Sempre più italiani “entrano” in banca con le App | [16/08/2014]

Banche sempre più interattive, digitali e a portata di mano. Cresce il numero degli italiani che, nel dialogo
quotidiano con la banca, apprezza i vantaggi di comodità e velocità di
smartphone e tablet. Ad oggi, infatti, il 96% delle banche mette a disposizione
delle App per accedere ai servizi
bancari in mobilità (era l’88% nel 2012) e nel corso del 2013 gli italiani
hanno effettuato in media oltre settemila download al giorno di applicazioni
per il mobile banking. Se a questo si aggiunge che, nello stesso periodo, il
20% degli italiani attivo su internet banking ha fatto operazioni anche
attraverso lo smartphone e che, a questo ritmo, nel 2015 il numero di
correntisti operativi anche su questo canale supererà il 50%, è evidente come
il mobile banking sia un fenomeno consolidato con ampie prospettive per
un’ulteriore crescita. Prospettive confermate anche dai progetti d’investimento
delle banche: il
70% del settore, infatti, ha dichiarato di voler incrementare gli investimenti
dedicati al mobile banking nel budget del prossimo anno, mentre per il 30%
delle banche si parla addirittura di “forte aumento” delle risorse stanziate
per il canale. Sono questi alcuni dei principali dati contenuti nel
rapporto annuale sul mobile banking messo a punto da ABI Lab, il
Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI, in
collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.
L’identikit
del cliente di mobile bankingMa qual è l’identikit del
cliente che opera con la propria banca attraverso il mobile banking? Secondo la
ricerca di ABI Lab, a preferire palmare e tablet per operazioni e pagamenti
sono soprattutto gli uomini (57% contro il 43% delle donne), di età compresa
tra i 45 e i 54 anni (28%). Se confrontiamo i dati del 2014 con quelli
dell’anno precedente, la passione per
questo canale di accesso a prodotti e servizi bancari è cresciuta soprattutto
nelle fasce d’età più avanzata (+7% per gli italiani dai 55 ai 64 anni; +10%
per quelli dai 45 ai 54). A testimonianza di come il mobile possa rappresentare
anche un volano importante per favorire il superamento del digital divide,
contribuendo allo sviluppo e alla diffusione della cultura digitale.
Operazioni in mobilità: quando e dove si fannoPer quanto riguarda le
abitudini e la frequenza di utilizzo del mobile banking, il momento della
giornata preferito dagli italiani per
fare operazioni e pagamenti attraverso questo canale è la mattina (43% per i
tablet; 36% per gli smartphone), seguita dal pomeriggio (rispettivamente, 29% e
36%) e dalla prima serata (29% e 24%). Quanto ai luoghi di utilizzo, se casa e
ufficio la fanno ancora da padroni (79% tablet e 67% smartphone), si fanno
strada anche le operazioni “in mobilità” (22% e 26%) e quelle fatte “in coda”,
ad esempio nel traffico cittadino o mentre si aspetta in fila il proprio turno
per fare un certificato o ritirare un esame (17% e 23%).Se infine si considera la
frequenza di utilizzo, dall’analisi dell’Osservatorio mobile banking di ABI Lab
emerge come circa il 50% dei clienti di mobile banking acceda ai servizi
bancari in mobilità tutte le settimane. A testimonianza del fatto che
chi prova questo canale ne apprezza i vantaggi di comodità, velocità e
semplicità di utilizzo e, per questo, è portato a riutilizzarlo.
Servizi più usati dai clienti di mobile
banking e multicanalitàPer quanto riguarda
i servizi più usati dai clienti di mobile banking, il 32% preferisce lo
smartphone al computer soprattutto per consultare saldo e movimenti di conto
corrente o per cercare lo sportello automatico e la filiale della propria banca
più vicina. Col tablet invece si fanno soprattutto bonifici e giroconti. La
multicanalità e la sempre maggiore integrazione dei canali resta comunque alla
base dell’esperienza d’uso dei clienti di mobile banking che in alcune
occasioni ricorrono a un “salto di canale” completando un’operazione iniziata
su smartphone o tablet via computer (29%), in filiale (20%), allo sportello
automatico (18%), attraverso un promotore finanziario o il call center della
banca (3%).

