ABI-Censis: dai territori forte domanda di politiche di sviluppo | [15/01/2014]

(15 gennaio 2014) Non solo Nord e Sud, ma 8 aree territoriali ben identificate attendono interventi. Da analisi ABI–Censis necessarie azioni su cinque assi: innovazione, internazionalizzazione, sistemi di garanzia del credito, reti d’impresa, semplificazione e superamento vincoli burocratici. Settore bancario pronto a valorizzare vitalità dei territori  


​Otto Italie in cerca di politiche di sviluppo. È quanto emerge dalla ricerca “Territorio, banca, sviluppo – I sistemi territoriali dentro e oltre la crisi”, curata dall’ABI e dal Censis, presentata oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa con Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.
Il momento e le criticità del quadro economico esigono interventi di politica economica chiari, sostenibili, praticabili, stabili, capaci di fare fronte o di sanare i fattori di rischio che possono ulteriormente aggravare la situazione. E ciò è vero sul fronte del mercato del lavoro, su quello di un’elevata pressione fiscale incompatibile con la fase di recessione che il Paese sta attraversando, sul fronte del sostegno all’innovazione, come su quello del divario di sviluppo tra territori. Gli attori istituzionali sono chiamati ad operare a livello centrale e decentrato, affrontando con politiche differenziate le specificità che il Paese esprime. I molti pieni ed i molti vuoti, le numerose minacce e le opportunità che emergono dalla segmentazione territoriale sono la prova di una domanda di politiche economiche che spesso tardano ad arrivare, o che talvolta non appaiono tarate sulle effettive esigenze dei territori.

Non solo Nord e Sud, ma otto Italie
Di là dal Centro-Nord, con una struttura produttiva robusta nonostante la crisi, e Sud, in ritardo in termini di sviluppo, emergono otto grandi segmenti territoriali, che permettono di ragionare sulle diverse vie di uscita dalla crisi, partendo dalle energie che ciascun gruppo territoriale è capace di esprimere.

Fare banca nei territori
Le banche sono pronte a valorizzare la vitalità dei territori, ma il settore non può essere né il solo né il primo attore a guidare un percorso di ripresa o di riposizionamento del Paese. Non è di “più banca” che i territori hanno bisogno, né al Nord e tanto meno al Sud, ma di politiche economiche organiche e chiare in grado di rafforzare i fondamentali del Paese.
Se si prendono in considerazione alcuni indicatori sull’operatività bancaria, sull’interazione degli istituti di credito con le “comunità” di territorio e sul grado di presenza della banca nel territorio, si riescono ad individuare alcuni fatti interessanti che smentiscono alcuni luoghi comuni:
• i dati disponibili non consentono di distinguere gli atteggiamenti del settore bancario nei confronti delle aree economicamente più solide o in ritardo di sviluppo. Inoltre, la contrazione degli impieghi che è stata sperimentata in questi due anni di crisi, dopo il forte aumento degli anni precedenti, probabilmente non è determinata dall’irrigidimento del settore bancario nei confronti delle imprese, quanto piuttosto da una forte flessione della domanda di credito a causa del forte quadro recessivo in cui operano le imprese;
• parallelamente, il livello delle sofferenze legate agli impieghi è cresciuto negli ultimi anni di crisi. Le criticità sono decisamente più marcate nei territori in ritardo di sviluppo e nei quali la crisi economica agisce con intensità ancora maggiore;
• permane una differenza sostanziale tra l’ammontare medio degli impieghi erogati sia alle famiglie che alle imprese, tra le diverse aree del Paese. In particolare, i valori medi degli impieghi alle imprese delle aree più sviluppate e con un tessuto produttivo più fitto, sono consistentemente più elevati di quelli registrati nelle aree in ritardo di sviluppo, territori in cui la dimensione delle imprese e quindi la domanda di credito è sensibilmente più contenuta;
• l’offerta bancaria ha seguito la domanda, evidentemente più forte nei territori con una marcata capacità di crescita, di innovazione e di redistribuzione del reddito, meno nei territori in ritardo di sviluppo;
• non esiste uno squilibrio strutturale, ovvero una presenza capillare del settore bancario nei territori più forti e sviluppati e, in proporzione, una presenza più diradata e più debole nei territori a minore tenore di crescita. Se si considerano i valori intermediati (impieghi e depositi) per singolo sportello, emergono sostanziali similarità tra le 8 aree considerate nell’analisi.
Le azioni necessarie
Occorre una definita politica industriale che indichi i settori strategici su cui il Paese intende investire le risorse pubbliche e le azioni di sostegno all’export. I limitati risultati delle riforme del mercato del lavoro, i notevoli problemi generati dalla riforma del sistema pensionistico, la mancata crescita dei redditi ed il forte ridimensionamento della capacità di spesa delle famiglie sono la prova della complessità dei problemi da affrontare e, nello stesso tempo, la dimostrazione che il Paese necessita di politiche organiche che possono essere solo di competenza di chi è chiamato ad esercitare l’azione di governo e non di altri attori del sistema economico.
Occorrono quindi politiche economiche per l’innovazione; per sostenere l’internazionalizzazione; per potenziare sistemi di garanzia del credito, che mitighino il rischio in una fase di diffusa insolvenza; per incentivare le reti di collaborazione, per un’azione delle Pubbliche Amministrazioni che, soprattutto al sud, non impongano vincoli burocratici e pesi ulteriori ad un sistema d’impresa  fiaccato da anni di crisi. Emerge con evidenza che banca, impresa, sistema sociale e territori sono strettamente legati. Dalla capacità delle politiche pubbliche di cogliere e assecondare i fenomeni di cambiamento dipenderà gran parte delle possibilità di crescita o di ulteriore involuzione per il Paese. Il mondo bancario vuole svolgere a pieno il ruolo di vettore di interventi per lo sviluppo. 

