Arriva la guida ABI-Consumatori sul bail-in

(29 dicembre 2015) ​In dieci domande e dieci risposte le novità introdotte dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal 1° gennaio. Per far conoscere a clienti e risparmiatori i principali cambiamenti introdotti dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal primo gennaio 2016, l’ABI ha messo a punto una guida in collaborazione con dodici associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del consumatore, Centro tutela consumatori utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Unc), la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio e la Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza.

 La guida
Il video informativo
Altre iniziative sul Bail-in

Mutui in crescita nei primi 11 mesi del 2015

(28 dicembre 2015) ​Segnali positivi emergono per le nuove erogazioni di prestiti bancari: sulla base di un campione rappresentativo di banche (che rappresentano oltre l’80% del mercato) nei primi 11 mesi del 2015 le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili da parte delle famiglie hanno registrato un incremento annuo del +97,4% rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno.
  

Più in dettaglio dati relativi al periodo gennaio-novembre del 2015 evidenziano la forte ripresa del mercato dei finanziamenti alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni. Nel periodo gennaio-novembre 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 44,340 miliardi di euro rispetto ai 22,465 miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, del  97,4%.
L’incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari, nei primi 11 mesi del 2015, a circa il 32%.
L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è anche superiore sia al dato dello stesso periodo del 2013, quando si attestarono sui 17,123 miliardi di euro, sia al valore dei primi undici mesi del 2012 (18,794 miliardi di euro).
I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi undici mesi del 2015, il 43,7% delle nuove erogazioni complessive; nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che hanno raggiunto a novembre 2015 quasi il 65% delle nuove erogazioni, erano meno del 25% dodici mesi prima.

2i per l’impresa – Innovazione&Internazionalizzazione

(22 dicembre 2015) Firmato l’accordo ABI-Mef-Cdp-Sace per sostenere ‘2i per l’impresa – Innovazione&Internazionalizzazione’. Le piccole e medie imprese italiane potranno beneficiare di 1 miliardo di euro concesso dalle banche a condizioni vantaggiose per finanziare investimenti in innovazione e internazionalizzazione.

 Testo del Protocollo d’intesa

​E’ l’effetto del protocollo d’intesa firmato oggi al Ministero dell’economia e delle finanze, alla presenza del Ministro Padoan, tra il Mef, la Cassa depositi e prestiti, la Sace e l’ABI. Per il Mef ha firmato il Direttore generale del Dipartimento del Tesoro, Vincenzo La Via, per Cdp ha firmato l’Amministratore delegato, Fabio Gallia, per la Sace il Presidente Giovanni Castellaneta, per l’ABI il Direttore generale Giovanni Sabatini.
Il protocollo d’intesa fa seguito ai due contratti di garanzia ‘‘InnovFin’’ e ‘‘Cosme’’ firmati dal Fondo europeo per gli investimenti (Fei – gruppo Bei), da Cassa depositi e prestiti e da Sace che hanno dato vita all’iniziativa ‘‘2i per l’impresa – Innovazione&Internazionalizzazione’’.
Grazie al protocollo le banche potranno erogare crediti alle Pmi fino a 1 miliardo di euro, a condizioni economiche che devono riflettere i vantaggi derivanti dalla presenza della garanzia Cdp-Sace e dalla controgaranzia del piano Juncker (attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici – Feis). Con il protocollo l’ABI si impegna a diffondere il prodotto ‘’2i per l’impresa – Innovazione&internazionalizzazione’’ presso le proprie associate per favorirne l’utilizzo. Il Ministero dell’economia e delle Finanze si impegna a promuovere l’attivazione di ulteriori piattaforme per le imprese ai sensi del piano Juncker, che coinvolgano la Cdp nel suo ruolo di Istituto nazionale di promozione (Inp) all’interno delle stesso piano.
Il Ministro Padoan si è detto ‘‘molto soddisfatto’’ per questa iniziativa che ‘‘metterà 1 miliardo di euro a disposizione delle piccole e medie imprese che investono nell’innovazione e nell’internazionalizzazione. In questa fase la ripresa degli investimenti consolida la crescita dell’economia e rafforza le prospettive di sviluppo per gli anni successivi. I protocolli firmati oggi accelerano e danno operatività al piano Juncker per gli investimenti. L’Italia ha sempre sostenuto questo piano e l’importanza di una ripresa degli investimenti pubblici e privati per la ripresa dell’economia in Europa’’. Il Ministro ha quindi sottolineato che ‘‘la collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti, che hanno sostenuto questa operazione, è la dimostrazione di quanto sappia essere proficuo il rapporto proficuo tra il Governo italiano e le istituzioni europee. Adesso – ha concluso – è importante che le imprese italiane utilizzino l’opportunità costituita da questa filiera italiana del credito cui partecipano la Cassa depositi e prestiti, Sace e le banche associate all’ABI’’.
Con il lancio di questo nuovo prodotto ‘‘il gruppo Cdp – ha affermato l’Ad di Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia – conferma il proprio sostegno all’accesso al credito per le piccole e medie imprese, facendo leva sulla collaborazione con Bei e Fei per la prima iniziativa ‘di sistema’ del piano Juncker in Italia. Siamo fiduciosi che quest’accordo produrrà risultati tangibili in futuro rafforzando l’impegno di Cdp nel promuovere la crescita dell’imprenditoria italiana’’.
Il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, ha precisato che “la firma del protocollo di oggi si inserisce nella positiva e fattiva collaborazione dell’Associazione bancaria italiana con Cassa depositi e prestiti, già sperimentata con successo nel supporto alle imprese durante la crisi e ora orientata a rafforzare la ripresa, sfruttando tempestivamente e al meglio le potenzialità del Piano Juncker”. (testo del comunicato stampa diffuso dal Mef il 21 dicembre 2015)