Adesioni crescenti a Protocollo su collocamento polizze | [09/08/2014]

Continuano a
crescere le adesioni di banche e intermediari finanziari al Protocollo di
intesa sul collocamento delle polizze assicurative: circa l’80% in termini di
sportelli fa entrare nel vivo l’accordo tra ABI, Assofin e le Associazioni dei
Consumatori Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore,
Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega
Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione
Nazionale dei Consumatori.

Tra gli obiettivi,
la promozione di un livello di trasparenza sempre più sostanziale dal punto di
vista della clientela; il rafforzamento della libertà di scelta, e maggiore
consapevolezza del consumatore sulle caratteristiche delle diverse tipologie di
servizi e prodotti offerti da banche e intermediari finanziari. In particolare
poter scegliere e rendere più agevole l’accesso ad opportune coperture
assicurative per mutui e credito al consumo.
Nello specifico,
sono già operativi gli impegni cui sono chiamate banche e/o intermediari
finanziari aderenti all’iniziativa, con riferimento alle polizze oggetto del
Protocollo:

  • l’evidenziazione nella documentazione
    precontrattuale che la polizza è facoltativa e non necessaria per l’ottenimento
    del credito;
  • l’esposizione del costo complessivo del
    finanziamento con e senza la polizza – oltre al Taeg, già obbligatoriamente
    riportato nella documentazione precontrattuale, previsto anche un altro indicatore
    del costo totale del credito, calcolato con le stesse modalità del Taeg
    includendo le polizze assicurative facoltative;
  • la definizione di accordi con le imprese
    assicurative per l’estensione da 30 a 60 giorni, del diritto di recesso dalle
    polizze assicurative facoltative e le relative comunicazioni alla clientela,
    prendendo sempre come riferimento sia le esigenze del cliente – per quanto
    concerne i diritti, la qualità del servizio e le condizioni economiche – sia
    l’esigenza di promuovere un mercato sempre più efficiente e trasparente. 

Le banche e le
società finanziarie che aderiscono al Protocollo definiscono accordi con
l’impresa (o con le imprese) di assicurazione con la quale si hanno rapporti
commerciali per la promozione e il collocamento di polizze assicurative
facoltative accessorie ai finanziamenti.
Già al lavoro dal
mese di luglio l’Osservatorio tra le Parti, come previsto dal Protocollo, che
si occupa di analizzare la tematica delle polizze accessorie ai finanziamenti,
rilevare i risultati di indagini su reclami o ricorsi, condividere e proporre
eventuali iniziative per migliorare sempre più l’informazione alla clientela, e
ottimizzare i livelli di efficienza e la trasparenza del mercato delle polizze
assicurative.

Adesioni crescenti a Protocollo ABI, Assofin e Associazioni consumatori

Firmate le Convenzioni “Debiti PA” e “Piattaforma Imprese”. | [05/08/2014]

(5 agosto 2014) Cassa
depositi e prestiti (CDP) e l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) hanno
siglato due Convenzioni, “Plafond Debiti PA” e “Piattaforma Imprese”, con
le quali si attivano i due strumenti in favore delle pubbliche amministrazioni
e delle imprese  deliberati dal Cda di
CDP il 30 luglio scorso.

Convenzione “Debiti Pa”La Convenzione firmata il 5 agosto attiva il Plafond
Debiti PA da 10 miliardi di euro, costituito da CDP al fine di accelerare i pagamenti dei debiti di
parte corrente  della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.
La Cassa potrà acquisire dalle banche e dagli intermediari finanziari i crediti
che le imprese vantano nei confronti della PA, ridefinendo in favore della PA
termini e condizioni di pagamento dei relativi debiti. Con questa Convenzione
si completa il pacchetto dei provvedimenti normativo-regolamentari, diretti a
consentire l’integrale pagamento dei debiti PA attraverso banche e intermediari
finanziari dando attuazione agli impegni che ABI e CDP si sono assunti con la
sottoscrizione del Protocollo siglato al MEF lo scorso 21 luglio.
I 10
miliardi di euro messi a disposizione dalla CDP si aggiungono alle risorse
statali di cui alle anticipazioni di liquidità concesse, per il tramite della
CDP, agli enti locali per un importo pari, alla data odierna, a circa 4,5
miliardi di euro.
Convenzione “Piattaforma Imprese”La Piattaforma apporta ulteriori 5 miliardi di euro
alle misure di CDP per l’economia,  raggruppando in uno strumento organico i nuovi
“Plafond” dedicati a favorire l’accesso al credito dei diversi comparti imprenditoriali:

  • “PMI”: dedicato
    agli investimenti e alle esigenze di circolante delle piccole e medie imprese,
    è pari a 2 miliardi di euro, che si aggiungono ai 16 miliardi già stanziati,
    erogati per 14,7 miliardi in favore di oltre 90.000 PMI operanti in tutti i
    settori produttivi e su tutto il territorio nazionale;
  • “MID”: dotato di
    2 miliardi di euro destinati alle imprese con un numero di dipendenti compreso
    fra 250 e 3.000 unità;
  •  “Reti
    PMI”: pari a
    500 milioni di euro finalizzati, in sinergia con la BEI, ad agevolare la
    crescita dimensionale delle PMI che sottoscrivano un contratto di rete per il
    perseguimento di un programma comune
  • “Sostegno
    all’Esportazione”: dotato di
    500 milioni di euro,  è rivolto
    alle imprese di ogni dimensione – anche PMI –
    e dedicato al post-financing delle lettere di credito.

In
particolare, con il Plafond Sostegno all’Esportazione, CDP e ABI rafforzano con
nuove risorse l’impegno in favore dell’export
delle imprese italiane, arricchendo la gamma dei servizi finanziari già offerti
dal Gruppo CDP in collaborazione con le banche nel Sistema Export Banca.
Quest’ultimo vede infatti operare sinergicamente i finanziamenti accordati da
CDP e dalle banche con gli interventi di garanzia assicurati da SACE e con i contributi
in conto interessi erogati da Simest.

Con le Convenzioni siglate operativi gli strumenti deliberati dal Cda di Cdp

Con Fondo casa sospese rate a più di 17 mila famiglie | [02/08/2014]

I mutui non solo come segmento di mercato ma ‘termometri’ essenziali per contribuire a misurare l’andamento dell’economia. In un quadro economico ancora fragile, il “Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa” si conferma un efficace strumento di welfare: sono 17.278 le famiglie che ne hanno avuto accesso, tra maggio 2013 e fine giugno 2014, sospendendo per 18 mesi il pagamento delle rate del proprio finanziamento, per un controvalore di oltre 1,6 miliardi di euro di debito residuo. Nella grande maggioranza dei casi, 16.136, la ragione per la sospensione è la perdita del posto di lavoro.Questi i dati dell’ultimo monitoraggio sull’iniziativa che rappresenta la misura pubblica di raccordo con la moratoria dell’ABI concordata con le Associazioni dei consumatori e portata avanti dal 2010 (consentendo la sospensione del pagamento delle rate dei mutui a 100.000 famiglie, per un controvalore di quasi 11 miliardi di debito residuo).Ricorso alle sospensioni ma, allo stesso tempo, nuova vitalità per i mutui-casa grazie al rinnovato impegno delle banche italiane verso le famiglie; con il risultato di un aumento del 28,2% dei nuovi finanziamenti tra gennaio e giugno 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013.In questo senso, per continuare a favorire l’accesso al credito, è previsto a breve il lancio di un’iniziativa ancora più estesa: il “Fondo di garanzia per la casa” controgarantito dallo Stato, che rilascia garanzie fino al 50% della quota capitale dei mutui erogati per l’acquisto o la ristrutturazione per l’accrescimento dell’efficienza energetica degli immobili adibiti ad abitazione principale. Il Fondo, con priorità di accesso per le giovani coppie, coprirebbe il triennio 2014-2016 con un plafond pari a 600 milioni di euro.

