Debiti Pa: 6 mld di crediti ceduti dalle imprese alle banche | [25/09/2013]

(25 settembre 2013) Ammontano a 6,2 miliardi i crediti PA, scaduti entro la fine del 2012 e quindi pagabili, che le imprese hanno ceduto a banche e intermediari finanziari. Per circa 3,5 miliardi di crediti la banca ha avuto un trasferimento pieno, mentre per 2,7 miliardi l’impresa resta a garanzia.


​Le imprese hanno effettuato circa 1 milione e 200 mila operazioni a 161 banche e intermediari. È quanto emerge dalla rilevazione che l’ABI ha appena concluso sui crediti della Pubblica Amministrazione ceduti dalle imprese. I risultati sono stati trasmessi al Ministero dell’Economia e delle Finanze. La normativa in tema di pagamento di debiti scaduti della Pubblica Amministrazione prevede infatti che le banche e gli intermediari finanziari, attraverso l’Associazione bancaria italiana, comunichino al Ministero l’elenco completo dei crediti certi, liquidi ed esigibili maturati dalle imprese nei confronti della PA al 31 dicembre 2012.

Ecco i risultati dell’indagine in estrema sintesi:

  • sono stati sentiti 1.813 banche e intermediari finanziari, potenzialmente autorizzati ad effettuare operazioni di acquisizione di crediti commerciali vantati da imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione;

  • 161 banche e società di factoring e leasing hanno dichiarato di avere crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della PA al 31 dicembre 2012, ceduti in proprio favore;

  • sono state segnalate circa 1.276.100 operazioni di cessione, di cui 1.137.800 (l’89,2% del totale) nella forma pro-soluto, che realizza per la banca il pieno trasferimento dei rischi e dei benefici connessi con le attività oggetto della transazione,  e 138.300 (il 10,8%) nella forma del pro-solvendo, che non comporta per la banca il completo trasferimento;

  • l’importo dei crediti maturati dalle imprese nei confronti della PA al 31 dicembre 2012 e non estinti è pari 6.166.000.000 di euro di cui:

  • le cessioni pro-soluto in termini di ammontare sono pari al 56,4% del totale, per complessivi 3.476.628.000 di euro;

  • le cessioni pro-solvendo sono pari al 43,5% del totale, per 2.683.245.000 di euro;

  • l’importo medio del totale dei crediti ceduti è pari a 4.830 euro, 3.056 euro per le cessioni pro soluto e 19.399 euro per le cessioni pro solvendo.

Sei miliardi di crediti ceduti dalle imprese alle banche

Arte e storia nelle banche: XII edizione di Invito a Palazzo | [24/09/2013]

(24 settembre 2013) Sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica italiana. Col patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Sabato 5 ottobre dalle 10 alle 19 ingresso gratuito e visite guidate in 96 palazzi di 58 banche di tutta Italia. È la XII edizione della manifestazione che ogni anno apre al pubblico le sedi storiche delle banche. Quest’anno 14 palazzi storici “in mostra” per la prima volta.


​Il primo sabato di ottobre le porte dei palazzi storici delle banche italiane si aprono su tutto il territorio nazionale. È la XII edizione di Invito a Palazzo, la manifestazione promossa dall’ABI che ogni anno, per un’intera giornata, mette in mostra opere d’arte e capolavori conservati nelle sedi storiche delle banche. L’appuntamento con cittadini, appassionati e turisti è per sabato 5 ottobre.“Le banche italiane – ha detto il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli – sviluppano il loro invito, aprendo le porte dei palazzi monumentali di loro proprietà su tutto il territorio nazionale. Nonostante la crisi, infatti, il nostro settore continua a sostenere imprese e famiglie e a lavorare per la ripresa al fianco degli altri attori economici pubblici e privati, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano che rappresenta una delle leve fondamentali per lo sviluppo, oltre che un tratto distintivo del Bel Paese e del Made in Italy nel mondo. In questa direzione – ha aggiunto Patuelli – vanno anche le importanti collaborazioni, avviate nell’ambito di Invito a Palazzo, fra le quali con l’Agenzia nazionale del turismo (Enit), l’Unione nazionale proloco, le proloco locali e gli uffici scolastici regionali”.
L’invito di questa XII edizione
Alla manifestazione di quest’anno partecipano ben 96 palazzi di 58 banche in 50 città. Molte le novità di questa dodicesima edizione: 14 palazzi storici “in mostra” per la prima volta, concerti e mostre di fotografie, quadri, sculture e arazzi che arricchiscono l’ampia offerta culturale delle banche. Per la prima volta, inoltre, sedi storiche di Roma, Torino, Verona, Bologna, Sassari, Forlì e Palermo ospiteranno anche dei laboratori didattici per bambini dai 5 ai 12 anni ispirati al Metodo Bruno Munari. Ai laboratori hanno già aderito numerose scolaresche.

