Prorogata Convenzione per anticipo Cigs allo sportello

(23 dicembre 2013) Dopo i buoni risultati dell’iniziativa avviata nel 2009, è stata nuovamente prorogata sino al 31 dicembre 2015 la “Convenzione in tema di anticipazione sociale dell’indennità di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs), anche in deroga”. Si tratta della procedura attraverso la quale le banche aderenti alla Convenzione anticipano, in attesa del pagamento diretto da parte dell’Inps, i trattamenti di Cassa integrazione guadagni straordinaria a favore di coloro che sono stati sospesi dal lavoro a zero ore. 

​È quanto siglato il 20 dicembre scorso da ABI, Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Dircredito-Fd, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl Credito e Uilca e, separatamene da Confsal ed Unità Sindacale Falcri-Silcea.
A causa delle perduranti difficoltà economiche che ancora caratterizzano il panorama socio-economico nazionale, sono sempre più opportuni la convergenza delle azioni ed il rafforzamento della collaborazione tra gli attori sociali.
L’obiettivo è fornire concrete risposte ai lavoratori e alle loro famiglie coinvolte nelle ricadute occupazionali derivanti dalla difficile congiuntura economica. Anche la nuova proroga, come l’accordo originario, prevede che le banche coinvolte anticipino, per un massimo di sette mesi, un’indennità che può arrivare fino a 900 euro mensili.
L’ABI, in tal modo, contribuisce a sostenere le persone e le loro famiglie, promuovendo presso i propri Associati, nel rispetto della libera concorrenza tra le aziende di credito, l’attivazione di interventi rapidi volti a sostenere la disponibilità del reddito dei lavoratori sospesi in Cigs. 
In base alla Convenzione, le banche aderenti valuteranno l’adozione di condizioni di favore per evitare oneri aggiuntivi in coerenza con le finalità e la valenza sociale dell’iniziativa.

Meno vincoli sui mutui grazie alla direttiva Ue

​(21 dicembre 2013) ​Approvato provvedimento europeo che delinea un quadro giuridico comune e che potrà ridurre il divario italiano con gli altri Paesi europei.
Il mercato dei mutui in Europa si avvia verso un quadro giuridico comune, che avvicina il modello di erogazione del credito ipotecario italiano agli altri Paesi, grazie all’approvazione da parte del Parlamento Ue della Direttiva sui mutui ipotecari destinati all’acquisto di immobili residenziali da parte di consumatori (Direttiva Carrp).

​Per ABI le nuove misure approvate a Bruxelles, che saranno ratificate entro fine anno anche dal Consiglio europeo, rappresentano un compromesso equilibrato che chiarisce l’ambito di applicazione della Direttiva ai soli consumatori ed ai mutui per l’acquisto di immobili residenziali, semplifica le regole di trasparenza e supera alcune limitazioni – esistenti in Italia – per l’erogazione del finanziamento.
In particolare la Direttiva delinea contorni precisi su:
• ambito di applicazione, delimitato ai mutui ipotecari destinati all’acquisto di immobili residenziali da parte di consumatori;
• obbligo di valutazione del merito di credito della clientela;
• disposizioni di trasparenza semplificate e personalizzate (Esis);
• possibilità di collocare prodotti di pagamento o di assicurazione che rafforzino la capacità di valutazione del merito di credito del cliente o che agevolino il rimborso del prestito;
• possibilità per la banca di prevedere un diritto all’indennità in caso di estinzione anticipata del mutuo, con riflessi positivi in Italia anche sulle condizioni dei finanziamenti erogati ai consumatori.
I passaggi successivi al provvedimento riguarderanno le fasi di recepimento da parte degli Stati membri entro il 2015.

Banche italiane solide ma redditività ancora in calo

Segnali di ripresa, ma prospettive di crescita deboli. Banche alle prese con il peggioramento della qualità dell’attivo e una normativa prudenziale sempre più pervasiva. L’ABI presenta il Rapporto di previsione AFO per il biennio 2014-15.