Dai territori forte domanda di politiche di sviluppo

A Sondrio l’ottava tappa del Road Show Italia | [14/01/2014]

L’iniziativa punta a raccontare l’impegno delle banche italiane a sostegno di famiglie e imprese. Appuntamento 17 e 18 gennaio. Nuova occasione di incontro ravvicinato sul territorio tra banche, imprese e famiglie grazie all’ottava tappa del Road Show Italia: dopo Cuneo, Vicenza, Ancona, Viterbo, Lecce, Messina e Modena il viaggio attraverso la Penisola promosso dall’Associazione bancaria italiana arriva a Sondrio.

​Venerdì 17 e sabato 18 gennaio il capoluogo della Valtellina vivrà un’occasione diversa di incontro, informazione e dialogo per evidenziare il patrimonio di esperienze, professionalità ed energie che le banche mettono a disposizione dello sviluppo e della crescita, soprattutto nella difficile fase che il Paese sta attraversando.
Il programma prevede una due-giorni di eventi per rendere ancor più concreto ed evidente il ruolo e l’impegno delle banche nel sostenere l’economia e rispondere alle esigenze della collettività. Dopo il venerdì dedicato all’educazione finanziaria, il Road Show entrerà nel vivo con l’evento di sabato mattina, quando rappresentanti delle Istituzioni, esponenti del mondo bancario e dell’imprenditoria, sia locali che nazionali, si incontreranno per fotografare assieme l’attuale congiuntura e ragionare sulle possibilità di una sempre maggior sinergia e vicinanza tra banche e aziende.
Il Road Show Italia si inserisce nel programma dell’ABI con l’obiettivo di consolidare e dare visibilità alla quotidiana relazione tra le banche e i contesti ambientali in cui esse operano. Ogni evento coinvolge i principali centri di riferimento – istituzionali, imprenditoriali, civili e sociali – presenti sul territorio in un dibattito che punta al reciproco confronto sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi. Partendo proprio dall’ulteriore rafforzamento della relazione e da una sempre più fruttuosa collaborazione verso obiettivi comuni. Tutto questo attraverso un modello di partecipazione diretta per raccontare da vicino, tappa dopo tappa, cosa fanno ogni giorno le banche italiane per il Paese.

