Accordo ABI-Commissario Ricostruzione Sisma 2016

​(6 settembre 2018) È stato siglato a Roma dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione in Centro Italia, Paola De Micheli, e dal Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, l’accordo per la concessione di anticipi bancari alle imprese edili e ai professionisti impegnati nella ricostruzione edilizia nel cratere del terremoto del 2016 e 2017.
 

​Nell’accordo sono stabilite modalità e condizioni alle quali imprese edilizie e professionisti possono ottenere dalle banche l’anticipo del pagamento dei lavori di ricostruzione ad essi affidati.
Il rimborso di tali finanziamenti procederà secondo gli stati di avanzamento dei lavori, man mano che i soggetti anzidetti riceveranno il relativo pagamento attraverso i contributi pubblici previsti per la ricostruzione.
“Una misura importante che abbiamo definito – afferma il Commissario Straordinario, Paola De Micheli – ancora una volta grazie alla collaborazione del sistema bancario italiano. L’accesso ai finanziamenti offrirà a imprese e professionisti un importante sostegno economico in grado di dare anche ulteriore impulso al processo di ricostruzione in Centro Italia. In questi mesi abbiamo adottato diversi provvedimenti con l’obiettivo di velocizzare l’avvio dei cantieri del terremoto, l’accordo con ABI è un ulteriore passo in questa direzione e un esempio virtuoso di collaborazione fra istituzioni pubbliche e private”.
Giovanni Sabatini evidenza la “conferma dell’impegno delle banche per favorire la ricostruzione in tempi rapidi dei territori colpiti dal terremoto del 2016, così come in tutti gli eventi calamitosi in cui siamo intervenuti a favore di famiglie e imprese in stretta collaborazione con le Istituzioni. L’accordo sottoscritto oggi rende più facile per le imprese e i professionisti ottenere dalle banche l’anticipazione dei contributi pubblici”.

 

La digitalizzazione dei pagamenti passa anche per gli assegni

​(1° settembre 2018) Nell’ambito del processo di digitalizzazione del Paese anche gli assegni si adeguano. Ciò grazie alla nuova procedura denominata “Check Image Truncation” (CIT) che trasforma gli assegni, una volta versati in banca, in un documento digitale.

​L’assegno digitale sostituisce l’assegno originale cartaceo ed ha piena validità ad ogni effetto di legge, riducendo i rischi operativi legati al suo scambio materiale e lavorazione manuale.
La CIT non incide sulle modalità di utilizzo e versamento degli assegni da parte dei clienti: l’emissione e la circolazione degli assegni rimangono infatti in forma cartacea, e il versamento avviene presso gli sportelli delle agenzie o presso gli ATM multifunzione come previsto da ciascuna banca.
Dal 9 luglio 2018 la CIT è l’unica procedura utilizzabile dalle banche per il pagamento degli assegni.

Le 4 cose da sapere e a cui fare attenzione

1) Quando si emette l’assegno o quando lo si riceve, è importante verificare che esso sia completo di tutti gli elementi obbligatori: 1. luogo e data di emissione; 2. importo in lettere e in cifre; 3. nome del beneficiario; 4. firma del correntista che emette l’assegno bancario (cosiddetta firma di traenza) o della banca che emette l’assegno circolare. Gli assegni privi di uno di questi requisiti non sono regolari, non possono essere incassati con la nuova procedura CIT e devono essere nuovamente emessi.
Da non dimenticare, inoltre, che sugli assegni di importo pari o superiore a 1.000 euro deve essere presente la clausola “non trasferibile”, solitamente già presente sui moduli di assegni rilasciati dalla banca o da apporre a mano, a cura del correntista, qualora non presente su moduli di assegni “vecchi” e non ancora utilizzati, per non incorrere in sanzioni.

2) Per facilitare il processo di digitalizzazione dell’assegno e il suo incasso, è opportuno:

  • compilare l’assegno con una scrittura quanto più possibile chiara e comprensibile;
  • apporre le firme di traenza e di girata, gli eventuali timbri e le altre informazioni rilevanti negli spazi appositi, evitando che i vari dati si sovrappongano e diventino difficilmente leggibili;
  • custodire con cura l’assegno, evitando che si danneggi o si consumi.

Qualora non sia possibile per la banca creare una immagine digitale valida, l’assegno è sottoposto ad un processo di lavorazione più lungo, di cui il cliente viene informato tempestivamente dalla propria banca.