Le notizie utili
Invito a Palazzo 2013 si terrà sabato 5 ottobre. I palazzi saranno aperti al pubblico gratuitamente dalle 10 alle 19, con visite guidate in italiano e inglese.
L’elenco completo dei palazzi che partecipano all’iniziativa è disponibile sul sito http://palazzi.abi.it, sul profilo Facebook della manifestazione, scaricando gratuitamente l’applicazione dell’evento dall’App Store, sui siti dell’Enit (l’Agenzia nazionale del turismo), dell’Unione nazionale proloco e delle proloco locali.
Si potranno ottenere informazioni anche chiamando il numero 066767400 dalle 10 alle 18 oppure inviando una e-mail all’indirizzo [email protected]. Dépliant con l’elenco completo dei palazzi sono disponibili presso le filiali delle banche aderenti.

Il progetto “Le banche per la cultura”
Invito a Palazzo è una delle 10 iniziative del piano d’azione messo a punto dall’ABI e dalle banche a sostegno dell’arte e della cultura. Le iniziative, da realizzare nei prossimi due anni, vanno dalla realizzazione di un Museo virtuale con gli oltre 300 mila capolavori custoditi nelle collezioni private delle banche italiane ai restauri; dal Festival nazionale per avvicinare i più giovani all’arte all’apertura al pubblico di studiosi e studenti della Biblioteca dei volumi d’arte pubblicati delle banche dal 1861 a oggi.

Contatti:               Ufficio Rapporti con la Stampa ABI                             Tel. +39 066767596-864                              [email protected]                              www.abi.it
                             Barabino&Partners
                             Danila Sabella
                             [email protected]
                             02/72023535

 

Sabato 5 ottobre la XII edizione di Invito a Palazzo

Al via la lista delle banche aderenti alla nuova moratoria Pmi | [21/09/2013]

​(21 settembre 2013) Alla metà di settembre hanno già aderito all’Accordo 281 banche, pari all’80,6% del settore in termini di sportelli. Pienamente operativa la procedura: le banche che partecipano rendono operativo l’accordo entro 30 giorni dalla comunicazione all’ABI. Con la precedente moratoria sono stati sospesi 105.600 mutui e messi a disposizione delle imprese 4,3 miliardi di liquidità.


