolare, in Lombardia attraverso l’Avviso comune sono state accolte 76.094 domande di sospensione per un ammontare della quota sospesa di 4 miliardi di euro; con le Nuove misure per il credito alle Pmi sono state accolte 22.424 domande di sospensione per un ammontare della quota sospesa di 1,1 miliardi di euro.Sempre nell’ambito dell’Accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi”, da gennaio 2013 è pienamente operativa l’iniziativa “Progetti investimenti Italia” avviata da ABI e tutte le Associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale (alla presenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico) al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli investimenti delle imprese. Si tratta di un Plafond complessivo di 10 miliardi di euro rivolto alle Pmi, in bonis, che vogliano effettuare investimenti in beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa. In Lombardia, a novembre 2013, sono stati erogati 3.052 finanziamenti per 823,4 milioni di euro pari al 33% del totale nazionale.

Famiglie
Con la moratoria dei mutui alle famiglie, dal periodo di avvio della sospensione del rimborso delle rate di mutuo sino a marzo 2013, le banche hanno sospeso circa 98.781 mutui, pari a 10,9 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di 690 milioni di euro. In Lombardia i contratti di mutuo che hanno usufruito di questa opportunità sono stati 18.297. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie sul territorio colpite dalla crisi pari a 119 milioni di euro, circa il 18,7% dell’ammontare complessivo sospeso.
Nel frattempo, da maggio 2013, è pienamente operativo il Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa, iniziativa che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori e portata avanti dal 2010. Ad oggi, a livello nazionale sono 10.350 le famiglie che hanno potuto sospendere per 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui, per un controvalore di 988,5 milioni di euro di debito residuo. In Lombardia si tratta di 2.081 famiglie, per un controvalore di circa 217,5 milioni di euro di debito residuo.

Banche in lombardia
La struttura del settore bancario regionale, secondo i dati più recenti, vede attive sul territorio 225 banche per un totale di 6.209 sportelli. Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 8.127 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 253.696. Nella regione i lavoratori bancari sono il 26,6% del totale nazionale di settore che ha toccato le 320.000 unità.

Fattore sicurezza
Diminuiscono le rapine in banca in Lombardia. Nel 2012, infatti, sono stati 183 i colpi allo sportello fatti nella regione contro i 243 del 2011, con un calo del 24,7%. È questa la fotografia che emerge dai dati dell’Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza. Per prevenire ulteriormente il fenomeno è necessario continuare a lavorare su quattro direttrici fondamentali: ridurre l’ampia circolazione di contante che ancora caratterizza l’Italia, in ritardo nell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici; adottare sistemi di sicurezza sempre più evoluti e all’avanguardia; monitorare in modo sistematico gli eventi criminosi; proseguire nella formazione del personale di sportello. In Italia, la gestione del denaro contante costa circa 10 miliardi di euro l’anno al Sistema-Paese. Di questi, due terzi pari a 7,1 miliardi sono a carico delle imprese, mentre un terzo pari a 2,8 miliardi grava sui bilanci del mondo bancario. A questa somma vanno aggiunti gli alti costi sostenuti ogni anno dalla Pubblica Amministrazione. 

ABI-Censis: dai territori forte domanda di politiche di sviluppo

(15 gennaio 2014) Non solo Nord e Sud, ma 8 aree territoriali ben identificate attendono interventi. Da analisi ABI–Censis necessarie azioni su cinque assi: innovazione, internazionalizzazione, sistemi di garanzia del credito, reti d’impresa, semplificazione e superamento vincoli burocratici. Settore bancario pronto a valorizzare vitalità dei territori  


​Otto Italie in cerca di politiche di sviluppo. È quanto emerge dalla ricerca “Territorio, banca, sviluppo – I sistemi territoriali dentro e oltre la crisi”, curata dall’ABI e dal Censis, presentata oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa con Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.
Il momento e le criticità del quadro economico esigono interventi di politica economica chiari, sostenibili, praticabili, stabili, capaci di fare fronte o di sanare i fattori di rischio che possono ulteriormente aggravare la situazione. E ciò è vero sul fronte del mercato del lavoro, su quello di un’elevata pressione fiscale incompatibile con la fase di recessione che il Paese sta attraversando, sul fronte del sostegno all’innovazione, come su quello del divario di sviluppo tra territori. Gli attori istituzionali sono chiamati ad operare a livello centrale e decentrato, affrontando con politiche differenziate le specificità che il Paese esprime. I molti pieni ed i molti vuoti, le numerose minacce e le opportunità che emergono dalla segmentazione territoriale sono la prova di una domanda di politiche economiche che spesso tardano ad arrivare, o che talvolta non appaiono tarate sulle effettive esigenze dei territori.