Rapporto Afo 2015-17: si conferma la ripresa

​E’ un quadro economico positivo quello delineato dal Rapporto di previsione Afo 2015-17, appena elaborato dall’ABI, che non ignora comunque le difficoltà, tutte di origine esterna (in primis, rallentamento dei paesi emergenti). Lo scenario, costruito come di consueto insieme agli economisti degli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, da un lato conferma l’uscita della nostra economia dalle secche della recessione e, dall’altro, prefigura un consolidamento delle capacità di crescita nel biennio 2016-17. Il 2015 registrerà, causa la pesante eredità del passato, una variazione del Pil di 8 decimi di punto (-0,4% nel 2014), ma avrà comunque effetti di trascinamento consistenti sul 2016, quando la crescita dovrebbe raggiungere l’1,5% per consolidarsi ulteriormente nel 2017 (1,6%). Il tratto promettente di questo quadro è che, proprio quando aumentano i rischi di un rallentamento della domanda internazionale, il recupero si configura come fortemente trainato dalla domanda interna, mentre la componente estera netta frenerebbe la crescita quest’anno e avrebbe in seguito un impatto limitato, a prevalente motivo della reazione delle importazioni al recupero della domanda domestica. La dinamica dei consumi costituisce una lieta “sorpresa”, che evidentemente deve essere tenuta in conto nel valutare una politica economica che nel recente passato ha puntato a manovre fiscali in grado di stimolare la spesa privata: la variazione annuale per il 2015 sarà pari allo 0,9% e aumenterà progressivamente  nel biennio successivo. La dinamica è trainata da un recupero del reddito disponibile reale (+4% la variazione cumulata lungo l’orizzonte di previsione), tale da consentire anche una lieve riduzione della propensione al consumo, che rimarrà comunque su livelli molto elevati rispetto al confronto storico; risente, al contempo, dei risvolti positivi della crescita della ricchezza finanziaria e, in parte, reale.Sul profilo della domanda interna, oltre ai fattori nazionali tra cui il miglioramento del mercato del lavoro (tasso di disoccupazione dall’11,9% nel 2015 al 10,5% nel 2017), eserciterà effetti benefici la prolungata e rafforzata politica espansiva non convenzionale della Bce, la quale, pur nel quadro di una tendenziale normalizzazione dei tassi Usa, dovrebbe contribuire al prevalere di tassi di interesse sui titoli decennali molto bassi, con uno spread Btp-Bund più coerente, alla fine del periodo di previsione, con l’Unione monetaria. Nel caso in cui i rischi di un rallentamento dall’esterno dovessero materializzarsi e mitigare eccessivamente gli impulsi della politica monetaria, sarebbe necessario che quest’ultima trovasse sponda anche in una più attiva politica fiscale europea per gli investimenti, privati e pubblici.Secondo le elaborazioni del Rapporto, la ripresa della domanda riuscirà, pur non senza fatica, a ridurre i rischi della deflazione, nonostante le nuove pressioni di origine internazionale: dopo una crescita pressoché nulla per quest’anno, nel biennio 2016-2017 i prezzi al consumo dovrebbero crescere in Italia ad un ritmo sostanzialmente allineato a quello medio europeo (1% nel biennio 2016-17, contro un variazione dell’1,1% nell’Area dell’euro). Il migliorato quadro di crescita economica, la pur lenta ripresa dei prezzi e quindi l’espansione delle basi imponibili consentiranno di conseguire gli obiettivi ufficiali di finanza pubblica, anche grazie ai risparmi di spesa per interessi.Nel contesto economico disegnato nel Rapporto Afo per il triennio 2015-17, le banche operanti in Italia, solide e affidabili, continueranno a fornire adeguato supporto finanziario a famiglie e imprese. Tuttavia, la redditività bancaria continuerà ad essere tutt’altro che vivace: nel 2017 il rendimento del capitale (Roe) si attesterà sul 2,7%, oltre tre volte inferiore ai livelli pre-crisi. Nonostante la ripresa dei volumi di intermediazione, a rallentare il recupero della redditività concorrerà l’andamento del margine di interesse, frenato dal basso livello dei rendimenti di mercato e una elevata incidenza del rischio bancario che risente sia dell’elevato peso di partenza delle sofferenze, sia della forte pressione derivante dal nuovo quadro regolamentare e di supervisione.