Le adesioniParte la nuova moratoria per le piccole e medie imprese. L’80,6% degli sportelli su tutto il territorio nazionale sta lavorando per metterla a disposizione della propria clientela. Hanno finora già aderito all’iniziativa 281 banche. Il nuovo accordo è stato firmato lo scorso 1° luglio dall’ABI, Alleanza Cooperative Italiane (che riunisce Agci, Confcooperative, Legacoop), Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Rete Imprese Italia (che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti).L’elenco di chi ha già dato il suo assenso è disponibile sul sito dell’ABI www.abi.it.
L’accordoGli interventi finanziari previsti dalla nuova moratoria, sono di 3 tipi:          • Operazioni di sospensione dei finanziamenti a medio-lungo termine;          • Operazioni di allungamento dei mutui e delle scadenze del credito a breve termine;          • Operazioni di finanziamento per le imprese che avviano processi di rafforzamento patrimoniale. 
Possono beneficiarne le imprese che, pur manifestando un’eccessiva incidenza degli oneri finanziari sul fatturato per effetto della crisi economica, sono economicamente sane (“in bonis”). È previsto che si impegnino a fornire elementi che evidenzino prospettive di sviluppo o di continuità aziendale, ad esempio attraverso il portafoglio ordini, il business plan, i piani di ristrutturazione aziendale.
Gli elementi di novità rispetto al passato includono un più ampio periodo massimo di allungamento dei mutui. Le operazioni avranno condizioni contrattuali invariate se l’impegno dell’impresa è quello di avviare entro 12 mesi dall’ottenimento dell’allungamento, processi di rafforzamento patrimoniale o di aggregazione. In caso contrario le operazioni possono prevedere una variazione del tasso d’interesse, in misura non superiore all’aumento del costo di raccolta della banca rispetto al momento dell’iniziale erogazione. La variazione non potrà di norma superare il 2%.
Tra le innovazioni c’è anche la possibilità di sospendere le operazioni di apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria, a patto che sia previsto un piano di rimborso rateale nel quale siano identificabili le quote capitale e interessi delle singole rate, ovvero che siano operazioni assimilabili in termini di strutturazione del piano di rientro.Possono inoltre essere sospesi nuovamente i mutui già sospesi ai sensi dell’Avviso comune del 3 agosto 2009 e della successiva proroga.Da quando parte. Il nuovo accordo è operativo per le banche in elenco, che si impegnano a renderlo operativo entro 30 giorni lavorativi dalla data di adesione. Le richieste dovranno essere presentate dalle imprese entro il 30 giugno 2014. Le domande di allungamento dei mutui che, a tale data, dovessero trovarsi ancora in fase di sospensione, potranno essere presentate entro il 31 dicembre 2014.
I risultati delle precedenti moratorieCon il precedente accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi” del 28 febbraio 2012, le banche hanno sospeso fino al 31 luglio di quest’anno circa 106.000 mutui a livello nazionale, pari a 32,3 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata superiore a 4,3 miliardi di euro. Se a queste operazioni si aggiungono  quelle  delle due passate iniziative degli anni 2009-2010 (“Avviso comune” e “Accordo per il credito alle Pmi”), si raggiunge un totale di 370.000 mutui sospesi, pari a oltre 100 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata circa 20 miliardi di euro.
Altre informazioni sull’Accordo per il credito 2013
 

Al via lista delle banche aderenti alla nuova moratoria per le Pmi

Rifinanziamento Fondo casa: più sostegno alle famiglie | [14/09/2013]

(14 settembre 2013) Via libera ad una dotazione di 40 milioni di euro per il biennio 2014-15. Una misura che consentirà un’operatività più fluida e che fino ad ora ha permesso a 3659 famiglie di sospendere il pagamento delle rate dei mutui.

​Ammonta a 40 milioni di euro (20 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015) il rifinanziamento del “Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa” che prevede la sospensione del pagamento delle rate dei mutui in caso di perdita del posto di lavoro, grave infortunio o morte del mutuatario.
Tale soluzione, prevista nel recente Decreto del Governo sull’Imu, rappresenta per ABI – che già durante l’estate aveva evidenziato il rischio di esaurimento delle dotazioni residue del Fondo – un “passaggio fondamentale che recepisce le richieste presentate insieme alle Associazioni dei Consumatori al Sottosegretario al Ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta, nel corso della riunione del Tavolo Tecnico “Piano Famiglie” il 18 luglio”.
Nel frattempo, in soli tre mesi di funzionamento del Fondo, sono state 3659 le famiglie che hanno potuto sospendere per 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui, per un controvalore 356,3 milioni di euro di debito residuo. A questi numeri si aggiungono 1877 pratiche ancora in valutazione (180 milioni di debito residuo).
In questo senso, ABI sottolinea “l’importanza della collaborazione e dell’impegno congiunto con Associazioni dei Consumatori e Istituzioni per individuare fin qui strumenti idonei a sostegno delle famiglie nell’accesso al credito e nella sostenibilità delle rate”.
Il Fondo di solidarietà è un’iniziativa di recente avvio che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori e portata avanti dal 2010 (consentendo la sospensione del pagamento delle rate dei mutui a 100.000 famiglie, per un controvalore di quasi 11 miliardi di debito residuo).
Il rifinanziamento consentirà l’operatività di questo vero e proprio strumento di “welfare” delle famiglie per i prossimi 2 anni.

Fondo di Solidarietà per l’acquisto Prima casa – Video

Con il rifinanziamento del Fondo casa per un ammontare di 40 miliardi

L’economia del Molise in sintesi | [12/09/2013]

​​(13 aprile 2015) Gli impieghi bancari all’economia molisana ammontano, a inizio 2015, a circa 3,7 miliardi di euro, in linea con il trend degli anni precedenti legato all’andamento del ciclo economico. Sabato 11 aprile a Campobasso si è svolta l’undicesima tappa degli Incontri ABI sul territorio.

