Più internet, tecnologia e interattività nei contact center

(17 agosto 2013) I nuovi strumenti del web 2.0 si fanno strada per rispondere alle richieste sempre più numerose e fornire supporto ai clienti: nel 2012 oltre 52 milioni di telefonate gestite dagli operatori delle banche


​Più internet, tecnologia e interattività nei contact center delle banche che cambiano di pari passo con le abitudini degli italiani, sempre più avvezzi a dialogare e operare con i propri referenti di sportello anche a distanza, grazie a smartphone, tablet e PC. Con oltre 52 milioni di chiamate gestite dai contact center dei gruppi bancari italiani nel 2012, servizi e assistenza viaggiano via telefono, ma continuano a farsi strada anche sui nuovi strumenti di comunicazione e contatto messi a disposizione dell’evoluzione del web 2.0. In particolare, chat e mail fanno registrare più di 2 milioni di scambi banca-cliente, con una crescita rispettivamente del 15% e del 40% rispetto al 2011. Circa la metà dei contact center, inoltre, ha fatto il proprio ingresso nel mondo social e raccoglie le richieste di informazioni e assistenza dei propri clienti anche su questo nuovo canale di contatto con la banca. È quanto emerge dall’Osservatorio sui contact center bancari condotto da ABI Lab e dall’Ufficio Analisi Gestionali dell’ABI.
Nel 2012 ogni contact center bancario ha erogato in media 29 servizi diversi tramite operatore e 5,8 tramite risponditore automatico Ivr (Interactive voice responder): dai più semplici, come la richiesta di informazioni su saldo e movimenti di conto corrente o deposito titoli, quotazioni di borsa e movimenti e blocchi delle carte di credito e debito, ai più complessi come il pagamento delle tasse, la compravendita di azioni, i preventivi per finanziamenti, mutui e prodotti assicurativi. Rispetto agli scorsi anni i contact center sono sempre più spesso organizzati su più sedi: il 37% delle strutture risulta articolata su più di un polo, con picchi fino a 5. Inoltre i due terzi delle strutture stanno sviluppando un maggiore internalizzazione delle attività e nel 29% dei casi si rileva la tendenza a creare nuovi poli sul territorio.

Informazioni e servizi in meno di quattro minuti
Tra i vantaggi della “banca al telefono” ci sono certamente comodità e velocità. Dal rapporto emerge infatti che: il 45% delle chiamate ricevute proviene da cellulare; l’attesa media è di 70 secondi circa mentre il 56% delle chiamate ottiene una risposta già nei primi 20 secondi. Considerando anche i prodotti più complessi e le richieste più articolate, per fornire al cliente il servizio desiderato in media vengono dedicati 3,8 minuti per ciascuna chiamata. Grazie all’efficienza degli operatori e delle procedure, in oltre il 90% dei casi il cliente ottiene una risposta conclusiva nella stessa telefonata.
 
Il profilo degli operatori bancari
Complessivamente gli operatori dei contact center bancari sono circa 2.300 (+5% nel 2012), hanno in media 36 anni e un elevato grado di istruzione (la metà circa è laureata o sta completando gli studi universitari). Le donne superano di poco gli uomini (56%), mentre dal punto di vista contrattuale, l’83% degli operatori è assunto a tempo indeterminato e il 7% con contratto di apprendistato.
La formazione degli operatori è la base su cui poggia il buon funzionamento dei contact center. Prima di rispondere al telefono, ciascun dipendente acquisisce competenze e conoscenze attraverso un percorso di apprendimento che comprende oltre un mese lavorativo di formazione, tra lezione in aula ed affiancamento. Ogni anno, inoltre, gli operatori hanno a disposizione due settimane di formazione per fare corsi di aggiornamento e approfondire argomenti più specifici.

