Finanziamento delle imprese agricole

Audizione del Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini
presso la Commissione Agricoltura Camera dei Deputati
7 novembre 2013

​L’Associazione Bancaria Italiana ha accettato con grande piacere l’invito della Commissione XIII della Camera dei Deputati a partecipare alle audizioni per una ricognizione ed aggiornamento della situazione del sistema di finanziamento alle imprese agricole, già iniziata tra il 2009 e il 2010.Il documento che qui presentiamo, dopo una breve lettura sull’evoluzione del contesto macroeconomico, si concentra sull’analisi delle grandezze del finanziamento all’agricoltura, sulle criticità riscontrate nella programmazione europea dello sviluppo rurale, ancora in corso, 2007 – 2013 e sull’opportunità offerte da quella futura (2014 -2020), con un breve cenno ad un progetto speciale ABI dedicato all’utilizzo più efficiente delle risorse comunitarie.

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Formazione continua per gestire la complessità del mercato

​(2 novembre 2013) Si è conclusa con la premiazione di 300 allievi la sedicesima edizione del Banking & Financial diploma, il progetto di formazione a distanza promosso dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in raccordo con ABIFormazione. Dal 1997, circa 5000 i dipendenti che hanno conseguito l’Attestato di professionalità bancarie e finanziaria e la Certificazione Europea dei fondamenti della professionalità bancaria.


​Basato sull’applicazione della formazione a distanza, mediante una metodologia didattica che integra risorse per l’autoformazione con servizi di apprendimento assistito e collaborativo, erogati sia a distanza sia in presenza, il Banking & Financial diploma si riconferma iniziativa formativa importante per la promozione della professionalità in banca, e in grado di stare al passo con le nuove esigenze di mercato. 
Lo sviluppo dello scenario in atto – molto rapido e a volte addirittura imprevedibile in un contesto di competitività globale – comporta una costante disponibilità al cambiamento e la capacità di accrescere le conoscenze, sia a livello organizzativo sia a livello individuale, attraverso un processo di apprendimento continuo. In questo contesto, un ruolo di primo piano spetta alla formazione, non più intesa quale necessità funzionale della sola azienda ma, sempre di più, quale mezzo di sviluppo di professionalità, patrimonio del singolo.
Soddisfare la duplice esigenza di sviluppare le competenze di base dei dipendenti e certificare la loro professionalità, oltre a mettere a disposizione del mercato operatori altamente competenti, l’obiettivo. Il percorso mira infatti a trasferire le conoscenze e gli strumenti che compongono la professionalità bancaria e finanziaria, formando così operatori d’eccellenza in grado di assicurare il buon esito delle azioni di riorganizzazione aziendale, la qualità dei servizi offerti e la soddisfazione della clientela. La prospettiva è quella di fronteggiare le nuove e complesse sfide determinate dalla rapida e continua evoluzione della struttura, del funzionamento dei mercati e degli intermediari finanziari. 
Il percorso formativo, riservato ai dipendenti bancari con elevato potenziale di crescita e almeno un anno di esperienza professionale, ha la durata di 16 mesi. Per ciascuno dei 6 moduli (Lo scenario dell’intermediazione finanziaria; Retail and corporate banking; Investimenti finanziari e mercati; Private banking and asset management; Il risk management in banca; Management della banca) sono previsti 3 incontri in aula e un incontro dedicato al test finale. 148 le ore di studio stimate per ciascun modulo (in presenza e on line). Il percorso formativo dell’ABI ha rafforzato la sua missione, affiancando al ciclo Base, quelli Specialistici e la partecipazione alla Certificazione Europea dei Fondamenti della Professionalità Bancaria (Efcb). Costantemente, inoltre, il B&FD è un ambito di sperimentazione di nuove metodologie didattiche in particolare riguardo alla formazione online.

Paper ABI sull’autovalutazione dei controlli interni

(30 ottobre 2013) Documento ABI, contenente alcuni approfondimenti e riflessioni, indirizzato alle banche impegnate nell’autovalutazione della propria situazione aziendale con riferimento alle nuove Disposizioni di Banca d’Italia in tema di sistema dei controlli interni.

