ABI a Gentiloni, Bruxelles appoggi prolungamento moratorie

(22 marzo 2021) Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, accompagnato dal DG Giovanni Sabatini, ha incontrato oggi il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, per illustrare gli sforzi del mondo bancario in Italia per la resistenza alle conseguenze economiche della pandemia e per sostenere ogni premessa di ripresa.

​Il Presidente Patuelli ha illustrato al Commissario europeo Gentiloni come il prolungamento e l’aggravamento della pandemia debbano far prolungare i provvedimenti finanziari d’emergenza predisposti per imprese e famiglie. 
Il Presidente Patuelli ha, quindi, chiesto che la Commissione Europea si esprima a favore del prolungamento delle moratorie che sarebbe sbagliatissimo dovessero già interrompersi a giugno, quando la pandemia ed i suoi effetti economici non sono certo conclusi. 
Il Presidente Patuelli e il DG Sabatini hanno fatto inoltre presente che nei giorni scorsi la Presidente BCE, Lagarde, e la Banca d’Italia si sono pubblicamente espresse a favore del prolungamento delle moratorie, la cui decisione spetta agli organi della UE, fra cui l’EBA, l’Autorità bancaria che dispone le regole per tutta la UE, sia di area Euro, sia con monete nazionali.

Dati personali sempre più protetti con il Progetto DEFeND

(20 marzo 2021) Da fine marzo è pronta la nuova piattaforma per potenziare la sicurezza, la privacy, la protezione dei dati e dell’identità personale, sviluppata nell’ambito del Progetto “DEFeND – Data govErnance For supportiNg Gdpr” (General Data Protection Regulation). L’iniziativa è finanziata dalla Commissione nell’ambito del programma “Europe Horizon 2020”.

​ABI Lab, Centro di ricerca e innovazione per la banca promosso dall’Associazione bancaria italiana, ha partecipato alla realizzazione dell’iniziativa per l’ambito specifico del mondo bancario e finanziario.

Il progetto è diretto a mettere a punto un sistema per identificare potenziali aspetti di sicurezza dei dati personali. Lo scopo è individuare le carenze in materia di protezione di queste informazioni e realizzare un sistema di supporto decisionale, che consenta di analizzare e correggere in maniera immediata ed efficace le questioni identificate. Di qui l’obiettivo di DEFeND di definire, progettare e sviluppare una piattaforma per supportare organizzazioni rappresentative di industrie e settori di riferimento verso la conformità alle linee operative della General Data Protection Regulation (Gdpr). Tra i comparti interessati anche quello bancario e finanziario.
DEFeND ha come obiettivo principale il miglioramento degli strumenti e delle strutture software esistenti, attraverso lo sviluppo di una soluzione d’integrazione, scalabile e modulare, guidata dalle esigenze del mercato, per fornire un’unica piattaforma di governance della privacy dei dati organizzativi.
L’iniziativa è stata messa a punto da un consorzio di dieci strutture europee pubbliche e private provenienti da Italia, Belgio, Bulgaria, Francia, Grecia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. 
La piattaforma DEFeNd è stata testata in ambienti operativi in varie aree: sanità, banche, energia e amministrazioni pubbliche locali. 
ABI Lab, partner dell’iniziativa insieme agli altri enti, ha contribuito all’analisi delle esigenze operative e tecnologiche che sono necessarie per l’attuazione e l’implementazione del progetto a livello bancario. In particolare, è stato identificato uno specifico gruppo di banche per analizzare e verificare i principali risultati dell’iniziativa attraverso lo svolgimento di un caso pilota. ABI Lab ha fornito anche un supporto concreto alle attività di diffusione, svolgendo un ruolo chiave nella promozione del progetto a livello europeo presso banche e istituzioni finanziarie di riferimento.
Tutti gli approfondimenti sul Progetto sono disponibili sul portale DEFeND www.defendproject.eu.

ABI-sindacati, favorire vaccinazioni nelle banche

(17 marzo 2021) ABI e i Segretari Generali di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin, hanno condiviso di favorire il percorso da parte delle banche di somministrazione dei vaccini ai propri dipendenti.

Ad esito della costante interlocuzione sullo sviluppo dello scenario pandemico nel Paese e alla luce delle “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” del Ministero della Salute del 10 marzo in cui è prevista la possibilità di vaccinare all’interno dei posti di lavoro qualora le dosi di vaccino disponibili lo permettano, le Parti nazionali hanno condiviso un ulteriore aggiornamento del Protocollo del 28 aprile 2020 con le misure di contrasto alla diffusione del virus COVID-19 per il settore bancario. 
Le Parti nazionali sono consapevoli che dalla velocità di realizzazione della copertura vaccinale dipende il progressivo superamento dell’emergenza sanitaria e delle drammatiche conseguenze anche sul piano economico e sociale e si sono impegnate ad integrare prontamente il Protocollo con le indicazioni che saranno fornite dalle Autorità competenti.

