Giovani talenti italiani crescono con “I Fuoriclasse della scuola”

(​30 maggio 2018) Sono 112 le Borse di Studio e oltre 224mila gli Euro raccolti sino ad oggi da “I Fuoriclasse della scuola” il progetto nato nell’ambito del Protocollo di intesa tra la Fondazione per l’Educazione Finanziaria al Risparmio e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e realizzato con il sostegno del Museo del Risparmio di Torino, dell’Associazione Bancaria Italiana e di Confindustria.

​“I Fuoriclasse della scuola” si pone l’obiettivo di riconoscere e dare valore ai giovani talenti della scuola attraverso premi in denaro e la partecipazione ad un innovativo Campus residenziale di educazione finanziaria.
Nato nel 2016 con la volontà di potenziare le eccellenze della scuola dotandole di competenze orizzontali indispensabili per affrontare con successo il mondo del lavoro, ha raccolto nelle due precedenti edizioni 178mila euro e devoluto 89 borse di studio. La raccolta fondi 2018, ancora in divenire, ha già raggiunto i 46mila euro, pari a 23 borse di studio che saranno destinate ai vincitori delle Olimpiadi di Astronomia, Chimica, Filosofia, Fisica, Informatica, Italiano, Lingue e civiltà classiche, Matematica, Scienze naturali, Statistica; Concorsi di economia e New Design e alla Gara nazionale per gli alunni degli istituti professionali e per gli alunni degli istituti tecnici.
Completa l’assegnazione di borse di studio in denaro, la possibilità di partecipare ad un innovativo campus di educazione finanziaria presso il Museo del Risparmio di Torino, eccellenza italiana nell’ambito della divulgazione finanziaria.  Il campus consente ai giovani talenti di interagire con accademici, protagonisti del mondo dell’economia, dell’imprenditorialità e delle banche e di approfondire concetti economici e finanziari attraverso l’approccio multimediale del Museo.
L’ingresso di Confindustria nel progetto consente di ampliare questa esperienza con l’avvicinamento al mondo delle start up, grazie alla collaborazione con Luiss, LIUC e con l’acceleratore LuissEnlabs.
Il progetto, che ha ricevuto la Medaglia d’Oro della Presidenza della Repubblica, si pone l’obiettivo non solo di coinvolgere tanti sostenitori per premiare un numero sempre crescente di giovani talenti, ma anche quello di mettere in comunicazione gli alti potenziali della scuola con il mondo delle imprese per contrastare il fenomeno dei cervelli in fuga e favorire la crescita del “Made in Italy” anche in termini di capitale umano.
La Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEDUF) è nata su iniziativa dell’Associazione Bancaria Italiana per diffondere l’educazione finanziaria in un’ottica di cittadinanza consapevole e di legalità economica. Obiettivo della Fondazione è il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati a promuovere una nuova cultura di cittadinanza economica, valorizzando le diverse iniziative, superando gli individualismi e mettendo a fattor comune le esperienze maturate in nome dell’interesse della comunità. Opera in stretta collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e gli Uffici Scolastici sul territorio e diffonde, nelle scuole di ogni ordine e grado, programmi didattici innovativi nella forma e nei contenuti, anche attraverso l’organizzazione di eventi per gli studenti, gli insegnanti e i genitori. La Fondazione lavora sulla mediazione culturale tra contenuti complessi e strumenti divulgativi semplici ed efficaci. Le sue iniziative si rivolgono anche agli adulti, in collaborazione con le Associazioni dei Consumatori.
Il Museo del Risparmio è un luogo unico, innovativo e divertente dove il visitatore di qualsiasi età può mettere alla prova le proprie capacità di gestione del denaro. Materiali audiovisivi (cartoni animati, docu-fiction, interviste, animazioni teatrali) sono stati appositamente creati per soddisfare le curiosità e il bisogno di approfondimento di concetti complessi nel modo più chiaro e comprensibile. Laboratori e workshop consentono agli studenti di apprendere divertendosi. Nell’ultima sala del Museo, videogames e applicazioni propongono problematiche quotidiane legate alla gestione del reddito. Attraverso la gamification, ovvero l’utilizzo di dinamiche di gioco a servizio di forme di apprendimento attivo ed intuitivo, il Museo si pone l’obiettivo di aiutare il visitatore a sviluppare le capacità e i comportamenti che potranno essere poi utili nella scelta di consumo ed investimento, con il fine unico di migliorare il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani.

