In ABI la XII edizione del Premio Areté

Cerimonia di consegna dei premi presso la sede dell’Associazione bancaria a Roma il 16 novembre, preceduta alle ore 10,30 da una tavola rotonda dedicata al tema “Media responsabili e responsabilità dei Media”.     Programma dell’evento
 

​Promosso da Nuvolaverde con Confindustria e ABI grazie a associazioni, fondazioni e istituzioni (tra gli altri Sodalitas, Anima, Ascai, Legambiente, Manageritalia, Fondazione pubblicità progresso, Altis Università cattolica di Milano, Transparency international) il Premio Areté alla comunicazione responsabile d’impresa si colloca nell’ambito di ComunicaBanca di ABI e della Settimana della cultura d’impresa di Confindustria.
Aretê (in greco un percorso virtuoso di pensiero, sentimento ed azione) segnala alla business community in particolare e all’opinione pubblica in generale, i soggetti che si sono distinti per l’efficacia della comunicazione nel rispetto delle regole della responsabilità.
La consegna del riconoscimento avverrà la mattina del 16 novembre a Roma presso la sede dell’ABI – Scuderie di Palazzo Altieri, in Via Santo Stefano del Cacco,1 – dove saranno consegnati i premi speciali e annunciati i primi tre classificati e i vincitori assoluti.
La cerimonia di premiazione sarà preceduta da una tavola rotonda sul tema “Media responsabili e responsabilità dei Media”, introdotta da Giovanni Pirovano del Comitato di Presidenza ABI e Enzo Argante, Presidente Areté.

Per informazioni:
 – Nuvolaverde – Gemma Michetti [email protected]
 – [email protected] 
 – Chiappe Revello – Antonella Covati [email protected]


 

Sempre più utilizzato il Fondo di garanzia prima casa

​(29 agosto 2015) Sempre più voglia di casa e sempre più significativo il ricorso al “Fondo di garanzia per la prima casa”, valorizzato maggiormente dal chiarimento di Banca d’Italia secondo cui la garanzia del Fondo può essere richiesta per erogare mutui anche fino al 100% del valore dell’immobile (superando, di fatto, l’attuale limite dell’80% previsto dalla regolamentazione di vigilanza).

 

​Nel frattempo, tra febbraio e luglio 2015 sono ammontati a 83 milioni di euro i nuovi mutui garantiti e altri 88 milioni in fase di erogazione. Lo strumento risulta particolarmente efficace per favorire l’acquisto dell’abitazione da parte delle giovani coppie.
Lo comunica l’ABI sottolineando che il Fondo rappresenta un fondamentale esempio di collaborazione tra banche e Istituzioni, a vantaggio delle famiglie che ancora scontano gli effetti della crisi ma aspirano ad acquistare l’abitazione principale. L’obiettivo è, infatti, continuare a favorire l’accesso al credito a nuclei in difficoltà, e soprattutto giovani coppie, con una dotazione da 600 milioni di euro che potrebbe garantire finanziamenti potenziali per 12-15 miliardi di euro.
Il Fondo – prosegue l’ABI – contribuisce all’ulteriore spinta del mercato dei mutui che registra una fase di grande rilancio, con un’impennata tra gennaio e luglio 2015 dell’82,2% rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno.
Per quanto riguarda il suo funzionamento – continua l’ABI – il ”Fondo di garanzia per la casa” controgarantito dallo Stato prevede il rilascio di garanzie a copertura del 50% della quota capitale dei mutui ipotecari erogati per l’acquisto, o la ristrutturazione per l’accrescimento dell’efficienza energetica, degli immobili adibiti a prima casa, con priorità di accesso per le giovani coppie o ai nuclei famigliari monogenitoriali con figli minori, nonché di giovani con contratti di lavoro atipico con età inferiore a 35 anni.
Relativamente ai requisiti per accedere al Fondo, va ricordato che la garanzia può essere richiesta da coloro che, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non risultino proprietari di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli di cui abbiano acquistato la proprietà per successione e che siano in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli. Il modulo di domanda consente la richiesta di accesso per un massimo di due beneficiari; in caso di altri richiedenti potranno essere compilati ulteriori moduli di domanda, da inoltrare allegando i relativi documenti di identità.
Ad ora – conclude l’ABI – hanno aderito al Fondo 142 banche (rappresentando più del 60% del mondo bancario). La lista è consultabile presso il sito del Gestore Consap www.consap.it.

