Task force liquidità: moratoria crediti a 297 mld

​(5 agosto 2020) Si confermano su volumi elevati, e sostanzialmente stabili a 2,7 milioni per un valore di circa 297 miliardi, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti e superano quota 65 miliardi di euro le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI

​Attraverso ‘Garanzia Italia’ di Sace sono state concesse garanzie per 11,6 miliardi di euro, su 364 richieste ricevute.
Sono questi i principali risultati della rilevazione settimanale effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace .
La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 24 luglio sono pervenute poco più di 2,7 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per 297 miliardi. Si può stimare che, in termini di importi, circa il 93% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 3% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.
Più in dettaglio, il 44% delle domande provengono da società non finanziarie (a fronte di prestiti per 195 miliardi). Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (oltre 1,2 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per oltre 158 miliardi, mentre le adesioni alla moratoria promossa dall’ABI (50 mila) hanno riguardato oltre 12 miliardi di finanziamenti alle PMI.
Le domande delle famiglie  riguardano prestiti per circa 93 miliardi di euro. Le banche hanno ricevuto circa 203 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto quasi 456 mila adesioni, per circa 19 miliardi di prestiti.
Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere nella settimana dal 17 al 24 luglio, fino a 1,11 milioni, per un importo di finanziamenti di quasi 82 miliardi. I prestiti erogati sono aumentati in modo ancora più rapido: al 24 luglio è stato erogato quasi l’87% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo. La percentuale di prestiti erogati risulta in ulteriore crescita rispetto alla fine della settimana precedente, sia in termini di numeri di richieste sia in termini di importi.
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 943.839 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo al 4 agosto 2020 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 65,1 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 939.137, pari ad un importo di circa 64,5 miliardi di euro. Di queste, oltre 800.617 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di circa 15,9 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore. Al 5 agosto sono state accolte 930.011 operazioni, di cui 925.564 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.
Salgono a circa 11,6 miliardi di euro, per un totale di 364 operazioni, i volumi complessivi delle garanzie nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 6,7 miliardi di euro riguardano le prime tre operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 4,9 miliardi di euro circa i volumi complessivi garantiti in procedura semplificata, a fronte di 361 richieste di Garanzia gestite ed emesse entro 48 dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche, istituzioni finanziarie e società di factoring e leasing.

Il Dg ABI al Governo: prorogare moratoria crediti di 12 mesi

​(5 agosto 2020) Il Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, ha inviato oggi una lettera al Ministro Gualtieri, anche a nome del Presidente Antonio Patuelli, auspicando la tempestiva proroga per almeno 12 mesi delle misure di moratoria previste dal DL Cura Italia a favore delle piccole e medie imprese al fine di agevolare la ripresa delle attività economiche in un contesto che mostra ancora difficoltà nel riavviare un sostenuto ciclo espansivo.  

​Il Direttore Sabatini ha dichiarato: << La necessità di prolungare significativamente le moratorie è anche connessa al fatto di usufruire di quanto previsto dalle linee guida dell’Autorità Bancaria Europea di aprile 2020, che escludono la riclassificazione nella categoria “esposizioni oggetto di misure di tolleranza”  delle posizioni che usufruiscono di moratoria se la richiesta o la proroga della stessa avviene prima del 30 settembre 2020 e in considerazione del fatto che  dal primo gennaio entreranno in vigore le nuove regole di definizione del default che modificano i criteri per la classificazione a “credito deteriorato” dei finanziamenti, che aumenteranno significativamente  la possibilità di riclassificazione delle esposizioni a “crediti deteriorati” proprio di imprese economicamente sane che tuttavia abbiano temporanee difficoltà finanziarie nel rispettare le scadenze di rimborso del prestito.>>

ABI, accordo con Cna su bonus vacanze

​(4 agosto 2020) ABI e CNA hanno stipulato un Protocollo di intesa in materia di “Bonus vacanze” per favorire l’efficientamento dei processi di gestione del credito fiscale e quindi facilitare l’operatività e la diffusione di questo strumento.

