Imprese: accordo su nuove garanzie sui crediti | [11/05/2018]

(11 maggio 2018) ​Con la sottoscrizione di Alleanza delle Cooperative, Casartigiani, CLAAI, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti e Confimi Industria si allarga la compagine delle Organizzazioni aderenti all’accordo promosso da ABI e Confidustria, definito, con il patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per rendere più flessibile il sistema delle garanzie, accelerare i tempi di recupero dei crediti e assicurare un miglior servizio del credito alle imprese.

​L’iniziativa dà forza all’impegno per promuovere l’utilizzo delle nuove figure di garanzia introdotte dal DL 59/2016: il trasferimento sospensivamente condizionato di un bene immobile (c.d. Patto Marciano) e il pegno mobiliare non possessorio. 
In particolare, per il Patto Marciano, l’Accordo contiene alcune previsioni volte a favorirne l’utilizzo a vantaggio di banche e imprese e a rafforzare la piena operatività dell’art. 48-bis del TUB, che ha introdotto nel nostro ordinamento la possibilità che il contratto di finanziamento tra banca e impresa possa essere garantito dal trasferimento in favore del creditore, in caso di inadempimento del debitore, della proprietà di un immobile (non abitazione principale) posto a garanzia dello stesso. 
L’Accordo prevede tra l’altro che all’eventuale introduzione del patto nei nuovi contratti di finanziamento si associno benefici per le imprese riconducibili alla possibilità di: allungare la durata dei finanziamenti, in relazione alla tipologia di immobile in garanzia, fino ad un massimo di 30 anni; aumentare l’ammontare del credito bancario in rapporto al valore dell’immobile; ridurre il costo del finanziamento.
Sono inoltre previsti impegni per: promuovere l’istituzione del registro informatico dei pegni non possessori e l’ottimizzazione della normativa di vigilanza riguardo alle due nuove forme di garanzia; la valorizzazione e diffusione delle linee guida per la valutazione degli immobili residenziali e la definizione di analoghe linee guida anche per gli immobili a uso industriale; la definizione di ulteriori iniziative per rendere più efficiente il meccanismo di escussione delle garanzie. 
Nei prossimi giorni le associazioni sottoscrittrici costituiranno appositi gruppi di lavoro per dare seguito agli impegni assunti e approfondire i diversi aspetti tecnici attinenti l’impiego delle due nuove figure di garanzia.
 

Altre organizzazioni di imprese hanno sottoscritto l’intesa ABI-Confindustria

Dal 2009 “moratoria” rate per 466.680 Pmi | [05/05/2018]

(5 maggio 2018) ​Da agosto 2009 fino a marzo 2018 sono state accolte 439.729 domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 126 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 24,9 miliardi di euro. Inoltre, sono state accolte 26.951 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 7,7 miliardi di euro di debito residuo.

​Questo lo sforzo del settore bancario con le iniziative promosse dall’ABI sul sostegno alla disponibilità di credito per le Pmi. A partire dal primo “Avviso Comune” del 2009 allo strumento “Imprese in ripresa”, valida fino al 31 luglio 2018 – che rientra nel più ampio “Nuovo Accordo in favore delle piccole e medie imprese” – il mondo bancario ha confermato il suo sostegno ai diversi settori economici, in tutto il corso della crisi e ora nella fase di rilancio dell’economia.
In questo caso si tratta della possibilità per tutte le Pmi “in bonis” di:

  • sospendere la quota capitale delle rate di mutui e leasing, anche agevolati o perfezionati con cambiali;
  • allungare il piano di ammortamento dei mutui e le scadenze del credito a breve termine e del credito agrario.

L’analisi relativa alla distribuzione delle domande per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che: 

  • il 25,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 14,3% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 18,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • il 9,3% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 7,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 26,1% agli “altri servizi”.

L’analisi relativa alla distribuzione territoriale delle domande accolte, per sede legale dell’impresa richiedente, evidenzia che:

  • il 62,1% è riferito ad imprese residenti nel Nord Italia;
  • il 20,9% è riferito ad imprese residenti nel Centro Italia;
  • il 17,0% è riferito ad imprese residenti nel Sud Italia.