I SOSTENITORI DELLA II EDIZIONE:
1. ABI – Associazione Bancaria Italiana 2. Almo Collegio Borromeo 3. ANASF 4. Arca Fondi Sgr 5. Banzai ePRICE.it   6. Bernoni Grant Thornton 7. Boston Consulting Group 8. Cassa Depositi e Prestiti9. Cassa di Risparmio di Rimini10. ENEL 11. Equita Sim 12. Ferrovie dello Stato13. Fintecna14. Fondazione Coca Cola HBC Italia15. Fondazione Gruppo Credito Valtellinese16. Fondazione Rocca 17. Global Thinking Foundation18. Hogan Lovells19. Intesa Sanpaolo20. Mistral21. Juventus Football Club22. Pictet Asset Management23. Professional Women Network 24. Redifin25. Royal Bus Port of Rome26. SACE27. Simest28. Sorgenia29. Stanford Alumni Italy30. UBI Banca31. Unicredit32. Valeur Investments

Foto e video per un dialogo interattivo sul web

(26 maggio 2018) Informazioni sui prodotti e servizi, assistenza ai clienti, promozione di eventi e iniziative locali, tecnologia, arte, cultura e spettacoli, i temi di conversazione più frequenti. Le ultime tendenze nell’indagine dell’Osservatorio ABI “Social e web”

​Una foto, un video, un’infografica sul web fanno la differenza. E questo è tanto più vero sui social network. È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’ABI con la collaborazione delle banche aderenti all’Osservatorio ABI “Social e web”, rappresentative del 57% del settore in termini di totale attivo.
I grandi aggregatori di contatti e relazioni che permettono la comunicazione e la condivisione di testi, immagini e video (Facebook, YouTube, Twitter, LinkedIn, Instagram, fra i più utilizzati dalle banche) aumentano le possibilità di comprendere le esigenze della clientela e di sviluppare con essa un dialogo e un’interazione anche in tempo reale.

Concorsi, foto, e video… il dialogo è interattivo
L’indagine ABI mette in evidenza l’emergere dei nuovi paradigmi di interazione con la clientela social, oggi sempre più improntati alla condivisione. Oltre che per il servizio di assistenza clienti, l’83% delle banche partecipanti interagisce direttamente con le persone sulla rete anche su altri contenuti. Si affermano gli strumenti di coinvolgimento utilizzati per stimolare dialogo attivo e partecipazione: oltre il 90% delle banche promuove concorsi, l’80% usa immagini e infografiche e il 75% realizza o condivide video. Trasmissioni video via web (dirette streaming) ed eventi sviluppati a seconda della specificità dei canali sono le nuove attività che le banche oggi stanno implementando (50% dei casi) per accrescere l’attenzione sulla rete.


Assistenza ai clienti ed educazione finanziaria Attraverso i canali social, le banche hanno sviluppato in modo diffuso l’attività di assistenza ai clienti. Consolidate sono inoltre le iniziative di educazione finanziaria, di marketing, di comunicazione e di analisi dei contenuti. Meno diffuso è il coinvolgimento attivo di comunità di clienti con intenti e interessi comuni, e ancora in modalità sperimentale è la realizzazione di servizi che abilitano i clienti ad accedere, attraverso le reti sociali, al proprio conto corrente. Non solo economia tra i temi di conversazioneGli argomenti delle conversazioni social toccano aree molto varie, da quelle finanziarie a quelle culturali, all’intrattenimento e ad aspetti che riguardano specifiche aree territoriali o legate allo sviluppo sostenibile ambientale. In particolare, le aree tematiche di più ampia diffusione sono: informazioni sui prodotti e servizi, risposte a specifiche domande di assistenza dei clienti, promozione di eventi e iniziative locali, tecnologia, arte, cultura e spettacoli. I canali social consentono alle banche di realizzare un flusso frequente di comunicazione alla clientela con aggiornamenti medi di due volte per giorno lavorativo. Contatti sempre più social Dall’indagine realizzata dall’ABI, emerge che sono sempre più frequenti le banche che utilizzano i social per comunicare con la propria clientela. Sul campione rappresentativo del 57% del settore in termini di totale attivo, il 92% delle banche oggetto della rilevazione è presente sulle piattaforme sociali. La banca sui social ha conquistato il 40% dei giovani evolutiPer comprendere le tendenze di uso della banca digitale, ABI, con la collaborazione di GfK, ha condotto, a fine 2017, un’indagine attraverso interviste on line ai clienti evoluti che usano Internet banking e che navigano assiduamente in rete. Da questa rilevazione emerge che i clienti evoluti hanno apprezzato le nuove forme di contatto con le banche: il 30% dichiara di essere già approdato sulle pagine social degli intermediari, fruendo dei relativi contenuti. Se consideriamo fra questi clienti la fascia di età più giovane, la percentuale di chi utilizza i social sale al 40%.

