Rapporto intersettoriale sulla Criminalità predatoria 2013

(15 ottobre 2013) Ossif, il Centro di ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine, ha avviato, in collaborazione con il Servizio analisi criminale del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’interno un nuovo organismo per monitorare l’evoluzione dei fenomeni criminosi e condividere con i settori di attività economica più esposti informazioni, strategie e best practice per la prevenzione.


​E’ stato ora predisposto il Report di analisi 2013 che evidenzia, per il 2012, un incremento a livello nazionale sia delle rapine che dei furti denunciati dalle Forze dell’ordine all’Autorità Giudiziaria. I dati positivi riguardano prevalentemente le rapine in banca (-10,1%) e le rapine in tabaccheria (-7,5%).

Rapine
Le rapine denunciate dalle Forze dell’ordine all’Autorità Giudiziaria nel corso del 2012 sono state 42.631, con un incremento del 5,1% rispetto al 2011. Il dato evidenzia, purtroppo, un accentuarsi della criminalità sul territorio, dopo un anno difficile come il 2011 in cui già si era verificata una recrudescenza del 20% dei reati. Le rapine effettuate in pubblica via rappresentano la metà delle rapine totali denunciate, seguono le rapine in esercizi commerciali (16,6%), in abitazione (8,2%), in banca (2,9%), in farmacia (2,7%), negli uffici postali (1,2%) e in tabaccheria (1%).
L’incremento del 5,1% esprime, però, una variazione media nazionale nella quale confluiscono andamenti difformi per aree territoriali e per tipologie di reato. I dati positivi riguardano prevalentemente le rapine in banca (-10,1%) e le rapine in tabaccheria (-7,5%), in aumento le rapine in abitazione (+22,1%), negli esercizi commerciali (+13,3%) e negli gli uffici postali (+5,2%).
Con riferimento alle modalità di esecuzione è emerso che, in tutte le tipologie di rapina, ad agire sono stati sempre malviventi solitari o in coppia, mentre una forte differenza è stata riscontrata per quanto riguarda la tipologia di armi utilizzate. Da un lato, nelle rapine in banca la percentuale di rapine in cui sono state adoperate armi da fuoco è stata relativamente bassa (18%) ed è risultata in calo rispetto al 2011 (21%), dall’altro, in tutti gli altri comparti l’utilizzo delle armi da fuoco ha rappresentato la modalità prevalente di esecuzione: 80% dei casi nelle rapine ai danni delle imprese della Grande Distribuzione Organizzata (GdO), 75% nelle rapine in tabaccheria, 59% nelle rapine negli uffici postali, 55% nelle rapine in farmacia e 54% nelle rapine negli esercizi commerciali.

Furti
Con riferimento ai furti, i reati totali denunciati nel 2012 sono stati 1.520.623, con un incremento del 4,1% rispetto al 2011 (+4,1%). La tipologia di reato più frequente è stata quella dei furti in abitazione (16% dei casi), seguita dai furti nelle auto in sosta (13%), dai furti con destrezza (10%), dai furti di autovetture (8%) e dai furti in esercizi commerciali (7%). Da segnalare, in particolare, il forte incremento di alcuni reati “predatori” come i furti in abitazione (+16%) che hanno raggiunto i 237.355 casi e i furti con strappo (+13%) che sono stati 20.010.
Dal confronto intersettoriale è emerso che la recrudescenza dei reati ha caratterizzato solamente le banche (+3,7%), mentre è stato registrato un calo per quanto riguarda gli uffici postali (-5,4%) e le tabaccherie (-14%). L’indice di rischio più elevato è stato registrato per le banche e per gli uffici postali con 1,6 episodi ogni 100 punti operativi.
Una particolare tipologia di furto che accomuna banche e poste è rappresentata dagli attacchi agli Atm che sono stati 431 verso le banche (+7,5%) e 55 verso gli uffici postali (-5,2%). In entrambi i casi, gli attacchi sono stati commessi prevalentemente con l’utilizzo di gas e/o esplosivi, ma con una percentuale molto più elevata per le banche (57,8% contro 38,2%) e  hanno fruttato mediamente oltre 45 mila euro negli uffici postali e poco meno di 43 mila euro nelle banche.

Il mobile banking cresce di oltre il 40%

(12 ottobre 2013) ​Sempre più italiani scelgono smartphone e tablet per dialogare quotidianamente con la propria banca e fare operazioni e pagamenti in mobilità, grazie ad App e Mobile Site messi a punto dalle banche e offerti da quasi il 90% dei gruppi bancari italiani.