In Molise, tra fine 2014 e inizio 2015 si sono registrati segnali contrastanti nell’andamento dell’economia con il risultato di un lieve aumento dei livelli occupazionali. Tuttavia, come nel resto del Paese, permangono segnali di debolezza della congiuntura che condizionano la spesa per investimenti. 
Di fronte ad un quadro ancora difficile, si evidenzia come elemento positivo la capacità del settore bancario di sostenere le esigenze del territorio. Secondo i dati più recenti a gennaio 2015, il totale prestiti all’economia del Molise ammonta a circa 3,7 miliardi di euro. Significativo, come segno di grande fiducia verso il settore bancario, il livello di depositi pari a 5,7 miliardi. Resta invece elevato il rapporto sofferenze/impieghi che ha raggiunto il 20,7% a 765 milioni.
Questo un quadro sintetico dell’andamento economico regionale presentato in occasione dell’incontro di sabato 11 aprile a Campobasso, per l’undicesima tappa – dopo Udine – degli Incontri ABI sul territorio: iniziativa avviata dall’ABI per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche italiane per il Paese.
Nello stesso prolungato periodo di crisi le banche hanno sostenuto i settori produttivi locali non solo con l’attività creditizia “classica” ma predisponendo dal 2009 ripetute iniziative finalizzate alla sospensione del pagamento delle rate di mutuo che hanno riguardato complessivamente 1.216 Pmi e 43,6 milioni di euro di quote sospese. Nel dettaglio:
con l’Avviso comune per la sospensione dei mutui (2009) sono state accolte 688 domande di sospensione (pari allo 0,3% del totale delle domande accolte dalle banche aderenti all’iniziativa) per un ammontare della quota sospesa di 26,8 milioni di euro (0,2% del totale);
con Nuove misure per il credito (2012) 410 domande di sospensione (pari allo 0,4% del totale delle domande accolte dalle banche aderenti all’iniziativa) per un ammontare della quota sospesa di 11,8 milioni di euro (0,2% del totale);
con Accordo per il credito 2013 (fino a marzo 2015), sino a febbraio 2015 sono state accolte 118 domande di sospensione (pari allo 0,3% del totale delle domande accolte dalle banche aderenti all’iniziativa) per un ammontare della quota sospesa di 4,9 milioni di euro (0,3% del totale).
Da inizio aprile 2015, ABI e le altre Associazioni di impresa hanno raggiunto un’intesa sul nuovo Accordo per il Credito 2015. Iniziativa non solo di sospensione, ma diretta anche ad agganciare la ripresa e sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione.
Sempre nell’ambito dell’Accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi”, da gennaio 2013 è pienamente operativa l’iniziativa “Progetti investimenti Italia” avviata da ABI e tutte le Associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale (alla presenza del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero dello sviluppo economico) al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli investimenti delle imprese. Si tratta di un Plafond complessivo di 10 miliardi di euro rivolto alle Pmi, in bonis, che vogliano effettuare investimenti in beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa. Con questo strumento, in Molise, sempre a febbraio 2015, sono state accolte 33 domande di finanziamento (pari allo 0,2% del totale delle domande accolte dalle banche aderenti all’iniziativa) per un ammontare finanziato di 6,4 milioni di euro (0,1% del totale dei finanziamenti erogati). Il 62% si riferisce a investimenti in beni materiali.

Banche in Molise
La struttura del settore bancario regionale, a fine 2014, vede attive sul territorio 25 banche per un totale di 136 sportelli.
Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 157 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 6.962.
Nella regione i lavoratori bancari sono lo 0,2% del totale nazionale di settore che ha toccato le 320.000 unità.

​​(13 aprile 2015) Gli impieghi bancari all’economia molisana ammontano, a inizio 2015, a circa 3,7 miliardi di euro, in linea con il trend degli anni precedenti legato all’andamento del ciclo economico. Sabato 11 aprile a Campobasso si è svolta l’undicesima tappa degli Incontri ABI sul territorio. In Molise, tra fine 2014 e inizio 2015 si sono registrati segnali […]

L’ABI all’Antitrust: il prezzo del conto corrente è sceso | [12/09/2013]

​(12 settembre) Si rafforza la capacità competitiva e concorrenziale degli intermediari italiani a vantaggio dei consumatori. I prezzi diminuiscono. Disponibilità al dialogo con le Autorità e l’Ue per un’armonizzazione delle regole che, ad oggi, pesano maggiormente in Italia.
 


