Le banche potenziano l’assistenza multicanale al cliente

(17 agosto 2019) ​Con l’utilizzo sempre più diffuso della banca digitale cresce l’esigenza di assistenza via telefono, e-mail, chat e social media: oltre 46 milioni le telefonate in ingresso arrivate ai contact center bancari nel 2018

​Oltre 27 milioni di telefonate (il 58,5%) gestite da operatore, in crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente. A queste si aggiungono circa 13 milioni di telefonate in uscita, anche in ragione di un sempre più spiccato orientamento alla consulenza a distanza che il canale sta assumendo negli ultimi anni.È quanto emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio sui Contact Center Bancari condotto da ABI Lab e dall’Ufficio Studi dell’ABI, a cui hanno partecipato 21 contact bancari rappresentativi del 70% del settore in termini di sportelli.Sono state gestite inoltre 2,5 milioni di e-mail, in crescita del 15,3% rispetto al 2017 e circa 1,6 milioni di chat e videochat (+27,8%). Inoltre, in linea con gli stili di vita sempre più digitali dei clienti, nell’85% delle banche rispondenti gli operatori di contact center gestiscono anche le interazioni sui social media. Il Social più presidiato continua ad essere Facebook, seguito da Linkedin, Twitter e Instagram. Molto comune anche la tendenza a presidiare le attività di risposta ai commenti sulle piattaforme che rendono disponibili le applicazioni per smartphone, i cosiddetti App store (google play, apple store, etc.). Dal rapporto dell’Osservatorio emerge che il 60% delle chiamate ottiene una risposta già nei primi 20 secondi e che l’attesa media è di circa 60 secondi. Considerando anche le richieste più articolate, in media vengono dedicati oltre 4 minuti per ciascuna chiamata. Riguardo alla gestione dei contatti non telefonici, per le e-mail il rapporto sottolinea che il tempo medio di risposta è in media di circa 21,6 ore. Buone anche minuti, e sui social network, per cui il tempo medio di risposta a un post/ tweet si attesta su una media di 65 minuti. Secondo il rapporto, oltre il 90% delle realtà analizzate offre supporto alla clientela nell’utilizzo di Internet, Mobile Banking e trading online, a conferma dell’importanza che il contact center sta assumendo come facilitatore nell’utilizzo dei canali virtuali.Tra gli altri servizi informativi offerti si trovano: la richiesta di informazioni sul saldo, sui movimenti di conto corrente, sui depositi titoli e sui finanziamenti accesi (per l’86% dei contact center rispondenti). Si mantiene molto forte anche la componente legata ai servizi di assistenza (customer care): l’86% delle realtà è impegnato nella gestione delle lamentele e l’81% nella ricezione e gestione dei solleciti.  Tra i servizi bancari erogati dai contact center per i clienti che si identificano con i codici personali risultano invece particolarmente rilevanti: i bonifici SEPA (per il 71%), i giroconti (67%), i preventivi assicurativi (43%) e i preventivi mutui e finanzile prestazioni legate all’interazione via chat, con conversazioni della durata media di poco inferiore ai 10 minuti, e sui social network, per cui il tempo medio di risposta a un post/ tweet si attesta su una media di 65 minuti.
Secondo il rapporto, oltre il 90% delle realtà analizzate offre supporto alla clientela nell’utilizzo di Internet, Mobile Banking e trading online, a conferma dell’importanza che il contact center sta assumendo come facilitatore nell’utilizzo dei canali virtuali. 
Tra gli altri servizi informativi offerti si trovano: la richiesta di informazioni sul saldo, sui movimenti di conto corrente, sui depositi titoli e sui finanziamenti accesi (per l’86% dei contact center rispondenti). Si mantiene molto forte anche la componente legata ai servizi di assistenza (customer care): l’86% delle realtà è impegnato nella gestione delle lamentele e l’81% nella ricezione e gestione dei solleciti. 
Tra i servizi bancari erogati dai contact center per i clienti che si identificano con i codici personali risultano invece particolarmente rilevanti: i bonifici SEPA (per il 71%), i giroconti (67%), i preventivi assicurativi (43%) e i preventivi mutui e finanziamenti (38%).

Le banche potenziano l’assistenza multicanale al cliente

​(10 agosto 2019) Con l’utilizzo sempre più diffuso della banca digitale cresce l’esigenza di assistenza via telefono, e-mail, chat e social media: oltre 46 milioni le telefonate in ingresso arrivate ai contact center bancari nel 2018, di cui oltre 27 milioni (il 58,5%) gestite da operatore, in crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente.

