Tassazione degli immobili

Audizione del Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini

Indagine conoscitiva presso la Commissione Finanze e tesoro del Senato

13 giugno 2013

​Onorevoli Senatori, viene offerta all’Associazione l’occasione di intervenire in una delle fasi fondamentali del processo legislativo, quella dell’analisi e dello studio. Di questo vi ringrazio.Il compito che si è assunta la Commissione nello svolgimento di una indagine conoscitiva sulla tassazione degli immobili è di sicuro impegno e di vasta portata. Le aspettative sono elevate e risentono fortemente dell’elemento temporale, in quanto l’esperienza ci ha dimostrato la difficoltà di realizzare in tempi ravvicinati un progetto di sistemazione organica della materia.Già con la legge finanziaria per il 2008 il legislatore aveva previsto la costituzione di una Commissione ministeriale di studio “sulla fiscalità diretta e indiretta delle imprese immobiliari”, che avrebbe dovuto presentare proposte normative entro il 30 giugno 2008 “volte alla semplificazione e alla razionalizzazione del sistema vigente, tenendo conto delle differenziazioni esistenti tra attività di gestione e attività di costruzione e della possibilità di prevedere, compatibilmente con le esigenze di gettito, disposizioni agevolative in funzione della politica di sviluppo dell’edilizia abitativa”.Intensi sono stati i lavori di tale Commissione, che videro anche la partecipazione dell’Associazione, mediante apposita audizione, in occasione della quale avevamo avuto modo di segnalare alcuni dei punti che maggiormente richiedevano attenzione, con particolare riferimento alla tassazione immobiliare d’impresa.Nondimeno, alcune delle questioni emerse all’epoca hanno trovato una sistemazione, penso ad esempio alla questione del trattamento IVA delle cessioni e locazioni immobiliari, per le quali è stato ripristinato un regime coerente con i principi fissati dalla direttiva comunitaria. Altri punti sono invece rimasti aperti, altri ancora sono emersi ex novo. Il nodo cruciale dell’IMU è uno di questi.Rispetto al 2008, l’area di indagine è poi oggi ancora più ampia, andando ben al di là delle problematiche tipiche delle imprese immobiliari: esse restano sicuramente protagoniste, anche se la crisi che nel contempo è sopravvenuta ci impone di esaminare il tema privilegiando innanzitutto il contesto economico di riferimento, indispensabile per poter apprezzare la valenza dei necessari interventi di tipo fiscale.

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Pagamenti degli italiani sempre più innovativi

(11 giugno 2013) Il punto sulle principali sfide e sulle prospettive presenti e future del mercato dei pagamenti – anche in vista delle prossime scadenze fissate dal Regolamento Europeo – a Spin 2013, la due giorni che si tiene oggi e domani a Napoli. Ecco, più nel dettaglio, i principali argomenti su cui banche, imprese, pubbliche amministrazioni e aziende del settore si sono confrontati nelle diverse sessioni del convegno ABI.


​Gli strumenti di pagamento dei clienti delle banche in Italia diventano sempre più tecnologici e innovativi: col “chip”, “senza contatto”, via internet e cellulare, acquistare un bene o un servizio, che sia in Italia o nel resto d’Europa, non è mai stato così facile e sicuro. Grazie alle nuove tecnologie, al web e ai device di ultima generazione come tablet e smartphone, che sempre più spesso rappresentano un volano fondamentale per la crescita dei pagamenti elettronici e lo sviluppo di soluzioni innovative. Ma soprattutto grazie alla creazione dell’area unica europea dei pagamenti in euro – la cosiddetta Sepa – che sarà completata il 1° febbraio del prossimo anno, riducendo costi e inefficienze di strumenti cartacei e contante.

Banche italiane pronte per il Sepa End-Date
Le banche in Italia sono pronte per il prossimo appuntamento col SEPA End-Date. Secondo una recente indagine dell’ABI, infatti, a poco più di 200 giorni dalla data a partire dalla quale i servizi nazionali di bonifico e addebito diretto saranno definitivamente dismessi in favore dei corrispondenti strumenti paneuropei, la quasi totalità delle banche operanti in Italia ha già avviato il processo di adeguamento infrastrutturale, applicativo, contrattuale e commerciale. Al punto che quasi tutti i gruppi bancari considerano di anticipare al prossimo autunno la migrazione di tutti i bonifici per tutti i canali.
E se il buongiorno si vede dal mattino, non più tardi di aprile è avvenuta con successo la migrazione allo schema paneuropeo di tutti gli stipendi pubblici e delle pensioni di guerra.