​Nel 2012 il mobile banking ha fatto registrare una crescita di oltre il 40% rispetto all’anno precedente, superando i 2,5 milioni di clienti che operano su questo canale. Nello stesso periodo, coloro che preferiscono gli sms per ricevere informazioni, alert e servizi dalla propria banca sono divenuti più di 4,5 milioni con un incremento di quasi un terzo (+30% rispetto al 2011). Se a questo si aggiunge che ad utilizzare App e Mobile Site sono quasi il 10% dei cittadini italiani bancarizzati, è evidente come, da un lato il mobile banking sia un fenomeno ormai consolidato, e dall’altro ci siano ancora ampi margini per un’ulteriore crescita. Soprattutto grazie alla rapida diffusione di nuovi strumenti, servizi bancari sempre più innovativi e pagamenti via cellulare. Sono questi i principali dati che emergono dal rapporto annuale sul mobile banking messo a punto da ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI. Lo studio è stato condotto su un campione rappresentativo di banche in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.
 
I servizi preferiti dai clienti di mobile banking
Ma quali sono i servizi preferiti dai clienti di mobile banking e con quale frequenza questo canale viene utilizzato per operare con la banca? Secondo la ricerca di ABI Lab, lo smartphone viene usato soprattutto per consultare il saldo e i movimenti di conto corrente (83%), ricaricare il cellulare (55%), fare bonifici (40%), trovare lo sportello bancomat o la filiale più vicina grazie ai servizi di geolocalizzazione (rispettivamente 45% e 41%). Per quanto riguarda la frequenza di utilizzo, dall’analisi dell’Osservatorio Mobile Banking di ABI Lab emerge come il 76% dei clienti di mobile banking acceda ai servizi bancari in mobilità una o più volte alla settimana. A testimonianza del fatto che chi prova questo canale ne apprezza i vantaggi di comodità, velocità e semplicità di utilizzo e, per questo, è portato a riutilizzarlo.

Smartphone o Tablet?
Il 97% dei clienti di mobile banking accede ad App o Mobile Site della propria banca via smartphone, mentre ancora solo una minoranza opera con la banca esclusivamente via tablet. Secondo gli analisti, questo dato va letto soprattutto alla luce dei pochi anni di vita dei tablet, la cui diffusione è iniziata a partire dal 2011. E tuttavia, il tablet è preferito allo smartphone per fare operazioni dispositive o legate alla compravendita di azioni, come ad esempio consultare il saldo e i movimenti del conto deposito e del conto titoli, avere informazioni sulle quotazioni, fare bonifici e giroconti, pagare col modello F24 e sottoscrivere nuovi prodotti o finanziamenti.
 

Banche e imprese in cerca di nuove opportunità di raccolta

(11 ottobre 2013) Ricorso a forme di raccolta più liquide, strumenti finanziari garantiti, strumenti ibridi con abbattimento temporaneo del nominale, accesso al mercato obbligazionario per le imprese non quotate, sviluppo del possibile coinvolgimento della Cdp nell’acquisto di obbligazioni bancarie garantite dai mutui casa: focus su queste e altre soluzioni alla Mib e Securitization&Covered Bond Conference 2013
 


