Gestione dati sempre più centrale nelle strategie | [28/12/2019]

(28 dicembre 2019) ​Oltre 4,5 miliardi di euro investiti dalle banche italiane in tecnologia nel 2018.  Ai primi posti delle priorità nei programmi di investimento delle realtà analizzate da ABI Lab, il centro di ricerca e innovazione per la Banca promosso dall’ABI, troviamo le iniziative di gestione dei dati, e le iniziative che riguardano la banca aperta “open banking”.

​A questi aspetti, si affiancano il potenziamento dei canali digitali, adeguamento delle infrastrutture e la gestione e mitigazione del rischio cyber.

La gestione strategica ed etica dell’informazione è tra le principali caratteristiche dei nuovi modelli di fare banca, quindi uno stimolo e un fattore abilitante per intraprendere nuove azioni di sviluppo dal punto di vista del business.  Le banche hanno già adottato da tempo degli approcci alla gestione dei dati incentrati su saldi principi etici e su una visione responsabile. 
Non in tutti i settori di mercato si riscontra lo stesso livello di consapevolezza e attenzione che le banche riservano al valore dei dati ed è pertanto importante che l’evoluzione del contesto normativo e sociale possa, a tendere, garantire una parità di condizioni di terreno competitivo livellato fra tutti i soggetti che operano nell’ecosistema digitale, a beneficio dei clienti.
In ottica futura si profila una possibile evoluzione che aprirà la strada a una economia dei dati aperta “open data economy”, che favorirà l’emergere di nuove dinamiche economiche basate su concetti di condivisione e collaborazione estesa a livello di ecosistema, sempre mantenendo al centro la protezione delle informazioni e dei diritti dei clienti e la creazione di un terreno di competizione equilibrato tra tutti gli attori, non limitatamente al settore bancario.
L’importanza del governo delle informazioni è sottolineata nello studio appena presentato da ABI Lab dal titolo “Information Governance: pronti a spiccare il volo?”. 
Secondo la ricerca dalla capacità di estrarre valore dalle informazioni deriva la possibilità di interpretare con maggiore chiarezza i cambiamenti in atto e di conseguenza l’opportunità di attivare i motori della trasformazione digitale.
In particolare, il governo delle informazioni assume un ruolo chiave per: supportare l’analisi e l’interpretazione di un gran numero di dati; costruire professionalità specifiche per il disegno e l’esercizio di modelli statistici; utilizzare efficacemente algoritmi di intelligenza artificiale e in particolare di machine learning; capitalizzare il fenomeno dei big data; realizzare una strategia digitale. 
In quanto fattore significativo per accrescere il valore di impresa, il governo delle informazioni si configura sempre più come un sistema diffuso, che per operare al massimo dell’efficienza richiede l’impegno e la partecipazione in un dialogo continuo tra vari attori aziendali.
 

Ai primi posti delle priorit nei programmi di investimento

Outlook ABI-Cerved: nel biennio 2020-21 si interrompe il calo dei nuovi crediti deteriorati | [27/12/2019]

​Nel 2019 continua a ridursi il tasso di deterioramento del credito alle imprese, ovvero la quota dei crediti che nel corso dell’anno vanno in default. Nel biennio successivo il rallentamento della congiuntura economica interromperà questo trend, ma il rischio di credito relativo alle imprese si manterrà su livelli inferiori alla fase pre-crisi