Nel 2017 ridotte di un terzo le rapine in banca

​(24 maggio 2018) -32,8% rispetto all’anno precedente, -92% rispetto al 2007. La fotografia di Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza.

​Si riducono di un terzo le rapine in banca, infatti, in un anno sono calate del 32,8% passando dalle 360 del 2016 alle 242 del 2017. La diminuzione conferma il trend positivo già registrato negli ultimi anni: dal 2007 ad oggi, infatti, gli attacchi sono crollati del 92%, (passando da 2.972 ai 242 del 2017). In calo anche il cosiddetto indice di rischio – cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli – che è passato da 1,2 del 2016 a 0,9 del 2017. Questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca Abi in materia di sicurezza, di cui si è parlato al convegno Banche e Sicurezza 2018, la due giorni che fa il punto sulle nuove strategie e sulle misure più innovative per prevenire le rapine allo sportello.

Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dall’indagine Ossif sulle rapine in banca nel 2017.

La mappa delle rapine
Nel 2017, nessun colpo in banca in Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Le rapine sono diminuite in: Calabria (-57,1%, da 7 a 3), Campania (-32,3%, da 31 a 21), Emilia Romagna (-41,5%, da 41 a 24), Lazio (-11,4%, da 35 a 31), Liguria (-40%, da 10 a 6), Lombardia (-45,8%, da 59 a 32), Marche (-25%, da 8 a 6), Molise (-66,7%, da 3 a 1), Piemonte (-36,4%, da 33 a 21), Sicilia (-73,1%, da 52 a 14), Toscana (-29%, da 31 a 22), Umbria (-40%, da 5 a 3), Veneto (-55%, da 20 a 9) e sono rimaste invariate in Abruzzo (6 rapine). Aumenti si sono invece verificati in: Basilicata (con 2 rapine da 1), Puglia (con 40 rapine da 18) e Sardegna (con 1 rapina da 0).

Gli investimenti in sicurezza, la Guida antirapina e il rinnovo del protocollo d’intesa per la prevenzione della criminalità in banca
Le banche italiane investono ogni anno circa 636 milioni di euro per rendere le proprie filiali ancora più protette e sicure. Adottando misure di protezione sempre più moderne ed efficaci e formando i propri dipendenti anche attraverso un’apposita Guida antirapina che recepisce i suggerimenti delle Forze dell’Ordine.
Lo scorso 14 maggio l’ABI e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno hanno rinnovato il Protocollo d’Intesa per rafforzare la collaborazione, attraverso dialogo e scambio di informazioni, e contrastare in modo sempre più efficace il fenomeno criminale delle rapine in banca. In linea anche il Protocollo d’intesa Abi/ prefettura di Milano, rinnovato lo scorso 22 maggio.
 

Casa, +4,9% per il mercato delle abitazioni nel 2017

(22 maggio 2018) ​Quarto anno consecutivo con il segno più per il mercato immobiliare delle abitazioni. Nel 2017 il numero di compravendite nel settore residenziale è cresciuto del 4,9% rispetto al 2016. Milano, Palermo, Firenze e Napoli sono le città che hanno registrato i maggiori rialzi, mentre Bologna è l’unica a mostrare il segno meno.