​Lo scorso 3 luglio, la Banca d’Italia ha aggiornato le Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche in materia di sistema dei controlli interni (capitolo VII della Circolare n. 263/2006).
È una regolamentazione complessa ed onerosa che presuppone – per ammissione della stessa Banca d’Italia – un’altrettanta difficile ed impegnativa attività implementativa ed applicativa ed è questa anche la ragione per la quale l’Autorità di vigilanza ha chiesto alle banche, di inviarle, entro il 31 dicembre 2013, una relazione recante un’autovalutazione della propria situazione aziendale rispetto alle previsioni della nuove disposizioni (c.d. “gap analysis”).
Anche in base a contatti informali avuti con singole banche, l’ABI ha quindi ritenuto opportuno avviare un’iniziativa diretta ad individuare ed approfondire alcune tematiche particolarmente innovative nello specifico quadro delle nuove Disposizioni così da consentire, in tempo utile, al sistema di individuare, nelle proprie gap analysis, le linee di intervento da comunicare alla Banca d’Italia.
In particolare, è stato definito, dopo alcuni mesi di lavoro, un documento recante alcuni approfondimenti e riflessioni in merito alle seguenti quattro tematiche:

  • Coordinamento e collaborazione tra tutte le funzioni e organi con compiti di  controllo. Con riguardo a tale tematica, si sono approfondite alcune problematiche relative alla redazione del c.d. “documento di coordinamento”, che deve essere approvato dall’Organo con funzione di supervisione strategica;
  • Criteri per la definizione delle operazioni di maggior rilievo (Omr) e modalità di verifica di coerenza con il c.d. “Risk appetite framework (Raf)”. In tale ambito, si sono affrontate alcune questioni relative all’identificazione di criteri qualitativi e quantitativi utili alla definizione di Omr anche tenendo conto delle esigenze di coerenza con il Raf;
  • Criteri per la definizione di policy per l’esternalizzazione. Con riguardo a tale complessa tematica, oltre a fornire alcune indicazioni per la definizione del concetto di esternalizzazione, si sono indicati possibili criteri per al redazione della relativa policy, nonché affrontate alcune questioni tra le quali quella dei relativi adeguamenti contrattuali;
  • Verifica del corretto svolgimento del monitoraggio andamentale sulle singole esposizioni creditizie. In tale ambito, si sono fornite alcun indicazioni circa il ruolo della funzione di risk management rispetto a quest’importante e delicata attività.
  • Vista la prossima scadenza del 31 dicembre entro la quale ciascuna banca deve definire la propria gap analysis, il documento è stato inviato, lo scorso 30 ottobre, agli Associati attraverso apposita lettera circolare.
     

    Disegno di legge di stabilità 2014

    Audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini
    Commissioni Bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
    29 ottobre 2013

    ​Illustri Presidenti, Onorevoli senatori e deputati,l’Associazione Bancaria Italiana è lieta di poter essere audita in questa importante occasione finalizzata a discutere le linee di intervento di politica economica per il triennio 2014-16.Consentitemi di ringraziarvi per l’invito che avete voluto rinnovarci, anche a nome del nostro Presidente Antonio Patuelli.L’occasione di confronto è utile anche perché a questa legge di stabilità viene assegnato un duplice delicato compito: da un lato, fare il possibile per stimolare una ripresa dell’economia di cui si intravvedono alcuni germogli; dall’altro, continuare la faticosa opera di risanamento dei conti, condizione imprescindibile per rafforzare una fiducia che il Paese ha ritrovato grazie ai sacrifici del recente passato.Le banche ritengono che questo Disegno di legge contenga misure importanti, ma che al tempo stesso non abbia potuto mettere al centro della sua attenzione una serie di provvedimenti indispensabili per quella più vigorosa spinta che ora serve. Il documento che qui presentiamo dopo aver offerto una breve lettura del momento macroeconomico e aver  ricordato le principali grandezze della manovra di finanza pubblica oggi in discussione, si concentra pertanto su tre diversi fronti:  

    • sugli interventi del DDL che hanno un impatto diretto sul settore bancario;
    • sugli altri interventi che meritano sottolineatura per i loro risvolti sull’attività economica;
    • ed infine, ma non meno importante, sulle misure che sarebbe stato necessario assumere e che invece non hanno trovato spazio nel provvedimento che oggi esaminiamo.