Più tecnologia e innovazione per i pagamenti online
Oltre che di Sepa, a Spin 2013 si è parlato anche di tecnologia e innovazione applicate agli strumenti di pagamento: da uno strumento tradizionale come l’assegno fino ai canali digitali che, con i mobile e gli e-payments, possono dare un forte impulso alla crescita del commercio elettronico. In questa prospettiva, se pure i mobile payments continuano ad aumentare, sono soprattutto gli e-payments a far registrare il maggiore tasso di crescita. Basti pensare che, secondo alcune stime, nel 2014 il 20% delle transazioni commerciali sarà proprio su internet. Anche per questo, le banche italiane si sono attivate per mettere a disposizione dei clienti una serie di soluzioni innovative per il pagamento elettronico degli acquisti fatti sul web. Tra questi, a livello europeo è stato messo a punto “MyBank”, uno strumento che consente di fare i propri acquisiti online tramite bonifico SEPA, reindirizzando direttamente il pagamento su sito di home banking o sull’applicazione per smartphone e tablet della propria banca.
 

Più educazione finanziaria in Rai

Lettera congiunta, inviata al Presidente e Direttore Generale della Rai, rispettivamente Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi, dal Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e dalle Associazioni dei Consumatori Acu, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unc. 


​Rendere più consapevoli e responsabili gli italiani alle prese con le scelte del conto corrente, del tipo di mutuo o degli strumenti di risparmio più adatti alle proprie esigenze con l’aiuto di programmi televisivi ad hoc che rendano semplice e alla portata di tutti argomenti spesso molto tecnici.Il mondo bancario, costantemente in collaborazione con le Associazioni dei consumatori, è impegnato in misura crescente in iniziative d’informazione e di formazione in materia finanziaria e in programmi destinati alle diverse fasce di popolazione come i bambini, i ragazzi, gli adulti e gli anziani. Nonostante ciò, temi decisivi per il presente e il futuro delle persone, come l’accesso al credito, il risparmio, il rapporto tra rischi e investimenti e la previdenza complementare, rischiano ancora di essere scarsamente conosciuti da una fascia di popolazione molto significativa. È inoltre evidente come, in questi ultimi anni, sia aumentata la necessità di un’adeguata preparazione finanziaria, determinante per favorire il benessere delle famiglie e dei consumatori e per promuovere la crescita economica e sociale del nostro Paese.Proprio per ottimizzare gli sforzi e raggiungere una più ampia platea di persone, l’ABI e le Associazioni dei consumatori ritengono che il ruolo svolto dal mondo dell’informazione sia particolarmente prezioso e chiedono il coinvolgimento attivo della  Rai nel predisporre spazi dedicati ai temi dell’educazione finanziaria e, più in generale, alla cittadinanza economica.L’impegno comune, alla luce della rilevanza strategica del tema dell’educazione finanziaria, ormai fortemente riconosciuta, porterebbe a definire più idonei standard di conoscenza finanziaria che potrebbero contribuire a migliorare il clima di fiducia necessario soprattutto nei momenti di particolare difficoltà economica e sociale come quello l’attuale.
Il testo della lettera

Rapine in calo agli sportelli bancari

​Calano le rapine in banca e diminuisce l’indice di rischio. Nel 2012, infatti, sono stati compiuti 940 colpi allo sportello, con un calo del 14% rispetto ai 1097 del 2011. In calo del 13% anche il cosiddetto indice di rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli – che è passato da 3,3 a 2,8 ed il bottino complessivo che è passato da 25 milioni di euro del 2011 a 24,5 milioni del 2012 (-2,5%). Sono questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, presentati oggi al convegno Banche e sicurezza 2013.