Banche e imprese a Ue e Governo, agire su liquidità e moratorie

​(15 marzo 2021) L’ABI, Alleanza delle Cooperative Italiane (AGCI, Confcooperative, Legacoop), Casartigiani, CIAAgricoltori Italiani, CLAAI – Confederazione Libere Associazioni Artigiane Italiane, CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti, Confetra, Confimi Industria, Confindustria oggi hanno inviato due lettere, una alle Istituzioni europee e l’altra alle Istituzioni italiane, in cui sono contenute forti richieste di continuare a garantire la necessaria liquidità alle imprese e ottimizzare l’attuale disciplina del Temporary Framework sugli aiuti di Stato in relazione all’evoluzione della situazione.

Il prolungarsi della crisi sanitaria determinata dal COVID-19 continua a incidere negativamente sulle attività di impresa e allontana per molte di esse la ripresa. Tale grave situazione ha evidenti rilevanti impatti economici e sociali.  
E’ quindi ancora fondamentale sostenere le imprese, evitando che esse perdano capacità produttiva: occorre creare i presupposti sulla base dei quali le imprese, una volta terminata l’emergenza sanitaria, abbiano le capacità, anche finanziarie, per riattivare rapidamente la produzione e contribuire alla crescita economica del Paese. 
In particolare, per le principali Associazioni di rappresentanza delle imprese italiane, con riferimento al tema della liquidità, è necessario che le banche possano accordare alle imprese e alle famiglie nuove moratorie di pagamento dei finanziamenti e prorogare le moratorie in essere, senza l’obbligo di classificazione del debitore in forborne o, addirittura, in default secondo la regolamentazione europea in materia; riattivando la flessibilità che l’EBA aveva concesso alle banche europee all’inizio della crisi economica. 
Per quanto riguarda il Temporary Framework, il limite, di sei anni per gli aiuti, come garanzia sui prestiti, è estremamente stringente. 
È necessario estendere la garanzia pubblica da sei anni a non meno di quindici anni. Ciò consentirebbe alle imprese di diluire il proprio impegno finanziario su un arco di tempo più lungo, avendo a disposizioni maggiori risorse per affrontare la fase della ripresa con successo. 
Vanno favorite le operazioni di ridefinizione della durata dei finanziamenti in essere con le garanzie offerte dal Fondo di garanzia per le PMI, l’Ismea, la Sace o altri soggetti autorizzati e con copertura degli eventuali maggiori oneri per le imprese mediante adeguati contributi in conto capitale ammissibili secondo la disciplina del Temporary framework. 
L’eccezionale severità della crisi richiede di intervenire con tempestività e pragmatismo per limitare le negative conseguenze economiche e sociali.

Domande moratoria sui prestiti per oltre 293 miliardi

(10 marzo 2021) Credito e liquidità per famiglie e imprese: domande di moratoria per oltre 293 iliardi di euro, oltre 145 miliardi il valore delle richieste al Fondo di Garanzia PMI; raggiungono i 21,9 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti da SACE 

Si attestano ad oltre 2,7 milioni, per un valore di circa 293 miliardi, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti e superano quota 145 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di SACE i volumi dei prestiti garantiti raggiungono i 21,9 miliardi di euro, su 1.626 richieste ricevute.   
Sono questi i principali risultati della rilevazione effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace (i).


La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 26 febbraio sono pervenute oltre 2,7 milioni di domande di moratoria, su prestiti per circa 293 miliardi (ii) . Si stima che, in termini di importi, circa il 95% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 4% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

L’importo delle moratorie in essere differisce da quello delle moratorie finora approvate per vari motivi, tra cui il venire a scadenza di una parte di moratorie. Le evidenze raccolte dalla Banca d’Italia mostrano che circa i due terzi degli importi delle moratorie richieste e approvate dalle banche da marzo 2020 sono ancora in essere. Tale percentuale è più elevata per le moratorie di legge rispetto a quelle promosse dagli intermediari o loro associazioni (82 e 46 per cento, rispettivamente).

Più in dettaglio, le domande provenienti da società non finanziarie rappresentano il 43% del totale, a fronte di prestiti per 188 miliardi. Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi del DL ‘Cura Italia’ (quasi 1,3 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 153 miliardi. Le 60 mila adesioni alla moratoria promossa dall’ABI hanno riguardato 17 miliardi di finanziamenti alle imprese.