Crescono i nuovi prestiti per famiglie e imprese

(27 agosto 2015) ​Segnali positivi emergono per le nuove erogazioni di prestiti bancari, sulla base di un campione rappresentativo di banche (78 banche che rappresentano circa l’80% del mercato)

 

​I finanziamenti alle imprese hanno segnato nei primi sette mesi del 2015 un incremento del +16% sul corrispondente periodo dell’anno precedente (gennaio-luglio 2014). Per le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili, sempre nello stesso periodo, si è registrato un incremento annuo del +82,2% rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno. Nell’analogo periodo, le nuove operazioni di credito al consumo hanno segnato un incremento del +24,3%.
A luglio 2015 il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione prossima allo zero (-0,1%) nei confronti di luglio 2014, stesso valore del mese precedente e migliore rispetto al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo. Questo di luglio 2015 per i prestiti bancari a famiglie e imprese è il miglior risultato da aprile 2012.
Con riferimento specifico ai mutui alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni: i dati relativi al periodo gennaio-luglio del 2015 evidenziano la forte ripresa del mercato dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni. Nel periodo gennaio-luglio 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 26,603 miliardi di euro rispetto ai 14,605 miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, dell’82,2%.
L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore sia al dato dello stesso periodo del 2013, quando si attestarono sugli 11,383 miliardi di euro, sia al valore dei primi sette mesi del 2012 (13,045 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi sette mesi del 2015, il 49,4% delle nuove erogazioni complessive; nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che hanno superato a luglio 2015 il 60% delle nuove erogazioni, erano meno del 20% dodici mesi prima.

Il mobile banking nuova frontiera dei servizi bancari

(22 agosto 2015) Con una crescita di oltre l’80% in un anno dei clienti che accedono alla banca in ‘mobilità’ tramite smartphone e tablet, il mobile banking si afferma quale nuova frontiera dei servizi bancari. Nel 2014 le banche italiane hanno compiuto un vero scatto nell’innovazione, riuscendo ad integrare in modo ottimale il mobile in una strategia multicanale e nel contempo a sfruttarne al massimo le caratteristiche uniche. Sono questi alcuni dei principali dati contenuti nel rapporto annuale sul mobile banking messo a punto da ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.
  

​Il campione di banche, rappresentativo di circa il 50% del mondo bancario, ha evidenziato una crescita annua dell’82% dei clienti attivi sul canale. La spinta innovativa del mobile banking passa spesso dalle applicazioni (App), sempre più apprezzate dal mercato. Nel 2014 quelle scaricate sono state in media circa 8.800 al giorno, il 17% in più del 2013. Tutte le banche del campione offrono i servizi base attraverso App per smartphone e il 77% ha un’offerta specifica anche per tablet. Il 36% delle banche offre, accanto all‘applicazione classica di mobile banking, un’App ad hoc per l’abilitazione dei pagamenti presso i punti vendita; mentre il 27% ne ha una dedicata per il borsellino elettronico, ossia per il cosiddetto wallet. Sono presenti anche App per operare sui mercati (23% delle banche), per la comunicazione (18%), per i servizi di assistenza ai clienti (14%) e per la gestione della finanza personale (9%). Al di là della crescente diffusione di App dedicate, si registra una continua introduzione di nuove funzionalità e un ampliamento dei sistemi operativi supportati.
Relativamente alle funzionalità informative, quasi tutte le banche prevedono di sviluppare entro i prossimi 3 anni servizi di assistenza tramite chat o collegamento telefonico e servizi di gestione della finanza personale. Nel campo dell’operatività sulle transazioni, le banche stanno rivolgendo particolare attenzione ai servizi di pagamenti diretti tra persone (p2p), ai prelievi dagli sportelli automatici senza carta (ATM cardless) e ai servizi per sconti e coupon.
Rispetto all’offerta per fasce specifiche di clientela, nei prossimi 12 mesi il 33% delle banche svilupperà un servizio mobile adatto per il segmento delle micro imprese (il 27% lo fa già) e il 27% ne prevede uno dedicato ai giovani (il 20% lo fa già).