​Per quasi la metà degli acquisti di abitazioni effettuati da parte di persone fisiche (circa 260mila) si è fatto ricorso a un mutuo ipotecario, con una crescita del 7,8% rispetto al 2016. Nel 2017 migliora anche l’indice di affordability, ovvero l’indicatore che misura la possibilità di accesso delle famiglie all’acquisto della casa.
Bene anche il mercato delle pertinenze (+12,4%) e quello di box e posti auto (+3,8%). Le abitazioni locate sono state, invece, quasi 1,4 milioni, in lieve diminuzione (-0,8%) rispetto al 2016.  Aumentano, anche se debolmente, gli acquisti delle abitazioni in nuda proprietà (+1,3%).
È questo il quadro che emerge dal Rapporto immobiliare residenziale 2018, lo studio che analizza il trend del mercato della casa nel 2017, realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, e presentato il 22 maggio.

Il mercato del mattone
Nel 2017 il mercato immobiliare residenziale ha registrato 542.480 transazioni, in crescita – come accennato – del 4,9% rispetto all’anno precedente. I rialzi più accentuati hanno interessato le aree del Nord Ovest (dove si concentra oltre un terzo del mercato nazionale) con un incremento del 5,3% e quelle del Sud, con un +5,8%; una crescita minore ha, invece, caratterizzato l’area del Centro (+3,5%).
Si stima che nel 2017 siano stati spesi 89,6 miliardi di euro per gli acquisti di case in Italia, 500 milioni in più rispetto al 2016. A livello nazionale la superficie media di un’abitazione compravenduta è stata di 105,8 m2.
Il trend nelle regioni e nelle grandi città – A livello regionale, la Campania incrementa le compravendite di oltre 8 punti percentuali, seguita dalla Calabria, dalla Toscana e dalla Sardegna, dove il rialzo delle compravendite supera il 6%. Lievemente negativo, invece, il trend nell’Umbria e nelle Marche, due regioni che sono state interessate da importanti eventi sismici. 
Tra le grandi città, i rialzi più elevati si sono registrati a Milano (8,1%), Palermo (+7,9%), Firenze (+7,8%), Napoli (+7,4%) e Torino (+4,9%). Seguono Genova e Roma, cresciute rispettivamente del 3,3% e del 3%, mentre Bologna è stata l’unica, tra le grandi città, a chiudere il 2017 in calo (-3,3%).

Le abitazioni acquistate con mutuo
Nel 2017 le abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario sono state 259.095, in crescita del 7,8%. Nelle aree del Nord e del Centro più della metà degli acquisti avviene con l’ausilio del mutuo, mentre al Sud e nelle Isole si ricorre al finanziamento ipotecario solo in 4 casi su 10.
Il capitale complessivo erogato ha toccato quota 32,7 miliardi di euro, circa 3 miliardi in più rispetto al 2016 (+9,1%). In media, per l’acquisto di un’abitazione sono stati erogati 126mila euro, una somma che rappresenta circa il 71% della spesa di acquisto.
Il tasso medio applicato dalle banche è rimasto sostanzialmente invariato (2,38%), come stabile è rimasta la durata media del mutuo, quasi 23 anni. I tassi medi sono più elevati nelle regioni del Sud (2,59%) e nelle Isole (2,53%) e più bassi nelle aree del Nord (2,25% al Nord Est e 2,26% al Nord Ovest).
Le locazioni – Nel 2017 sono stati circa 1,7 milioni i nuovi contratti di locazione registrati presso l’Agenzia delle Entrate, per un totale di oltre 2 milioni di immobili. Complessivamente le abitazioni locate nel 2017 hanno rappresentato circa il 6% dello stock potenzialmente disponibile. La superficie media dell’abitazione locata è stata di circa 86 metri quadrati, con un canone annuo medio per unità di superficie pari a 65,4 €/m2.