​Segnali  di ripresa ancora troppo deboli, necessità di nuovi sforzi della politica economica per dare vigore alla crescita e per confermare le prospettive di uscita dalla fase recessiva. Questa la fotografia scattata dal Rapporto di Previsione AFO-Financial Outlook per il biennio 2014-15 diffuso oggi dall’ABI. Secondo le stime dell’Ufficio Analisi Economiche dell’Associazione bancaria e dei centri studi delle maggiori banche italiane, le incertezze congiunturali si traducono in poco brillanti prospettive di crescita per l’Area dell’Euro che a fine 2013 registrerà una contrazione dello 0,4% del Pil e per l’Italia che chiuderà l’anno con una riduzione pari all’1,8%. In tale difficile contesto, le banche italiane devono fare i conti con l’ulteriore peggioramento del conto economico, con la caduta strutturale della capacità di risparmio delle famiglie, con un’architettura regolamentare sempre più pervasiva. 
“Siamo di fronte ad un momento di svolta – ha dichiarato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – stiamo uscendo dalla recessione, ma la ripresa deve essere sostenuta, ognuno deve fare la sua parte. Anche il mondo bancario è consapevole che c’è bisogno di un cambio di marcia, la crisi ha trasformato i modelli di gestione ed anche le banche si devono adeguare per poter così ritrovare la forza reddituale che oggi non hanno e confermare la forza patrimoniale che stanno invece dimostrando. Ritornare ad avere entrambe queste caratteristiche sarà il modo migliore per uscire rafforzati da un biennio, il 2014-15, che sarà decisivo anche in vista dei profondi mutamenti negli assetti regolamentari e di supervisione. Il 2014 sarà un anno d’esami, e noi siamo ottimisti che la valutazione degli attivi bancari che la Bce effettuerà nei prossimi mesi non riserverà sorprese per le banche italiane”.

Le previsioni macro-economiche
Nel secondo trimestre del 2013 la crescita del Pil nell’Area euro è stata superiore alle aspettative (+1,1% in ragione d’anno), anche se nel terzo si è registrato un nuovo rallentamento (+0,4%). La crescita tornerà positiva nel 2014 (1%) e nel 2015 (1,5%). Le attese di crescita dell’economia italiana prevedono che il 2013 si chiuderà con una contrazione del Pil pari all’1,8%, che tornerà positivo nel prossimo biennio: +0,6 nel 2014 e +1,3% nel 2015.

Industria bancaria: andamenti e prospettive
In una situazione in cui il risparmio delle famiglie è una risorsa sempre più scarsa, le banche italiane sono chiamate al duplice obiettivo di erogare credito e ridurre lo scarto tra  impieghi e fonti stabili di raccolta (il funding gap) che si è creato verso la metà degli anni duemila. Le analisi del Rapporto AFO indicano che comunque nel futuro prossimo si potrebbe invertire il trend negativo che ha a lungo accompagnato l’acquisto di attività finanziarie da parte delle famiglie, ma perfino in questa favorevole ipotesi il flusso di risparmio difficilmente potrà consentire una buona crescita degli impieghi e, contemporaneamente, il riassorbimento del funding gap, stante oltre ai vincoli macroeconomici  anche quelli regolamentari derivanti, per esempio, dall’introduzione del bail-in.
Le banche italiane, alle prese con la più dura crisi economica dal dopoguerra, devono risolvere complicati equilibri tra obiettivi gestionali e prudenziali tra di loro spesso confliggenti (es. crescita del credito e riassorbimento del funding gap,). Nella seconda metà del 2013 è continuata la riduzione dei prestiti a residenti coerentemente con il ridotto volume di attività economica e con gli andamenti prevalenti in Europa. In un contesto di bassa crescita economica si confermano le previsioni sulla dinamica degli impieghi, con ulteriore fattore di freno dovuto all’elevato livello raggiunto dal rischio creditizio, soprattutto per quel che riguarda le imprese. Il Rapporto prevede che se sul fronte dei flussi (nuovi crediti in sofferenza in rapporto ai crediti in essere) il punto di massima crescita potrebbe essere stato raggiunto, l’incidenza dello stock dei crediti problematici sul totale tenderà ad aumentare lungo tutto il periodo di previsione, sfiorando a fine 2015 i livelli massimi di metà anni novanta.
 
