2,4 milioni di migranti dispongono di un conto corrente

(2 dicembre 2015) ​L’integrazione delle famiglie immigrate passa anche attraverso l’inclusione finanziaria: circa 2,4 milioni di migranti dispongono di un conto corrente presso banche italiane e altri prestatori di servizi di pagamento, mentre oltre 1,2 milioni sono titolari di carte conto, ossia carte che dispongono di un codice Iban, con un incremento del 13% nell’ultimo anno e un tasso di crescita medio annuo del 20% tra il 2011 e il 2014.

​A rilevare i dati è il Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’Inclusione finanziaria dei migranti, gestito dal Cespi, il Centro studi di politica internazionale in collaborazione con l’ABI e finanziato dal Ministero dell’interno e dalla Commissione europea, secondo cui il trend di crescita del processo di bancarizzazione prosegue a ritmi sostenuti. Basti pensare che tra, il 2011 e il 2014, il numero dei conti correnti intestati ai cittadini migranti è cresciuto costantemente, con un tasso medio annuo dell’8,5%. L’indagine è stata presentata al Forum Csr 2015, la due giorni organizzata dall’ABI per approfondire i temi della responsabilità sociale che si conclude oggi a Palazzo Altieri a Roma.
Lo studio approfondisce il fenomeno dell’integrazione dal punto di vista sociale e finanziario, fotografandone tutti gli aspetti – dalla microfinanza al microcredito, passando per le rimesse – grazie a un’indagine campionaria che permette di tracciare il profilo finanziario dei migranti, mettendo in evidenza caratteristiche e prospettive future del loro rapporto col mondo finanziario.
Secondo l’indagine dell’Osservatorio, che prende in considerazione ventuno Paesi, il 2014 fa registrare una crescita generalizzata dell’inclusione finanziaria dei migranti residenti in Italia. Aumentano i conti correnti intestati ai cittadini cinesi (+13%); a quelli ucraini e moldavi, a conferma di un processo d’integrazione che sta coinvolgendo queste comunità prevalentemente femminili (rispettivamente +11%); e quelli dei cittadini indiani, pakistani e del Bangladesh (rispettivamente +10%). L’unica variazione negativa riguarda Serbia e Montenegro (-2,6%), mentre la Tunisia si mantiene sostanzialmente stabile (+0,1%).
Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio italiano, il 62% dei nuovi conti correnti è al Nord, il 27% al Centro e l’11% al Sud. La cointestazione, pratica molto diffusa fra i correntisti italiani (21%), tra quelli immigrati si attesta attorno al 19%, in linea col dato del 2013. Anche i conti correnti aperti dai migranti da più di 5 anni fanno registrare un lieve aumento passando dal 35,3% del 2013 al 35,6% del 2014. Questa maggiore anzianità del rapporto con la banca si traduce spesso in una rapida evoluzione del profilo della clientela che, alla necessità di credito, affianca bisogni finanziari più complessi legati alla gestione del risparmio e agli investimenti nel paese di provenienza. Secondo i dati dell’Osservatorio, i migranti con profili finanziari evoluti – ossia coloro che presentano un’elevata familiarità col settore bancario e utilizzano almeno sei prodotti finanziari – sono più che raddoppiati, passando dal 16% del 2009 al 34% del 2014.
Sul versante dei prodotti, quelli più utilizzati dai migranti sono: gli strumenti di pagamento e in particolare carte prepagate, di debito e carte conto dotate di codice IBAN (70%); i libretti di risparmio bancari e postali (oltre il 60%); gli altri prodotti assicurativi (40%). Significativa anche la diffusione tra i correntisti immigrati dell’internet banking (48%) a conferma di un rapido processo di adeguamento da parte dei migranti in termini di accesso alla rete e, più in generale, della preferenza per una multicanalità che consenta flessibilità e accessibilità anche in orari non di sportello. Per il cittadino immigrato, anche l’intermediario finanziario diviene un punto di riferimento sempre più importante: una componente significativa di migranti, infatti, guarda all’Italia come a un luogo in cui vivere stabilmente e dunque investire disponendo di un numero maggiore di strumenti per la gestione e la protezione del risparmio. In questa direzione, oltre il 45% degli immigrati titolari di un conto corrente nei prossimi anni prevede di fare maggior ricorso agli strumenti finanziari, non solo creditizi, e di usare più spesso quelli che ha già sottoscritto.
Sempre secondo il rapporto, l’accesso al credito rappresenta un altro importante indicatore dell’inclusione finanziaria dei migranti in Italia. Nel 2014, il 26% dei correntisti immigrati dispone di una qualche forma di finanziamento presso una banca o BancoPosta (senza considerare il credito al consumo, oggetto di un approfondimento specifico dell’Osservatorio in collaborazione con Assofin e contenuto nel Rapporto), mentre l’11% è titolare di un mutuo, a conferma della presenza di una migrazione stabile non trascurabile.
Se guardiamo ai dati sullo stock di crediti in essere, nel 2014 le conseguenze della crisi economica internazionale determinano una lieve contrazione, pari al 3%, che non tocca invece i mutui: i finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione da parte delle famiglie immigrate, infatti, continuano a crescere, seppure a tassi più contenuti rispetto al passato, con un incremento del 2,2%.