Contact center poliglotti: parlano in media 3 lingue stranierePer venire incontro alle esigenze dei clienti stranieri, la quasi totalità dei contact center bancari è anche poliglotta: sempre più operatori, infatti, sono in grado di assistere i clienti e fornire informazioni e servizi in lingue diverse dall’italiano (il 29% degli addetti). Presso ogni sportello telefonico che prevede il servizio si parlano in media 3 lingue straniere: inglese (94%), francese (82%), tedesco (65%), spagnolo (47%), ma anche rumeno (18%), arabo (12%) e russo (6%).

Progetti investimenti Italia: 1,2 miliardi di finanziamenti

(10 agosto 2013) A fine giugno 2013 ammontano a 1,2 miliardi di euro, per un totale di 3.331 domande accolte, i finanziamenti di “Progetti investimenti Italia” per le Pmi. Lo rende noto l’ABI, a seguito di una rilevazione sulle prime operazioni effettuate, sottolineando che “l’utilizzo del primo miliardo di euro messo a disposizione è un segnale importante nella prospettiva di rilancio economico dell’Italia”. 


​L’iniziativa – focalizzata su un plafond complessivo di 10 miliardi di euro prorogato al 30 giugno 2014 in base al nuovo “Accordo per il credito 2013” firmato recentemente tra ABI e le altre Associazioni di imprese – è diventata pienamente operativa da gennaio 2013 nell’ambito dell’Accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi” stipulato lo scorso anno tra ABI e tutte le associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale, alla presenza del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli investimenti delle imprese.
In particolare, si evidenzia che:

  • sono state accolte finora 3.331 domande di finanziamento per un controvalore 1,2 miliardi di euro;

  • l’84% delle domande presentate riguarda investimenti in beni materiali;

  • le domande accolte “garantite” dal Fondo di garanzia per le Pmi, dall’Ismea o dalla Sace nonché dai Confidi rappresentano l’11%;

  • tra i finanziamenti erogati, quelli con durata superiore a 3 anni rappresentano circa i due terzi;

  •  l’analisi relativa alla distribuzione dei finanziamenti erogati per attività economica dell’impresa richiedente rileva che:

  • il 42,8% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “industria”;

  • il 30,9% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;

  • il 5,5% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “artigianato”;

  • il 4,5% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;

  • il 4,4% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;

  • il restante 11,9% agli “altri servizi”.

  • A livello territoriale, il maggior numero di finanziamenti è stato erogato in Lombardia (29% del totale dei finanziamenti), Veneto (14%), Toscana (13%) ed Emilia Romagna (11%).

Il plafond è rivolto alle Pmi, in bonis, che vogliano effettuare investimenti in beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa. 

ABI Campania: trovate risorse per stipendi agosto

(9 agosto 2013) Lo rende la Commissione regionale a seguito dell’incontro, oggi a Napoli, con il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, i Prefetti e i Direttori generali delle Asl campane sulla questione del blocco cautelativo dei fondi Asl della Campania dopo una sentenza della Corte Costituzionale.
 


​Per il Presidente di ABI Campania, Franco Gallia “si conferma la sensibilità e l’attenzione ai problemi del territorio, risolvendo una questione che ha risvolti – anche sociali – di notevole rilevanza”.
Impegno e responsabilità da parte delle banche in immediata collaborazione con la Regione e gli altri interlocutori istituzionali per risolvere una vicenda che coinvolge molti lavoratori e, nel suo complesso, il buon funzionamento delle strutture sanitarie.
ABI Campania sottolinea che questa problematica, scaturita dall’applicazione di una sentenza, assume una valenza nazionale e non più riconducibile solo al caso territoriale. Pertanto, si pone l’esigenza di trovare delle soluzioni sistematiche e strutturate in modo da evitare che analoghe circostanze si determinino anche in altre regioni.
Infatti, considerando i vincoli legislativi da rispettare, la complessità del congelamento patrimoniale va ben oltre l’autonomia operativa delle singole banche ma richiederebbe la necessità di interventi sul contesto normativo. Le banche che svolgono servizio di tesoreria rivestono un “ruolo passivo” a seguito dell’instaurazione di procedimenti esecutivi nei confronti degli enti gestiti. In tali casi, infatti, la legge e la giurisprudenza impongono al tesoriere un ruolo di custodia delle somme degli enti e l’apposizione di “blocchi” in attesa delle decisioni del giudice dell’esecuzione. Tutti hanno concordato che in alcun modo è ascrivibile alla responsabilità del tesoriere l’impatto derivante dalla mancata effettuazione dei pagamenti disposti dagli enti per mancanza di disponibilità a seguito di blocchi sulle somme; l’apposizione di questi ultimi è atto dovuto. 