​Roma, 27 dicembre 2019 – Nel 2019 prosegue la riduzione del tasso di deterioramento dei prestiti bancari erogati alle società non finanziarie, ovvero la quota di crediti in bonis che nell’anno passano allo status di deteriorati (Non Performing Loans – NPLs), l’aggregato che include non solo le posizioni in sofferenza ma anche le situazioni di difficoltà del debitore meno accentuate, come i crediti scaduti e le inadempienze probabili.
Il rallentamento della congiuntura economica influirà negativamente sul biennio 2020-2021, facendo salire, seppur di poco, il tasso di deterioramento dei prestiti (3,3% a fine periodo, dal 3,1% del 2019), che comunque resterebbe al di sotto dei livelli pre-crisi (3,6% di media tra il 2006 e il 2008). Il fenomeno interesserà le aziende di tutte le fasce dimensionali e ogni area del Paese. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dall’Outlook Abi-Cerved, progetto che si rinnova spostando il focus dell’analisi dal flusso di nuove sofferenze a quello dei nuovi crediti deteriorati delle imprese, per cogliere maggiormente il legame tra ciclo economico e rischio creditizio.
“Dopo gli anni difficili della crisi, il problema dello stock di sofferenze nei bilanci delle banche è in via di soluzione – commenta Andrea Mignanelli, AD di Cerved -. Le previsioni di leggero rialzo dei nuovi crediti deteriorati non ci preoccupano e riflettono la stagnazione della nostra economia. In uno scenario così debole, le banche possono recuperare margini di redditività puntando su innovazione e digitalizzazione: questa è anche la strada per aumentare il credito alle piccole imprese con fondamentali solidi, ma che per molte banche risultano ancora opache”.
“Il Rapporto – osserva Giovanni Sabatini, Direttore Generale di Abi – conferma che anche in caso di una perdurante debolezza del ciclo economico non si interromperà il trend di riduzione della rischiosità degli attivi delle banche operanti in Italia. La stabilizzazione del flusso di nuovi crediti deteriorati sui livelli pre-crisi favorirà anzi un’ulteriore contrazione dell’NPL ratio, che ci attendiamo convergere in breve tempo sui target fissati dalle Autorità di vigilanza. Si tratta di un risultato che premia gli sforzi compiuti dal settore negli ultimi anni e ne conferma la solidità complessiva. Occorre ora concentrarsi sulla crescita delle attività a supporto del settore produttivo, auspicabilmente senza nuovi appesantimenti regolamentari ad esito del processo di implementazione in Europa della normativa di finalizzazione di Basilea 3”.
In base ai dati di Banca d’Italia, nel 2019 è proseguito a ritmi sostenuti il trend di riduzione dello stock di crediti deteriorati accumulati dalle banche. Il calo è stato generato sia dalle operazioni di dismissione dei crediti sia dai minori flussi di nuovi prestiti entrati in default. I tassi di deterioramento delle società non finanziarie hanno registrato una contrazione significativa sia nel primo trimestre (3,1% contro il 3,3% dell’anno precedente) sia nel secondo (2,9% contro il 3,4%), allontanandosi sempre di più dai picchi negativi raggiunti nel corso della crisi economica (7,5% a fine 2012).
Le previsioni elaborate da Abi e Cerved evidenziano, tuttavia, che nel prossimo biennio, a causa dello scarso dinamismo della congiuntura economica, si assisterà a una lieve inversione di tendenza: nel 2021 l’incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default (sul totale dei prestiti in bonis delle società non finanziarie) si attesterà al 3,3%, dunque in crescita di due decimi di punto rispetto alle stime di fine 2019.
I tassi di deterioramento si manterranno comunque su livelli inferiori alla fase pre-crisi e ben al di sotto dei picchi del 2012-13 in tutte le classi dimensionali e i comparti analizzati nell’Outlook, anche laddove si prevedono i rialzi più consistenti rispetto al 2019, cioè nelle grandi imprese – dall’1,5% al 2%, soprattutto nel comparto dell’industria (dall’1,1% all’1,6%) e dei servizi (dall’1,4% all’1,9%) – e in quelle di media dimensione relative ai servizi (dall’1,6% al 2,2%). Il settore dell’edilizia, che nel 2019 può vantare il calo più evidente (dal 4,7% al 4,3%), salirà al 4,5% nel 2020 e al 4,4% nel 2021. Quanto alle piccole imprese, quelle che operano nelle costruzioni e nei servizi non mostreranno alcun peggioramento (le prime passeranno dal 3% al 2,9% e le seconde resteranno al 2%).

I crediti deteriorati delle imprese italiane
Nel 2019 il processo di riduzione degli NPLs è stato favorito dalle operazioni di cessione e dal calo dei flussi di nuovi crediti deteriorati. In base agli ultimi dati disponibili (giugno 2019), al netto delle rettifiche operate dalle banche, l’ammontare complessivo di crediti deteriorati risulta pari a 84 miliardi (-18,4% su base annua), più che dimezzato rispetto ai 197 di fine 2015, di cui 34 miliardi (-19%) di sofferenze nette.
Poiché, in base ai dati ufficiali, non sono disponibili statistiche sugli andamenti dei nuovi crediti in default per dimensione di impresa, nel report si forniscono stime per l’anno in corso e previsioni per il biennio 2020-21 in base agli score individuali di rischio che Cerved elabora per le società italiane e sulla base di ipotesi sull’evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche nazionali. A livello dimensionale i tassi di deterioramento osservati sono piuttosto eterogenei: le microimprese passano dal 3,5% del 2018 al 3,3% del 2019, le piccole dal 2,4% al 2%, le medie dall’1,9% al’1,8%, mentre le grandi imprese restano stabili all’1,5%.

