Crescono i conti correnti degli immigrati imprenditori | [16/11/2013]

(16 novembre 2013) In tre anni +47% i conti intestati alle piccole imprese gestite da immigrati. L’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti al termine del suo secondo anno di attività è riferita a un panel omogeneo di dati.


​Immigrato e imprenditore. Alla luce della crisi finanziaria, ad un aumento del tasso di disoccupazione e alle maggiori condizioni di precarietà lavorativa, i cittadini immigrati si riorganizzano e rispondono con lo sviluppo di piccole attività imprenditoriali.
È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti al termine del suo secondo anno di attività, presentata in occasione del Forum Csr 2013, l’appuntamento organizzato dall’Associazione Bancaria Italiana sulla Responsabilità sociale d’impresa giunto quest’anno alla sua ottava edizione.
Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’ABI e il Ministero dell’Interno, e coordinato dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). Obiettivo dell’iniziativa fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti nel nostro Paese, quale condizione necessaria per favorire il processo di integrazione, e supportare così gli operatori nella definizione di strategie integrate.
Oltre ad analizzare la relazione tra migranti e sistema finanziario dal punto di vista dell’offerta e della domanda di servizi e prodotti, l’Osservatorio dedica un focus specifico all’imprenditoria tramite l’analisi delle imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma).
Se si considera il dato di sistema, i clienti immigrati titolari di conti correnti appartenenti al segmento small business presso le banche italiane in un anno sono aumentati del 13,5% (per un totale di 83.950 circa nel 2011, pari al 4,4% del numero complessivo di correntisti immigrati). Dato confermato dai dati nazionali forniti da Unioncamere dove l’imprenditoria a titolarità immigrata fa segnare un saldo netto positivo di oltre 24.000 unità.
L’incremento è ancora più evidente se si considera all’interno del panel di dati omogeneo (stessi gruppi bancari e stesse nazionalità): nei tre anni oggetto di rilevazione dell’Osservatorio, l’area small business cresce in termini assoluti del 47%.
In termini di distribuzione geografica, si conferma, anche per quanto riguarda l’attività imprenditoriale, una maggiore concentrazione di conti correnti presso le banche nel Nord Italia, pari al 63%. Il 31% dei correntisti imprenditori sono concentrati nel Centro, il 6% al Sud. 

In crescita quelli intestati a imprenditori e a pmi

Tre mld per le imprese su debiti Pa nel Lazio | [13/11/2013]

(13 novembre 2013) Regione Lazio, banche e settori produttivi sul territorio pronti alle operazioni di smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione: previste tra il 2013-2014 disponibilità finanziarie per circa 3 miliardi di euro, che potranno essere immediatamente rese disponibili per le imprese grazie anche alle operazioni di anticipazione bancaria, permettendo così alla Regione di non sforare i vincoli posti dal Patto di stabilità interno.


​È quanto previsto dall’intesa sottoscritta oggi a Roma tra la Regione Lazio, ABI Lazio e le Associazioni di impresa del territorio, sotto forma di Addendum al protocollo nazionale, denominato “Plafond Crediti PA”, in tema di smobilizzo dei crediti certificati vantanti dalle Pmi nei confronti della PA, sottoscritto il 22 maggio 2012.
Oggetto dell’accordo sono i crediti certificati tramite la piattaforma elettronica del Mef in seguito ad istanza presentata dal creditore, tra i quali, in particolare:

  • i crediti vantati nei confronti della Regione Lazio, certi liquidi ed esigibili alla  data del 31 dicembre 2012, diversi da quelli relativi alla sanità, per i quali lo Stato ha concesso una anticipazione nel 2013 o verserà la relativa anticipazione nel 2014, per la parte non immediatamente liquidabile a causa dei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno;

  • i crediti vantati dalle imprese nei confronti degli Enti Locali, nel caso in cui tali crediti siano assistiti da finanziamenti regionali non ancora erogati all’ente locale medesimo; in tal caso gli Enti locali stessi certificheranno i crediti utilizzando esclusivamente la piattaforma elettronica del Mef.