N​el corso degli ultimi anni il prezzo del conto corrente in Italia ha registrato una progressiva riduzione, attestandosi su una media di circa 100 euro.
L’ABI in merito ai risultati dell’indagine conoscitiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sull’andamento dei prezzi dei conti correnti nel periodo 2007-2012 sottolinea come la lettura dei dati dell’indagine sottolinea l’elevato tenore competitivo di questo mercato, in particolare: 

  • il prezzo mediamente rilevato per l’utilizzo annuale di questo servizio bancario e’ sceso  intorno ai 100 euro l’anno (soltanto 27 centesimi al giorno);

  • tale importo quindi è perfettamente in linea con quanto rilevato sistematicamente da una analoga indagine della Banca d’Italia;

  • il prezzo ha una tendenza alla riduzione nel corso del periodo di rilevazione (2007-2012);

  • le nuove uove offerte registrano riduzioni significative;

  • l’utilizzo del servizio tramite la modalità on line comporta una riduzione di circa il 30% del prezzo;

  • la mobilità della clientela è in linea con quella mediamente rilevata in Europa e i tempi di chiusura dei conti si sono ridotti.

Tutti questi sono elementi che evidenziano l’elevato grado di concorrenzialità di questo mercato e confermano altresì quanto rappresentato in questi anni dall’ABI e dalle banche operanti in Italia. Nel ricordare che la recente indagine della Banca d’Italia ha riscontrato una riduzione dei costi nel periodo 2010-2012 pari al 6%, ABI sottolinea che: “Mentre sull’economia nazionale pesa ancora il ciclo recessivo e sulle banche un quadro di redditività ai minimi storici, le banche offrono servizi sempre più efficienti a costi sempre più limitati”.
In questo contesto, ABI sottolinea il proprio “apprezzamento per la prossima emanazione di una Direttiva europea in materia di trasparenza, comparabilità e portabilità dei conti correnti, che definirà un terreno europeo di pari condizioni di concorrenza, armonizzando adempimenti cui, ad oggi, solo le banche italiane sono soggette”.
Pertanto, ABI sottolinea la necessità  che le proposte dell’Autorità siano considerate  alla luce della emananda Direttiva e, più in generale, che ogni ulteriore iniziativa di trasparenza/mobilità/comunicazione sia valutata in coerenza con i potenziali benefici attesi e considerando contestualmente le complessità realizzative, anche sotto il profilo tecnologico e organizzativo.
A tal fine ABI esprime la propria disponibilità ad uno specifico e costruttivo dialogo con le Autorità e le Associazioni dei Consumatori, che ha consentito in questi anni significativi passi avanti sul fronte della trasparenza, della chiarezza e della semplicità. 

​(12 settembre) Si rafforza la capacità competitiva e concorrenziale degli intermediari italiani a vantaggio dei consumatori. I prezzi diminuiscono. Disponibilità al dialogo con le Autorità e l’Ue per un’armonizzazione delle regole che, ad oggi, pesano maggiormente in Italia.  

Sofferenze: regole Ue uniformi per dare credito alle imprese | [07/09/2013]

(7 settembre 2013) Garantire omogeneità di norme sui crediti deteriorati rafforza competitività e sostiene imprese. Da ABI costanti richieste di norme omogenee. Ancora un mese o poco più e si potrà contare sul testo con cui l’Eba, la European banking Authority, farà chiarezza sui crediti deteriorati (non performing).