​A queste si aggiungono circa 13 milioni di telefonate in uscita, anche in ragione di un sempre più spiccato orientamento alla consulenza a distanza che il canale sta assumendo negli ultimi anni.
È quanto emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio sui Contact Center Bancari condotto da ABI Lab e dall’Ufficio Studi dell’ABI, a cui hanno partecipato 21 contact bancari rappresentativi del 70% del settore in termini di sportelli
Sono state gestite inoltre 2,5 milioni di e-mail, in crescita del 15,3% rispetto al 2017 e circa 1,6 milioni di chat e videochat (+27,8%). Inoltre, in linea con gli stili di vita sempre più digitali dei clienti, nell’85% delle banche rispondenti gli operatori di contact center gestiscono anche le interazioni sui social media. Il Social più presidiato continua ad essere Facebook, seguito da Linkedin, Twitter e Instagram. Molto comune anche la tendenza a presidiare le attività di risposta ai commenti sulle piattaforme che rendono disponibili le applicazioni per smartphone, i cosiddetti App store (google play, apple store, etc.).
Dal rapporto dell’Osservatorio emerge che il 60% delle chiamate ottiene una risposta già nei primi 20 secondi e che l’attesa media è di circa 60 secondi. Considerando anche le richieste più articolate, in media vengono dedicati oltre 4 minuti per ciascuna chiamata.
Riguardo alla gestione dei contatti non telefonici, per le e-mail il rapporto sottolinea che il tempo medio di risposta è in media di circa 21,6 ore. Buone anche le prestazioni legate all’interazione via chat, con conversazioni della durata media di poco inferiore ai 10 minuti, e sui social network, per cui il tempo medio di risposta a un post/ tweet si attesta su una media di 65 minuti.
Secondo il rapporto, oltre il 90% delle realtà analizzate offre supporto alla clientela nell’utilizzo di Internet, Mobile Banking e trading online, a conferma dell’importanza che il contact center sta assumendo come facilitatore nell’utilizzo dei canali virtuali.
Tra gli altri servizi informativi offerti si trovano: la richiesta di informazioni sul saldo, sui movimenti di conto corrente, sui depositi titoli e sui finanziamenti accesi (per l’86% dei contact center rispondenti). Si mantiene molto forte anche la componente legata ai servizi di assistenza (customer care): l’86% delle realtà è impegnato nella gestione delle lamentele e l’81% nella ricezione e gestione dei solleciti.
Tra i servizi bancari erogati dai contact center per i clienti che si identificano con i codici personali risultano invece particolarmente rilevanti: i bonifici SEPA (per il 71%), i giroconti (67%), i preventivi assicurativi (43%) e i preventivi mutui e finanziamenti (38%).

Per il cliente internet e mobile banking sempre più centrali

(10 agosto 2019) La trasformazione digitale in atto negli ultimi anni ha posto maggiore enfasi sulla centralità del cliente all’interno dell’offerta delle banche. In questa ottica l’indagine online ABI Lab-Doxa, contenuta nel Rapporto annuale sul Digital Banking, realizzato dal Consorzio ABI Lab, analizza e descrive la percezione e i comportamenti degli utilizzatori di Internet e Mobile Banking per comprenderne i principali bisogni e le attese.

Il profilo del cliente di Internet e Mobile Banking
L’analisi fa riferimento ad un campione di cittadini italiani che utilizzano Internet e il Mobile Banking caratterizzato da una significativa quota di individui nella fascia di età compresa tra 18 e 34 anni (i millennials rappresentano il 29% del campione). 
La quasi totalità dei rispondenti possiede uno smartphone (95%) e un PC portatile o un notebook (86%), circa il 66% possiede un tablet, il 57% un PC fisso e il 56% una smart TV. Quasi l’80% degli utenti accede giornalmente ad internet tramite smartphone e/o PC e il tempo medio giornaliero passato online è pari a 2 ore e 18 minuti.

I servizi più utilizzati
Secondo la ricerca, l’88% degli utenti intervistati effettua operazioni informative (saldo di conto corrente, lista movimenti cc, conto deposito, servizi di geolocalizzazione etc.), e/o dispositive (bonifici e giroconti, ricariche del cellulare, pagamento bollette, F24, ricarica della carta di credito prepagata etc.) tramite PC; lo smartphone è utilizzato dal 76%, il tablet ha un peso nettamente inferiore pari al 30%.
A livello di funzionalità specifiche l’utilizzo di Internet Banking mediamente rimane predominante rispetto al Mobile Banking. Però lo smartphone in particolare si ritaglia uno spazio importante per specifiche operazioni come la prenotazione appuntamento in filiale e la ricarica cellulare, in cui si registra una leggera preferenza rispetto al PC. Inoltre è molto significativo il dato del 47% degli utenti che ha realizzato bonifici e giroconti da questo device.
Lo studio evidenzia la preferenza dei canali digitali per le operazioni informative di saldo, lista movimenti, conto deposito e movimenti di carte di credito e debito (79%). La filiale invece, è preferita per alcune specifiche funzionalità: la gestione dei prodotti assicurativi e la simulazione del mutuo. La filiale rimane in ogni caso il canale prescelto per alcune operazioni tra cui soprattutto la sottoscrizione di nuovi prodotti/servizi di investimento (59%) e le attività legate alla compravendita titoli (53%).
Gli utenti sono mediamente soddisfatti delle caratteristiche tipiche dei canali digitali: per il Mobile, è particolarmente apprezzata la possibilità di usare ovunque il canale e la semplicità di utilizzo nell’effettuare le operazioni, per l’Internet Banking, invece, la percezione del cliente si focalizza in particolare sulla possibilità di effettuare un maggiore numero di operazioni.
Infine, secondo lo studio, il 37% del campione ha aumentato l’utilizzo di Internet Banking da quando è attivo sul Mobile, a conferma che i due canali si autoalimentano a vicenda.
 