​(21 dicembre 2015) L’ABI diffonde il Rapporto di previsione Afo 2015-17. La ripresa si conferma e si rafforzano le condizioni per una più sostenuta crescita di medio termine: Pil a +0,8% nel 2015 e 1,5% e 1,6% nel 2016/17. Torna ad aumentare lo stock dei prestiti: quasi 90 miliardi in più tra fine 2014 e fine 2017. Redditività in lieve recupero, ma peseranno i lasciti delle “sofferenze” sul costo del rischio e i costi dei salvataggi bancari.
 


Con ‘Accordo per il credito 2015’ rate sospese per 1,4 miliardi

(19 dicembre 2015) I primi dati dell’iniziativa rinnovata e potenziata sulla sospensione di rate e soluzioni per agganciare la ripresa e sostenere lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione
 

​Sono state accolte complessivamente 4.480, tra giugno e ottobre 2015, le domande di sospensione del pagamento delle rate accolte per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 1,4 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 185 milioni di euro.
Inoltre, sono state accolte oltre 900 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 203 milioni di euro di debito residuo.
Questo il risultato del primo monitoraggio – comunica ABI – sull‘Accordo per il credito 2015’, iniziativa siglata lo scorso 31 marzo con tutte le altre Associazioni di Impresa e in vigore fino al 31 dicembre 2017.
La nuova “moratoria” prende il posto del precedente ‘Accordo per il credito 2013’ chiuso con sospensioni per 15,8 miliardi a 46.220 Pmi.
L’analisi relativa alla distribuzione delle sospensioni per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che: 

  • il 19,8% è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 12,6% è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 21,3% è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • l’8,1% è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 7,6% è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 30,6% agli “altri servizi”.

Si ricorda che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.
 

Innovazione e redditività sfida per il lavoro

​(15 dicembre 2015) Rapporto ABI 2015: banche italiane a sostegno della ripresa e impegnate a migliorare le condizioni dei conti economici. Nell’era dell’Unione bancaria europea assicurare norme identiche per tutti gli operatori e garantire punti di partenza uguali per la competitività