Gli andamenti settoriali
Tra i diversi settori produttivi, si registrano differenze di un paio di punti percentuali nell’incidenza dei nuovi prestiti in default, con il comparto delle costruzioni che continua a ridurre il divario rispetto agli altri settori e l’industria che invece interrompe un calo quinquennale e passa dal 2,4% al 2,5%, a livelli comunque ancora distanti da quelli pre-crisi (3,3%) e dal picco del 2012 (5,9%). L’incremento è ascrivibile al rialzo dei tassi di piccole (dall’1,7% all’1,8%) e grandi imprese (dall’1% all’1,1%), mentre quelle di media dimensione e le microaziende rimangono stabili (1,3% e 3%).
Le costruzioni restano il comparto più rischioso e l’unico che non ha raggiunto i livelli pre-crisi, ma anche quello in cui il calo procede più velocemente: dal 4,7% del 2018 al 4,3% del 2019, confermando il trend positivo in atto dal 2014, quando raggiunse il picco dell’11%. La classe dimensionale meno rischiosa del settore è ancora una volta quella delle piccole imprese, che vedono ridurre i nuovi prestiti in default, dal 4% del 2018 al 3% del 2019 (le medie passano dal 4,8% al 4%, le grandi dal 4,9% al 4,3%, le micro si attestano al 4,5%).
Nei servizi, il trend di riduzione rispetto al 2018 dei tassi di deterioramento (dal 3,2% al 3%) risulta più marcato e diffuso a tutte le fasce dimensionali, con riduzioni più consistenti nelle piccole (dal 2,3% al 2%) e medie imprese (dall’1,9% all’1,6%). Dati ben al di sotto di quelli pre-crisi (3,6% di media).

Gli andamenti territoriali
Nel 2019, i tassi di deterioramento continuano a scendere in tutto il Paese, anche se con differenze ancora consistenti tra i livelli del Nord-Est (2,3%) e quelli del Sud (4,4%), dove il calo è più lento. Tuttavia, nel 2012 il rapporto era 6,1% a 10,2%, dunque il divario si è significativamente ridotto e ovunque si registrano livelli di rischio al di sotto dei dati pre-crisi.
In dettaglio, a fine 2019 nel Nord-Est i nuovi prestiti in default sono passati dal 2,4% al 2,3%, nel Nord-Ovest, dal 2,7% al 2,5%, al Centro dal 3,8% al 3,6% e al Sud dal 4,5% al 4,4%. Le piccole imprese sono quelle in cui, nel 2019, si registrano i miglioramenti più importanti in tutto il Paese, con un differenziale nelle diverse aree che non supera i due punti percentuali, dall’1,3% del Nord-Est al 3,4% del Sud.
Diversamente dalle altre classi dimensionali, le grandi imprese vedono un leggero r
ialzo dei tassi di deterioramento nel Centro (dal 2,1% al 2,3%) e nel Sud della Penisola (dal 2,8% al 3%), mentre al Nord i valori si mantengono stabili e piuttosto bassi, in linea con il trend degli ultimi tre anni.

Le previsioni al 2021
Lo scenario macroeconomico considerato nella simulazione si basa sull’ipotesi di una fase di rallentamento della crescita per l’economia italiana, con tassi di variazione del Pil vicini allo zero nel 2019 e incrementi inferiori all’1% nel 2020-21. Anche i consumi pubblici (-0,1% nel 2020 e +0,1% nel 2021) e privati (+0,5% e +0,6%) presenteranno variazioni modeste, mentre gli investimenti, dopo lo stallo del 2018, sono previsti in leggera ripresa (+1,5% e +2,1%). Aumenteranno l’export (+1,8% e +2,4%) e le importazioni (+2,4% e +2,6%). Inflazione e tassi di interesse, sebbene in leggero aumento nel 2021, continueranno ad essere su livelli storicamente bassi.
Sulla base di questo scenario, si prevede che dopo aver registrato un valore minimo post-crisi nel 2019, pari al 3,1%, i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno leggermente a crescere, attestandosi al 3,3% a fine 2021, mantenendosi su livelli inferiori rispetto al periodo pre-crisi e ben al di sotto dai picchi del biennio 2012-14. L’aumento riguarderà tutte le dimensioni aziendali, tutti i settori produttivi e tutte le aree territoriali.
A fine 2021 i flussi di nuovi crediti deteriorati delle imprese di grandi dimensioni registreranno un incremento di cinque punti decimali stabilizzandosi su un valore pari al 2%. Con un incremento di 4 decimi percentuali rispetto al 2019, nel 2021 le medie imprese toccheranno il 2,2%, lo stesso tasso su cui si assesteranno le piccole (dal 2% del 2019), mentre le microimprese si continueranno ad essere la classe più rischiosa con tassi del 3,5%. Quanto ai settori produttivi, al termine del periodo di previsione le costruzioni registreranno ancora la percentuale più alta di nuovi crediti deteriorati in rapporto ai prestiti in bonis (4,5% nel 2020 e 4,4% nel 2021), benché in calo rispetto al 4,7% del 2018. Nell’industria, che invece si colloca sui livelli più bassi, il rialzo dei tassi si attesterà al 2,7% nel biennio (era 2,4% nel 2018). Nei servizi, si passerà dal 3,2% del 2018 al 3,3% del 2021.