ABI 1945-2015 da settanta anni per lo sviluppo e la crescita

(2 dicembre 2015) ​A Roma presentazione del volume “Banche e banchieri per la ricostruzione – I protagonisti della nuova ABI nel 1945”

Il video della presentazione

​“I lunghi anni di crisi che ci stiamo lasciando alle spalle hanno dimostrato, tra molteplici aspetti, la capacità delle banche italiane di mantenersi solide, efficienti e innovative riuscendo al contempo a sostenere le esigenze finanziarie delle imprese e delle famiglie in uno sforzo corale per il rilancio dell’economia”.
È questa la cornice con cui il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, tratteggia il ruolo del mondo bancario italiano quale “motore” al servizio dello sviluppo e della crescita economica, ieri come oggi, nel volume pubblicato da Bancaria editrice “Banche e banchieri per la ricostruzione – I protagonisti della nuova Abi nel 1945”.
La pubblicazione presentata oggi a Roma si inserisce nel quadro delle numerose iniziative realizzate nel corso del 2015 per la ricorrenza dei settanta anni dell’Associazione bancaria italiana. Un volume articolato in 32 “medaglioni” nei quali vengono illustrate le caratteristiche di alcuni fra i banchieri che hanno fatto parte di “una comunità bancaria nazionale protagonista – prosegue Patuelli – anche attraverso l’Associazione, della storia del tempo, coraggiosa, motore della rinascita e del progresso culturale, sociale ed economico dell’Italia”.
Una sequenza di prestigiose testimonianze e analisi che partendo dall’Assemblea di ricostituzione della “nuova” Associazione bancaria italiana e l’approvazione dello Statuto – il 12 settembre 1945 – delineano, anche alla luce dei primi concreti slanci europeisti, il contributo alla ricostruzione postbellica ed al conseguente “boom” economico.
Infatti “il successo della ricostruzione – come scrive il Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – dipendeva dunque in buona parte dalle capacità del sistema bancario di svolgere un’efficace opera d’intermediazione in un momento in cui esso era stato non solo duramente colpito sul piano finanziario, delle strutture tecniche, degli uomini, ma anche privato di qualsiasi forma di rappresentanza. La ricostituzione dell’Abi rispondeva proprio all’esigenza di dare una rappresentanza unitaria e democratica dell’intero settore, e di elaborare un pacchetto articolato di idee e proposte per rafforzare il ruolo delle banche nell’economia nazionale”.
La lettura evidenzia un “filo conduttore” nel rinnovato ruolo delle banche italiane per lo sviluppo che, nell’era dell’Unione bancaria europea, necessita di parità di condizioni competitive per non rallentare quella centrale funzione di sostegno che sta accompagnando famiglie e imprese fuori dalla crisi.
 Alla presentazione introdotta dal Presidente Antonio Patuelli hanno partecipato: Piero Barucci – Economista, già Presidente dell’ABI e Ministro del Tesoro; Salvatore Rossi – Direttore Generale della Banca d’Italia; Gaetano Sabatini – Ordinario di Storia economica all’Università “Roma Tre”; Gianni Toniolo – Luiss “Guido Carli”, Duke University.
 

Principi contabili internazionali

(1 dicembre 2015) In relazione a parziali e imprecise notizie circa presunti attesi interventi fiscali a favore delle banche ricollegati alla soluzione delle crisi di quattro banche, il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, sottolinea come il salvataggio delle banche in Amministrazione straordinaria, realizzato con il decreto legge del 22 novembre 2015, n. 183 e con le disposizioni della Banca d’Italia, si pone nel quadro della nuova disciplina europea definita dalla direttiva sul risanamento e risoluzione delle banche.

