(22 febbraio 2021) Nel corso del 2020, anche in tempo di emergenza Covid-19, garantite cure a 31 bambini affetti da tumore agli occhi o retinoblastoma; visite a 8.448 pazienti, di cui 1.353 hanno ricevuto un’operazione chirurgica, impegnando 9 giornate di cliniche mobili e 15 visite nelle scuole con attrezzature per bambini ciechi.
È l’impegno congiunto della Fondazione Prosolidar e di Cbm (organizzazione umanitaria impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità evitabile e nell’inclusione delle persone con disabilità nel Sud del mondo e in Italia) presso il “Ruharo Eye Centre”, un ospedale situato a Mbarara, nella parte Sud-occidentale del Paese. Obiettivo generale della collaborazione è rafforzare i servizi di salute visiva offerti dall’ospedale, con particolare attenzione al trattamento del retinosblastoma. Nei Paesi in via di sviluppo come l’Uganda il 70% dei bambini colpiti da questo tumore non sopravvive. Diagnosi e intervento tempestivo sono quindi fondamentali per curarlo. “Da sempre – commenta Giancarlo Durante, Presidente della Fondazione Prosolidar – abbiamo dedicato grande attenzione all’infanzia e ai malati e il nostro impegno in tale direzione è molto cresciuto nel corso del tempo. Basti pensare che, nel 2019, abbiamo destinato quasi il 70% delle risorse a progetti destinati a bambini e ai malati e alle persone con disabilità”. In questo senso, le tipologie di progetti legati ai bambini spaziano in varie direzioni: dal sostegno alle mamme in carcere, per agevolare il più possibile forme di genitorialità, al supporto educativo in Paesi in via di sviluppo (realizzazione di scuole, pagamento delle rette scolastiche e degli educatori, ecc.). Ma anche in Italia, per prevenire la dispersione scolastica, favorire assistenza a bambini in condizioni di disagio o malattia (disabilità fisica, autismo, abusi, ecc.), supporto alle famiglie con bambini affetti da gravi malattie, a volte incurabili. La Fondazione Prosolidar www.fondazioneprosolidar.org, gestita da rappresentanti dell’ABI e delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore del credito, costituisce la prima ed unica esperienza, sia in Italia sia nel resto del mondo, di un organismo voluto dalle parti in un contratto nazionale, che finanzia, con il contributo delle Aziende e dei lavoratori del settore del credito, progetti di solidarietà.
(20 febbraio 2021) Parte il “Progetto AbitAzione”, attraverso un Protocollo d’intesa tra ABI e Associazioni dei consumatori, finalizzato all’approfondimento di aspetti riguardanti il mercato del credito immobiliare ai consumatori e alla promozione di iniziative condivise sulle tematiche dell’Accesso al credito, del Sostegno alle famiglie in difficoltà e del Rafforzamento della consapevolezza del consumatore.
L’iniziativa congiunta assume rilevante importanza nel contesto di incertezza dovuta al persistere dell’emergenza sanitaria che impone la massima attenzione sulla necessità di continuare a supportare le famiglie italiane nell’ambito del credito immobiliare.
Accesso al credito Verranno presentate proposte per migliorare l’accesso al credito quali:
il potenziamento delle disponibilità finanziarie del Fondo prima casa che al 31 dicembre 2020 ha consentito l’accesso ai mutui a 209.000 famiglie per un controvalore in termini di mutui ammessi alla garanzia del Fondo pari a oltre 23,5 mld di euro;
l’istituzione di specifici Fondi di garanzia (o di sezioni speciali del Fondo prima casa) per favorire investimenti nella ristrutturazione degli immobili già di proprietà;
ulteriori misure che possono favorire i finanziamenti/investimenti per la riqualificazione energetica e messa in sicurezza degli immobili, anche attraverso l’analisi delle riflessioni elaborate nell’ambito dello specifico “Tavolo Tecnico per favorire la riqualificazione degli immobili” al quale partecipano ABI e Consumatori.
Sostegno alle famiglie in difficoltà Il perdurare dell’emergenza epidemiologica impone una riflessione sulle iniziative volte a prevenire lo stato di insolvenza attraverso misure di sostegno al pagamento delle rate dei mutui garantiti da ipoteche su immobili per le famiglie in difficoltà. Per cui si propone di:
confermare, per ampliare la platea delle famiglie che possono ricorrere al Fondo, le misure in deroga alla ordinaria disciplina del Fondo Gasparrini riguardanti l’importo massimo dei mutui, la non necessità di presentare il reddito ISEE per ottenere l’accesso ai benefici del Fondo stesso, la possibilità di chiedere la sospensione del pagamento delle rate anche per i mutui che fruiscono della garanzia del Fondo prima casa, la possibilità di sospendere le rate anche per autonomi e professionisti che hanno registrato riduzioni del loro fatturato. Al 15 gennaio 2021 il Fondo ha sospeso oltre 200.000 mutui per un controvalore di quasi 20 mld di euro in termini di debito residuo;
valutare l’approfondimento di eventuali proposte (anche di natura legislativa) volte a perseguire la tutela del mutuatario insolvente e al contempo rendere più efficiente il recupero del credito.