Non solo Nord e Sud, ma otto Italie
Di là dal Centro-Nord, con una struttura produttiva robusta nonostante la crisi, e Sud, in ritardo in termini di sviluppo, emergono otto grandi segmenti territoriali, che permettono di ragionare sulle diverse vie di uscita dalla crisi, partendo dalle energie che ciascun gruppo territoriale è capace di esprimere.

Fare banca nei territori
Le banche sono pronte a valorizzare la vitalità dei territori, ma il settore non può essere né il solo né il primo attore a guidare un percorso di ripresa o di riposizionamento del Paese. Non è di “più banca” che i territori hanno bisogno, né al Nord e tanto meno al Sud, ma di politiche economiche organiche e chiare in grado di rafforzare i fondamentali del Paese.
Se si prendono in considerazione alcuni indicatori sull’operatività bancaria, sull’interazione degli istituti di credito con le “comunità” di territorio e sul grado di presenza della banca nel territorio, si riescono ad individuare alcuni fatti interessanti che smentiscono alcuni luoghi comuni:
• i dati disponibili non consentono di distinguere gli atteggiamenti del settore bancario nei confronti delle aree economicamente più solide o in ritardo di sviluppo. Inoltre, la contrazione degli impieghi che è stata sperimentata in questi due anni di crisi, dopo il forte aumento degli anni precedenti, probabilmente non è determinata dall’irrigidimento del settore bancario nei confronti delle imprese, quanto piuttosto da una forte flessione della domanda di credito a causa del forte quadro recessivo in cui operano le imprese;
• parallelamente, il livello delle sofferenze legate agli impieghi è cresciuto negli ultimi anni di crisi. Le criticità sono decisamente più marcate nei territori in ritardo di sviluppo e nei quali la crisi economica agisce con intensità ancora maggiore;
• permane una differenza sostanziale tra l’ammontare medio degli impieghi erogati sia alle famiglie che alle imprese, tra le diverse aree del Paese. In particolare, i valori medi degli impieghi alle imprese delle aree più sviluppate e con un tessuto produttivo più fitto, sono consistentemente più elevati di quelli registrati nelle aree in ritardo di sviluppo, territori in cui la dimensione delle imprese e quindi la domanda di credito è sensibilmente più contenuta;
• l’offerta bancaria ha seguito la domanda, evidentemente più forte nei territori con una marcata capacità di crescita, di innovazione e di redistribuzione del reddito, meno nei territori in ritardo di sviluppo;
• non esiste uno squilibrio strutturale, ovvero una presenza capillare del settore bancario nei territori più forti e sviluppati e, in proporzione, una presenza più diradata e più debole nei territori a minore tenore di crescita. Se si considerano i valori intermediati (impieghi e depositi) per singolo sportello, emergono sostanziali similarità tra le 8 aree considerate nell’analisi.
Le azioni necessarie
Occorre una definita politica industriale che indichi i settori strategici su cui il Paese intende investire le risorse pubbliche e le azioni di sostegno all’export. I limitati risultati delle riforme del mercato del lavoro, i notevoli problemi generati dalla riforma del sistema pensionistico, la mancata crescita dei redditi ed il forte ridimensionamento della capacità di spesa delle famiglie sono la prova della complessità dei problemi da affrontare e, nello stesso tempo, la dimostrazione che il Paese necessita di politiche organiche che possono essere solo di competenza di chi è chiamato ad esercitare l’azione di governo e non di altri attori del sistema economico.
Occorrono quindi politiche economiche per l’innovazione; per sostenere l’internazionalizzazione; per potenziare sistemi di garanzia del credito, che mitighino il rischio in una fase di diffusa insolvenza; per incentivare le reti di collaborazione, per un’azione delle Pubbliche Amministrazioni che, soprattutto al sud, non impongano vincoli burocratici e pesi ulteriori ad un sistema d’impresa  fiaccato da anni di crisi. Emerge con evidenza che banca, impresa, sistema sociale e territori sono strettamente legati. Dalla capacità delle politiche pubbliche di cogliere e assecondare i fenomeni di cambiamento dipenderà gran parte delle possibilità di crescita o di ulteriore involuzione per il Paese. Il mondo bancario vuole svolgere a pieno il ruolo di vettore di interventi per lo sviluppo. 