​Tale insieme di norme pone obbligatoriamente a carico di tutte le banche operanti in Italia l’onere dell’intervento attraverso il versamento di onerosi contributi al fondo di risoluzione.
Tale materia non deve essere confusa con gli auspicabili interventi volti a superare le complessità tecnico giuridiche che derivano dalle bizzarrie dei principi contabili internazionali (Ias) che fanno discendere, dal solo annuncio di una futura variazione delle aliquote delle imposte dirette sulle imprese, una immediata penalizzazione per tutte le banche operanti in Italia che hanno iscritte in bilancio imposte differite attive (Dta); cioè per le banche italiane che, a differenza di quanto accade negli altri Paesi dell’Eurozona, hanno anticipato negli scorsi anni il pagamento di oneri fiscali e che, in assenza di correttivi, oggi vedrebbero ridotta la possibilità di recuperare tali crediti.
Per correggere queste bizzarrie giuridiche derivanti dai principi contabili internazionali è auspicata una apposita norma in legge di stabilità che non realizzi alcun “regalo” alle banche, ma eviti altre penalizzazioni alle banche operanti in Italia già pesantemente gravate dai salvataggi recentissimi.

Le banche italiane impegnate per uno sviluppo sostenibile

(1 dicembre 2015) Le imprese bancarie elaborano le proprie strategie tenendo conto dei principi di responsabilità sociale e l’84% inserisce nel piano industriale i temi ambientali, sociali e di governance, su cui organizza anche forme di consultazione coi propri referenti portatori di interesse (86%).

​Il 76% del settore ha un presidio interno che si occupa esclusivamente di responsabilità sociale d’impresa (Csr) e il 51% ha recentemente aggiornato il proprio codice etico, oggetto di specifici corsi di formazione per i dipendenti, organizzati dall’86% delle banche. Continua a crescere l’impegno del mondo bancario italiano per uno sviluppo sostenibile e socialmente responsabile, come emerge dall’indagine ABI Esg Benchmark 2015, condotta su campione rappresentativo del 75% del settore in termini di totale attivo, che è stata presentata alla decima edizione Forum CSR 2015, in programma oggi e domani a Roma.
“Un’economia che vuole crescere senza sacrificare il futuro delle giovani generazioni né compromettere il proprio territorio – ha detto il direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini – deve riuscire a coniugare sviluppo e sostenibilità, responsabilità e attività d’impresa. Sempre più spesso, infatti, la dimensione sociale e quella ambientale rappresentano, al pari del Pil, indicatori fondamentali per misurare la crescita reale di un Paese. In questa direzione, le banche italiane sono fortemente impegnate nel tentativo di integrare sempre di più l’attenzione per gli aspetti ambientali, sociali e di governance nelle strategie, nei prodotti e nei servizi offerti, nella gestione dei processi, così come nella successiva rendicontazione e comunicazione”.  
Secondo l’indagine ABI, negli ultimi anni si è consolidato un modello formalizzato d’interazione tra l’unità Csr e le altre aree della banca per la condivisione di informazioni, utili soprattutto alla redazione del bilancio di sostenibilità (72% del campione). Proprio il bilancio di sostenibilità, infatti, si conferma lo strumento di Csr più diffuso dopo il codice etico ed è già redatto dall’80% delle banche. Quanto al codice etico, tutte le banche si sono ormai dotate di un proprio codice dove vengono indicati: diritti, doveri e responsabilità della banca verso gli stakeholder (100%); organi preposti al controllo e a cui rivolgersi in caso di violazioni (100%); norme di comportamento (92%); meccanismi di attuazione e controllo delle procedure identificate (88%).
La decima edizione del Forum CSR è dedicata in particolare al ruolo delle banche a supporto del tessuto imprenditoriale e delle persone. Per sostenere le attività produttive, i progetti individuali e familiari ed affrontare le sfide della crescita economica, ma anche quelle dello sviluppo sociale e ambientale. Questi temi sono al centro anche di un progetto di ricerca, promosso dall’ABI con la partecipazione di dieci banche che rappresentano il 70% del settore in termini di totale attivo. Tra gli obiettivi del progetto, analizzare e mettere in evidenza l’opportunità di integrare le considerazioni ambientali e sociali nell’attività bancaria, migliorando la gestione del rischio per essere più competitivi sul mercato. 