Operazioni in mobilità: quando e dove si fanno
L’utilizzo del mobile banking si sta estendendo ed è quindi sempre più importante per le banche studiare attentamente i comportamenti dei clienti che utilizzano questo canale per poter calibrare l’offerta in linea con le aspettative sempre crescenti.
Per quanto riguarda le abitudini e la frequenza di utilizzo del mobile banking, il momento della giornata “preferito” dagli italiani per operare attraverso questo canale è la mattina (38% per gli smartphone; 32% per i tablet), seguito dal pomeriggio (rispettivamente, 32% e 33%) e dalla prima serata (23% e 31%). Quanto ai luoghi di utilizzo, la casa continua a mantenere un ruolo di primo piano (68% smartphone e 84% tablet), ma si ricorre ai servizi anche “in mobilità” (23% e 19%) e quando si è “in coda” ad esempio nel traffico cittadino o mentre si aspetta in fila il proprio turno per fare un certificato o ritirare un esame (22% e 13%).

Servizi più usati dai clienti di mobile banking e multicanalità
Il 43% degli utenti di mobile banking da smartphone utilizza anche un’App complementare a quella tradizionale per fare banca, la percentuale scende di poco al 40% per il campione di utenti da tablet.
Le App “alternative” utilizzate sono quelle dedicate ai pagamenti (nel 55% dei casi), alla gestione della finanza personale (50% dei casi per gli smartphone e 52% per i tablet), all’assistenza clienti (32 e 38%) e all’operatività sui mercati (entrambi al 24%).
Per quanto riguarda i servizi più usati all’interno dell’App di mobile banking, il 65% consulta saldo e movimenti di conto corrente tramite smartphone, mentre il 54% ricerca la filiale e lo sportello automatico della propria banca più vicini. Relativamente ai servizi dispositivi si segnala, in particolare, che il 37% effettua bonifici e giroconti da smartphone. Interessante anche il trend sul canale preferito per questo tipo di operazione: si passa dal 13% al 18% di utenti che hanno indicato lo smartphone come strumento preferito rispetto a tablet, PC, o altro canale. Il tablet invece assume un ruolo più importante su alcuni specifici ambiti come il pagamento di bollette, la sottoscrizione di nuovi prodotti e soprattutto la compilazione dei modelli F24. La multicanalità e la sempre maggiore integrazione dei canali restano comunque alla base dell’esperienza d’uso dei clienti di mobile banking. Nell’ultimo anno chi usa lo smartphone ha fatto ricorso anche all’internet banking (90%), è andato in filiale (76%) e si è messo in relazione con il contact center (43%). Questa forte interazione tra mobile e altri canali si riscontra anche in relazione all’interesse sui nuovi servizi: il 42% è attratto dalla possibilità di prenotare via mobile i contanti da ritirare allo sportello automatico senza carta; il 43% ritiene molto utile attivare dal servizio di mobile banking una chat o una video chat con un operatore.

App bancarie a 4 stelle
Anche quest’anno la ricerca di ABI Lab ha evidenziato che l’apprezzamento del mobile banking da parte dei clienti da smartphone e da tablet è molto alto: in particolare l’App ha registrato i punteggi massimi (9-10, in una scala da 1 a 10) per il 30% degli utenti, percentuale maggiore rispetto alla soddisfazione per App di altri ambiti diversi dal bancario presi come termine di paragone: Facebook, e-commerce, sito preferito di news. Da non sottovalutare il “rating” attribuito dagli utilizzatori di App bancarie, le famose “stelline”, su cui ormai la sensibilità delle banche è molto alta. In media i giudizi sono molto positivi e praticamente identici per le applicazioni sia per smartphone sia per tablet: 4,05 stelle su 5 nel primo caso, 4,1 su 5 nel secondo. Tra coloro che hanno dato una votazione all’App, circa il 60% ha rilasciato anche un commento in cui, oltre all’apprezzamento, in alcuni casi è contenuto un suggerimento concreto di miglioramento. Queste indicazioni rappresentano in molti casi preziose informazioni per le banche per poter innovare ulteriormente il servizio offerto.