​In cerca di nuove soluzioni per rivitalizzare il mercato della raccolta che deve convivere con l’onda lunga della crisi del 2008, il nuovo quadro imposto da Basilea3 e una generale fluidità del contesto regolamentare: questa la sfida con cui banche e imprese si sono ritrovate a Milano il 10 e l’11 ottobre per la “Markets & Investment Banking Conference + Securitisation & Covered Bonds Conference”, l’evento che fonde due storici appuntamenti organizzati dall’Abi sui temi del funding e del capital markets.
In linea con quanto accade sul mercato internazionale, dove nel primo semestre 2013 le emissioni di obbligazioni senior delle banche europee sono calate al livello più basso degli ultimi dieci anni, anche in Italia si assiste, dal 2012, a una ricomposizione della raccolta bancaria che privilegia forme più liquide e vede ridursi la raccolta che affluisce attraverso il canale obbligazionario. Secondo gli ultimi dati elaborati dall’ufficio Analisi economiche di Abi i depositi da clientela residente sono aumentati ad agosto 2013 del 6,5% mentre la raccolta da obbligazioni si è contratta del 9,8% (-10,3% a luglio 2013), con una riduzione in valore assoluto su base mensile di circa 3 miliardi. E così nella prima parte dell’anno solo sei banche italiane hanno effettuato emissioni sul mercato internazionale, per un controvalore pari a circa 6,2 miliardi. 
Le ragioni di questo trend vanno ricondotte a una maggior selettività degli investitori, influenzati anche dai timori sull’evoluzione del processo normativo della proposta di direttiva sulla “crisis management” e in particolare per i meccanismi del “bail in” e della “depositor preference”. Il mercato sembra comunque già aver trovato in alcuni casi  alternative alle emissioni senior (Obbligazioni garantite). Su questo scenario si innesta Basilea3, che in ambito di strumenti ibridi introdurrà ulteriori elementi per assorbire le eventuali perdite. L’effetto di tali misure sarà un aumento del costo della raccolta per esigenze di capitale regolamentare. Anche su questo fronte l’Abi sta approfondendo la questione per minimizzare l’impatto di tali disposizioni e rendere efficiente l’utilizzo di questi strumenti per le banche italiane
Sul fronte delle imprese, si registra nell’ultimo anno un incremento di quelle che hanno intrapreso la strada della diversificazione delle fonti di finanziamento, anche grazie agli interventi normativi del Decreto Sviluppo che hanno eliminato i vincoli civilistici e fiscali per facilitare l’accesso al mercato obbligazionario delle imprese non quotate. Dalla fine del 2012, il nuovo quadro normativo ha reso possibili numerose emissioni, di diverso ammontare, finalizzate  in molti casi ad allungare l’orizzonte temporale dei finanziamenti e a ridurne gli oneri, per un ammontare complessivo di quasi € 5 miliardi. 
Ancora limitato però il ricorso al finanziamento obbligazionario da parte delle imprese di piccola dimensione, tramite i mini-bond. Proprio per agevolare la raccolta da parte di tali imprese sono stati lanciati di recente diversi fondi, anche di matrice bancaria, specializzati nell’investimento in mini-bond.  
Proprio per facilitare le imprese più piccole sono allo studio da parte del MISE, in linea con le richieste delle banche, alcune ulteriori norme finalizzate, tra l’altro, ad incentivare assicurazioni e fondi pensione ad investire in tali strumenti, migliorare la fiscalità dei fondi obbligazionari chiusi detenuti da investitori qualificati e a semplificare le procedure di cartolarizzazione.
Segnali positivi giungono infine dal mercato delle obbligazioni bancarie garantite (Obg), assai meno colpite dalla recente crisi rispetto ad altri strumenti di finanza strutturata quali le cartolarizzazioni. Nel 2013, per la prima volta, il Governo sembra aver preso pienamente coscienza dell’importanza crescente di questi strumenti, prevedendo all’interno del Dl 102/2013 la possibilità per la Cassa Depositi e Prestiti di acquistare Obg emesse a fronte di mutui residenziali o asset backed securities (Abs) garantite dagli stessi attivi. L’auspicio è che la Cdp possa assumere un ruolo di catalizzatore per l’attrazione di altri investitori istituzionali, in modo da costituire concretamente un volano per lo sviluppo del mercato dei covered bond italiani e per il rilancio di quello dei mutui casa.

Risoluzione delle crisi degli enti creditizi

Audizione del Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini
presso la VI Commissione Finanze del Senato