​In un contesto che presenta elementi molto favorevoli di ritorno alla crescita, le banche italiane stanno svolgendo un ruolo fondamentale per la ripresa accompagnando, a ritmi sempre più significativi, il ritorno di vivacità nelle decisioni di consumo e di investimento.
Allo stesso tempo, l’andamento dei bilanci bancari è risultato più favorevole rispetto agli anni precedenti, anche se non positivo sotto tutti i fronti.
Per quanto riguarda le condizioni dei conti economici, continuano a sussistere squilibri sul lato dei costi che penalizzano la competitività del settore bancario italiano nel confronto europeo. In termini generali, restano condizione fondamentale il recupero di redditività e il completamento del processo di armonizzazione delle regole iniziato con l’Unione bancaria europea.
Nel frattempo, il settore ha proseguito nella sua capacità di innovazione e riorganizzazione anche attraverso il rinnovo del contratto nazionale di categoria, anch’esso caratterizzato da importanti elementi di novità sul versante dei costi e delle regole.
Questa la sintesi della ventitreesima del Rapporto ABI 2015 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Milano da Giuseppe Ghisolfi, Vice Presidente ABI, che fornisce un quadro della posizione competitiva del settore bancario italiano attraverso l’esame di numerose informazioni riferite alle risorse umane, alla loro gestione e al relativo costo.
Nel settore del credito italiano la stabilità del posto di lavoro è da sempre un valore fondamentale, come dimostrato dall’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) che si attesta al 99%. Nonostante la lunga scia della crisi, il settore ha contenuto la contrazione degli organici nel biennio 2013-2014 (circa -1%). Tra le principali caratteristiche del personale bancario si confermano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 37,3% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (44,7% sul complesso dei dipendenti).
Su fronte dell’analisi del posizionamento delle banche italiane in Europa – pur in un quadro di miglioramento della redditività – si confermano le difficoltà nelle quali continuano a operare, strette tra i problemi posti dalla crisi dell’economia reale – seppur con gradi d’intensità diversi tra paesi – e le crescenti pressioni regolamentari.
In questo senso, il costo del lavoro unitario dei gruppi italiani, pari a 78.300 euro, è in crescita del 5% rispetto al 2013 e superiore di 13.000 euro nel confronto con la media europea. Anche esaminando il rapporto fra costo del personale e margine di intermediazione il divario tra gruppi bancari italiani e media europea resta ancora molto elevato e pari a 8,5 punti percentuali (39% contro 30% medio europeo). Ancora più significativo è il gap con i concorrenti, ove si consideri il rapporto fra costo del personale e costi operativi: gli intermediari creditizi italiani, infatti, registrano uno dei più alti valori dell’indice in Europa, pari a 60,3%, quasi 10 punti percentuali sopra la media dei concorrenti.
Pur se fortemente stressate dalla prolungata debolezza dell’economia reale le banche in Italia hanno effettuato sforzi straordinari, senza ricorrere mai a fondi pubblici, con grandi accantonamenti a fronte dei costi della crisi e con aumenti di capitale, tutti privati, in attesa che un’adeguata redditività bancaria favorisca circuiti virtuosi. Il ritorno ad una redditività adeguata, quindi alla capacità di competere con successo su un mercato sempre più europeo ed internazionale e sempre più influenzato dalle pervasive influenze delle nuove tecnologie, ha come presupposto anche l’equilibrio delle grandezze del mercato del lavoro.
Ne consegue la necessità di una profonda trasformazione orientata in larga misura dai rapidi progressi nella digitalizzazione dei processi produttivi e della stessa relazione con la clientela. Per questo è tuttora in atto un vivace dibattito sui futuri assetti organizzativi e produttivi delle imprese bancarie: regole certe e condivise fra le Parti in materia di relazioni industriali contribuiranno ad affrontare le delicate tematiche sul tappeto, in un clima di massima serenità e responsabilità.
Alla presentazione del Rapporto da parte di Giancarlo Durante, Direttore centrale ABI responsabile Direzione sindacale e del lavoro, e Luigi Prosperetti, ordinario di politica economica – Università degli Studi di Milano; sono intervenuti Eliano Omar Lodesani, Presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro dell’ABI, e Arturo Maresca, ordinario di diritto del lavoro– Università degli Studi La Sapienza di Roma.

Italia all’avanguardia sulle perizie immobiliari

(14 dicembre 2015) Pronte le nuove Linee guida ABI per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie.
Con un mercato dei mutui che viaggia a +94,3%, in termini di nuove erogazioni, nel periodo gennaio-ottobre 2015, rispetto allo stesso arco temporale del 2014, qualità ed efficienza delle perizie immobiliari diventano fondamentali: le nuove Linee guida per le valutazioni degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie sono improntate a requisiti di massima trasparenza, certezza ed economicità.
 Le Linee guida per la valutazione degli immobili 