Prima missione di sistema per l’ABI e le banche italiane in Iran

(28 novembre 2015) Prima missione di sistema per l’ABI e le banche italiane in Iran, per identificare e approfondire le reali opportunità di collaborazione commerciale e industriale che la progressiva riduzione delle sanzioni renderà possibili tra l’Iran e il sistema produttivo italiano. All’iniziativa, organizzata da banche, imprese e Istituzioni, hanno partecipato dodici dei principali gruppi bancari che rappresentano oltre la metà dell’intero settore bancario in Italia in termini di totale attivo. ​178 imprese, 20 associazioni imprenditoriali, 12 gruppi bancari per un totale di 370 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale a Teheran dal 28 al 30 novembre.
 

​Obiettivo, identificare e approfondire le reali prospettive di collaborazione commerciale e industriale che la progressiva fine delle sanzioni renderà possibili tra l’Iran e il sistema produttivo italiano per tornare ai livelli di interscambio bilaterali (7 miliardi di euro) raggiunti prima dell’entrata in vigore delle sanzioni (attualmente l’interscambio bilaterale ammonta a circa 1.6 mld di cui 1.2 di export dell’Italia).L’iniziativa è settoriale ed è focalizzata sulle filiere che si prevede potranno contribuire maggiormente alla crescita dell’Iran nei prossimi anni: ambiente, energia ed energie rinnovabili, meccanica, apparecchiature e attrezzature medicali, materiali edili e automotive. 
La missione è stata promossa dai Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari esteri e Cooperazione internazionale ed è organizzata da Confindustria, Ice-Agenzia, ABI e Unioncamere. La delegazione italiana è stata guidata dal Vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, insieme a Licia Mattioli, Presidente del Comitato tecnico per l’Internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, Riccardo Maria Monti, presidente dell’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese, e Guido Rosa, Presidente del Comitato tecnico per l’internazionalizzazione dell’ABI.
I lavori hanno avuto inizio a Teheran con il Forum Italia-Iran, alla presenza dei rappresentanti delle principali istituzioni dei due Paesi, cui seguiranno sessioni di approfondimento settoriale e gli incontri di business tra le imprese italiane e le controparti locali. Il 30 novembre, invece, le visite al Syndacate of Iranian construction companies, alla Italy chamber of commerce  e presso le società Iran Khodro e Saipa.  Le sanzioni approvate dall’Onu e quelle introdotte su base unilaterale (USA e UE) hanno reso difficile operare in Iran per gli investitori stranieri e hanno influenzato gli scambi commerciali anche con Paesi non vincolati direttamente, come India e Cina. Le infrastrutture, sebbene siano state ammodernate, non sono ancora a livelli adeguati e le sanzioni hanno comportato l’abbandono di nuovi progetti di investimento. Nell’ambito Oil&Gas incide particolarmente la mancata possibilità di accesso alla tecnologia e all’expertise europeo, da cui l’Iran dipende fortemente, tanto che le esportazioni di greggio sono crollate ai minimi storici da 10 anni.
Le sanzioni, prevedendo anche il congelamento del sistema Swift per le transazioni bancarie con l’Iran, hanno contribuito infine ad aumentare significativamente il rischio economico e reso estremamente limitata la possibilità di operare finanziariamente nel paese. Con la vittoria alle elezioni presidenziali di Hassan Rouhani, il 14 giugno 2013, si è segnato l’inizio di una fase di apertura verso l’occidente, che ha portato all’accordo tra Teheran e le potenze mondiali sul programma nucleare iraniano – Joint Comprehensive Plan of Action (JCPoA) – siglato lo scorso 14 luglio. Questo nuovo capitolo nelle relazioni internazionali ridurrà l’isolamento politico di Teheran e aiuterà l’attrazione di investimenti diretti esteri che permetterebbero all’Iran, tra le altre cose, di ammodernare gli impianti industriali.
Tenuto conto di queste osservazioni il tasso di crescita del Pil a prezzi scontati previsto per il 2015 è di +2,3% rispetto al 2014, per un valore di 417 mld di USD. Per il 2016 è invece prevista una crescita del 6,1% per un valore di 491 mld di UsdD.
Le banche italiane e l’ABI a Theran“La missione economica e le riunioni dei prossimi giorni – ha detto Guido Rosa, Presidente del Comitato Tecnico per l’internazionalizzazione ABI, durante il Forum Italia-Iran – attestano in modo chiaro il massimo interesse del settore bancario italiano a ristabilire canali diretti fra banche italiane e banche iraniane non appena le Autorità politiche occidentali procederanno al ritiro delle sanzioni. Con il supporto dell’Ambasciata italiana a Teheran, abbiamo organizzato un incontro con Banca Centrale Iraniana e le principali banche locali, con l’obiettivo di fare il punto sullo stato delle relazioni interbancarie, esaminare congiuntamente come migliorare la collaborazione già in essere e aggiornarci reciprocamente sull’assetto delle nostre rispettive industrie finanziarie. Ci sono dunque – ha concluso Rosa – ampi margini per sostenere le imprese che vorranno cogliere le numerose opportunità di investimento di questo mercato”.La missione si focalizza sulle filiere che si prevede potranno contribuire maggiormente alla crescita dell’Iran nei prossimi anni: ambiente, energia ed energie rinnovabili, meccanica, apparecchiature e attrezzature medicali, materiali edili e automotive. I lavori, che termineranno lunedì 30, iniziano oggi a Teheran con il Forum Italia-Iran, alla presenza dei rappresentanti delle principali istituzioni dei due Paesi, cui seguiranno sessioni di approfondimento settoriale e incontri di business tra le imprese italiane e le controparti locali. Della delegazione bancaria fanno parte: Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credit Suisse Italia, Iccrea, Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena, Ubae, Ubi, UniCredit e Veneto Banca.
 

