Trasparenza e concorrenza per le polizze sui mutui

​(30 novembre 2013) ​Firmato Protocollo d’intesa tra ABI, Assofin e Associazioni dei consumatori sulla correttezza e trasparenza nel collocamento delle polizze assicurative sui finanziamenti.

​Sempre più trasparenza, libertà di scelta e consapevolezza del consumatore sulle caratteristiche delle diverse tipologie di servizi e prodotti offerti da banche e intermediari finanziari, e su un più agevole accesso ad opportune coperture assicurative per mutui e altri finanziamenti. Questo l’obiettivo alla base del Protocollo d’intesa sulla correttezza e trasparenza nel collocamento delle polizze assicurative, firmato oggi, tra ABI, Assofin e le Associazioni dei consumatori Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale dei consumatori.
Per promuovere la diffusione di buone pratiche nell’offerta ai consumatori di coperture assicurative facoltative ramo vita o miste – cioè che prevedono sia il ramo vita che il ramo danni – accessorie ai finanziamenti, operatori bancari e finanziari concretizzeranno i seguenti impegni che costituiscono aspetti qualificanti dei progetti “Alla Pari” e “Trasparenza Semplice”, avviati rispettivamente da Assofin e ABI con le Associazioni dei consumatori: 

  • Evidenziazione facoltatività delle polizzeInserimento nella documentazione precontrattuale della frase “La/e polizza/e assicurativa/e accessoria/e al finanziamento è/sono facoltativa/e e non indispensabile/i per ottenere il finanziamento alle condizioni proposte”.
  • Esposizione costo complessivo del finanziamento con e senza la polizzaOltre al Taeg, già obbligatoriamente riportato nella documentazione precontrattuale, previsto anche un altro indicatore del costo totale del credito, calcolato con le stesse modalità del Taeg includendo le polizze assicurative facoltative.
  • Definizione di accordi con le imprese assicurative per l’estensione del diritto di recesso dalle polizze assicurative facoltative e le relative comunicazioni alla clientelaTenendo sempre come riferimento le esigenze del cliente, sia per quanto concerne i diritti e qualità del servizio sia per quel che attiene le condizioni economiche, banche e società finanziarie che aderiscono al Protocollo definiscono accordi con l’impresa (o con le imprese) di assicurazione con la quale si hanno rapporti commerciali per la promozione e il collocamento di polizze assicurative facoltative accessorie ai finanziamenti. Questi accordi servono a riconoscere per il consumatore un periodo di 60 giorni dalla data di sottoscrizione del contratto assicurativo – ovvero, se successiva, dalla data di efficacia – per recedere liberamente dal contratto. In questo senso, dopo il perfezionamento del contratto, verrà inviata a ciascun cliente una “lettera di benvenuto” con le principali informazioni sulla polizza e i diritti in essa contenuti.

Tra le Parti, come previsto dall’intesa, sarà istituito un Osservatorio che si occuperà di analizzare la tematica delle polizze accessorie ai finanziamenti, rilevare i risultati di indagini su reclami o ricorsi, condividere e proporre eventuali iniziative per migliorare sempre più l’informazione alla clientela, e ottimizzare i livelli di efficienza e la trasparenza del mercato delle polizze assicurative. 

A quota 119 miliardi le sospensioni rate per Pmi e famiglie

(29 novembre 2013) Conclusa la due giorni ABI sul credito: analisi e dati complessivi di tutte le iniziative per famiglie e imprese nella crisi tra moratorie alle rate, finanziamenti agevolati e plafond per investimenti e sviluppo. Dal mondo bancario la necessità di recuperi di redditività, di normative che non influiscano sulle capacità competitive e di un alleggerimento della pressione fiscale ormai a livelli insostenibili
 