 

Nel biennio 2020-21 si interrompe il calo dei nuovi crediti deteriorati

Outlook ABI-Cerved: crediti deteriorati a livelli pre-crisi | [27/12/2019]

(25 maggio 2017) ​ABI e Cerved hanno presentato i risultati dell’Outlook sulle sofferenze delle imprese italiane, che elabora stime e previsioni dei tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie per classe dimensionale. Le analisi indicano un ritorno ai livelli pre-crisi del flusso di crediti deteriorati e un calo dell’incidenza delle nuove sofferenze per le società con più di 10 addetti, per le imprese industriali e per quelle che operano nel Nord.Quinto rapporto, maggio 2017

In base alle previsioni, nel biennio 2017-18 il rischio delle imprese è atteso in calo in tutta l’economia, con un restringimento dei divari attuali tra dimensioni, settori e aree geografiche.​Nel dettaglio, i dati elaborati da ABI e Cerved mostrano come il flusso dei crediti deteriorati sia sceso vicino ai livelli pre-crisi: il tasso di deterioramento ha raggiunto il 2,3% a fine 2016 (era il 3,3% a fine 2015) scendendo al livello del 2008 e scostandosi decisamente dal picco negativo (6%) raggiunto nel corso delle recessioni del 2009 e 2013. Anche il tasso di ingresso in sofferenza per famiglie e imprese evidenzia un miglioramento su base annua, seppur di minore entità, toccando il 2,5% alla fine del 2016, un decimo percentuale in meno rispetto all’anno precedente (2,6%). Per quanto riguarda le società non finanziarie, il tasso di ingresso in sofferenza si è ridotto in termini di importi, passando dal 4,3% di fine 2015 al 3,7% di fine 2016 sebbene sia rimasto ai livelli dell’anno precedente in termini di numero di prestiti (3,8%).
Per le imprese, questo ha significato un miglioramento dei tassi di ingresso in sofferenza per le Pmi (dal 3,1% al 3% per le piccole e dal 2,5% al 2,4% per le medie) e per le grandi società (da 1,9% a 1,8%), ma un peggioramento per le microimprese, che hanno fatto registrare un picco negativo nel 2016, al 4,1%.
I tassi di ingresso in sofferenza si sono mantenuti sui livelli dell’anno precedente nel Nord-Ovest (3,2%), si sono ridotti nel Nord-Est (dal 3% al 2,7%), l’area più sicura della Penisola, mentre sono aumentati nel Sud (dal 5,2% al 5,4%) e al Centro, raggiungendo un nuovo massimo (al 4,7%, dal 4,3%).
A livello settoriale, nel 2016, per il terzo anno consecutivo, si è ridotto il tasso di ingresso in sofferenza nell’industria, anche se a ritmi più moderati degli anni precedenti. A fine 2016 sono entrati in sofferenza il 3% dei prestiti in essere all’inizio dell’anno, in calo rispetto al 3,1% del 2015. I dati di costruzioni e servizi mostrano invece come il tasso di ingresso in sofferenza per entrambi i settori sia tornato a crescere, toccando un picco del 6,1% nelle costruzioni (5,8% nel 2015) e del 3,6% nei servizi (in aumento dal 3,5% dell’anno precedente).
I modelli ABI-Cerved – in base a uno scenario che prevede una crescita per l’economia italiana dello 0,9% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018 – indicano che il tasso di ingresso in sofferenza per le società non finanziarie dovrebbe ridursi al 3,3% a fine 2017 per poi scendere ulteriormente al 2,7% a fine 2018.
Il calo delle sofferenze riguarderà tutte le fasce dimensionali, con miglioramenti più marcati tra le società di minore dimensione, per cui ancora non si sono manifestati cali delle nuove sofferenze. Il divario di rischio tra piccole e grandi imprese, che si è accentuato nel 2016, si ridimensionerà nel biennio 2017-18, con le società medio-grandi più vicine ai livelli pre-crisi. Industria e agricoltura sono i settori per cui le nuove sofferenze sono previste a livelli più vicini a quelli pre-crisi al termine dell’esercizio di previsione: il tasso di ingresso in sofferenza toccherà il 2,1% nell’industria (1,8% nel 2008) e l’1,8% nell’agricoltura (1,5%). Nonostante un calo più marcato, costruzioni e servizi rimarranno invece più distanti, rispettivamente con un tasso del 4,3% (1,8% nel 2008) e del 2,5% (1,5%).
I modelli indicano per il prossimo biennio anche un restringimento dei divari territoriali, con miglioramenti nel Centro-Sud più marcati di quelli delle imprese del Nord. Al termine dell’esercizio di previsione, queste ultime saranno più vicine ai livelli pre-crisi: nel dettaglio si prevede che il tasso di ingresso in sofferenza si attesterà nel 2018 all’1,9% nel Nord-Est (+0,4% rispetto al 2008), al 2,2% nel Nord Ovest (+0,7%), al 3,4% nel Centro (+1,6%) e al 3,9% nel Mezzogiorno (+1,7%).
Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI, ha dichiarato: “Le evidenze che emergono dall’ultima edizione dell’Outlook ABI-Cerved confermano che il tema dei crediti deteriorati è gestibile e che le banche italiane lo stanno efficacemente affrontando. I miglioramenti già conseguiti nella dinamica dei flussi dei nuovi crediti deteriorati e le previsioni per un calo del flusso di sofferenze nel prossimo biennio descrivono uno scenario di generalizzata riduzione della rischiosità del credito, confermato anche dalla forte contrazione in corso dello stock dei crediti deteriorati. Si stanno, dunque, creando le condizioni per un veloce rientro dell’NPL ratio sui valori pre-crisi, e ciò anche a prescindere da interventi straordinari di dismissione dei crediti deteriorati, che potranno comunque contribuire ad accelerare la velocità di questo processo”.
Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved, ha commentato: “Le imprese italiane stanno proseguendo il processo di rafforzamento iniziato da qualche anno: hanno bilanci più solidi, pagano prima i fornitori e sono più attente a gestire il proprio portafoglio crediti. L’onda lunga della crisi è in via di esaurimento e prevediamo nei prossimi anni cali più decisi nel flusso di nuove sofferenze. Questo, in combinazione con un’accelerazione delle cessioni dei crediti deteriorati da parte delle banche, può accelerare significativamente la riduzione dello stock di Npl del sistema”.  