​Presentate oggi a Roma – comunica l’ABI – nel corso della giornata formativa “Le valutazioni immobiliari in un contesto di integrazione europea”, le Linee guida saranno utili a porre all’avanguardia in Europa il mercato italiano del credito ipotecario – rendendolo ancora più efficiente, dinamico ed integrato – grazie al lavoro svolto da ABI, Assovib, Collegio nazionale degli agrotecnici, Collegio nazionale dei periti agrari, Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali, Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti conservatori, Consiglio nazionale degli ingegneri, Consiglio nazionale dei periti industriali, Consiglio nazionale geometri e Tecnoborsa.
Si conclude – prosegue ABI – il processo di aggiornamento e adeguamento delle Linee guida ai più recenti standard europei di valutazione. La trasparenza e la corretta valutazione degli immobili sono elementi essenziali nelle operazioni di erogazione dei crediti.
A disposizione di banche, tecnici e consumatori – aggiunge ABI – un dettagliato volume che realizza “l’esigenza di introdurre una serie di criteri di omogeneità in materia avvertita da tempo a vari livelli, con riferimento specifico agli indicatori di superficie o di volume, alle metodologie di valutazione adottate (per capitalizzazione del reddito, per stima comparativa, ecc.), allo stesso concetto di valore e alla professionalità dei periti incaricati della valutazione”.
Valore di mercato, codice di condotta dei periti, procedure e metodi di valutazione, metodo del confronto di mercato, metodo finanziario: questi e molti altri i principi che consentiranno di eseguire valutazioni degli immobili secondo parametri di chiarezza e trasparenza nei confronti di tutti i referenti sia privati (clienti mutuatari, agenzie di rating, ecc.) sia istituzionali (Banca d’Italia, Agenzia delle entrate già Agenzia del territorio, Tribunali delle esecuzioni immobiliari ecc.).
Le Linee guida – conclude ABI – sono ormai una realtà importante nel mercato delle valutazioni e sono già utilizzate da 172 banche/gruppi bancari (rappresentative in termini di sportelli a circa il 73% del mondo bancario), da tutti gli ordini e collegi rappresentativi dei professionisti abilitati alla valutazione, e da numerose società di valutazione immobiliare.

ABI e Cerved: a fine 2017 nuove sofferenze in netto calo

(12 dicembre 2015)  ABI e Cerved presentano oggi i risultati del secondo Outlook sulle sofferenze delle imprese italiane. Secondo la ricerca, che include per la prima volta le previsioni per il 2017, il tasso di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie si ridurrà in modo significativo nei prossimi anni, passando dal picco del 3,9%, toccato a giugno 2015, al 2,3% stimato per la fine del 2017. Il trend positivo riguarda tutte le fasce dimensionali già a partire dal 2015, con cali più marcati per le microimprese, una riduzione del divario tra società maggiori e società minori e livelli delle nuove sofferenze al di sotto di quelli pre-crisi tra le Pmi e le grandi società manifatturiere.
  Testo del Rapporto

​Giunto alla sua seconda edizione, l’Outlook realizzato su base semestrale da ABI e Cerved, diffonde stime e previsioni dei tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie per classe dimensionale, con l’obiettivo di ampliare il bacino di informazioni a disposizione sul tessuto economico nazionale.
L’Outlook prevede una diminuzione delle nuove sofferenze diffusa in tutti i settori dell’economia già a fine 2015, con la sola eccezione delle costruzioni per cui ci si attende un deciso miglioramento a partire dal 2016. In questo settore, nonostante il significativo calo registrato tra 2015 e 2017 (dal 5,9% al 4,1%), il tasso di ingresso in sofferenza rimarrà comunque a livelli più che tripli rispetto al 2008. Per quanto riguarda i servizi, l’incidenza delle sofferenze scenderà al 2% nel 2017 rispetto al 3,3% del 2015, rimanendo anche in questo caso superiore ai livelli pre-crisi.
Dal punto di vista territoriale, le rilevazioni di ABI e Cerved stimano che le nuove sofferenze caleranno in modo diffuso in tutto il paese, accompagnate da una progressiva riduzione dei divari territoriali, che si erano ampliati in modo significativo durante la crisi. In particolare, l’Outlook evidenzia un trend positivo per le imprese del Sud e delle Isole (con una riduzione dal 5,1% del 2015 al 3,6% atteso nel 2017), che rimarranno quelle a maggior rischio di default. Le imprese del Nord Ovest (che passano dal 2,8% del 2015 all’1,9% del 2017) si avvicinano ai livelli del Nord Est, che si confermano così quelle a minor rischio (1,8% nel 2017).
Considerando le imprese [1] che entrano in default per fascia dimensionale – un aspetto particolarmente rilevante che il rapporto permette di monitorare con continuità – l’Outlook ABI-Cerved indica che nel 2017 il tasso di ingresso in sofferenza per le grandi imprese arriverà allo 0,8%, un dato molto vicino a quello registrato nel 2008 (0,7%). Per quanto riguarda le altre fasce dimensionali (microimprese, piccole imprese e medie imprese) si stima un restringimento dei divari dal 2,2% del 2014 all’1,7% del 2017.
Nonostante le buone prospettive sul fronte dei nuovi flussi, l’Outlook di ABI e Cerved individua come punto di attenzione l’elevato stock di crediti deteriorati accumulato durante la crisi. Secondo i dati della Banca d’Italia, a settembre 2015, le sofferenze lorde hanno raggiunto i 200 miliardi di euro, superando la soglia del 10% del totale dei crediti concessi alla clientela. Oltre il 70% di questo stock, pari a circa 144 miliardi di euro, in crescita del 13,3% su base annua, è originato da prestiti erogati dalle banche alle società non finanziarie. In assenza di interventi che favoriscano la cessione o lo smaltimento di porzioni significative di questi asset, lo stock di sofferenze è destinato a crescere nei prossimi anni.