A Sondrio l’ottava tappa del Road Show Italia

L’iniziativa punta a raccontare l’impegno delle banche italiane a sostegno di famiglie e imprese. Appuntamento 17 e 18 gennaio. Nuova occasione di incontro ravvicinato sul territorio tra banche, imprese e famiglie grazie all’ottava tappa del Road Show Italia: dopo Cuneo, Vicenza, Ancona, Viterbo, Lecce, Messina e Modena il viaggio attraverso la Penisola promosso dall’Associazione bancaria italiana arriva a Sondrio.

​Venerdì 17 e sabato 18 gennaio il capoluogo della Valtellina vivrà un’occasione diversa di incontro, informazione e dialogo per evidenziare il patrimonio di esperienze, professionalità ed energie che le banche mettono a disposizione dello sviluppo e della crescita, soprattutto nella difficile fase che il Paese sta attraversando.
Il programma prevede una due-giorni di eventi per rendere ancor più concreto ed evidente il ruolo e l’impegno delle banche nel sostenere l’economia e rispondere alle esigenze della collettività. Dopo il venerdì dedicato all’educazione finanziaria, il Road Show entrerà nel vivo con l’evento di sabato mattina, quando rappresentanti delle Istituzioni, esponenti del mondo bancario e dell’imprenditoria, sia locali che nazionali, si incontreranno per fotografare assieme l’attuale congiuntura e ragionare sulle possibilità di una sempre maggior sinergia e vicinanza tra banche e aziende.
Il Road Show Italia si inserisce nel programma dell’ABI con l’obiettivo di consolidare e dare visibilità alla quotidiana relazione tra le banche e i contesti ambientali in cui esse operano. Ogni evento coinvolge i principali centri di riferimento – istituzionali, imprenditoriali, civili e sociali – presenti sul territorio in un dibattito che punta al reciproco confronto sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi. Partendo proprio dall’ulteriore rafforzamento della relazione e da una sempre più fruttuosa collaborazione verso obiettivi comuni. Tutto questo attraverso un modello di partecipazione diretta per raccontare da vicino, tappa dopo tappa, cosa fanno ogni giorno le banche italiane per il Paese.

Il programma dell’evento
 

Con Fondo casa sospese rate per un miliardo a 10.350 famiglie

(10 gennaio 2014) Sono 10.350 le famiglie che, da maggio 2013 fino alla prima settimana di gennaio 2014, hanno potuto sospendere per 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui, per un controvalore di 988,5 milioni di euro di debito residuo.

​Si tratta del “Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa”, iniziativa di recente avvio che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori e portata avanti dal 2010 (consentendo la sospensione del pagamento delle rate dei mutui a 100.000 famiglie, per un controvalore di quasi 11 miliardi di debito residuo).
Nel frattempo, la Legge di Stabilità approvata dal Governo – secondo quanto auspicato da Abi e Associazioni dei Consumatori – ha riconfermato la continuità operativa di questo vero e proprio strumento di welfare delle famiglie anche per i prossimi anni; evitando di vanificare il rifinanziamento del Fondo per 40 milioni di euro relativo al biennio 2014-2015.
“Soluzioni e risvolti positivi, nel perdurare della crisi che – secondo ABI – solo attraverso la collaborazione e l’impegno congiunto con Istituzioni e Consumatori è stato fin qui possibile individuare, adottando le misure più idonee a sostegno delle famiglie nell’accesso al credito e nella sostenibilità delle rate. In particolare, la sospensione delle rate dei mutui in caso di difficoltà, iniziativa che ancora oggi rimane l’unica al mondo”.
La stessa collaborazione che ha permesso di perfezionare il metodo telematico di accesso al Fondo e superare iniziali difficoltà procedurali, facendo salire dal 55% all’81% il livello di domande accettate.

Fondo di Solidarietà per l’acquisto Prima casa – Video

A Sondrio in mostra “Luoghi di Valtellina”

 ​(10 gennaio 2014) Presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio (MVSA), l’ampia rassegna di capolavori  dalle collezioni delle due banche locali. Fino al 2 febbraio aperta gratuitamente per cittadini, turisti e appassionati.