Nel biennio 2020-21 si interrompe il calo dei nuovi crediti deteriorati

Vademecum ABI per acquisti sicuri in Rete | [21/12/2019]

​(21 dicembre 2019) Aumenta l’impegno del mondo bancario nella lotta ai crimini informatici attraverso presidi tecnologici, iniziative di formazione del personale e campagne di sensibilizzazione. Nel 2018 le banche italiane hanno investito oltre 300 milioni di euro per garantire alla clientela “operazioni” online ancora più sicure e veloci.

​La sicurezza informatica, tuttavia, passa anche attraverso la collaborazione dei clienti delle banche.  Per questo motivo l’ABI promuove una guida sull’uso responsabile della tecnologia e degli strumenti di pagamento da parte della clientela.
Il progetto, realizzato da Bancaria Editrice con il contributo di ABI Lab e di prestigiosi interlocutori quali Polizia di Stato e CERTFin, illustra le regole base per concludere acquisti sul web, usando con attenzione carte di credito/debito sui canali digitali delle banche con l’accesso da pc, tablet e smartphone.

3 Utili consigli per usare in sicurezza l’home banking

  • Per connetterti al sito della banca digita direttamente l’indirizzo nella barra di navigazione e controlla che il nome del sito sia scritto correttamente; non cliccare mai su link che rimandano al sito della banca se sono all’interno di email o sms sospetti.
  •  Quando sei sul sito della banca, clicca due volte sull’icona del lucchetto nella barra di navigazione e verifica la correttezza dei dati che vengono visualizzati (trovi l’icona a sinistra se utilizzi come programma di navigazione Mozilla e Chrome, a destra per Internet Explorer).
  • Modifica periodicamente i codici di accesso alla tua area riservata e controlla regolarmente le movimentazioni del conto corrente per assicurarti che le transizioni riportate siano quelle che hai realmente effettuato. I sistemi di notifica messi a disposizione dalla tua banca possono essere molto utili per verificare le operazioni.
  • 3 Utili consigli per usare in sicurezza il mobile banking

  • Installa e mantieni sempre aggiornati l’antivirus, il sistema operativo e gli applicativi e ricorda di disattivare il WI-Fi, la geolocalizzazione e il bluetooth quando non li usi.
  • Utilizza esclusivamente app ufficiali e, in fase d’installazione, fai attenzione ai permessi richiesti assicurandoti che siano strettamente connessi al servizio che intendi utilizzare. In caso di furto o smarrimento del tuo dispositivo avverti la tua banca affinché interrompa il servizio app di mobile banking.
  • 3. Per maggiore sicurezza imposta il blocco automatico del tuo dispositivo quando entra in modalità pausa e, quando possibile, attiva la crittografia del dispositivo e della memory card.
  • 3 Utili consigli per usare in sicurezza le carte di pagamento

  • Custodisci la tua carta con cura e mai insieme al PIN. Non comunicare al altri le informazioni di dettaglio delle tue carte.
  • Se ti accorgi di un uso non autorizzato della tua carta comunicalo subito alla tua banca; mentre se la smarrisci o te la rubano, bloccala immediatamente, in modo da evitarne l’uso fraudolento e rivolgiti alle forze dell’ordine per sporgere denuncia.
  • Quando sei allo sportello automatico (ATM) della banca segui alcuni accorgimenti, come impedire che qualcuno possa leggere il tuo PIN mentre lo digiti o lasciarti distrarre da estranei mentre compi operazioni. 
  • 3 Utili consigli per usare in sicurezza l’e-commerce