​Ammontano a circa 119 miliardi di euro le quote di debito residuo sospese a Pmi e famiglie, dal 2009 ad oggi, con le varie moratorie sulle rate dei finanziamenti per affrontare il protrarsi della crisi economica. A questo quadro vanno aggiunti:
• i dati in via di elaborazione dell’Accordo per il credito 2013, tra l’ABI e le altre Associazioni di impresa e operativo da settembre 2013;
• i 2 miliardi dal Plafond Progetti Investimenti Italia, previsto nello stesso Accordo per il 2013;
• i 732 milioni di euro di debito residuo sospesi per 18 mesi a 7605 famiglie, da luglio 2013, attraverso il nuovo Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, sostitutivo della moratoria ABI sui mutui;
• i 175 milioni di euro di risorse erogate finora in 35.637 casi con il Fondo nuovi nati operativo fino a tutto il 2014;
• le risorse movimentate con recenti convenzioni tra ABI e Cdp su finanziamenti agevolati per lo sviluppo e mutui casa.
Questa la cornice complessiva di “Credito al Credito 2013”, la due giorni dell’ABI sul mercato del credito a famiglie e imprese con un focus specifico su tutte le iniziative messe in campo nel corso della crisi con Istituzioni, Associazioni di impresa e Associazioni dei consumatori attraverso moratorie alle rate, finanziamenti agevolati e plafond per investimenti e sviluppo.

In particolare – si è rilevato – che banche, imprese e famiglie sono alle prese con una congiuntura che mostra ancora debolezze e configura nel concreto solo segnali di rallentamento della caduta dei principali indicatori relativi al Pil, alla produzione industriale, al mercato del lavoro. I consumi privati si sono ridotti meno che nei trimestri precedenti e l’andamento degli investimenti sembra essersi stabilizzato dopo circa due anni di cali consecutivi.
In questo quadro, il mondo bancario – legato alla sua essenza prettamente commerciale – sconta gli effetti delle fragilità del sistema produttivo e dei problemi della mancata crescita. Tuttavia, gli istituti di credito non hanno pesato sui contribuenti in termini di salvataggi affrontati nel resto d’Europa e hanno messo in campo iniziative di autoregolamentazione e di sostegno all’economia uniche nel panorama mondiale. Iniziative però non sufficienti nel lungo periodo senza un nuovo sistema di welfare che risponda alle più vaste esigenze sociali.
Infatti, l’espansione del credito trova un vincolo spesso insormontabile nel fortissimo aumento del costo del rischio e, quindi, delle perdite sui crediti; con il risultato di una sfida ancor più stringente per le banche nel recuperare livelli accettabili di redditività in un contesto appesantito normative da normative non paritarie a livello europeo e una tassazione ormai insostenibile.

IMPRESE – Le banche italiane stanno intervenendo al meglio nell’emergenza della crisi, scontando fattori negativi di domanda e deterioramento della qualità del credito. Ciò non ha impedito di portare avanti iniziative di grande rilievo:
• sommando i risultati delle Nuove misure per il credito alle Pmi, al 30 settembre 2013, a quelli ottenuti complessivamente con le prime due iniziative (Avviso comune e Accordo per il credito alle Pmi, tra il 2009-2012) si ottiene un ammontare totale di oltre 369 mila operazioni di sospensione di mutuo, per un debito residuo totale di oltre 108 miliardi di euro; fornendo in questo modo liquidità addizionale alle Pmi per circa 20,3 miliardi di Euro (in termini di quote capitale sospese);
• nell’ambito dell’Accordo Nuove misure per il credito alle Pmi, da gennaio 2013 è pienamente operativa l’iniziativa Progetti investimenti Italia, avviata da ABI e tutte le associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale (alla presenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico) al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli investimenti delle imprese. A fine settembre sono state presentate 7.868 domande per un importo globale pari a 2,8 miliardi di euro. L’82,4% delle domande presentate riguarda investimenti in beni materiali. Sono state accolte 5.935 domande di finanziamento (75,4% del totale delle richieste pervenute) per un controvalore di 2 miliardi di euro. A livello territoriale, il maggior numero di finanziamenti erogati è al Nord (70,3%), seguono Centro (19,9%) e Sud e Isole (9,8%).
Nel periodo che va dal 2009 al 2012, ABI e Cdp hanno sottoscritto 4 distinte convenzioni, in base alle quali la Cdp ha messo a disposizione specifici plafond finanziari utilizzabili dalle banche per la concessione di prestiti a medio-lungo termine in favore delle Pmi, a condizioni economiche vantaggiose:
• le prime 3 convenzioni, relative al 2009-2010, hanno riguardato un plafond finanziario complessivo di 8 miliardi di euro, che è stato interamente utilizzato per il finanziamento di oltre 53 mila imprese;
• da marzo 2012 è attiva una quarta convenzione con un plafond di 10 miliardi di euro che, al 30 giugno 2013, contava 119 banche aderenti e finanziamenti erogati per oltre 2,8 miliardi di euro.
FAMIGLIE – Tenendo conto della necessità di sostenere le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate dei mutui e al contempo favorire l’accesso al credito a specifiche categorie di soggetti, le banche hanno avviato una serie di iniziative in collaborazione con tutti gli interlocutori interessati. Tra queste, un focus specifico è dedicato all’esito del “Piano famiglie” per circa 140.000 nuclei e 11 miliardi di euro movimentati:
• con la moratoria dei mutui alle famiglie, dal periodo di avvio della sospensione del rimborso delle rate di mutuo sino a marzo 2013, le banche hanno sospeso circa 98.158 mutui, pari a 10,9 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di 690 milioni di euro;
• il Fondo nuovi nati, operativo per tutto il 2014 e finalizzato a favorire l’accesso al credito alle famiglie con nuovi o figli adottati negli anni 2012, 2013 e 2014. Il Fondo riguarda l’erogazione di finanziamenti per un ammontare massimo di 5.000 euro a tassi al massimo pari alla metà di quelli offerti sul mercato: ad oggi sono stati erogati circa 35.637 finanziamenti per un controvalore di oltre 175 milioni di euro.
Nel frattempo è operativo il Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, un’iniziativa di recente avvio che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori. Secondo i dati disponibili, a metà novembre 2013, sono state 7605 le famiglie che hanno potuto sospendere per 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui, per un controvalore di 732 milioni di euro di debito residuo.Infine, è di recente definizione la Convenzione ABI–Cdp che permetterà l’erogazione della provvista e la conseguente attività di erogazione di mutui ai beneficiari. Si tratta di un Plafond casa da 2 miliardi a sostegno del mercato immobiliare residenziale indirizzato a giovani coppie, nuclei familiari di cui fa parte almeno un soggetto disabile, famiglie numerose.
  