3) Se un assegno non viene pagato, la banca non restituisce al cliente l’assegno cartaceo originario (privo di valenza giuridica e che può essere distrutto una volta che la banca ha generato l’immagine digitale), bensì una copia cartacea conforme al documento elettronico con le informazioni relative al mancato pagamento. Le banche rilasciano una sola copia cartacea conforme che può essere utilizzata dal cliente al posto dell’originale cartaceo.

4) È sempre bene diffidare di chi chiede di inviare la fotografia di un assegno per completare un acquisto, magari a distanza o sul web. Gli assegni continuano a circolare in modalità cartacea e sono le banche a creare le immagini digitali. Spesso la richiesta di foto di assegni nasconde tentativi di truffa.
 

Crollo Genova: decisa sospensione rimborso mutui

​(29 agosto 2018) Il Direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini, rende noto che è stata decisa la sospensione del rimborso dei mutui collegati al tragico evento del ponte di Genova, fino al perdurare dello stato di emergenza.

​La decisione è stata assunta sia in via autonoma da alcune banche sia in termini più generali attraverso una apposta ordinanza della Protezione civile del 20 agosto, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 agosto.
L’ordinanza da attuazione all’accordo stipulato da ABI, dalle Associazioni dei consumatori e dalla Protezione civile nel 2015 proprio per contribuire far fronte tempestivamente ad eventi calamitosi.
Le banche possono valutare l’adozione di ulteriori misure per venire incontro alle esigenze dei cittadini colpiti dal drammatico evento.
 

In Europa servono politiche per la crescita degli investimenti

(20 agosto 2018) ​E’ stato pubblicato il nuovo numero dei Temi di Economia e Finanza (TEF) prodotti dall’Ufficio Analisi Economiche dell’ABI

​Lo studio si propone di osservare gli effetti sull’evoluzione del credito bancario erogato alle imprese indotti dalla dinamica dell’economia, le cessioni degli NPL e l’evoluzione demografica del comparto industriale italiano ed europeo. Inoltre, viene analizzata la relazione tra le condizioni finanziarie delle imprese europee e la dinamica del credito bancario.
L’analisi evidenzia che tenendo conto della dinamica del ciclo economico, dell’attività di cessione degli NPL dai bilanci bancari e della variazione demografica delle imprese, la disponibilità del credito bancario per le imprese risulta molto superiore a quanto emergerebbe dalla semplice analisi della variazione dei dati grezzi relativi ai volumi di credito, sia in Italia che in Europa. In particolare, lo studio evidenzia i riflessi sulla domanda di credito bancario dell’evoluzione demografica delle imprese dell’ultimo decennio. In questi due lustri di crisi il numero di imprese si è infatti ridotto significativamente ed è del tutto evidente che, a parità di ogni altra condizione, un numero inferiore di società determina una riduzione complessiva della domanda di prestiti bancari, che si traduce in un minore stock di crediti in circolazione senza che ciò implichi una riduzione del credito concesso dal settore bancario alle singole imprese.
Per quanto riguarda invece i nessi tra la dinamica del credito bancario alle imprese e le condizioni finanziarie delle imprese stesse, l’analisi segnala il ruolo cruciale svolto da quest’ultima variabile nello spiegare la flessione degli impieghi bancari nell’ultimo decennio. In dettaglio, lo studio mostra il significativo miglioramento della situazione finanziaria delle imprese europee a partire della crisi finanziaria del 2008-2009. Nel complesso, le condizioni finanziarie delle imprese di tutti i principali paesi europei si sono, infatti, mosse da una situazione di disavanzo – in cui i ricavi della gestione risultavano insufficienti a finanziare sia le spese correnti (salari, oneri finanziari, tasse, etc..) sia quelle in conto capitale (investimenti in primis) – ad una di avanzo strutturale. Le stime econometriche dell’Ufficio Analisi Economiche dell’ABI confermano che il miglioramento delle condizioni finanziarie delle imprese si è tradotto in una minore richiesta di finanziamenti esterni, inclusi i prestiti bancari.
E’, dunque, anche a questo fattore che va ricondotta la minore domanda, nel corso della crisi, del credito bancario da parte delle imprese, nello studio espresso dal rapporto tra prestiti e valore aggiunto prodotto dalle stesse imprese (ovvero dall’input di credito bancario per unità di prodotto delle imprese). Questa evidenza è confermata, in particolare, per le società non finanziarie francesi, italiane e spagnole, mentre non sembra aver influenzato in modo significativo le scelte delle imprese tedesche, che strutturalmente presentano ampia liquidità. Facendo riferimento ai dati del primo semestre del 2017, si stima che la posizione finanziaria delle imprese spieghi oltre l’80% delle variazioni dell’input di credito osservate nei singoli paesi in confronto con la media europea. In particolare, a tale causa sono attribuibili rispettivamente l’80% e l’85% della contrazione del rapporto tra credito e valore aggiunto registrata per le imprese spagnole e italiane rispetto alla media europea e tutto l’incremento relativo delle imprese francesi.
In prospettiva, sono auspicabili politiche europee volte a stimolare gli investimenti, che troverebbero supporto nell’ampia liquidità delle imprese e nelle favorevoli condizioni di offerta del credito. Il combinato disposto di questi due elementi contribuirebbe al consolidamento della ripresa dei volumi e della qualità del credito bancario erogato alle imprese europee.