​L’Eba, chiusa da poco la consultazione sulle prassi nel credito, sta lavorando ad una definizione unica in Europa su crediti deteriorati e sofferenze. L’analisi del testo messo in consultazione indica che la prospettiva è quella di regole più stringenti rispetto a Paesi che lasciano ampi margini di discrezionalità. Ciò è in linea con le regole e la prassi seguiti in Italia, dove la Banca d’Italia ha sempre avuto un orientamento di grande rigore. Nel modello italiano, peraltro, i criteri di contabilità e di vigilanza sono sostanzialmente gli stessi. Ciò che risulta in bilancio è equiparabile a ciò che emerge da un punto di vista prudenziale. L’obiettivo Eba è giungere ad un’armonizzazione in vista degli stress test del prossimo anno.
La valutazione della qualità del credito delle banche è, infatti, condotta sulla base di confronti internazionali tra banche di Paesi diversi con riferimento ai dati ufficiali di bilancio sui crediti deteriorati. Questi dati, però, non sono pienamente comparabili. Per il momento, non esistono, infatti, regole e prassi comuni in Europa nella definizione dei crediti deteriorati, come evidenziato dalla ricerca realizzata da PricewaterhouseCoopers (PwC), recentemente inviata all’attenzione delle Autorità nazionali ed europee per sottolineare l’urgenza  di rendere omogenee le pratiche di vigilanza in Europa.
Un importante elemento di divergenza consiste, ad esempio, nelle diverse modalità di individuazione dei crediti deteriorati, che per alcuni intermediari sono definiti anche in base al valore delle garanzie ricevute a fronte dei prestiti. In tal senso, un confronto maggiormente omogeneo tra paesi, condotto ricalcolando l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei crediti e il tasso di copertura degli intermediari italiani con modalità coerenti con quelle adottate in media in Europa, ovvero escludendo le posizioni interamente coperte da garanzie, indica che per le banche italiane l’incidenza dei prestiti deteriorati sul totale dei crediti scenderebbe dal 12,4 all’8,5% (-32% rispetto a quella di bilancio) e il tasso di copertura migliorerebbe dal 37,4% al 54,9%.
In linea con questo quadro, l’ABI insiste oggi più che mai sulla richiesta di regole uniformi. L’auspicio è che siano varate regole omogenee, utili ad evitare potenziali ingiustificate penalizzazioni  nei prossimi stress test del 2014. Lasciare ampi margini di discrezionalità, anche solo nelle prassi, può avere, infatti, risultati pesanti e forti reazioni sui mercati. Al contrario, poter contare su regole uniformi in Europa vuol dire permettere al settore bancario italiano di operare su un terreno livellato, assicurare competitività al sistema Italia e più credito alle imprese. 
Tutto ciò nonostante la crisi ancora in atto, che continua ad incidere sulla rischiosità dei prestiti, come evidenzia l’elevato livello delle sofferenze, che a giugno 2013 risultano pari a 70,6 mld in termini netti e a 138 mld in termini lordi. L’incidenza delle sofferenze sugli impieghi totali in termini netti è pari a 3,75% a giugno 2013, in crescita dal 3,6% del mese precedente e dal 2,8% di un anno prima. Il rapporto sofferenze lorde su impieghi è invece pari a 7,1% a giugno 2013 rispetto al 5,7% di un anno prima, valore che raggiunge il 12,8% per i piccoli operatori economici, l’ 11,2% per le imprese ed il 6% per le famiglie consumatrici.

Occorrono regole Ue uniformi per garantire pi credito alle imprese

Dalla moratoria per le Pmi 4,2 miliardi di maggiore liquidità | [31/08/2013]

(31 agosto 2013) Dalle banche moratoria su oltre 100mila finanziamenti, pari a 4,2 miliardi di maggiore liquidità a disposizione delle piccole e medie imprese. Le banche hanno posticipato debiti per un controvalore di 31,3 miliardi.


​La moratoria imprese continua a sostenere le aziende in questa difficile fase congiunturale. Ad oggi, secondo i dati più aggiornati, con l’iniziativa “Nuove misure per il credito alle Pmi”  a giugno 2013 le banche hanno sospeso 101.247 finanziamenti a livello nazionale, per un controvalore di 31,3 miliardi. Di qui una maggiore liquidità a disposizione delle imprese pari a 4,2 miliardi. In precedenza, con l’”Avviso comune” scaduto il 31 luglio 2011 erano stati rinviati 260mila prestiti, pari a 70 miliardi di debito residuo e ad una maggiore liquidità di 15 miliardi a disposizione per le imprese.

È questo il quadro complessivo che emerge dall’ultimo monitoraggio delle “Nuove misure per il credito alle Pmi”, l’intesa firmata il 28 febbraio 2012 dall’ABI e da Alleanza cooperative italiane (che riunisce Legacoop, Confcooperative, Agci); Assoconfidi, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Rete imprese Italia (che riunisce Cna, Confartigianato, Confesercenti, Confcommercio, Casartigiani). L’accordo è stato siglato anche dal Ministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, e dal Vice Ministro dell’economia e delle finanze.

L’obiettivo delle misure è quello di “assicurare la disponibilità di adeguate risorse finanziarie per le imprese che pur registrando tensioni presentano comunque prospettive economiche positive”. Di qui l’azione per “creare le condizioni per il superamento delle attuali situazioni di criticità ed una maggiore facilità nel traghettare le imprese verso un’auspicata inversione del ciclo economico”.