    Arricchisce infine il nostro contributo di analisi e proposta un Riquadro con alcune indicazioni relative alle penalizzazioni che il nostro fisco infligge alle banche italiane.

    L’audizione

    Sisma Emilia: le banche in aiuto dei contribuenti

    (29 ottobre 2013) I​n questi giorni le banche stanno raccogliendo la documentazione necessaria per procedere ai finanziamenti per pagare i tributi, secondo le istruzioni fissate per legge e secondo le regole indicate dall’Agenzia delle Entrate. Lo rende noto la Commissione regionale ABI Emilia Romagna. 


    ​I tempi sono strettissimi perché i finanziamenti devono essere perfezionati entro il 31 ottobre e le banche hanno ricevuto documentazione non in linea con quanto previsto dalle disposizioni normative e regolamentari che disciplinano lo strumento. In particolare, alcuni consulenti hanno riepilogato nel modello di comunicazione all’Agenzia delle Entrate anche i tributi già pagati col primo finanziamento erogato nel dicembre 2012 (pagamento imposte da dicembre 2012 a giugno 2013).
    Per consentire alle imprese ed ai cittadini di accedere comunque ai finanziamenti agevolati, le banche aderenti all’iniziativa, coordinate dall’ABI, hanno predisposto una specifica procedura, d’intesa con la Cassa Depositi e Prestiti, al fine di accettare modelli di comunicazione compilati anche per le mensilità dicembre 2012-giugno 2013, minimizzando i possibili disagi per la clientela.
    Sarà sufficiente che i beneficiari che hanno ottenuto il precedente finanziamento, rilascino alle banche un’apposita autodichiarazione con individuazione certa – tra tutte le mensilità riepilogate nel modello dell’Agenzia delle Entrate – delle sole mensilità da pagare da luglio 2013 a novembre 2013, la cui somma avrà così esatta corrispondenza con l’importo indicato nel nuovo contratto di mutuo.
     

    Il 66% del risparmio dei migranti resta in Italia

    ​(29 ottobre 2013) Presentazione del secondo anno di attività dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, oggi a Roma nell’ambito del Forum CSR 2013. Un nuovo cittadino su tre ha un rapporto “evoluto” con la banca. In tre anni questa fascia di clientela è raddoppiata.