​Nel corso dell’incontro – organizzato per fare il punto sulle nuove strategie e sulle misure più innovative per prevenire le rapine allo sportello – ABI e Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’interno hanno rinnovato il Protocollo d’intesa per rafforzare la collaborazione e contrastare in modo sempre più efficace il fenomeno criminale delle rapine in banca. Il trend positivo che ha caratterizzato il fenomeno negli ultimi anni, con una riduzione del 68% dal 2007 a oggi, infatti, è anche il frutto del lavoro congiunto di banche e Forze dell’ordine. Questa stretta collaborazione ha dato i suoi frutti anche sul fronte della repressione: nel 2012, secondo i dati operativi del Ministero degli Interni, i responsabili di oltre il 40% dei colpi allo sportello sono stati individuati, anche grazie alle immagini digitali fornite dalle banche.
Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dall’indagine Ossif sulle rapine in banca nel 2012.

La mappa delle rapine
Nel 2012, le rapine sono diminuite in: Calabria (-7,1%, da 14 a 13), Campania (-24,4%, da 78 a 59), Emilia Romagna (-8,3%, da 108 a 99), Lazio (-35,8%, da 159 a 102), Liguria (-28%, da 25 a 18), Lombardia (-24,7%, da 243 a 183), Marche (-51,7%, da 58 a 28), Molise (-50%, da 4 a 2), Puglia (-50%, da 72 a 36), Toscana (-20,4%, da 108 a 86) e Veneto (-21,4%, da 42 a 33). I dati negativi riguardano: Abruzzo (con 42 rapine da 29), Basilicata (con 7 da 4), Friuli Venezia Giulia (con 3 da 2), Piemonte (con 93 da 66), Sardegna (con 13 da 4), Sicilia (con 100 da 64), Trentino Alto-Adige (con 5 da 1), Umbria (con 17 da 16) e Valle d’Aosta (con 1 rapina da nessuna).

Gli investimenti in sicurezza e la nuova Guida antirapina
Le banche italiane investono ogni anno circa 800 milioni di euro per rendere le proprie filiali sempre più protette e sicure. Adottando misure di protezione sempre più moderne ed efficaci e formando i propri dipendenti anche attraverso un’apposita Guida antirapina che recepisce i suggerimenti delle Forze dell’Ordine. La nuova edizione della Guida, ultimata proprio in queste settimane, è stata presentata durante i lavori del convegno.

Un video di approfondimento sui temi della sicurezza in banca è disponibile sul canale tv dell’ABI. 

Le banche confermano la solidità ma redditività in caduta

(21 maggio 2013) Presentate le “semestrali ABI 2013” al 31 dicembre 2012: patrimonializzazione in crescita, caduta del Roe allo 0,47% e svalutazioni dei crediti aumentate del 55,5%. Sul mondo bancario il peso della difficile congiuntura recessiva.  


​Sull’economia nazionale pesa ancora il doppio ciclo recessivo innescatosi tra il 2009 e il 2012, che è previsto riflettersi ulteriormente sull’andamento del Pil nell’anno in corso.
Restano forti incertezze circa le prospettive del mercato del lavoro, della domanda aggregata e dei livelli di reddito disponibili, fattori che determinano un peggioramento dei piani di consumo e investimento e quindi anche un peggioramento della qualità degli attivi bancari. Il più elevato costo del finanziamento del debito pubblico determina costi di raccolta più elevati per le banche.
In questo contesto, le banche italiane scontano gli effetti già negativi della congiuntura economica, cui si sommano il carico del nuovo quadro regolamentare europeo e talune norme nazionali che ampliano il divario di competitività rispetto ai principali concorrenti (europei). È irrinunciabile per istituti di credito a vocazione prevalentemente commerciale – concentrati nel sostegno a famiglie e imprese – recuperare una redditività che ha raggiunto minimi storici, mentre affrontano rigide politiche di patrimonializzazione.
È il quadro delle semestrali ABI sui bilanci di fine 2012, presentati a Roma dal Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, e dal responsabile Direzione strategie e mercati finanziari ABI, Gianfranco Torriero, cui hanno preso parte: Franco Bassanini, Presidente Cdp; Claudia Bugno, Presidente Fondo centrale di garanzia per le Pmi; Giampiero Maioli, Ceo Gruppo Cariparma Credit Agricole e Senior country officer agricole per l’Italia; Fabrizio Onida, Professore Università Bocconi e Componente Cnel.