Fondo di Solidarietà per l’acquisto Prima casa – Video
 

Per diciotto mesi sospese rate finanziamenti a pi di 17 mila famiglie

Dall’ultimo Rapporto Afo 2014-2016 segnali di ripresa | [28/07/2014]

Schiarite all’orizzonte, sia sul piano economico sia su quello finanziario. Se quest’anno, a seguito soprattutto delle dinamiche del passato, il prodotto italiano tenderà a crescere marginalmente (+0,3%), nel biennio 2015-2016 la crescita dovrebbe incrementarsi dell’1,3-1,4%, decisamente meglio delle recenti esperienze. Per le banche operanti in Italia, patrimonialmente rafforzate e pronte agli esami europei,  ciò significa che, pur in presenza di un ammontare rilevante di crediti deteriorati, ci sono segnali di un ritorno all’espansione dei prestiti, che tenderà a aumentare quanto maggiore sarà la ripresa degli investimenti e la caduta della rischiosità. E’ questa la fotografia scattata nel consueto Rapporto di previsione AFO, redatto dall’Ufficio Analisi Economiche ABI insieme agli Uffici Studi delle principali banche operanti in Italia.
In Europa la minaccia della deflazione, pur concreta, potrà essere sventata e ciò grazie anche all’articolato e positivo intervento della BCE con, tra l’altro, le operazioni di rifinanziamento a lungo termine “mirate” (TLTROs): i prezzi europei, dopo lo 0,9% di crescita di quest’anno, torneranno in linea con l’inflazione obiettivo (intorno, ma sotto il 2%). Con gli impulsi positivi dell’azione BCE e tenuto conto delle prospettive di crescita dell’economia, il Rapporto prevede una ripresa del credito, il quale ritornerà positivo già nel 2014 (+0,6%) e dovrebbe in seguito crescere a un tasso medio del 2,1%, valori significativamente superiori a quanto previsto in precedenza: particolarmente dinamici dovrebbero risultare i prestiti alle imprese e i mutui per l’acquisto di abitazioni.
Favorirà la ripresa del credito la maggiore domanda collegata alla crescita economica e un miglioramento della qualità del credito, anche per il tramite di una significativa riduzione del rischio del nuovo credito alle imprese le quali tuttavia rimarranno l’unico settore con valori ancora di rischiosità significativi. Con i ritardi tipici che il fenomeno comporta, tale miglioramento si trasferirà anche sullo stock di sofferenze che a fine periodo di previsione presenterà segnali di stabilizzazione del suo rapporto con gli impieghi. Per un’ulteriore riduzione della rischiosità occorre un robusto recupero di crescita del Prodotto italiano e quindi il pieno dispiegarsi dell’azione riformatrice. 
Nel triennio di previsione la redditività delle banche dovrebbe risultare in media pari all’1,7%, in termini di Roe, non solo molto distante dai livelli pre-crisi, ma anche dai bassi valori raggiunti nel primo triennio di crisi. L’insufficiente prospettiva di redditività, determinata dal perdurante elevato peso del costo del rischio e da un bassa dinamica dei ricavi, continua a chiedere ulteriori sforzi di efficientamento dal lato dei costi. 

(28 luglio 2014) Segnali di ritorno alla crescita dei finanziamenti con recupero della domanda e riduzione del rischio. Consolidamento della moderata ripresa economica nel 2° semestre 2014 e un biennio 2015-16 con tassi di sviluppo poco sotto l’1,5%

 


All’orizzonte segnali di ripresa sia sul piano economico che finanziario

E’ il telefono il canale preferito per il dialogo con la banca | [26/07/2014]