Tra i punti qualificanti dell’intesa, il benestare della Regione sulle certificazioni rilasciate dagli Enti Locali, nonché la previsione in base alla quale le banche valuteranno la possibilità di applicare l’accordo alle imprese di maggiori dimensioni.
Per quanto riguarda le condizioni economiche delle operazioni di smobilizzo, resta ferma la medesima struttura del tasso d’interesse finale definita dal protocollo nazionale del 2012, ossia come somma del costo della provvista per la banca (equivalente al costo di accesso effettivo per la banca alla provvista Bce nell’ambito della Long Term Refinancing Operation) e dello spread il cui valore massimo, per le operazioni di sconto pro soluto (nei casi in cui l’impresa cede alla banca il credito)  e pro solvendo (nei casi in cui l’impresa resta creditrice della Regione e garantisce quindi per la solvibilità del debitore pubblico), sarà comunicato dalle banche alla Regione Lazio entro l’ultimo giorno lavorativo del mese di riferimento ed avrà validità per i due mesi successivi; decorsi i due mesi, qualora l’istituto finanziario non provveda a comunicare alla Regione Lazio le nuove condizioni applicate alle imprese aderenti, si riterranno valide per ulteriori due mesi quelle comunicate in precedenza; lo spread applicabile alle operazioni di anticipazione sarà invece determinato da ciascuna banca in relazione al merito creditizio dell’impresa richiedente e all’eventuale presenza di garanzie.
L’intesa potrà essere rinnovata al termine del prossimo anno e comunque non oltre il 31 dicembre 2015. Con l’obiettivo di verificarne nel tempo il grado di applicazione e valutarne l’opportunità di proroga, le Parti monitoreranno le certificazioni rilasciate e le operazioni di smobilizzo dei crediti realizzate dalle Banche aderenti. 

Protocollo ABI/Regione Lazio per smobilizzo crediti alle imprese

Contrasto all’esercizio abusivo intermediazione creditizia | [09/11/2013]

(9 novembre 2013) Nasce l’Osservatorio per il contrasto all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione del credito e per la promozione di iniziative finalizzate a garantire maggiore efficacia e coerenza alle attività di controllo sugli operatori. Queste le linee guida del Protocollo d’intesa, firmato oggi a Roma, da Oam – l’Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi – e dalle dodici Associate (ABI, Afin, Assifact, Assilea, Assofin, Assomea, Assoprofessional, Andafin, Fenafi, Fiap, Fimec, Ufi) e aperto all’adesione di tutte le altre associazioni di settore.


​L’Osservatorio, costituito presso l’Oam con un rappresentante per ogni firmatario dell’accordo, si occuperà di:

  • analizzare le caratteristiche quali/quantitative del fenomeno dell’abusivismo nel mercato dell’intermediazione del credito, con particolare riferimento a modelli e prassi emergenti, e degli effetti delle iniziative poste in essere ai sensi del presente protocollo;

  • condividere con le Autorità di Vigilanza competenti i risultati di tali analisi al fine di possibili interventi da parte delle Autorità stesse;

  • verificare la possibilità di promuovere modifiche regolamentari per ottimizzare l’efficienza e la trasparenza del mercato del collocamento dei prodotti di credito e finanziari;

  • promuovere iniziative per una sempre maggiore attività di segnalazione e di contrasto al fenomeno dell’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione.

Per il raggiungimento dei migliori livelli di efficienza, professionalità e sicurezza nell’intermediazione finanziaria e creditizia, l’intesa prevede che le associazioni aderenti si impegnino a dare la massima diffusione presso i rispettivi associati alle iniziative assunte sulla base del Protocollo e a promuovere la partecipazione al progetto da parte di altre associazioni del settore non aderenti all’Oam.Anche l’attenzione del cittadino/consumatore in questo caso è importante. Infatti, prima di sottoscrivere un contratto, è fondamentale accertarsi che il professionista a cui ci si affida sia iscritto all’Oam (verificando sul sito organismo-am.it)

Al via un Osservatorio per il contrasto all’esercizio abusivo dell’attivit

Formazione continua per gestire la complessità del mercato | [02/11/2013]

​(2 novembre 2013) Si è conclusa con la premiazione di 300 allievi la sedicesima edizione del Banking & Financial diploma, il progetto di formazione a distanza promosso dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in raccordo con ABIFormazione. Dal 1997, circa 5000 i dipendenti che hanno conseguito l’Attestato di professionalità bancarie e finanziaria e la Certificazione Europea dei fondamenti della professionalità bancaria.