Roe, utili netti
In calo anche le stime sugli utili netti, previsti nel triennio 2013-2015 in media d’anno ad un valore di poco superiore ai 3,6 miliardi di euro, rispetto ad una stima precedente di 5,5 miliardi. In tal modo il Roe, dopo il valore nullo atteso per quest’anno, dovrebbe presentare una dinamica molto contenuta rimanendo al di sotto del 2% nel 2015, cioè ancora al di sotto dei depressi livelli raggiunti nel 2008. A pesare sono anche gli elevati  accantonamenti necessari a fronteggiare il rischio i quali, nel periodo di previsione sottrarrebbero risorse per oltre 70 miliardi di euro, pari all’80% del risultato di gestione.

Accordo di programma su Fondo di solidarietà e Contratto

(20 dicembre 2013) Siglata l’intesa sul Fondo di solidarietà e definito un calendario di incontri a partire da febbraio 2014 per il rinnovo del Contratto di lavoro.

 

Nella tarda serata di oggi, le banche e i sindacati hanno raggiunto l’accordo per l’adeguamento del Fondo di solidarietà alle disposizioni della legge Fornero (legge 92 del 2012). Il Fondo continuerà dunque ad accompagnare i lavoratori e le banche nei processi di riorganizzazione con strumenti di sostegno al reddito.
Banche e sindacati hanno anche deciso un calendario di incontri a partire da febbraio 2014 con l’intento di definire il rinnovo contrattuale. Nell’occasione le parti hanno condiviso criteri innovativi in materia di disdetta contrattuale allo scopo di favorire il buon esito delle successive trattative.
Le parti hanno espresso la propria soddisfazione per l’intesa raggiunta.

Verbale di accordo sul Fondo di solidarietà

Verbale di accordo sul Ccnl

Nuova organizzazione e redditività sfida epocale in Ue

​(17 dicembre 2013) Rapporto ABI 2013: confronto su struttura dei costi e modelli produttivi vitale per sedere in prima fila nell’Unione bancaria. In gioco la sostenibilità del mondo bancario e il sostegno a famiglie e imprese