L’assistenza ai clienti diventa “social”

​(8 agosto 2015) Oltre 56 milioni di telefonate e circa 1,8 milioni di contatti e-mail e chat nell’ultimo anno.

 

​Assistenza e informazioni per telefono ma anche tramite e-mail, chat e non solo: ai tradizionali mezzi si affiancano le nuove soluzioni dei social network. Le modalità di contatto tra banca e cliente cambiano di pari passo con le abitudini degli italiani, sempre più portati a dialogare e operare con la banca anche a distanza, grazie a smartphone, tablet e PC. Nel 2014, sono state oltre 56 milioni le telefonate gestite fra quelle in entrata e in uscita, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente. A queste si aggiungono i contatti e-mail, in aumento del 7% rispetto al 2013, che hanno raggiunto 1,4 milioni di scambi banca-cliente. Anche le chat stanno riscuotendo successo presso la clientela (+33%). In aggiunta a queste modalità di interazione cresce l’attenzione verso il mondo ‘social’: sono in aumento del 25% le banche presenti sui maggiori social newtwork. Nell’ultimo anno è cresciuto il numero di contact center, infatti, il 25% delle realtà analizzate ha aperto nuove strutture, anche all’interno di banche di minori dimensioni. Il 43% dei contact center è dislocato in diversi uffici sul territorio italiano. È quanto emerge dall’Osservatorio sui Contact Center Bancari condotto da ABI Lab e dall’Ufficio Analisi Gestionali dell’ABI.

Contatti sempre più “social”
I social network rappresentano ormai il nuovo canale di contatto da integrare nella strategia relazionale con la clientela. I dati dell’Osservatorio mettono in evidenza come il 76% delle banche oggetto dell’analisi è ormai già presente sui social network e la metà di queste vede impegnati gli operatori del contact center nel servizio di assistenza, cura e ascolto della clientela: i canali adottati per svolgere queste attività sono Facebook (38% delle strutture) e Twitter (33% delle strutture).
 
La qualità del servizio
Tra i vantaggi della tradizionale “banca al telefono” ci sono certamente comodità e velocità. Dal rapporto dell’Osservatorio emerge, infatti, che l’attesa media è di circa 95 secondi e che quasi il 60% delle chiamate ottiene una risposta già nei primi 20 secondi. Considerando anche i prodotti più complessi e le richieste più articolate, in media vengono dedicati oltre 4 minuti per ciascuna chiamata. Grazie all’efficienza degli operatori e delle procedure, in oltre il 90% dei casi il cliente ottiene una risposta conclusiva nella stessa telefonata. Si dà sempre più attenzione anche alle prestazioni legate all’interazione via chat, che vede conversazioni della durata media di oltre 9 minuti.

Il profilo degli operatori bancari
Complessivamente gli operatori dei contact center bancari sono circa 3.200 (in aumento dell’11% rispetto al 2013), hanno in media 36 anni e un elevato grado di istruzione (la metà circa è laureata o sta completando gli studi universitari). La quota rosa di ‘bancari con la cuffia’ è del 57%.
La formazione degli operatori è la base su cui poggia il buon servizio dei contact center. Prima di poter rispondere al telefono, ciascun dipendente affronta un percorso di apprendimento della durata di circa un mese lavorativo, tra lezioni in aula e affiancamento, e ogni anno approfondisce argomenti più specifici seguendo corsi di aggiornamento della durata complessiva di 10 giorni.

Contact center poliglotti
Per venire incontro alle esigenze dei clienti stranieri, il 32% degli addetti è in grado di fornire informazioni e servizi in lingue diverse dall’italiano. Negli sportelli telefonici che prevedono il servizio si parlano 11 lingue straniere: inglese (94%), francese (78%), tedesco e spagnolo (56%), ma anche arabo (22%), rumeno, russo e albanese (11%), moldavo, portoghese e cinese (6%).