​Il decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 ha previsto un bonus, il “tax credit/bonus vacanze”. I nuclei familiari con in reddito ISEE fino a 40.000 euro possono richiedere e usufruire del bonus, nella forma del credito, a decorrere dal 1° luglio 2020. Tale bonus pari a un massimo di 500 euro per nucleo familiare è usufruibile per l’80% come sconto sul corrispettivo dovuto al fornitore del servizio, il restante 20% come detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi della famiglia.  Lo sconto dell’80% sarà rimborsato al fornitore del servizio sotto forma di credito di imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, con facoltà, in alternativa, di cessione a terzi, anche a banche o intermediari finanziari.
L’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento attuativo del “Bonus vacanze” che disciplina le modalità per l’utilizzo del credito d’imposta da parte dell’impresa turistico-ricettiva e l’eventuale cessione del credito, anche alle banche.
Con il protocollo, ABI e CNA, oltre a promuovere una corretta e completa informazione, intendono favorire iniziative e accordi volti all’efficientamento dei processi in particolare per quanto riguarda la cessione dei crediti e la rapida messa a disposizione di liquidità per le imprese.

Al via Garanzia Italia per i prestiti obbligazionari

​(3 agosto 2020) Definite con ABI (Associazione Bancaria Italiana) e Aifi (Associazione del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), le modalità operative e i termini di rilascio attraverso il portale online di SACE “Garanzia Italia”

​SACE, ABI (Associazione Bancaria Italiana) e Aifi (Associazione del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) annunciano l’avvio dell’operatività anche per i titoli di debito di “Garanzia Italia”, lo strumento previsto dal Decreto Legge “Liquidità” n. 23/2020 per sostenere, attraverso la garanzia di SACE e la controgaranzia dello Stato, la continuità operativa e la ripartenza delle attività economiche e d’impresa danneggiate dall’emergenza Covid-19.
Le operazioni di questo tipo si sono infatti affiancate, insieme a quelle di factoring e leasing, a quelle di finanziamento previste dal Decreto tra gli interventi a sostegno della liquidità delle imprese che possono beneficiare delle garanzie di Stato.
SACE, anche a seguito del confronto con le due Associazioni, ha pertanto definito i termini e le condizioni che disciplinano il rilascio delle garanzie da parte di SACE a beneficio dei sottoscrittori di prestiti obbligazionari emessi da società italiane, strutturate per il tramite di banche, fondi di debito e istituzioni finanziarie, e che abbiano ricevuto un rating minimo pari a BB-.
In base alle disposizioni, i prestiti obbligazionari dovranno essere destinati a sostenere attività in Italia, tra cui capitale circolante e investimenti. L’emissione obbligazionaria, da sottoscriversi per intero, dovrà avere una durata non superiore a 6 anni, con la possibilità per le imprese beneficiarie di avvalersi di un preammortamento di durata fino a 36 mesi.
Il rilascio delle garanzie avverrà online attraverso il portale dedicato “Garanzia Italia” sviluppato da SACE, dove le banche e le istituzioni finanziarie interessate – una volta ultimata la propria istruttoria sulla richiesta di organizzazione dell’emissione obbligazionaria – potranno inserire le proprie domande e ottenere le relative garanzie, controgarantite dallo Stato, in tempi brevissimi.
Il portale online di SACE è stato pensato come un percorso digitale, semplice e veloce, in grado di ricevere e gestire richieste, effettuando i controlli di conformità sui documenti in maniera automatizzata. Tutto ciò con l’obiettivo di fornire alle imprese nel minor tempo possibile la liquidità necessaria a fronteggiare l’emergenza Covid-19.
Oltre al portale “Garanzia Italia” dedicato alle banche e agli intermediari finanziari, sul sito www.sacesimest.it/garanziaitalia  sono disponibili tutte le principali informazioni sullo strumento.
SACE e le due associazioni, anche alla luce della futura operatività, continueranno ad adoperarsi per rendere lo strumento di garanzia dei titoli di debito ancora più efficiente e massimizzare i suoi vantaggi per le imprese ed il mercato dei capitali.

 

ABI diffonde il VI Rapporto sui Mercati Bancari Europei

​(1 agosto 2020) Il Rapporto esamina i mercati bancari europei sotto il profilo patrimoniale, reddituale, di produttività e di efficienza attraverso l’analisi dei dati dei bilanci consolidati relativi ad un campione di 112 gruppi bancari (pari a circa il 75% del mercato europeo) tra il 2006 e il 2019.

