L’innovazione in banca favorisce l’inclusione e l’accessibilità

​(13 aprile 2019) Contenuti digitali accessibili, soluzioni innovative per agevolare l’accesso e migliorare la permanenza in banca, sistemi per ridurre i tempi di attesa e accrescere l’efficienza dei servizi offerti. Approfondimento sul tema nell’edizione 2019 del convegno #ilCliente, dal 15 al 17 aprile a Milano
 

​Lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, nel contesto di digitalizzazione in atto, e il maggior ricorso alla “multicanalità” e alla “multisensorialità” da parte dei cittadini supportano l’attuazione di processi e l’adozione di soluzioni innovative in banca per agevolare tutte le fasce di clientela. Con un interesse e un impegno crescente da parte del mondo bancario, come viene confermato dall’ultima indagine ABI sull’accessibilità in banca: su un campione di partecipanti all’iniziativa rappresentativo del 63% del totale degli sportelli presenti sul territorio nazionale, la quasi totalità ha realizzato misure per favorire la fruizione di prodotti e offerte in una ottica fortemente inclusiva.

È da queste considerazioni che prenderà avvio l’approfondimento sul tema dell’accessibilità in banca dei cittadini con limitazioni funzionali, nell’ambito dell’edizione 2019 del convegno #ilCliente, la manifestazione promossa da ABI e realizzata da ABIEventi sul rapporto tra mondo finanziario e cliente retail, i cui lavori si svolgeranno a Milano da lunedì, 15 aprile, per i successivi tre giorni. L’appuntamento è diretto a focalizzare e analizzare le ricadute dei cambiamenti normativi e della trasformazione digitale sui canali distributivi, sulle strategie di comunicazione, sulla gamma e tipologia di prodotti, sui servizi e sulle persone, con una particolare attenzione ai temi dell’accessibilità a strumenti e servizi.

#ilCliente sarà l’occasione per confrontarsi sulle strategie messe in campo dal mondo bancario sul tema, ma anche per lanciare iniziative e rafforzare le collaborazioni in atto, nel quadro dell’Atto Europeo sull’Accessibilità, approvato dal Parlamento il 13 marzo. Tra le nuove proposte, l’audioguida con consigli utili per usare gli strumenti di pagamento in piena sicurezza e difendersi dalle truffe, realizzata dall’ABI in collaborazione con il Centro nazionale del Libro parlato dell’U.I.C.I. – Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti Onlus APS. Terza esperienza in questo senso, l’audioguida si affiancherà alle altre produzioni editoriali già disponibili gratuitamente online sul sito dell’ABI www.abi.it: le audioguide per agevolare nell’utilizzo degli sportelli automatici Atm e dei Pos le persone non vedenti o ipovedenti.

Reading al buio
#ilCliente, nell’ambito dei lavori dedicati al tema dell’accessibilità, ospiterà il “Reading al buio”, il progetto esperienziale e fortemente coinvolgente curato dalla Fondazione LIA per sottolineare l’importanza dell’accessibilità dei contenuti e per promuovere l’inclusione socio-culturale delle persone con disabilità visiva. A intervenire sarà Giuseppe Culicchia con il suo ultimo romanzo “Il cuore e la tenebra”. Autore e lettori con disabilità visive si alterneranno nella lettura di brani. Tutte le informazioni sul sito del convegno #ilCliente: https://convegnoilcliente.abieventi.it/

L’accessibilità in banca
Strumento di inclusione finanziaria e sociale e scelta strategica per rispondere in maniera adeguata alle specifiche richieste delle persone con limitazioni funzionali, o con particolari esigenze anche temporanee, l’accessibilità nel mondo bancario è intesa non solo in senso fisico, in relazione alle misure adottate per la rimozione delle barriere architettoniche a vantaggio dei clienti, ma anche in termini relazionali e di efficientamento dei processi, nell’ottica di migliorare le diverse fasi in cui si articola il rapporto con la clientela.
L’impegno del settore bancario in tema di accessibilità è in linea con le principali indicazioni contenute nell’Atto Europeo sull’Accessibilità, il cui iter a livello europeo è in via di finalizzazione. Le iniziative promosse da Abi si inseriscono nell’ambito delle politiche implementate per dare attuazione agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il nuovo quadro strategico delle Nazioni Unite.