  • Evita di effettuare transazioni online da computer condivisi o postazioni in luoghi che potrebbero essere poco sicuri, come hotel e internet caffè e al termine di ogni acquisto, ricorda di effettuare il log-out dal sito e-commerce.
  • Utilizza credenziali diverse per autenticarti su siti diversi ed evita il “salvataggio automatico” delle password sui programmi di navigazione.
  • Valuta sempre le recensioni lasciate da altri utenti sull’affidabilità del venditore a cui ti stai rivolgendo.
  • Link al documento:
    http://www.abi.it/Documents/Guida Sicurezza.pdf

     

    Guida ABI su uso responsabile di tecnologia e strumenti di pagamento

    Consiglio dell’Associazione bancaria italiana | [19/12/2019]

    ​(19 dicembre 2019) Cesare Bisoni Vice presidente dell’Associazione e Renato Barbieri eletto componente Comitato esecutivo

    ​Il Consiglio dell’Associazione bancaria italiana, presieduto da Antonio Patuelli, riunitosi a Milano, ha eletto Cesare Bisoni (Presidente di UniCredit) Vice presidente dell’ABI, in sostituzione del compianto Fabrizio Saccomanni. Bisoni si affianca al Vice presidente vicario Gian Maria Gros-Pietro (Presidente Intesa Sanpaolo) e ai Vice presidenti Stefania Bariatti (Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena), Mario Alberto Pedranzini (Consigliere Delegato e Direttore Generale Banca Popolare di Sondrio) e Flavio Valeri (Presidente e Consigliere Delegato Deutsche Bank).
    Il Consiglio dell’Associazione bancaria italiana ha anche eletto Renato Barbieri (Presidente di Banca Valsabbina) componente del Comitato esecutivo dell’ABI.
     

    Bisoni Vice presidente ABI e Barbieri componente Comitato esecutivo

    Raggiunto accordo per rinnovo del Contratto collettivo di lavoro | [19/12/2019]

    (19 dicembre 2019) Oggi l’ABI e le Organizzazioni Sindacali hanno raggiunto l’accordo sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore del credito la cui scadenza è stata fissata al 31 dicembre 2022. L’accordo è stato raggiunto dopo una lunga trattativa e un serrato confronto

    ​Il testo verrà sottoposto al Comitato Esecutivo dell’ABI e alle Assemblee delle Organizzazioni Sindacali.
    In particolare, elementi caratterizzanti l’accordo sono:

  • La valorizzazione di aspetti di rilievo sociale (ad esempio, aspettativa e permessi per malattia; permessi per maternità/paternità/cura familiare), di conciliazione vita/lavoro (ad esempio, lavoro a tempo parziale, lavoro agile, banca del tempo), nonché in tema di “tutele” (ad esempio, procedimenti disciplinari, tutela per fatti commessi nell’esercizio delle funzioni), politiche commerciali (ad esempio, con l’inserimento dell’accordo del 2017 quale parte integrante del contratto), livello retributivo di inserimento professionale (abrogando l’istituto anche in un’ottica di attrattività per giovani generazioni con più sviluppate competenze digitali), formazione (anche con riguardo allo smart learning), salute e sicurezza (prevedendo il concreto avvio dei lavori di una commissione nazionale). Alcuni di questi istituti (smart learning, banca del tempo, lavoro flessibile, etc.) sono volti anche a consentire alle aziende bancarie di minori dimensioni di accedere agevolmente a strumenti normalmente negoziati dai grandi gruppi bancari, fruendo dei relativi riflessi positivi. Si tratta di un approccio che, valorizzando anche buone prassi molto diffuse nelle aziende bancarie, mira a rafforzare il “patto sociale” tra imprese e lavoratori. In tale prospettiva, un ulteriore tema centrale del contratto, è quello che attiene alla valorizzazione dell’accordo 8.2.2017 sulle politiche commerciali: senza introdurre ulteriori impegni l’obiettivo è quello di confermare alcune disposizioni dello stesso nell’ambito del rinnovo contrattuale per sostenere una ripresa del clima di fiducia nei rapporti tra clienti, aziende e lavoratori.  Anche i profili relativi alle tutele per i lavoratori sono innovati con grande equilibrio e attenzione per favorire un clima di serenità nel lavoro senza abbassare l’attenzione sugli elevati livelli di compliance e rispetto delle regole che le banche e i loro dipendenti debbono avere.
  • La forte attenzione al tema dell’innovazione tecnologica/digitalizzazione e dei relativi impatti sul settore, considerata la sua trasversalità rispetto a molti degli argomenti oggetto del rinnovo, e fattore determinante per assicurare la competitività delle banche e la loro capacità di risposta alle mutate esigenze della clientela. A tal fine è stato istituito il Comitato nazionale Bilaterale e Paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie/digitalizzazione nel settore bancario con l’obiettivo di monitorare e analizzare le fasi di cambiamento derivanti dalle nuove tecnologie e dalla digitalizzazione, per tenere costantemente aggiornato il contratto.
  • Il bilanciamento tra la tutela del potere di acquisto della retribuzione e gli equilibri economici delle banche ha portato a trovare un punto di equilibrio sostenibile grazie alla combinazione dei diversi elementi che incidono sulla struttura dell’impianto retributivo. L’accordo riconosce un incremento medio a regime di 190 euro da corrispondersi in tre tranches con decorrenza rispettivamente 1° gennaio 2020, 1° gennaio 2021 e 1° dicembre 2022.
  • La semplificazione degli inquadramenti e la previsione di altri elementi di flessibilità per cogliere al meglio i mutamenti negli assetti operativi, organizzativi e produttivi delle banche.
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    ABI e le Organizzazioni Sindacali hanno raggiunto laccordo