Gianandrea De Bernardis, Amministratore delegato di Cerved, ha commentato: “Grazie al lavoro effettuato con ABI, siamo in grado di prevedere che il graduale processo di miglioramento del tasso di decadimento delle imprese identificato a metà 2015, continuerà a ritmi sostenuti anche nel 2017. Le analisi ci invitano però anche alla cautela: nonostante i cali previsti, l’incidenza delle nuove sofferenze rimarrà infatti superiore ai livelli pre-crisi fino al 2017, con la conseguenza che la massa di sofferenze continuerà a crescere nei prossimi mesi. Agire tempestivamente per favorire uno sviluppo del mercato dei NPL è fondamentale per sostenere la ripresa economica del paese”.
Giovanni Sabatini, Direttore generale  di ABI, ha dichiarato: “con il consolidarsi della ripresa economica si manifestano promettenti segnali di riduzione dei nuovi crediti deteriorati. E’ importante operare perché si possa creare presto, anche in Italia, un mercato secondario efficiente di prestiti deteriorati il quale potrebbe essere di aiuto ad accelerare lo smaltimento delle sofferenza bancarie la cui forte crescita nel nostro Paese  è il portato di una crisi economica lunga e profonda”

[1] Le società non finanziarie sono distinte in quattro classi dimensionali, secondo i criteri della Commissione Europea: microimprese (meno di 10 addetti e giro d’affari inferiore ai 2 milioni di euro), piccole imprese (fino a 50 dipendenti e fatturato inferiore ai 10 milioni), medie imprese (fino a 250 addetti e fatturato al di sotto dei 50 milioni) e grandi imprese (oltre 250 addetti e fatturato superiore ai 50 milioni)

Situazione del Settore bancario italiano

(9 dicembre 2015) Audizione del Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, presso la Commissione Finanze della Camera

​In Italia le banche svolgono attività commerciale tradizionale … erogano credito e hanno una scarsa propensione agli investimenti in attività finanziarie in particolare in attività finanziarie complesse, come le attività di finanza, struttura altamente illiquide (cosiddetti attivi di ’’livello 3’’).
Inoltre, in Italia le banche le banche operano con bassi livelli di leva finanziaria, che significa elevati indici patrimoniali sull’attivo non ponderato per il rischio prestiti prevalentemente a imprese (Pmi in particolare). In ragione di queste caratteristiche la lunga crisi ha avuto diverse fasi e prodotto effetti differenziati tra Paesi e mercati bancari. In sintesi  

  • In Europa esistono differenti tipologie di banche a cui corrispondono differenti modelli gestionali;
  • ciascun modello è caratterizzato da un differente profilo operativo, un diverso portafoglio di business e di struttura di raccolta, oltre che una diversa rilevanza relativa del capitale e del grado di rischio sistemico;
  • ciascun modello è caratterizzato, quindi, da un diverso profilo di rischio;
  • alcuni di questi modelli sono la causa della crisi finanziaria, altri ne subiscono gli effetti: non è un caso che gli aiuti di Stato che hanno seguito la crisi si siano prevalentemente concentrati nelle banche che adottavano modelli bancari non tradizionali che le esponevano, con maggiore intensità, ai rischi di liquidità e di mercato anziché al tipico rischio di credito bancario;
  • gli effetti della crisi originata dalle grandi banche d’affari internazionali non commerciali si sono però riflessi in modo più marcato su chi adottava il tradizionale modello di banca commerciale, in particolare nella peculiare configurazione del business mix dei gruppi bancari italiani (molto credito alle PMI), per cui la relazione tra performance e ciclo economico è più forte.