Roe
Dall’analisi dei conti economici del campione di 39 gruppi bancari presi in esame, emerge una prosecuzione della scia di peggioramento delle condizioni di redditività di settore: il Roe, calcolato al netto delle componenti straordinarie non ricorrenti (es. svalutazione avviamenti) dell’attività bancaria cade allo 0,47% nel 2012 dal +2,38% del 2011, con un utile consolidato che scende a 1 mld di euro dai 5 mld del 2011. Non rettificando per tali componenti straordinarie, il risultato netto consolidato è negativo per 1,8 mld di euro, con un Roe che è pari al -1%.

Margine d’interesse, commissioni nette e margine di intermediazione
Alla redditività lorda del 2012 hanno contribuito negativamente sia il margine d’interesse, con un decremento del 5% e una riduzione di circa 2,4 miliardi, sia le commissioni nette in discesa del 2,2% di circa 550 milioni. Rimane positivo il margine di intermediazione, in recupero del 3,3% per oltre 2,5 miliardi, grazie all’aumento degli altri ricavi netti (attività di negoziazione, risultato netto sia delle attività finanziarie valutate al fair value e sia delle attività cedute e/o riacquistate).

Rischiosità
Il rilevante flusso delle rettifiche di valore nette dei crediti iscritte nei conti economici 2012 (26 miliardi circa di euro contro i 16,7 miliardi del precedente esercizio), che ha interessato le diverse tipologie di crediti deteriorati, segnala politiche contabili delle banche improntate a crescente prudenza valutativa, in linea con le valutazione dell’Autorità di vigilanza.

Spese
Prosegue il percorso di riorganizzazione delle banche sul fronte dei costi per perseguire obiettivi di efficienza: si registra una riduzione delle spese amministrative del 2,2%, dato su cui si riflette sia la diminuzione delle spese per il personale (-2,7%) sia quella delle altre spese amministrative (-1,5%).
 
Patrimonializzazione
Nel difficile contesto economico, le banche italiane hanno migliorato il loro livello di patrimonializzazione, risultando pienamente allineate alla media europea. Il primo coefficiente (tier 1 capital ratio che riguarda le composizioni patrimoniali di più elevata qualità del patrimonio di vigilanza) passa dal 9,52% del 2011 al 10,56% del 2012. Il total capital ratio (relativo all’intero patrimonio di vigilanza) si attesta al 13,46% del 2012 rispetto al 12,71% dell’anno precedente. 

Il Comitato esecutivo ABI approva documento per la crescita

Il testo, approvato nella riunione del 15 maggio a Milano, indica le misure per stimolare la crescita ed anche per eliminare la cappa di incertezza sulla sostenibilità nel lungo periodo del debito pubblico.

Il Documento parte dal quadro istituzionale con l’indicazione, tra l’altro, del superamento del bicameralismo perfetto, della riforma della legge elettorale, della sensibilità costante contro la corruzione e della riduzione dei costi della politica.
In primo piano anche le misure di breve termine a sostegno della domanda: dalle azioni sull’Imu agli strumenti a supporto dell’occupazione giovanile, dalla piena operatività dei pagamenti pregressi delle Pubbliche amministrazioni al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in scadenza, dalla proroga degli sgravi fiscali per gli interventi per il risparmio energetico e la ristrutturazione degli immobili.
Il Documento per la Crescita indica anche le misure per sostenere il mercato del credito: rimuovere le penalizzazioni fiscali previste per il trattamento delle rettifiche di valore e i problemi che limitano l’operatività del credito ipotecario, intervenire sull’uso distorto dei nuovi strumenti per la gestione delle crisi d’impresa. Il Documento traccia anche una mappa delle misure di medio e lungo termine per la competitività del sistema produttivo.

Il Documento

L’andamento del mercato residenziale nel 2012

​(14 maggio 2013) Calano del 25,7% i volumi di compravendita delle abitazioni rispetto al 2011, mentre il valore di scambio complessivo scende, parallelamente, di quasi 27 miliardi di euro. Tiene, invece, l’indice di accessibilità (affordability index), che misura la possibilità di accesso delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione. Sono soltanto alcuni dei dati contenuti nel Rapporto immobiliare 2013 sull’andamento del mercato residenziale nel 2012, realizzato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana e presentato oggi a Roma.