10 ottobre 2013

Signor Presidente, Onorevoli Senatori, vorrei innanzitutto ringraziarVi dell’invito a partecipare a questo ciclo di Audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l’unione economica e monetaria dell’Unione europea.Per l’Associazione Bancaria Italiana è un onore essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte alle quali oggi ci troviamo vadano considerate con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica.  Come chiarito nelle conclusioni del Consiglio dell’Ue del 29 giugno 2012, il progetto di unione bancaria nasce dalla necessità di “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”, e quindi per garantire la stabilità monetaria nell’area dell’Euro e preservare l’integrità del mercato unico. Il circolo vizioso tra banche e debito sovrano, infatti, ha giocato un ruolo determinante nel rimarcare le differenze nei costi di finanziamento dei diversi Stati membri dell’Eurozona, e pertanto in ultima analisi ha contributo in modo determinante a mettere in pericolo la stabilità della moneta unica. Occorre essere consapevoli che creare una unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all’integrazione finanziaria dei paesi dell’area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all’integrazione politica. L’unione bancaria non può essere considerata come disconnessa dall’unione fiscale e dall’unione politica, non è solo un problema tecnico.  Con il progetto di unione bancaria si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una banca intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive e dei Regolamenti sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi. Si tratta di una riforma complessa e ambiziosa, un’opportunità che deve essere colta per riformare il settore bancario europeo per renderlo più orientato al sostegno all’economia reale. Questo significa che bisogna rendere l’intero impianto della riforma più attento alle esigenze delle banche commerciali, che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del sistema di finanziamento dell’economia dell’Europa continentale. In questo quadro, la tempistica per l’approvazione dei diversi pilastri dell’unione bancaria è determinante. Quando l’impianto di questa riforma sarà operativo, infatti, il fondo salva-Stati permanente – il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) – potrà intervenire per ricapitalizzare direttamente le banche in crisi quindi senza pesare sul bilancio dello Stato membro dove queste banche risiedono. Il primo pilastro, che prevede l’attribuzione alla Banca Centrale Europea (BCE) di poteri di vigilanza diretta, è in corso di perfezionamento. con l’imminente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE) del Regolamento Single Supervisory Mechanism (SSM). L’ultimo ostacolo alla pubblicazione nella GUUE è l’approvazione formale da parte del Consiglio – che dovrebbe essere perfezionata a metà ottobre – del testo approvato in seduta Plenaria dal Parlamento europeo il 12 settembre 2013; tra un anno, pertanto, la BCE assumerà ufficialmente i nuovi compiti di vigilanza prudenziale. Per tale data, la BCE dovrà completare un esercizio di analisi dei bilanci (Balance Sheet Assessment, che includerà un esame della qualità degli attivi – Asset Quality Review – e uno stress test) delle banche che andrà a vigilare in modo da individuare eventuali carenze nel capitale. Le banche che dovessero presentare situazioni non allineate avrebbero circa sei mesi per mettersi in regola. Va sottolineato che in seguito all’entrata in vigore dal 1° agosto 2013 delle nuove regole in tema di aiuti di Stato per il settore bancario, le banche che dovessero presentare problemi sarebbero costrette a risolverli con il ricorso al mercato (ricapitalizzazione) ovvero con l’applicazione del bail-in agli elementi del patrimonio di vigilanza (PV) vale a dire azioni, altri strumenti rappresentativi di capitale, obbligazioni convertibili e debiti subordinati, in attesa che a partire dal 2018, con l’entrata in vigore della direttiva sulla gestione delle crisi bancarie, il bail-in venga esteso anche ad altre categorie di  passività. In questo quadro, un eventuale intervento pubblico sarebbe possibile solo dopo l’applicazione del bail-in agli elementi del PV e inciderebbe direttamente sulle competenze di bilancio degli Stati membri interessati, sia esso perfezionato a livello nazionale o accedendo ai fondi del MES. Pertanto, anche se venisse approvata la proposta della Commissione di non contabilizzare eventuali ricapitalizzazioni di banche ai fini delle procedure di deficit eccessivo degli Stati membri, non sarebbe conseguito l’obiettivo di “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”. Invece, l’entrata in vigore del secondo pilastro dell’unione bancaria, il Regolamento Single Resolution Mechanism (SRM), dal 2015 – così come proposto dalla Commissione europea – permetterebbe di risolvere questo problema, perlomeno una volta che la BCE assumerà il ruolo di supervisore unico. Infatti, all’accentramento delle funzioni di vigilanza in capo alla BCE seguirebbe un accentramento delle responsabilità in caso di crisi, e con questo la possibilità del MES di intervenire per ricapitalizzare direttamente le banche in crisi senza ottenere le garanzie dello Stato  Membro interessato e, conseguentemente, senza pesare sul bilancio dello Stato membro dove risiedono. L’ABI condivide l’ importanza di istituire a livello europeo un’autorità unica di risoluzione delle crisi bancarie, con competenza sui settori bancari degli Stati membri che aderiscono all’unione bancaria. Infatti la devoluzione di funzioni di vigilanza, in assenza di accordi chiari su come affrontare eventuali crisi che dovessero poi emergere, fa correre il rischio di non conseguire l’obiettivo di “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”, con l’aggravante di rendere “monca”, proprio nella fase più delicata,  l’azione di vigilanza della BCE. In assenza di un meccanismo unico di risoluzione, infatti, si potrebbero creare casi limite in cui il potenziale conflitto con interessi di natura nazionale potrebbe rendere difficile, se non impossibile, l’avvio di una procedura di risoluzione. Al riguardo si sottolinea che ai sensi del Regolamento SSM la BCE ha competenza esclusiva in merito alla decisione di revoca della licenza bancaria e alle misure di intervento precoce, ma non gode dei poteri di risoluzione (cfr. art. 4, paragrafo 1, lettere a) e k) del Regolamento SSM). Pertanto, la proposta di Regolamento sul meccanismo unico di risoluzione delle crisi prevede la creazione di una nuova autorità europea di risoluzione (Single Resolution Board – SRB) e di un Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie. È importante ricordare che il SRB – avvalendosi del Fondo unico di risoluzione – applicherebbe agli Stati membri partecipanti all’unione bancaria le norme che verranno introdotte dalla direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche, al momento in discussione presso il Trilogo per entrare in vigore a partire dal 2015. Negli altri Stati membri, invece, le norme della direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche verrebbero applicate dalle rispettive autorità nazionali di risoluzione; allo stesso modo, i Fondi di risoluzione saranno costituiti a livello nazionale senza essere fusi nel Fondo unico europeo.