Il programma dell’evento
 

L’iniziativa punta a raccontare l’impegno delle banche italiane a sostegno di famiglie e imprese. Appuntamento 17 e 18 gennaio. Nuova occasione di incontro ravvicinato sul territorio tra banche, imprese e famiglie grazie all’ottava tappa del Road Show Italia: dopo Cuneo, Vicenza, Ancona, Viterbo, Lecce, Messina e Modena il viaggio attraverso la Penisola promosso dall’Associazione bancaria […]

Con Fondo casa sospese rate per un miliardo a 10.350 famiglie | [11/01/2014]

(10 gennaio 2014) Sono 10.350 le famiglie che, da maggio 2013 fino alla prima settimana di gennaio 2014, hanno potuto sospendere per 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui, per un controvalore di 988,5 milioni di euro di debito residuo.

​Si tratta del “Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa”, iniziativa di recente avvio che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori e portata avanti dal 2010 (consentendo la sospensione del pagamento delle rate dei mutui a 100.000 famiglie, per un controvalore di quasi 11 miliardi di debito residuo).
Nel frattempo, la Legge di Stabilità approvata dal Governo – secondo quanto auspicato da Abi e Associazioni dei Consumatori – ha riconfermato la continuità operativa di questo vero e proprio strumento di welfare delle famiglie anche per i prossimi anni; evitando di vanificare il rifinanziamento del Fondo per 40 milioni di euro relativo al biennio 2014-2015.
“Soluzioni e risvolti positivi, nel perdurare della crisi che – secondo ABI – solo attraverso la collaborazione e l’impegno congiunto con Istituzioni e Consumatori è stato fin qui possibile individuare, adottando le misure più idonee a sostegno delle famiglie nell’accesso al credito e nella sostenibilità delle rate. In particolare, la sospensione delle rate dei mutui in caso di difficoltà, iniziativa che ancora oggi rimane l’unica al mondo”.
La stessa collaborazione che ha permesso di perfezionare il metodo telematico di accesso al Fondo e superare iniziali difficoltà procedurali, facendo salire dal 55% all’81% il livello di domande accettate.

Fondo di Solidarietà per l’acquisto Prima casa – Video

Per 18 mesi rate sospese per 1 miliardo a pi di 10 mila famiglie

A Sondrio in mostra “Luoghi di Valtellina” | [10/01/2014]

 ​(10 gennaio 2014) Presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio (MVSA), l’ampia rassegna di capolavori  dalle collezioni delle due banche locali. Fino al 2 febbraio aperta gratuitamente per cittadini, turisti e appassionati.

​Un’ampia rassegna di opere d’arte per ritrarre i “Luoghi di Valtellina” attraverso i capolavori provenienti dalle collezioni private della Banca Popolare di Sondrio e del Credito Valtellinese. La mostra, promossa dall’ABI in occasione dell’ottava tappa del Road Show Italia grazie alla collaborazione delle due banche locali, sarà aperta gratuitamente al pubblico di cittadini, turisti e appassionati dal 18 gennaio al 2 febbraio, presso le sale dell’antico Palazzo Sassi de’ Lavizzari, oggi Museo Valtellinese di Storia e Arte (MVSA).
Protagonista assoluto della rassegna d’arte è il paesaggio nella sua accezione più ampia, indagato dall’occhio attento degli artisti valtellinesi, italiani ed europei che, a partire dagli anni Quaranta, hanno visitato e in taluni casi si sono stabiliti nella provincia di Sondrio.
Le opere – ciascuna nel suo linguaggio specifico, dal naturalismo fino alle declinazioni più astratte – interpretano la molteplicità del paesaggio locale: i fondovalle e le alte cime innevate delle Alpi; i versanti boschivi e i campi coltivati; le vedute cittadine e quelle rurali, svelando il carattere complesso del genius loci.
Attraverso la selezione di dipinti e foto, messa a disposizione dalla Banca Popolare di Sondrio e dal Credito Valtellinese, vengono dunque rappresentate differenti letture di una realtà, non monolitica ma multiforme e mutata nel tempo, che l’occhio dell’artista restituisce filtrata dalla propria sensibilità: le alte cime digradanti verso la natura antropizzata dei terrazzamenti e degli insediamenti di media quota fino ai borghi del fondovalle; ma anche le grandi imprese dell’uomo, le cave e le centrali che così fortemente segnano il paesaggio. In questa prospettiva, la cultura figurativa e le forme espressive proprie dell’arte contemporanea diventano uno strumento per decifrare e riscoprire il territorio della Valtellina, trascendendo gli stereotipi che soprattutto la pittura ha inflitto alle alte terre delle Alpi. 