​I dati evidenziano che nel 2019 è proseguito il processo di miglioramento della qualità dell’attivo dei gruppi bancari europei, in un contesto di rafforzamento della loro dotazione patrimoniale. Tuttavia, i risultati economici sono in lieve calo rispetto al 2018 e restano da ormai più di un decennio sotto i livelli toccati prima dell’avvio della crisi finanziaria del 2008/2009. 
Prosegue il processo di miglioramento della qualità dell’attivo, grazie non solo alla prosecuzione delle operazioni di dismissione degli asset improduttivi ma anche al rafforzamento, in atto ormai da alcuni anni, della capacità delle imprese di rimborsare i propri debiti. Ciò favorisce una contrazione dei flussi di nuovi crediti deteriorati, che restano sui livelli minimi storici. In dettaglio, a fine 2019 l’ammontare di crediti deteriorati (NPL) al netto delle perdite di valore già computate nei bilanci bancari espresso in percentuale del totale dei crediti (NPL ratio netto) era pari all’1,5% per il totale dei gruppi europei, in forte calo rispetto al 3,8% di fine 2014. Si tratta di una dinamica comune a tutti i principali Paesi, che risulta però particolarmente marcata in Italia, dove l’NPL ratio netto è sceso dal 10,4% di fine 2014 al 3,2% di fine 2019.

Lato redditività, l’analisi mostra che la quota delle banche che hanno chiuso in perdita l’esercizio 2019 è pari al 10%; un valore stabile sui bassi livelli già raggiunti nel 2018 e in linea con i livelli fisiologici pre-crisi del 2008/2009. Si tratta, dunque, di una quota ben lontana dal picco del 30% toccato nel 2012. Il rendimento sul capitale investito (Return On Equity – ROE), in media, si colloca, infatti, intorno al 5,8% in Europa, in calo di 7 decimi di punto rispetto al 2018. La flessione è prevalentemente ascrivibile alla riduzione dei ricavi e all’aumento delle rettifiche, a fronte di una lieve riduzione dei costi operativi complessivi.  Resta modesto il numero di grandi banche europee in grado di produrre livelli di performance in linea con il rendimento medio richiesto dal mercato.
La redditività delle banche operanti in Italia si conferma, come già nel 2018, su livelli analoghi a quelli riscontrati negli altri mercati europei, sebbene le sue determinanti nell’ultimo anno presentino sviluppi differenti rispetto alla media. In particolare, in controtendenza col dato medio europeo, uno dei principali tratti distintivi dei risultati di bilancio delle banche italiane è stata la riduzione delle rettifiche sui crediti, sia in termini assoluti sia in percentuale del patrimonio. Ciò riflette, da un lato, la prosecuzione anche nel 2019 degli interventi di riduzione del rischio in corso ormai da tempo in Italia, che si concretizza in particolare tramite la cessione di sofferenze e altri crediti deteriorati, e, da un altro lato, le rilevanti svalutazioni già effettuate negli anni passati. I gruppi italiani si confermano, infatti, anche nel 2019 tra quelli con i più elevati livelli delle coperture sui crediti deteriorati. Tuttavia, la sfavorevole dinamica del margine di interesse e delle commissioni nette – che pur aumentando in termini di volumi calano in termini di incidenza sul capitale – ha annullato gli effetti positivi della riduzione delle rettifiche e dei costi operativi, ostacolando la crescita della redditività della gestione rispetto allo scorso esercizio.
Nel complesso, le tendenze del 2019 e della prima parte del 2020 mostrano un rallentamento delle performance dei gruppi bancari europei e italiani, in un contesto in cui però le banche si presentano più solide che in passato sotto il profilo della dotazione patrimoniale e della qualità degli attivi. In prospettiva, le principali incertezze derivano da fattori esogeni al mondo delle banche, connessi all’incerta evoluzione dell’emergenza sanitaria, sia in termini di durata sia di intensità, e alle relative conseguenze sull’economia.
Appare comunque elevata la capacità del settore di assorbire gli eventuali effetti negativi dell’emergenza in corso, anche in virtù dei miglioramenti intercorsi negli ultimi anni sia dal lato della domanda sia dell’offerta di credito, che di fatto tendono a ridurre la sensibilità del rischio di credito alle fluttuazioni del ciclo economico, favorendo il contenimento dei flussi di nuovi crediti deteriorati rispetto ad episodi di crisi passate. In tal senso agisce, inoltre, l’insieme delle eccezionali misure adottate dalle Autorità e dalle stesse banche in reazione all’emergenza sanitaria. E ciò in particolare con riferimento ai loro effetti strutturali, ovvero la loro utilità nel ridurre – se non evitare del tutto – il rischio che il temporaneo blocco delle attività produttive si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, con la potenzialità di indurre quindi una riduzione del tasso di default anche a regime.