​Il difficile contesto macroeconomico, che si riflette nella permanenza di condizioni critiche nel mercato del lavoro, nel deterioramento della qualità delle attività bancarie, nel crollo della domanda di credito e nella contrazione dei margini di ricavo, pone le tradizionali banche commerciali italiane di fronte ad una drammatica caduta di redditività. Su questo scenario pesano, inoltre, le pressanti richieste del regolatore europeo per l’incremento della dotazione patrimoniale delle banche e la crescente penalizzazione a carico del settore bancario nazionale indotta dalla normativa fiscale italiana per esigenze straordinarie di gettito, con riflessi sull’intera economia. Alla vigilia dell’Unione bancaria, non si tratta certo di premesse ottimali per favorire il necessario processo di riallineamento dei livelli di redditività sui valori medi europei, decisivo affinché il mondo  bancario possa continuare ad esercitare la sua primaria funzione di sostegno all’economia reale. Questa la sintesi della ventunesima edizione del Rapporto ABI 2013 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Roma dal Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli.
Il peggioramento dell’attività economica rilevato nel 2012 ha avuto importanti ripercussioni sulle condizioni del mercato del lavoro in tutti i settori industriali. Nel  credito, in un quadro in cui si conferma la crescita della qualità professionale degli impiegati (con il 35,9% di laureati), l’aumento del personale femminile (44% sul complesso dei dipendenti), e l’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (pari al 98% compresi gli apprendisti), i dati mostrano una contrazione occupazionale nel biennio 2011-2012 dell’1,7%.
Lo stretto legame tra andamento del ciclo economico e modello tradizionale di business si riflette per le banche italiane in crescenti difficoltà a tutti i livelli del conto economico. In particolare, di fronte alle pervasive innovazioni tecnologiche che stanno mutando l’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi, la struttura dei costi risulta ancora inadeguata e penalizzante nel confronto europeo.
L’analisi del posizionamento dei mercati bancari europei, realizzata sulla base dei dati di bilancio di un campione di 129 gruppi bancari, evidenzia che il costo medio per dipendente dei gruppi bancari italiani, espresso a parità di potere di acquisto, a fine 2012 era ancora di circa il 17% più elevato di quello dei gruppi bancari europei (75 mila euro rispetto a 64 mila euro). Sotto altra prospettiva, il rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione supera di circa 4,6 punti percentuali la media Ue (40,6% contro 36%), e sale fino a circa 7 punti percentuali nel confronto con la media dei 5 principali mercati europei – Francia, Germania, Olanda, Spagna e UK – dove è pari a 33,2%. 
Focalizzando il confronto sulle sole banche regionali europee, intermediari finanziari che operano prevalentemente nell’ambito dei confini nazionali, il gap in termini di costo medio per dipendente dei gruppi bancari italiani rispetto alla media risulta ancora più marcato e pari al 35%. Analogamente,  il differenziale  in termini di ricavi assorbiti del costo del lavoro sale ad oltre 5 punti percentuali rispetto alla media e ad oltre 11 punti rispetto alla media dei principali mercati dove sono presenti banche regionali – Francia, Germania, Spagna e Uk.
In questo quadro, è indispensabile, quindi, avviare e favorire un’importante trasformazione sia del contesto esterno, per promuovere un rilancio del mercato del credito, sia del settore bancario.
Quanto al primo aspetto, è auspicabile che il Governo rafforzi le misure dirette e indirette a sostegno del mercato bancario e della sua operatività e, più in generale, è decisivo che gli interventi normativi, nazionali e internazionali, non siano penalizzanti, come è invece spesso accaduto in passato. Un terreno di gioco livellato è la priorità in vista dell’Unione bancaria per una reale diminuzione della frammentazione dei mercati finanziari dell’area dell’euro. In quest’ottica, assume grande rilievo la disciplina del Fondo di solidarietà, che dalla sua costituzione ad oggi, ha gestito – a carico delle banche e del sistema e dunque senza onere per le finanze pubbliche – circa 48.000 prestazioni straordinarie di accompagnamento alla pensione e, al momento, ha in carico l’erogazione di circa 15.000 assegni.
Quanto al secondo aspetto – relativo alle trasformazioni del settore bancario – un significativo recupero di redditività e di produttività presuppone una semplificazione delle strutture produttive e organizzative, una maggiore flessibilità dell’organizzazione aziendale, un più intenso utilizzo degli impianti produttivi e, a questi fini, riqualificazione professionale e mobilità, sia funzionale sia territoriale, accompagnati da moderazione salariale e relazioni industriali adeguate alle sfide. In tal senso, il complesso della comunità bancaria (management, lavoratori, sindacati, ecc.) deve farsi cosciente del momento di svolta di fronte al quale tutti ci troviamo nella consapevolezza che l’eventuale fallimento del processo di riallineamento sui valori medi europei dell’incidenza della struttura dei costi renderà complesso per le banche italiane continuare ad esercitare la loro primaria funzione di sostegno a famiglie e imprese. 
Alla presentazione del Rapporto da parte di Giancarlo Durante, Direttore Centrale ABI – Responsabile Direzione Sindacale e del Lavoro, e Luigi Prosperetti, Ordinario di Politica Economica – Università degli Studi di Milano, sono intervenuti Paolo Tosi, Ordinario di Diritto del Lavoro – Università degli Studi di Torino, e Adalberto Alberici, Università degli Studi di Milano – Sda Bocconi. 

Mercato casa più trasparente con nuove perizie immobiliari

(14 dicembre 2013) Trasparenza e correttezza delle valutazioni immobiliari, oggettive e confrontabili, alla base di una maggiore consapevolezza del valore dell’investimento e, quindi, di una più efficiente attività di erogazione creditizia ai mutuatari.
 