Al via il nuovo Fondo per i mutui alle giovani coppie

(28 novembre 2013) Siglato il Protocollo d’intesa dalla Ministra Kyenge e dal Presidente Patuelli. Obiettivo dell’intesa agevolare i nuclei familiari con basso reddito e con rapporto di lavoro atipico nell’acquisto della prima casa.  


​Rinnovato il Fondo per l’accesso ai mutui delle giovani coppie con una maggiore dotazione e condizioni più semplici per l’accesso. La Ministra per l’Integrazione, con delega alle Politiche Giovanili, Cécile Kyenge, e il Presidente dell’Associazione bancaria italiana (ABI), Antonio Patuelli, hanno firmato oggi a Roma il Protocollo d’intesa. La sigla è avvenuta in occasione dell’apertura del convegno Credito al credito, la due giorni che l’ABI dedica al tema del credito alle persone e alle imprese, quest’anno alla quarta edizione. 
In un contesto economico ancora difficile, l’obiettivo del nuovo accordo è rafforzare lo strumento per agevolare nell’acquisto della prima casa in particolare i nuclei con basso reddito e con rapporto di lavoro atipico. La semplificazione delle condizioni per l’accesso ai finanziamenti e la dotazione complessiva di 70 milioni di euro sono tra le misure adottate per il potenziamento del Fondo destinato alle giovani coppie e ai genitori single con figli minori, in ulteriore disagio se considerata l’attuale congiuntura economica.

In particolare, tra le caratteristiche dell’intesa:

  • sono destinatari del Fondo le giovani coppie e i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, con priorità per quelli i cui componenti non risultano occupati con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Potranno beneficiare dell’iniziativa anche i titolari di un contratto di lavoro atipico;

  • i beneficiari dovranno avere un’età inferiore ai 35 anni, con un reddito ISEE complessivo non superiore ai 40 mila euro;

  • il Fondo avrà una dotazione patrimoniale iniziale di 50 milioni, incrementata di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 per complessivi 70 milioni, con l’obiettivo di offrire le garanzie necessarie per consentire di ottenere il mutuo. I destinatari potranno beneficiare di una copertura pubblica fino a un importo non superiore a 75 mila euro;

  • per accedere al Fondo è indispensabile che il mutuo non superi i 200 mila euro;

  • i mutui potranno essere sottoscritti con un tasso al momento della stipula non superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM) sui mutui, pubblicato trimestralmente dal Ministero dell’economia e delle finanze.