​Un’ampia rassegna di opere d’arte per ritrarre i “Luoghi di Valtellina” attraverso i capolavori provenienti dalle collezioni private della Banca Popolare di Sondrio e del Credito Valtellinese. La mostra, promossa dall’ABI in occasione dell’ottava tappa del Road Show Italia grazie alla collaborazione delle due banche locali, sarà aperta gratuitamente al pubblico di cittadini, turisti e appassionati dal 18 gennaio al 2 febbraio, presso le sale dell’antico Palazzo Sassi de’ Lavizzari, oggi Museo Valtellinese di Storia e Arte (MVSA).
Protagonista assoluto della rassegna d’arte è il paesaggio nella sua accezione più ampia, indagato dall’occhio attento degli artisti valtellinesi, italiani ed europei che, a partire dagli anni Quaranta, hanno visitato e in taluni casi si sono stabiliti nella provincia di Sondrio.
Le opere – ciascuna nel suo linguaggio specifico, dal naturalismo fino alle declinazioni più astratte – interpretano la molteplicità del paesaggio locale: i fondovalle e le alte cime innevate delle Alpi; i versanti boschivi e i campi coltivati; le vedute cittadine e quelle rurali, svelando il carattere complesso del genius loci.
Attraverso la selezione di dipinti e foto, messa a disposizione dalla Banca Popolare di Sondrio e dal Credito Valtellinese, vengono dunque rappresentate differenti letture di una realtà, non monolitica ma multiforme e mutata nel tempo, che l’occhio dell’artista restituisce filtrata dalla propria sensibilità: le alte cime digradanti verso la natura antropizzata dei terrazzamenti e degli insediamenti di media quota fino ai borghi del fondovalle; ma anche le grandi imprese dell’uomo, le cave e le centrali che così fortemente segnano il paesaggio. In questa prospettiva, la cultura figurativa e le forme espressive proprie dell’arte contemporanea diventano uno strumento per decifrare e riscoprire il territorio della Valtellina, trascendendo gli stereotipi che soprattutto la pittura ha inflitto alle alte terre delle Alpi. 

Osservatorio ABI-Censis: italiani preoccupati ma vitali

(28 dicembre 2013) Preoccupano disoccupazione, situazione economica e tasse Primi segnali di distensione, meno pessimisti ma incerti. Più sereni che in Europa per questioni ambientali, casa, scuola, pensioni, immigrazione, sistema sanitario e previdenziale, sicurezza. Sempre al centro dell’attenzione inflazione e debito pubblico

 

​Più incerti, ma meno pessimisti. È lo stato degli italiani. È anche un primo segnale dell’allentarsi dell’ansia innescata dalla crisi. Se il pessimismo scende, l’incertezza però sale. Nell’ultimo periodo, tra marzo e settembre 2013, è cresciuto il numero di chi si dichiara incerto, salendo ancora rispetto al settembre 2012. È quanto emerge dal quarto numero dell’Osservatorio ABI-CENSIS sulla società italiana. Un anno fa il 16% si dichiarava incerto, nel 2013 è il 32,9%. E ciò a fronte di una lenta, ma graduale, diminuzione dei pessimisti, passati in un anno dal 46,8% al 37%.

La disoccupazione affligge il Paese. Oltre a ciò, nella top five dei problemi anche la situazione economica, le tasse, l’inflazione e il debito pubblico. Gli italiani sono tormentati dalle questioni economiche più degli altri europei. Tra i principali problemi il 58% indica la disoccupazione, 7 punti in più della media europea. In Italia il 42% indica la situazione economica, rispetto al 33% della media in Europa. La differenza più grande si registra per le tasse, per il 23% degli italiani è uno dei problemi principali del Paese, nella media europea è il 9%. Suscitano meno preoccupazioni che nel resto d’Europa questioni importanti come sicurezza, sistema sanitario, previdenza, immigrazione, pensioni. Italiani più sereni anche su questioni ambientali, casa e scuola.

Preoccupati, ma vitali e con voglia di fare.
L’85% degli italiani è preoccupato e il 71,2 si dice indignato, in linea con il perdurare della crisi. L’indignazione e la preoccupazione accomuna tutti dal Nord al Sud, sia pure con gradazioni diverse. Il 13,2% si dice disperato, percentuale sostanzialmente contenuta. Tra gli elementi che più scardinano l’idea di un Paese sull’orlo della catastrofe è il 26,5% che dice di sentirsi frustrato, un dato che corrisponde ad un 73,5% di italiani che quindi si sente in qualche modo soddisfatto. Ciò che rappresenta bene la situazione di incertezza laboriosa è che il 45,8% degli italiani dichiara: “vorrei fare qualcosa, ma non so cosa”. Insomma, emerge l’immagine di un Paese pronto a darsi da fare, che cerca e in parte trova un suo equilibrio, in attesa di tempi migliori.

Soddisfatti della vita privata e allarmati per l’economia.
Gli italiani non sono sereni se guardano all’economia, mentre invece esprimono soddisfazione rispetto alla salute, alle relazioni familiari, a quelle con gli amici e al tempo libero. Su questi aspetti della vita oltre l’80% ritiene di essere molto o abbastanza soddisfatto. Certo il 40,1% si ritiene molto o abbastanza soddisfatto della situazione economica e ciò implica che il 60% considera non soddisfacente questo tema.