Mobile banking su misura del cliente

(20 agosto 2016) Risparmio di tempo, immediatezza e facilità. Queste le principali prerogative della banca “mobile” percepite dagli utenti, che emergono dal Rapporto annuale sul mobile banking realizzato dal Consorzio ABI Lab in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.
 

​La trasformazione digitale in atto negli ultimi anni sta ponendo maggiore enfasi sulla centralità del cliente all’interno dell’offerta delle banche. In questa ottica lo studio ABI Lab-Doxa, contenuto nel Rapporto, studia e descrive la percezione del mobile banking da parte degli utenti più evoluti per comprenderne i reali bisogni e le attese.​Dall’analisi, compiuta
su un campione di utenti tra i 25 e i 47 anni, emerge che una delle principali prerogative del mobile banking è il risparmio di tempo: attraverso
il canale mobile non è più necessario recarsi in banca e sostenere eventuali
code allo sportello e non bisogna neanche avere sotto mano o raggiungere un Pc,
tutto ciò di cui si necessita si trova in tasca.Un’altra caratteristica segnalata come
fondamentale è l’immediatezza: il mobile banking fornisce la percezione di
istantaneità delle operazioni, grazie alla velocità di esecuzione delle
applicazioni (App), ad una tecnologia di rete mobile efficiente e alla costante
vicinanza del dispositivo mobile.Segue la facilità: il mobile banking è uno
strumento quotidiano e soprattutto comodo, in quanto le App, grazie alla loro
essenzialità, permettono di operare in modo semplice, senza dover consultare i
lunghi menu dell’home banking.Infine il controllo: avere un’App sempre a
portata di mano aumenta la consapevolezza della propria situazione finanziaria
e la percezione di controllo sulle attività, grazie alla possibilità di
accedere al proprio conto in qualsiasi momento.Le percezioni emotive associate al mobile banking sono dunque estremamente
positive, come dimostrano i termini rilassatezza e soddisfazione che gli utenti
associano più frequentemente a questo canale.Per quanto
riguarda le attese dei clienti, lo studio sottolinea che per il futuro si
auspica l’accesso ai servizi in mobilità in maniera ancora più fluida, veloce e
semplice. Tramite la lettura attraverso le impronte
digitali o il bulbo oculare, sarà il dispositivo mobile a riconoscere chi lo
sta utilizzando, permettendo l’accesso senza la richiesta di ulteriori
credenziali.​

ABI diffonde il V Rapporto sui mercati bancari europei

​(3 agosto 2019) L’analisi dei bilanci relativi all’esercizio 2018 dei maggiori gruppi bancari operanti in Europa mostra uno scenario di miglioramento dei fondamentali del settore, visibile in particolare in termini di qualità dell’attivo.