A Sondrio rassegna di opere d’arte provenienti da due banche locali

Osservatorio ABI-Censis: italiani preoccupati ma vitali | [28/12/2013]

(28 dicembre 2013) Preoccupano disoccupazione, situazione economica e tasse Primi segnali di distensione, meno pessimisti ma incerti. Più sereni che in Europa per questioni ambientali, casa, scuola, pensioni, immigrazione, sistema sanitario e previdenziale, sicurezza. Sempre al centro dell’attenzione inflazione e debito pubblico

 

​Più incerti, ma meno pessimisti. È lo stato degli italiani. È anche un primo segnale dell’allentarsi dell’ansia innescata dalla crisi. Se il pessimismo scende, l’incertezza però sale. Nell’ultimo periodo, tra marzo e settembre 2013, è cresciuto il numero di chi si dichiara incerto, salendo ancora rispetto al settembre 2012. È quanto emerge dal quarto numero dell’Osservatorio ABI-CENSIS sulla società italiana. Un anno fa il 16% si dichiarava incerto, nel 2013 è il 32,9%. E ciò a fronte di una lenta, ma graduale, diminuzione dei pessimisti, passati in un anno dal 46,8% al 37%.

La disoccupazione affligge il Paese. Oltre a ciò, nella top five dei problemi anche la situazione economica, le tasse, l’inflazione e il debito pubblico. Gli italiani sono tormentati dalle questioni economiche più degli altri europei. Tra i principali problemi il 58% indica la disoccupazione, 7 punti in più della media europea. In Italia il 42% indica la situazione economica, rispetto al 33% della media in Europa. La differenza più grande si registra per le tasse, per il 23% degli italiani è uno dei problemi principali del Paese, nella media europea è il 9%. Suscitano meno preoccupazioni che nel resto d’Europa questioni importanti come sicurezza, sistema sanitario, previdenza, immigrazione, pensioni. Italiani più sereni anche su questioni ambientali, casa e scuola.

Preoccupati, ma vitali e con voglia di fare.
L’85% degli italiani è preoccupato e il 71,2 si dice indignato, in linea con il perdurare della crisi. L’indignazione e la preoccupazione accomuna tutti dal Nord al Sud, sia pure con gradazioni diverse. Il 13,2% si dice disperato, percentuale sostanzialmente contenuta. Tra gli elementi che più scardinano l’idea di un Paese sull’orlo della catastrofe è il 26,5% che dice di sentirsi frustrato, un dato che corrisponde ad un 73,5% di italiani che quindi si sente in qualche modo soddisfatto. Ciò che rappresenta bene la situazione di incertezza laboriosa è che il 45,8% degli italiani dichiara: “vorrei fare qualcosa, ma non so cosa”. Insomma, emerge l’immagine di un Paese pronto a darsi da fare, che cerca e in parte trova un suo equilibrio, in attesa di tempi migliori.

Soddisfatti della vita privata e allarmati per l’economia.
Gli italiani non sono sereni se guardano all’economia, mentre invece esprimono soddisfazione rispetto alla salute, alle relazioni familiari, a quelle con gli amici e al tempo libero. Su questi aspetti della vita oltre l’80% ritiene di essere molto o abbastanza soddisfatto. Certo il 40,1% si ritiene molto o abbastanza soddisfatto della situazione economica e ciò implica che il 60% considera non soddisfacente questo tema.
 

Italiani preoccupati per la crisi ma vitali e con voglia di fare

Prorogata Convenzione per anticipo Cigs allo sportello | [23/12/2013]

(23 dicembre 2013) Dopo i buoni risultati dell’iniziativa avviata nel 2009, è stata nuovamente prorogata sino al 31 dicembre 2015 la “Convenzione in tema di anticipazione sociale dell’indennità di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs), anche in deroga”. Si tratta della procedura attraverso la quale le banche aderenti alla Convenzione anticipano, in attesa del pagamento diretto da parte dell’Inps, i trattamenti di Cassa integrazione guadagni straordinaria a favore di coloro che sono stati sospesi dal lavoro a zero ore. 