I finanziamenti alle imprese crescono di oltre il 16%

(5 agosto 2015) Il credito alle imprese in aumento nei primi sei mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. In crescita anche il credito al consumo del 18,2%.
0x010100C568DB52D9D0A14D9B2FDCC96666E9F2007948130EC3DB064584E219954237AF3900242457EFB8B24247815D688C526CD44D00CE1EB902448CB54291DAC1E2606739AB
TAB_Layout.aspx

​I dati relativi ai primi sei mesi del 2015 evidenziano una ripresa del mercato dei finanziamenti alle imprese e alle famiglie. Dal campione ABI, composto da 78 banche, che rappresenta circa l’80% della totalità del mercato bancario italiano, emerge che nel semestre gennaio-giugno 2015 le erogazioni di nuovi finanziamenti alle imprese ha registrato un incremento del 16,3% rispetto allo stesso periodo del 2014. Sempre nello stesso periodo sono aumentate anche le erogazioni dei finanziamenti alle famiglie nella forma del credito al consumo. L’incremento su base annua è in questo caso pari al 18,2%.

Mutui alle famiglie in crescita del 76%

(5 agosto 2014) I dati relativi al primo semestre del 2015 evidenziano la forte ripresa del mercato dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni.

​Dal campione ABI, composto da 78 banche, che rappresenta circa l’80% della totalità del mercato bancario italiano, emerge che nel semestre gennaio-giugno 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 20,777 miliardi di euro rispetto agli 11,794  miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, del 76,2%.
L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore sia al dato dei primi sei mesi del 2013, quando si attestarono sui 9,205 miliardi di euro, sia al valore dei primi sei mesi del 2012 (10,802 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi sei mesi del 2015, il 52,8% delle nuove erogazioni complessive; tuttavia nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che hanno superato a giugno 2015 il 60% delle nuove erogazioni, erano il 20% dodici mesi prima.
 

Al via Tavolo di confronto con i Sindacati pensionati

​(1 agosto 2015) Prestito ipotecario vitalizio, cessione del quinto dello stipendio/pensione, conto di base, Trasparenza semplice ed evoluzione tecnologica complessiva: sono i principali temi del Tavolo permanente di dialogo costituito con il Protocollo di intesa, siglato, tra ABI e le maggiori rappresentanze sindacali dei pensionati (Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil, Ugl pensionati) con l’obiettivo di approfondire la reciproca conoscenza e le potenzialità connesse ad una collaborazione costante per favorire la massima accessibilità a strutture, prodotti e servizi bancari destinati ad anziani e pensionati

​ Lo comunica l’ABI sottolineando “l’importanza di un metodo istituzionale di confronto in cui analizzare le rispettive esigenze e definire i diversi possibili piani di dialogo e di collaborazione a breve, medio e lungo termine, prevedendo incontri e analisi periodiche”.
Tra i temi prioritari, ABI evidenzia la necessità di:

  •  concorrere alla riflessione in atto per valutare l’attuale disciplina della cessione del quinto dello stipendio/pensione;
  •  approfondire lo strumento del prestito ipotecario vitalizio;
  •  definire possibili iniziative di formazione rivolte ai quadri sindacali dei pensionati, così da “formare i formatori” e favorire l’effetto moltiplicatore rispetto ai rappresentanti territoriali maggiormente in contatto con la popolazione pensionata;
  •  individuare specifiche iniziative condivise di formazione ed informazione rivolte direttamente ai pensionati (ad es. la predisposizione di strumenti informativi su tematiche di attualità quali le nuove banconote, il conto di base, la promozione di strumenti di pagamento alternativi al contante, i benefici connessi all’utilizzo sicuro delle carte di credito), anche in eventuale sinergia con la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (Feduf), promossa direttamente da ABI;
  • valutare possibili proposte dirette ad incrementare la consapevolezza del consumatore anziano, sulla scia di iniziative come quelle già realizzate nell’ambito del Progetto trasparenza semplice, promosso da ABI e realizzato con le Associazioni dei consumatori dal 2010, con lo scopo di promuovere una maggiore semplicità, comprensibilità e comparabilità dei documenti informativi.