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E’ Modena la nuova tappa del Road Show Italia

L’iniziativa dell’ABI punta a raccontare l’impegno delle banche italiane a sostegno di famiglie e imprese. Appuntamento 18 e 19 ottobre con dibattiti tra esponenti del mondo produttivo e del credito, eventi culturali e di educazione finanziaria


​Nuova occasione di incontro ravvicinato con imprese e famiglie nelle provincie d’Italia grazie alla settima tappa del Road Show Italia: dopo Cuneo, Vicenza, Ancona, Viterbo, Lecce e Messina il viaggio attraverso la Penisola promosso dall’ABI arriva a Modena. Il 18 e il 19 ottobre la città emiliana vivrà un’occasione diversa di incontro, informazione e dialogo per evidenziare il patrimonio di esperienza, professionalità ed energie che le banche mettono a disposizione dello sviluppo e della crescita, soprattutto nella difficile fase congiunturale che il Paese sta attraversando.
Il programma prevede una due-giorni di eventi per rendere ancora più concreto ed evidente il ruolo e l’impegno delle banche nel sostenere l’economia e rispondere alle esigenze della collettività. Si comincerà nella mattinata di venerdì 18 con un evento di educazione finanziaria rivolto ai ragazzi delle scuole elementari e medie. Appuntamento presso l’Auditorium della Fondazione Marco Biagi dalle 9.30 in poi per una lezione interattiva sul tema ‘Come sarebbe il mondo senza le banche’. A seguire le classi saranno accompagnate a visitare uno sportello bancario. Nel pomeriggio il Museo Civico d’Arte ospiterà dalle 15 in poi una conferenza stampa nel corso della quale le banche del territorio racconteranno il proprio impegno nel campo dell’arte e della cultura. A seguire una visita guidata alla mostra “Dardi d’Amore”.
Il Road Show modenese si concluderà l’indomani con l’evento istituzionale: l’Accademia Militare ospiterà, nella mattinata di sabato, una doppia sessione di incontri tra Istituzioni, esponenti del mondo bancario e dell’imprenditoria, sia locali che nazionali, per fotografare l’attuale congiuntura e ragionare assieme sulle possibilità di una sempre maggior sinergia e vicinanza tra banche e aziende.
Il Road Show Italia si inserisce nel programma dell’Abi con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile ai territori. Ogni evento vede il coinvolgimento dei principali centri di riferimento – istituzionali, imprenditoriali, civili e sociali – presenti sul territorio, con cui confrontarsi sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi. In primo luogo rafforzando ulteriormente le relazioni e la collaborazione verso obiettivi comuni. Tutto questo attraverso un modello di partecipazione diretta per raccontare da vicino, tappa dopo tappa, cosa fanno ogni giorno le Banche italiane per il Paese.
 

Pronti 1,8 miliardi per le imprese italiane negli Emirati

​(7 ottobre 2013) Firmato oggi ad Abu Dhabi l’accordo di collaborazione tra l’Associazione bancaria italiana e la Federazione bancaria emiratina.


​1,8 miliardi messi a disposizione delle imprese italiane che vogliono investire negli Emirati Arabi Uniti, puntando sul dinamismo economico di un mercato che nei prossimi tre anni crescerà in media di oltre il 5%. Secondo la stima dell’ABI sui dati dei gruppi bancari più attivi sui mercati internazionali, a tanto ammonta il plafond stanziato dalle banche italiane per finanziare esportazioni, investimenti e nuove attività imprenditoriali nella federazione dei sette emirati indipendenti di Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm al Qaiwain, Ras al Khaimah, Furjayrah. Ad annunciarlo è stato Guido Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI con delega per l’internazionalizzazione, durante il Forum economico che si è tenuto oggi ad Abu Dhabi, in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni.
Del plafond complessivo, fino ad oggi è stato impiegato solo il 40%. “Ci sono dunque – ha detto Rosa – ampi margini per finanziare nuovi progetti di business e flussi di esportazioni, sostenendo le imprese che vorranno cogliere le numerose opportunità di investimento di questo mercato”. Gli Emirati, infatti, hanno saputo contrastare tempestivamente la recessione e la contrazione della domanda privata, prima con misure di stimolo fiscale e poi con prudenti piani di consolidamento. Proseguendo, allo stesso tempo, l’opera di diversificazione dell’economia, grazie a un surplus fiscale di oltre il 3% in grado di sostenere il settore non oil e la spesa sociale.
Per le banche italiane, la missione negli Emirati è anche l’occasione per consolidare i rapporti con le controparti locali. Proprio oggi, infatti, l’ABI e la Federazione delle banche emiratine hanno firmano un Memorandum of understanding per rafforzare la cooperazione economica e finanziaria tra Italia ed Emirati attraverso una più stretta collaborazione tra i rispettivi settori bancari. Con lo stesso obiettivo, inoltre, l’ABI ha organizzato una tavola rotonda con la Banca Centrale e le altre Autorità di regolamentazione emiratine, a cui hanno preso parte la delegazione bancaria italiana e i principali gruppi bancari locali.
Negli Emirati Arabi Uniti sono presenti due tra i principali gruppi bancari italiani, con una filiale e uffici di rappresentanza. Nel Paese operano anche banche estere capogruppo di banche italiane che, grazie al raccordo con le case madri offrono un supporto mirato alle imprese italiane attive sul mercato emiratino.
Alla missione partecipa una delegazione di otto gruppi bancari che rappresentano circa il 70% del settore in termini di totale attivo: Intesa Sanpaolo, Unicredit, BNL-BNP Paribas, Banca Popolare Emilia Romagna, Banca Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Banca Popolare di Vicenza, Banca Etruria. 