​È quanto siglato il 20 dicembre scorso da ABI, Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Dircredito-Fd, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl Credito e Uilca e, separatamene da Confsal ed Unità Sindacale Falcri-Silcea.
A causa delle perduranti difficoltà economiche che ancora caratterizzano il panorama socio-economico nazionale, sono sempre più opportuni la convergenza delle azioni ed il rafforzamento della collaborazione tra gli attori sociali.
L’obiettivo è fornire concrete risposte ai lavoratori e alle loro famiglie coinvolte nelle ricadute occupazionali derivanti dalla difficile congiuntura economica. Anche la nuova proroga, come l’accordo originario, prevede che le banche coinvolte anticipino, per un massimo di sette mesi, un’indennità che può arrivare fino a 900 euro mensili.
L’ABI, in tal modo, contribuisce a sostenere le persone e le loro famiglie, promuovendo presso i propri Associati, nel rispetto della libera concorrenza tra le aziende di credito, l’attivazione di interventi rapidi volti a sostenere la disponibilità del reddito dei lavoratori sospesi in Cigs. 
In base alla Convenzione, le banche aderenti valuteranno l’adozione di condizioni di favore per evitare oneri aggiuntivi in coerenza con le finalità e la valenza sociale dell’iniziativa.

Per sostenere i lavoratori toccati da problemi occupazionali

Meno vincoli sui mutui grazie alla direttiva Ue | [21/12/2013]

​(21 dicembre 2013) ​Approvato provvedimento europeo che delinea un quadro giuridico comune e che potrà ridurre il divario italiano con gli altri Paesi europei.
Il mercato dei mutui in Europa si avvia verso un quadro giuridico comune, che avvicina il modello di erogazione del credito ipotecario italiano agli altri Paesi, grazie all’approvazione da parte del Parlamento Ue della Direttiva sui mutui ipotecari destinati all’acquisto di immobili residenziali da parte di consumatori (Direttiva Carrp).

​Per ABI le nuove misure approvate a Bruxelles, che saranno ratificate entro fine anno anche dal Consiglio europeo, rappresentano un compromesso equilibrato che chiarisce l’ambito di applicazione della Direttiva ai soli consumatori ed ai mutui per l’acquisto di immobili residenziali, semplifica le regole di trasparenza e supera alcune limitazioni – esistenti in Italia – per l’erogazione del finanziamento.
In particolare la Direttiva delinea contorni precisi su:
• ambito di applicazione, delimitato ai mutui ipotecari destinati all’acquisto di immobili residenziali da parte di consumatori;
• obbligo di valutazione del merito di credito della clientela;
• disposizioni di trasparenza semplificate e personalizzate (Esis);
• possibilità di collocare prodotti di pagamento o di assicurazione che rafforzino la capacità di valutazione del merito di credito del cliente o che agevolino il rimborso del prestito;
• possibilità per la banca di prevedere un diritto all’indennità in caso di estinzione anticipata del mutuo, con riflessi positivi in Italia anche sulle condizioni dei finanziamenti erogati ai consumatori.
I passaggi successivi al provvedimento riguarderanno le fasi di recepimento da parte degli Stati membri entro il 2015.

Grazie alla Direttiva Ue migliora il mercato in Italia

Banche italiane solide ma redditività ancora in calo | [20/12/2013]

Segnali di ripresa, ma prospettive di crescita deboli. Banche alle prese con il peggioramento della qualità dell’attivo e una normativa prudenziale sempre più pervasiva. L’ABI presenta il Rapporto di previsione AFO per il biennio 2014-15.