Le domande delle famiglie  hanno riguardato prestiti per 95 miliardi di euro. Le banche hanno ricevuto oltre 200 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio pari a circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto 576 mila adesioni, per circa 27 miliardi di prestiti.

Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere, nella seconda metà di febbraio, a 1,62 milioni, per un importo di finanziamenti di quasi 136 miliardi. Al 26 febbraio è stato erogato circa il 94% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo.

Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 1.793.947 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 al 9 marzo 2021 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 145,3 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 1.785.632 pari ad un importo di circa 144,4 miliardi di euro. Di queste, 1.102.398 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di circa 21,5 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore e 282.917 garanzie per moratorie di cui all’art. 56 del DL Cura Italia per un importo finanziato di circa 6,1 miliardi. Al 10 marzo sono state accolte 1.773.048 operazioni, di cui 1.764.964 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.

Salgono a circa 21,9 miliardi di euro, per un totale di 1.626 operazioni, i volumi complessivi dei prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 8,8 miliardi di euro riguardano le prime nove operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 13,1 miliardi di euro circa i volumi complessivi dei prestiti garantiti in procedura semplificata, a fronte di 1.617 richieste di Garanzia gestite ed emesse tutte entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche, istituti finanziari e società di factoring e leasing.

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(i)  Le informazioni riportate sono raccolte nel contesto dei lavori della Task Force per le misure a sostegno della liquidità. La task force opera per mettere i potenziali beneficiari e le banche a conoscenza delle nuove procedure di sostegno alla liquidità e agevolarne l’utilizzo; favorisce il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le parti; individua e divulga le soluzioni più appropriate a eventuali problemi applicativi e coordina la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa.
(ii)  Il numero delle richieste di moratoria e i relativi importi possono risultare inferiori rispetto alle settimane precedenti a causa della scadenza di alcuni prestiti precedentemente assoggettati a moratoria, oppure a causa di revisione e rettifica di dati precedentemente comunicati dalle banche.

ABI e Sindacati al Governo: vaccinare dipendenti bancari

​(9 marzo 2021) ABI e Organizzazioni sindacali Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin hanno oggi inviato una lettera al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro della Salute, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Governatore della Banca d’Italia e al Commissario Straordinario per l’emergenza epidemiologica Covid-19, per chiedere che nella realizzazione del piano per la somministrazione dei vaccini – ferma naturalmente la priorità per le persone più fragili e quelle impegnate in prima linea nella lotta contro la pandemia – sia tenuto in particolare considerazione il personale impegnato nell’erogazione dei servizi bancari, in quanto inclusi tra quelli pubblici essenziali ai sensi della legge n. 146 del 1990.

I DPCM che si sono succeduti fin dall’inizio dell’emergenza pandemica (da ultimo il 2 marzo 2021, art. 29) hanno sempre previsto – anche nelle fasi più acute – che fossero garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari e assicurativi, in considerazione del loro ruolo di sostegno all’economia, alle famiglie e alle imprese.

La garanzia di tali servizi è stata possibile anche grazie al forte e costante impegno di ABI e delle Organizzazioni sindacali di settore che hanno condiviso, in specifici Protocolli di settore, misure di prevenzione, contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19, aggiornandone costantemente i contenuti (da ultimo il 21 dicembre 2020), e allo straordinario impegno e senso di responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori che lavorano in banca.

Presentato l’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati

​(5 marzo 2021)Le misure straordinarie a sostegno delle imprese adottate durante la pandemia hanno finora impedito che il blocco delle attività economiche e le successive restrizioni dovute all’emergenza sanitaria si traducessero in un’impennata dei default delle aziende e in un aumento della rischiosità del credito. Solo nel 2021 è atteso un aumento dei nuovi flussi di crediti deteriorati, con un miglioramento parziale nel 2022.