​Basato sull’applicazione della formazione a distanza, mediante una metodologia didattica che integra risorse per l’autoformazione con servizi di apprendimento assistito e collaborativo, erogati sia a distanza sia in presenza, il Banking & Financial diploma si riconferma iniziativa formativa importante per la promozione della professionalità in banca, e in grado di stare al passo con le nuove esigenze di mercato. 
Lo sviluppo dello scenario in atto – molto rapido e a volte addirittura imprevedibile in un contesto di competitività globale – comporta una costante disponibilità al cambiamento e la capacità di accrescere le conoscenze, sia a livello organizzativo sia a livello individuale, attraverso un processo di apprendimento continuo. In questo contesto, un ruolo di primo piano spetta alla formazione, non più intesa quale necessità funzionale della sola azienda ma, sempre di più, quale mezzo di sviluppo di professionalità, patrimonio del singolo.
Soddisfare la duplice esigenza di sviluppare le competenze di base dei dipendenti e certificare la loro professionalità, oltre a mettere a disposizione del mercato operatori altamente competenti, l’obiettivo. Il percorso mira infatti a trasferire le conoscenze e gli strumenti che compongono la professionalità bancaria e finanziaria, formando così operatori d’eccellenza in grado di assicurare il buon esito delle azioni di riorganizzazione aziendale, la qualità dei servizi offerti e la soddisfazione della clientela. La prospettiva è quella di fronteggiare le nuove e complesse sfide determinate dalla rapida e continua evoluzione della struttura, del funzionamento dei mercati e degli intermediari finanziari. 
Il percorso formativo, riservato ai dipendenti bancari con elevato potenziale di crescita e almeno un anno di esperienza professionale, ha la durata di 16 mesi. Per ciascuno dei 6 moduli (Lo scenario dell’intermediazione finanziaria; Retail and corporate banking; Investimenti finanziari e mercati; Private banking and asset management; Il risk management in banca; Management della banca) sono previsti 3 incontri in aula e un incontro dedicato al test finale. 148 le ore di studio stimate per ciascun modulo (in presenza e on line). Il percorso formativo dell’ABI ha rafforzato la sua missione, affiancando al ciclo Base, quelli Specialistici e la partecipazione alla Certificazione Europea dei Fondamenti della Professionalità Bancaria (Efcb). Costantemente, inoltre, il B&FD è un ambito di sperimentazione di nuove metodologie didattiche in particolare riguardo alla formazione online.

A Firenze la premiazione degli allievi del Banking & Financial diploma 2013

Paper ABI sull’autovalutazione dei controlli interni | [30/10/2013]

(30 ottobre 2013) Documento ABI, contenente alcuni approfondimenti e riflessioni, indirizzato alle banche impegnate nell’autovalutazione della propria situazione aziendale con riferimento alle nuove Disposizioni di Banca d’Italia in tema di sistema dei controlli interni.

​Lo scorso 3 luglio, la Banca d’Italia ha aggiornato le Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche in materia di sistema dei controlli interni (capitolo VII della Circolare n. 263/2006).
È una regolamentazione complessa ed onerosa che presuppone – per ammissione della stessa Banca d’Italia – un’altrettanta difficile ed impegnativa attività implementativa ed applicativa ed è questa anche la ragione per la quale l’Autorità di vigilanza ha chiesto alle banche, di inviarle, entro il 31 dicembre 2013, una relazione recante un’autovalutazione della propria situazione aziendale rispetto alle previsioni della nuove disposizioni (c.d. “gap analysis”).
Anche in base a contatti informali avuti con singole banche, l’ABI ha quindi ritenuto opportuno avviare un’iniziativa diretta ad individuare ed approfondire alcune tematiche particolarmente innovative nello specifico quadro delle nuove Disposizioni così da consentire, in tempo utile, al sistema di individuare, nelle proprie gap analysis, le linee di intervento da comunicare alla Banca d’Italia.
In particolare, è stato definito, dopo alcuni mesi di lavoro, un documento recante alcuni approfondimenti e riflessioni in merito alle seguenti quattro tematiche:

  • Coordinamento e collaborazione tra tutte le funzioni e organi con compiti di  controllo. Con riguardo a tale tematica, si sono approfondite alcune problematiche relative alla redazione del c.d. “documento di coordinamento”, che deve essere approvato dall’Organo con funzione di supervisione strategica;
  • Criteri per la definizione delle operazioni di maggior rilievo (Omr) e modalità di verifica di coerenza con il c.d. “Risk appetite framework (Raf)”. In tale ambito, si sono affrontate alcune questioni relative all’identificazione di criteri qualitativi e quantitativi utili alla definizione di Omr anche tenendo conto delle esigenze di coerenza con il Raf;
  • Criteri per la definizione di policy per l’esternalizzazione. Con riguardo a tale complessa tematica, oltre a fornire alcune indicazioni per la definizione del concetto di esternalizzazione, si sono indicati possibili criteri per al redazione della relativa policy, nonché affrontate alcune questioni tra le quali quella dei relativi adeguamenti contrattuali;
  • Verifica del corretto svolgimento del monitoraggio andamentale sulle singole esposizioni creditizie. In tale ambito, si sono fornite alcun indicazioni circa il ruolo della funzione di risk management rispetto a quest’importante e delicata attività.
  • Vista la prossima scadenza del 31 dicembre entro la quale ciascuna banca deve definire la propria gap analysis, il documento è stato inviato, lo scorso 30 ottobre, agli Associati attraverso apposita lettera circolare.
     

    (30 ottobre 2013) Documento ABI, contenente alcuni approfondimenti e riflessioni, indirizzato alle banche impegnate nell’autovalutazione della propria situazione aziendale con riferimento alle nuove Disposizioni di Banca d’Italia in tema di sistema dei controlli interni. ​Lo scorso 3 luglio, la Banca d’Italia ha aggiornato le Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche in materia di sistema dei […]

    Il 66% del risparmio dei migranti resta in Italia | [29/10/2013]

    ​(29 ottobre 2013) Presentazione del secondo anno di attività dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, oggi a Roma nell’ambito del Forum CSR 2013. Un nuovo cittadino su tre ha un rapporto “evoluto” con la banca. In tre anni questa fascia di clientela è raddoppiata.


    ​Si rafforza il legame tra i cittadini migranti e il territorio e  le imprese bancarie. Il processo di integrazione e di partecipazione degli immigrati alla vita sociale ed economica del Paese viene favorito e accelerato dall’inclusione finanziaria. Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, su un campione rappresentativo di nuovi cittadini, il 66% del risparmio degli intervistati resta in Italia, per fare fronte alle emergenze determinate dalla crisi (il 27%) e per motivi legati ad esigenze tipiche di chi sembra aver scelto di radicarsi e integrarsi nel nostro Paese (in particolare l’11% per l’educazione e il 10% per l’acquisto della casa). 
    Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla giornata conclusiva del Forum CSR 2013, l’appuntamento organizzato dall’Associazione bancaria italiana (ABI) sulla Responsabilità sociale d’impresa. Focus oggi sull’inclusione finanziaria dei migranti. Nella giornata che ha visto la partecipazione del Ministro per l’integrazione Cécile Kyenge, del Vice Ministro degli Esteri Marta Dassù, del Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Cecilia Guerra, del Prefetto Angelo Malandrino Direttore Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, e di Giulia Amadori della Direzione Generale Affari Interni-Unità Immigrazione e Integrazione presso la Commissione Europea, è stato presentato il secondo anno di attività dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti.
    Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’ABI e il Ministero dell’Interno, e coordinato dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). L’Osservatorio intende fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti nel nostro Paese, quale condizione necessaria per favorire il processo di integrazione. Obiettivo è supportare gli operatori del mercato nella definizione di strategie integrate per accelerare e rafforzare il processo di partecipazione degli immigrati alla vita del Paese.
    Come nel primo anno di attività, tre le aree di indagine dell’Osservatorio: il lato dell’offerta col coinvolgimento delle banche italiane (pari al 74% del totale attivo del sistema, il 61% degli sportelli di sistema) e di BancoPosta; il lato della domanda con interviste e questionari ad un campione significativo di migranti di dieci nazionalità nelle città di Milano, Roma e Napoli; e l’imprenditoria tramite l’analisi delle imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma).
    L’evento è in partnership con il convegno “Presentazione del Progetto GreenBack 2.0: Torino città campione delle rimesse” organizzato da Banca Mondiale. Rendere il mercato dei servizi di rimesse più trasparente, efficiente e orientato alle esigenze dei migranti l’obiettivo del progetto promosso da Banca Mondiale. A partire da Torino, verranno implementate le attività volte a rendere più efficiente il mercato delle rimesse.