Pagamenti online più facili tra banche e Pa

(2 agosto 2013) ​Pagare una multa, i ticket sanitari, la tassa sui rifiuti, i contributi per l’asilo nido o le tasse universitarie dei propri figli diventa più facile e veloce. Grazie all’accordo di collaborazione firmato oggi dall’Agenzia per l’Italia Digitale e il Consorzio CBI, infatti, sarà sufficiente un click per mettere in comunicazione la Pubblica Amministrazione – centrale e locale – con il settore bancario. Cittadini e imprese potranno pagare le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi in modalità multicanale, dal Pc di casa tramite il proprio home banking o in mobilità grazie alle applicazioni messe a punto dalle banche per consentire le transazioni via tablet e smartphone.


​“Il rilancio dell’economia del Paese – ha detto Giovanni Sabatini, Presidente del Consorzio CBI e Direttore Generale dell’ABI – passa anche attraverso la digitalizzazione e l’efficientamento della Pubblica Amministrazione. Le banche vogliono essere un alleato strategico della PA in questo processo, a tutto vantaggio di cittadini e imprese, come dimostrano l’accordo sottoscritto oggi e, più in generale, l’Agenda digitale del settore bancario presentata a suo tempo al Governo”.
Secondo quanto previsto dall’accordo di cooperazione – che è stato sottoscritto dal Presidente del Consorzio CBI, Giovanni Sabatini, e dal Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Agostino Ragosa – il Consorzio metterà a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni la piattaforma tecnologica del Nodo CBI. Si tratta di un’infrastruttura di ultima generazione nata nel 2009 per consentire alla Pubblica Amministrazione Centrale di accedere alla rete di corporate banking interbancario razionalizzando e semplificando il colloquio telematico con tutti gli istituti finanziari. L’accordo dà piena attuazione all’articolo 15 del decreto “crescita 2.0” (DL 179/2012) attraverso l’interconnessione tra il circuito CBI ed il Nodo dei Pagamenti – SPC – infrastruttura prevista dall’articolo 81, comma 2-bis del CAD – già operativa per il pagamento delle spese di giustizia.
L’iniziativa si inquadra nell’ambito delle attività dell’Agenda Digitale rivolte all’e-government (“Pagamenti e fatturazione elettronica verso la Pa”) regolata  dalle “Linee guida per l’effettuazione dei pagamenti elettronici a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi” .
“Si tratta di un’iniziativa importante – ha detto Agostino Ragosa, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale – che facilita la diffusione del sistema dei pagamenti della Pa. Azioni come queste risultano fondamentali non solo come contributo alla crescita ma anche per la realizzazione di un’amministrazione pubblica trasparente e sempre più orientata alle esigenze dei cittadini, dei professionisti e delle imprese”.
La fase di sperimentazione del progetto partirà entro trenta giorni dalla firma e si concluderà, al più tardi, il 31 dicembre 2013 quando l’accordo andrà a regime. Per pagare servizi pubblici e tributi, imprese e cittadini avranno a disposizione, oltre a bonifici e bollettini, anche il nuovo servizio CBILL messo a punto dal Consorzio CBI per permette agli utenti di home e corporate banking il pagamento in modalità multicanale delle bollette emesse da grandi fatturatori, pubbliche amministrazioni, comuni, ASL, Aziende ospedaliere, ecc.
 