In base ai dati, nel 2020 i tassi di deterioramento delle imprese italiane sono scesi verso i minimi storici (2,5%). Con la fine delle misure di emergenza, i tassi di deterioramento sono attesi in crescita nell’anno in corso (4,3%), per poi tornare a calare nel 2022, quando si attesteranno comunque su livelli (3,7%) superiori a quelli pre-Covid. Comunque i nuovi flussi di crediti in default si manterranno su livelli ben distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012 (7,5%). Gli impatti più pronunciati al termine del biennio interesseranno le aziende di media dimensione e le imprese operanti nell’edilizia e nei servizi, settori particolarmente colpiti dalla pandemia, mentre le piccole imprese e le aziende operanti nel comparto industriale risulteranno relativamente meno segnate dalla crisi. ​In base ai dati, nel 2020 i tassi di deterioramento delle imprese italiane sono scesi verso i minimi storici (2,5%). Con la fine delle misure di emergenza, i tassi di deterioramento sono attesi in crescita nell’anno in corso (4,3%), per poi tornare a calare nel 2022, quando si attesteranno comunque su livelli (3,7%) superiori a quelli pre-Covid. Comunque i nuovi flussi di crediti in default si manterranno su livelli ben distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012 (7,5%). Gli impatti più pronunciati al termine del biennio interesseranno le aziende di media dimensione e le imprese operanti nell’edilizia e nei servizi, settori particolarmente colpiti dalla pandemia, mentre le piccole imprese e le aziende operanti nel comparto industriale risulteranno relativamente meno segnate dalla crisi. 
È questa, in estrema sintesi, la fotografia dell’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati delle imprese italiane, che presenta stime e previsioni sull’andamento dei tassi di deterioramento del credito erogato alle società non finanziarie con dettagli dimensionali, per settore, per area geografica e un orizzonte temporale che comprende previsioni fino al 2022. 
I tassi di deterioramento delle società non finanziarie, cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati, hanno registrato una contrazione portandosi nel terzo trimestre del 2020 al 2,5% (dal 2,9% del terzo trimestre 2019), a livelli molto distanti dai picchi raggiunti nel pieno della crisi economica (7,5% a fine 2012). A partire dal 2021, al termine degli effetti di contenimento delle moratorie e delle altre misure eccezionali adottate dalle autorità di vigilanza e dai governi, questa lunga fase di miglioramento si interromperà, con inevitabili riflessi sui tassi di deterioramento del credito. 
Secondo le previsioni, nel biennio 2021-22 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno a crescere: nel 2021 l’incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default sul totale dei prestiti in bonis è prevista al 4,3%, con un calo nel 2022 (3,7%) che terrà i tassi di deterioramento su livelli più alti rispetto al pre-Covid (2,9%) ma decisamente più bassi rispetto ai precedenti massimi del 2012 (7,5%). 
L’impatto del Covid sui tassi di deterioramento nel biennio 2021-22 risulterà più significativo per le medie imprese (dall’1,7% del 2019 al 2,9% del 2022) e per le microimprese (dal 3,1% del 2019 al 3,9% del 2020), e relativamente più contenuto per le piccole imprese, che al termine del periodo di previsione si attesteranno al 2,6%, un valore più alto del 2019 (2,1%) ma inferiore rispetto al 2007 (2,9%).

A livello settoriale, i comparti più colpiti saranno i servizi (dal 2,8% del 2019 al 3,8% del 2022) e le costruzioni (dal 4,0% al 4,9%) mentre l’industria, pur aumentando i tassi dal 2,3% del 2019 al 2,9% del 2022, si manterrà su livelli inferiori a quelli del 2008 (3,3%). Le piccole imprese operanti nel settore terziario rappresentano l’unico cluster di imprese che al termine del periodo di previsione farà osservare tassi di deterioramento inferiori al periodo pre-Covid (2,0% nel 2022 contro 2,1% nel 2019).
Le previsioni a livello territoriale evidenziano gli incrementi più marcati nelle regioni del Centro, dove la percentuale di crediti in default sul totale dei prestiti in bonis raggiungerà il 4,4% nel 2022 (dal 3,0% del 2019). Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est il rialzo dei tassi risulterà nell’ordine dello 0,7% rispetto al 2019 (rispettivamente 3,1% e 2,8% nel 2022). Il Sud si conferma al termine del periodo di previsione l’area territoriale caratterizzata dai tassi di deterioramento più alti.

“I dati presentati oggi – ha dichiarato Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI – confermano gli effetti positivi, per l’economia, delle iniziative assunte dalle autorità, nazionali ed europee, e dalle banche. In uno scenario che resta incerto è necessario che le misure attivate per far fronte alla crisi siano mantenute in vigore sino al definitivo superamento dell’emergenza sanitaria e, successivamente, sarà comunque fondamentale applicare la massima gradualità nella loro rimozione. È altrettanto importante intervenire sul quadro regolamentare affinché incentivi le banche a concedere misure di agevolazione a favore di famiglie ed imprese, evitando il rischio che queste posizioni, seppur solo in una fase di difficoltà momentanea, debbano essere riclassificate come deteriorate”. 
“Le misure di contenimento finora hanno funzionato bene, minimizzando l’impatto sul settore bancario ed evitando fallimenti a catena”, ha commentato Andrea Mignanelli, Amministratore Delegato di Cerved. “Ora però viene il difficile: il Covid ha impresso una forte accelerazione ad alcune tendenze, come la digitalizzazione, che hanno il potenziale di cambiare la struttura della nostra economia. È necessario selezionare gli interventi, favorendo una transizione verso le imprese e i settori più produttivi: Cerved è pronta a supportare le istituzioni e le banche a prendere decisioni basate su informazioni affidabili, puntuali e con una forte capacità prospettica”.