In una logica di sempre maggiore integrazione dei canali e grazie alla grande diffusione di smartphone, tablet e PC – che consentono di operare con i referenti di sportello anche a distanza – nelle consuetudini degli italiani si fanno strada i nuovi strumenti di comunicazione e contatto messi a disposizione dall’evoluzione delle banche che dialogano in rete. Più interattività e web 2.0, dunque, grazie a chat e mail che nel 2013 fanno registrare oltre 1,5 milioni di scambi banca-cliente, con una crescita rispettivamente del 29% e del 19% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, inoltre, i contact center delle banche che hanno fatto il loro ingresso nel mondo social, per raccogliere le richieste di informazioni e assistenza dei propri clienti anche su questo nuovo canale di contatto, sono aumentati del 33%. In particolare, al più diffuso Facebook iniziano ad affiancarsi anche Twitter e YouTube. È quanto emerge dall’Osservatorio sui contact center bancari condotto da Abi Lab e dall’Ufficio Analisi Gestionali dell’ABI.Nel 2013 ogni contact center bancario ha erogato in media 27 tipologie di servizi diversi tramite operatore e 5 tramite risponditore automatico IVR (Interactive Voice Responder): dalle più semplici (come la richiesta di informazioni su saldo e movimenti di conto corrente o sul deposito titoli, quotazioni di borsa oltre ai movimenti delle carte di credito e debito), ai più complessi (come il pagamento delle tasse, la compravendita di azioni, i preventivi per finanziamenti, mutui e prodotti assicurativi).Tra i vantaggi della “banca al telefono” ci sono certamente comodità e velocità. Dal rapporto emerge infatti che: circa la metà delle chiamate ricevute proviene da cellulare; l’attesa media prima di poter dialogare con un operatore è di un minuto circa mentre il 59% delle chiamate ottiene una risposta già nei primi 20 secondi. Considerando anche i prodotti più complessi e le richieste più articolate, per fornire al cliente il servizio desiderato in media vengono dedicati 4,7 minuti per ciascuna chiamata. Grazie all’efficienza degli operatori e delle procedure, nel 91% dei casi il cliente ottiene una risposta conclusiva nella stessa telefonata.
La carta d’identità dei “bancari con la cuffia”Complessivamente gli operatori dei contact center bancari sono 2.776 (guardando alle realtà che hanno risposto alle ultime due rilevazioni si osserva una crescita dell’11% rispetto allo scorso anno), hanno in media 36 anni, un elevato grado di istruzione (quasi la metà è laureata o sta completando gli studi universitari) e le donne superano di poco gli uomini (56%). L’88% degli operatori è assunto a tempo indeterminato, il 10% con contratto di apprendistato e di inserimento.La formazione degli operatori è la base su cui poggia il buon funzionamento dei contact center. Prima di poter rispondere al telefono, ciascun dipendente acquisisce competenze e conoscenze attraverso un percorso di apprendimento che comprende un mese di formazione, tra lezioni in aula e affiancamento. Per quanto riguarda la formazione ricorrente, invece, ogni anno gli operatori hanno a disposizione oltre 15 giorni di corsi di aggiornamento e approfondimento di argomenti più specifici.
Contact center poliglotti: parlano in media 3 lingue stranierePer venire incontro alle esigenze dei clienti stranieri, la quasi totalità dei contact center bancari è anche poliglotta: sempre più operatori, infatti, sono in grado di assistere i clienti e fornire informazioni e servizi in lingue diverse dall’italiano (il 29% degli addetti). Presso ogni sportello telefonico che prevede il servizio si parlano in media 3 lingue straniere: inglese (94%), francese (88%), tedesco (59%), spagnolo (47%), ma anche arabo (12%) e rumeno (6%).
 

Oltre 52 milioni di chiamate ai contact center per operazioni e assitenza

Il nuovo Comitato di Presidenza dell’ABI | [23/07/2014]

(23 luglio 2014) Nella prima riunione dopo l’Assemblea di luglio, il Comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana ha stabilito la nuova composizione del Comitato di presidenza

Del nuovo Comitato di Presidenza fanno parte Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, Presidente e Direttore generale dell’ABI, i Vicepresidenti Roberto Nicastro, vicario, (Direttore Generale UniCredit), reputazione e immagine; Miro Fiordi (Amministratore Delegato e Direttore Generale Credito Valtellinese), educazione finanziaria e al risparmio; Giuseppe Ghisolfi (Presidente Cassa di Risparmio di Fossano); Gian Maria Gros-Pietro (Presidente del Consiglio di Gestione Intesa Sanpaolo) e Flavio Valeri (Presidente e Consigliere Delegato Deutsche Bank), affiancano Maurizio Sella nei rapporti con le Associazioni bancarie europee, gli organi istituzionali e la Banca centrale europea.Gli altri componentiFaranno inoltre parte del Comitato di presidenza: Alessandro Azzi (Presidente Federcasse), quale Presidente del Comitato piccole banche; Giampiero Maioli (Amministratore Delegato Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza); Giovanni Pirovano (Vice Presidente Banca Mediolanum), innovazioni tecnologiche; Alessandro Profumo (Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena); Guido Rosa (Presidente AIBE), relazioni internazionali; Maurizio Sella (Presidente di Banca Sella Holding), rappresentante del Presidente nei rapporti con le Associazioni bancarie europee, gli organi istituzionali e la Banca centrale europea; Camillo Venesio (Amministratore Delegato e Direttore Generale Banca del Piemonte), struttura dell’Associazione e enti collegati, aggiornamenti dello Statuto. Partecipa al Comitato di presidenza anche Luigi Abete in qualità di Presidente Febaf.
Alessandro Profumo alla guida del CaslÈ stato nominato Presidente del Comitato per gli affari sindacali e del lavoro (Casl) Alessandro Profumo (Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena), che guiderà la trattativa con i sindacati per il nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro. È stato indicato anche il nuovo Vicepresidente della Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza Giovanni Zonin (Presidente Banca Popolare di Vicenza). Tutte le nomine sono state assunte all’unanimità dal Comitato esecutivo presieduto da Antonio Patuelli.
 