​La “casa italiana” allo specchio
Lo studio contiene un’analisi completa sugli andamenti delle compravendite di abitazioni e sulle tipologie dimensionali, sul valore monetario dei volumi scambiati, sulla quantità e distribuzione dei mutui ipotecari. Completa l’analisi la stima delle condizioni di accessibilità delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione, elaborata sulla base di uno specifico indice di accessibilità. 

I partecipanti
Alla presentazione del Rapporto hanno preso parte, per l’Agenzia delle entrate, il Vice Direttore, Gabriella Alemanno, e il Direttore centrale Omise (Osservatorio mercato immobiliare e servizi estimativi), Gianni Guerrieri. Per l’ABI, il Direttore generale, Giovanni Sabatini, e il Direttore centrale Responsabile della Direzione strategie e mercati finanziari, Gianfranco Torriero. Sono intervenuti, inoltre, per gli approfondimenti tematici successivi alla presentazione del Rapporto, Luca Dondi, Direttore generale di Nomisma, e Lorenzo Bellicini, Direttore generale del Cresme. Giovanni D’Alessio, del Servizio statistiche economiche e finanziarie di Banca d’Italia, ha infine illustrato i risultati principali del Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia relativo al primo trimestre 2013, condotto congiuntamente dalla Banca d’Italia, da Tecnoborsa e dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate.
Andamento del mercato residenziale nel 2012 in sintesi – Nel corso dell’anno passato, per il mercato delle abitazioni si sono registrati, in ordine:

  • una forte riduzione nei volumi di compravendita delle abitazioni, 448.364 NTN (numero delle transazioni normalizzato), -25,7% rispetto al 2011, con un calo inferiore per i capoluoghi, -24,8%, maggiore nei comuni non capoluogo, -26,1%;

  • una vendita di abitazioni per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadrati, -25,4% rispetto al 2011, con una superficie media per unità abitativa compravenduta pari a circa 104 mq;

  • una forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 miliardi di euro in meno del 2011;● una perdita complessiva delle compravendite del 22,4%

  • rispetto al 2011, nelle otto principali città italiane, Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze. In pratica, per le grandi città il valore di scambio stimato delle abitazioni è pari a circa 19,5 miliardi di euro, con una perdita di 5,7 miliardi di euro, -22,5%, rispetto al 2011.

Le famiglie sotto la lente dell’indice di accessibilità – Quanto all’indice di accessibilità, nel 2012 rimane in territorio positivo e nell’ultimo semestre inverte il processo di peggioramento dell’ultimo anno e mezzo conseguente alla crisi dei debiti sovrani; ciò sta ad indicare che la famiglia media italiana è in grado, grazie all’ausilio del mutuo bancario, di accedere all’acquisto di una casa media: la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è, infatti, di poco superiore al 50% come per il primo semestre 2010 (13 milioni di famiglie circa, dopo aver toccato il minimo nel 2008 quando la quota di famiglie in grado di acquistare una casa era intorno al 46%). L’andamento del 2012 è la risultante di una sostanziale stabilità del costo del credito a cui si contrappone per la prima volta, un deciso miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile, anche se tale miglioramento avviene in discesa per tutti e due gli indicatori.
 
La geografia dell’accessibilità
Lo studio contiene anche una disaggregazione territoriale dell’indice di accessibilità, che mostra una notevole variabilità di situazioni, in relazione principalmente alla accentuata variabilità del prezzo delle case nelle regioni italiane. Delle 19 regioni considerate, 4 presentano condizioni di non accessibilità, ma a causa di fattori quali la presenza di grossi agglomerati urbani, la  notevole attrattività turistica e un patrimonio residenziale di particolare pregio, elementi che esercitano tutti una considerevole pressione sulle quotazioni delle case. Generalmente le regioni meridionali presentano una più alta facilità di accesso all’acquisto di abitazioni.

Cos’è l’indice di accessibilità (affordability index)
Questo indice, elaborato secondo le prassi metodologiche e le esperienze di matrice anglosassone, sintetizza l’analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e ne descrive l’andamento. La collaborazione instaurata tra l’ABI e l’Agenzia delle Entrate viene rinsaldata con questa iniziativa, grazie al concreto conseguimento di uno degli obiettivi stabiliti nell’intesa siglata a fine 2009, finalizzata ad  accrescere trasparenza ed efficacia delle informazioni sul mercato immobiliare.  