Il Dg ABI: bene convergenza banche europee su Npl

​(20 novembre 2020) A margine delle riunioni del Comitato esecutivo e del Consiglio della federazione bancaria europea il direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini ha espresso viva soddisfazione nel constatare una valutazione convergente delle banche europee sulla necessità di rivedere il quadro regolamentare per la gestione dei crediti deteriorati e in particolare le regole sul calendar provisioning (cd NPL back stop regulation) come da tempo sostenuto dall’ABI.

Patuelli, grande soddisfazione per Corte Giustizia Ue su Fitd

​(2 marzo 2021) Grande soddisfazione è stata espressa dal Presidente dell’ABI Antonio Patuelli per la sentenza definitiva della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, riunita in “Grande Sezione”, che ha respinto l’impugnazione della Commissione Europea contro la sentenza del 19 marzo 2019 del Tribunale Europeo che già’ aveva giudicato erronea ed annullato la decisione della Commissione Europea di ritenere “Aiuto di Stato” l’intervento predisposto nel 2014 dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per il salvataggio di Banca Tercas: la Corte di Giustizia ha ora definitivamente accertato un ‘errore di diritto” della precedente Commissione Europea sul caso Tercas.

​Il Presidente Patuelli rileva che la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato legittimo l’intervento del FITD su Tercas che fu solo il primo ad essere predisposto e bloccato dalla precedente Commissione Europea che cosi bloccò conseguentemente anche i seguenti interventi preventivi del FITD per i salvataggi delle “quattro banche”, a cominciare dalla Cassa di Risparmio di Ferrara spa che lo aveva anche approvato in Assemblea. 
Ora il Presidente Patuelli chiede che i risparmiatori e le banche concorrenti italiane vengano adeguatamente e tempestivamente risarcite per i gravi danni subiti per l’errore di diritto compiuto dalla precedente Commissione Europea.

Piano nazionale di ripresa e resilienza

(2 marzo 2021) Audizione del Direttore Generale dell’ABI Giovanni Sabatini presso le Commissioni riunite Bilancio e Politiche UE del Senato della Repubblica

​”Illustri Presidenti,vorrei innanzitutto ringraziarvi, anche a nome del Presidente Patuelli, per questo invito ad esprimere considerazioni in merito alla strategia nazionale per l’investimento delle risorse europee destinate alla ripresa e allo sviluppo dell’economia per uscire dalla crisi determinata dalla diffusione del virus COVID-19. Le banche fanno e faranno la loro parte e non faranno certamente mancare il loro supporto nel cammino di modernizzazione e sviluppo dell’Italia, così come sono state impegnate fin dal primo momento a fianco delle famiglie e delle imprese per affrontare la crisi. Affinché ciò sia possibile, occorre che la regolamentazione di vigilanza sulle banche, nel perseguire l’obiettivo della stabilità, tenga in conto costantemente l’obiettivo della crescita economica e non crei ostacoli al ruolo essenziale in questa fase svolto dal mondo bancario, cioè di sostegno a famiglie e imprese. Sotto questo profilo, tra i nuovi chiarimenti sulle moratorie pubblicati la scorsa settimana dall’Autorità Bancaria Europea, EBA, appare rilevante quello, fortemente auspicato da ABI, con il quale è stato precisato che in caso di proroga di una moratoria, disposta per legge o in base ad accordi collettivi, le banche debbono effettuare le valutazioni della onerosità delle proroghe, anche ai fini delle eventuali classificazioni della esposizione come deteriorata, conteggiando temporalmente il solo periodo oggetto di proroga, cioè solo il periodo non più coperto dalle linee guida dell’EBA. In questo modo si evita il rischio di riclassificare automaticamente come un prestito in default il prolungamento delle moratorie per legge, quale quello disposto in Italia con la legge di bilancio per il 2021. Allo stesso tempo occorre ampliare i parametri stabiliti dall’Autoritá Bancaria Europea (EBA) per consentire misure di agevolazione per i debitori (quali, ad esempio, l’allungamento dei piani di ammortamento), in caso di eventi eccezionali, senza che la concessione di tali agevolazioni faccia scattare la riclassificazione della posizione come ristrutturata.

L’Audizione