    ​Si rafforza il legame tra i cittadini migranti e il territorio e  le imprese bancarie. Il processo di integrazione e di partecipazione degli immigrati alla vita sociale ed economica del Paese viene favorito e accelerato dall’inclusione finanziaria. Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, su un campione rappresentativo di nuovi cittadini, il 66% del risparmio degli intervistati resta in Italia, per fare fronte alle emergenze determinate dalla crisi (il 27%) e per motivi legati ad esigenze tipiche di chi sembra aver scelto di radicarsi e integrarsi nel nostro Paese (in particolare l’11% per l’educazione e il 10% per l’acquisto della casa). 
    Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla giornata conclusiva del Forum CSR 2013, l’appuntamento organizzato dall’Associazione bancaria italiana (ABI) sulla Responsabilità sociale d’impresa. Focus oggi sull’inclusione finanziaria dei migranti. Nella giornata che ha visto la partecipazione del Ministro per l’integrazione Cécile Kyenge, del Vice Ministro degli Esteri Marta Dassù, del Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Cecilia Guerra, del Prefetto Angelo Malandrino Direttore Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, e di Giulia Amadori della Direzione Generale Affari Interni-Unità Immigrazione e Integrazione presso la Commissione Europea, è stato presentato il secondo anno di attività dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti.
    Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’ABI e il Ministero dell’Interno, e coordinato dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). L’Osservatorio intende fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti nel nostro Paese, quale condizione necessaria per favorire il processo di integrazione. Obiettivo è supportare gli operatori del mercato nella definizione di strategie integrate per accelerare e rafforzare il processo di partecipazione degli immigrati alla vita del Paese.
    Come nel primo anno di attività, tre le aree di indagine dell’Osservatorio: il lato dell’offerta col coinvolgimento delle banche italiane (pari al 74% del totale attivo del sistema, il 61% degli sportelli di sistema) e di BancoPosta; il lato della domanda con interviste e questionari ad un campione significativo di migranti di dieci nazionalità nelle città di Milano, Roma e Napoli; e l’imprenditoria tramite l’analisi delle imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma).
    L’evento è in partnership con il convegno “Presentazione del Progetto GreenBack 2.0: Torino città campione delle rimesse” organizzato da Banca Mondiale. Rendere il mercato dei servizi di rimesse più trasparente, efficiente e orientato alle esigenze dei migranti l’obiettivo del progetto promosso da Banca Mondiale. A partire da Torino, verranno implementate le attività volte a rendere più efficiente il mercato delle rimesse.

    La bancarizzazione dei migranti
    Quasi 2milioni il numero dei conti correnti presso banche e BancoPosta intestati a cittadini immigrati di 21 nazionalità (pari all’88% dei migranti residenti in Italia) considerate nell’indagine del CeSPI a dicembre 2011. Circa 2.264.900 i cittadini immigrati che hanno accesso diretto al conto corrente se si considerano i conti cointestati. Nell’indagine sono state ricomprese anche le carte con Iban e la carta PostePay offerta da BancoPosta, limitatamente ai clienti che non sono titolari di un conto corrente: pari a circa 580.900 il numero di cittadini immigrati titolari questi strumenti.

    Il cliente “evoluto”…
    Utilizza almeno 6 prodotti bancari, è prevalentemente uomo (60%), sposato o comunque convivente (80%), di  età compresa fra i 35 e i 55 anni (61%), residente in Italia da almeno 14 anni (dato medio) e con un profilo di istruzione alto (il 43% ha un titolo di scuola superiore e il 37% un titolo universitario). È questo il cliente “evoluto”, ossia che ha una relazione “matura” con il sistema finanziario, in risposta a una pluralità di esigenze che vanno oltre la semplice custodia del risparmio e la concessione del credito, ma che riguardano anche i pagamenti e una gestione più attiva del proprio patrimonio.
     
    … e sempre più tecnologico
    Uno dei principali indicatori del grado di inclusione finanziaria dei migranti è relativo all’utilizzo dei diversi prodotti e servizi finanziari. Dati interessanti sono sull’evoluzione del grado di utilizzo dei diversi prodotti bancari in termini di percentuale di utilizzatori sul totale dei correntisti. In particolare dal rapporto curato dal CeSPI emerge la forte diffusione degli strumenti di pagamento, nello specifico della carta Bancomat, generalmente associata al conto corrente, che riguarda la quasi totalità dei correntisti: pari all’86% circa secondo l’indagine 2012, era intorno al 66% nel 2008. Rilevante anche l’incidenza dei servizi di internet banking, passati dal 9% rilevato nel 2008 dall’indagine, a oltre il 25% nel 2012.
     
    Il rapporto con la banca
    Considerando i titolari  di conti correnti a livello di nucleo familiare, la percentuale di coloro che detengono più di un conto corrente in istituzioni diverse (sia BancoPosta che una banca) è pari al 26%.
    In generale, il cliente immigrato è un cliente informato. Il 30% dei correntisti ha avuto rapporti con banche diverse da quella attuale. Un terzo dei casi ha cambiato operatore per via di un trasferimento geografico, il 15% per motivi legati alla relazione con l’istituto di riferimento, la metà (il 51%) per valutazioni di convenienza dei servizi e prodotti offerti. Il passaparola si conferma di gran lunga il principale canale di accesso alla banca (per il 44% del campione).
     