L’iniziativa rientra nel più ampio programma di interventi denominato “Percorso famiglia”, sottoscritto il 30 luglio 2012 tra l’ABI e le Associazioni dei Consumatori, per fare fronte alle emergenze legate alla crisi economica a sostegno in particolare delle famiglie.
Possono effettuare le operazioni di erogazione dei mutui garantiti dal Fondo le banche e gli intermediari che aderiranno all’iniziativa. La lista delle banche aderenti sarà pubblicata sul sito dell’ABI e su quello del Dipartimento della gioventù gioventu.gov.it

Rappresentanza e rappresentatività sindacale

Audizione dell’Associazione bancaria italiana presso l’XI Commissione
Lavoro pubblico e privato Camera dei Deputati

27 novembre 2013

​Le proposte di legge in esame si innestano su un terreno, oggetto ormai da anni di ampio dibattito, che le Parti sindacali dei diversi settori privati hanno regolato con specifici accordi sindacali in assenza di una disciplina di legge.Punto di riferimento in tale contesto è l’Accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009 tra Governo e Parti sociali, al quale ABI ha espressamente aderito, nel quale si faceva riserva di definire “nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva”.In attuazione della suddetta Intesa è stato sottoscritto, per quanto concerne il settore bancario, l’Accordo 24 ottobre 2011 sugli assetti contrattuali, i cui principi sono stati successivamente recepiti nel ccnl 19 gennaio 2012.

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Sportello più sicuro da collaborazione con Forze dell’ordine

Nel 2012, calano le rapine in banche e tabaccherie, mentre crescono gli episodi criminosi negli esercizi commerciali e negli uffici postali. Presentati oggi alla “Giornata della Sicurezza” dell’ABI i dati del quarto Rapporto Intersettoriale sulla Criminalità Predatoria.
 


​Aumenta la sicurezza allo sportello delle banche italiane, anche grazie alla sempre più stretta collaborazione e allo scambio di dati e informazioni con le Forze dell’Ordine e con gli altri comparti più esposti al fenomeno delle rapine. Secondo i dati del quarto Rapporto Intersettoriale sulla Criminalità Predatoria, infatti, a fronte di un incremento del 5% di tutte le rapine denunciate in Italia nel 2012, sono diminuiti del 10,1% gli episodi criminosi messi a segno nelle banche e del 7,5% quelli compiuti ai danni delle tabaccherie. La recrudescenza del fenomeno riguarda invece gli esercizi commerciali (+13,3%) e gli uffici postali (+5,2%), mentre sono pressoché stabili le rapine nelle farmacie (+0,1%). Ad annunciarlo è stato il direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, nel corso della “Giornata della Sicurezza” che si è tenuta oggi a Roma e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il Capo della Polizia e Direttore Generale di Pubblica Sicurezza, Alessandro Pansa. 
Secondo i dati del rapporto – messo a punto nell’ambito dell’Osservatorio Intersettoriale avviato da OSSIF, il Centro di Ricerca dell’ABI sulla Sicurezza Anticrimine in collaborazione col Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, Poste Italiane, Assovalori, Confcommercio, Federazione Italiana Tabaccai, Federdistribuzione e Federfarma – nel 2012 sono state denunciate 42.631 rapine, con un aumento del numero di episodi criminosi messi a segno ogni 100 mila abitanti che è passato da 66,9 nel 2011 a 71,8 nel 2012. A farla da padrone sono soprattutto le rapine fatte nella pubblica via che rappresentano la metà di tutte quelle denunciate.
Per quanto riguarda il cosiddetto indice di rischio, il settore della grande distribuzione fa registrare il tasso più elevato con 13,6 rapine ogni 100 punti operativi. Seguono le farmacie con un indice di rischio pari a 6,4 rapine ogni 100 punti operativi, le banche e gli uffici postali con 3,8 e le tabaccherie con 0,8.
 