Dal 2009 accolte 439.729 domande di sospensione del pagamento

+21% i conti correnti small business a titolarità immigrata | [28/04/2018]

(28 aprile 2018) ​Si rafforza la presenza degli imprenditori immigrati in Italia. In crescita anche il ruolo delle donne straniere nell’economia: uno su tre le imprese immigrate con titolare donna, con un’incidenza crescente negli anni. L’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione finanziaria dei migranti, nel settimo anno di attività
 

​Si rafforza la presenza degli imprenditori immigrati in Italia, sempre più attivi nel lavoro autonomo e nella piccola e media imprenditoria. Una vivacità imprenditoriale, quella delle comunità straniere, che si riflette anche nel rapporto con il mondo finanziario. Il numero di imprese small business titolari di un conto corrente passa dalle 74.000 unità del 2010 alle quasi 150.000 rilevate nel 2016, con un incremento complessivo del 21% fra il 2015 e il 2016 (+12,2% il tasso di crescita medio annuo). Aumentano inoltre i conti correnti aperti da più di 5 anni intestati a imprenditori immigranti, indice della crescente stabilità del rapporto col settore finanziario: se nel 2010 la percentuale era il 16%, nel 2016 raggiunge quasi il 50%. 
E’ quanto emerge dalla sesta edizione del Rapporto annuale sull’inclusione finanziaria dei migranti, realizzata dall’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti nel settimo anno di attività. L’osservatorio nasce dalla collaborazione dell’Associazione bancaria italiana (ABI) e il Ministero dell’Interno. Cofinanziato dalla Commissione Europea, è gestito dal Centro studi di politica internazionale (CeSpi). 
L’indagine si basa sui dati forniti dagli operatori finanziari (banche e Banco Posta) relativi a migranti residenti, appartenenti a 21 nazionalità non Ocse, e si focalizza su un segmento specifico di imprese appartenenti all’area definita come small business, caratteristica del settore produttivo italiano. Secondo il report, l’intermediazione finanziaria e l’accesso agli strumenti forniti dagli operatori del mercato contribuiscono a rafforzare il processo di sviluppo dell’attività imprenditoriale straniera. Un fenomeno articolato e in crescita quello delle imprese create da migranti in Italia, da inquadrare nel contesto più ampio della regolare presenza di stranieri sul territorio, e che si rivela capace di contribuire all’economia del Paese: secondo i dati InfoCamere, il 9,4% delle imprese in Italia nel 2016 è condotto da stranieri e la media nazionale del valore aggiunto prodotto dalle imprese straniere in Italia è aumentata di 5,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
L’indagine si concentra anche sui percorsi d’impresa che – si legge nel rapporto – sono, almeno inizialmente, condizionati dall’appartenenza ad una determinata comunità nazionale. Quello che emerge è un quadro eterogeneo. Tra le imprese clienti di intermediari finanziari, nell’ultimo anno sono in particolare aumentate quelle delle comunità provenienti da Bangladesh, Senegal, India e Nigeria. Rispetto invece all’incidenza dei conti small business sul totale dei conti correnti intestati alle singole nazionalità, appare evidente la vivacità delle imprese a titolarità asiatica (Cina, Pakistan e Bangladesh) e di quelle di origine egiziana.

L’imprenditoria femminile 
Il ruolo delle donne immigrate nell’economia è un fenomeno in costante crescita. Secondo il rapporto, nel 2016 le imprese a guida femminile, titolari di un conto corrente, rappresentano un terzo (il 33% circa) delle imprese a titolarità immigrata del campione delle 21 collettività analizzate, con un’incidenza crescente negli ultimi sei anni. In riferimento alla nazionalità, dall’indagine emerge che questa percentuale sale a quasi il 70% per la comunità ucraina, è approssimativamente al 60% per Polonia e Filippine e al 45% per la comunità cinese.

 

Cresce il numero di imprese small business titolari di conto corrente

Si rafforza l’inclusione finanziaria dei migranti | [21/04/2018]

(21 aprile 2018) ​Tre nuovi cittadini stranieri su quattro sono titolari di conto corrente, di questi quasi uno su tre ‘accede’ in banca tramite smartphone o tablet.  +38% le carte con IBAN intestate a cittadini immigrati. L’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, nel settimo anno di attività

​Cresce e diventa sempre più articolata la relazione che i migranti hanno con i servizi bancari. Oltre 2,7 milioni i conti correnti intestati ai cittadini stranieri. Pari al 73% gli immigrati adulti residenti in Italia titolari di conto corrente. Di questi, uno su due ‘accede’ ai servizi bancari grazie al web; quasi uno su tre utilizza il proprio smartphone o tablet per effettuare operazioni finanziarie. Di pari passo alla loro integrazione sul territorio, cresce anche la capacità da parte dei migranti di cogliere le potenzialità offerte dagli strumenti finanziari, che consentono un’operatività ampia in temi di servizi di pagamento. Hanno superato il milione le carte con IBAN a cui non corrisponde un conto corrente presso la stessa banca: fra il 2015 e il 2016 il numero di carte con IBAN intestate a cittadini immigrati sono aumentate del 38%, con un tasso medio annuo di crescita del 27% nel periodo 2011-2016.