Il progetto Monitoraggio finanziario diventa obbligatorio

(27 luglio 2015) ​Per prevenire e contrastare l’infiltrazione di capitali illeciti all’interno delle procedure di affidamento e realizzazione delle grandi opere pubbliche diventa obbligatorio il progetto “Monitoraggio Finanziario”

​È stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, infatti, la delibera CIPE n. 15 del 28/01/2015 che, dando attuazione al Decreto legge numero 90, impone di monitorare i conti correnti delle imprese appaltatrici e subappaltatrici coinvolte nei lavori di realizzazione d’infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi, attraverso il progetto la cui struttura è stata sviluppata dal Consorzio CBI, in sinergia con ABI, in collaborazione con il Ministero dell’Interno.Il provvedimento rende obbligatorio, per tutti i pagamenti connessi alla realizzazione di grandi opere, l’utilizzo di conti correnti dedicati e bonifici online conformi agli standard europei SEPA, che riportano un apposito codice in grado di identificare l’opera a cui il pagamento si riferisce. Ciò permette di disporre di tutte le informazioni utili sulle singole transazioni per poter immediatamente rilevare e segnalare alle Agenzie Investigative, che non dovranno più recarsi presso le sedi di aziende e banche con risparmio di tempo e di denaro, le eventuali anomalie nei flussi finanziari.“L’obbligo si riferisce a circa 200 grandi opere pubbliche in Italia, ognuna delle quali ha circa 400 aziende collegate in filiera. Ciò richiederà un importante sforzo da parte delle banche a fianco delle Istituzioni preposte al rispetto della legalità – ha detto Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI e Presidente del Consorzio CBI – Inoltre il Monitoraggio Finanziario è un passo avanti verso la digitalizzazione del Paese, con grandi vantaggi. Oggi i controlli delle autorità avvengono in modo analogico, nelle sedi di aziende e banche, con costi che pesano sul bilancio dello Stato. Questo progetto permetterà un monitoraggio a distanza, con un risparmio enorme di risorse pubbliche”.“La delibera n. 15/2015 del C.I.P.E., ora pubblicata sulla G.U. del 7 luglio scorso, consentirà l’aggiornamento delle modalità di esercizio del sistema di Monitoraggio Finanziario delle Grandi Opere, sulla base delle Linee-guida disposte dal C.C.A.S.G.O. nel novembre del 2014, e istituisce a tal fine, presso il D.I.P.E., un Gruppo di Lavoro appositamente dedicato – ha sottolineato il Prefetto Saverio Ordine – La portata della delibera è molto ampia, in quanto permetterà un puntuale controllo sui flussi finanziari inerenti alle Grandi Opere riguardo a tutte le imprese delle filiere produttive interessate alla progettazione e alla realizzazione delle infrastrutture strategiche. Ovviamente – conclude il Prefetto Ordine – il C.C.A.S.G.O. attribuisce grande importanza ad un sistema di controllo che sia in grado di monitorare attentamente i comportamenti economici di tutti i soggetti che partecipano all’attuazione delle Grandi Opere”.Il progetto “Monitoraggio Finanziario”, nato nel 2009, su richiesta del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica, proprio per consentire un più efficace controllo degli appalti su lavori e la lotta agli illeciti, servizi e forniture attraverso la tracciabilità dei flussi finanziari – ha consentito il monitoraggio dei conti di 750 aziende appaltatrici e subappaltatrici, per un totale di oltre 32.000 operazioni.Alla luce dei significativi risultati raggiunti dal progetto di Monitoraggio finanziario, il Ministero dell’Interno, in collaborazione col Consorzio CBI e Formez PA, si è aggiudicato un bando europeo per la prevenzione e la lotta alla criminalità. Presentando il progetto “Creation of Automated Procedures Against Criminal Infiltration in public contracts” (CAPACI), infatti, ha ottenuto i finanziamenti per estendere il monitoraggio anche ad altre opere pubbliche italiane e supportare la diffusione di questa best practice presso gli altri paesi europei. Recentemente sono state avviate le attività di dissemination volte a coinvolgere Paesi della Comunità Europea nella sperimentazione del progetto. In particolare, la delegazione italiana, composta da Dipe, Dia, Formez e Consorzio CBI si è recata in Svizzera, Spagna e Croazia.
 