Rafforzamento della consapevolezza del consumatore Anche alla luce della piena entrata in vigore delle normative europee in tema di default occorre ulteriormente aumentare le capacità del consumatore nel comprendere il prodotto di credito e/o servizio accessorio che intende sottoscrivere in termini di costi complessivi, rischi assunti (ad es. di credito e di mercato) e di coerenza rispetto alle proprie aspettative/esigenze. A tal fine, si ritiene importante:
favorire la conoscenza dei prodotti di credito e degli strumenti pubblici esistenti già a disposizione dei mutuatari;
realizzare congiuntamente strumenti informativi al consumatore al fine di favorire l’assunzione di decisioni maggiormente consapevoli attraverso, ad esempio lo sviluppo di iniziative quali attività di formazione dei rappresentanti delle Associazioni dei consumatori su alcune tematiche di interesse del credito immobiliare alle famiglie, la predisposizione di strumenti di educazione finanziaria da diffondere anche attraverso i canali web delle Parti nonché di altri soggetti interessati.
Le 17 Associazioni dei consumatori che hanno collaborato all’iniziativa sono ACU, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, U.Di.Con, UNC.
(20 febbraio 2021) Parte il “Progetto AbitAzione”, attraverso un Protocollo d’intesa tra ABI e Associazioni dei consumatori, finalizzato all’approfondimento di aspetti riguardanti il mercato del credito immobiliare ai consumatori e alla promozione di iniziative condivise sulle tematiche dell’Accesso al credito, del Sostegno alle famiglie in difficoltà e del Rafforzamento della consapevolezza del consumatore.
L’iniziativa congiunta assume rilevante importanza nel contesto di incertezza dovuta al persistere dell’emergenza sanitaria che impone la massima attenzione sulla necessità di continuare a supportare le famiglie italiane nell’ambito del credito immobiliare.
Accesso al credito Verranno presentate proposte per migliorare l’accesso al credito quali:
il potenziamento delle disponibilità finanziarie del Fondo prima casa che al 31 dicembre 2020 ha consentito l’accesso ai mutui a 209.000 famiglie per un controvalore in termini di mutui ammessi alla garanzia del Fondo pari a oltre 23,5 mld di euro;
l’istituzione di specifici Fondi di garanzia (o di sezioni speciali del Fondo prima casa) per favorire investimenti nella ristrutturazione degli immobili già di proprietà;
ulteriori misure che possono favorire i finanziamenti/investimenti per la riqualificazione energetica e messa in sicurezza degli immobili, anche attraverso l’analisi delle riflessioni elaborate nell’ambito dello specifico “Tavolo Tecnico per favorire la riqualificazione degli immobili” al quale partecipano ABI e Consumatori.
Sostegno alle famiglie in difficoltà Il perdurare dell’emergenza epidemiologica impone una riflessione sulle iniziative volte a prevenire lo stato di insolvenza attraverso misure di sostegno al pagamento delle rate dei mutui garantiti da ipoteche su immobili per le famiglie in difficoltà. Per cui si propone di:
confermare, per ampliare la platea delle famiglie che possono ricorrere al Fondo, le misure in deroga alla ordinaria disciplina del Fondo Gasparrini riguardanti l’importo massimo dei mutui, la non necessità di presentare il reddito ISEE per ottenere l’accesso ai benefici del Fondo stesso, la possibilità di chiedere la sospensione del pagamento delle rate anche per i mutui che fruiscono della garanzia del Fondo prima casa, la possibilità di sospendere le rate anche per autonomi e professionisti che hanno registrato riduzioni del loro fatturato. Al 15 gennaio 2021 il Fondo ha sospeso oltre 200.000 mutui per un controvalore di quasi 20 mld di euro in termini di debito residuo;
valutare l’approfondimento di eventuali proposte (anche di natura legislativa) volte a perseguire la tutela del mutuatario insolvente e al contempo rendere più efficiente il recupero del credito.