    La bancarizzazione dei migranti
    Quasi 2milioni il numero dei conti correnti presso banche e BancoPosta intestati a cittadini immigrati di 21 nazionalità (pari all’88% dei migranti residenti in Italia) considerate nell’indagine del CeSPI a dicembre 2011. Circa 2.264.900 i cittadini immigrati che hanno accesso diretto al conto corrente se si considerano i conti cointestati. Nell’indagine sono state ricomprese anche le carte con Iban e la carta PostePay offerta da BancoPosta, limitatamente ai clienti che non sono titolari di un conto corrente: pari a circa 580.900 il numero di cittadini immigrati titolari questi strumenti.

    Il cliente “evoluto”…
    Utilizza almeno 6 prodotti bancari, è prevalentemente uomo (60%), sposato o comunque convivente (80%), di  età compresa fra i 35 e i 55 anni (61%), residente in Italia da almeno 14 anni (dato medio) e con un profilo di istruzione alto (il 43% ha un titolo di scuola superiore e il 37% un titolo universitario). È questo il cliente “evoluto”, ossia che ha una relazione “matura” con il sistema finanziario, in risposta a una pluralità di esigenze che vanno oltre la semplice custodia del risparmio e la concessione del credito, ma che riguardano anche i pagamenti e una gestione più attiva del proprio patrimonio.
     
    … e sempre più tecnologico
    Uno dei principali indicatori del grado di inclusione finanziaria dei migranti è relativo all’utilizzo dei diversi prodotti e servizi finanziari. Dati interessanti sono sull’evoluzione del grado di utilizzo dei diversi prodotti bancari in termini di percentuale di utilizzatori sul totale dei correntisti. In particolare dal rapporto curato dal CeSPI emerge la forte diffusione degli strumenti di pagamento, nello specifico della carta Bancomat, generalmente associata al conto corrente, che riguarda la quasi totalità dei correntisti: pari all’86% circa secondo l’indagine 2012, era intorno al 66% nel 2008. Rilevante anche l’incidenza dei servizi di internet banking, passati dal 9% rilevato nel 2008 dall’indagine, a oltre il 25% nel 2012.
     
    Il rapporto con la banca
    Considerando i titolari  di conti correnti a livello di nucleo familiare, la percentuale di coloro che detengono più di un conto corrente in istituzioni diverse (sia BancoPosta che una banca) è pari al 26%.
    In generale, il cliente immigrato è un cliente informato. Il 30% dei correntisti ha avuto rapporti con banche diverse da quella attuale. Un terzo dei casi ha cambiato operatore per via di un trasferimento geografico, il 15% per motivi legati alla relazione con l’istituto di riferimento, la metà (il 51%) per valutazioni di convenienza dei servizi e prodotti offerti. Il passaparola si conferma di gran lunga il principale canale di accesso alla banca (per il 44% del campione).
     

    Oltre il 66% resta in Italia, si rafforza il legame col territorio e le banche

    Sisma Emilia: le banche in aiuto dei contribuenti | [29/10/2013]

    (29 ottobre 2013) I​n questi giorni le banche stanno raccogliendo la documentazione necessaria per procedere ai finanziamenti per pagare i tributi, secondo le istruzioni fissate per legge e secondo le regole indicate dall’Agenzia delle Entrate. Lo rende noto la Commissione regionale ABI Emilia Romagna. 