Con il Fondo solidarietà mutui sospesi a 2200 famiglie

(25 luglio 2013) ​Incontro del Tavolo tecnico di attuazione delle misure di autoregolamentazione e di sostegno e solidarietà alle famiglie italiane alla presenza del sottosegretario Baretta: le soluzioni e l’impegno delle parti per superare la crisi e agevolare l’accesso al credito. Un focus specifico dedicato all’esito del “Piano famiglie” per circa 140.000 nuclei e 12 miliardi di euro movimentati e al “Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa” che dovrà essere finanziato entro la fine dell’anno per evitarne il blocco dell’operatività. Sul punto il sottosegretario Baretta ha assicurato “la massima attenzione del Governo”


​In circa 1 mese e mezzo di operatività effettiva, il “Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa” ha consentito a 2.200 famiglie di sospendere per 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui in caso di perdita del posto lavoro, decesso o grave infortunio del mutuatario. Si tratta dell’iniziativa di recente avvio che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori, portata avanti dal 2010. Tuttavia le dotazioni residue del Fondo (circa 10 milioni di euro) si stima potrebbero esaurirsi entro la fine dell’anno.
È quanto emerge, in particolare, dalla riunione del Tavolo tecnico di attuazione costituito dalle parti firmatarie dell’Accordo “Piano famiglie” del 2 luglio 2010: Anci, Conferenza episcopale italiana, Conferenza Stato Regioni, Dipartimento della famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento della gioventù presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Economia e delle Finanze e 13 Associazioni dei Consumatori.
Nel corso dell’incontro, al quale hanno partecipato il Sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, e l’On.le Federica Rossi Gasparrini, l’ideatrice nel 2007 della prima versione del “Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa”, sono stati presentati i risultati delle misure avviate con i partecipanti al Tavolo che hanno riguardato complessivamente circa 140.000 famiglie.
Nel suo intervento il Sottosegretario Baretta, nel dare riconoscimento al lavoro svolto dai diversi soggetti coinvolti nel tavolo ha dichiarato che: ”Il Fondo di solidarietà rappresenta di fatto una modalità innovativa di ammortizzatore sociale, nei confronti del quale il Governo non può che confermare la massima attenzione”; e ha sottolineato “l’utilità di questi tavoli di confronto che permettono di individuare i problemi ma anche di proporre soluzioni compatibili con i vincoli di finanza pubblica”.
In questo senso, il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, ha ricordato che “solo attraverso la collaborazione e l’impegno congiunto di ABI, Associazioni dei Consumatori e Istituzioni pubbliche è stato fin qui possibile individuare le misure più idonee a sostegno delle famiglie nell’accesso al credito e nella sostenibilità delle rate”.
Così come è stata fondamentale la collaborazione tra l’ABI e le 13 Associazioni dei Consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Asso-consum, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori), per il buon esito dell’iniziativa, denominata “Percorso famiglia”, che prevede un insieme di misure differenziate in virtù delle fasi evolutive della famiglia, tutte finalizzate a favorire l’accesso al credito e il sostegno al pagamento delle rate in caso di difficoltà. Dal luglio 2012, quando è stato siglato l’Accordo, l’impegno delle parti ha consentito di promuovere presso i Ministeri competenti quelle proposte di semplificazione delle misure di intervento pubblico per agevolare l’accesso al credito che oggi sono rappresentate dal “Fondo per la casa”, dal “Fondo per gli studenti” e dal Fondo “Nuovi Nati”. Allo studio anche lo sviluppo di strumenti per le persone over-65 anni, con la proposta di attuare in Italia il “Prestito ipotecario vitalizio”, uno strumento che consente di ottenere un finanziamento ipotecario mantenendo proprietà e possesso dell’immobile posto a garanzia.
Tra gli strumenti esistenti, proprio il Fondo “Nuovi Nati”, costituito in accordo con il Dipartimento della Famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri rappresenta, ad oggi, la misura di maggior successo: con una dotazione di 25 milioni di euro sono stati erogati circa 34.000 finanziamenti a genitori di bimbi nati o adottati a partire dal 2009 per un controvalore di 166 milioni di euro.
Sono stati anche forniti i dati dell’iniziativa di sospensione delle rate dei mutui, concordata tra ABI e 13 Associazioni dei consumatori, che si è concluso lo scorso 31 marzo 2013 – sostituita dal Fondo di solidarietà – e che ha riguardato circa 100.000 famiglie, per un controvalore di mutui, in termini di debito residuo pari a 10,9 miliardi di euro, con un beneficio, in media, di 7.000 euro per famiglia.