L’indice di affordability 
Elaborato dall’Ufficio Studi ABI secondo le prassi metodologiche di matrice anglosassone, l’indice di affordability sintetizza l’analisi dei diversi fattori (reddito disponibile, prezzi delle case, andamento dei tassi di interesse sui mutui) che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa ricorrendo ad un finanziamento e ne descrive l’andamento.
Nel 2017 l’indice è aumentato per il quinto anno consecutivo, segnalando quindi una maggiore possibilità per le famiglie di acquistare un’abitazione. In dettaglio, nel secondo semestre del 2017 l’indice è risultato pari al 13,5%, valore che rappresenta il nuovo massimo storico e si colloca 2 decimi sopra rispetto al 2016 e 9 punti percentuali oltre il minimo toccato nel primo semestre del 2012.
In termini congiunturali, il miglioramento dell’ultimo anno è prevalentemente riconducibile alla riduzione del prezzo delle abitazioni rispetto al reddito disponibile. In termini di livelli rispetto al 2004, inizio periodo della rilevazione, va, tuttavia, notato come prevale il ruolo della componente finanziaria – espressione del tasso di interesse sui mutui residenziali per le famiglie – che risulta positiva da otto anni, mentre la componente reale – espressione del prezzo delle abitazioni rispetto al reddito disponibile – è ancora in territorio negativo, anche se in progresso da 13 semestri.
In miglioramento anche gli aspetti distributivi: nel secondo semestre del 2017, la quota di famiglie che dispone di reddito sufficiente a coprire il costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è pari al 75%, nuovo massimo storico, superiore di 2 punti percentuali rispetto a fine 2016. Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione è risultato piuttosto omogeneo sia per diversi segmenti di famiglie che a livello territoriale: riguardo le prime, nel 2017 sia le famiglie giovani non proprietarie di case che le famiglie che abitano nelle grandi città hanno confermato, migliorandola ulteriormente, la propria condizione di accessibilità; per quanto riguarda l’indice disaggregato a livello territoriale, tutte le regioni hanno migliorato nel corso del 2017 il livello del proprio indice di affordability e 17 delle 19 regioni considerate hanno stabilito un nuovo massimo storico dello stesso.

Ulteriori approfondimenti
È possibile consultare gratuitamente il Rapporto immobiliare residenziale 2018 collegandosi al sito internet www.agenziaentrate.gov.it, sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare.
 

Banche determinanti nel sociale e nella cultura

​(19 maggio 2018) Le banche operanti in Italia svolgono un ruolo determinante nel campo degli investimenti nel sociale e nella cultura, infatti, nel solo biennio 2014-2015 hanno erogato oltre 516 milioni di euro a fronte di almeno 50 mila interventi l’anno sul territorio. Nell’80% dei casi gli istituti hanno operato prevalentemente a livello locale e regionale a dimostrazione dello stretto legame con i territori e le comunità locali.