 

Finanziamenti per 63,5 mld per 931 mila domande

​(1 agosto 2020) Prosegue la crescita dei finanziamenti richiesti dalle banche al Fondo di Garanzia che ieri, 31 luglio, sono divenuti 63,5 miliardi di Euro, per 931 mila domande, di cui 792 mila fino a 30 mila Euro, per 15,7 miliardi di Euro.

​Gli sforzi delle banche per la ripresa economica e sociale proseguiranno senza sosta anche in agosto.
 

Pervenute 918 mila domande a fondo garanzia per 61,7 mld

​(30 luglio 2020) L’ABI segnala che anche ieri, 29 luglio, hanno continuato a crescere le domande pervenute dalle banche al Fondo di Garanzia che sono divenute 918 mila per 61,7 miliardi di Euro, di cui 784 mila fino a 30 mila Euro, per 15,5 miliardi di Euro.
 

​Molto rilevanti – sottolinea l’ABI- sono pure i dati delle moratorie che sono cresciute a ben 295 miliardi di Euro, per duemilioni e settecentomila pratiche lavorate.
 

Presentata l’edizione 2020 dell’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati

​(29 luglio 2020) Presentata l’edizione 2020 dell’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati delle aziende italiane: si resterà ben lontano dai picchi negativi del 2012 e la situazione rimarrà gestibile anche grazie alle misure straordinarie adottate
 

​I tassi di deterioramento dei prestiti concessi alle imprese italiane tenderanno a crescere per effetto del Covid nel prossimo biennio, raggiungendo un livello intorno al 4% nel 2021, per poi calare nuovamente nel 2022. Nonostante la crisi, il fisiologico aumento della rischiosità, che interesserà tutte le classi dimensionali, rimarrà molto inferiore a quanto sperimentato in passato, sia nello scenario base sia in quello peggiorativo: i nuovi crediti in default, infatti, si manterranno su livelli distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012, con incrementi che interesseranno maggiormente le aziende di piccola e media dimensione e le imprese dell’edilizia e dei servizi. E questo anche nel caso di una nuova ondata di contagi in autunno.
Sono alcuni dei risultati – presentati oggi – dell’Outlook di ABI e Cerved sui crediti deteriorati (NPL) delle imprese italiane, che elabora stime e previsioni dei tassi di deterioramento del credito erogato alle società non finanziarie per classe dimensionale, considerando il numero delle posizioni creditizie che nel corso dell’anno vengono classificate come crediti deteriorati (crediti scaduti, inadempienze probabili o crediti in sofferenza) in percentuale dello stock di posizioni non deteriorate all’inizio dello stesso anno.
Fino al primo trimestre del 2020 è proseguita la lunga fase di riduzione dello stock di crediti deteriorati (NPLs) accumulati dalle banche che operano in Italia, favorita dalle operazioni di dismissione dei crediti e dalla riduzione dei flussi di nuovi prestiti entrati in default. I tassi di deterioramento delle società non finanziarie, cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati, si sono infatti contratti anche nel primo trimestre del 2020, collocandosi al 2,9% (dal 3,1% del primo trimestre 2019), allontanandosi sempre di più dai picchi raggiunti nel pieno della crisi economica (7,5% a fine 2012) e toccando un minimo in tutta la serie storica osservata.
Questa lunga fase di miglioramento sarà temporaneamente interrotta a causa degli effetti negativi sull’economia determinati dall’emergenza sanitaria, ma la ricaduta sui tassi di deterioramento del credito sarà contenuta, anche grazie agli interventi di moratoria e di sostegno alla liquidità delle imprese adottati dalle Autorità e dalle stesse banche. Queste e altre misure straordinarie permetteranno di ridurre – se non evitare del tutto – il rischio che il temporaneo blocco delle attività produttive si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, riducendo significativamente il tasso di default delle imprese. Anche l’accordo tra i 27 Paesi dell’Unione raggiunto il 21 luglio scorso sul fondo di ripresa Europeo va in questa direzione. Eventuali estensioni delle scadenze delle moratorie oltre la fine del 2020 limiterebbero ulteriormente il rischio di default delle imprese.
Secondo le previsioni, dopo aver raggiunto nel 2019 i livelli più bassi della serie storica post-crisi finanziaria (2,9%), nel biennio 2020-21 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno dapprima a salire, con l’incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default sul totale dei prestiti in bonis prevista al 3,8% nel 2020 e al 4% nel 2021, per poi ridursi nuovamente al 3,3% nel 2022. Nell’ipotesi di uno scenario pessimistico, caratterizzato da una nuova fase di lockdown in autunno e dunque da una più elevata contrazione dell’economia per il 2020, i tassi di deterioramento raggiungerebbero il 4,5% quest’anno e il 4,6% nel 2021, per poi calare al 3,8% nel 2022, riassestandosi su livelli inferiori o prossimi a quelli storicamente bassi della fase pre-crisi finanziaria (3,7% nel 2007).
L’impatto dell’emergenza sanitaria nel biennio 2020-21 sarà maggiore per le piccole imprese (il tasso di deterioramento passerà dal 2,1% del 2019 al 3,5% del 2021) e le medie (dall’1,7% al 3,1%), soprattutto nello scenario peggiorativo (rispettivamente 4,2% e 3,8% nel 2021). A livello settoriale, invece, i comparti più colpiti in assenza di ulteriore lockdown saranno l’industria (dal 2,3% del 2019 al 3,5% del 2021 nello scenario base) e le costruzioni (dal 4% al 5,1%), mentre nello scenario peggiorativo i più impattati saranno i servizi (dal 2,8% del 2019 al 4,5% del 2021). Nonostante questo incremento, per tutte le classi dimensionali si prevedono nel 2022 tassi di deterioramento inferiori rispetto al 2007 o poco superiori nel caso peggiore e, comunque, sempre ben al di sotto dei picchi del 2012-13.