Dalla Lombardia nuovi segnali positivi per i prestiti bancari

(28 novembre 2015) Nella relazione introduttiva al convegno regionale ABI della Lombardia a Brescia, il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, ha reso noto che nuovi segnali positivi emergono per le nuove erogazioni di prestiti bancari

Sulla base di un campione rappresentativo di banche (relativo ad oltre l’80% del mercato), nei primi dieci mesi del 2015, le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili da parte delle famiglie hanno registrato un incremento annuo del +94,3% rispetto al medesimo arco temporale del 2014. Il Presidente Patuelli ha specificato che, nel periodo gennaio-ottobre 2015, l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 39,183 miliardi di euro rispetto ai 20,169 miliardi dello stesso periodo del 2014 (+94,3%). L’incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari a circa il 31% nei primi dieci mesi del 2015.
Il Presidente dell’ABI Patuelli ha inoltre reso noto che l’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore al dato dello stesso periodo del 2013 (quando si attestarono a 15,456 miliardi) e pure al valore dei primi dieci mesi del 2012 (che registrarono allora 17,301 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi dieci mesi del 2015, il 44,3% delle nuove erogazioni complessive; nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che, a ottobre 2015, hanno superato il 60% delle nuove erogazioni, quando i mutui a tasso fisso, dodici mesi prima, non raggiungevano il 25%. Anche questi nuovi progressi sui mutui – ha affermato il Presidente Patuelli – evidenziano gli sforzi di ripresa sia delle banche, sia delle famiglie, pur in un contesto di normative e di burocrazie europee che frequentemente non agevolano la ripresa.
 

Semplificazioni nel superamento delle emergenze per calamità

(26 novembre 2015) Audizione del Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini, presso la Commissione parlamentare per la semplificazione