​Segnali  di ripresa ancora troppo deboli, necessità di nuovi sforzi della politica economica per dare vigore alla crescita e per confermare le prospettive di uscita dalla fase recessiva. Questa la fotografia scattata dal Rapporto di Previsione AFO-Financial Outlook per il biennio 2014-15 diffuso oggi dall’ABI. Secondo le stime dell’Ufficio Analisi Economiche dell’Associazione bancaria e dei centri studi delle maggiori banche italiane, le incertezze congiunturali si traducono in poco brillanti prospettive di crescita per l’Area dell’Euro che a fine 2013 registrerà una contrazione dello 0,4% del Pil e per l’Italia che chiuderà l’anno con una riduzione pari all’1,8%. In tale difficile contesto, le banche italiane devono fare i conti con l’ulteriore peggioramento del conto economico, con la caduta strutturale della capacità di risparmio delle famiglie, con un’architettura regolamentare sempre più pervasiva. 
“Siamo di fronte ad un momento di svolta – ha dichiarato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – stiamo uscendo dalla recessione, ma la ripresa deve essere sostenuta, ognuno deve fare la sua parte. Anche il mondo bancario è consapevole che c’è bisogno di un cambio di marcia, la crisi ha trasformato i modelli di gestione ed anche le banche si devono adeguare per poter così ritrovare la forza reddituale che oggi non hanno e confermare la forza patrimoniale che stanno invece dimostrando. Ritornare ad avere entrambe queste caratteristiche sarà il modo migliore per uscire rafforzati da un biennio, il 2014-15, che sarà decisivo anche in vista dei profondi mutamenti negli assetti regolamentari e di supervisione. Il 2014 sarà un anno d’esami, e noi siamo ottimisti che la valutazione degli attivi bancari che la Bce effettuerà nei prossimi mesi non riserverà sorprese per le banche italiane”.

Le previsioni macro-economiche
Nel secondo trimestre del 2013 la crescita del Pil nell’Area euro è stata superiore alle aspettative (+1,1% in ragione d’anno), anche se nel terzo si è registrato un nuovo rallentamento (+0,4%). La crescita tornerà positiva nel 2014 (1%) e nel 2015 (1,5%). Le attese di crescita dell’economia italiana prevedono che il 2013 si chiuderà con una contrazione del Pil pari all’1,8%, che tornerà positivo nel prossimo biennio: +0,6 nel 2014 e +1,3% nel 2015.

Industria bancaria: andamenti e prospettive
In una situazione in cui il risparmio delle famiglie è una risorsa sempre più scarsa, le banche italiane sono chiamate al duplice obiettivo di erogare credito e ridurre lo scarto tra  impieghi e fonti stabili di raccolta (il funding gap) che si è creato verso la metà degli anni duemila. Le analisi del Rapporto AFO indicano che comunque nel futuro prossimo si potrebbe invertire il trend negativo che ha a lungo accompagnato l’acquisto di attività finanziarie da parte delle famiglie, ma perfino in questa favorevole ipotesi il flusso di risparmio difficilmente potrà consentire una buona crescita degli impieghi e, contemporaneamente, il riassorbimento del funding gap, stante oltre ai vincoli macroeconomici  anche quelli regolamentari derivanti, per esempio, dall’introduzione del bail-in.
Le banche italiane, alle prese con la più dura crisi economica dal dopoguerra, devono risolvere complicati equilibri tra obiettivi gestionali e prudenziali tra di loro spesso confliggenti (es. crescita del credito e riassorbimento del funding gap,). Nella seconda metà del 2013 è continuata la riduzione dei prestiti a residenti coerentemente con il ridotto volume di attività economica e con gli andamenti prevalenti in Europa. In un contesto di bassa crescita economica si confermano le previsioni sulla dinamica degli impieghi, con ulteriore fattore di freno dovuto all’elevato livello raggiunto dal rischio creditizio, soprattutto per quel che riguarda le imprese. Il Rapporto prevede che se sul fronte dei flussi (nuovi crediti in sofferenza in rapporto ai crediti in essere) il punto di massima crescita potrebbe essere stato raggiunto, l’incidenza dello stock dei crediti problematici sul totale tenderà ad aumentare lungo tutto il periodo di previsione, sfiorando a fine 2015 i livelli massimi di metà anni novanta.
 