È quanto emerge dalla sesta edizione del Rapporto annuale sull’inclusione finanziaria dei migranti in Italia. L’indagine contiene le principali risultanze delle analisi e delle attività svolte dall’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti nel settimo anno di attività. Innovativa esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale, nato dalla collaborazione fra l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e il Ministero dell’Interno, cofinanziato dalla Commissione Europea, e gestito dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). Obiettivo dell’osservatorio è fornire a operatori e istituzioni uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti.
L’indagine si basa sui dati forniti direttamente dagli operatori finanziari (banche e BancoPosta) relativi a migranti residenti, appartenenti a 21 nazionalità (pari all’88% del totale immigrati non OCSE residenti in Italia). A questa si affiancano l’analisi condotta su un campione rappresentativo di migranti e attività di ricerca sul territorio con il coinvolgimento delle comunità straniere.
 
Clienti sempre più informati ed esigenti
Dal rapporto emerge un quadro articolato e in costante evoluzione. L’inclusione finanziaria dei nuovi cittadini stranieri si rafforza, mentre si struttura sempre di più la loro presenza sul territorio: negli ultimi anni – si legge nel rapporto – è molto cresciuto il loro livello di consapevolezza, al punto da renderli sempre più soggetti attivi dinanzi alla molteplicità di offerte e di proposte di servizi e prodotti provenienti dal mondo bancario. La maggiore conoscenza e reciproca fiducia nel rapporto con la banca, e il consolidato processo di inclusione economica e sociale di una parte significativa della popolazione straniera, comportano una evoluzione dei comportamenti finanziari da un lato sempre più assimilabili a quelli della clientela italiana e dall’altro confermando alcune significative caratterizzazioni che li distinguono e che pongono nuove e stimolanti sfide al mondo bancario.

Strumenti di pagamento
Dall’indagine emerge come i servizi di pagamento siano diventati il traino per il processo di inclusione finanziaria dei cittadini immigrati. È questa infatti la componente che ha subito l’incremento maggiore: ciascun correntista è titolare di quasi due strumenti di pagamento (erano poco più di uno nel 2011). Dal rapporto emerge inoltre il ricorso crescente ad una pluralità di prodotti e servizi bancari anche maggiormente evoluti, sia sul versante degli investimenti e sia su quello della protezione: la componente assicurativa rileva un incremento nell’incidenza del 50%, mentre quella legata ai prodotti e servizi di investimento di quasi il 70%.

Internet banking
Significativa la diffusione tra i correntisti immigrati dell’Internet banking (53%) a conferma di un rapido processo di adeguamento da parte dei migranti in termini di accesso alla rete e, più in generale, della preferenza espressa per il ricorso ad una multicanalità che consenta flessibilità senza limiti di tempo e di luogo. L’indagine esamina anche la frequenza di utilizzo degli strumenti tecnologici, facendo emergere due aspetti di rilievo: l’ulteriore conferma della familiarità dei migranti verso l’utilizzo di Internet, con una concentrazione della frequenza nella classe di utilizzo ‘almeno una volta al giorno’ (84% dei casi) e una sostanziale assenza di individui esclusi, con il solo 0,5% del campione che non possiede uno smartphone o tablet.

 

Digitalizzazione e strumenti di pagamento rafforzano il processo

Accordo ABi-Anima Confindustria meccanica varia | [20/04/2018]

(20 aprile 2018) ​Obiettivo dell’intesa è individuare specifiche soluzioni finanziarie per sostenere gli investimenti nel settore della meccanica. Primo passo l’avvio di un’analisi di fattibilità sui bond di filiera per le Pmi
 