ABI e Ance insieme per il rilancio del mercato immobiliare

(9 maggio 2013) In un documento comune dell’Associazione bancaria italiana e dell’Associazione nazionale costruttori edili,  tutte le iniziative per rivitalizzare l’immobiliare, per rilanciare la domanda e riattivare il circuito del credito. 


​Correggere l’Imu in modo da ampliare e incentivare fiscalmente il mercato delle locazioni; perseguire l’efficacia energetica e riqualificare le città; favorire la mobilità della popolazione sono alcune delle misure raccomandate dall’ABI e dall’Ance per rilanciare la domanda di immobili. A queste si affiancano precise iniziative per rilanciare l’offerta di credito, come la creazione di un circuito di obbligazioni bancarie garantite, i cosiddetti covered bond, e l’introduzione nel nostro Paese del “risparmio casa”, ossia di piani di accumulo di risparmio diretti all’acquisto della prima casa. Senza dimenticare l’importanza che può avere la creazione di un Fondo dello Stato per le fasce più deboli. Sono queste le principali proposte delineate dall’Associazione bancaria italiana e dall’Associazione nazionale costruttori edili.
In un lungo incontro il Presidente e il Vice-Direttore generale dell’Ance, Paolo Buzzetti e Antonio Gennari, e il Presidente e il Direttore generale dell’ABI, Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, hanno indicato in un documento comune le iniziative che possono rilanciare il mercato degli immobili in Italia.
Le proposte si inseriscono nei lavori che ABI e Ance da tempo portano avanti, nell’ambito di un tavolo diretto a dare risposte concrete alle questioni sul tappeto.

Il documento comune

Nuova cultura del lavoro per rilancio di crescita e occupazione

​(7 maggio 2013) Al via l’ottavo convegno annuale sulle risorse umane in banca: la crisi impone una nuova cultura del lavoro per recuperare redditività e riposizionarsi sul mercato. Sempre aperto il capitolo dell’occupazione in banca. L’esperienza e le proposte del settore in una rinnovata sinergia con imprese e Istituzioni per il rilancio dell’economia e il sostegno dell’occupazione


​Ripresa economica e occupazione sono le priorità verso cui concentrare tutti gli sforzi dei settori economici e finanziari. È indispensabile una rinnovata sinergia tra tutte le strutture del Paese per restituire centralità e innovazione al mercato del lavoro nelle prospettive produttive e competitive di cui ha bisogno la nostra economia. In questo quadro resta aperto il capitolo dell’occupazione in banca anche alla luce della riforma delle pensioni. Le banche italiane stanno affrontando la recessione attrezzandosi da tempo con cambiamenti profondi nelle aree di business e nelle caratteristiche delle risorse umane. Tutto questo di fronte al permanere della crisi, al peggioramento della qualità del credito, alla compressione del margine di interesse e alle politiche di rafforzamento patrimoniale con i loro effetti sui bilanci aziendali. Questi i temi discussi a Roma all’ottavo convegno annuale dell’ABI “HR2013 – Banche e risorse umane”, aperto dal Direttore generale, Giovanni Sabatini, e seguito da un panel di esperti di mercato del lavoro, guidati nel dibattito dal Responsabile della Direzione Sindacale e del Lavoro, Giancarlo Durante.
In un quadro macroeconomico estremamente complesso e inedito, le banche italiane agiscono per rafforzare il loro ruolo immaginando una più moderna cultura del lavoro, che apra a nuove opportunità professionali attraverso un utilizzo più intenso delle strutture produttive e un impiego più efficiente delle risorse già occupate. Innovare la gestione delle risorse umane diventa, così, una sfida determinante per definire la capacità delle banche di crescere e riposizionarsi sul mercato. In questo senso, già con il contratto nazionale di carattere straordinario del 2012 si è dato spazio a punti qualificanti quali: una politica salariale compatibile con lo sforzo di ripresa del settore, il sostegno all’occupazione e la valorizzazione della solidarietà generazionale, l’adozione di misure per la crescita della produttività e competitività. Va ricordata la costituzione del Fondo per l’occupazione, un nuovo strumento pensato per favorire la creazione di lavoro stabile, garantendo una riduzione dei costi per le imprese che procedono ad assunzioni a tempo indeterminato. Infine, il recente Accordo in tema di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, pari opportunità e responsabilità sociale quali leve per favorire la crescita delle imprese e la cultura sociale del lavoro.
Per tutto questo l’ABI guarda con favore alle misure presentate nel programma di Governo ed è pronta a fare la sua parte, in piena sintonia con imprese ed Istituzioni, su tutte le soluzioni a favore del rilancio dell’economia e, quindi, dell’occupazione. Fondamentali pertanto sono gli obiettivi di: riduzione delle tasse sul lavoro, semplificazione e rafforzamento dell’apprendistato, modifica della legge Fornero per ciò che riguarda i contratti a termine, aiuti alle imprese che assumono a tempo indeterminato, rifinanziamento della Cig in deroga. Su questi temi e altro si concluderà la due giorni con una tavola rotonda, domani 8 maggio, in cui interve rranno: Francesco Micheli, Vice Presidente Vicario – Presidente del Comitato per gli Affari Sindacali e del Lavoro Abi; Agostino Mégale, Segretario Generale Fisac-Cgil; Maurizio di Robilant, Presidente Robilant & Associati; Tiziano Treu, Professore Emerito di Diritto del Lavoro Università Cattolica di Milano.
 