Rafforzamento della consapevolezza del consumatore Anche alla luce della piena entrata in vigore delle normative europee in tema di default occorre ulteriormente aumentare le capacità del consumatore nel comprendere il prodotto di credito e/o servizio accessorio che intende sottoscrivere in termini di costi complessivi, rischi assunti (ad es. di credito e di mercato) e di coerenza rispetto alle proprie aspettative/esigenze. A tal fine, si ritiene importante:
favorire la conoscenza dei prodotti di credito e degli strumenti pubblici esistenti già a disposizione dei mutuatari;
realizzare congiuntamente strumenti informativi al consumatore al fine di favorire l’assunzione di decisioni maggiormente consapevoli attraverso, ad esempio lo sviluppo di iniziative quali attività di formazione dei rappresentanti delle Associazioni dei consumatori su alcune tematiche di interesse del credito immobiliare alle famiglie, la predisposizione di strumenti di educazione finanziaria da diffondere anche attraverso i canali web delle Parti nonché di altri soggetti interessati.
Le 17 Associazioni dei consumatori che hanno collaborato all’iniziativa sono ACU, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, U.Di.Con, UNC.
(16 febbraio 2021) Position paper of the Italian Banking Association (ABI) and the German Banking Industry Committee (GBIC) on relevant European issues concerning the completion of the Banking Union, the Basel III finalisation, and NPLs
Descrizione
Versione Italiana
The Italian Banking Association (ABI) and the German Banking Industry Committee (GBIC) share the opinion that some regulatory measures) should be considered by the European institutions, in order to support the ability of the whole European banking sector to finance the real economy over the coming months and years, which will be vital to Europe’s economic recovery from the coronavirus pandemic.
(16 febbraio 2020) Rimodulare il percorso dell’Unione Bancaria, rifocalizzare il percorso regolamentare verso la finalizzazione di Basilea 3 in Europa e adeguare il trattamento dei crediti deteriorati alla luce dell’attuale scenario economico: queste le richieste dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e del Comitato dell’Industria Bancaria Tedesca (German Banking Industry Committee – Gbic), formulate in un documento con il quale si chiede alle Istituzioni europee di assumere importanti misure regolamentari di primo e secondo livello per contrastare gli effetti economici del Covid-19.
In una fase in cui l’economia è severamente impattata dalle conseguenze economiche del Covid-19, i mondi bancario italiano e tedesco hanno elaborato un pacchetto di proposte per mitigare il rischio di una riduzione, a breve e medio termine, della capacità del settore bancario europeo di finanziare l’economia reale. Le soluzioni individuate riguardano, in particolare, la gestione delle crisi delle banche direttamente sottoposte alla Vigilanza nazionale e il ruolo dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi, la ricerca di un approccio nella gestione dei crediti deteriorati che contrasti effetti prociclici e una più calibrata adozione della normativa a completamento del quadro regolamentare di Basilea 3.
“Le nuove regole della vigilanza europea – commenta Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana – sono state concepite prima della pandemia, in un contesto completamente diverso dall’attuale: è necessario continuare a insistere nelle sedi europee per correggere tali norme, valutando deroghe o sospensioni temporanee delle stesse, così da evitare automatismi indesiderati effetti prociclici.”
“Per sviluppare ulteriormente il quadro esistente dell’Unione bancaria, non è necessario creare un nuovo assetto istituzionale. Invece, il rafforzamento del ruolo dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi anche all’interno del secondo pilastro dell’Unione bancaria potrebbe portare vantaggi sostanziali”, osserva Karl-Peter Schackmann-Fallis, membro dell’Executive Board dell’Associazione tedesca delle Casse di risparmio, che attualmente presiede il Gbic.
ABI e Gbic rilevano che il quadro regolamentare in materia di gestione delle crisi bancarie dovrebbe tenere conto del principio di proporzionalità e deve essere in linea con il principio di sussidiarietà. In analogia a quanto previsto per il meccanismo di vigilanza unico, anche la gestione delle crisi bancarie può essere sviluppata su due livelli: per le banche assoggettabili a risoluzione interverrà l’autorità di risoluzione europea, per le banche dei territori opererà l’autorità di risoluzione nazionale sulla base di regole omogenee. In tale contesto un quadro armonizzato mirato per l’insolvenza delle banche europee, con un ruolo rafforzato per gli schemi nazionali di garanzia dei depositi, produrrebbe vantaggi, rafforzando l’Unione Bancaria senza modificare l’impostazione istituzionale.
Per quanto riguarda il recepimento delle regole di Basilea3+, ABI e Gbic ritengono che il contesto attuale richieda una sospensione temporanea del processo legislativo atto a recepire le nuove norme da parte dell’Unione Europea, almeno sino a quando l’impatto della crisi sanitaria sull’economia reale e sul settore finanziario non verrà identificato con chiarezza. L’obiettivo è duplice: evitare reazioni negative sui mercati dei capitali e scongiurare il rischio che una affrettata attuazione della riforma di Basilea 3 comporti una restrizione dei crediti a imprese e famiglie, ostacolando così la ripresa dell’economia europea.