Dubai: missione di sistema di governo, imprese e banche

(12 aprile 2019) ​Al via dal 14 al 16 aprile prossimi la missione di sistema negli Emirati Arabi Uniti organizzata da Confindustria, Agenzia ICE, ABI e gli altri partner della Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione, sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dello Sviluppo Economico.

​La missione, che sarà guidata dal Ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio coadiuvato nel ruolo di delegato alla internazionalizzazione dal Sottosegretario di Stato agli affari esteri ed alla cooperazione internazionale Manlio Di Stefano, rappresenterà un’importante occasione per approfondire le opportunità di partenariato industriale, commerciale e di investimento per le imprese italiane in un paese che riveste un ruolo primario nella Regione, anche in vista dell’Esposizione Universale che si terrà a Dubai dal 20 Ottobre 2020 al 10 Aprile 2021.
L’iniziativa avrà focus nei settori Infrastrutture, Energia & Ambiente, Sanità e Farmaceutico, Agroindustria (in particolare per le tecnologie innovative legate alla coltivazione in ambienti con scarsità di acqua), ICT e vedrà la partecipazione di 147 aziende, 8 associazioni imprenditoriali, 7 banche per un totale di 350 iscritti.
Gli Emirati Arabi Uniti, con la loro posizione geografica strategica al centro delle principali direttrici est-ovest e le abbondanti riserve di combustibili fossili, sono diventati in meno di 50 anni un paese fortemente sviluppato con un tenore di vita tra i più alti al mondo. La politica governativa degli ultimi anni ha puntato a stimolare la diversificazione economica attraverso l’adozione del programma Vision 2021, che contiene le linee strategiche per lo sviluppo del Paese fortemente orientato all’implementazione dell’innovazione, tema al centro di EXPO 2020 Dubai: Connecting Minds, Creating the Future.
In programma la mattina del 15 aprile a Dubai il Business Forum Italia – Emirati Arabi Uniti, al quale oltre al Ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio parteciperanno, tra gli altri, il Sottosegretario di Stato agli affari esteri e alla cooperazione internazionale Manlio Di Stefano, il Presidente dell’Agenzia ICE Carlo Ferro, il Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci, il Presidente di Confartigianato Giuseppe  Mazzarella, la Vice Presidente della CNA Roberta Datteri e il Presidente del Comitato Tecnico Abi per l’internazionalizzazione Guido Rosa. A seguire le visite ai siti di interesse industriale per avviare contatti con controparti emiratine ed esplorare le possibili aree di cooperazione, oltre ad una visita al sito di Expo 2020 Dubai e ad un incontro con gli organizzatori della manifestazione.
 

In forte accelerazione l’utilizzo del mobile banking

(10 aprile 2019) ​In 5 anni, dal 18% al 33% i clienti che operano in mobilità Il punto sull’evoluzione del rapporto banca-cliente al convegno ABI #ilCliente, dal 15 al 17 aprile a Milano
 

​Sono 9,7 milioni i clienti che accedono ai servizi bancari in mobilità, tramite le funzionalità di mobile banking accessibili da smartphone e tablet. Il forte sviluppo del mobile banking ha ormai conquistato un terzo dei clienti. Una fascia di clientela che è quasi raddoppiata in 5 anni: se nel 2014 era il 18%, oggi è il 33% la quota dei bancarizzati che opera in mobilità. Il mobile aumenta inoltre le possibilità di contatto con la propria banca, con una crescita della frequenza di uso del 25% negli ultimi 3 anni. Sempre più digitale, il cliente bancario ha ormai acquisito piena familiarità nella gestione di modalità evolute di contatto con la propria banca, contando su una relazione continua, a distanza e veloce ma ricca quanto l’esperienza in filiale. E’ quanto emerge dall’indagine realizzata dall’ABI in collaborazione con Ipsos che verrà presentata nel primo giorno del convegno #ilCliente, dal 15 al 17 aprile a Milano.