Parte il Road Show ABI-Fondo di garanzia per le Pmi

(3 ottobre 2013) Viaggio in dieci tappe attraverso l’Italia con una serie di seminari informativi: in ognuno i Presidenti delle Commissioni regionali ABI e rappresentanti del Soggetto Gestore del Fondo offriranno chiarimenti sulle modalità operative dello strumento


​Favorire un miglior accesso al credito delle Pmi anche attraverso una migliore conoscenza del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Questo l’obiettivo di un Road Show che attraverserà l’Italia e che viene promosso dall’Associazione bancaria italiana e dal Soggetto gestore del Fondo.
Sarà un viaggio in dieci tappe sotto forma di altrettanti seminari rivolti alle banche e ai confidi: gli appuntamenti di informazione contribuiranno a favorire una sempre maggior conoscenza circa le modalità operative del Fondo e informare allo stesso tempo sulle più recenti novità relative, tra l’altro, al Piano della Trasparenza, alle Sezioni Speciali e alle disposizioni del Decreto del Fare. In ciascuna tappa saranno previsti interventi dei Presidenti delle Commissioni regionali ABI di riferimento e dei rappresentanti del Soggetto Gestore.
Oggi è il turno della Lombardia dopo la prima tappa che si è svolta a Roma e che ha coinvolto Lazio e Sardegna. Il Road Show toccherà successivamente Piemonte, Sicilia, Basilicata. A seguire verranno raggiunte tutte le altre regioni italiane con seminari dedicati a un singolo territorio o a più amministrazioni grazie a collegamenti in videoconferenza.
Positivo il giudizio degli esponenti locali ABI di Lazio e Sardegna, le prime due regioni interessate dall’iniziativa. “Nel contesto dell’accesso al credito – rileva Frederik Geertman, Presidente della Commissione regionale Abi del Lazio – il Fondo Centrale di garanzia rappresenta un tema centrale. È infatti lo strumento che consente, nell’attuale frangente, di rispondere in maniera efficiente alle più importanti problematiche che caratterizzano il momento congiunturale negativo della nostra economia. Sono convinto che nel Lazio, anche alla luce di imminenti mutamenti dello scenario normativo regionale in materia di garanzie, il Fondo potrà giocare un ruolo fondamentale per la ripresa”.
Gli fa eco Giuseppe Cuccurese, Presidente della Commissione regionale ABI della Sardegna: “La nostra regione ha risentito in maniera più dura di altre della crisi, anche a causa della notevole frammentazione del suo tessuto economico e dell’elevato numero di imprese di piccole dimensioni. Il Fondo rappresenta quindi non solo una forma di sostegno per il sistema del credito ma anche una grande opportunità per crescere dimensionalmente. Fondamentale è la conoscenza e la diffusione di questo strumento: ecco il perché di questo road show”. 

Al via la 33ma Missione di Sistema Governo, banche e imprese

​(3 ottobre 2013) 38 aziende, 8 gruppi bancari e oltre 300 partecipanti: questi i numeri della 33ma Missione di Sistema che Confindustria, ABI, Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Unioncamere, RETE Imprese Italia, Alleanza delle Cooperative Italiane e con il contributo di tutte le altre istituzioni partecipanti, sotto l’egida dei Ministeri Affari Esteri e Sviluppo Economico, organizzano negli Emirati Arabi Uniti dal 6 al 9 ottobre.