    Convegno “Credito al credito” | [14/12/2019]

    ​(14 dicembre 2019) “Un maggior coordinamento degli strumenti finanziari locali e nazionali, in direzione di una maggiore semplificazione e razionalizzazione, consentirebbe di rispondere con efficienza alla priorità strategica dell’utilizzo dei fondi europei” 

    ​L’importanza della prossima programmazione 2021–2027 dei Fondi Strutturali europei tra i temi del convegno ABI “Credito al credito”; in particolare l’occasione strategica per dare sostanza al rilancio degli investimenti privati quale condizione necessaria per la crescita dell’Italia. Obiettivo verso cui l’intera politica economica del Paese dovrebbe tendere.
    Dalla discussione è emersa con forza l’esigenza di una maggiore standardizzazione e razionalizzazione degli strumenti finanziari che potenzialmente potranno essere messi in campo.
    L’esperienza maturata nella programmazione ancora in corso evidenzia infatti che l’eterogeneità dei meccanismi agevolativi e contrattuali degli strumenti finanziari, definiti a livello locale, genera elevati costi di apprendimento per le imprese e di adeguamento organizzativo per le banche, alle quali è affidato il compito di rendere gli incentivi disponibili sul territorio.
    Nella fase di definizione di nuovi strumenti finanziari va quindi considerata l’esigenza di una loro convergenza verso le migliori pratiche di mercato, evitando l’introduzione di elementi che ne aumentino la complessità, senza un significativo valore aggiunto in termini di efficacia.
    In evidenza, quindi, la necessità che, ove possibile, si realizzino gli obiettivi contenuti nei programmi operativi regionali attraverso la partecipazione a strumenti finanziari nazionali.
    È, quindi, stata evidenziata la centralità del Fondo di garanzia per le PMI che con quasi 147 miliardi di euro garantiti, dall’inizio della sua operatività allo scorso 30 settembre, rappresenta una “ottima esperienza” nazionale; le Regioni possono utilizzare questa piattaforma al fine di costituire proprie “Sezioni speciali” che assicurino alle imprese del proprio territorio un miglior accesso al credito.

    Strumenti finanziari coordinati per utilizzo pi efficiente dei fondi Ue

    Il Direttore generale dell’ABI su Poste Italiane | [09/12/2019]

    ​(9 dicembre 2019) Il Direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini, a margine del Rome Investment Forum, ha commentato la posizione espressa dall’Amministratore Delegato di Poste Italiane.
     

    ​“In un contesto sempre più competitivo caratterizzato dai più diversi operatori che offrono parzialmente servizi di pagamento, prodotti finanziari, gestione del risparmio, un quadro normativo che garantisca parità del terreno di competizione è essenziale. La differenza tra soggetti che hanno la piena licenza bancaria (come le banche) e soggetti che non la hanno o a cui si applicano normative speciali (come bancoposta) non è formalistica ma di sostanza. Dal possesso della piena licenza bancaria derivano una serie di maggiori potenzialità, oneri e complessità organizzative e di reporting che rendono la competizione non livellata. Si pensi tra l’altro al costo della risoluzione delle crisi che grava integralmente sulle banche oltre agli adempimenti per i requisiti di MREL, che aumentano il costo della raccolta. L’applicazione di diversi contratti collettivi di lavoro evidenziano le differenze fra le banche e il modo delle poste.”.

    Dichiarazione del Direttore generale a margine del Rome Investment Forum

    La sostenibilità sempre più un fattore di competitività | [07/12/2019]

    ​(7 dicembre 2019) Sviluppo di soluzioni a supporto di una crescita sostenibile, anche rispetto alle conseguenze del cambiamento climatico, e valorizzazione degli aspetti relazionali con i diversi interlocutori per generare valore in un lungo periodo e anticipare le sfide della competizione
     

    ​Le banche sono sempre più attente sia a sviluppare un’offerta finanziaria a supporto di una crescita sostenibile, anche rispetto alle conseguenze del cambiamento climatico, sia a valorizzare gli aspetti relazionali con i diversi interlocutori. Dai primi dati della rilevazione BusinESsG 2019 che ABI dedica ai temi della sostenibilità, emerge che l’attenzione delle banche si concentra sempre di più sullo sviluppo di soluzioni che considerano anche gli aspetti ambientali e sociali, oltre a quelli economici, per sostenere la crescita sostenibile e per anticipare le sfide della competizione.
    La rilevazione ABI BusinESsG 2019 è volta ad indagare le modalità di integrazione nel business bancario delle dimensioni ambientali, sociali e di governo societario (acronimo ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance) connesse allo svolgimento delle attività. Realizzata su banche pari all’87,4% del totale attivo del settore bancario italiano, dall’indagine emerge che le politiche aziendali connesse ai temi ESG sono state formalizzate da banche corrispondenti all’ 80% del totale attivo, mentre l’8% ne prevedono l’implementazione entro il 2021.