​Favorire l’accesso delle imprese al mercato della raccolta diretta di risorse finanziarie, con una particolare attenzione verso quelle aziende che intendono, nell’ambito di programmi di crescita e/o di internazionalizzazione, utilizzare soluzioni che diversificano la propria struttura finanziaria ed entrare in contatto con una platea più ampia di operatori finanziari. Questo, in sintesi, l’obiettivo dell’accordo siglato oggi dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e da Anima Confindustria Meccanica Varia.
L’accordo mira ad individuare specifiche soluzioni finanziarie da mettere a disposizione delle imprese Associate ad Anima – che rappresenta in Italia imprese con un fatturato complessivo di 44,7 miliardi e 210mila dipendenti – per sostenere gli investimenti richiesti nel settore. Per le banche, che agiscono come consulenti e gestiscono l’organizzazione dei collocamenti, l’iniziativa costituisce al contempo un ulteriore passo verso un ampliamento delle soluzioni finanziarie offerte al mondo produttivo in continuità con operazioni di collocamento già effettuate sul mercato dei capitali. 
Il primo risultato dell’intesa sottoscritta oggi sarà la predisposizione, nell’ambito di un gruppo di lavoro interassociativo da costituire, di un’analisi di fattibilità dei cosiddetti ‘bond di filiera’, specifico strumento rivolto in particolare a migliaia di Pmi – in molti casi vere e proprie eccellenze del Made in Italy – che occupano un ruolo determinante nella filiera produttiva di cui fanno parte ma che non riescono, per limiti di dimensioni e risultati economici, ad accedere ai mercati dei capitali oppure vi ricorrono senza vedersi attribuito merito di credito adeguato.
L’analisi intende quindi verificare se, attraverso un’adeguata strutturazione dell’operazione, il merito di credito delle imprese appartenenti alla filiera possa beneficiare degli effetti derivanti da un rapporto sinergico e continuativo con il cosiddetto capofiliera, soggetto con rilevante posizionamento di mercato e competitivo e di elevato standing finanziario. In concreto, si tratta di individuare ed analizzare una serie di dati di una filiera (ad esempio ambito di attività, aziende coinvolte, piano degli investimenti di filiera condiviso o da condividere, risultati economici e finanziari della singola impresa), per poi proporre una struttura, con relativi schemi di rafforzamento del credito, finanziabile sul mercato: si auspica in tal modo che il caso di studio possa diventare un precedente per operazioni di mercato analoghe.
 “Siamo lieti – ha commentato Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI – di poter contribuire, in una fase di crescita dell’economia italiana, ad aumentare le soluzioni di finanziamento per le imprese che prevedano il ricorso diretto al mercato del debito. Tale canale finanziario, che è sempre più centrale nell’attività delle banche sul segmento imprese, può rappresentare una soluzione ottimale per strutture di finanziamento come i bond di filiera che coniugano la presenza di imprese leader e quella di imprese eccellenti ma di dimensioni ridotte con minori possibilità di accesso al mercato finanziario”.
“Il Piano Impresa 4.0 – ha dichiarato Andrea Orlando, Direttore generale di Anima – ha messo in risalto indicatori importanti. Le imprese sono pronte a investire. I dati elaborati dall’Ufficio studi Anima alla voce investimenti segnano cifre molto positive a due decimali. Gli imprenditori, se e quando messi in condizione, ampliano le linee produttive, si affacciano su nuovi mercati esteri, danno impulso ai dipartimenti di ricerca e innovazione. L’accordo con Abi può contribuire, attraverso strumenti finanziari su misura, a questo obiettivo: dare una nuova linfa vitale al tessuto imprenditoriale italiano e in particolare della meccanica, così che l’abbrivio positivo del 2017 e dell’inizio 2018 venga confermato e si possa dare un’accelerazione al Paese intero”.

Per ampliare il mercato degli strumenti di debito delle imprese

Fondo garanzia prima casa | [19/04/2018]

​(19 aprile 2018) Al 31 marzo 2018 già finanziati più di 40.000 mutui ipotecari per un valore di oltre 4,5 miliardi di euro. Continua il trend di aumento delle richieste di accesso al Fondo istituito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per le garanzie sui mutui prima casa. A marzo 2018 sono pervenute, in media, oltre 300 domande al giorno per il tramite delle 175 banche aderenti all’iniziativa
 