    ​I tempi sono strettissimi perché i finanziamenti devono essere perfezionati entro il 31 ottobre e le banche hanno ricevuto documentazione non in linea con quanto previsto dalle disposizioni normative e regolamentari che disciplinano lo strumento. In particolare, alcuni consulenti hanno riepilogato nel modello di comunicazione all’Agenzia delle Entrate anche i tributi già pagati col primo finanziamento erogato nel dicembre 2012 (pagamento imposte da dicembre 2012 a giugno 2013).
    Per consentire alle imprese ed ai cittadini di accedere comunque ai finanziamenti agevolati, le banche aderenti all’iniziativa, coordinate dall’ABI, hanno predisposto una specifica procedura, d’intesa con la Cassa Depositi e Prestiti, al fine di accettare modelli di comunicazione compilati anche per le mensilità dicembre 2012-giugno 2013, minimizzando i possibili disagi per la clientela.
    Sarà sufficiente che i beneficiari che hanno ottenuto il precedente finanziamento, rilascino alle banche un’apposita autodichiarazione con individuazione certa – tra tutte le mensilità riepilogate nel modello dell’Agenzia delle Entrate – delle sole mensilità da pagare da luglio 2013 a novembre 2013, la cui somma avrà così esatta corrispondenza con l’importo indicato nel nuovo contratto di mutuo.
     

    Le banche aiutano i contribuenti per finanziare il pagamento dei tributi

    La vera sfida è creare valore per la collettività | [28/10/2013]

    ​(28 ottobre 2013) Questa la riflessione al centro delle due giornate di Forum Csr dell’ABI, che si è aperto  oggi a Roma. All’ottava edizione, l’appuntamento annuale che l’Associazione Bancaria Italiana dedica alla responsabilità sociale d’impresa (Corporate social responsibility, Csr) si conferma occasione di confronto per gli  operatori nazionali e internazionali interessati a promuovere l’integrazione della sostenibilità nel business anche attraverso l’utilizzo di indicatori ambientali, sociali e di governance, e a investire sulla cultura della sostenibilità.   


    ​“Creare valore per la collettività – dice il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini –  è la sfida di cui oggi siamo investiti. Fare responsabilità d’impresa non può più avere il solo fine di espandere le proprie attività, ma di creare esempi positivi che impattino sulla comunità. L’obiettivo deve essere di partecipare a un miglioramento qualitativo orientato a nuovi equilibri per la sostenibilità economica, ambientale, sociale e alla equità infra e intergenerazionale. Solo agendo in questa prospettiva, si potranno ottenere vantaggi competitivi duraturi nel tempo”.
    L’ABI è stata testimone nell’ultimo decennio del grande fermento che ha portato diverse realtà bancarie del nostro Paese a esperimenti, che ormai sono prassi consolidate, volti a presentare una rendicontazione sempre più funzionale alla gestione e alla valorizzazione di aspetti extrafinanziari del business.

    Il 70% delle banche integra la Csr nel business
    Dall’indagine ESG Benchmark 2013, che l’ABI promuove ogni due anni tra gli associati per acquisire le informazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) relative all’attività bancaria, emerge che il 65% del campione, rappresentativo del 70% del totale attivo di sistema a dicembre 2012, prende in considerazione questi temi nella strategia di sviluppo del proprio business, per meglio gestire impatti, rischi e opportunità connessi al proprio business. I temi maggiormente considerati sono quelli che hanno a che fare con il coinvolgimento degli stakeholder (55%), il sistema incentivante (54%), la Corporate Governance (oltre il 50%), ma anche le politiche di credito (50%) e di investimento (38%).

    Presidio Csr
    All’interno delle banche è ormai diffuso un presidio dedicato alla Csr, che nel 72% dei casi è  un’unità dedicata. Negli ultimi anni è inoltre cresciuta la promozione di un modello che formalizza l’interazione tra l’unità o il presidio Csr e le altre aree della banca. Attualmente circa l’80% del campione si avvale di modalità strutturate di condivisione delle informazioni, utili soprattutto alla redazione del bilancio di sostenibilità.