Cinquecento milioni di euro per le imprese in Indonesia

(6 maggio 2013) Utilizzato il 29% del plafond. Oltre due terzi ancora disponibili per finanziare nuove attività di business. I dati ABI al Forum economico di Giacarta, in occasione della missione di sistema organizzata insieme a Istituzioni e imprese.


​Cinquecento milioni di euro già stanziati dal settore bancario per finanziare l’import-export e gli investimenti delle imprese italiane che vogliono operare in Indonesia. A tanto ammonta – secondo la stima fatta dall’ABI – il plafond messo a disposizione dalle banche italiane per sostenere l’operatività commerciale e finanziaria degli imprenditori nel più grande paese del sud-est asiatico che conta oltre 240 milioni di abitanti. Il dato è stato presentato al Forum economico tenutosi oggi a Giacarta in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e Istituzioni, alla quale ha partecipato Guido Rosa, del Comitato di Presidenza dell’ABI.
Secondo i dati dell’Associazione bancaria, il 29% del plafond è già stato utilizzato per finanziare progetti e iniziative di business nel mercato indonesiano. “Oltre due terzi, dunque – ha detto Rosa – sono ancora disponibili per sostenere nuove attività imprenditoriali in quest’area che, grazie a un importante processo di transizione, ha superato i contraccolpi della crisi finanziaria del ‘97 e oggi cresce a ritmo sostenuto”. Tra il 2007 e il 2012 il Pil pro capite indonesiano ha registrato un incremento medio annuo del 13,4%, raddoppiando il proprio valore e consentendo all’Indonesia di entrare a pieno titolo nel novero dei paesi a medio reddito.
Quanto alle banche italiane, alcuni tra i principali gruppi assistono le imprese che vogliono investire nel mercato locale grazie agli accordi di collaborazione stipulati con i più importanti intermediari indonesiani. Altri supportano la propria clientela attraverso la presenza diretta delle case madri estere oppure tramite gli uffici di rappresentanza presenti nella vicina Hong Kong. “Le opportunità e le dimensioni del mercato indonesiano – ha detto Rosa – lasciano ampi margini per poter sviluppare la nostra presenza in questo grande paese. In questa direzione, è importante che il Governo indonesiano prosegua con la progressiva apertura del settore bancario locale agli intermediari esteri”.
Alla missione economica in Indonesia partecipano otto gruppi bancari che rappresentano circa il 70% del settore in termini di totale attivo: Banca Mps, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, BNL–Gruppo Bnp Paribas, Cariparma–Credit Agricole, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e UBI. Ogni banca partecipa ai lavori con un proprio desk per supportare le imprese italiane e indonesiane durante tutti gli incontri di business. Con lo stesso obiettivo, l’ABI ha organizzato una tavola rotonda con banche italiane e indonesiane per mettere a confronto i rispettivi sistemi bancari, approfondendo – anche grazie alla partecipazione della Banca Centrale e delle Autorità locali – i principali aspetti regolamentari e le misure più rilevanti per gli intermediari stranieri che vogliono operare in Indonesia.