Fonte: Osservatorio ABI Banche Clienti  in collaborazione con Ipsos
Indagine su campione rappresentativo di bancarizzati 18-74 anni Dicembre 2018

Clienti sempre più coinvolti
Nel 2018 sale al 72% (10 punti percentuali sopra il dato del 2008) la percentuale di clienti che dichiara di aver già parlato dei servizi ricevuti dalla propria banca o di essere propenso a farlo con colleghi, amici, parenti e conoscenti (passaparola). Questo fenomeno si collega al maggior dinamismo dei clienti nel sentirsi protagonisti nel processo di scelta dei propri servizi, con una più marcata disponibilità a diventare anche “promotori” della banca. Un orientamento questo che incoraggia le banche a coinvolgere maggiormente i clienti, sia nella comunicazione che nel processo di scelta.

La relazione diventa sempre più multicanale
Il forte sviluppo della omnicanalità, cioè della capacità della banca di raggiungere la clientela nelle diverse modalità fisiche e digitali a seconda delle esigenze dell’utente, si traduce in una marcata crescita della percentuale di clienti che utilizzano canali di contatto a distanza, ulteriori rispetto alle agenzie fisiche, a cui, seppur con frequenza inferiore rispetto agli altri canali, si continuano comunque ancora a rivolgere quasi 9 clienti su 10, a testimonianza del ruolo ancora rilevante dei canali fisici nell’operatività bancaria.
 

Brexit: ecco la guida ABI con le “domande e risposte”

​(6 aprile 2019) Il vademecum fornisce informazioni utili in vista dell’uscita del Regno Unito dall’UE, che tengono conto delle disposizioni emanate al riguardo dalle Autorità di vigilanza – Banca d’Italia e Consob – e delle indicazioni fornite dal Governo italiano con il cosiddetto DL Brexit.

​L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, prevista per la mezzanotte del 29 marzo, è stata posticipata dal Consiglio Europeo al prossimo 12 aprile, a causa della perdurante incertezza determinata dalla mancata ratifica da parte del Parlamento britannico dell’accordo di recesso, necessario a regolare la fase transitoria immediatamente successiva alla Brexit e a porre le basi per i futuri rapporti tra UE e Regno Unito.
Di conseguenza, a meno che non intervengano evoluzioni ad oggi non prefigurabili, alla mezzanotte del 12 aprile il Regno Unito uscirà dall’Unione “senza accordo” divenendo un “paese terzo”. Tutta la legislazione primaria e secondaria dell’Unione Europea, dunque, cesserà di essere applicata al Regno Unito e le norme europee non troveranno più applicazione all’interno dei confini britannici. Per i clienti delle banche è quindi importante sapere da subito tutto quello che serve per continuare ad operare in tranquillità e a fare investimenti, prelievi e pagamenti o a trasferire denaro nel Regno Unito.
Ecco, dunque, la guida dell’ABI su alcuni dei principali aspetti che i clienti delle banche devono conoscere per prepararsi alla Brexit. Attraverso una serie di “Domande & Risposte”, il vademecum fornisce informazioni utili in vista dell’uscita del Regno Unito dall’UE, che tengono conto delle disposizioni emanate al riguardo dalle Autorità di vigilanza – Banca d’Italia e Consob – e delle indicazioni fornite dal Governo italiano con il cosiddetto DL Brexit.
La guida, a disposizione di tutto il settore bancario grazie alla lettera circolare inviata dall’ABI alle sue associate, è disponibile anche on line sul sito dell’Associazione bancaria:

Brexit: cosa cambia per pagamenti, bonifici e addebiti?
1. Se vado nel Regno Unito, posso continuare a fare pagamenti e prelievi con la mia carta emessa da una banca italiana?
Sì, se sei titolare di una carta abilitata a un circuito internazionale, esattamente come oggi, potrai continuare ad utilizzare la tua carta di pagamento nel Regno Unito, anche dopo il recesso dall’UE, per prelevare contanti presso gli sportelli automatici ed effettuare pagamenti presso gli esercizi commerciali. Proprio come oggi utilizzerai il PIN per i prelievi e i pagamenti (oppure la firma, se ancora ti viene richiesta). Naturalmente, prelevando sterline inglesi dagli sportelli automatici inglesi dovrai sostenere i costi di cambio valuta, come, peraltro, avviene già ora nel Regno Unito o negli Stati Uniti con i dollari.

2. Per trasferire denaro nel Regno Unito si continuare ad utilizzare un IBAN?
Sì, questo codice internazionale standard che serve a identificare il conto corrente, infatti, non cambierà a seguito del recesso. Se anche il conto del destinatario è in euro, potrai continuare a effettuare pagamenti SEPA, come i bonifici e gli addebiti diretti in euro. Per trasferire denaro ad un conto britannico – in sterline inglesi – dovrai sostenere i costi di cambio valuta, proprio come avviene anche ora.

3. Se pianifico una vacanza nel Regno Unito, dovrò portare con me le sterline?
Potresti farlo, ma non è necessario, perché i titolari di carte bancarie italiane potranno continuare a effettuare pagamenti presso qualsiasi esercente che accetta la carta e a prelevare sterline inglesi dagli sportelli automatici del Regno Unito, anche dopo il recesso.

4. Dall’Italia potrò ancora ordinare e pagare articoli sui siti web britannici?
Certamente. Tuttavia, in assenza di un accordo commerciale fra l’UE e il Regno Unito, potrebbe essere necessario pagare dazi all’importazione, laddove ora non è previsto.

5. Dopo il recesso, nel Regno Unito si dovranno pagare commissioni aggiuntive sui pagamenti con carta o sui prelievi?
In linea generale no. Anche dopo il recesso, infatti, tutta la legislazione europea relativa ai pagamenti resterà valida anche nel Regno Unito e i venditori al dettaglio, dunque, non potranno addebitare costi aggiuntivi sui pagamenti fatti con carta. Qualora in futuro le condizioni per i prelievi nel Regno Unito dovessero cambiare, la tua banca ti informerà – come avviene per ogni altra variazione delle condizioni contrattuali – con 60 giorni di anticipo.

Brexit: cosa cambia per risparmio e investimenti?

6. Quali saranno le conseguenze di un recesso senza accordo sull’operatività delle banche britanniche in Italia?
Per quanto riguarda i servizi bancari, il DL Brexit distingue tra le banche che operano in Italia con una succursale e quelle che “prestano liberamente” i propri servizi, ossia senza aver stabilito una succursale nel nostro Paese.
Durante il periodo transitorio, le prime potranno continuare a svolgere in Italia le medesime attività che svolgevano prima del recesso, previa notifica alla Banca d’Italia.
Le banche britanniche prive di succursali nel nostro Paese, invece, potranno continuare a svolgere le medesime attività, previa notifica alla Banca d’Italia, ma esclusivamente per gestire i rapporti instaurati prima della data di recesso e senza la possibilità di concludere nuovi contratti o di rinnovare (neanche tacitamente) quelli esistenti.
In entrambi i casi, le banche britanniche saranno tenute ad inviare alla propria clientela in Italia una dettagliata informativa individuale, indicando anche a quale sistema di garanzia dei depositi aderiscono.
Per quanto riguarda i servizi di investimento, il DL Brexit stabilisce che in caso di recesso senza accordo le banche e gli altri intermediari britannici non potranno continuare a prestarli ai cittadini europei senza avere una succursale in uno dei paesi dell’Unione. Tutti i soggetti privi di questo requisito dovranno quindi comunicare ai clienti, entro il prossimo 10 aprile, le iniziative adottate per garantire l’ordinata cessazione delle proprie attività.
Le banche e gli altri intermediari britannici che già operano in Italia tramite una succursale, invece, in caso di recesso senza accordo potranno comunque continuare a prestare servizi di investimento in Italia durante il periodo transitorio, previa notifica all’autorità competente e comunicazione alla clientela.