    Il codice etico
    La totalità del campione dispone di un codice etico che si conferma, assieme al bilancio di sostenibilità, lo strumento più diffuso di Csr. Per quanto riguarda i contenuti del documento, una costante è l’indicazione dei diritti, doveri e responsabilità della banca nei confronti degli stakeholder (96%), degli organi preposti al controllo e a cui rivolgersi in caso di violazioni e delle norme di comportamento (94%), dei meccanismi di attuazione e controllo (92%), dei meccanismi di remunerazione/sistema incentivante (85%).
    Il 37% del campione dichiara di aver sottoposto il codice etico ad aggiornamento e di avere erogato appositi corsi di formazione per tutti i dipendenti (82%), a riprova che lo strumento è utile in quanto vissuto dall’organizzazione e modellato sulle sue esigenze mutevoli.
     

    ​(28 ottobre 2013) Questa la riflessione al centro delle due giornate di Forum Csr dell’ABI, che si è aperto  oggi a Roma. All’ottava edizione, l’appuntamento annuale che l’Associazione Bancaria Italiana dedica alla responsabilità sociale d’impresa (Corporate social responsibility, Csr) si conferma occasione di confronto per gli  operatori nazionali e internazionali interessati a promuovere l’integrazione della […]

    Un decalogo per le relazioni con clienti ciechi e ipovedenti | [26/10/2013]

    (26 ottobre 2013) ABI e Uici hanno avviato i lavori del Tavolo di confronto con la messa a punto di un apposito Decalogo, inviato a tutto il mondo bancario, con i suggerimenti utili per migliorare la relazione con le persone cieche  e ipovedenti: non un semplice annuncio, ma un primo passo molto concreto nel più ampio impegno sull’accessibilità.


    ​Favorire la massima accessibilità da parte di questa specifica tipologia di clienti a strutture, prodotti e servizi bancari, anche con il supporto di strumentazioni tecnologiche altamente evolute e sempre più diffuse. A questo mira, tra l’altro, il Tavolo di confronto costituito con la sottoscrizione a Roma, di uno specifico Protocollo d’intesa tra il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e il Presidente dell’Uici Onlus, Tommaso Daniele. Il Tavolo di confronto rappresenta la cornice istituzionale in cui si svilupperà la collaborazione tra le parti firmatarie, per:favorire lo scambio di informazioni;

    • favorire lo scambio di informazioni;

    • esaminare congiuntamente tematiche specifiche e normative di riferimento che incidono nella relazione tra la clientela dei soggetti non vedenti/ipovedenti e le banche;

    • condividere eventuali buone pratiche implementate dal settore bancario o promosse direttamente dall’Uici, per favorire al massimo l’accessibilità a prodotti, servizi e strutture bancarie per questo tipo di persone.

    Nell’ambito del Tavolo le parti lavoreranno, tra l’altro, alla definizione di iniziative sperimentali per promuovere un canale di confronto preferenziale tra le banche e le persone non vedenti/ipovedenti attraverso momenti formativi, visite nelle filiali finalizzate a fare esperienze concrete rispetto alle strutture esistenti (percorsi attrezzati, parcheggi dedicati, ecc.), alle strumentazioni innovative (Token evoluti e parlanti, bancomat evoluti, totem, meccanismi di prenotazione dell’appuntamento, ecc.), nonché ai prodotti creati per specifiche esigenze.
    Il decalogo degli accorgimenti utili nella relazione con un soggetto non vedente, messi a punto dal Tavolo di Confronto ABI e UICI
  • La puntualità negli appuntamenti per un non vedente è particolarmente rilevante: è quindi importante rispettare gli orari precedentemente concordati e avvertire per tempo in caso di ritardi.

  • Anche quando il cieco è accompagnato, è comunque opportuno rivolgersi direttamente a lui – e non all’accompagnatore – per avere le informazioni necessarie allo svolgimento delle operazioni.

  • Quando ci si accosta ad un non vedente è indispensabile segnalare la propria presenza e presentarsi in modo chiaro, fornendo tutte le informazioni necessarie e da lui richieste.

  • Per comunicare la propria intenzione di iniziare un dialogo con il non vedente è sufficiente rivolgergli la parola.

  • E’ preferibile, ove la conformazione degli ambienti lo consenta, svolgere l’incontro in un ufficio o comunque in un luogo che favorisca il dialogo senza ulteriori eccessivi stimoli sonori.