A livello territoriale, nello scenario base il Sud si conferma l’area con i tassi di deterioramento del credito più alti, raggiungendo nel 2021 un picco del 5,3% e attestandosi nel 2022 al 4,6% (era 4,2% nel 2019); il Centro arriverà al 4,6% l’anno prossimo per poi scendere al 4% (contro il 3,4% del 2019), il Nord-Ovest salirà al 3,5% e poi si ridurrà al 2,7% (2,4%), mentre il Nord-Est continuerà ad essere l’area caratterizzata da quote più basse di nuovi deteriorati in rapporto ai prestiti in bonis, con tassi che dopo aver toccato il 3,2% nel 2021 convergeranno al 2,4% nel 2022 (contro il 2,1% del 2019).


“Il Rapporto – ha dichiarato Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI – conferma che le eccezionali misure adottate dalle Autorità e dalle stesse banche in reazione all’emergenza sanitaria permetteranno di limitare, nel tempo e nell’intensità, gli inevitabili effetti della crisi sulla qualità del credito. Si tratta di interventi in grado di ridurre il rischio che il temporaneo blocco delle attività produttive si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, con la potenzialità di indurre quindi una significativa riduzione del tasso di default delle imprese e di mitigare la crescita dei crediti deteriorati. Anche l’accordo tra i 27 Paesi dell’Unione raggiunto il 21 luglio scorso sul fondo di ripresa Europeo va in questa direzione. Eventuali estensioni delle scadenze delle moratorie oltre fine anno 2020 ridurrebbero ulteriormente il rischio di default delle imprese. Nel complesso, il quadro che va emergendo induce a guardare con ottimismo e fiducia verso il prossimo futuro”.“La crisi che stiamo vivendo ha un’intensità ancora maggiore rispetto a quella precedente in termini di caduta del Pil, ma per molti aspetti oggi siamo più pronti a gestirne gli effetti sui crediti deteriorati – ha commentato Andrea Mignanelli, Amministratore Delegato di Cerved -. Nel 2009 la crisi era stata aggravata da politiche di austerità, mentre oggi la politica economica ha messo in campo misure di sostegno senza precedenti. Le banche hanno oggi portafogli migliori rispetto alla precedente recessione. In più, esiste un mercato rodato degli NPL e un’industria che può gestire i crediti deteriorati in più che ci aspettiamo da qui al 2025: con Cerved Credit Management siamo pronti a giocare la nostra parte”.