​Alla fine di marzo 2018 i mutui ipotecari effettivamente accesi ricorrendo alle garanzie dello Stato – che hanno sostituito, in molti casi, le ulteriori garanzie da parte di familiari o altri soggetti terzi –risultano 40.432 per un valore pari a 4,5 miliardi di euro.
Nel complesso, da gennaio 2015 (quando è diventato operativo) al 31 marzo 2018, il fondo ha giudicate ammissibili 58.501 richieste con un importo di garanzie rilasciate pari a 3,3 miliardi di euro.
Il “Fondo di garanzia prima casa”, istituto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, gestito dalla CONSAP S.p.A (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) e reso operativo nel 2015 grazie ad un protocollo d’intesa con Abi (Associazione bancaria italiana), ha ricevuto forte impulso dalla campagna di comunicazione #casaconviene lanciata dal MEF, con la collaborazione di ordini professionali e associazioni di categoria a partire dall’estate del 2016. Ad oggi le richieste sono giunte in prevalenza da giovani di età inferiore a 35 anni (circa il 56%), ma non sussistono limiti di età per poterne usufruire. Probabilmente è proprio questo uno dei motivi del successo del fondo, oltre alla semplicità procedurale di accesso.
“Lo strumento nasce come stimolo per l’economia, con in più un’attenzione al sostegno alle famiglie, all’inclusione sociale (specie per i giovani e le fasce più deboli) ai temi ambientali – spiega Giuseppe Maresca, capo della Direzione Interventi finanziari del Dipartimento del Tesoro -. Uno strumento di facilitazione del credito, aperto a tutti, per acquistare la prima casa e accedere a mutui di importo fino a 250 mila euro, senza limiti di età, reddito o metratura, si è rivelato di grande successo, anche per la semplicità dell’operazione, attivabile direttamente in banca e che ha tempi certi di conclusione, garantiti dalla CONSAP spa, società in house, che abbiamo incaricato di gestire le pratiche”.
Le banche e gli intermediari finanziari aderenti al Fondo di garanzia (che rappresentano il 63% in termini di sportelli bancari) sono impegnati a promuovere una informazione capillare sull’iniziativa.
La lista è consultabile presso il sito di Consap dal quale è possibile scaricare anche l’apposito modulo di domanda.

Come funziona
Il Fondo di garanzia prima casa prevede il rilascio di garanzie a copertura del 50% della quota capitale per mutui ipotecari (fino a 250.000 euro) erogati per l’acquisto (anche con interventi di ristrutturazione con l’accrescimento dell’efficienza energetica), degli immobili adibiti a prima casa.
La garanzia può essere richiesta per l’acquisto di immobili di qualsiasi metratura, purché non di lusso, da soggetti, senza alcun limite di reddito e di età, che alla data di presentazione della domanda non risultino proprietari di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli ricevuti per successione o che siano concessi in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.
Le banche che utilizzano le garanzie del Fondo non possono richiedere ulteriori garanzie, oltre a quella ipotecaria.
La garanzia del Fondo può essere richiesta, anche per mutui ipotecari fino al 100% del valore dell’immobile, se tale offerta è presente presso la banca erogatrice del mutuo.

Approfondimenti:
Elenco banche aderenti e ulteriori informazioni sul sito della CONSAP SPA:
https://www.consap.it/famiglia-e-giovani/fondo-di-garanzia-mutui-prima-casa/

Maggiori informazioni sugli Interventi finanziari del Dipartimento del Tesoro sulla casa: http://www.dt.tesoro.it/it/attivita_istituzionali/interventi_finanziari/misure_casa/fondo_garanzia.html
Le iniziative su mutui e finanziamenti dell’ABI: https://www.abi.it/Pagine/Mercati/Crediti/Crediti-alle-persone/Mutui/Mutui.aspx?LinkFrom=Consumatori 

Al 31 marzo 2018 gi finanziati pi di 40.000 mutui ipotecari

Comitato esecutivo ABI su bozza Linee guida Eba | [18/04/2018]

​(18 aprile 2018) Il Comitato esecutivo dell’ABI, presieduto da Antonio Patuelli, sulla base di una relazione del Direttore Generale Giovanni Sabatini, ha avviato l’esame del documento “Bozza di linee guida sulla gestione delle esposizioni deteriorate e ristrutturate” posto in consultazione dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) l’8 marzo 2018