ABI e Gbic rilevano che l’attuale trattamento normativo delle esposizioni deteriorate è stato messo a punto in circostanze completamente diverse e andrebbe, pertanto, rivisitato e adeguato alla luce dell’emergenza pandemica. Tra le richieste contenute nel capitolo dedicato agli Npl vi è il congelamento temporaneo del calendario sugli accantonamenti sui crediti erogati dal 26 aprile 2019 e delle aspettative di vigilanza. Nel dettaglio, la proposta è di congelare per un periodo di 24 mesi il calendario degli accantonamenti, onde evitare conseguenze indesiderate ed effetti prociclici.
Inoltre, per gli operatori che acquistano crediti deteriorati, le scadenze previste dalla “Npl backstop Regulation” dovrebbero iniziare solo dalla data di acquisizione della posizione deteriorata. Non è ragionevole che la valutazione richiesta all’acquirente sia legata al momento in cui l’esposizione è stata detenuta dalla banca d’origine, poiché è probabile che la procedura di recupero venga rivista dall’acquirente a seguito dell’acquisizione.
(16 febbraio 2020) Rimodulare il percorso dell’Unione Bancaria, rifocalizzare il percorso regolamentare verso la finalizzazione di Basilea 3 in Europa e adeguare il trattamento dei crediti deteriorati alla luce dell’attuale scenario economico: queste le richieste dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e del Comitato dell’Industria Bancaria Tedesca (German Banking Industry Committee – Gbic), formulate in un documento con il quale si chiede alle Istituzioni europee di assumere importanti misure regolamentari di primo e secondo livello per contrastare gli effetti economici del Covid-19.
In una fase in cui l’economia è severamente impattata dalle conseguenze economiche del Covid-19, i mondi bancario italiano e tedesco hanno elaborato un pacchetto di proposte per mitigare il rischio di una riduzione, a breve e medio termine, della capacità del settore bancario europeo di finanziare l’economia reale. Le soluzioni individuate riguardano, in particolare, la gestione delle crisi delle banche direttamente sottoposte alla Vigilanza nazionale e il ruolo dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi, la ricerca di un approccio nella gestione dei crediti deteriorati che contrasti effetti prociclici e una più calibrata adozione della normativa a completamento del quadro regolamentare di Basilea 3.
“Le nuove regole della vigilanza europea – commenta Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana – sono state concepite prima della pandemia, in un contesto completamente diverso dall’attuale: è necessario continuare a insistere nelle sedi europee per correggere tali norme, valutando deroghe o sospensioni temporanee delle stesse, così da evitare automatismi indesiderati effetti prociclici.”
“Per sviluppare ulteriormente il quadro esistente dell’Unione bancaria, non è necessario creare un nuovo assetto istituzionale. Invece, il rafforzamento del ruolo dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi anche all’interno del secondo pilastro dell’Unione bancaria potrebbe portare vantaggi sostanziali”, osserva Karl-Peter Schackmann-Fallis, membro dell’Executive Board dell’Associazione tedesca delle Casse di risparmio, che attualmente presiede il Gbic.
ABI e Gbic rilevano che il quadro regolamentare in materia di gestione delle crisi bancarie dovrebbe tenere conto del principio di proporzionalità e deve essere in linea con il principio di sussidiarietà. In analogia a quanto previsto per il meccanismo di vigilanza unico, anche la gestione delle crisi bancarie può essere sviluppata su due livelli: per le banche assoggettabili a risoluzione interverrà l’autorità di risoluzione europea, per le banche dei territori opererà l’autorità di risoluzione nazionale sulla base di regole omogenee. In tale contesto un quadro armonizzato mirato per l’insolvenza delle banche europee, con un ruolo rafforzato per gli schemi nazionali di garanzia dei depositi, produrrebbe vantaggi, rafforzando l’Unione Bancaria senza modificare l’impostazione istituzionale.
Per quanto riguarda il recepimento delle regole di Basilea3+, ABI e Gbic ritengono che il contesto attuale richieda una sospensione temporanea del processo legislativo atto a recepire le nuove norme da parte dell’Unione Europea, almeno sino a quando l’impatto della crisi sanitaria sull’economia reale e sul settore finanziario non verrà identificato con chiarezza. L’obiettivo è duplice: evitare reazioni negative sui mercati dei capitali e scongiurare il rischio che una affrettata attuazione della riforma di Basilea 3 comporti una restrizione dei crediti a imprese e famiglie, ostacolando così la ripresa dell’economia europea.