 

Nel 2019 le nuove sofferenze torneranno ai livelli pre-crisi

(23 febbraio 2018) ​I tassi di ingresso in sofferenza delle aziende italiane scenderanno al 2,1% alla fine del prossimo biennio, molto vicino ai livelli del 2008. Il miglioramento riguarda tutti i settori economici, le aree territoriali e le dimensioni di impresa, con una dinamica più contenuta per le micro imprese, le aziende del Centro-Sud e quelle attive nelle costruzioni

​Continua a migliorare la situazione di banche e imprese sul fronte delle sofferenze. Nel prossimo biennio, infatti, la percentuale dei crediti alle imprese che nell’anno entrano nello stato di sofferenza (tasso di ingresso in sofferenza), che sono all’origine della maggior parte dei crediti in sofferenza accumulati dalle banche, continueranno a scendere, fino ad attestarsi su valori molto vicini ai livelli pre-crisi. Un trend positivo che rafforza la netta inversione di tendenza registrata nel 2017, quando, per la prima volta dall’inizio della crisi, il monte delle sofferenze accumulate dalle banche italiane ha segnato una forte diminuzione (-26% in termini netti, dopo che nei precedenti otto anni era quadruplicato), insieme al tasso di nuove sofferenze, sceso dal 3,8% del 2016 al 3,2%. Il calo delle nuove sofferenze proseguirà in modo più pronunciato nel 2018, quando si attesterà al 2,5%, e subirà un leggero rallentamento nel 2019, fermandosi al 2,1%, valori prossimi a quelli registrati nel 2008 (1,7%). Un miglioramento che riguarda tutti i settori economici, le aree territoriali e le dimensioni di impresa considerate, ma più contenuto per le microimprese, le aziende del Centro-Sud e quelle operanti nelle costruzioni, che nonostante un forte rallentamento del grado di rischio, rimangono in una condizione di ritardo.
Sono alcune delle stime e delle previsioni contenute nell’Outlook sulle sofferenze delle imprese realizzato da Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi del rischio del credito, e ABI, Associazione Bancaria Italiana, aggiornato a febbraio 2018, nel quale si aggiornano i dati 2016, si forniscono stime per il 2017 e previsioni per il biennio 2018-19.
“Le nostre stime indicano che le banche e le imprese non finanziarie stanno progressivamente smaltendo le difficoltà che hanno accumulato negli anni peggiori della crisi economica e che il tasso di nuove sofferenze nel 2019 tornerà a livelli simili a quelli registrati prima della recessione – commenta Marco Nespolo, Amministratore delegato di Cerved -. Il dato più interessante, e che ci fa ben sperare per il futuro, è che il calo delle nuove sofferenze, che avevamo già evidenziato nel 2016 per le imprese con più di dieci addetti, ora sta investendo tutte le dimensioni aziendali, i settori economici e le aree del Paese. Un segnale che lo stato di salute delle imprese italiane sta migliorando”.
Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI ha dichiarato: “I dati contenuti nel rapporto illustrano gli ottimi risultati, superiori alle attese, che il settore bancario italiano ha saputo realizzare in termini di riduzione dell’esposizione ai crediti deteriorati. Le previsioni per il prossimo biennio mostrano un ulteriore recupero nella qualità del credito, sia per quel che concerne gli stock sia per i flussi di nuove sofferenze. Ciò lascia intendere che la questione della gestione dell’elevato ammontare di crediti deteriorati ereditati con la crisi è in via di accelerata soluzione e le banche italiane possono tornare a guardare con ottimismo al futuro, concentrandosi sulla crescita delle attività a supporto del settore produttivo”.
In base agli ultimi dati disponibili (dicembre 2017), nell’anno passato lo stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane, che in termini lordi si erano quintuplicate tra 2008 e 2016 (da 41 a 201 miliardi di euro), si è attestato a 167 miliardi in termini lordi, in calo del 17% rispetto a fine 2016, con una diminuzione di analoga entità nel segmento dei crediti originati dalle imprese (-18%). Il calo è ancora più incoraggiante se si tiene conto delle sofferenze nette, che sono passate da circa 87 miliardi di euro a fine 2016 a 64 miliardi a fine 2017 (-26%).