Online le ’pillole’ informative sui mutui casa

(18 agosto 2018) ​La sesta tappa dell’iniziativa per rafforzare la consapevolezza dei cittadini sul tema dei mutui, attraverso la pubblicazione periodica di brevi contributi video

​È online la sesta ‘pillola’ video dedicata ai mutui per l’acquisto o la ristrutturazione della casa. Si completa così il percorso formativo e informativo lanciato dall’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, per chi vuole acquistare casa e per chi è già titolare di un mutuo. Obiettivo dell’iniziativa è contribuire a rafforzare la conoscenza e la consapevolezza dei cittadini rispetto ai finanziamenti per la casa e sulle diverse opportunità messe a disposizione, per scegliere quella più in linea con le proprie esigenze.
L’iniziativa si è sviluppata attraverso la pubblicazione periodica di ‘pillole’ video. Un’azione di sensibilizzazione che l’ABI ha promosso per ricordare le fasi riguardanti la stipula del contratto di mutuo, da quelle antecedenti sino a quelle successive, seguendo idealmente le possibili esigenze conoscitive dei mutuatari o di chi è interessato ad accedere a questo tipo di finanziamento.  
Attraverso un linguaggio semplice e accessibile, nei video vengono affrontati i principali quesiti e aspetti che occorre considerare prima di richiedere il mutuo, e sul processo da seguire per ottenere il prestito, utili per acquisire una maggior dimestichezza con alcuni specifici momenti tecnici che caratterizzano questa fase. Particolare attenzione, inoltre, è dedicata alle misure a sostegno dei mutuatari in difficoltà. I successivi approfondimenti, in chiusura di questo percorso, sono dedicati alle opportunità a disposizione del mutuatario per sostituire o estinguere anticipatamente il mutuo, o per modificarne le condizioni.
L’iniziativa di sensibilizzazione si inserisce nell’ambito del Progetto ‘Trasparenza Semplice’, avviato da ABI con le Associazioni dei Consumatori per promuovere attività destinate a favorire una più efficace semplificazione e accessibilità delle informazioni, a supporto del dialogo tra banche e clienti. 
Sul sito internet dell’Associazione Bancaria, www.abi.it, è possibile accedere ai contributi video pubblicati nell’ambito dell’iniziativa.
 

Per famiglie e pensionati nasce il Conto corrente di base

​(11 agosto 2018) Si consolida l’inclusione finanziaria di famiglie e pensionati con reddito limitato, grazie anche alle ultime novità legislative introdotte in materia di gestione del risparmio e pagamenti

​Con l’entrata in vigore del decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, che segue e completa il recepimento in Italia della direttiva europea in materia di conti di pagamento (PAD), si amplia la platea di coloro che possono accedere gratuitamente a un conto con caratteristiche di base.
Il conto di base è uno strumento, rivolto principalmente a clienti con esigenze finanziarie e operatività limitate e pensato per agevolare le fasce economicamente più fragili della popolazione, con il quale è possibile effettuare un numero definito di operazioni sia in entrata sia in uscita a fronte di un canone annuale omnicomprensivo o gratuito a determinate condizioni.  
L’iniziativa era stata anticipata dall’Italia già dal 2012: allora era stato introdotto il conto di base, con Convenzione tra Banca d’Italia, Mef, ABI, Poste e Associazione italiana istituti di pagamento e di moneta elettronica (AIIP). Le novità introdotte dal decreto ampliano la platea delle persone che possono accedere al conto di base gratuito e prevedono una semplificazione del conto di base per i pensionati. 
Il conto corrente di base si inserisce tra le iniziative di promozione di strumenti di pagamento più efficienti per favorire una più ampia inclusione finanziaria e sociale.