ABI e Gbic rilevano che l’attuale trattamento normativo delle esposizioni deteriorate è stato messo a punto in circostanze completamente diverse e andrebbe, pertanto, rivisitato e adeguato alla luce dell’emergenza pandemica. Tra le richieste contenute nel capitolo dedicato agli Npl vi è il congelamento temporaneo del calendario sugli accantonamenti sui crediti erogati dal 26 aprile 2019 e delle aspettative di vigilanza. Nel dettaglio, la proposta è di congelare per un periodo di 24 mesi il calendario degli accantonamenti, onde evitare conseguenze indesiderate ed effetti prociclici.
Inoltre, per gli operatori che acquistano crediti deteriorati, le scadenze previste dalla “Npl backstop Regulation” dovrebbero iniziare solo dalla data di acquisizione della posizione deteriorata. Non è ragionevole che la valutazione richiesta all’acquirente sia legata al momento in cui l’esposizione è stata detenuta dalla banca d’origine, poiché è probabile che la procedura di recupero venga rivista dall’acquirente a seguito dell’acquisizione
La campagna di informazione e sensibilizzazione sulla sicurezza informatica“I NAVIGATI – INFORMATI E SICURI” è una campagna di informazione e sensibilizzazione sulla sicurezza informatica che si rivolge al pubblico dei clienti del settore bancario, finanziario e assicurativo e, più in generale, a tutti gli utenti che navigano su internet per acquistare online prodotti e servizi.
Si tratta di una campagna integrata che parte proprio in questi giorni e comprende: spot radiofonici e televisivi, spazi sui principali canali web e social, pagine sui quotidiani nazionali e locali, materiali per filiali e agenzie, una miniserie di otto puntate dedicate alle minacce informatiche più frequenti e un sito internet creato ad hoc per l’iniziativa (www.inavigati.it) e ricco di materiale informativo, interviste, video, etc.
L’obiettivo della campagna La campagna nasce con l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza dei clienti e di sensibilizzarli ad un uso “informato e sicuro” dei canali e degli strumenti digitali.
Obiettivi più specifici sono:
innalzare il livello di attenzione dell’opinione pubblica e dei media sui temi della sicurezza informatica;
informare i clienti su come usare il web in modo sicuro, anche attraverso una serie di semplici consigli da seguire;
aumentare il livello di consapevolezza dei clienti sui comportamenti virtuosi da adottare per ridurre il rischio di attacchi informatici e frodi online, ribadendo l’estrema sicurezza e i vantaggi di comodità e velocità dei canali e degli strumenti digitali.
I promotori della campagna La campagna è promossa dal CERTFin, l’iniziativa cooperativa pubblico-privata finalizzata a innalzare la capacità di gestione della sicurezza e della resilienza informatica degli operatori e del settore finanziario italiano attraverso il supporto operativo e strategico alle attività di prevenzione, preparazione e risposta agli eventuali attacchi informatici. Alla campagna partecipano: Banca d’Italia, Ivass, ABI, Banca Mediolanum, Banca Popolare del Lazio, Banca Sella, BPER Banca, Gruppo Cassa Centrale, Cassa di Ravenna, Credem, Generali, Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, ING, Intesa Sanpaolo, UniCredit. Il contesto di riferimento della campagna Secondo i più recenti dati disponibili, contenuti nel decimo Rapporto annuale di ABI Lab, le famiglie italiane che scelgono di utilizzare i canali digitali per fare pagamenti, operazioni e investimenti, soprattutto via Mobile e Home Banking grazie alle applicazioni messe a punto per smartphone, tablet e altri dispositivi, sono in continua crescita. Nel 2020 i clienti attivi su Mobile Banking sono aumentati del 15%, le operazioni dispositive fatte su questo canale sono più che raddoppiate (+56%) e, tra queste, i bonifici e i giroconti sono cresciuti del 72%.
In questo contesto è cresciuto anche l’impegno del settore bancario e finanziario per la sicurezza informatica, per la prevenzione e il contrasto degli attacchi e per la protezione dei clienti dalle frodi online. Nel 2020 gli investimenti delle banche in ICT hanno superato i 4,5 miliardi di euro.
“I Navigati – Informati e Sicuri” Protagonista della campagna, che è stata curata dall’agenzia GMG + Creative Production Agency e sarà on air fino alla fine dell’anno, è la famiglia “Navigati”. I componenti di questa famiglia sono “esperti in sicurezza informatica” perché si sono informati e hanno imparato i comportamenti virtuosi da adottare per districarsi tra le possibili insidie del web, riducendo il rischio di attacchi e frodi online. Grazie all’informazione, quindi, anche il web diventa un luogo familiare e protetto in cui si può navigare sicuri. Attraverso le storie dei diversi componenti della famiglia la campagna racconta i temi della sicurezza informatica con un tono di voce leggero, ironico, chiaro e diretto.