Le nomine stabilite dall’Esecutivo ABI guidato da Antonio Patuelli

4,4 miliardi alle Pmi con Progetti investimenti Italia | [19/07/2014]

(19 luglio 2014) Ammontano a 4,4 miliardi di euro, tra gennaio 2013 e maggio 2014, per un totale di 13.603 domande accolte, i finanziamenti di “Progetti investimenti Italia” per le Pmi operativo fino al 31 dicembre 2014. Lo rende noto l’ABI, a seguito della rilevazione aggiornata delle operazioni effettuate, sottolineando che “l’utilizzo delle risorse messe a disposizione è un segnale importante nella prospettiva di ripresa degli investimenti e rilancio economico dell’Italia”.

L’iniziativa
– focalizzata su un plafond complessivo di 10 miliardi di euro prorogato al 31 dicembre
2014 in base al nuovo “Accordo per il credito 2013” tra Abi e le altre
Associazioni di imprese – è diventata pienamente operativa da gennaio 2013
nell’ambito dell’Accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi” stipulato nel
2012 tra Abi e tutte le associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale,
alla presenza del Ministro dell’Economia e delle Finanze e del Ministro dello
Sviluppo Economico al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli
investimenti delle imprese.
In
particolare, si evidenzia che:

  • sono
    state accolte finora 13.603 domande di finanziamento per un controvalore di
    4,4 miliardi di euro; il 79,2% delle domande presentate riguarda
    investimenti in beni materiali;
  • le
    domande accolte “garantite” dal Fondo di garanzia per le Pmi, dall’Ismea o
    dalla Sace,
    nonché dai Confidi rappresentano il 19,7%;

  • tra
    i finanziamenti erogati, quelli con durata superiore a 3 anni
    rappresentano il 71%;

l’analisi
relativa alla distribuzione dei finanziamenti erogati per attività economica
dell’impresa richiedente rileva che:

  • il
    44,4% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il
    28,5% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “commercio e
    alberghiero”;
  • il
    5,2% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il
    5% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere
    pubbliche”;
  • il
    3,9% dei finanziamenti è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il
    restante 13% agli “altri servizi”.

Il
plafond è rivolto alle Pmi, in bonis, che vogliano effettuare investimenti in
beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa.

Ammontano a 4,4 miliardi le risorse per investimenti Pmi

Approvati i principi base del prestito ipotecario vitalizio | [12/07/2014]

(12 luglio 2014) Soddisfazione per provvedimento approvato alla Camera, che recepisce le proposte ispirate da ABI e numerose Associazioni dei Consumatori. 12 milioni di italiani la platea potenziale per uno strumento alternativo alla “nuda proprietà”  

Nuova opportunità per i pensionatiCon il prestito ipotecario vitalizio una nuova opportunità sul mercato per sostenere il livello del reddito dei pensionati, assicurando il mantenimento della proprietà ed il possesso del bene immobile; uno strumento alternativo alla “nuda proprietà” con il forte vantaggio di non comportare la perdita della proprietà dell’immobile. In questa prospettiva, ABI e Associazioni dei Consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Mdc, Unc), sulla base dell’ampio confronto avviato nel 2013, hanno firmato un “Protocollo d’intesa sui principi per l’offerta del prestito ipotecario vitalizio”.  La potenziale platea dei beneficiari di questo strumento di accesso al credito in Italia è di 12 milioni di persone con più di 65 anni, che detengono una notevole parte del patrimonio immobiliare a fronte di una limitata capacità di spesa causata da bassi redditi da pensione. ABI e Associazioni dei Consumatori aderenti hanno definito alcuni principi cui tener conto in sede di offerta del prestito in questione, con il duplice fine di rafforzare la tutela dei consumatori e di assicurare loro una scelta sempre più consapevole nell’ambito di un mercato concorrenziale che da queste misure può trarre benefici per la sua crescita in termini di efficienza e di efficacia.Quattro principi utiliPiù nel merito, le parti hanno elaborato 4 principi utili anche per contribuire ad un ordinato sviluppo di questo nuovo segmento di mercato.