Gli andamenti settoriali
L’Outlook Abi-Cerved ha evidenziato nel 2017 un calo generale dei tassi di ingresso in sofferenza in tutti i settori economici, anche se rimangono ancora forti differenze fra i valori registrati nei vari settori. L’industria ha visto un’accelerazione del miglioramento iniziato nel 2014, con il tasso di ingresso in sofferenza sceso al 2,4%, contro il 3% dell’anno precedente. La discesa dei tassi è stata più marcata fra le medie imprese (1,2%), che hanno raggiunto i livelli pre-crisi, e nelle piccole e grandi imprese, che nell’ultimo anno hanno fortemente ridotto il divario con i livelli pre-crisi (+0,1 punti percentuali rispetto al 2008), mentre il gap rimane più ampio per le micro società (+0,7 punti percentuali).
Dopo otto anni di costante crescita, nel 2017 i tassi di ingresso in sofferenza hanno iniziato a scendere anche nel settore delle costruzioni, dal 6,1% del 2016 al 5,2% del 2017, anche se rimangono ancora superiori a quelli degli altri settori e lontani dai livelli del 2008. Le più virtuose sono le grandi imprese (4,1%), seguite dalle piccole (5,5%), le medie (5,4%) e le micro imprese (5,2%).
Anche nel caso dei servizi, la lunga tendenza negativa durata fino a tutto il 2016 si è invertita negli ultimi dodici mesi. I tassi di ingresso in sofferenza si sono ridotti dal picco del 3,6% al 3%, con miglioramenti su tutte le fasce dimensionali analizzate. Il calo è più pronunciato tra le microimprese (dal 3,9% al 3,2%) e tra le piccole società (dal 2,8% al 2,2%), ma medie (da 2,3% a 1,8%) e grandi società (da 1,8% a 1,3%), continuano a essere quelle con le performance migliori.
Gli andamenti territoriali – La generale discesa dei tassi di ingresso in sofferenza ha riguardato tutta la penisola, con una tendenza alla riduzione del divario fra le diverse aree italiane. È proseguita, la dinamica positiva nel Nord-Est, con un calo dei tassi dal 2,7% al 2,2%, e nel Nord-Ovest, in cui si è passati dal 3,2% al 2,5%. Evidente l’inversione di tendenza nel Centro-Sud, dove le nuove sofferenze erano risultate in crescita per tutto il 2016, e dove si registra una riduzione dei tassi di quasi un punto nel Mezzogiorno e Isole (dal 5,4% al 4,5%) e di oltre mezzo punto nel Centro Italia (dal 4,7% al 4,1%).
Dall’analisi delle dimensioni aziendali emerge un divario nella solidità delle imprese ancora molto evidente fra il Nord Italia e il Meridione. Le grandi società del Sud (con tassi in calo dal 3,2% al 2,4%) risultano meno rischiose delle imprese del Centro (scesi dal 3% al 2,5%), ma restano lontane dalle performance delle aziende del Nord-Est e Nord-Ovest (0,9% e 0,8% contro l’1,3% del 2016). Un gap evidente anche se si guarda alle medie imprese, dove le nuove sofferenze al Centro (in calo dal 3,5% al 2,9%) e al Sud (dal 4,2% al 3,5%) sono molto superiori a quelle segnalate nel Nord-Ovest (dall’1,9% all’1,3%) e nel Nord-Est (dall’1,6% all’1,1%). Fra le piccole imprese, quelle del Sud registrano la riduzione più marcata (dal 4,8% al 4%), seguite dalle società del Nord-Ovest (dal 2,5% all’1,8%), del Centro (dal 4% al 3,4%) e dal Nord-Est (dal 2,1% all’1,6%). Nelle microimprese, invece, è più evidente la riduzione dei divari geografici, grazie a miglioramenti più pronunciati nel Meridione (dal 5,6% al 4,7%) e nel Centro Italia (dal 4,9% 4,3%) rispetto al Nord-Ovest (dal 3,5% al 2,8%) e al Nord-Est (dal 3% al 2,5%).
Le previsioni al 2019 – In base alle previsioni dell’Outlook Abi-Cerved, la discesa dei tassi di ingresso in sofferenza proseguirà per tutto il prossimo biennio. Il calo sarà più pronunciato tra le microimprese e le piccole società, con tassi attesi rispettivamente al 2,3% e all’1,5%, e più contenuto tra le medie (1,1%) e grandi imprese (0,9%). Nel 2019 i tassi di ingresso in sofferenza torneranno vicini ai livelli pre-crisi in tutte le fasce dimensionali, con l’eccezione delle microimprese
Spostando l’analisi sui settori, nell’industria i tassi scenderanno sotto i livelli pre-crisi, con la sola eccezione delle micro imprese. Nei servizi il divario con i livelli del 2008 sarà ancora evidente nelle piccole e micro aziende (di 0,3-0,5 punti). Nelle costruzioni, invece, i flussi di nuove sofferenze si manterranno su livelli abbastanza elevati (3,3%). Le previsioni indicano miglioramenti marcati e diffusi a
tutte le aree geografiche nel 2018 e nel 2019, ma se nel Nord saranno recuperati i livelli pre-crisi, per le aziende del Centro-Sud le nuove sofferenze si manterranno al di sopra dei valori del 2008. Le società del Mezzogiorno (3,2%) continueranno ad essere le più rischiose nel 2019, seguite da quelle del Centro (2,8%), del Nord-Ovest (1,6%) e del Nord-Est (1,4%).