​A capo della missione il Viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. A far parte della delegazione di vertice, oltre al Viceministro, il Presidente del Comitato Tecnico per l’Internazionalizzazione di Confindustria Paolo Zegna, il Presidente dell’ICE Riccardo Monti, il rappresentante del Comitato di Presidenza ABI con delega per l’internazionalizzazione Guido Rosa, il vicepresidente di Alleanza delle Cooperative Italiane Giorgio Bertinelli e il vicepresidente di Cna in rappresentanza di Rete Imprese Italia Giorgio Aguzzi.
La missione, organizzata nell’ambito della Cabina di Regia per l’Italia internazionale, farà tappa nelle città di Abu Dhabi e Dubai per approfondire le opportunità di collaborazione commerciale, industriale e di investimento per le nostre imprese. In programma, oltre al Forum Istituzionale, appuntamento clou dell’iniziativa, incontri e seminari tra le imprese italiane e le controparti emiratine, sessioni di approfondimento con interlocutori locali, visite e workshop nei settori medicale, alimentare, vini, contract alberghiero e oil&gas.
Gli EAU sono il 5° paese produttore mondiale di oil&gas e il 3° per riserve di petrolio. Grazie ad una lungimirante politica di diversificazione dell’economia, il contributo del settore degli idrocarburi alla formazione del PIL è progressivamente diminuito – attestandosi oggi intorno al 23% – e risulta inferiore rispetto a quello dei servizi, che rappresentano più del 50%. Nel paese sono, inoltre, presenti numerosi parchi industriali e zone franche con l’obiettivo di attrarre investimenti in specifici settori. 
“Il Sistema Italia crede negli Emirati, come dimostra l’ampia delegazione di imprese, di associazioni di categoria e del mondo produttivo che prenderà parte alla missione”, afferma il Viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. “Nonostante giorni complicati per il nostro sistema politico interno abbiamo voluto confermare il nostro interesse per uno dei mercati più dinamici del mondo e principale sbocco delle esportazioni italiane nel mondo arabo. Con questa missione di sistema, che si svolge a soli tre anni dall’ultima, vogliamo consolidare la nostra presenza negli Emirati ed espanderci nei mercati vicini, così come vogliamo convincere gli investitori locali a credere nel nostro Paese, perché sia l’Italia a costituire il loro punto di riferimento in Europa e nel bacino del Mediterraneo”. 
“La stabilità politica; un’economia che cresce, sempre più dinamica e diversificata; la prossimità geografica, strategica soprattutto per le nostre pmi, unite ai bassi costi logistici e a un clima favorevole alle attività di business sono solo alcuni degli elementi che rendono gli Emirati Arabi un mercato di grande richiamo per le imprese italiane”, dichiara il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. “Gli EAU sono ad oggi il principale sbocco per l’export italiano in tutta l’area del Mediterraneo orientale e del Nord Africa: un’opportunità reale, da cogliere con ancora più determinazione, un Paese sinonimo di garanzia, professionalità e profitto. Per questo abbiamo organizzato una nuova missione di sistema, per rafforzare e rendere ancora più strategica la nostra presenza imprenditoriale in questi Paesi”.
“Il potenziale del mercato emiratino è notevole”, dice il Presidente dell’Agenzia ICE Riccardo Maria Monti. “L’elevato reddito pro-capite, una ricchezza petrolifera che durerà per i prossimi cent’anni e le condizioni particolarmente favorevoli sia per il commercio che per l’investimento ne fanno una destinazione naturale per la prossima Missione di Sistema. Inoltre – prosegue Monti – le relazioni commerciali bilaterali sono in forte crescita: nel 2011 abbiamo esportato per 4,7 miliardi di euro e quest’anno passare dai 5,5 miliardi di euro del 2012 a 6 miliardi è un obiettivo alla nostra portata”.
“Le banche italiane – dice Guido Rosa, membro del Comitato di Presidenza ABI con delega per l’internazionalizzazione – tornano per la terza volta negli Emirati Arabi Uniti al fianco di imprese e istituzioni, confermando il loro impegno per la ripresa dell’economia nazionale e il sostegno del settore all’internazionalizzazione. Per tornare a crescere – aggiunge Rosa – è fondamentale continuare a presidiare i mercati strategici e soprattutto quelli emergenti a più alto potenziale come gli Emirati Arabi Uniti. L’incremento dell’interscambio degli ultimi anni, del resto, conferma l’efficacia di quanto fatto finora e l’opportunità di proseguire nella promozione delle relazioni commerciali e degli investimenti diretti reciproci”.
“La nostra partecipazione a questa missione, con importanti cooperative di vari settori, testimonia il sostegno all’impegno del Governo per stabilire un sistema di relazioni commerciali stabili ed efficaci con gli Emirati Arabi Uniti”, dichiara Giorgio Bertinelli, Vicepresidente Alleanza Cooperative Italiane. “Siamo convinti che le imprese cooperative italiane, impegnate nel rafforzare e qualificare i loro processi di internazionalizzazione, possano trovare in questa iniziativa un’importante opportunità di sviluppo delle loro attività”.
 “Gli Emirati Arabi Uniti sono una delle aree più dinamiche al mondo e gli imprenditori italiani, ormai da diverso tempo, stanno cogliendo le opportunità che questo Paese può offrire”, aggiunge Giorgio Aguzzi, vicepresidente Cna in rappresentanza di Rete Imprese Italia. “È necessario, però, intensificare le relazioni commerciali tra Italia ed Eau, allo scopo di aprire nuovi canali commerciali e dare ulteriori sbocchi economici al Made in Italy, in primo luogo con il sostegno sempre decisivo delle istituzioni incaricate di tagliare su misura iniziative tarate sulle esigenze delle imprese di più piccole dimensioni”. 
“Questa nuova tappa all’estero del sistema Italia – afferma il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – assume un significato particolare sia per l’interesse che riveste l’area sia perché si intravedono i primi segnali di una ripresa dell’economia mondiale. Qui, il sistema camerale è particolarmente impegnato, insieme alla  Camera di commercio italiana a Dubai, nella promozione della filiera agro-alimentare e della nautica italiana”. 