Cosa cambia
Nello specifico, per i cittadini cambiano i livelli minimi ISEE per accedere al conto corrente di base senza spese e senza imposta di bollo (da 8.000 a 11.600 euro). Viene inoltre introdotto un aumento del numero di operazioni annue gratuite previste per gli aventi diritto a trattamenti pensionistici fino all’importo lordo annuo di 18.000 euro.

Come si accede al conto di base
Possono richiedere un conto di base tutti i consumatori soggiornanti legalmente in uno Stato membro dell’Unione europea, compresi i consumatori senza fissa dimora e i richiedenti asilo. Il conto è offerto senza spese e senza imposto di bollo ai cittadini aventi un Isee inferiore a 11.600 euro (certificato entro il 31 maggio di ogni anno) e i pensionati con assegno Inps non superiore ai 18.000 euro annui lordi. 

Le operazioni incluse
Il pacchetto di operazioni comprende ogni anno: un rilascio, sostituzione e rinnovo della carta di debito, 6 prelievi di contanti agli sportelli tradizionali (12 nel conto riservato ai pensionati), prelievi illimitati allo sportello automatico se effettuati in una qualsiasi postazione del proprio prestatore di servizi di pagamento, 12 prelievi (6 nel conto per i pensionati) allo sportello elettronico di altre banche, addebiti diretti Sepa illimitati, 36 pagamenti (illimitati nel conto riservato ai pensionati) ricevuti con bonifici Sepa (inclusi stipendi e pensioni), 12 pagamenti ricorrenti (6 per i pensionati) e 6 non ricorrenti (servizio non incluso nel conto per i pensionati) effettuati tramite bonifico Sepa con addebito in conto, 12 versamenti di contanti e assegni (6 per i pensionati), una comunicazione sulla trasparenza e 4 invii di estratti conto e informative periodiche, un numero illimitato di pagamenti con la carta di debito.

 

Al via TFI, la Task force Fintech Innovation di ABILab

(4 agosto 2018) Il laboratorio tecnologico dell’Associazione bancaria italiana, ABILab, lancia TFI la Task force Fintech Innovation​​​

​Con l’obiettivo di

  • identificare e promuovere azioni che possano accelerare l’innovazione tecnologica nel settore finanziario;
  • costituire e abilitare un forum di confronto con tutti gli attori dell’ecosistema bancario e fintech;
  • approfondire con un osservatorio dedicato tutte le principali innovazioni fintech italiane e internazionali.

 

Il legame tra banche e fintech è ormai solido. In Italia più di 6 banche su 10 lavorano in una logica di partnership con aziende fintech. Le prospettive sono peraltro sempre più europee. È quindi necessario sviluppare specifiche azioni in ambito italiano che promuovano l’innovazione in modo sinergico a quanto viene definito in Europa. Nel nuovo quadro normativo, occorre ridurre il rischio di incorrere in arbitraggi normativi tra nazioni, senza però generare inutili e controproducenti restrizioni all’innovazione. Nelle banche è forte l’attenzione al ruolo delle funzioni di compliance per garantire l’aderenza di tutte le innovazioni generate dall’organizzazione rispetto al quadro normativo vigente.Per consentire un’accelerazione dell’innovazione in banca è importante un dialogo efficace tra banca, fintech e Autorità competenti. Ne nascerebbero opportunità di semplificazione e aggiornamento del quadro normativo in linea con il dinamismo del mercato.La tecnologia è chiamata a rispondere con sempre maggiore efficacia ai principi di solidità e sicurezza, dotandosi di modalità operative e processi di governo che permettano di tutelare e valorizzare i propri asset distintivi, come il patrimonio di dati e informazioni, tenendo anche in considerazione l’evoluzione del contesto normativo, la costante pressione sugli aspetti economici, le opportunità di razionalizzazione ed efficientamento introdotte dalle nuove tecnologie.

  • La spesa in Information and Communications Technology (ICT) per il settore bancario ha raggiunto i 4,75 miliardi di euro.
  • Dall’ultima indagine di ABI Lab sulle priorità di investimento, il budget ICT per il 2018 è in aumento, rispetto allo scorso anno, per circa il 60% delle realtà intervistate, mentre nel 27% dei casi si mantiene costante.