Il testo dell’audizione

Dal “Fondo casa” oltre 338 mln di euro per le giovani coppie

(5 dicembre 2015) Continua a crescere il ricorso al “Fondo di garanzia per la prima casa”: tra febbraio e ottobre 2015 sono ammontati a 304 milioni di euro i nuovi mutui garantiti e altri 34,5 milioni in fase di erogazione, per un totale di 338,5 milioni di euro.

​Lo comunica l’ABI evidenziando che il Fondo contribuisce all’ulteriore spinta del mercato dei mutui per l’acquisto di immobili che registra in generale una fase di grande rilancio, con un’impennata nei primi dieci mesi del 2015 del +94,3% rispetto al medesimo arco temporale del 2014.
L’aggiornamento dei dati del “Fondo casa” rientra in un’analisi ABI a tutto campo sul mercato del credito alle famiglie come premessa della due giorni “Credito al credito 2015 – Fare squadra per la ripresa”, a partire dal progetto “CREDIamoCI”: impegno comune siglato a gennaio 2015 tra ABI e Associazioni dei consumatori a fronte dell’attuale contesto economico e normativo Ue. Un programma di lavoro biennale su tre principali ambiti:

  • accesso al credito: tra le misure spicca appunto il ”Fondo di garanzia per la casa” controgarantito dallo Stato, che prevede il rilascio di garanzie a copertura del 50% della quota capitale dei mutui ipotecari (fino a 250.000 euro) in particolare a giovani coppie. Esso rappresenta un fondamentale esempio di collaborazione tra banche e Istituzioni, a vantaggio delle famiglie che ancora scontano gli effetti della crisi ma aspirano ad acquistare l’abitazione principale. L’obiettivo è, infatti, continuare a favorire l’accesso al credito a nuclei in difficoltà, con una dotazione da 600 milioni di euro che potrebbe garantire finanziamenti potenziali per 12-15 miliardi di euro. Ad ora hanno aderito 142 banche (rappresentando più del 70% in termini di sportelli bancari). La lista è consultabile presso il sito del Gestore Consap www.consap.it.
  • sostegno alle famiglie in difficoltà: tra novembre 2009 e ottobre 2015 sono state 123.630 le famiglie che hanno potuto sospendere il pagamento delle rate dei mutui per un debito residuo pari a 13,3 miliardi di euro nell’ambito delle due principali iniziative, a partire dal “Piano Famiglie”, “Sospensione dei pagamenti delle rate di mutuo” e “Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa”.Nel caso specifico un ulteriore obiettivo, in collaborazione con le Associazioni dei Consumatori, è il rafforzamento degli strumenti esistenti per sostenere il pagamento delle rate dei finanziamenti nei momenti di difficoltà, ampliando tale possibilità anche al credito al consumo.In questo ambito rientra anche il recente Protocollo d’intesa tra ABI, Associazioni dei consumatori e Dipartimento della Protezione civile in tema di sostegno alle famiglie in difficoltà a seguito delle calamità naturali il cui punto cardine passa per le misure di sospensione delle rate dei finanziamenti, attraverso provvedimenti omogenei sul territorio per garantire tempestività operativa;
  • consapevolezza dei consumatori: per agevolare la scelta dei prodotti di credito e/o servizi accessori in termini di costi complessivi, rischi assunti (ad es. di credito e di mercato), valorizzando trasparenza e semplicità. In questo senso, il rilancio dei consumi e della produzione passa anche attraverso la definizione di nuove forme di accesso al credito, prodotti di credito innovativi recentemente introdotti nel nostro ordinamento o in fase di ridefinizione normativa (prestito ipotecario vitalizio, cessione del quinto).Sempre in direzione di una costante spinta alla trasparenza il contributo che verrà dall’aggiornamento delle Linee guida per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie, alla luce delle novità introdotte dagli standard di valutazione internazionali di fronte al recepimento della Direttiva europea sui mutui ipotecari nell’ordinamento nazionale. Le Linee guida, che saranno presentate a dicembre con un’apposita giornata formativa, si affermano come elemento utile ad introdurre principi per l’esecuzione di perizie improntate a criteri di massima trasparenza, certezza ed economicità, rendendo ancora più efficiente l’erogazione creditizia ai mutuatari.