7. Quali saranno le conseguenze di un recesso senza accordo sulle tutele dei miei risparmi ed investimenti depositati in una banca britannica?
Per i clienti delle banche britanniche che operano in Italia o delle banche italiane che operano nel Regno Unito, un recesso senza accordo potrebbe comportare che i depositi vengano garantiti da un altro sistema di garanzia (DGS). Il DL Brexit ha comunque previsto che, nel periodo transitorio, dette banche offrano livelli di protezione equivalenti a quella di cui godono i depositanti delle banche dei Paesi dell’Unione europea, disciplinando nel dettaglio tutti gli adempimenti cui sono tenute, ivi comprese le comunicazioni alla clientela.
Per quanto riguarda gli strumenti finanziari detenuti presso una banca britannica che opera in Italia, con o senza succursale, è opportuno verificare se il sistema di indennizzo degli investitori del Regno Unito continuerà a proteggere gli investitori non britannici per il periodo successivo alla data di recesso senza accordo. Il DL Brexit ha comunque previsto che nel periodo transitorio le banche e le imprese di investimento britanniche che operano in Italia, con o senza succursale, aderiscano di diritto, a determinate condizioni, al sistema italiano di indennizzo degli investitori.

8. Potrò ancora investire negli strumenti finanziari britannici emessi/quotati?
La possibilità di investire in strumenti finanziari britannici dipenderà dalla possibilità di accedere alle sedi di negoziazioni dove tali strumenti finanziari sono negoziati, che possono essere sia britanniche sia dell’Unione. Nel caso di recesso senza accordo, le sedi di negoziazione britanniche diverranno formalmente sedi di negoziazione di un Paese
Terzo e dovranno avviare la relativa procedura di riconoscimento. Il DL Brexit ha tuttavia previsto che, nel periodo transitorio, i gestori di sedi di negoziazione del Regno Unito possano continuare a svolgere, nel rispetto di alcune condizioni, la propria attività in Italia e consentendo agli intermediari loro membri, e quindi ai loro clienti, di effettuare operazioni di vendita o acquisto degli strumenti finanziari negoziati.
 

Regole più semplici per istituti medio-piccoli

​(4 aprile 2019) Le Associazioni bancarie di Austria, Croazia, Danimarca, Germania, Italia, Lussemburgo, Polonia, Slovacchia e Slovenia rilevano che l’articolata e dettagliata regolamentazione finanziaria comporta per le banche di medie e piccole dimensioni, in particolare, oneri e costi sproporzionati: oltre l’80% di esse ha sede negli Stati in cui operano queste Associazioni.

​Nonostante il pacchetto di riforma del settore bancario della Ue abbia introdotto una prima serie di misure, tese ad alleggerire gli oneri di compliance alle norme per tali istituti, appaiono necessari ulteriori interventi. Come illustrato in un position paper condiviso tra le nove Associazioni, tra cui ABI, i principali ambiti di potenziale intervento appaiono le disposizioni in materia di rendicontazione e remunerazione.
L’obiettivo, si legge nel documento congiunto, non è mettere in discussione una regolamentazione il cui impianto è adeguato: gli stessi requisiti patrimoniali e di liquidità devono continuare a essere applicati in presenza dei medesimi rischi. Alcune misure appaiono tuttavia non pienamente coerenti, considerando le dimensioni delle banche coinvolte, né contribuiscono alla stabilità finanziaria. Ne derivano dunque costi indubbiamente sproporzionati rispetto ai benefici perseguiti.
A titolo di esempio, il documento cita i requisiti di rendicontazione, che si traducono in una quantità enorme di pagine e dati da gestire, con sforzi notevoli da parte delle banche, in termini sia di tempo che di risorse, assolutamente sproporzionati rispetto ai benefici ottenuti ai fini della stabilità finanziaria. Le Associazioni caldeggiano pertanto il completamento del mandato dell’Eba affinché l’Autorità possa definire, assieme ad altri aspetti, raccomandazioni finalizzate a ridurre i requisiti di rendicontazione.
Un altro ambito di interesse sono le regole in materia di remunerazione. Nonostante siano rilevanti soltanto per un numero limitato di banche di grandi dimensioni, tali complesse norme devono essere applicate da tutti gli istituti di credito in egual misura, con gli ingenti oneri che ne derivano in termini di tempo e risorse impegnate.
 