Rapporto Afo 2015-17: si consolida la ripresa

​Il Rapporto di previsione AFO 2015-17, appena elaborato dall’ABI insieme agli economisti degli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, delinea un quadro che non ignora le difficoltà ma che si presenta a predominanti tinte rosa. La previsione, da un lato, conferma l’uscita della nostra economia dalla recessione e, dall’altro, prefigura l’avvio di un processo di convergenza della nostra performance economica verso quella media dell’area euro, fatto che non si verificava dall’inizio del nuovo millennio. Se infatti quest’anno, data la pesante eredità della recessione, la crescita del Pil dovrebbe essere di 7 decimi di punto, nel biennio 2016-17 un insieme di favorevoli condizioni dovrebbe portarci ad uno sviluppo stabile dell’1,6% annuo: tra esse, il perdurante buon apporto delle esportazioni e il determinante contributo della domanda interna.
I consumi dovrebbero beneficiare in particolare della risalita del reddito disponibile reale (+0,9 in media nel triennio di previsione contro una contrazione pari al -1,5% medio annuo dal 2008 al 2014) alimentata da una buon ripresa dell’occupazione e da un consolidamento della fiducia delle famiglie. Gli investimenti, che già nel primo trimestre sembrano aver mostrato segni di risveglio, dovrebbero reagire positivamente alle prospettive di ripresa divenendone nel biennio finale della previsione il fattore trainante. Sul profilo di entrambe le componenti della domanda interna oltre ai fattori nazionali eserciterà effetti benefici la politica della Bce nonostante l’incertezza strutturale dovuta all’esistenza di una politica monetaria unica accanto a tante politiche fiscali quanti sono i paesi membri dell’Area euro. Come esito dell’azione della BCE, lo scenario principale presentato nel Rapporto è infatti caratterizzato da una significativa riduzione del rendimento dei titoli decennali (sia in termini assoluti sia come spread rispetto al bund tedesco) in un quadro di tassi a breve termine a livelli minimi.
Secondo le elaborazioni del Rapporto, la ripresa della domanda riuscirà ad allontanare definitivamente i rischi di deflazione, con una crescita dei prezzi al consumo in Italia che sarà inferiore a quella europea (1,3% contro 1,7% nella media del biennio 2016-17) ma ben distante dai valori negativi conosciuti a inizio d’anno.
Il migliorato contesto economico, la lenta ripresa dei prezzi e quindi l’espansione delle basi imponibili ed i risultati del processo di consolidamento dei conti consentiranno di conseguire gli obiettivi di finanza pubblica prefigurati in primavera dal di Documento di economia e finanza.
Gli impieghi all’economia dovrebbero aumentare complessivamente nel corso del triennio di previsione di circa 120 miliardi di euro.
Pur in un quadro positivo, come quello disegnato nel Rapporto Afo per il triennio 2015-17, la redditività bancaria continuerà ad essere tutt’altro che vivace: gli utili netti delle banche dovrebbero ammontare a fine 2017 a poco più di 10 mld di euro, valore corrispondente ad un ritorno sul capitale (Roe) del 2,6%, di oltre tre volte inferiore ai livelli pre-crisi. Nonostante la ripresa del volume di intermediazione, a rallentare il recupero della redditività concorre una non elevata crescita dei ricavi – soprattutto del margine di interesse frenato dal basso livello dei rendimenti di mercato – e un peso del rischio bancario che risente sia di un lento rientro delle sofferenze sia della pressione derivante dal nuovo quadro regolamentare e di supervisione. 

(25 luglio 2015) L’ABI diffonde il Rapporto di previsione AFO 2015-17. La ripresa si consolida e si rafforzano le condizioni per una più sostenuta crescita di medio termine: Pil a +0,7% nel 2015 e 1,6% nel 2016 e nel 2017