​Questi sono i principali dati contenuti nella ricerca ABI, realizzata dal prof. Guido Guerzoni della Bocconi, in cui sono stati esaminati l’insieme degli investimenti e delle donazioni delle banche operanti in Italia a favore di organizzazioni, individui e iniziative aventi utilità sociale e culturale.
Dalla Ricerca, realizzata attraverso il coinvolgimento nel 2016 di un campione di banche più che rappresentativo del settore, con il 77% in termini di attivo e l’82% del totale degli sportelli, risulta che nel settore sociale gli interventi si sono concentrati soprattutto su attività e beni culturali, volontariato e beneficenza, in seconda battuta su istruzione, educazione e formazione e poi su sport e attività creative, sostegno ai giovani, sviluppo locale e politiche attive per il lavoro.
Altro aspetto significativo che emerge dalla Ricerca è l’evoluzione degli strumenti d’intervento. Le banche realizzano tali interventi attraverso: uffici preposti (nel 52,1% dei casi), dipartimenti o funzioni aziendali dedicate (28,1%) o per mezzo di fondazioni, associazioni o enti non commerciali ad hoc (16,7%), cresce la dimensione progettuale (quasi l’80% degli interventi è il frutto di strategie progettuali sempre più spesso monitorate e valutate). 
La Ricerca evidenzia inoltre uno spostamento tendenziale dal tradizionale modello di concessione adottato in passato, in cui le banche erogavano risorse per la realizzazione di micro progetti concepiti da soggetti terzi,  al modello di azione  in cui esse sviluppano, in collaborazione con svariati partner, progetti che hanno una magnitudo e un impatto più profondi e duraturi, con un approccio che sempre più spesso riecheggia le logiche e le filosofie sottostanti l’ “impact investing” (modelli di investimento che operano con l’obiettivo di generare un impatto sociale misurabile e compatibile con un rendimento economico). Le erogazioni a pioggia o le sponsorizzazioni paiono ormai leve deboli, poco incisive e controllabili: ne è conseguito un marcato indirizzo verso iniziative proprie o in collaborazione paritaria.  Le banche, infatti, preferiscono concepire e gestire internamente molti progetti, con staff e risorse proprie, programmandoli su orizzonti pluriennali, al fine di individuare per tempo gli interlocutori ideali. 
Nella Ricerca è presente anche un focus specifico sugli investimenti delle banche nel settore culturale, oltre 250 milioni ogni biennio. Gli ambiti di intervento hanno interessato mostre temporanee, restauro di monumenti e opere d’arte, concorsi letterali, conferenze, seminari, festival locali, concerti di musica classica o pop, rassegne cinematografiche e spettacoli di danza.
La ricerca completa è consultabile al link: http://www.abi.it/Pagine/Societa/Le-banche-per-il-sociale-e-la-cultura.aspx
 

Piena collaborazione tra ABI e l’Associazione Sammarinese

(15 maggio 2018) Si sono incontrate le delegazioni dell’Associazione Bancaria Italiana, guidata dal Presidente Antonio Patuelli e dal Direttore generale Giovanni Sabatini, e quella dell’Associazione Bancaria Sammarinese, guidata da Domenico Lombardi, accompagnato dal Consigliere Emanuele Rossini.

​Nell’incontro sono state affrontate diverse tematiche di interesse comune, concentrando l’attenzione sull’evoluzione della normativa regolamentare e prudenziale a livello europeo e nazionale, sull’integrazione dei sistemi di pagamento, anche tenendo conto delle implicazioni derivanti dalla nuova normativa sulla privacy, sui mutamenti in atto nel mondo bancario italiano e sammarinese. Sono state valutate altresì le positive prospettive di ripresa economica e le implicazioni derivanti dall’innovazione tecnologica. Approfondimenti specifici hanno riguardato il tema della qualità del credito e le novità introdotte in Italia per migliorare i tempi della giustizia civile.
In particolare, c’è stata piena convergenza sull’opportunità di sviluppare riflessioni in comune sulla cultura delle regole in Europa, anche in ambito della Federazione Bancaria Europea, a cui l’Associazione Bancaria Sammarinese partecipa.
In questa fase di modificazione degli assetti organizzativi e dell’operatività delle banche di San Marino, l’ABI supporterà l’Associazione Bancaria Sammarinese, in termini di riflessioni giuridiche, economiche e tecniche, anche nell’auspicata realizzazione di un innovativo memorandum di intese con le competenti Autorità italiane.

Intesa per la prevenzione della criminalità in banca

(14 maggio 2018) ​Il Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza- Direttore Centrale della Polizia Criminale, Prefetto Nicolò D’Angelo, e il Vice Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Gianfranco Torriero, hanno sottoscritto, in data odierna, il rinnovo del “Protocollo d’intesa per la prevenzione della criminalità in Banca”.

​Presenti i rappresentanti degli Istituti Bancari che operano sul territorio, il Direttore del Servizio Analisi Criminale Dott.ssa Maria Teresa Sgaraglia ed il coordinatore di OSSIF (il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza.) Dott. Marco Iaconis.
L’iniziativa si inquadra nel contesto degli interventi volti a sviluppare stabili e proficue sinergie collaborative tra soggetti istituzionali pubblici ed operatori economici, con l’obiettivo di rafforzare sul territorio la “sicurezza partecipata”, raggiungendo più elevati livelli di tutela dei cittadini e rendendo sempre più efficace la complessa ed articolata attività di prevenzione e contrasto della criminalità messa quotidianamente in campo dalle Forze di Polizia.
Le finalità perseguite da questo accordo sono, in particolare, di:

  • assicurare un orientamento razionale e mirato delle logiche che presiedono al controllo del territorio;
  • scambiare informazioni attinenti ai reati in danno delle banche, anche al fine di ottimizzare le misure di prevenzione e di sicurezza passiva che potrebbe essere adottate dagli Istituti medesimi;
  • fornire una valutazione ponderata dell’efficacia dei dispositivi tecnologici di difesa passiva degli sportelli bancari.