Oltre 600 milioni di euro all’anno per la sicurezza

(30 marzo 2019) ​Oltre 600 milioni ogni anno stanziati dalle banche in Italia tra il 2007 al 2018, per garantire alla clientela filiali ancora più sicure, adottando misure di protezione più moderne ed efficaci e realizzando attività di formazione ai propri dipendenti.

​I risultati sono più che positivi, anche grazie alla sempre più stretta collaborazione tra banche, Prefetture e Forze dell’Ordine, sancita dal Protocollo d’intesa per la prevenzione della criminalità. Tra il 2007 al 2018, infatti, le rapine allo sportello sono diminuite del 92%, passando dalle 3.364 del 2007 alle 264 del 2018.
Il trend positivo registrato dal 2007 al 2018 è anche il risultato di una continua revisione e adeguamento dei contenuti del Protocollo d’Intesa, con l’obiettivo di rappresentare al meglio il ruolo delle banche, attraverso OSSIF (il Centro di Ricerca dell’ABI per la Sicurezza Anticrimine), nello sviluppo della cultura della sicurezza nelle comunità in cui operano.
La crescita del livello di sicurezza è un elemento importante per permettere uno sviluppo economico stabile e sostenibile nel tempo.
In questa prospettiva è stato esteso, nella più recente versione, l’ambito di applicazione dell’Accordo agli atti vandalici e terroristici, nonché alle aggressioni al personale non a scopo predatorio, contribuendo così al rafforzamento della sicurezza del Paese.

La Guida alla sicurezza per gli operatori di sportello
Più informazione e formazione per la sicurezza delle banche e dei clienti attraverso la “Guida alla sicurezza per gli operatori di sportello”, realizzata da OSSIF in collaborazione con il Ministero dell’Interno e le Prefetture.
La Guida Antirapina è un significativo punto di riferimento per chi opera ogni giorno nelle filiali bancarie: una sorta di vademecum su come comportarsi durante le rapine, ma anche indicazioni utili per prevenirle nonché per agevolare il controllo del territorio e l’attività investigativa delle Forze dell’Ordine.
 

Le priorità nei programmi d’investimento in Ict delle banche

​(29 marzo 2019) Al Forum ABI Lab 2019 il Rapporto sullo scenario e sulle nuove tendenze del mercato delle tecnologie per il settore bancario.

​Potenziamento dei canali digitali e dei servizi di mobile banking, apertura verso l’esterno, adeguamento delle infrastrutture, iniziative di Data Governance e gestione e mitigazione del rischio cyber.
Queste le priorità nei programmi d’investimento in tecnologia delle banche italiane dove la costante spinta all’innovazione trova conferma anche nelle previsioni di spesa formulate dagli istituti di credito. Per l’88,5% delle realtà analizzate il budget ICT per il 2019 risulta essere in aumento o stabile rispetto a quello del 2018. A scattare la fotografia delle priorità delle banche italiane sul fronte della spesa in tecnologia è la quattordicesima edizione del rapporto sulle tendenze del mercato ICT per il settore bancario messo a punto da ABI Lab, il centro di ricerca e innovazione per la Banca promosso dall’ABI. Lo studio, condotto su un campione che rappresenta circa il 75% del settore bancario in termini di dipendenti, a cui si aggiungono quattro tra i principali outsourcer interbancari che gestiscono i sistemi informativi di più di cinquecento banche (per oltre cinquemila sportelli complessivi), è stato presentato oggi al Forum Abi Lab 2019.