Fondo di Solidarietà per l’acquisto Prima casa – Video

Banche-imprese: economia toscana debole credito ne risente

Incontro tra la Commissione regionale dell’ABI e Confindustria Toscana: la mancata crescita generale impatta sulla domanda di finanziamenti: 68,4 miliardi di euro ad aprile 2013 per le imprese sul territorio (-2,5% sul 2012). Sul tavolo analisi della situazione economica e l’individuazione di percorsi comuni


​Nei primi mesi dell’anno, fino ad aprile 2013, l’economia della Toscana, in linea con la media nazionale, ha registrato un ulteriore indebolimento dei principali indicatori congiunturali. In particolare le imprese risentono la diminuzione dei fattori produttivi, degli investimenti e degli ordinativi.
Questo scenario si riflette inevitabilmente sulla dinamica del credito: gli impieghi destinati principalmente alle famiglie e alle imprese del territorio hanno raggiunto circa i 68,4 miliardi di euro con una variazione del -2,5% rispetto all’anno precedente (performance certamente più positiva rispetto alla media dell’Italia centrale con un -4,7%).
In questo quadro, il mondo bancario sconta ancora la difficile congiuntura economica con il risultato che sempre ad aprile 2013 il rapporto sofferenze/impieghi ha raggiunto il 9,1%, con sofferenze pari ad oltre 10,8 miliardi di euro.
Buono l’andamento dei depositi da parte della clientela, segno di una costante fiducia dei risparmiatori: complessivamente 70,4 miliardi di euro pari ad un incremento del 5,3%.
L’andamento economico del territorio e i rapporti banche-imprese al centro dell’incontro, oggi a Firenze, tra la Commissione regionale Abi Toscana e Confindustria Toscana. In particolare, si rinnova anche a livello locale la collaborazione tra i due settori alla ricerca di possibili azioni comuni e sinergiche per contrastare la crisi. Si è discusso tra l’altro delle nuove misure a sostegno delle imprese varate dall’Abi e dalle Associazioni produttive a livello nazionale lo scorso 1 luglio – “Accordo per il credito 2013” – di quelle per lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese verso la Pubblica Amministrazione, di quelle per la patrimonializzazione delle imprese.
Per l’occasione, il Presidente di ABI Toscana, Massimo Fontanelli, ha ricordato il decennale della Commissione regionale dell’Associazione che cade quest’anno evidenziando “gli sforzi compiuti per stare vicini ad imprese e famiglie. Nel solco di una lunga tradizione che vuole questa Commissione particolarmente attenta al valore del dialogo e dell’ascolto delle istanze del mondo produttivo, oggi abbiamo discusso assieme a Confindustria di vari temi centrali per la ripresa. Vogliamo seguitare a lavorare fattivamente assieme con tutte le espressioni del mondo produttivo toscano per individuare ogni utile misure al contrasto della crisi. Questo territorio ha fondamentali sani che possono costituire la base per una importante ripartenza. Prossimamente incontreremo anche le altre rappresentanze del mondo produttivo nell’ottica di questo lavoro comune”. 
“I numeri dell’economia confermano che in Toscana siamo ancora in emergenza – sottolinea Andrea Gemignani, vicepresidente di Confindustria Toscana con delega al credito -. La maggior parte degli indicatori mostra un sistema manifatturiero in affanno ed in questo contesto è comprensibile come il rapporto tra sistema industriale e sistema creditizio rivesta un ruolo fondamentale per rilanciare la crescita.
Le banche sono sempre più selettive nel concedere prestiti, anche per i vincoli imposti dalle varie normative. Favorire una valutazione del merito creditizio che vada oltre i criteri patrimoniali per considerare la storia, i programmi, i progetti di sviluppo aziendali e valorizzare i conseguenti aspetti reddituali, risulta quindi sempre più fondamentale”. 