​Nel metodo, il Comitato esecutivo ha innanzitutto evidenziato come il documento posto in consultazione dall’ EBA faccia seguito alle Linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati emanate nel marzo del 2017 dalla BCE-SSM, a cui hanno poi fatto seguito le decisioni del Consiglio europeo del luglio 2017 che ha definito un action plan sul tema dei crediti deteriorati, a cui è seguita la consultazione sulla proposta di Addendum della BCE-SSM poi reso definitivo nel marzo 2018 e la proposta della Commissione europea che ora dovrà seguire l’iter legislativo europeo prima di divenire norma comunitaria.
Il Comitato esecutivo constata una convergenza tra le Linee guida dell’EBA e quelle della BCESSM, d’altro canto ha rilevato che le Linee guida (dell’Eba e della BCE-SSM) rispetto all’Addendum e alla proposta della Commissione europea si muovono su logiche parzialmente diverse.
Il Comitato esecutivo ritiene che il susseguirsi in tempi brevi di norme primarie, norme secondarie, linee guida in modo non sempre coordinato e proporzionato non assicuri la certezza del diritto e non faciliti l’adeguamento alle norme da parte del settore bancario e non favorisca il supporto alle imprese e alle famiglie.
Le Linee guida dell’EBA introducono una puntuale soglia quantitativa ai fini della individuazione della categoria di banche con un elevato livello di NPL. Tale soglia viene fissata ad un valore del 5% del NPL ratio (rapporto tra totale dei crediti deteriorati e totale dei crediti).
In proposito tale valore non appare sufficientemente giustificato in particolare alla luce del permanere delle rilevanti differenze in termini di tempi di recupero dei crediti per via giudiziale tra gli stati membri dell’Unione Europea.
La risposta alla consultazione dell’EBA sarà sottoposta al Comitato esecutivo di maggio, in tempo utile per rispettare il termine dell’8 giugno.

All’esame il documento su gestione esposizioni deteriorate e ristrutturate

In Trentino Alto Adige economia in netto rilancio | [13/04/2018]

​(13 aprile 2018) Quadro congiunturale in fase di rafforzamento: cresce il credito a famiglie e imprese. Sabato 14 aprile la tappa a Bolzano degli “Incontri sul Territorio” dell’ABI

​Nel corso del 2017 l’economia delle Province di Trento e Bolzano ha manifestato un rafforzamento che ha investito tutti i diversi settori economici. Trainati dalla vivacità dei flussi turistici e delle esportazioni, si sono messi in evidenza in particolare i comparti dei servizi commerciali e del manifatturiero. Risultati positivi si sono registrati nel fatturato, sostenuto dalla domanda sia interna che estera. Ciò ha di conseguenza favorito un rilancio degli investimenti cui le imprese hanno fatto fronte ricorrendo anche a liquidità interne accumulate, motivo per il quale i prestiti bancari alle imprese hanno segnato una sostanziale stabilità della loro dinamica. In netta accelerazione, invece, il credito alle famiglie sia sul fronte dei mutui per l’acquisto di abitazioni che del credito al consumo.
Questa l’analisi congiunturale ABI che delinea un quadro nitido in vista dell’incontro di sabato 14 aprile a Bolzano, nuova tappa degli Incontri sul Territorio. L’iniziativa è stata avviata per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche per il Paese.
Sulla base dei dati locali più aggiornati sul 2017 si evidenzia che dal lato dei prestiti alle famiglie la Provincia di Bolzano segna un incremento del 6% e quella di Trento del 2,7%, per le imprese una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente.
La qualità del credito è migliorata in entrambe le province, con un calo delle sofferenze. Ne consegue un rapporto sofferenze lorde/impieghi intorno al 7,6% con un ammontare di 3,1 miliardi di euro.
Buono l’andamento dei depositi segno di una costante fiducia dei risparmiatori. Quelle delle famiglie in particolare, che costituiscono oltre il 70% del totale, sono cresciuti del 6,5% in Trentino e del 3,2% in Alto Adige.

Banche in Trentino Alto Adige
La struttura del settore bancario regionale, a fine 2017, vede attive sul territorio 78 banche (51 nella Provincia di Bolzano e 27 in quella di Trento) per un totale di 789 sportelli (352 nella provincia di Bolzano e 437 in quella di Trento).
Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 1.125 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 52.013.
Nella regione i lavoratori bancari sono il 2,2% del totale nazionale di settore poco superiore alle 286.000 unità.
 