La declinazione della campagna Lo spot TV Lo spot televisivo, della durata di 30’’, presenta un concept originale, fatto di contrasti ed elementi che corrono a diverse velocità per catturare subito l’attenzione dello spettatore. I Navigati al gran completo e con il proprio dispositivo elettronico in mano si scambiano sorrisi mentre la voce fuoricampo introduce il tema delle possibili “insidie del meraviglioso mondo del web”, Di fronte a tali rischi, però, i Navigati rispondono prontamente che “per essere al sicuro online è importante informarsi”.
La Web serie Per informare gli utenti del web sulle minacce informatiche, in modo semplice, ironico e divertente, è stata realizzata anche una miniserie di otto puntate. In ogni puntata, una scena di vita quotidiana che ha per protagonista un membro della famiglia Navigati diventa l’occasione per mettere a fuoco una delle minacce più frequenti: Smishing, Social network, Social engineering, Sim swap, Acquisti online, Money muling, Download pericolosi, Ghost broking.
(13 febbraio 2021) Fornire una valutazione di fattibilità sull’ampliamento volontario ai prodotti bancari creditizi dell’applicabilità della tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili e promuovere il dibattito in materia: questo l’obiettivo del progetto avviato dalla Federazione Bancaria Europea in collaborazione con UNEP FI, partnership tra United Nations Environment Programme e il mondo della finanza globale, e che ha visto coinvolta anche l’Associazione Bancaria Italiana.
I risultati del lavoro sinora condotto sono illustrati in un rapporto recentemente diffuso (link: https://www.ebf.eu/wp-content/uploads/2021/01/Testing-the-application-of-the-EU-Taxonomy-to-core-banking-products-EBF-UNEPFI-report-January-2021.pdf) e in cui sono analizzate le principali implicazioni di un’applicazione volontaria della tassonomia ai prodotti bancari creditizi. Il documento è il frutto dell’attività di un gruppo di lavoro cui hanno preso parte 26 banche europee e otto associazioni bancarie nazionali, inclusa l’Associazione Bancaria Italiana. Hanno inoltre partecipato, in qualità di osservatori, rappresentanti dell’Eba, della Commissione Europea, della Bei, del Fei (Fondo Europeo per gli investimenti), dell’Efrag (European Financial Reporting Advisory Group) e dell’iniziativa “Principles for Responsible Investment”. Tra gennaio e agosto 2020 il gruppo di lavoro ha testato, con riferimento ai prodotti creditizi, l’applicazione volontaria della tassonomia Ue a oltre 40 tipologie di transazioni o rapporti in essere con la clientela, abbracciando una vasta categoria di macro-settori e attività economiche e un insieme rappresentativo di clientela, aree geografiche e prodotti e servizi bancari (ad esempio prestiti al dettaglio per l’efficientamento energetico di abitazioni e per veicoli elettrici; prestiti corporate per l’efficientamento energetico di edifici commerciali; prestiti a imprese, incluse le Pmi, finalizzati ad attività/progetti sostenibili dal punto di vista ambientale). La sperimentazione ha dunque teso a valutare in che misura e secondo quali modalità la tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili, che già si applica necessariamente ad alcuni prodotti e servizi finanziari, possa eventualmente venir applicata volontariamente alla valutazione di sostenibilità di portafogli/prodotti bancari non previsti dal Regolamento e per i quali la tassonomia potrebbe diventare comunque uno standard di riferimento (ad esempio ai fini della Dichiarazione Non Finanziaria/Rendicontazione di Sostenibilità ovvero in relazione ad eventuali richieste di secondo pilastro in ambito Vigilanza prudenziale) . Il rapporto delinea iter e princìpi concreti per l’applicazione pratica della tassonomia europea per l’identificazione delle attività economiche ambientalmente sostenibili nell’ambito delle attività bancarie analizzate e rivolge, in particolare, otto raccomandazioni a legislatori e regolatori, enti di certificazione e alle stesse banche. Tre di esse rivestono particolare rilevanza: le prime due, indirizzate a legislatori e regolatori, invitano a valutare attentamente le specificità dei prodotti e servizi bancari analizzati per cui la piena applicazione della tassonomia Ue può essere limitata e ad agevolare la raccolta e la gestione dei dati attraverso lo sviluppo di strumenti per facilitare l’applicazione della tassonomia Ue; l’ottava raccomandazione è volta a suggerire l’elaborazione di linee guida condivise di settore per l’implementazione e l’applicazione della tassonomia ai prodotti bancari principali. Al di là delle analisi di fattibilità sull’applicazione anche ai prodotti creditizi, che formalmente non sono citati nel Regolamento comunitario, dall’utilizzo della tassonomia ‘verde’ da parte delle banche – già adottata per alcuni prodotti finanziari – possono derivare una serie di positive ricadute: una tendenziale convergenza delle tassonomie delle rispettive banche, così da favorire una migliore comparabilità dei prodotti bancari per gli investitori; un ampliamento della gamma di prodotti ‘green’ a disposizione degli investitori; una migliore capacità delle banche di soddisfare le preferenze della propria clientela verso prodotti sostenibili; una migliore capacità di mappare le esposizioni, anche in vista di eventuali incentivi mirati; non ultime, positive ricadute reputazionali grazie a una più trasparente e univoca comunicazione sulle iniziative positive sotto il profilo dell’impatto ambientale. Al contempo, fra i temi di attenzione vi è la necessità che le imprese, anche le Pmi, si organizzino per fornire indicazioni sul proprio profilo di sostenibilità e di allineamento con la tassonomia Ue per la finanza sostenibile, che dovrebbe sempre più rappresentare il perno anche delle politiche Comunitarie e nazionali a sostegno della transizione verso una economia più sostenibile.