Massimo accesso a strutture e servizi per tutta la clientela

(2 ottobre 2013) Più dialogo e maggiori sforzi per favorire l’accessibilità a strutture, prodotti e servizi da parte di tutti i clienti del mondo bancario. Questo l’obiettivo alla base del Protocollo d’intesa, firmato oggi a Roma, tra il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e il Presidente di Fiaba, Giuseppe Trieste, nell’ambito delle iniziative per l’edizione 2013 del Fiabaday – “Giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche”.
 


​Il punto di partenza dell’accordo sarà la costituzione di un apposito Tavolo di confronto per individuare e realizzare iniziative e progetti finalizzati a garantire un approccio universale e fortemente inclusivo al tema dell’accessibilità. L’idea è indirizzata, anzitutto, alle fasce di clientela in maggiori difficoltà, e, quindi, potenzialmente più a rischio di esclusione finanziaria e sociale.
Il Tavolo nasce, quindi, allo scopo di: 

  • favorire lo scambio di informazioni sulle rispettive esperienze, attività, progetti ed iniziative finalizzate a rimuovere le barriere architettoniche e culturali nonché ad incoraggiare la diffusione di spazi e servizi ugualmente fruibili da parte di tutti;

  • condividere momenti di analisi e approfondimento su tematiche di particolare rilevanza e sulle normative di riferimento, nell’ottica di individuare stimoli e punti di forza e di debolezza che potrebbero essere oggetto di riflessione e/o iniziativa comune;

  • promuovere, nei rispettivi ambiti di intervento, occasioni di crescita culturale e un maggior livello di consapevolezza delle problematiche connesse alle fasce socialmente deboli;

  • facilitare forme di partecipazione reciproca alle iniziative specifiche organizzate sulle tematiche oggetto di confronto.

Nel protocollo sottoscritto da ABI e Fiaba prevede, inoltre, l’avvio di forme di sperimentazione comprendenti possibili iniziative comuni sul piano info-educativo e di raccolta e diffusione di buone pratiche nel campo specifico dell’accessibilità.

ABI e Antimafia: iniziative comuni contro la criminalità

(2 ottobre 2013) ​Incontro tra il Presidente dell’ABI, Patuelli e il Direttore della Dia, De Felice. Impegno delle banche e dell’ABI per l’innovazione dell’organizzazione giudiziaria e per un confronto su nuove forme di collaborazione per il contrasto alla criminalità organizzata.  


​Banche e giustizia. Un binomio che funziona e che vede il mondo bancario impegnato in prima fila a sostegno del mondo della giustizia anche attraverso una serie di nuove iniziative. Questo il tema al centro dell’incontro odierno tra il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli e il Direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), Arturo De Felice.
“Le banche sono impegnate in un’intensa e proficua collaborazione con Magistratura e Forze dell’ordine”, ha dichiarato il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli. “Il nostro comune obiettivo è rafforzare e intensificare la collaborazione tra banche, magistratura e forze dell’ordine per sempre nuove iniziative contro la criminalità. Un sistema giudiziario  moderno è un fattore cruciale di competitività per il nostro sistema economico” ha concluso Patuelli.
Nell’ottica di perseguire una maggiore efficienza degli strumenti di indagine, l’Abi chiede sia data quanto prima attuazione alla norma che consente l’utilizzo, anche nelle indagini penali, della procedura telematica in uso per le indagini tributarie.
Numerose le forme di collaborazione che si stanno sviluppando tra Abi, il mondo bancario e la giustizia: la diffusione del Processo Civile Telematico; la collaborazione per il funzionamento del Fondo Unico Giustizia; il Protocollo per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; il contributo per la realizzazione del sistema telematico delle indagini finanziarie a fini fiscali e la costituzione dell’Archivio dei rapporti finanziari. 
Nella prospettiva di modernizzazione, un contributo importante viene dalla attività del Consorzio CBI che, con la sua moderna infrastruttura, rende sempre più efficiente il dialogo tra intermediari, pubblica amministrazione e organi inquirenti. Un modello per future iniziative il progetto internazionale CAPACI che consente al MEF il monitoraggio dei movimenti finanziari connessi alla realizzazione di grandi opere pubbliche impedendo l’infiltrazione di capitali di origine illecita.