L’ABI diffonde il Rapporto di previsione AFO 2018-20

(28 luglio 2018) ​Pur in un quadro internazionale di revisione al ribasso delle stime di crescita, l’economia italiana crescerà dell’1,3% l’anno nel triennio 2018-2020. Si rafforza il trend di riduzione dei crediti deteriorati: sofferenze in ulteriore calo di oltre il 40% tra fine 2017 e 2020 e NPL ratio che torna sui livelli pre-crisi. In aumento il credito ai residenti: +2,4% in media d’anno.

​Il coefficiente di patrimonializzazione di migliore qualità (CET1) al massimo storico: 14,9% a fine 2020. Redditività in ripresa, trainata da riduzione del rischio e efficientamento gestionale mentre il contributo dei ricavi resta modesto.
Lo scenario previsivo diffuso dall’Ufficio studi dell’ABI, costruito come di consueto insieme agli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, conferma la prosecuzione del trend di ripresa della nostra economia.
Il tasso di variazione del prodotto interno lordo italiano, seppur rivisto lievemente al ribasso rispetto a quanto previsto a dicembre – in ragione delle incertezze connesse al perdurare di tensioni geopolitiche internazionali e alla possibile estensione delle politiche protezionistiche sul commercio internazionale -, rimarrebbe infatti positivo in ciascuno dei tre anni considerati nel Rapporto.
In dettaglio, nello scenario base l’economia italiana è attesa continuare a crescere su livelli che si dovrebbero collocare intorno al +1,3% medio annuo nel triennio 2018-2020.
Per quanto concerne le banche operanti in Italia, le previsioni, da un lato, indicano un significativo consolidamento del trend di miglioramento della qualità dell’attivo, tenuto conto sia della riduzione dei flussi in ingresso di nuovi crediti deteriorati sia delle recenti tendenze nelle operazioni di dismissione degli NPLs, dall’altro registrano una variazione positiva dei volumi di credito, seppur meno pronunciata rispetto alle previsioni dello scorso dicembre.
Più in dettaglio, nel prossimo triennio è previsto che lo stock di sofferenze, sia al lordo sia al netto delle rettifiche, si riduca di circa il 40% rispetto ai valori di fine anno scorso. La riduzione dovrebbe essere particolarmente marcata quest’anno, anche in ragione dell’attesa di ingenti cessioni di sofferenze, stimato intorno ai 50 miliardi di euro. Nel biennio successivo il volume delle operazioni di cartolarizzazione delle sofferenze dovrebbe ridursi, collocandosi su un valore medio annuo intorno a 25 miliardi di euro. Il calo delle sofferenze risulterebbe diffuso tra tutte le categorie di debitori, ma sarebbe particolarmente intenso per le imprese, per cui si ridurrebbero del 46% nel complesso del triennio.
L’NPL ratio, pari al 14,5% al lordo delle rettifiche a fine 2017, dovrebbe continuare a scendere velocemente, raggiungendo a fine periodo valori di poco superiori al 6%. Questo miglioramento risulterebbe diffuso tra tutti i gruppi bancari e le banche indipendenti.
La riduzione del rischio si accompagnerebbe a un rafforzamento della dinamica dei prestiti. Il credito a residenti, in crescita per l’1,7% nel 2017, dovrebbe aumentare ad un tasso medio annuo del 2,4% nel triennio. Nel dettaglio settoriale, si segnala una sensibile ripresa nella dinamica dei prestiti alle imprese, il cui tasso di variazione annuale salirebbe dai valori sostanzialmente nulli del 2017 a ritmi di espansione medi annui prossimi al 2,5% nel triennio. La crescita del credito alle famiglie dovrebbe invece consolidare i progressi già compiuti nel corso del 2017, collocandosi a fine periodo su tassi di crescita del 3,2%.
Gli indici patrimoniali tenderebbero a crescere ulteriormente: il capitale di migliore qualità dovrebbe aumentare dal 13,8% di fine 2017 al 14,9% di fine 2020, nuovo livello massimo storico per le banche italiane.
La redditività bancaria dovrebbe proseguire il processo di ripresa avviato nel 2017. La dinamica ancora debole dei ricavi, dovrebbe, infatti, essere più che compensata dal significativo miglioramento dell’efficienza operativa e dall’importante riduzione del costo del rischio. In particolare, il totale dei ricavi dovrebbe crescere nel triennio di previsione ad un tasso medio annuo dell’1,6%, mentre il totale dei costi operativi e delle rettifiche dovrebbero ridursi rispettivamente del 2,5% e del 10% annuo.
Nel triennio le banche genererebbero utili netti per circa 10 miliardi di euro medi annui generando un rendimento sul capitale investito (ROE) in crescita nel triennio di previsione. A fine periodo il ROE si collocherebbe intorno al 5%, miglior risultato dal 2007 anche se ancora inferiore al livello medio registrato prima della crisi.