Economia regionale in netto rilancio credito aumenta a famiglie e imprese

Banche sempre più attive per lo sviluppo sostenibile | [11/04/2018]

​(11 aprile 2018) L’87% del settore ha comunicato nel 2017 i risultati sociali e ambientali connessi allo svolgimento delle attività. All’evento ABI #ILCLIENTE le ultime tendenze in tema di responsabilità sociale d’impresa

​Si rafforza l’impegno delle banche nello sviluppo di politiche di responsabilità sociale d’impresa. Nel 2017 hanno pubblicato in forma volontaria un documento contenente informazioni non finanziarie, in particolare sui temi ambientali, sociali e di governance, banche che rappresentano l’87% del settore. Un impegno che sta dando risultati concreti, in vista anche degli importanti cambiamenti di scenario, tra cui quello indotto dalla direttiva 2014/95 sulla rendicontazione di carattere non finanziario, recepita in Italia a dicembre 2016. Il dato conferma la forte attenzione delle banche in termini di integrazione di questi temi, al centro dell’Agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile, nella propria strategia.
È lo scenario presentato oggi al convegno #ILCLIENTE, il nuovo appuntamento che l’Associazione Bancaria Italiana dedica alla relazione banca e cliente retail, in un contesto di sostenibilità. Nell’ultima giornata di lavori, esperti del settore, istituzioni e molteplici soggetti partner hanno fatto il punto sulle iniziative di responsabilità sociale delle banche operanti in Italia, a partire dal contributo che possono fornire al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2015 in tema di sostenibilità.
Da oltre 10 anni, il mondo bancario è molto attivo sulla responsabilità sociale d’impresa. Le banche sono attente a governare, misurare e comunicare gli impatti delle proprie attività con un approccio multidimensionale (economico, ambientale e sociale), a beneficio delle comunità di riferimento.

La rendicontazione non finanziaria come strumento di dialogo con le comunità
La rendicontazione non finanziaria, comunicando i risultati sociali e ambientali delle attività della banca, ha l’obiettivo di rappresentare la capacità dell’impresa di gestire i rischi e di affrontare lo scenario complesso in cui opera. Secondo l’indagine biennale Abi (ESG benchmark 2017) sui fattori ambientali, sociali e di buon governo, i canali di distribuzione preferiti per comunicare l’avvenuta pubblicazione del documento di rendicontazione non finanziaria sono Internet per la totalità delle banche oggetto dell’indagine, l’Intranet aziendale per il 93%, i social media per il 53%.

I temi ambientali, sociali e di governance nelle strategie d’impresa
Questa ultima indagine, realizzata su un campione significativo del settore, evidenzia che la quasi totalità dei rispondenti (il 93%) prende in considerazione nella propria strategia i temi ambientali, sociali e di governance per meglio gestire impatti, rischi e opportunità connessi alla propria attività. L’81% del campione ha identificato le iniziative più significative già in corso di realizzazione coerenti con il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Sempre secondo l’indagine, il 95% del campione sta inoltre sviluppando nuove iniziative utili al loro raggiungimento. Tutto il campione realizza iniziative di educazione finanziaria e al risparmio.

Green banking e investimenti responsabili
Dall’ultima indagine ESG Benchmark 2017, emerge che la maggior parte delle banche in Italia ha costituito in questi anni specifici servizi e prodotti con finalità ambientale e di sviluppo sostenibile. In particolare:

  • finanziamenti agevolati per favorire l’approvvigionamento da fonti rinnovabili dei clienti Pmi/Corporate (per il 93% del campione);
  • mutui ipotecari a tassi agevolati per acquisto abitazioni con connessa ristrutturazione per l’efficienza energetica (91%);
  • Green bond, Climate bond (73%);
  • finanziamenti a condizioni agevolate per favorire il miglioramento delle performance ambientali dei clienti Pmi/Corporate (72%);
  • finanziamenti a condizioni agevolate per efficientamento energetico di edifici residenziali e commerciali (57%).

L’impegno è in linea con quanto previsto dal ‘Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile’ varato lo scorso mese dalla Commissione europea, che prevede azioni che impatteranno direttamente sul business con privati e con piccole medie imprese, volte ad esempio ad integrare la sostenibilità nella fornitura di consulenza sugli investimenti, promuovere gli investimenti in progetti sostenibili, integrare la sostenibilità nei requisiti prudenziali.