Premio Aretê: la comunicazione responsabile parte dall’interno

In occasione della decima edizione, ospitata dall’ABI, presentato uno studio che fotografa la posizione delle aziende sulle iniziative di Csr. In ambito bancario annunciato il debutto del primo sistema sperimentale di misurazione dell’efficacia della comunicazione interna


​La comunicazione responsabile come leva interna ed esterna per migliorare la relazione con la clientela da parte delle imprese, sempre più impegnate a comunicare iniziative sostenibili. Questa la fotografia della ricerca condotta dall’Università Cattolica per ABI-Ascai e che monitora la posizione delle aziende in tema di comunicazione responsabile. Le principali evidenze emerse dallo studio sono state presentate nel corso di un evento organizzato oggi a Roma da ABI, Confindustria e Nuvolaverde. Nell’occasione l’ABI ha ospitato per la prima volta il “Premio Aretê per la comunicazione responsabile”, giunto alla decima edizione.
Dall’indagine della Cattolica emerge che i contenuti della comunicazione responsabile, rivolta in primo luogo a stakeholder istituzionali, quindi ai dipendenti e poi al mercato, vengono soprattutto elaborati nell’ambito della comunicazione corporate (37% del campione) e in seconda battuta viaggiano attraverso le attività di comunicazione interna (23%) e di relazioni esterne-ufficio stampa-pr (18%). La comunicazione interna conquista dunque posizioni, accreditandosi come il secondo canale attraverso cui le aziende, banche incluse, veicolano i propri messaggi di Csr con l’obiettivo di dare qualità al dialogo e al linguaggio interno per favorire una migliore e più efficace comunicazione verso l’esterno. 
La comunicazione responsabile si arricchisce dunque di un ulteriore canale, che le banche intendono sfruttare sempre meglio. L’impresa-banca si dimostra fortemente determinata ad aprirsi ai cambiamenti che le comunicazioni di massa hanno conosciuto negli ultimi anni. In tal senso sono in prima linea quanti nella banca operano nella comunicazione interna, perché è da loro che può generarsi un primo importante filtro di decodifica dei messaggi aziendali, per favorire un dialogo semplice e comprensibile, tale da essere virtuosamente esportato nel dialogo quotidiano tra banca e clienti.
Per valutare adeguatamente il ruolo della comunicazione interna è al via il primo sistema sperimentale di misurazione dell’efficacia della comunicazione interna, predisposto da un gruppo di lavoro interbancario ad hoc, coordinato dall’ABI. Una testimonianza tangibile del valore riconosciuto alla comunicazione nell’ambito delle iniziative aziendali ma anche un invito a far sempre meglio su questo specifico fronte.
L’indagine della Cattolica ha preso in esame un campione ampio, non costituito unicamente da operatori finanziari (banche e assicurazioni), che pure rappresentano il 30% del totale, ma anche da aziende del comparto servizi (23% del campione), dell’industria (21%), del commercio (18%) e infine P.A. e terzo settore (8%).

Sito Aretê  –  Sito Ascai

Intensificare l’attività per la migrazione alla Sepa

Comunicato stampa del Comitato nazionale di migrazione alla Sepa
(18 novembre 2013) La Sepa (Area unica dei pagamenti in euro) rappresenta un’opportunità per tutti i soggetti coinvolti: entro il 1° febbraio 2014 (end date) le barriere fra i paesi partecipanti al progetto verranno eliminate, per creare un mercato integrato dei pagamenti fra 33 paesi e per oltre 500 milioni di cittadini che avranno a disposizione bonifici e addebiti diretti armonizzati.

​In vista dell’ormai imminente scadenza per il completamento della migrazione agli strumenti paneuropei di pagamento e addebiti diretto Sepa credit transfer (Sct) e Sepa direct debit (Sdd), il Comitato nazionale per la migrazione alla Sepa sollecita tutte le parti interessate – prestatori di servizi di pagamento, imprese, pubbliche amministrazioni – a intensificare le attività volte ad assicurare la preparazione del Paese a questo importante appuntamento.

In questo contesto, i partecipanti al Comitato nazionale di migrazione alla Sepa, concordano:

  • nel considerare di cruciale importanza per il Sistema Paese una migrazione tempestiva ed efficiente;
  • nell’invitare tutti i partecipanti coinvolti ad acquisire un’ulteriore maggiore consapevolezza dei cambiamenti in atto e predisporre quanto necessario per mantenere senza soluzione di continuità la capacità di disporre pagamenti e incassare fondi. Un contributo decisivo per raggiungere questi obiettivi può essere offerto anche da un persistente ruolo attivo sia delle associazioni di categoria degli utilizzatori di servizi di pagamento sia degli stessi prestatori nei riguardi della propria clientela, in modo che tutte le imprese, di ogni dimensione, siano in grado di garantire l’ adeguamento ai nuovi prodotti entro i termini previsti.