 

Domande moratoria prestiti a quota 2,7 mln per 295 mld euro

(29 lugio 2020) Credito e liquidità per famiglie e imprese: oltre 295 miliardi di euro le domande di moratoria sui prestiti; oltre 61 miliardi il valore delle domande al Fondo di Garanzia per le PMI; 10,5 miliardi di euro le garanzie emesse da SACE.

​Si confermano su volumi elevati, pari a 2,7 milioni per un valore di circa 295 miliardi di euro, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti e superano quota 910 mila le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di Sace sono state concesse garanzie per 10,5 miliardi di euro, su 312 richieste ricevute.
Questi i principali risultati della rilevazione settimanale effettuata dalla task force per l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e SACE(i).
La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, al 17 luglio sono pervenute 2,7 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per 295 miliardi. Si può stimare che, in termini di importi, circa il 93% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 3% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

Più in dettaglio, il 44% delle domande provengono da società non finanziarie (a fronte di prestiti per 194 miliardi). Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (oltre 1,2 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 158 miliardi, mentre le adesioni alla moratoria promossa dall’ABI (50 mila) hanno riguardato 12 miliardi di finanziamenti alle PMI.
Le domande delle famiglie(ii)  riguardano prestiti per circa 92 miliardi di euro. Le banche hanno ricevuto circa 202 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 94 mila euro. Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto quasi 452 mila adesioni, per circa 19 miliardi di prestiti.

Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere nella settimana dal 10 al 17 luglio, a 1,07 milioni, per un importo di finanziamenti di quasi 79 miliardi. I prestiti erogati sono aumentati in modo ancora più rapido. In particolare, al 17 luglio sono stati erogati quasi l’87% delle domande per prestiti interamente garantiti dal Fondo. La percentuale di prestiti erogati risulta in ulteriore crescita rispetto alla fine della settimana precedente, sia in termini di numeri di richieste sia in termini di importi.
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 910.121 le richieste pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo al 28 luglio 2020 per le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 61,1 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 905.600, pari ad un importo di circa 60,6 miliardi di euro. Di queste, oltre 777.857 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di circa 15,4 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore. Al 29 luglio sono state accolte 896.494 operazioni, di cui 892.267 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’.
Salgono a circa 10,5 miliardi di euro i volumi complessivi delle garanzie nell’ambito di “Garanzia Italia”, lo strumento di SACE per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Di questi, circa 6,7 miliardi di euro riguardano le prime tre operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal Decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 3,8 miliardi di euro circa i volumi complessivi garantiti in procedura semplificata, a fronte di 309 richieste di Garanzia gestite ed emesse entro 48 dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche e società di factoring e leasing.

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(i) Le informazioni riportate sono raccolte nel contesto dei lavori della Task Force per le misure a sostegno della liquidità. La task force opera per mettere i potenziali beneficiari e le banche a conoscenza delle nuove procedure di sostegno alla liquidità e agevolarne l’utilizzo; favorisce il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le parti; individua e divulga le soluzioni più appropriate a eventuali problemi applicativi e coordina la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa.
(ii) La categoria “famiglie” qui utilizzata include anche alcune imprese diverse dalle società non finanziarie, come ad esempio le imprese artigiane.