A livello nazionale, se si guarda all’attività economica dell’impresa le sospensioni sono collegate per:

  • il 26,8% al settore commercio e alberghiero;

  • il 16,3% all’industria;

  • il 17,9% all’edilizia e opere pubbliche;

  • il 9,0% all’artigianato;

  • il 5,0% all’agricoltura;

  • il restante 25,0% agli “altri servizi”.

A livello territoriale, la distribuzione per macro aree geografiche, in termini di quota percentuale sul totale, evidenzia che le sospensioni hanno riguardato per:
  • il 58,6% imprese residenti nel Nord Italia;

  • il 21,2% imprese residenti nel Centro Italia;

  • il 20,2% imprese residenti nel Sud Italia.

Il 1° luglio scorso banche e imprese hanno firmato un nuovo “Accordo per il credito 2013”  con interventi finanziari di 3 tipi: – operazioni di sospensione dei finanziamenti; – operazioni di allungamento; – operazioni per promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività.
Questa nuova intesa, per permettere di adeguare le procedure, ha prorogato al 30 settembre 2013 le “Nuove misure per il credito alle Pmi”.
 

4,2 miliardi la maggiore liquidit per le piccole e medie imprese

Fondi Ue: più collaborazione tra banche e Pa | [24/08/2013]

​(24 agosto 2013) Ancora a disposizione 31 miliardi, pari al 63% delle risorse assegnate per la programmazione 2007-2013, e 30 miliardi per il 2014-2020. Maggiore collaborazione con la Pubblica amministrazione e le Istituzioni locali per individuare i canali e gli strumenti più efficaci e rendere più agevole – attraverso un supporto operativo concreto da parte del settore bancario e delle banche sul territorio – l’uso dei fondi strutturali europei disponibili.


​Si tratta in particolare di circa 31 miliardi, pari al 63% del totale delle risorse assegnate, ancora da impiegare per la programmazione 2007-2013, e di 30 miliardi destinati alla Politica di Coesione italiana per il 2014-2020.
I fondi comunitari per la coesione sono una leva finanziaria strategica su cui puntare per rilanciare l’economia e la crescita del Paese. Anche per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione centrale, gli Enti locali e le imprese per individuare gli strumenti indispensabili a una corretta allocazione delle risorse. Con questo obiettivo il settore bancario è impegnato per sostenere e agevolare l’uso dei fondi strutturali anche attraverso un progetto realizzato ad hoc, al quale aderiscono nove dei principali gruppi che rappresentano due terzi del settore in termini di sportelli.
Grazie al progetto Banche 2020, messo a punto dall’ABI con le banche, è stata realizzata una piattaforma con tutte le informazioni sulle opportunità derivanti da un impiego diretto dei fondi europei, utili ai gruppi bancari italiani e alle imprese loro clienti. Le banche, inoltre, sono state messe in condizioni di organizzare un servizio di supporto specializzato per le aziende con progetti finanziabili attraverso le risorse comunitarie gestite direttamente dalla Commissione o cofinanziate e gestite a livello territoriale. Il settore bancario, tradizionalmente impegnato al fianco della Pa, partecipa infine attivamente anche al processo di strutturazione delle misure di intervento agevolativo a livello nazionale, in una logica di consulenza e di co-finanziamento degli interventi.
Per quanto riguarda il sostegno sul territorio, sono state individuate quattro regioni pilota (Friuli-Venezia Giulia, Campania, Sicilia e Puglia), dove realizzare una vera e propria task force per svolgere, d’intesa con le Commissioni Regionali ABI, un ruolo ancora più proattivo nei confronti delle Amministrazioni locali. L’obiettivo è accelerare l’attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013, anche attraverso la rimodulazione dei programmi operativi che presentano maggiori difficoltà di spesa e conseguente rischio di disimpegno delle risorse da parte dell’Unione europea, e partecipare alla programmazione, attuazione e monitoraggio dei nuovi programmi operativi dei fondi strutturali 2014-2020.