(13 febbraio 2021) Fornire una valutazione di fattibilità sull’ampliamento volontario ai prodotti bancari creditizi dell’applicabilità della tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili e promuovere il dibattito in materia: questo l’obiettivo del progetto avviato dalla Federazione Bancaria Europea in collaborazione con UNEP FI, partnership tra United Nations Environment Programme e il mondo della finanza globale, e che ha visto coinvolta anche l’Associazione Bancaria Italiana.
I risultati del lavoro sinora condotto sono illustrati in un rapporto recentemente diffuso (link: https://www.ebf.eu/wp-content/uploads/2021/01/Testing-the-application-of-the-EU-Taxonomy-to-core-banking-products-EBF-UNEPFI-report-January-2021.pdf) e in cui sono analizzate le principali implicazioni di un’applicazione volontaria della tassonomia ai prodotti bancari creditizi. Il documento è il frutto dell’attività di un gruppo di lavoro cui hanno preso parte 26 banche europee e otto associazioni bancarie nazionali, inclusa l’Associazione Bancaria Italiana. Hanno inoltre partecipato, in qualità di osservatori, rappresentanti dell’Eba, della Commissione Europea, della Bei, del Fei (Fondo Europeo per gli investimenti), dell’Efrag (European Financial Reporting Advisory Group) e dell’iniziativa “Principles for Responsible Investment”. Tra gennaio e agosto 2020 il gruppo di lavoro ha testato, con riferimento ai prodotti creditizi, l’applicazione volontaria della tassonomia Ue a oltre 40 tipologie di transazioni o rapporti in essere con la clientela, abbracciando una vasta categoria di macro-settori e attività economiche e un insieme rappresentativo di clientela, aree geografiche e prodotti e servizi bancari (ad esempio prestiti al dettaglio per l’efficientamento energetico di abitazioni e per veicoli elettrici; prestiti corporate per l’efficientamento energetico di edifici commerciali; prestiti a imprese, incluse le Pmi, finalizzati ad attività/progetti sostenibili dal punto di vista ambientale). La sperimentazione ha dunque teso a valutare in che misura e secondo quali modalità la tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili, che già si applica necessariamente ad alcuni prodotti e servizi finanziari, possa eventualmente venir applicata volontariamente alla valutazione di sostenibilità di portafogli/prodotti bancari non previsti dal Regolamento e per i quali la tassonomia potrebbe diventare comunque uno standard di riferimento (ad esempio ai fini della Dichiarazione Non Finanziaria/Rendicontazione di Sostenibilità ovvero in relazione ad eventuali richieste di secondo pilastro in ambito Vigilanza prudenziale) . Il rapporto delinea iter e princìpi concreti per l’applicazione pratica della tassonomia europea per l’identificazione delle attività economiche ambientalmente sostenibili nell’ambito delle attività bancarie analizzate e rivolge, in particolare, otto raccomandazioni a legislatori e regolatori, enti di certificazione e alle stesse banche. Tre di esse rivestono particolare rilevanza: le prime due, indirizzate a legislatori e regolatori, invitano a valutare attentamente le specificità dei prodotti e servizi bancari analizzati per cui la piena applicazione della tassonomia Ue può essere limitata e ad agevolare la raccolta e la gestione dei dati attraverso lo sviluppo di strumenti per facilitare l’applicazione della tassonomia Ue; l’ottava raccomandazione è volta a suggerire l’elaborazione di linee guida condivise di settore per l’implementazione e l’applicazione della tassonomia ai prodotti bancari principali. Al di là delle analisi di fattibilità sull’applicazione anche ai prodotti creditizi, che formalmente non sono citati nel Regolamento comunitario, dall’utilizzo della tassonomia ‘verde’ da parte delle banche – già adottata per alcuni prodotti finanziari – possono derivare una serie di positive ricadute: una tendenziale convergenza delle tassonomie delle rispettive banche, così da favorire una migliore comparabilità dei prodotti bancari per gli investitori; un ampliamento della gamma di prodotti ‘green’ a disposizione degli investitori; una migliore capacità delle banche di soddisfare le preferenze della propria clientela verso prodotti sostenibili; una migliore capacità di mappare le esposizioni, anche in vista di eventuali incentivi mirati; non ultime, positive ricadute reputazionali grazie a una più trasparente e univoca comunicazione sulle iniziative positive sotto il profilo dell’impatto ambientale. Al contempo, fra i temi di attenzione vi è la necessità che le imprese, anche le Pmi, si organizzino per fornire indicazioni sul proprio profilo di sostenibilità e di allineamento con la tassonomia Ue per la finanza sostenibile, che dovrebbe sempre più rappresentare il perno anche delle politiche Comunitarie e nazionali a sostegno della transizione verso una economia più sostenibile.