    La vera sfida è creare valore per la collettività

    ​(28 ottobre 2013) Questa la riflessione al centro delle due giornate di Forum Csr dell’ABI, che si è aperto  oggi a Roma. All’ottava edizione, l’appuntamento annuale che l’Associazione Bancaria Italiana dedica alla responsabilità sociale d’impresa (Corporate social responsibility, Csr) si conferma occasione di confronto per gli  operatori nazionali e internazionali interessati a promuovere l’integrazione della sostenibilità nel business anche attraverso l’utilizzo di indicatori ambientali, sociali e di governance, e a investire sulla cultura della sostenibilità.   


    ​“Creare valore per la collettività – dice il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini –  è la sfida di cui oggi siamo investiti. Fare responsabilità d’impresa non può più avere il solo fine di espandere le proprie attività, ma di creare esempi positivi che impattino sulla comunità. L’obiettivo deve essere di partecipare a un miglioramento qualitativo orientato a nuovi equilibri per la sostenibilità economica, ambientale, sociale e alla equità infra e intergenerazionale. Solo agendo in questa prospettiva, si potranno ottenere vantaggi competitivi duraturi nel tempo”.
    L’ABI è stata testimone nell’ultimo decennio del grande fermento che ha portato diverse realtà bancarie del nostro Paese a esperimenti, che ormai sono prassi consolidate, volti a presentare una rendicontazione sempre più funzionale alla gestione e alla valorizzazione di aspetti extrafinanziari del business.

    Il 70% delle banche integra la Csr nel business
    Dall’indagine ESG Benchmark 2013, che l’ABI promuove ogni due anni tra gli associati per acquisire le informazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) relative all’attività bancaria, emerge che il 65% del campione, rappresentativo del 70% del totale attivo di sistema a dicembre 2012, prende in considerazione questi temi nella strategia di sviluppo del proprio business, per meglio gestire impatti, rischi e opportunità connessi al proprio business. I temi maggiormente considerati sono quelli che hanno a che fare con il coinvolgimento degli stakeholder (55%), il sistema incentivante (54%), la Corporate Governance (oltre il 50%), ma anche le politiche di credito (50%) e di investimento (38%).

    Presidio Csr
    All’interno delle banche è ormai diffuso un presidio dedicato alla Csr, che nel 72% dei casi è  un’unità dedicata. Negli ultimi anni è inoltre cresciuta la promozione di un modello che formalizza l’interazione tra l’unità o il presidio Csr e le altre aree della banca. Attualmente circa l’80% del campione si avvale di modalità strutturate di condivisione delle informazioni, utili soprattutto alla redazione del bilancio di sostenibilità.

    Il codice etico
    La totalità del campione dispone di un codice etico che si conferma, assieme al bilancio di sostenibilità, lo strumento più diffuso di Csr. Per quanto riguarda i contenuti del documento, una costante è l’indicazione dei diritti, doveri e responsabilità della banca nei confronti degli stakeholder (96%), degli organi preposti al controllo e a cui rivolgersi in caso di violazioni e delle norme di comportamento (94%), dei meccanismi di attuazione e controllo (92%), dei meccanismi di remunerazione/sistema incentivante (85%).
    Il 37% del campione dichiara di aver sottoposto il codice etico ad aggiornamento e di avere erogato appositi corsi di formazione per tutti i dipendenti (82%), a riprova che lo strumento è utile in quanto vissuto dall’organizzazione e modellato sulle sue esigenze mutevoli.
     

    Un decalogo per le relazioni con clienti ciechi e ipovedenti

    (26 ottobre 2013) ABI e Uici hanno avviato i lavori del Tavolo di confronto con la messa a punto di un apposito Decalogo, inviato a tutto il mondo bancario, con i suggerimenti utili per migliorare la relazione con le persone cieche  e ipovedenti: non un semplice annuncio, ma un primo passo molto concreto nel più ampio impegno sull’accessibilità.