Banche e imprese: al via Progetto comunicazione finanziaria

(16 luglio 2013) Iniziativa congiunta ABI Marche e Confindustria Pesaro Urbino nel segno del dialogo e del “fare sistema”. Obiettivo: informazioni di qualità e sviluppo comune. Nel Progetto comunicazione finanziaria lo scambio di tutte le informazioni qualitative e quantitative sulla propria attività d’impresa per dare alle banche la possibilità di valorizzare al meglio e strategicamente ogni opportunità di sviluppo.


​L’accordo tra le parti definisce un set informativo base di cui le imprese devono dotarsi al momento della presentazione in banca di una richiesta di finanziamento o di altra operazione creditizia. Le banche aderenti all’iniziativa ne daranno comunicazione a Confindustria Pesaro Urbino e ABI Marche: sarà creato un elenco delle banche che si avvarranno del modello di comunicazione finanziaria da mettere a disposizione delle imprese del territorio.
L’intesa si inserisce nel solco del Protocollo ABI-Confindustria firmato il 23 febbraio 2012 e ne costituisce la prima applicazione locale. Il Protocollo nazionale, infatti, prevede che il modello possa essere declinato sul territorio al fine di adattarne meglio i contenuti alle specificità locali. L’iniziativa, tra l’altro, è stata recentemente rilanciata nel pacchetto “Accordo per il credito 2013” sottoscritto il 1° luglio scorso dall’ABI e dalle altre principali associazioni imprenditoriali.
Il Presidente ABI Marche, Luciano Goffi, ha espresso “particolare soddisfazione per la prima esperienza di declinazione locale del Protocollo sulla Comunicazione finanziaria. Quest’anno tra l’altro – ha ricordato – corre il decennale della costituzione di questa Commissione. Dieci anni in cui le banche hanno cercato con ogni sforzo possibile di essere vicini alle imprese e alle famiglie. Questa iniziativa va in questo senso. È il segno tangibile, ulteriore, dell’attenzione che le banche operanti in questo territorio riservano da sempre alle imprese marchigiane”.
Il Presidente di Confindustria Pesaro Urbino Claudio Pagliano ha richiamato l’attenzione sull’importanza del rapporto tra banche ed imprese ed ha auspicato che, lavorando nella direzione del progetto condiviso, le aziende riescano più facilmente ad accedere al credito. Gli Istituti coinvolti hanno dato disponibilità ad effettuare presso la sede di Confindustria incontri specifici di approfondimento con gli operatori aziendali. Sempre Pagliano ha, infine, esortato tutti gli istituti di credito a deliberare con urgenza la propria adesione al nuovo accordo di moratoria sottoscritto dalle rispettive rappresentanze nazionali il 1 luglio scorso. 

Interventi per l’occupazione e la coesione sociale

Audizione ABI – Ddl. n. 890 “Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (Iva) e altre misure finanziarie urgenti”

Commissioni 6ª (Finanze e tesoro) e 11ª (Lavoro, previdenza sociale) del Senato
9 luglio 2013