Roe, utili netti
In calo anche le stime sugli utili netti, previsti nel triennio 2013-2015 in media d’anno ad un valore di poco superiore ai 3,6 miliardi di euro, rispetto ad una stima precedente di 5,5 miliardi. In tal modo il Roe, dopo il valore nullo atteso per quest’anno, dovrebbe presentare una dinamica molto contenuta rimanendo al di sotto del 2% nel 2015, cioè ancora al di sotto dei depressi livelli raggiunti nel 2008. A pesare sono anche gli elevati  accantonamenti necessari a fronteggiare il rischio i quali, nel periodo di previsione sottrarrebbero risorse per oltre 70 miliardi di euro, pari all’80% del risultato di gestione.

Segnali di ripresa, ma prospettive di crescita deboli. Banche alle prese con il peggioramento della qualità dell’attivo e una normativa prudenziale sempre più pervasiva. L’ABI presenta il Rapporto di previsione AFO per il biennio 2014-15. ​Segnali  di ripresa ancora troppo deboli, necessità di nuovi sforzi della politica economica per dare vigore alla crescita e per […]

Accordo di programma su Fondo di solidarietà e Contratto | [20/12/2013]

(20 dicembre 2013) Siglata l’intesa sul Fondo di solidarietà e definito un calendario di incontri a partire da febbraio 2014 per il rinnovo del Contratto di lavoro.

 

Nella tarda serata di oggi, le banche e i sindacati hanno raggiunto l’accordo per l’adeguamento del Fondo di solidarietà alle disposizioni della legge Fornero (legge 92 del 2012). Il Fondo continuerà dunque ad accompagnare i lavoratori e le banche nei processi di riorganizzazione con strumenti di sostegno al reddito.
Banche e sindacati hanno anche deciso un calendario di incontri a partire da febbraio 2014 con l’intento di definire il rinnovo contrattuale. Nell’occasione le parti hanno condiviso criteri innovativi in materia di disdetta contrattuale allo scopo di favorire il buon esito delle successive trattative.
Le parti hanno espresso la propria soddisfazione per l’intesa raggiunta.

Verbale di accordo sul Fondo di solidarietà

Verbale di accordo sul Ccnl

(20 dicembre 2013) Siglata l’intesa sul Fondo di solidarietà e definito un calendario di incontri a partire da febbraio 2014 per il rinnovo del Contratto di lavoro.   Nella tarda serata di oggi, le banche e i sindacati hanno raggiunto l’accordo per l’adeguamento del Fondo di solidarietà alle disposizioni della legge Fornero (legge 92 del […]

Nuova organizzazione e redditività sfida epocale in Ue | [17/12/2013]

​(17 dicembre 2013) Rapporto ABI 2013: confronto su struttura dei costi e modelli produttivi vitale per sedere in prima fila nell’Unione bancaria. In gioco la sostenibilità del mondo bancario e il sostegno a famiglie e imprese