​Illustre Presidente, Onorevoli Deputati e Senatori,

a nome del Presidente Antonio Patuelli e dell’Associazione bancaria italiana Vi ringrazio per averci invitato a partecipare a questa audizione conoscitiva dedicata al tema delle possibili semplificazioni nella gestione delle emergenze derivanti da calamità naturali.
Nel corso degli ultimi anni, l’Italia è stata colpita da una serie di eventi calamitosi particolarmente rilevanti. Tra questi, si ricordano in particolare il terremoto in Abruzzo dell’aprile del 2009 e quello nelle Regioni dell’Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto del maggio del 2012, nonché le alluvioni che hanno interessato e purtroppo continuano ad interessare l’intero territorio nazionale.
Per ciascuno di questi eventi sono state emanate specifiche disposizioni normative, al fine di superare la fase di emergenza e avviare la ripresa, che hanno direttamente interessato il settore bancario, da un lato, per alleviare nell’immediato le difficoltà delle popolazioni colpite attraverso la sospensione del rimborso dei finanziamenti e, dall’altro, per canalizzare i contributi pubblici stanziati per la ricostruzione. Inoltre, le banche sono state anche coinvolte nelle iniziative per raccogliere le donazioni attraverso la predisposizione di specifici strumenti di pagamento a condizioni di favore.
I Governi, tempo per tempo, sono stati tempestivi nell’emanazione dei predetti provvedimenti, tuttavia l’esperienza maturata evidenzia che, successivamente, nella fase di attuazione dei provvedimenti è stato necessario intervenire successivamente con modifiche chiarificatrici, in modo da dare certezze operative a beneficiari e banche.
Affinché tutti i soggetti interessati, e tra questi anche le banche, possano operare correttamente e tempestivamente in situazioni di difficoltà, che in molti casi coinvolgono sul territorio gli stessi intermediari, occorrono regole certe e, per quanto possibile, standardizzate e di facile implementazione, in grado di rispondere velocemente ai primi bisogni delle popolazioni colpite e, successivamente, alle esigenze di finanziamento per la ricostruzione e la ripresa dell’attività economica.
A tale riguardo, in relazione a medesimi eventi calamitosi, è opportuno che siano adottate le stesse regole e strumenti indipendentemente dall’ambito territoriale; ciò al fine di garantire parità di trattamento e di tutela nei confronti di cittadini che hanno subito danni a seguito delle calamità naturali.
Con riferimento alle due fasi attraverso le quali si articola l’intervento dello Stato in relazione ad eventi calamitosi, fase emergenziale e fase di ricostruzione, gli strumenti attivabili, per quanto di competenza del settore bancario, hanno diversa natura e caratteristiche.
Al riguardo, si forniscono di seguito alcune proposte in materia…

Il testo dell’audizione

Nasce il primo Museo virtuale delle banche in Italia

​(25 novembre 2015) Dalle sedi delle banche oltre 300mila opere d’arte, tra quadri, sculture, arazzi e ceramiche, assumeranno una nuova vita digitale a favore della collettività.

​Da Filippo Lippi al Perugino, dal Caravaggio al Tintoretto, da Hayez a Canova e Boccioni, fino a Andy Warhol e ai più giovani artisti del contemporaneo, con il primo Museo Virtuale delle banche operanti in Italia, oltre 300mila opere che il settore bancario italiano contribuisce a tutelare, conservare e valorizzare, saranno accessibili al pubblico con un semplice “clic”.
Il MuVir è un’infrastruttura tecnologica, che ha l’obbiettivo di condividere con il pubblico italiano ed internazionale il patrimonio artistico delle banche in Italia, piccole e grandi, attraverso una digitalizzazione e catalogazione delle opere, la creazione di un portale dove le opere saranno consultabili e corredate di  informazioni storico-artistiche e  la realizzazione di un museo tridimensionale virtuale entro cui il pubblico potrà muoversi, decidendo di volta in volta come realizzare la propria mostra personale da poter condividere con gli altri utenti della rete.
Il progetto del museo virtuale delle banche operanti in Italia è stato presentato oggi dal Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, alla presenza del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e del Direttore dei Musei vaticani, Antonio Paolucci.
“Il Museo Virtuale- ha detto il Presidente Patuelli- sarà una grande esposizione digitale permanente di dipinti, sculture, fregi, fotografie, ceramiche, monete e arredi, custoditi nei palazzi e nelle collezioni private delle banche italiane. Per i visitatori – continua il Presidente dell’ABI – siano esse scuole, accademie, università, singoli individui, sarà possibile consultare e utilizzare il patrimonio che le banche condivideranno come materiale di studio e approfondimento: ognuno potrà creare un proprio percorso museale autonomo tra i capolavori custoditi dalle banche che partecipano al progetto. Il Museo Virtuale delle Banche operanti in Italia avrà un ruolo decisivo nell’ampia diffusione e nella comunicazione delle opere d’arte possedute delle banche, che costituiscono una parte rilevante del patrimonio culturale nazionale. “
Il MuVir è un progetto in divenire, vista la grande mole di opere coinvolte nell’operazione, e aprirà le porte nella primavera del 2016 con la prima “ala digitale” del museo dedicata all’Ottocento e al Novecento; le sezioni del museo diventeranno via via più ampie grazie al coinvolgimento degli istituti bancari presenti in Italia che, a partire dal 26 novembre, saranno chiamati ad allestire le sale inserendo schede e fotografie delle opere di loro proprietà.