​Non mancano tuttavia alcune aree di attenzione, prevalentemente indotte dalla sfavorevole evoluzione del quadro economico internazionale che si è andata manifestando a partire dalla seconda metà del 2018.
Il Rapporto esamina i mercati bancari europei sotto il profilo patrimoniale, reddituale, di produttività e di efficienza attraverso l’analisi, tra il 2006 e il 2018, dei dati dei bilanci consolidati relativi ad un campione di 112 gruppi bancari, pari a circa il 75% del mercato europeo.
Le principali evidenze descritte nel Rapporto delineano un quadro in cui prevalgono gli aspetti positivi, soprattutto nel confronto con il recente passato, anche se non mancano alcune aree di attenzione, prevalentemente indotte dalla sfavorevole evoluzione del quadro economico che si è andata manifestando dalla seconda metà del 2018. 
Nel complesso, le tendenze del 2018 mostrano un miglioramento della qualità dell’attivo e una riduzione del rischio di credito, in un contesto di rafforzamento patrimoniale e di ripresa dei risultati reddituali, che restano però sotto i livelli  pre-crisi 2007. I principali fattori di incertezza che si potrebbero contrapporre a questa favorevole intonazione ciclica sono riconducibili ad elementi esogeni all’industria bancaria. Tra questi, appaiono particolarmente rilevanti i possibili riflessi del rallentamento economico in atto e gli effetti di un ambiente regolamentare ancora in forte evoluzione, con i primi che limitano la ripresa della domanda di credito a supporto degli investimenti e i secondi che rischiano di incidere sull’offerta di credito.
Più in dettaglio, l’analisi mostra che nonostante aumentino le banche europee che chiudono l’esercizio in utile, i livelli di performance restano contenuti. In particolare, la percentuale delle banche europee che ha chiuso il 2018 in perdita sembra ormai tornata sui livelli fisiologici pre-crisi 2007, risultando pari al 9%, ben lontana dal 30% toccato nel 2012. Il dato assume particolare valenza con riferimento alle tradizionali banche commerciali dei Paesi del sud Europa, che hanno maggiormente subito i riflessi della crisi dell’economia reale. In questo caso, infatti, a fronte del picco del 2012, quando più di 1 banca su 2 risultava in perdita, lo scorso anno solo 1 banca su 10 si è trovata in questa condizione.  
Tendono, dunque, ad attenuarsi tra le grandi banche europee i differenziali, in termini di rischiosità e di redditività. I più recenti dati segnalano che il settore bancario europeo, nonostante il contesto macroeconomico complesso, sta evolvendo verso un assetto in cui prevale il modello di banca commerciale tradizionale. Si tratta di un fenomeno di particolare interesse per i paesi dell’Unione Europea, dove la crescita economica, più che in altre aree geografiche, ha bisogno di un settore bancario forte, orientato al supporto delle famiglie e soprattutto delle imprese, in particolare quelle piccole e medie che, in assenza di un mercato dei capitali europeo ben sviluppato, trovano nel settore bancario la principale, e talora esclusiva, fonte di finanziamento dei propri investimenti.
In termini di redditività, il rendimento sul capitale investito (Return On Equity, ROE) si colloca intorno al 6,6% in termini aggregati in Europa, in crescita di circa 50 punti base rispetto al 2017. Al netto degli oneri e ricavi straordinari il ROE risulterebbe pari al 6,7%, con un incremento di 80 punti base nell’anno. Il miglioramento dei risultati economici è stato conseguito soprattutto grazie alla riduzione delle rettifiche e all’attenta gestione dei costi operativi a fronte di una lieve riduzione dei ricavi complessivi. Ciononostante, va sottolineato che il numero di grandi banche europee in grado di produrre livelli di performance superiori al cosiddetto costo del capitale continua ad essere modesto, circa 1 su 3 nel 2018, contro 8 su 10 prima della crisi.
Le tendenze emerse per le banche operanti in Italia sono analoghe a quelle riscontrate negli altri mercati europei. In particolare, uno dei principali tratti caratterizzanti la più recente dinamica delle banche italiane è il forte miglioramento della qualità dell’attivo, in termini sia di flussi sia di stock. In dettaglio, nel quarto trimestre del 2018 il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è sceso all’1,4%, su valori in linea con quelli medi del biennio precedente l’avvio della crisi. Anche lo stock dei crediti deteriorati ha mostrato importanti segnali di miglioramento: l’ammontare di crediti deteriorati espressi al netto delle perdite di valore già computate nei bilanci bancari (NPL netti) a dicembre 2018 si collocava a circa 90 miliardi, in calo dai 129 miliardi di un anno prima (-30%); alla stessa data l’NPL ratio netto era sceso sotto il 4,3% dal punto di massimo del 9,6% di fine 2015.  
In prospettiva le previsioni sulla qualità dell’attivo continuano ad essere positive. Le analisi dell’ABI segnalano che il processo di convergenza dell’NPL ratio verso i livelli pre-crisi dovrebbe continuare nonostante il tono ciclico meno brillante della nostra economia: alla fine del 2022, l’indice dovrebbe attestarsi al 2,4%, valore anche lievemente inferiore al dato del 2007.

           ROE dei principali gruppi bancari
(ROE al netto delle componenti straordinarie)

           NPL ratio netto dei gruppi bancari italiani              valori percentuali)(valori percentuali)

 

ABI aderisce alla campagna europea “Markets4Europe

(1 agosto 2019) ​L’Associazione Bancaria Italiana aderisce alla campagna “Markets4Europe”, avviata dalla Federazione Bancaria Europea in sinergia con il mondo dell’economia, della finanza e delle Istituzioni con l’obiettivo di promuovere, supportare e accelerare la creazione di un mercato europeo dei capitali integrato, ampio, liquido e aperto alla piena concorrenza.