Nuovo Accordo per il Credito

(27 luglio 2018) ​ABI, Alleanza delle Cooperative Italiane, CIA-Agricoltori Italiani, CLAAI, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confimi Industria, Confindustria e Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti) hanno concordato di prorogare fino al 31 ottobre 2018 le misure contenute nell’Accordo per il Credito 2015, il cui periodo di validità sarebbe terminato il prossimo 31 luglio

​Le stesse associazioni hanno avviato i lavori per un nuovo Protocollo d’intesa sul credito alle piccole e medie imprese, alla luce delle nuove regole europee in materia bancaria e delle attuali condizioni di mercato.
Grazie all’Accordo per il Credito 2015 le PMI italiane hanno potuto sospendere il pagamento della quota capitale di oltre 18.600 finanziamenti, ottenendo liquidità aggiuntiva per oltre 700 milioni di euro. Se si considerano anche le altre iniziative di sospensione del pagamento dei finanziamenti che l’ABI e le Associazioni d’impresa hanno concordato a partire dal 2009, oltre 440.000 imprese hanno ottenuto maggiore liquidità per circa 25 miliardi di euro.
 

Nasce FOClavoro per favorire l’incontro tra domanda e offerta

(26 luglio 2018) Dal 30 luglio sarà on line la nuova piattaforma informatica FOClavoro finalizzata a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per i lavoratori usciti da un’impresa del credito e le aziende conferenti all’ABI mandato di rappresentanza sindacale.

​Lo comunicano ABI e Sindacati che, con l’accordo del 29 gennaio 2018, hanno istituito questo nuovo strumento del Fondo per l’Occupazione nell’ambito di Enbicredito.
Viene data così piena operatività ad una previsione dell’accordo e del CCNL 31.3.2015 da cui tale accordo discende, con il quale le Parti Nazionali, considerati gli ottimi risultati raggiunti dal Fondo per l’Occupazione (F.O.C.)  hanno voluto attribuire al Fondo nuovi ambiti di intervento in materia di occupazione, formazione, solidarietà espansiva, alternanza scuola lavoro.
In fase di prima applicazione, possono iscriversi a FOClavoro i lavoratori bancari destinatari della Sezione emergenziale del Fondo di solidarietà di settore e quelli licenziati per motivi economici.
“Lo scopo – sottolinea Elena Aiazzi, Presidente di Enbicredito – è quello di mettere a disposizione uno strumento efficace che favorisca quanto più possibile il contatto tra questi lavoratori e le banche ai fini di una loro ‘rioccupazione’ nel settore. Ricordo che oltre alla piattaforma, con l’accordo di gennaio 2018 abbiamo previsto ‘premi all’assunzione’ per le aziende che assumeranno questi lavoratori con un contratto a tempo indeterminato. In una fase di grande trasformazione sociale ed economica che avrà conseguenze di cambiamento importanti nel nostro settore, auspico che in sede di rinnovo del CCNL le parti valorizzino ulteriormente le potenzialità di uno strumento unico nel mondo del lavoro che dal 2012 ad oggi ha incentivato e sostenuto l’assunzione a tempo indeterminato 20.000 lavoratrici e lavoratori”.
Per il Vicepresidente di Enbicredito, Giorgio Mieli, “il F.O.C. rappresenta un esempio virtuoso di quanto la bilateralità può concretamente fare quando tra le Parti esiste, nel rispetto dei rispettivi ruoli, un dialogo costruttivo nel quale l’obiettivo condiviso è quello di trovare soluzioni innovative ed efficaci. Abbiamo realizzato uno strumento che interviene in modo concreto per favorire l’occupazione di qualità in un periodo nel quale, nonostante i segnali di ripresa, l’occupazione stenta ancora a decollare nel nostro Paese. Oggi con FOClavoro e le altre misure previste dall’accordo di gennaio scorso, si interviene anche a favore di quei colleghi che perdono il posto di lavoro senza poter accedere alle prestazioni di accompagnamento alla pensione del Fondo di solidarietà”.