Le priorità ICT per il 2019
Secondo l’indagine di ABI Lab ai primi posti delle priorità d’investimento ICT del settore troviamo, sulla scia della direttiva europea PSD2 (Payment Services Directive 2), le iniziative che riguardano l’Open Banking.
Seguono il potenziamento dei canali digitali, con attenzione ai servizi di mobile banking e all’identificazione da remoto del cliente, e il rafforzamento delle componenti di sicurezza.
Si mantiene considerevole l’impegno nei percorsi di modernizzazione dei servizi di core banking e di adeguamento delle infrastrutture.
A questi aspetti, infine, si affianca una forte attenzione alla data governance e alla data quality.
Anche sul versante della ricerca e dello sviluppo, i progetti considerati prioritari dalle banche riguardano, soprattutto, il potenziamento dell’intelligenza artificiale e l’abilitazione di nuove forme di assistenza e interazione con il cliente. Tra le applicazioni si spazia dalle chatbot (software capaci di conversare con gli utenti) ai robo-advisory (programmi automatizzati per supportare l’allocazione e la gestione degli investimenti), fino all’assistenza virtuale e ai sistemi evoluti per la personalizzazione delle offerte.Seguono i nuovi modelli di governance dei sistemi informativi e di gestione dei processi IT, le iniziative su big data e open data e la gestione e mitigazione del rischio cyber.Infine, resta alta l’attenzione anche sulle iniziative di dematerializzazione e di Open Banking, l’automazione dei processi, la modernizzazione delle infrastrutture tecnologiche, anche in ottica di Cloud Computing, l’identificazione da remoto del cliente, il potenziamento dei servizi di pagamento digitali e le iniziative basate su tecnologie blockchain e DLT (Distributed Ledger Technology).

Il Forum di quest’anno: Passion for InnovationNella quindicesima edizione del Forum ABI Lab, che si tiene a Milano presso Palazzo Mezzanotte in piazza degli Affari 6, è la trasformazione digitale il tema al centro delle due giornate di evento insieme al percorso evolutivo che le banche stanno compiendo sotto la spinta delle nuove tecnologie. Tra i temi affrontati: l’intelligenza artificiale, l’IT Transformation, la trasformazione culturale, l’open innovation e il focus sul fintech.

Assegnati i ‘Premi per l’innovazione nei servizi bancari’

(28 marzo 2019) ​Al Forum ABI Lab 2019 la premiazione dei vincitori della nona edizione del concorso ABI per “l’innovazione nei servizi bancari” a cui hanno partecipato 64 progetti.

​Premiate a Milano al Forum ABI Lab, le banche che hanno presentato progetti legati alla sostenibilità, alla comunicazione, alla trasformazione digitale e all’introduzione di nuovi servizi finanziari anche in ottica di Fintech.  
Alla nona edizione del “Premio ABI per l’innovazione nei servizi bancari”, che si inserisce nell’ambito del Premio Nazionale per l’Innovazione (“Premio dei Premi”), iniziativa promossa dal Governo italiano, hanno partecipato 22 banche con 64 progetti. 
Ecco i premiati di questa edizione, emersi dalla selezione effettuata dal Comitato Tecnico Scientifico di esperti dalla giuria di rappresentati del mondo imprenditoriale, istituzionale e accademico, per le sette categorie che riguardano l’innovazione dei canali, l’innovazione per il cliente retail, l’innovazione per i clienti corporate, l’innovazione operativa, l’innovazione aperta, l’innovazione nella sustainable finance e l’innovazione nella comunicazione.