    ​Favorire la massima accessibilità da parte di questa specifica tipologia di clienti a strutture, prodotti e servizi bancari, anche con il supporto di strumentazioni tecnologiche altamente evolute e sempre più diffuse. A questo mira, tra l’altro, il Tavolo di confronto costituito con la sottoscrizione a Roma, di uno specifico Protocollo d’intesa tra il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e il Presidente dell’Uici Onlus, Tommaso Daniele. Il Tavolo di confronto rappresenta la cornice istituzionale in cui si svilupperà la collaborazione tra le parti firmatarie, per:favorire lo scambio di informazioni;

    • favorire lo scambio di informazioni;

    • esaminare congiuntamente tematiche specifiche e normative di riferimento che incidono nella relazione tra la clientela dei soggetti non vedenti/ipovedenti e le banche;

    • condividere eventuali buone pratiche implementate dal settore bancario o promosse direttamente dall’Uici, per favorire al massimo l’accessibilità a prodotti, servizi e strutture bancarie per questo tipo di persone.

    Nell’ambito del Tavolo le parti lavoreranno, tra l’altro, alla definizione di iniziative sperimentali per promuovere un canale di confronto preferenziale tra le banche e le persone non vedenti/ipovedenti attraverso momenti formativi, visite nelle filiali finalizzate a fare esperienze concrete rispetto alle strutture esistenti (percorsi attrezzati, parcheggi dedicati, ecc.), alle strumentazioni innovative (Token evoluti e parlanti, bancomat evoluti, totem, meccanismi di prenotazione dell’appuntamento, ecc.), nonché ai prodotti creati per specifiche esigenze.
    Il decalogo degli accorgimenti utili nella relazione con un soggetto non vedente, messi a punto dal Tavolo di Confronto ABI e UICI
  • La puntualità negli appuntamenti per un non vedente è particolarmente rilevante: è quindi importante rispettare gli orari precedentemente concordati e avvertire per tempo in caso di ritardi.

  • Anche quando il cieco è accompagnato, è comunque opportuno rivolgersi direttamente a lui – e non all’accompagnatore – per avere le informazioni necessarie allo svolgimento delle operazioni.

  • Quando ci si accosta ad un non vedente è indispensabile segnalare la propria presenza e presentarsi in modo chiaro, fornendo tutte le informazioni necessarie e da lui richieste.

  • Per comunicare la propria intenzione di iniziare un dialogo con il non vedente è sufficiente rivolgergli la parola.

  • E’ preferibile, ove la conformazione degli ambienti lo consenta, svolgere l’incontro in un ufficio o comunque in un luogo che favorisca il dialogo senza ulteriori eccessivi stimoli sonori.

  • Se c’è la possibilità di sedersi, va indicata al non vedente la sedia, ponendo la sua mano sullo schienale.

  • Se si deve consegnare della documentazione, è opportuno metterla direttamente nelle mani del non vedente, evitando di lasciarla su piani di appoggio, dove potrebbe essere confusa con altro materiale e/o dimenticata dal non vedente.

  • Se si deve accompagnare un cieco, è sufficiente offrirgli il braccio, in modo che egli cammini sempre leggermente più indietro di voi. Occorre avvertirlo se ci sono gradini da scendere/salire o qualsiasi altro impedimento sul percorso.

  • Se è necessario indirizzare un cieco in qualche luogo e non lo si può accompagnare, è opportuno descrivere con la massima precisione il percorso da seguire, segnalandogli i punti di riferimento significativi.