​“L’Unione dei mercati dei capitali – dichiara il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, che è anche Presidente dell’Executive Committee della Federazione Bancaria Europea – rappresenta un ulteriore cruciale obiettivo verso una piena e compiuta integrazione economico-finanziaria a livello europeo. Il mercato dei capitali, che si affianca all’Unione Bancaria e la integra, non rappresenta solo una fonte addizionale di finanziamento per le imprese ma riveste, allo stesso tempo, un ruolo fondamentale per l’emissione e la negoziazione dei titoli bancari. Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente rilevante in vista dell’emissione di titoli per far fronte ai nuovi requisiti prudenziali bancari (Mrel). Tra i presupposti per la realizzazione di una compiuta Unione dei mercati dei capitali – prosegue Sabatini – vi sono la semplificazione e l’efficientamento del quadro normativo e regolamentare comunitario: le imprese e gli intermediari finanziari hanno bisogno di poche regole, semplici e coerenti con quelle dei mercati internazionali. Le norme debbono essere uniformi e uniformemente applicate in tutti gli Stati dell’Unione. In tal senso l’Associazione Bancaria Italiana appoggia la campagna ‘Markets4Europe’, con l’obiettivo di concorrere, assieme a tutti gli attori coinvolti, al comune obiettivo di accelerare il processo di riforma in atto”.
La campagna “Markets4Europe”, concepita in un’ottica di collaborazione tra ambito pubblico e privato, ha sinora raccolto l’adesione di personalità provenienti dal mondo delle Istituzioni, sia nazionali che comunitarie, cui è affidato un ruolo di figure-guida del progetto. Il ‘gruppo di leadership’ dell’iniziativa si avvarrà del supporto di una selezionata rappresentanza di alti dirigenti (Ceo) di imprese, banche, infrastrutture di mercato e grandi investitori: quattro settori chiave coinvolti nei mercati dei capitali. Ad affiancarli, con ruolo di osservatori, esponenti delle Autorità di vigilanza e regolamentazione (ad esempio la Bce).
“Markets4Europe” nasce con l’obiettivo di tradurre in spunti concreti per i legislatori comunitari le istanze e le necessità che emergono da tutti i soggetti che agiscono nei mercati dei capitali e che si tradurranno in un report programmatico la cui diffusione è prevista per ottobre/novembre 2019. La campagna sarà lanciata il prossimo 2 ottobre, con un evento ad hoc che si terrà a Bruxelles, e si svilupperà sino alla metà del prossimo anno: l’intenzione dei promotori è offrire un contributo concreto al dibattito politico, al fine di creare un diffuso consenso sulla necessità di includere nell’agenda legislativa comunitaria del quinquennio 2019-2024 le attese riforme strutturali che dovranno orientare al meglio la realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali. 
In concreto, l’evento del 2 ottobre offrirà l’occasione per immaginare una ‘road map’ delle riforme attese. Seguiranno, tra novembre 2019 e giugno 2020, una serie di conferenze che avranno luogo in varie Nazioni europee per promuovere l’agenda riformista e catalizzare consenso sul pacchetto di azioni da adottare. A gestire direttamente la campagna, che si avvarrà del sostegno della Federazione Bancaria Europea e di altre Associazioni bancarie nazionali, tra cui l’Abi, sarà l’istituto di ricerca economica tedesco “Institut der deutschen Wirtschaft” (IW).
 

Prossimo biennio: stabilizzazione dei flussi di nuove sofferenze

(30 luglio 2019) Nel 2018 è proseguito il calo del tasso di ingresso in sofferenza delle aziende italiane, che – ridottosi fino al 2,5% – è tornato sui livelli del 2009. Il miglioramento ha riguardato tutti i settori economici e le aree territoriali. Il rallentamento dell’economia italiana nel 2020 e 2021 potrebbe interrompere questo processo, portando ad una stabilizzazione dei flussi di nuove sofferenze.
 