  • Se c’è la possibilità di sedersi, va indicata al non vedente la sedia, ponendo la sua mano sullo schienale.

  • Se si deve consegnare della documentazione, è opportuno metterla direttamente nelle mani del non vedente, evitando di lasciarla su piani di appoggio, dove potrebbe essere confusa con altro materiale e/o dimenticata dal non vedente.

  • Se si deve accompagnare un cieco, è sufficiente offrirgli il braccio, in modo che egli cammini sempre leggermente più indietro di voi. Occorre avvertirlo se ci sono gradini da scendere/salire o qualsiasi altro impedimento sul percorso.

  • Se è necessario indirizzare un cieco in qualche luogo e non lo si può accompagnare, è opportuno descrivere con la massima precisione il percorso da seguire, segnalandogli i punti di riferimento significativi.

  • Quando ci si accomiata da un cieco, o anche semplicemente ci si allontana per qualche tempo, lo si deve sempre avvertire. Prima di salutarsi è, inoltre, importante ricapitolare sinteticamente quanto concordato/fatto nel corso dell’incontro, per consentire al non vedente di memorizzare le informazioni e gli eventuali step successivi.
  • Un decalogo per migliorare relazioni con clienti ciechi e ipovedenti

    In Emilia Romagna 10 milioni l’anno per arte e cultura | [18/10/2013]

    (18 ottobre 2013) A tanto ammontano gli investimenti complessivi delle banche locali per sostenere e finanziare manifestazioni e iniziative artistiche e culturali nella regione. Oltre 27 milioni di euro investiti negli ultimi due anni e mezzo. Parte oggi da Modena il giro di incontri sul territorio per raccontare il rapporto tra banche e cultura.


    ​Dieci milioni di euro l’anno per restaurare, custodire e tutelare i beni artistici e architettonici dell’Emilia Romagna, finanziare iniziative e manifestazioni, sponsorizzare progetti culturali, contribuendo così alla crescita e allo sviluppo artistico e culturale della regione. A tanto ammontano, secondo i dati raccolti dall’ABI, gli investimenti fatti ogni anno dalle banche dell’Emilia Romagna per l’arte e la cultura. Ad annunciarlo Adriano Maestri, rappresentante della Commissione Regionale ABI Emilia Romagna, durante l’incontro che si è tenuto oggi a Modena, in occasione della settima tappa del Road Show “Le banche per l’Italia”.
    Secondo i dati dell’ABI, in due anni e mezzo – ossia dal 2011 al primo semestre del 2013 – le banche emiliane hanno investito oltre 27 milioni di euro in arte e cultura, con un trend che si mantiene costante nonostante la crisi economica in corso. In particolare, gli investimenti nelle arti performative come cinema, teatro, musica, e danza rappresentano il 35% della spesa “culturale” complessiva delle banche della regione. Seguono i progetti educativi e di formazione (20%), gli investimenti a sostegno dell’editoria d’arte (18%), le spese per la sponsorizzazione e l’organizzazione di mostre (14%) e quelle per i restauri conservativi (13%).
    L’appuntamento modenese – a cui hanno partecipato, tra gli altri, il Soprintendente per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia, Stefano Casciu, ed esponenti di tutte le principali banche emiliane – segna l’avvio del giro di incontri sul territorio previsti dal piano d’azione “Le banche per la cultura”.
    Si tratta di un pacchetto di dieci iniziative a sostegno dell’arte e della cultura, messo a punto dall’ABI e dalle banche per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale. Tra le dieci iniziative del piano – tutte da realizzare nei prossimi due anni – una serie di incontri nelle province d’Italia, per mettere a fuoco e raccontare il rapporto tra banche e cultura, attraverso le manifestazioni e le iniziative realizzate dai gruppi bancari locali per favorire e contribuire alla crescita e allo sviluppo artistico e culturale del territorio.

    Esempi di intervento del settore bancario

    (18 ottobre 2013) A tanto ammontano gli investimenti complessivi delle banche locali per sostenere e finanziare manifestazioni e iniziative artistiche e culturali nella regione. Oltre 27 milioni di euro investiti negli ultimi due anni e mezzo. Parte oggi da Modena il giro di incontri sul territorio per raccontare il rapporto tra banche e cultura.