  • Quando ci si accomiata da un cieco, o anche semplicemente ci si allontana per qualche tempo, lo si deve sempre avvertire. Prima di salutarsi è, inoltre, importante ricapitolare sinteticamente quanto concordato/fatto nel corso dell’incontro, per consentire al non vedente di memorizzare le informazioni e gli eventuali step successivi.
  • In Emilia Romagna 10 milioni l’anno per arte e cultura

    (18 ottobre 2013) A tanto ammontano gli investimenti complessivi delle banche locali per sostenere e finanziare manifestazioni e iniziative artistiche e culturali nella regione. Oltre 27 milioni di euro investiti negli ultimi due anni e mezzo. Parte oggi da Modena il giro di incontri sul territorio per raccontare il rapporto tra banche e cultura.


    ​Dieci milioni di euro l’anno per restaurare, custodire e tutelare i beni artistici e architettonici dell’Emilia Romagna, finanziare iniziative e manifestazioni, sponsorizzare progetti culturali, contribuendo così alla crescita e allo sviluppo artistico e culturale della regione. A tanto ammontano, secondo i dati raccolti dall’ABI, gli investimenti fatti ogni anno dalle banche dell’Emilia Romagna per l’arte e la cultura. Ad annunciarlo Adriano Maestri, rappresentante della Commissione Regionale ABI Emilia Romagna, durante l’incontro che si è tenuto oggi a Modena, in occasione della settima tappa del Road Show “Le banche per l’Italia”.
    Secondo i dati dell’ABI, in due anni e mezzo – ossia dal 2011 al primo semestre del 2013 – le banche emiliane hanno investito oltre 27 milioni di euro in arte e cultura, con un trend che si mantiene costante nonostante la crisi economica in corso. In particolare, gli investimenti nelle arti performative come cinema, teatro, musica, e danza rappresentano il 35% della spesa “culturale” complessiva delle banche della regione. Seguono i progetti educativi e di formazione (20%), gli investimenti a sostegno dell’editoria d’arte (18%), le spese per la sponsorizzazione e l’organizzazione di mostre (14%) e quelle per i restauri conservativi (13%).
    L’appuntamento modenese – a cui hanno partecipato, tra gli altri, il Soprintendente per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia, Stefano Casciu, ed esponenti di tutte le principali banche emiliane – segna l’avvio del giro di incontri sul territorio previsti dal piano d’azione “Le banche per la cultura”.
    Si tratta di un pacchetto di dieci iniziative a sostegno dell’arte e della cultura, messo a punto dall’ABI e dalle banche per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale. Tra le dieci iniziative del piano – tutte da realizzare nei prossimi due anni – una serie di incontri nelle province d’Italia, per mettere a fuoco e raccontare il rapporto tra banche e cultura, attraverso le manifestazioni e le iniziative realizzate dai gruppi bancari locali per favorire e contribuire alla crescita e allo sviluppo artistico e culturale del territorio.

    Esempi di intervento del settore bancario

    Economia debole in Emilia Romagna

    (18 ottobre 2013) Il quadro economico emiliano romagnolo risente della mancata crescita generale e subisce la riduzione dei piani di investimento e domanda di finanziamenti: 175 miliardi di euro a luglio 2013 per i principali segmenti produttivi. Sabato 19 ottobre al via la settima tappa a Modena del Road Show Italia dell’ABI. La fotografia del settore bancario regionale e del sostegno a famiglie e imprese


    ​Prosegue la fase di indebolimento delle attività produttive in Emilia Romagna: l’andamento del prodotto ha risentito della marcata flessione della domanda interna, sia nella componente dei consumi sia in quella degli investimenti. Le esportazioni, pur in forte rallentamento, in connessione con la decelerazione del commercio mondiale, sono state l’unico sostegno alla domanda, attenuandone la caduta (+3,1% la variazione annua nel 2012; +1,4% nel primo semestre del 2013). La decelerazione si è accompagnata a un calo dei flussi di ingresso nel mercato del lavoro, specie nell’industria. Nel commercio si è avuto un calo significativo, particolarmente accentuato per i beni durevoli; anche l’attività turistica è diminuita, per effetto della contrazione della componente domestica. L’incertezza sulle prospettive di ripresa e i bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva hanno determinato una nuova diminuzione degli investimenti.
    Concentrando pertanto l’attenzione sull’evoluzione del credito, emerge che a luglio 2013 i finanziamenti bancari destinati principalmente alle famiglie e alle imprese della regione hanno superato i 174,6 miliardi di euro: complessivamente, la recessione frena l’opportunità di investimenti e quindi di erogazione di risorse con una contrazione annua intorno al -3,8% rispetto al 2012 (trend comunque in linea rispetto alla media complessiva dell’Italia Nord-Orientale a -3,5%). In particolare, alle imprese sono andati oltre 102,6 miliardi e alle famiglie 42,8 miliardi.
    I dati delineano un quadro nitido in vista dell’incontro di sabato 19 ottobre a Modena, settima tappa – dopo Messina – del Road Show Italia. L’iniziativa è stata avviata dall’Abi per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche per il Paese.
    Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, importante è un adeguato rapporto “banca – impresa”. Le imprese bancarie italiane, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta nei confronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio. +
     