(10 febbraio 2021) Credito e liquidità per famiglie e imprese: oltre 2,7 milioni di domande di moratoria su prestiti per circa 300 miliardi; oltre 136 miliardi di euro il valore domande al Fondo di Garanzia per le PMI; a 21,2 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti da SACE.
Le domande di adesione alle moratorie su prestiti sono oltre 2,7 milioni, per un valore di circa 300 miliardi, e arrivano a quota 136,8 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. I finanziamenti concessi attraverso Garanzia Italia arrivano a 21,2 miliardi, per un totale di 1.498 operazioni, di cui 1.491 semplificate e 7 ordinarie. Sono questi i principali risultati della rilevazione effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e SACE . La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 29 gennaio sono pervenute oltre 2,7 milioni di domande o comunicazioni di moratoria, su prestiti per circa 300 miliardi . Si stima che, in termini di importi, circa il 95% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 4% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame. L’importo delle moratorie in essere differisce da quello delle moratorie finora approvate per vari motivi, tra cui il venire a scadenza di una parte di moratorie. Le evidenze raccolte dalla Banca d’Italia mostrano che circa i due terzi degli importi delle moratorie richieste e approvate dalle banche da marzo 2020 sono ancora in essere. Tale percentuale è più elevata per le moratorie di legge rispetto a quelle promosse dagli intermediari o loro associazioni (80 e 49 per cento, rispettivamente). Più in dettaglio, le domande provenienti da società non finanziarie rappresentano il 43% del totale, a fronte di prestiti per 190 miliardi. Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (quasi 1,3 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 153 miliardi. Le 60 mila adesioni alla moratoria promossa dall’ABI hanno riguardato oltre 17 miliardi di finanziamenti alle imprese. Le domande delle famiglie hanno riguardato prestiti per 96 miliardi di euro. Le banche hanno ricevuto oltre 200 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio pari a circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto 574 mila adesioni, per circa 27 miliardi di prestiti. Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari ai sensi dell’art. 13 del DL Liquidità (Fondo di Garanzia per le PMI) abbiano continuato a crescere nella seconda metà di gennaio, a 1,57 milioni, per un importo di finanziamenti di oltre 130 miliardi. La percentuale di prestiti erogati è in ulteriore crescita. In particolare, al 29 gennaio è stato erogato circa il 94% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo (art. 13, lettera m)). Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 1.703.969 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 al 9 febbraio 2021 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 136,8 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 1.696.376 pari ad un importo di circa 136,0 miliardi di euro. Di queste, 1.081.476 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di circa 21,1 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore e 250.190 garanzie per moratorie di cui all’art. 56 del DL Cura Italia per un importo finanziato di circa 5,3 Mld. Al 10 febbraio sono state accolte 1.692.379 operazioni, di cui 1.684.989 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’. Salgono a circa 21,2 miliardi di euro, per un totale di 1.498 operazioni, i volumi complessivi dei prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 8,6 miliardi di euro riguardano le prime sette operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 12,6 miliardi di euro circa i volumi complessivi dei prestiti garantiti in procedura semplificata, a fronte di 1.491 richieste di Garanzia gestite ed emesse tutte entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche, istituti finanziari e società di factoring e leasing.