La Presidenza del Comitato, unitamente al Ministero dell’economia e delle finanze e all’Agenzia per l’Italia digitale, conferma l’impegno a supporto della migrazione di tutti gli operatori in essa coinvolti, nella consapevolezza che il pieno rispetto della end date del 1° febbraio 2014 è un appuntamento ineludibile.

Crescono i conti correnti degli immigrati imprenditori

(16 novembre 2013) In tre anni +47% i conti intestati alle piccole imprese gestite da immigrati. L’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti al termine del suo secondo anno di attività è riferita a un panel omogeneo di dati.


​Immigrato e imprenditore. Alla luce della crisi finanziaria, ad un aumento del tasso di disoccupazione e alle maggiori condizioni di precarietà lavorativa, i cittadini immigrati si riorganizzano e rispondono con lo sviluppo di piccole attività imprenditoriali.
È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti al termine del suo secondo anno di attività, presentata in occasione del Forum Csr 2013, l’appuntamento organizzato dall’Associazione Bancaria Italiana sulla Responsabilità sociale d’impresa giunto quest’anno alla sua ottava edizione.
Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’ABI e il Ministero dell’Interno, e coordinato dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). Obiettivo dell’iniziativa fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti nel nostro Paese, quale condizione necessaria per favorire il processo di integrazione, e supportare così gli operatori nella definizione di strategie integrate.
Oltre ad analizzare la relazione tra migranti e sistema finanziario dal punto di vista dell’offerta e della domanda di servizi e prodotti, l’Osservatorio dedica un focus specifico all’imprenditoria tramite l’analisi delle imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma).
Se si considera il dato di sistema, i clienti immigrati titolari di conti correnti appartenenti al segmento small business presso le banche italiane in un anno sono aumentati del 13,5% (per un totale di 83.950 circa nel 2011, pari al 4,4% del numero complessivo di correntisti immigrati). Dato confermato dai dati nazionali forniti da Unioncamere dove l’imprenditoria a titolarità immigrata fa segnare un saldo netto positivo di oltre 24.000 unità.
L’incremento è ancora più evidente se si considera all’interno del panel di dati omogeneo (stessi gruppi bancari e stesse nazionalità): nei tre anni oggetto di rilevazione dell’Osservatorio, l’area small business cresce in termini assoluti del 47%.
In termini di distribuzione geografica, si conferma, anche per quanto riguarda l’attività imprenditoriale, una maggiore concentrazione di conti correnti presso le banche nel Nord Italia, pari al 63%. Il 31% dei correntisti imprenditori sono concentrati nel Centro, il 6% al Sud. 

Tre mld per le imprese su debiti Pa nel Lazio

(13 novembre 2013) Regione Lazio, banche e settori produttivi sul territorio pronti alle operazioni di smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione: previste tra il 2013-2014 disponibilità finanziarie per circa 3 miliardi di euro, che potranno essere immediatamente rese disponibili per le imprese grazie anche alle operazioni di anticipazione bancaria, permettendo così alla Regione di non sforare i vincoli posti dal Patto di stabilità interno.


​È quanto previsto dall’intesa sottoscritta oggi a Roma tra la Regione Lazio, ABI Lazio e le Associazioni di impresa del territorio, sotto forma di Addendum al protocollo nazionale, denominato “Plafond Crediti PA”, in tema di smobilizzo dei crediti certificati vantanti dalle Pmi nei confronti della PA, sottoscritto il 22 maggio 2012.
Oggetto dell’accordo sono i crediti certificati tramite la piattaforma elettronica del Mef in seguito ad istanza presentata dal creditore, tra i quali, in particolare:

  • i crediti vantati nei confronti della Regione Lazio, certi liquidi ed esigibili alla  data del 31 dicembre 2012, diversi da quelli relativi alla sanità, per i quali lo Stato ha concesso una anticipazione nel 2013 o verserà la relativa anticipazione nel 2014, per la parte non immediatamente liquidabile a causa dei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno;

  • i crediti vantati dalle imprese nei confronti degli Enti Locali, nel caso in cui tali crediti siano assistiti da finanziamenti regionali non ancora erogati all’ente locale medesimo; in tal caso gli Enti locali stessi certificheranno i crediti utilizzando esclusivamente la piattaforma elettronica del Mef.