​Trasparenza e correttezza delle valutazioni immobiliari, oggettive e confrontabili, alla base di una maggiore consapevolezza del valore dell’investimento e, quindi, di una più efficiente attività di erogazione creditizia ai mutuatari.
È questo l’obiettivo primario del Protocollo d’intesa per la raccolta, l’archiviazione e l’utilizzo di dati ed informazioni per le valutazioni immobiliari firmato tra ABI, Tecnoborsa, Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori, Consiglio Nazionale Geometri e Geometri laureati, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Collegio Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari laureati, Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati, Consiglio Nazionale dei Geologi.
Punto di partenza le Linee Guida ABI per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie finalizzate ad introdurre principi per l’esecuzione di perizie improntate a criteri di massima trasparenza, certezza ed economicità – anche mediante la considerazione delle caratteristiche energetiche e di sicurezza sismica e idrogeologica degli edifici, nonché delle aree verdi di pertinenza degli stessi – per concorrere a modernizzare il mercato italiano del credito ipotecario, rendendolo più efficiente, dinamico ed integrato a livello Europeo.
Pertanto, attraverso l’intesa con gli Ordini professionali interessati sarà possibile:

  • creare una piattaforma informativa  che – nel pieno rispetto della normativa sulla privacy – favorisca la raccolta, l’archiviazione e lo scambio di dati sulle caratteristiche degli immobili tra valutatori e soggetti finanziatori basato sui principi di trasparenza e reciprocità al fine di massimizzare la correttezza della valutazione degli immobili;
  • definire modalità di utilizzo e adesione della piattaforma informativa basata su criteri di volontarietà, massima concorrenza e professionalità;
  • coinvolgere le migliori competenze pubbliche e private, ciascuna per quanto di sua competenza, per la realizzazione degli obiettivi del presente Protocollo

Imu, immobili pubblici e Banca d’Italia

Audizione del Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini
6ª Commissione, Finanze e tesoro del Senato
12 dicembre 2013

Contesto macro e finanza pubblicaIl quadro economico generale nel quale si calano gli interventi oggetto della presente Audizione continua a presentarsi delicato, nonostante vadano rafforzandosi i segnali di schiarita nel più generale contesto di miglioramento dell’area dell’euro da ultimo segnalato dall’indice Eurocoin della Banca d’Italia.Per quanto concerne il contesto macroeconomico interno, i dati più robusti di cui disponiamo (pil, produzione industriale, occupazione) scontano ancora tendenze negative, ma sono nel complesso promettenti le indicazioni delle indagini sulla fiducia delle imprese, sulle aspettative degli ordini, sulle performance di alcune aziende esportatrici, e degli indici che anticipano il ciclo (leading indicators) come quello elaborato dall’Ocse: l’insieme delle informazioni disponibili porta a ritenere che il trimestre corrente dovrebbe riportare il segno “più” sul tasso di variazione del prodotto, dopo 8 trimestri di consecutiva caduta.Per quanto riguarda la finanza pubblica e la condivisibile esigenza di assicurare un consolidamento degli obiettivi posti senza nuocere ai germogli di ripresa, l’Associazione ritiene che vi siano le condizioni perché ciò possa realizzarsi. Tuttavia, perché tali condizioni si realizzino nel concreto (il rapporto deficit/pil dovrebbe muovere gradualmente verso l’1% alla fine del 2016 ed il rapporto debito/pil tornare a ridursi sin dal prossimo anno) è fondamentale imprimere ulteriore spinta al programma di revisione della spesa e rafforzare il piano di dismissioni. In particolare, senza un irrobustimento del piano di dismissioni la pur leggera inversione di tendenza del peso del debito sul prodotto – dal 132,9% nel 2013 al 132,8% nel 2014 – potrebbe essere a rischio.