Accessibilità e inclusione finanziaria
Risultati importanti emergono anche sul fronte delle attività svolte dalle banche per favorire l’inclusione finanziaria delle fasce più vulnerabili della popolazione, come i cittadini migranti. Il rapporto di questi ultimi con le banche è sempre più evoluto, sia per la gestione del patrimonio e del risparmio, sia per gli strumenti utilizzati. Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, il progetto pluriennale nato dalla collaborazione fra l’Abi e il Ministero dell’Interno, e gestito dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), il 74,8% di nuovi cittadini è titolare di conto corrente. Di pari passo, cresce la capacità da parte dei migranti di cogliere le potenzialità offerte dai prodotti finanziari che consentono un’operatività ampia in temi di servizi di pagamento: hanno superato il milione le carte con IBAN a cui non corrisponde un conto corrente presso la stessa banca. Fra il 2015 e il 2016 il numero di carte con IBAN intestate a cittadini immigrati sono aumentate del 38%, con un tasso medio annuo di crescita del 27% nel periodo 2011-2016.
Sull’accessibilità a prodotti, servizi e strutture bancarie, secondo l’ultima indagine Abi su un campione significativo di sportelli presenti sul territorio nazionale, la quasi totalità dei rispondenti dichiara di avere incrementato soluzioni per agevolare l’accesso e la permanenza in banca. Quanto fatto è in linea con le principali indicazioni contenute nell’Atto europeo sull’accessibilità, il cui iter è ancora in corso a livello europeo.

Banche sempre pi attive per contribuire allo sviluppo sostenibile

In Trentino-Alto Adige il nuovo Incontro ABI | [11/04/2018]

​(11 aprile 2018) Conto alla rovescia in vista della sedicesima tappa dell’iniziativa promossa dall’ABI: si comincia venerdì 13 aprile a Trento con una mattinata dedicata all’educazione finanziaria. L’indomani, sabato 14, Incontro istituzionale a Bolzano tra amministratori, imprese e mondo bancario per ragionare assieme come meglio concorrere allo sviluppo del territorio
 

​Il Trentino-Alto Adige sarà teatro della sedicesima edizione degli Incontri per lo Sviluppo del Territorio, iniziativa promossa dall’Associazione Bancaria Italiana per creare occasioni di incontro, confronto e dialogo tra esponenti del mondo del credito, del mondo delle imprese e delle Istituzioni del territorio. Due distinti momenti, il primo dedicato all’educazione finanziaria e il secondo al dibattito, animeranno la prossima tappa della manifestazione.

La due-giorni di eventi prenderà il via venerdì 13 a Trento: oltre 120 alunni delle scuole elementari e delle superiori parteciperanno all’incontro “Come sarebbe il mondo se le banche non ci fossero?”, organizzato dalla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEduF), costituita su iniziativa di ABI, cui prenderanno parte esponenti di ABI e di FEduF. Sarà una mattinata all’insegna dell’educazione finanziaria articolata in due sessioni, la prima per le classi delle elementari e la seconda per i ragazzi più grandi. Gli alunni verranno invitati a percorrere un breve viaggio nei territori dell’economia e della finanza con l’obiettivo di scoprire la funzione delle banche, il valore del risparmio, l’importanza di una gestione coerente delle finanze personali e familiari. Gli studenti verranno dunque coinvolti in due lezione divertenti e interattive, arricchite da domande spesso originali e sorprendenti, che permetteranno loro di iniziare a familiarizzare con alcuni concetti base della teoria economica e finanziaria. Appuntamento dalle 10.00 di venerdì 13 aprile presso l’Aula Magna della Federazione Trentina della Cooperazione di via Segantini.

L’indomani, sabato 14 aprile, dalle 9.45 in poi si terrà a Bolzano l’evento istituzionale che chiude ogni Incontro Abi ed è occasione di dibattito e confronto fra amministratori, banche e imprese del territorio. Luogo dell’evento sarà l’Auditorium di Eurac Research di viale Druso. Dopo i saluti dei rappresentanti delle Istituzioni locali inaugurerà la mattinata il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli, a colloquio con il Vice Direttore del Sole-24 Ore Alessandro Plateroti. A seguire una doppia sessione di tavole rotonde, “Le banche e il territorio” e “Le banche a dialogo con gli imprenditori”, animate da esponenti del mondo bancario e dell’imprenditoria del Trentino-Alto Adige. Sarà un’occasione di riflessione e allo stesso tempo testimonianza delle rispettive esperienze, con l’obiettivo di avviare un ragionamento condiviso sulla possibilità di una sempre maggior sinergia e vicinanza tra banche e aziende, così da meglio concorrere allo sviluppo del territorio. Chiuderà i lavori del convegno l’intervento del Direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini.

Programma
Programma Evento Feduf

 

In Trentino-Alto Adige banche, imprenditori e istituzioni a confronto