​Nel 2018 e nel primo trimestre 2019 è proseguita la riduzione dello stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane (-39%, in termini netti, nell’ultimo anno), con una diminuzione di circa 21 miliardi rispetto a marzo del 2018. Il calo è stato generato non solo da operazioni di dismissione degli NPL, ma anche da minori flussi di nuovi crediti in sofferenza. Un trend destinato a stabilizzarsi sugli attuali valori a causa del rallentamento dell’economia italiana. Sono le principali evidenze che emergono dal più recente ’”Outlook ABI-Cerved sulle sofferenze delle imprese”, che analizza i tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie.
Nel corso degli ultimi anni, i miglioramenti più significativi hanno riguardato proprio le imprese, che sono però anche all’origine della maggior parte dei crediti in sofferenza: il tasso di deterioramento per le società non finanziarie (cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati) è sceso infatti al 2,4% dal 2,6% del marzo 2018. Ciò è dovuto a fattori congiunturali legati all’ultima fase del ciclo di ripresa economica, ma anche a una più attenta selezione del credito. Nel 2018 è, inoltre, proseguito il calo dei tassi di ingresso in sofferenza: dal 2,8% del 2017 al 2,5%, raggiungendo i valori del 2009.
Secondo le previsioni elaborate sulla base dei modelli ABI-Cerved, tuttavia, l’incidenza dei flussi di nuove sofferenze sul totale dei prestiti in bonis delle società non finanziarie tornerà lievemente a crescere nel 2019 e nel 2020, per poi ridursi al 2,4% del 2021, collocandosi dunque a fine periodo di previsione su livelli inferiori a quelli effettivi del 2018 ma ancora lontani dai livelli pre-crisi (1,7% nel 2008). Secondo le attese, al termine del periodo di previsione, risulteranno più vicine alle percentuali del 2008 le imprese industriali (2,0% contro 1,8% nel 2008) e quelle del Nord-Est (1,8% contro 1,4%). La distanza con il 2008 continuerà ad essere invece significativa per le microimprese (2,6% contro 1,8%), per il settore delle costruzioni (3,2% contro 1,8%) e nel Sud e Isole (3,3% contro 2,2%).
Gli andamenti settoriali
Mentre l’industria sembra convergere verso i tassi pre-crisi, proseguendo una discesa cominciata nel 2014, i flussi di nuove sofferenze nelle costruzioni e nei servizi si mantengono su livelli ancora elevati.  A fine 2018, il tasso di ingresso in sofferenza nell’industria si è attestato all’1,9% (era il 2,2%), vicino ai livelli del 2008 (1,8%) in particolare per le piccole e medie imprese, che li hanno addirittura superati (1,4% e 1% contro 1,5% e 1,2%).
Anche nelle costruzioni i tassi sono in calo, ma si rimane molto distanti dall’1,8% del 2008: 4% nel 2018, in calo di 0,5 punti percentuali sul 2017. Sono le piccole imprese delle costruzioni a mostrare la riduzione più forte, dal 4,7% del 2017 al 3,3% del 2018, configurandosi come la categoria dimensionale meno rischiosa. Le medie imprese delle costruzioni passano dal 4,7% al 4,0%, le micro delle costruzioni al 4,5% al 4,0%, mentre le aziende di grandi dimensioni delle costruzioni fanno registrare una riduzione più contenuta. Tutte le aziende delle costruzioni rimangono tuttavia lontane dai livelli pre-crisi (1,8% per le micro, 1,9% per le piccole, 1,8% per le medie e 1,6% per le grandi).
Nel comparto dei servizi la diminuzione è meno marcata – dal 2,6% del 2017 al 2,4% del 2018 – e la differenza con la situazione pre-crisi rimane ampia per tutte le fasce dimensionali.

Gli andamenti territorialiNel 2018 migliora la situazione in tutto il Paese, ad eccezione del Nord-Ovest dove i valori si mantengono stabili o in lieve aumento (2,1%). Le riduzioni più accentuate delle nuove sofferenze si registrano nel Centro e nel Sud (dal 4% al 3,5% nel Mezzogiorno e dal 3,6% al 3,1% nel Centro Italia), tuttavia ancora lontane dai livelli pre-crisi (2,2% e 1,8%) nonostante il forte calo anche nel 2017. Bene invece il Nord-Est, che passando dall’1,9% all’1,7% ha quasi raggiunto l’1,4% del 2008.
Quanto alle dimensioni, per le microimprese il calo è stato più pronunciato nel Centro e nel Sud (dal 3,8% al 3,2%, e dal 4,1% al 3,5%), nonostante i valori rimangano distanti dai livelli pre-crisi (rispettivamente 1,9% e 2,3% nel 2008). Nel Nord-Est si è passati dal 2,2% al 1,9%, mentre nel Nord-Ovest non si segnalano miglioramenti (2,4%). Un andamento analogo si riscontra anche tra le piccole società, che vedono i tassi di ingresso in sofferenza ridursi più marcatamente al Sud (dal 3,6% al 2,7%) e nel Centro (dal 3,1% al 2,4%), meno nel Nord-Est (dall’1,4% all’1,2%) che comunque si avvicina all’1,1% del 2008, mentre nel Nord-Ovest si conferma l’1,6%.
Situazioni molto simili caratterizzano anche le medie e le grandi imprese: le medie registrano cali sensibili al Centro (da 2,6% a 2,1%) e al Sud (da 3,0% a 2,5%), più contenuti nel Nord-Est, dove comunque il dato è basso e vicino a quello pre-crisi (0,8%), e addirittura una crescita nel Nord-Ovest, dove il tasso di ingresso in sofferenza passa dall’1,2 all’1,3%. Tra 2017 e 2018, le grandi società nel Nord Ovest e nel Nord Est si attestano sullo 0,9% e 0,8%, mentre nel Centro passano dall’1,9% all’1,7% e nel Sud dal 2,4% al 2,1%, ma si resta al di sopra dei livelli pre-crisi.
 