​Il difficile contesto macroeconomico, che si riflette nella permanenza di condizioni critiche nel mercato del lavoro, nel deterioramento della qualità delle attività bancarie, nel crollo della domanda di credito e nella contrazione dei margini di ricavo, pone le tradizionali banche commerciali italiane di fronte ad una drammatica caduta di redditività. Su questo scenario pesano, inoltre, le pressanti richieste del regolatore europeo per l’incremento della dotazione patrimoniale delle banche e la crescente penalizzazione a carico del settore bancario nazionale indotta dalla normativa fiscale italiana per esigenze straordinarie di gettito, con riflessi sull’intera economia. Alla vigilia dell’Unione bancaria, non si tratta certo di premesse ottimali per favorire il necessario processo di riallineamento dei livelli di redditività sui valori medi europei, decisivo affinché il mondo  bancario possa continuare ad esercitare la sua primaria funzione di sostegno all’economia reale. Questa la sintesi della ventunesima edizione del Rapporto ABI 2013 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Roma dal Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli.
Il peggioramento dell’attività economica rilevato nel 2012 ha avuto importanti ripercussioni sulle condizioni del mercato del lavoro in tutti i settori industriali. Nel  credito, in un quadro in cui si conferma la crescita della qualità professionale degli impiegati (con il 35,9% di laureati), l’aumento del personale femminile (44% sul complesso dei dipendenti), e l’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (pari al 98% compresi gli apprendisti), i dati mostrano una contrazione occupazionale nel biennio 2011-2012 dell’1,7%.
Lo stretto legame tra andamento del ciclo economico e modello tradizionale di business si riflette per le banche italiane in crescenti difficoltà a tutti i livelli del conto economico. In particolare, di fronte alle pervasive innovazioni tecnologiche che stanno mutando l’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi, la struttura dei costi risulta ancora inadeguata e penalizzante nel confronto europeo.
L’analisi del posizionamento dei mercati bancari europei, realizzata sulla base dei dati di bilancio di un campione di 129 gruppi bancari, evidenzia che il costo medio per dipendente dei gruppi bancari italiani, espresso a parità di potere di acquisto, a fine 2012 era ancora di circa il 17% più elevato di quello dei gruppi bancari europei (75 mila euro rispetto a 64 mila euro). Sotto altra prospettiva, il rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione supera di circa 4,6 punti percentuali la media Ue (40,6% contro 36%), e sale fino a circa 7 punti percentuali nel confronto con la media dei 5 principali mercati europei – Francia, Germania, Olanda, Spagna e UK – dove è pari a 33,2%. 
Focalizzando il confronto sulle sole banche regionali europee, intermediari finanziari che operano prevalentemente nell’ambito dei confini nazionali, il gap in termini di costo medio per dipendente dei gruppi bancari italiani rispetto alla media risulta ancora più marcato e pari al 35%. Analogamente,  il differenziale  in termini di ricavi assorbiti del costo del lavoro sale ad oltre 5 punti percentuali rispetto alla media e ad oltre 11 punti rispetto alla media dei principali mercati dove sono presenti banche regionali – Francia, Germania, Spagna e Uk.
In questo quadro, è indispensabile, quindi, avviare e favorire un’importante trasformazione sia del contesto esterno, per promuovere un rilancio del mercato del credito, sia del settore bancario.
Quanto al primo aspetto, è auspicabile che il Governo rafforzi le misure dirette e indirette a sostegno del mercato bancario e della sua operatività e, più in generale, è decisivo che gli interventi normativi, nazionali e internazionali, non siano penalizzanti, come è invece spesso accaduto in passato. Un terreno di gioco livellato è la priorità in vista dell’Unione bancaria per una reale diminuzione della frammentazione dei mercati finanziari dell’area dell’euro. In quest’ottica, assume grande rilievo la disciplina del Fondo di solidarietà, che dalla sua costituzione ad oggi, ha gestito – a carico delle banche e del sistema e dunque senza onere per le finanze pubbliche – circa 48.000 prestazioni straordinarie di accompagnamento alla pensione e, al momento, ha in carico l’erogazione di circa 15.000 assegni.
Quanto al secondo aspetto – relativo alle trasformazioni del settore bancario – un significativo recupero di redditività e di produttività presuppone una semplificazione delle strutture produttive e organizzative, una maggiore flessibilità dell’organizzazione aziendale, un più intenso utilizzo degli impianti produttivi e, a questi fini, riqualificazione professionale e mobilità, sia funzionale sia territoriale, accompagnati da moderazione salariale e relazioni industriali adeguate alle sfide. In tal senso, il complesso della comunità bancaria (management, lavoratori, sindacati, ecc.) deve farsi cosciente del momento di svolta di fronte al quale tutti ci troviamo nella consapevolezza che l’eventuale fallimento del processo di riallineamento sui valori medi europei dell’incidenza della struttura dei costi renderà complesso per le banche italiane continuare ad esercitare la loro primaria funzione di sostegno a famiglie e imprese. 
Alla presentazione del Rapporto da parte di Giancarlo Durante, Direttore Centrale ABI – Responsabile Direzione Sindacale e del Lavoro, e Luigi Prosperetti, Ordinario di Politica Economica – Università degli Studi di Milano, sono intervenuti Paolo Tosi, Ordinario di Diritto del Lavoro – Università degli Studi di Torino, e Adalberto Alberici, Università degli Studi di Milano – Sda Bocconi. 

Nuova organizzazione e redditivit sfida epocale nell’Unione europea