Il progetto
Il Museo Virtuale è il risultato di una ricerca congiunta tra l’ABI e i curatori responsabili del patrimonio storico artistico di ventidue banche operanti in Italia. La ricerca è stata condotta insieme a Digilab – Università La Sapienza di Roma e a Cineca di Bologna – Consorzio interuniversitario, attraverso una serie di sperimentazioni, su processi, metodologie e tecniche, relative alla preservazione, comunicazione e divulgazione del patrimonio artistico e culturale.
La piattaforma digitale, in italiano e inglese, segue rigorose norme di tutela e conservazione:
– una catalogazione delle opere secondo criteri globalmente riconosciuti e tali da consentire il dialogo dei dati con quelli della grandi reti culturali mondiali (es. Europeana)
– un portale dove le opere sono consultabili e corredate, nei casi più rilevanti, di approfondite informazioni storico-artistiche
– uno spazio tridimensionale virtuale entro cui il pubblico può muoversi, decidendo di volta in volta di ordinare le opere secondo criteri variabili e personalizzati. 
Con una veste grafica di facile accesso, i numerosissimi filtri per le ricerche e un database vastissimo, l’esperienza sulla piattaforma diventerà un vero e proprio nuovo mezzo di conoscenza.

Accordi su Fondo occupazione e Libertà sindacali

​(25 novembre 2015) Si è chiusa oggi a Roma con un accordo sull’operatività del Fondo Occupazione e uno sul rinnovo delle agibilità sindacali la ripresa del dialogo con i Sindacati dall’ultimo rinnovo contrattuale, in cui si sono sviluppati gli ultimi avvenimenti che hanno interessato il settore bancario.

​Nell’attuale contesto che, pur evidenziando segnali di ripresa dell’economia, continua a presentare elementi di criticità per il ritorno alla redditività bancaria è centrale un’ampia condivisione dello scenario sui cambiamenti strutturali del settore e sulla necessità di una ancora maggiore salvaguardia della sua sostenibilità complessiva.
Una prospettiva a seguito della quale ABI ha proposto un’agenda di lavoro per affrontare i temi degli inquadramenti, della scrittura del Contratto nazionale siglato ad aprile scorso e degli altri adempimenti previsti dal contratto.
Relativamente ai temi trattati nell’incontro di oggi, le parti hanno rinnovato l’accordo in materia di Libertà sindacali, valido per tre anni, finalizzato a regolare l’attribuzione dei permessi sindacali e delle altre agibilità secondo meccanismi più equilibrati e diversificati in funzione delle soglie di rappresentatività.
Completata, inoltre, un’ulteriore fase di operatività del Fondo per l’occupazione (Foc) in termini di modalità di prestazione con particolare riguardo ai giovani neoassunti.

€cono-mix, le Giornate dell’educazione finanziaria

Roma, 23 novembre e 4 dicembre 2015
La Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (Feduf), in collaborazione con il Miur, offrirà alle scuole di ogni grado della Regione Lazio un ricco calendario di lezioni sui diversi temi dell’economia che si svilupperà nell’arco di due settimane presso le sedi dell’ABI, di Banca d’Italia, della Consob e dell’Agenzia delle entrate.
 

​Gli studenti avranno l’opportunità di avvicinarsi al tema della cittadinanza economica, trattandone i diversi aspetti: gestione consapevole del denaro, risparmio e previdenza, educazione fiscale e alla legalità, il sovraindebitamento e l’usura, economia e sviluppo sostenibile, imprenditorialità, globalizzazione e finanza islamica.
Gli insegnanti potranno iscrivere le proprie classi alle lezioni in programma, svolte dagli esperti dei diversi enti coinvolti, in base al calendario disponibile nei prossimi giorni on line. Per agevolare l’individuazione degli appuntamenti di interesse per i diversi gradi scolastici, il programma propone la suddivisione delle lezioni per primarie e secondarie di I e II grado.
Per i dirigenti scolastici e gli insegnanti è inoltre prevista la partecipazione all’incontro “Economia, competenza di cittadinanza consapevole” mentre per i cittadini si svolgerà l’evento “Ragazzi, famiglie e futuro. Verso una nuova cittadinanza economica”.

Scarica i programmi:
• Tavola rotonda – Il ruolo del settore bancario e finanziario a sostegno della scuola: un progetto di responsabilità sociale per la crescita del Bene comune
• €cono-mix per le scuole primarie
• €cono-mix per le scuole secondarie
• €cono-mix per gli insegnanti e i dirigenti scolastici
• €cono-mix per i cittadini

Per partecipare compila il modulo di adesione.