Le previsioni al 2021Le previsioni macroeconomiche per il prossimo biennio evidenziano una decelerazione dell’economia italiana, associata a una dinamica modesta di consumi pubblici, consumi privati e investimenti e alla tenuta dell’export, affiancata dall’aumento delle importazioni. L’inflazione è prevista solo in leggera ripresa nel 2020-21, con i tassi di interesse che riprenderanno a crescere solo in seguito.
Sulla base di questo scenario, si prevede che i tassi di ingresso in sofferenza si manterranno fermi al 2,5% nel 2019 per poi crescere lievemente nel 2020 (2,6%) e migliorare nuovamente nel 2021 (2,4%), senza ridurre il gap dai livelli pre-crisi (1,7%). Si rivedono quindi leggermente le previsioni formulate lo scorso novembre per il 2019 e il 2020 (2,3% nel 2019 e 2,1% nel 2020).
Si prevede che i flussi di nuove sofferenze riprendano a crescere già nei prossimi mesi per le imprese medio-grandi mentre tra le micro e le piccole questo accadrà nel 2020, per poi riprendere il calo nel 2021 anche se a ritmi piuttosto contenuti (2,6% per le micro e 2,4% per le piccole imprese). Si prevede che nel 2021 i tassi di ingresso in sofferenza restino superiori a quelli pre-crisi in tutte le fasce dimensionali di impresa.
Quanto ai settori, si prevede che nel prossimo biennio i tassi di ingresso in sofferenza tenderanno a convergere per effetto di un miglioramento nelle costruzioni (dal 4% del 2018 al 3,2% del 2021) e di un arresto, o peggioramento, nell’agricoltura (2,0% nel 2021), nell’industria (2,0% nel 2021) e nei servizi (2,4% nel 2021).
Le stime per il 2019 e le previsioni per il 2020 e 2021 a livello territoriale indicano andamenti differenti nelle diverse macroaree. Proseguirà lentamente la discesa delle nuove sofferenze nel Centro-Sud, con tassi che nel 2021 raggiungeranno il 3,3% al Sud e il 2,9% al Centro, mentre nel Nord ci si manterrà su livelli analoghi a quelli attuali.
 

Si rafforza la collaborazione tra banche e Forze di Polizia

(12 novembre) Firmato a Roma il protocollo che rafforza la collaborazione tra banche e Forze di Polizia. Alla Giornata della sicurezza 2015 anche i risultati del Rapporto intersettoriale Ossif sulla Sicurezza anticrimine.

​Si rafforza la collaborazione tra banche e Forze di Polizia per prevenire e contrastare, in modo sempre più efficace, il fenomeno criminale delle rapine allo sportello. L’ Associazione bancaria italiana e il Dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell’interno, infatti, hanno firmato il 12 novembre a Roma un protocollo d’intesa per consolidare la già proficua cooperazione reciproca e favorire l’acquisizione e lo scambio di dati. Obiettivo dell’accordo – firmato, per ABI, da Giovanni Pirovano, membro del Comitato di Presidenza, e, per il Ministero dell’interno, da Antonino Cufalo, Vice Capo della Polizia e Direttore centrale della Polizia criminale – è rendere sempre più moderne ed efficienti le misure di prevenzione e i presidi di sicurezza in banca.
Il protocollo – che rinnova quello sottoscritto nel 2013 – è stato firmato in occasione della Giornata della Sicurezza 2015, l’evento ABI che approfondisce i temi della sicurezza in banca e negli altri settori a rischio rapina. Nel corso del convegno sono stati presentati anche i risultati del quinto Rapporto intersettoriale sulla Criminalità Predatoria, realizzato da Ossif, il Centro di ricerca dell’ABI sulla Sicurezza anticrimine, in collaborazione con il Ministero dell’interno e con il contributo di Fit, Federfarma, Federdistribuzione, Confcommercio, Assovalori, Unione petrolifera, Anie Sicurezza e Poste italiane.