​ABI desidera anzitutto ringraziare per l’opportunità di partecipare alla presente Audizione sul D.D.L. n. 890 “conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”.Il testo normativo oggi in discussione è stato concepito in un contesto contrassegnato da una profonda crisi socio-economica che investe il nostro Paese ormai da diversi anni, i cui riflessi sul mondo del lavoro e sui livelli occupazionali richiedono interventi strutturali e di sistema.ABI tuttavia è consapevole che, in questa fase, considerate le limitate risorse economiche disponibili, siano state adottate scelte prioritariamente basate sul principio della sostenibilità.Nondimeno, proprio l’urgenza di affrontare una congiuntura economica così complessa e, per più aspetti, drammatica, dovrebbe indurre il Legislatore ad adottare scelte più incisive per un pieno rilancio delle dinamiche occupazionali in tutti i settori produttivi.Il contributo che ABI intende fornire, proprio nella consapevolezza che gli spazi di intervento appaiono oggi estremamente limitati, è pertanto finalizzato, nell’immediato, ad indicare possibili correttivi che, nella prospettiva appena delineata, possano risultare utili al perseguimento degli obiettivi di promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, e di coesione sociale cui il provvedimento tende.ABI rinnova comunque la propria fiducia verso le Istituzioni affinché, anche dopo l’approvazione del D.D.L. n. 890, affrontino in un’ottica complessiva le tematiche del lavoro, rinvenendo le risorse necessarie per l’adozione di misure che, da una parte, modifichino il rapporto tra flessibilità in entrata e in uscita definito dalla Legge n. 92 del 2012 e, dall’altra, tengano conto degli effetti della maggiore permanenza in servizio dei lavoratori conseguente alla riforma pensionistica di cui alla Legge n. 214 del 2011.In più occasioni ABI ha evidenziato, da ultimo anche nel confronto che ha preceduto l’emanazione del D.L. n. 76, come il vero problema del mercato del lavoro – al quale la riforma Fornero non ha fornito risposte sufficienti – sia determinato dall’ormai insostenibile incremento dei costi connessi all’utilizzo delle tipologie contrattuali più flessibili, che non risulta adeguatamente bilanciato dagli interventi di flessibilizzazione delle regole in uscita.Sotto altro profilo, ABI ha più volte evidenziato che la recente riforma pensionistica rende ancor più indispensabile l’introduzione di una regolamentazione che incentivi l’utilizzo dei contratti di solidarietà espansiva per favorire le assunzioni di giovani a fronte della riduzione dell’orario di lavoro di coloro che sono più vicini alla pensione.Le osservazioni di seguito esposte vanno ovviamente lette in stretta correlazione con le richieste già presentate da ABI al Ministro del Lavoro nel corso dell’incontro con le Parti sociali del 22 maggio 2013 ai fini di un confronto di cui si auspica la prosecuzione.

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Risorse Ue per sviluppo microcredito

​(3 luglio 2013) Sottoscritti due Protocolli d’intesa con l’Ente nazionale per il Microcredito: al via collaborazione in ambito formativo e informativo per un utilizzo più efficiente dei fondi comunitari. Patuelli: “Un’opportunità anche per i giovani verso gli obiettivi di crescita del Paese”


​Microcredito e microfinanza come strumenti in grado di contrastare il fenomeno della disoccupazione, dell’esclusione sociale e finanziaria, sostenere lo sviluppo di microimprese e lavoro autonomo. Sulla base di questa premessa generale, il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e il Presidente dell’Ente nazionale del Microcredito, Mario Baccini, hanno firmato oggi un Protocollo d’intesa per favorire ulteriormente la diffusione del microcredito e dei suoi principi di eticità, solidarietà e sostenibilità nel mondo bancario.
Per la concreta realizzazione di questi obiettivi, le parti sono impegnate a:

  • promuovere attività di informazione presso le banche per offrire soluzioni adeguate alla specificità dei clienti e in risposta ai bisogni del territorio;

  • avviare attività di formazione attraverso corsi di studi e seminari rivolti al personale bancario, della Pubblica amministrazione, del Terzo settore o del settore privato coinvolto in attività microfinanziarie. Regolamentazione, mappatura dei processi di erogazione, studio di fattibilità delle operazioni, analisi dei piani di business saranno le principali materie di studio di tali corsi;

  • predisporre una serie di linee guida per la valorizzazione dei servizi non finanziari, pre e post erogazione, di accompagnamento al microcredito.

Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, ha espresso soddisfazione per l’accordo a conferma “dell’intervento del mondo bancario a sostegno di un settore che, guardando soprattutto ai giovani, può contribuire a rimettere in moto il grande tema europeo – non solo italiano – del lavoro e dell’occupazione. Senza dubbio gli operatori bancari metteranno in moto esperienza, visione e capacità di collaborazione per contribuire a cogliere anche in questo segmento ogni opportunità di crescita del Paese”.
Le iniziative sottoscritte nell’intesa avranno validità di due anni, con la contestuale realizzazione di un sistema di monitoraggio delle operazioni di microcredito che saranno effettuate e la costruzione di una banca dati attualmente non esistente in Italia.
Le attività previste dall’accordo rientrano nell’ottica di favorire una maggiore consapevolezza di banche e imprese sul migliore utilizzo dei Fondi europei 2014-2020, che rappresentano una leva finanziaria strategica per il nostro Paese. In tale prospettiva, è stato sottoscritto un Protocollo d’intesa aggiuntivo tra l’Ente Nazionale per il Microcredito e ABI Servizi quale società di gestione del Progetto speciale “Banche 2020” nato per mettere le banche in condizione di offrire alle imprese un supporto specializzato nell’ambito di misure finanziabili con i Fondi comunitari in questione.
Questa ulteriore intesa punta al pieno coinvolgimento delle banche italiane nel progetto biennale “Capacity Building”, sviluppato dall’Ente in sinergia con il Dipartimento della Funzione Pubblica al fine di creare per la Pubblica amministrazione strumenti idonei a rafforzare le competenze nella gestione di iniziative di microcredito.
In tale direzione, inizierà a collaborare un Gruppo di lavoro costituito ad hoc tra le parti per analizzare tutte le opportunità in favore del microcredito e strutturare programmazione e proposte nell’ambito dell’efficace utilizzo delle risorse europee.

Nuova Convenzione Export banca tra Gruppo Cdp e ABI

(3 luglio 2013) ​E’ stata firmata oggi, presso la sede della Cassa depositi e prestiti (Cdp), una nuova Convenzione relativa al sistema “Export banca” tra le società del Gruppo Cdp e l’Associazione bancaria italiana (ABI). La Convenzione regola le operazioni a supporto dell’internazionalizzazione e delle esportazioni delle imprese italiane e prevede il supporto finanziario del sistema bancario (ABI) e di Cdp, la garanzia di Sace e l’intervento di stabilizzazione del tasso d’interesse di Simest.


​Firmatari il Direttore generale di ABI, Giovanni Sabatini, e gli Amministratori delegati di Cdp, Sace e Simest, rispettivamente: Giovanni Gorno Tempini, Alessandro Castellano e Massimo D’Aiuto. Tra le principali novità della nuova Convenzione, che sarà operativa entro fine ottobre 2013:

ValutaCdp potrà intervenire fornendo la propria provvista anche in valute diverse dall’euro.
Operazioni di internazionalizzazione:

  • Pmi: nel caso di finanziamento di operazioni di internazionalizzazione che riguardino le Piccole e medie imprese, Cdp potrà agire tramite il proprio strumento di finanziamento “Plafond PMI”, mentre Sace potrà garantire finanziamenti erogati dal sistema bancario anche nell’ambito delle convenzioni “Internazionalizzazione Pmi”;

  • altre imprese: le operazioni di internazionalizzazione che non riguardino le Pmi continueranno a essere gestite dal sistema Export banca.

Credito all’esportazione per operazioni rilevantiPer le operazioni di credito all’esportazione di importo superiore ai 25 milioni di euro, verrà privilegiato il canale di finanziamento diretto in co-finanziamento con il sistema bancario.

Aumento del plafond CDP a € 6 mld e aggiornamento sull’operatività
Cdp ha deliberato nei giorni scorsi un ampliamento del Plafond dedicato ad Export banca da 4 a 6 miliardi di euro, al fine di coprire le prossime esigenze finanziarie connesse allo strumento, che ad oggi conta 12 operazioni per un controvalore di circa 3,3 miliardi di euro (di cui 2,7 miliardi a valere sul Plafond).
A medio termine sono previste 28 ulteriori operazioni – 22 di credito acquirente e 6 di internazionalizzazione. Comprese quelle effettuate, l’ammontare complessivo di finanziamenti è pari a circa 11 miliardi di euro, di cui circa 8,5 miliardi di quota Cdp. Di seguito la suddivisione merceologica e geografica di tutte le operazioni visibili nel sistema Export banca (sottoscritte e previste, dati al 31 marzo 2013): 
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