  • Premio innovazione sui canali: Widiba con il progetto “Widiba HOME”
  • Premio innovazione per il cliente retail: UBI Banca con il progetto “RicariConto”
  • Premio innovazione per i clienti corporate: Cassa di Risparmio di Volterra con il progetto “SUMMER START PLUS”
  • Premio innovazione delle operations: Intesa Sanpaolo con il progetto “Digital Job Center”
  • Premio innovazione aperta: Banca Mediolanum con il progetto “AI applicata alla Model Validation”
  • Premio Innovazione nella sustainable finance: UniCredit con il progetto “Impact Financing”
  • Premio innovazione nella comunicazione: Banco BPM con il progetto “Community Bank” e UniCredit con il progetto “U-Days”

 

“Fondo natalità”: in arrivo la procedura per le adesioni bancarie

(25 marzo 2019) Siglato l’accordo tra la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della Famiglia e l’ABI per l’avvio del processo di adesione delle banche al nuovo “Fondo di sostegno alla natalità” (cd. “Fondo natalità”).
 

​Il Fondo, è finalizzato a favorire l’accesso al credito delle famiglie con uno o più figli, nati o adottati a decorrere dal 1° gennaio 2017, fino al compimento del terzo anno di età del bambino ovvero entro tre anni dall’adozione, mediante il rilascio di garanzie dirette, anche fideiussorie, alle banche e agli intermediari finanziari.
In considerazione dei tempi tecnici ed amministrativi necessari al perfezionamento delle procedure per l’adesione da parte delle banche all’iniziativa, il Fondo sarà operativo a partire da maggio 2019.

L’iniziativa prevede, nello specifico:

  • il rilascio di garanzie a prima richiesta a copertura del 50% di finanziamenti;
  • finanziamenti di durata non superiore ai 7 anni e di ammontare non superiore a 10.000 euro.

Sarà inoltre possibile consultare sul sito internet del gestore Consap SpA,  www.consap.it,  l’elenco delle banche che aderiranno all’iniziativa.

Sottoscritto un Protocollo d’intesa tra ABI e Assoconfidi

​(21 marzo 2019) L’Associazione Bancaria Italiana e Assoconfidi hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa con il quale si intende rilanciare la collaborazione tra banche e confidi sui territori, al fine di migliorare le condizioni di finanziamento delle micro, piccole e medie imprese.

​L’impegno delle due associazioni è quello di lavorare insieme per valorizzare l’attività e la garanzia dei Confidi, nel quadro del nuovo scenario disegnato dalla riforma del Fondo di garanzia per le PMI e dalla diffusione degli schemi operativi delle garanzie di portafoglio.
Per questo è anche prevista la costituzione di un tavolo di confronto, nel quale portare avanti le iniziative indicate nell’accordo e discutere gli eventuali nuovi temi di comune interesse.

Tra i temi strategici oggetto dell’accordo ci sono in particolare:

  • Lo sviluppo delle cosiddette “operazioni finanziarie a rischio tripartito”, previste dalla riforma, del Fondo di garanzia delle PMI (nella realizzazione di tali operazioni sono coinvolte con una quota di rischio di pari importo, banche, confidi e Fondo di garanzia PMI);
  • la definizione di linee guida per il rinnovo delle convenzioni in essere tra Banche e Confidi, che tengano conto del nuovo quadro normativo-regolamentare;
  • la promozione di un efficiente utilizzo delle risorse pubbliche e private anche attraverso modelli condivisi di finanziamento del Fondo di Garanzia per le PMI come ad esempio le Sezioni speciali regionali;
  • la definizione di una struttura tipo di operazione di “garanzia di portafoglio” che preveda il coinvolgimento dei confidi e possa essere adottata dalle Regioni in relazione a portafogli di finanziamenti bancari a piccole e medie imprese;
  • lo sviluppo di un regolare scambio di flussi informativi tra banche e confidi, che consenta, in particolare, a questi ultimi di poter quantificare la propria esposizione al rischio di credito e adempiere correttamente agli obblighi segnaletici nei confronti dell’Autorità di Vigilanza.