    L’indagine rileva da parte delle banche un aumentato interesse e una più pervasiva consapevolezza della necessità di integrare nelle strategie, nei processi e nei prodotti del proprio business anche considerazioni ambientali e sociali, oltre a quelle economiche. Una attenzione che riguarda praticamente la totalità delle imprese bancarie considerate dall’indagine, che deriva dall’esigenza di gestire in modo efficiente e strategico le risorse a disposizione che siano naturali, finanziarie, umane o relazionali, di comprendere e anticipare le sfide legate alla trasformazione e alla competizione digitale, di generare valore in una prospettiva di lungo periodo, e sostenuta dall’evoluzione regolamentare.Dall’indagine emerge inoltre la sempre più effettiva integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale, della governance e dei processi aziendali. In particolare: la formalizzazione di orientamenti strategici che includono i fattori ESG nel piano industriale e/o con specifici piani di sostenibilità per banche rappresentative del 66% circa del totale attivo di settore; la periodica comunicazione agli Organi di Gestione (Organo con funzione di supervisione strategica e Organo di gestione – OSS e OG) su questioni legate al cambiamento climatico nell’80% almeno una volta all’anno.

    Le banche per lo sviluppo di soluzioni a supporto di una crescita sostenibile

    Cybersecurity, Consob aderisce al CERTFin | [03/12/2019]

    (3 dicembre 2019) Consob aderisce al CERTFin, la struttura altamente specializzata sulla cybersecurity costituita da Banca d’Italia, ABI, ANIA, IVASS e Consorzio ABI Lab per rafforzare la collaborazione contro le minacce informatiche legate allo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’economia digitale, garantendo una sempre maggiore sicurezza degli operatori del mondo bancario, assicurativo e finanziario italiano e dei servizi digitali offerti a famiglie, imprese e PA.

     

    ​È quanto stabilito dalla convenzione firmata dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, dal Presidente dell’IVASS, Fabio Panetta, dal Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, dal Direttore generale dell’ANIA, Dario Focarelli, dal Presidente della Consob, Paolo Savona e dal Presidente di ABI Lab, Pierfrancesco Gaggi, ad integrazione dell’accordo sottoscritto alla fine del 2016 per costituire il CERTFin e dell’accordo sottoscritto alla fine del 2018 per l’adesione di ANIA e IVASS.                                                       
    La nuova convenzione prevede, in particolare, l’ingresso di Consob nel Comitato Strategico, l’organo di governo al quale sono affidate le decisioni di indirizzo del CERTFin. 
    Basato sul principio della cooperazione tra pubblico e privato, il CERTFin ha il compito di innalzare la capacità di gestione dei rischi cibernetici degli operatori bancari, assicurativi e finanziari e rafforzare la resilienza operativa del sistema finanziario italiano nel suo complesso, attraverso il supporto operativo e strategico alle attività di prevenzione, preparazione e risposta agli attacchi informatici e agli incidenti di sicurezza.
    Attualmente fanno parte del CERTFin 50 operatori del settore finanziario (banche, assicurazioni e infrastrutture di mercato), 11 dei quali partecipano anche al cosiddetto “Team Virtuale”, un gruppo di esperti creato ad hoc per approfondire i principali fenomeni rilevati a vantaggio di tutta la comunità di riferimento. 
    Il CERTFin svolge quotidianamente un’attenta attività di raccolta di dati, indicazioni e segnalazioni e di analisi dei principali fenomeni connessi al tema della cybersecurity che possono avere impatto sul settore, favorendo il tempestivo ed efficace scambio di informazioni tra gli operatori bancari e finanziari italiani; dall’avvio della sua attività nel 2017, l’organismo ha già inviato oltre 3.100 segnalazioni relative a più di 1.700 differenti fenomeni rilevati e analizzati.
    In linea con la Strategia Nazionale di Cybersecurity, il CERTFin svolge anche una funzione di raccordo con tutte le altre iniziative istituzionali avviate nel Paese in tema di sicurezza cibernetica e protezione delle infrastrutture critiche, consolidando la collaborazione e ampliando ulteriormente la rete di interlocutori istituzionali e di esperti a livello nazionale e internazionale.

    Per rafforzare la collaborazione contro le minacce informatiche