 

Si rafforza la comunicazione interna a vantaggio della clientela

(12 maggio 2018) In un contesto di grande trasformazione dei modelli di lavoro, dei servizi nelle banche, delle tecnologie e del contesto normativo, strumenti come gli Help Desk e le Intranet aziendali svolgono, sempre di più, un ruolo fondamentale a supporto dell’attività lavorativa quotidiana dei dipendenti, consentendo una maggiore gestione e della diffusione della conoscenza, anche a vantaggio del cliente della banca che cambia e si rinnova.

​Per far fronte all’evoluzione in atto e rispondere alle crescenti aspettative del mercato, le banche in Italia puntano sempre di più sulla formazione di chi ogni giorno si rapporta con la clientela, attraverso una corretta e capillare diffusione della conoscenza su processi, procedure e normativa interna, e il supporto di canali di dialogo e ascolto.
Questo il principale risultato dell’attività di ricerca dello studio condotto dall’Osservatorio Knowledge Transfer, coordinato da ABI Lab, il Centro di Ricerca e Innovazione per la Banca, su un campione rappresentativo complessivamente del 53% del settore bancario in termini di filiali e del 66% in termini di dipendenti.
Dallo studio emerge che per il 53,8% delle banche rispondenti sono tre i principali obiettivi riconosciuti dalle strutture di Help Desk, ovvero contribuire ad arricchire la base di conoscenza sui processi operativi, costituire un unico centro di assistenza e ascolto degli utenti del servizio e facilitare l’operatività della rete nella gestione della relazione con i clienti.  Con una percentuale pari al 38,5%, le banche hanno segnalato come ulteriori obiettivi significativi: identificare le principali problematiche in corso per formulare proposte di miglioramento e correzione delle anomalie e promuovere l’uso di strumenti di supporto self service, per ridurre il costo dell’assistenza. 
Per ciò che concerne la Intranet aziendale, per la totalità delle banche rispondenti l’obiettivo principale è di migliorare la fruibilità della normativa per i propri utenti. Guardando al 2019, emerge che le banche si focalizzeranno sul potenziamento delle attività che la Intranet può sostenere in particolare con riferimento alla gestione e supporto all’innovazione, sulla collaborazione e la creazione di nuove modalità di lavoro delle persone e sullo sviluppo della Digital Transformation in azienda.

Obiettivi a cui la Intranet risponde attualmente e a cui dovrà dare risposta nei prossimi 2 anni (2018 – 2019)

Lo studio sottolinea che la Intranet sta continuando la sua “evoluzione” mediante l’integrazione di nuovi strumenti di comunicazione, condivisione e collaborazione che si fondono con altri sistemi informativi tradizionali. Le banche, infatti, hanno già adottato, o prevedono di adottare, accorgimenti tecnologici per implementare tali servizi all’interno della Intranet. Tra le funzionalità di dialogo con i dipendenti che attualmente sono più presenti all’interno dei portali interni bancari sono quelle di Desktop remoto (nell’80% dei casi), messaggi istantanei e video conferenze (nel 60% dei casi) ma nel 2018 ci si attende che siano invece gli strumenti per la ricerca e classificazione della conoscenza ad essere tra i più inseriti nelle Intranet bancarie. Infine, tra le principali tendenze evolutive e di sviluppo delle strutture di assistenza e del portale aziendale la ricerca segnala la duplice necessità per il futuro di ottimizzare il livello di efficienza e allo stesso tempo incrementare la qualità dei servizi offerti dagli Help Desk. Riguardo alla Intranet, le tendenze prioritarie sono l’integrazione degli strumenti di misurabilità delle performance e il miglioramento della sicurezza sui dati accessibili dal portale.