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Tutte le regole della trasparenza sui siti delle banche

(7 dicembre 2013) Protocollo d’intesa ABI-Associazioni dei Consumatori su informazioni di trasparenza agli utenti Internet. Accessibilità e rapidità per migliorare sempre più relazioni e scelte consapevoli della clientela. Trasparenza on line con rapidità e semplicità: su questo trinomio via web poggia l’obiettivo di raccogliere dalla tecnologia un grande contributo al continuo miglioramento delle relazioni banca-cliente.

​Così è, infatti, con la firma del Protocollo d’intesa sulle Linee Guida per favorire la fruizione da parte della clientela delle informazioni di trasparenza sui siti internet delle banche, tra ABI e le Associazioni dei Consumatori Acu, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale dei Consumatori.
Con le Linee Guida ABI e Associazioni hanno individuato come poter intervenire per rendere più semplice e rapido ai consumatori l’accesso alle informazioni di trasparenza sui siti internet delle banche, anche in una prospettiva di diffusione delle funzioni di Internet Banking. 
Infatti, attraverso le Linee Guida saranno cinque i criteri che guideranno i consumatori dalla ricerca, alla fruizione, dei documenti di trasparenza:

  • la visibilità dei link all’interno della homepage;
  • la celerità dei percorsi di navigazione;
  • la fruibilità delle pagine interne contenenti le informazioni di trasparenza;
  • la semplificazione e la chiarezza del linguaggio;
  • l’accessibilità dei documenti di trasparenza ben visibili e scaricabili all’interno delle pagine web.

Nell’ambito del lavoro comune ABI e Associazioni dei Consumatori hanno anche definito il format dell’icona connessa alla voce “trasparenza”, che verrà utilizzata della banche aderenti all’iniziativa come segno immediatamente riconoscibile da parte del cyber-utente. Proprio per questo motivo, l’icona raffigura simbolicamente l’impegno condiviso per favorire la trasparenza, rappresentata da un bagliore.
Il prossimo obiettivo dell’iniziativa sarà quello di predisporre un glossario “base”, cui verrà fatto rinvio cliccando sui singoli termini tecnici individuati dalle parti, integrabile da ciascuna banca.

Basilea 3: fisco penalizza banche italiane in vista esame BCE

​5 dicembre 2013) Unione Bancaria europea, quadro attuale e prospettive future, l’agenda delle misure previste da Basilea 3 per il 2014, il ruolo della Banca Centrale Europea e i rapporti con le Autorità nazionali in vista dell’Asset Quality Review sulle banche. Questi i temi dell’odierno convegno organizzato dall’ABI sulla vigilanza prudenziale.
 

​Lo scenario regolamentare in evoluzione, lo spostamento dell’attività di vigilanza dalle singole Autorità nazionali alla Banca Centrale Europea e l’avvio delle nuove regole del pacchetto Basilea 3 che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2014 con impatti sulle regole di governance e sulla vigilanza prudenziale. Questi i temi del convegno di oggi organizzato dall’ABI, “Basilea 3, CRD 4 e Unione Bancaria: Evoluzione o rivoluzione?”, e al centro del confronto tra regulators nazionali e internazionali, economisti e rappresentanti del mondo bancario.
“Siamo ottimisti, la valutazione degli asset bancari che la Bce effettuerà nei prossimi mesi in vista dell’avvio della vigilanza unica non riserverà brutte sorprese per le banche italiane” – così il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, ha commentato l’esame che la Banca Centrale Europea si appresta a fare sui bilanci delle banche italiane ed europee nel 2014, un esercizio che coinvolge 130 istituti la cui valutazione comprenderà un’analisi dei rischi ai fini della vigilanza, un esame della qualità degli attivi e una prova di stress.
“Le banche italiane sono ben patrimonializzate rispetto alla media europea – ha aggiunto Sabatini – hanno una qualità del capitale migliore rispetto a quelle di altri Paesi, pur scontando una bassa redditività e un notevole aumento delle sofferenze. Il rischio è che il forte peso della tassazione possa penalizzare gli istituti di credito italiani proprio alla vigilia dell’avvio dell’Unione bancaria europea e non favorire gli esami che nel 2014 saranno effettuati con modelli unici in tutta Europa e su tutte le banche europee. E’ necessario, perciò, lavorare per rendere omogeneo il terreno di confronto internazionale sul tema della qualità delle attività bancarie e per stabilire uguali condizioni di partenza per l’Italia rispetto al mercato unico europeo”.
“Ogni appesantimento della pressione fiscale sul comparto bancario – ha proseguito il Direttore generale dell’ABI – grava non solo sulle banche ma sul complesso dell’economia produttiva. E’ opportuno che l’Unione bancaria non sia più percepita come una variabile indipendente che riguarda solo le banche, ma come una variabile che riguarda la pienezza delle economie dei paesi membri. Sarebbe sbagliato pensare che si tratti solo di una questione relativa al mondo bancario e alla BCE, è una realtà che coinvolge in toto tutte le economia europee, in tutti i loro comparti produttivi”. “Siamo convinti che dalla crisi non si esca con meno Europa, ma con più Europa. Non possiamo e non dobbiamo rimandare oltre la realizzazione dell’Unione bancaria. E’ un ulteriore passo in avanti verso il completamento dell’unione economica europea” ha concluso Sabatini.
 