Tra i punti qualificanti dell’intesa, il benestare della Regione sulle certificazioni rilasciate dagli Enti Locali, nonché la previsione in base alla quale le banche valuteranno la possibilità di applicare l’accordo alle imprese di maggiori dimensioni.
Per quanto riguarda le condizioni economiche delle operazioni di smobilizzo, resta ferma la medesima struttura del tasso d’interesse finale definita dal protocollo nazionale del 2012, ossia come somma del costo della provvista per la banca (equivalente al costo di accesso effettivo per la banca alla provvista Bce nell’ambito della Long Term Refinancing Operation) e dello spread il cui valore massimo, per le operazioni di sconto pro soluto (nei casi in cui l’impresa cede alla banca il credito)  e pro solvendo (nei casi in cui l’impresa resta creditrice della Regione e garantisce quindi per la solvibilità del debitore pubblico), sarà comunicato dalle banche alla Regione Lazio entro l’ultimo giorno lavorativo del mese di riferimento ed avrà validità per i due mesi successivi; decorsi i due mesi, qualora l’istituto finanziario non provveda a comunicare alla Regione Lazio le nuove condizioni applicate alle imprese aderenti, si riterranno valide per ulteriori due mesi quelle comunicate in precedenza; lo spread applicabile alle operazioni di anticipazione sarà invece determinato da ciascuna banca in relazione al merito creditizio dell’impresa richiedente e all’eventuale presenza di garanzie.
L’intesa potrà essere rinnovata al termine del prossimo anno e comunque non oltre il 31 dicembre 2015. Con l’obiettivo di verificarne nel tempo il grado di applicazione e valutarne l’opportunità di proroga, le Parti monitoreranno le certificazioni rilasciate e le operazioni di smobilizzo dei crediti realizzate dalle Banche aderenti. 

Contrasto all’esercizio abusivo intermediazione creditizia

(9 novembre 2013) Nasce l’Osservatorio per il contrasto all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione del credito e per la promozione di iniziative finalizzate a garantire maggiore efficacia e coerenza alle attività di controllo sugli operatori. Queste le linee guida del Protocollo d’intesa, firmato oggi a Roma, da Oam – l’Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi – e dalle dodici Associate (ABI, Afin, Assifact, Assilea, Assofin, Assomea, Assoprofessional, Andafin, Fenafi, Fiap, Fimec, Ufi) e aperto all’adesione di tutte le altre associazioni di settore.


​L’Osservatorio, costituito presso l’Oam con un rappresentante per ogni firmatario dell’accordo, si occuperà di:

  • analizzare le caratteristiche quali/quantitative del fenomeno dell’abusivismo nel mercato dell’intermediazione del credito, con particolare riferimento a modelli e prassi emergenti, e degli effetti delle iniziative poste in essere ai sensi del presente protocollo;

  • condividere con le Autorità di Vigilanza competenti i risultati di tali analisi al fine di possibili interventi da parte delle Autorità stesse;

  • verificare la possibilità di promuovere modifiche regolamentari per ottimizzare l’efficienza e la trasparenza del mercato del collocamento dei prodotti di credito e finanziari;

  • promuovere iniziative per una sempre maggiore attività di segnalazione e di contrasto al fenomeno dell’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione.

Per il raggiungimento dei migliori livelli di efficienza, professionalità e sicurezza nell’intermediazione finanziaria e creditizia, l’intesa prevede che le associazioni aderenti si impegnino a dare la massima diffusione presso i rispettivi associati alle iniziative assunte sulla base del Protocollo e a promuovere la partecipazione al progetto da parte di altre associazioni del settore non aderenti all’Oam.Anche l’attenzione del cittadino/consumatore in questo caso è importante. Infatti, prima di sottoscrivere un contratto, è fondamentale accertarsi che il professionista a cui ci si affida sia iscritto all’Oam (verificando sul sito organismo-am.it)