Pi collaborazione tra banche e Pa per agevolarne luso alle imprese

Più internet, tecnologia e interattività nei contact center | [17/08/2013]

(17 agosto 2013) I nuovi strumenti del web 2.0 si fanno strada per rispondere alle richieste sempre più numerose e fornire supporto ai clienti: nel 2012 oltre 52 milioni di telefonate gestite dagli operatori delle banche


​Più internet, tecnologia e interattività nei contact center delle banche che cambiano di pari passo con le abitudini degli italiani, sempre più avvezzi a dialogare e operare con i propri referenti di sportello anche a distanza, grazie a smartphone, tablet e PC. Con oltre 52 milioni di chiamate gestite dai contact center dei gruppi bancari italiani nel 2012, servizi e assistenza viaggiano via telefono, ma continuano a farsi strada anche sui nuovi strumenti di comunicazione e contatto messi a disposizione dell’evoluzione del web 2.0. In particolare, chat e mail fanno registrare più di 2 milioni di scambi banca-cliente, con una crescita rispettivamente del 15% e del 40% rispetto al 2011. Circa la metà dei contact center, inoltre, ha fatto il proprio ingresso nel mondo social e raccoglie le richieste di informazioni e assistenza dei propri clienti anche su questo nuovo canale di contatto con la banca. È quanto emerge dall’Osservatorio sui contact center bancari condotto da ABI Lab e dall’Ufficio Analisi Gestionali dell’ABI.
Nel 2012 ogni contact center bancario ha erogato in media 29 servizi diversi tramite operatore e 5,8 tramite risponditore automatico Ivr (Interactive voice responder): dai più semplici, come la richiesta di informazioni su saldo e movimenti di conto corrente o deposito titoli, quotazioni di borsa e movimenti e blocchi delle carte di credito e debito, ai più complessi come il pagamento delle tasse, la compravendita di azioni, i preventivi per finanziamenti, mutui e prodotti assicurativi. Rispetto agli scorsi anni i contact center sono sempre più spesso organizzati su più sedi: il 37% delle strutture risulta articolata su più di un polo, con picchi fino a 5. Inoltre i due terzi delle strutture stanno sviluppando un maggiore internalizzazione delle attività e nel 29% dei casi si rileva la tendenza a creare nuovi poli sul territorio.

Informazioni e servizi in meno di quattro minuti
Tra i vantaggi della “banca al telefono” ci sono certamente comodità e velocità. Dal rapporto emerge infatti che: il 45% delle chiamate ricevute proviene da cellulare; l’attesa media è di 70 secondi circa mentre il 56% delle chiamate ottiene una risposta già nei primi 20 secondi. Considerando anche i prodotti più complessi e le richieste più articolate, per fornire al cliente il servizio desiderato in media vengono dedicati 3,8 minuti per ciascuna chiamata. Grazie all’efficienza degli operatori e delle procedure, in oltre il 90% dei casi il cliente ottiene una risposta conclusiva nella stessa telefonata.
 
Il profilo degli operatori bancari
Complessivamente gli operatori dei contact center bancari sono circa 2.300 (+5% nel 2012), hanno in media 36 anni e un elevato grado di istruzione (la metà circa è laureata o sta completando gli studi universitari). Le donne superano di poco gli uomini (56%), mentre dal punto di vista contrattuale, l’83% degli operatori è assunto a tempo indeterminato e il 7% con contratto di apprendistato.
La formazione degli operatori è la base su cui poggia il buon funzionamento dei contact center. Prima di rispondere al telefono, ciascun dipendente acquisisce competenze e conoscenze attraverso un percorso di apprendimento che comprende oltre un mese lavorativo di formazione, tra lezione in aula ed affiancamento. Ogni anno, inoltre, gli operatori hanno a disposizione due settimane di formazione per fare corsi di aggiornamento e approfondire argomenti più specifici.

Contact center poliglotti: parlano in media 3 lingue stranierePer venire incontro alle esigenze dei clienti stranieri, la quasi totalità dei contact center bancari è anche poliglotta: sempre più operatori, infatti, sono in grado di assistere i clienti e fornire informazioni e servizi in lingue diverse dall’italiano (il 29% degli addetti). Presso ogni sportello telefonico che prevede il servizio si parlano in media 3 lingue straniere: inglese (94%), francese (82%), tedesco (65%), spagnolo (47%), ma anche rumeno (18%), arabo (12%) e russo (6%).

(17 agosto 2013) I nuovi strumenti del web 2.0 si fanno strada per rispondere alle richieste sempre più numerose e fornire supporto ai clienti: nel 2012 oltre 52 milioni di telefonate gestite dagli operatori delle banche