    Banche in Emilia Romagna
    La struttura del settore bancario regionale, secondo i dati più recenti, vede attive sul territorio 121 banche per un totale di 3.362 sportelli. Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 4.350 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 125.202. Nella regione i lavoratori bancari sono il 10,4% del totale nazionale di settore che ha toccato le 320.000 unità.

    Finanziamenti a famiglie e imprese
    I finanziamenti delle banche alle imprese locali (comprese le famiglie produttrici) hanno superato i 102,6 miliardi di euro a luglio 2013, (-4,4% rispetto a luglio 2012; -4,3% l’Italia Nord-Orientale); alle famiglie consumatrici sono andati 42,8 miliardi (-0,4% la variazione annua, -0,5% l’Italia Nord-Orientale). A fronte di ciò, il settore bancario sconta ancora la difficile congiuntura economica sul territorio con il risultato che a luglio 2013 il rapporto sofferenze/impieghi ha raggiunto il 7,5%, con sofferenze per oltre 13,1 miliardi di euro.
    In questa fase di crisi, il consolidamento del rapporto tra banche e imprese ha prodotto risultati importanti: l’Avviso comune per la sospensione dei mutui ha rappresentato la prova più tangibile di quanto le banche siano vicine alle imprese. Con le “Nuove misure per il credito alle Pmi”, avviate a febbraio 2012, le banche hanno sospeso 106.000 finanziamenti a livello nazionale (che si aggiungono ai 260.000 dell’Avviso comune scaduto il 31 luglio 2011), pari a 32,3 miliardi di debito residuo (in aggiunta ai 70 miliardi dell’Avviso comune) con una liquidità liberata di 4,3 miliardi (oltre ai 15 miliardi di euro con l’Avviso comune). All’Emilia Romagna è riconducibile il 10,7% del totale delle operazioni sospese e il 13,1% dell’ammontare complessivo delle quote capitali sospese.
    Sempre nell’ambito dell’Accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi”, da gennaio 2013 è pienamente operativa l’iniziativa “Progetti investimenti Italia” avviata da Abi e tutte le associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale (alla presenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico) al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli investimenti delle imprese. A fine luglio sono state presentate 5.782 domande per un importo globale pari a 2,1 miliardi di euro. L’82,3% delle domande presentate riguarda investimenti in beni materiali. Sono state accolte 4.339 domande di finanziamento (75% del totale delle richieste pervenute) per un controvalore 1,5 miliardi di euro. In Emilia Romagna sono stati erogati 368 finanziamenti per 115,2 milioni di euro pari al 10,4% del totale nazionale.
    Con la moratoria dei mutui alle famiglie, dal periodo di avvio della sospensione del rimborso delle rate di mutuo sino a marzo 2013, le banche hanno sospeso circa 98.781 mutui, pari a 10,9 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di 690 milioni di euro. In Emilia Romagna i contratti di mutuo che hanno usufruito di questa opportunità sono stati 11.787. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie sul territorio colpite dalla crisi pari a 78,6 milioni di euro, circa il 10,5% dell’ammontare complessivo sospeso.