Imprese: accordo su nuove garanzie sui crediti

(11 maggio 2018) ​Con la sottoscrizione di Alleanza delle Cooperative, Casartigiani, CLAAI, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti e Confimi Industria si allarga la compagine delle Organizzazioni aderenti all’accordo promosso da ABI e Confidustria, definito, con il patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per rendere più flessibile il sistema delle garanzie, accelerare i tempi di recupero dei crediti e assicurare un miglior servizio del credito alle imprese.

​L’iniziativa dà forza all’impegno per promuovere l’utilizzo delle nuove figure di garanzia introdotte dal DL 59/2016: il trasferimento sospensivamente condizionato di un bene immobile (c.d. Patto Marciano) e il pegno mobiliare non possessorio. 
In particolare, per il Patto Marciano, l’Accordo contiene alcune previsioni volte a favorirne l’utilizzo a vantaggio di banche e imprese e a rafforzare la piena operatività dell’art. 48-bis del TUB, che ha introdotto nel nostro ordinamento la possibilità che il contratto di finanziamento tra banca e impresa possa essere garantito dal trasferimento in favore del creditore, in caso di inadempimento del debitore, della proprietà di un immobile (non abitazione principale) posto a garanzia dello stesso. 
L’Accordo prevede tra l’altro che all’eventuale introduzione del patto nei nuovi contratti di finanziamento si associno benefici per le imprese riconducibili alla possibilità di: allungare la durata dei finanziamenti, in relazione alla tipologia di immobile in garanzia, fino ad un massimo di 30 anni; aumentare l’ammontare del credito bancario in rapporto al valore dell’immobile; ridurre il costo del finanziamento.
Sono inoltre previsti impegni per: promuovere l’istituzione del registro informatico dei pegni non possessori e l’ottimizzazione della normativa di vigilanza riguardo alle due nuove forme di garanzia; la valorizzazione e diffusione delle linee guida per la valutazione degli immobili residenziali e la definizione di analoghe linee guida anche per gli immobili a uso industriale; la definizione di ulteriori iniziative per rendere più efficiente il meccanismo di escussione delle garanzie. 
Nei prossimi giorni le associazioni sottoscrittrici costituiranno appositi gruppi di lavoro per dare seguito agli impegni assunti e approfondire i diversi aspetti tecnici attinenti l’impiego delle due nuove figure di garanzia.
 

Dal 2009 “moratoria” rate per 466.680 Pmi

(5 maggio 2018) ​Da agosto 2009 fino a marzo 2018 sono state accolte 439.729 domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 126 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 24,9 miliardi di euro. Inoltre, sono state accolte 26.951 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 7,7 miliardi di euro di debito residuo.

​Questo lo sforzo del settore bancario con le iniziative promosse dall’ABI sul sostegno alla disponibilità di credito per le Pmi. A partire dal primo “Avviso Comune” del 2009 allo strumento “Imprese in ripresa”, valida fino al 31 luglio 2018 – che rientra nel più ampio “Nuovo Accordo in favore delle piccole e medie imprese” – il mondo bancario ha confermato il suo sostegno ai diversi settori economici, in tutto il corso della crisi e ora nella fase di rilancio dell’economia.
In questo caso si tratta della possibilità per tutte le Pmi “in bonis” di:

  • sospendere la quota capitale delle rate di mutui e leasing, anche agevolati o perfezionati con cambiali;
  • allungare il piano di ammortamento dei mutui e le scadenze del credito a breve termine e del credito agrario.

L’analisi relativa alla distribuzione delle domande per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che: 

  • il 25,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 14,3% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 18,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • il 9,3% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 7,1% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 26,1% agli “altri servizi”.

L’analisi relativa alla distribuzione territoriale delle domande accolte, per sede legale dell’impresa richiedente, evidenzia che:

  • il 62,1% è riferito ad imprese residenti nel Nord Italia;
  • il 20,9% è riferito ad imprese residenti nel Centro Italia;
  • il 17,0% è riferito ad imprese residenti nel Sud Italia.