Il Rapporto Intersettoriale sulla Criminalità predatoria
Dal rapporto Ossif – che prende in considerazione le rapine compiute nel 2014 in banche, uffici postali, tabaccherie, farmacie, esercizi commerciali, locali ed esercizi pubblici, imprese della grande distribuzione e distributori di carburanti, mettendo a confronto i diversi settori – emerge una riduzione complessiva del fenomeno. In particolare, il calo più evidente viene registrato per le rapine in banca che, nel 2014, si sono ridotte di oltre un terzo (-36,5%). Diminuiscono anche gli episodi criminosi commessi negli uffici postali (-24,5%), nelle farmacie (-14,2%), nei distributori di carburante (-14,1%), nelle tabaccherie (- 12%), negli esercizi commerciali (-10,1%) e negli esercizi pubblici (-7,8%). A conferma di come la collaborazione con le Forze di Polizia e le diverse iniziative intraprese in questi anni per prevenire il fenomeno e contrastare la criminalità stiano portando risultati positivi.
Fonte: elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno, Ossif, Poste italiane e FiT

Oltre 560 milioni investiti in sicurezza fisica nel 2018

​(27 luglio 2019) Sempre più alta l’attenzione delle banche italiane in materia di sicurezza: oltre 560 milioni di euro gli investimenti stanziati nel 2018 per la protezione delle filiali, la gestione del contante e le polizze assicurative.

​È quanto emerge dall’ultimo Rapporto sulle spese sostenute dal settore bancario per la sicurezza, redatto da OSSIF – il centro di ricerca dell’Abi sulla sicurezza anticrimine- in base ai dati forniti da 60 banche aderenti rappresentative del 58% in termini di sportelli.
Secondo lo studio le spese sostenute per garantire alla clientela filiali ancora più protette e sicure, attraverso misure di prevenzione antirapina e antifurto, hanno rappresentato il maggior investimento con oltre 281 milioni di euro, pari al 50,2% del totale. Seguono le spese per la gestione del contante – trasporto e trattamento dei valori – che sono state pari ad oltre 242 milioni di euro (43,3%) e le spese destinate ai premi assicurativi, per i quali è stato sostenuto un onere di oltre 36 milioni di euro (6,5%). 
Il rapporto OSSIF sottolinea che tra le spese destinate alla protezione delle proprie filiali le banche hanno equidistribuito il proprio budget tra le misure di sicurezza (acquisto/installazione/manutenzione impianti) per un importo complessivo di oltre 142 milioni di euro (25,4% del totale e pari ad una media 5,6 mila euro a sportello) e i servizi di vigilanza per un totale di 139 milioni di euro (24,8% e pari a 5,4 mila euro a sportello). Per quanto riguarda le attività dedicate alla gestione del contante prevalgono le spese destinate al trasporto dei valori (29,4%) seguite da quelle per il trattamento dei valori (13,9%). 

Nel 2018 300 mln dalle banche per la sicurezza informatica

(20 luglio 2019) L’elevata attenzione delle banche verso le tematiche di sicurezza e frodi online trova conferma anche negli investimenti dedicati: oltre 300 milioni di euro nel 2018 per garantire alla clientela “operazioni” digitali ancora più sicure.

​Dallo studio di ABI Lab (il centro di ricerca e innovazione per la Banca promosso dall’ABI) emerge che la maggior parte delle realtà analizzate ha indicato un aumento o una stabilità della spesa per il 2019 destinata alla sicurezza dei canali remoti, anche con iniziative specifiche nei confronti della clientela. Circa la metà delle banche rispondenti prevede un aumento medio (tra il 5 e il 15%) o rilevante (superiore al 15%) della spesa per i prossimi 12 mesi. 
Per soddisfare al meglio le esigenze di sicurezza della clientela, le banche italiane hanno sviluppato campagne di sensibilizzazione e si sono fatte promotrici di collaborazioni intersettoriali, come il CERTFin, l’iniziativa cooperativa pubblico-privata diretta dall’Abi e dalla Banca d’Italia finalizzata a innalzare la capacità di gestione dei rischi cyber degli operatori bancari e finanziari.
Un esempio è la campagna di sensibilizzazione “OcchioalClic” sulle buone pratiche da adottare per un utilizzo sicuro dei sistemi di pagamento digitali, promossa dal CERTFin e dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni. 
La campagna, che si affianca alle attività già realizzate in materia di sicurezza informatica dalle singole banche, ha l’obbiettivo di educare gli utenti italiani al tema della sicurezza informatica e quindi ad adottare un atteggiamento virtuoso di buone pratiche nelle operazioni online.
Il sito del CERTFin ospita la sezione OcchioalClic (https://www.certfin.it/occhio-al-clic.html) dove è possibile trovare suggerimenti per navigare e acquistare in modo sicuro, informazioni sulle più frequenti minacce informatiche e aggiornamenti sul mondo della sicurezza online.

Per operare in rete in modo comodo e sicuro, infatti, è importante seguire alcune semplici regole:

  • cambiare periodicamente la password dell’email, dei social network, dell’internet banking e dei siti per gli acquisti online; 
  • aprire le email solo da indirizzi noti; 
  • accedere a internet solo dal proprio computer; 
  • istallare o aggiornare l’antivirus; 
  • contenere la diffusione delle informazioni personali online
  • usare password diverse per siti diversi.