Crescono i pagamenti con carte ma resiste il contante

(4 dicembre 2013) Le transazioni col “denaro di plastica” aumentano del 14% nel secondo trimestre del 2013. Nello stesso periodo, crescono del 2% anche i prelievi allo sportello automatico.
​Più pagamenti elettronici – con carte, bancomat e bonifici – per fare fronte alle spese quotidiane delle famiglie italiane, che non rinunciano tuttavia al tradizionale “rifornimento” di denaro contante. Nel secondo trimestre del 2013, infatti, le transazioni col denaro di plastica sono aumentate del 14% rispetto allo stesso periodo del 2012 (da 288 a 329 milioni), con un incremento del 4,5% del totale transato.

In particolare, i pagamenti col bancomat hanno fatto registrare un incremento del 12% per quanto riguarda il numero di operazioni (da 227 a 254 milioni) e del 2% per quanto riguarda l’ammontare (da 15,7 a 16 miliardi di euro). In crescita anche gli acquisti con carta di credito: a giugno 2013, infatti, le transazioni con questo strumento sono aumentate del 23% (da 61 a oltre 75 milioni) e il totale transato è passato da 5,8 a 6,4 miliardi di euro (+11%). Agli italiani il denaro di plastica “piace” anche per fare shopping online: basti pensare che nel secondo trimestre del 2013 i pagamenti con carta di credito fatti su internet sono più che raddoppiati (+118% rispetto a giugno 2012, da 6 a 13 milioni di operazioni) e che anche il loro ammontare è cresciuto del 92% (da 494 a 949 milioni di euro).
Al maggior utilizzo delle carte di pagamento, tuttavia, non corrisponde una riduzione della circolazione del contante: nello stesso periodo, infatti, il numero dei prelievi allo sportello automatico ha fatto registrare un lieve incremento pari a circa il 2%. È quanto emerso oggi al convegno “Carte 2013”, organizzato da ABI e Consorzio Bancomat per fare il punto sui sistemi di pagamento in Italia. Anche alla luce delle recenti evoluzioni del mercato favorite dalla maggiore diffusione di smartphone e tablet, sempre più utilizzati dagli italiani per accedere in modo facile e veloce al proprio conto corrente e fare operazioni e pagamenti in mobilità, grazie alle App e ai Mobile Site delle banche.
Per quanto riguarda i bonifici, nel secondo trimestre del 2013 il 73,8% di quelli bancari è stato disposto via internet e telefono, mentre solo il 26,2% del totale, pari a circa 40 milioni di transazioni, è stato fatto allo sportello (nello stesso periodo del 2012, si trattava rispettivamente del 72,2% e del 27,8%). In particolare, sono i bonifici online a far registrare un incremento significativo, sia per quanto riguarda il numero di operazioni (+16,4% sul totale dei bonifici) sia in relazione all’ammontare complessivo del transato (+7,2%).