  • “Quota massima di rimborso del credito”: il valore del debito da rimborsare non può essere superiore al valore ricavato dalla vendita dell’immobile in garanzia. In questo modo si eviterà che il mutuatario lasci agli eredi un importo da restituire superiore a quello ricavabile dalla eventuale vendita della proprietà ipotecata;
  • “Garanzia da Co-intestazione”: il principio richiama l’attenzione sull’opportunità che entrambi i coniugi sottoscrivano il contratto (anche nel caso che l’immobile sia di proprietà di uno solo dei due) a tutela del coniuge più longevo;
  • “Prospetto di maturazione degli interessi”: nell’ottica di assicurare una maggiore comprensione e consapevolezza da parte del consumatore in merito alle caratteristiche del finanziamento è fornito al mutuatario un prospetto di maturazione degli interessi con una durata di almeno 10 anni;
  • “Periodo di riflessione a favore degli eredi”: il principio si fonda sul prevedere un  significativo periodo di riflessione a favore degli eredi per la gestione della vendita dell’immobile al verificarsi dell’evento che comporta il rimborso degli importi dovuti per il prestito.

Questa soluzione ha l’indubbio vantaggio di consentire agli eredi di poter scegliere con la dovuta attenzione se provvedere al rimborso del predetto prestito o gestire direttamente la vendita dell’immobile.   ABI e Consumatori auspicano, ora, un iter veloce per l’approvazione definitiva della regolamentazione in materia.  

Una nuova opportunit per sostenere il livello del reddito dei pensionati

Accordo sospensione finanziamenti Pmi prorogato a fine anno | [05/07/2014]

(5 luglio 2014) Si prolungano i termini di ‘Accordo per il credito 2013’ per le domande di sospensione dei debiti delle imprese. L’attuale monitoraggio rileva 25.539 richieste accolte per un controvalore di 9,6 miliardi di euro e una liquidità a disposizione delle Pmi di 1,1 miliardi. Prorogata anche la validità dei Plafond “Progetti Investimenti Italia” e “Crediti Pa”

 

​Prorogato al 31 dicembre 2014 “Accordo per il credito 2013”, iniziativa realizzata da ABI e Alleanza Cooperative Italiane (che riunisce Agci, Confcooperative, Legacoop), Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Rete Imprese Italia (che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti), per operazioni di sospensione e allungamento dei finanziamenti, ed operazioni per promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività.
Lo rende noto l’ABI, d’intesa con le parti co-firmatarie, chiarendo che “le condizioni del nostro tessuto produttivo, per quanto in miglioramento rispetto al passato, richiedono di evitare discontinuità in questa delicata fase di avvio della ripresa, fissando la nuova scadenza a fine anno rispetto a quella prevista del 30 giugno scorso”.
I contenuti principali dell’accordo restano immutati:

  • sospensione per 12 mesi della quota capitale delle rate dei mutui, anche se agevolati o perfezionati tramite il rilascio di cambiali;
  • sospensione per 12 ovvero per 6 mesi della quota capitale dei canoni di operazioni di leasing, rispettivamente immobiliare o mobiliare;
  • allungamento della durata dei mutui per un massimo del 100% della durata residua del piano di ammortamento e comunque non oltre 3 anni per i mutui chirografari e a 4 anni per quelli ipotecari;
  • allungamento fino a 270 giorni delle scadenze delle anticipazioni bancarie su crediti per i quali si siano registrati insoluti di pagamento;
  • allungamento per un massimo di 120 giorni delle scadenze del credito agrario di conduzione.

Dall’avvio operativo dell’iniziativa ad ottobre 2013, fino al 31 maggio 2014, sono state accolte 25.539 domande per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 9,6 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 1,1 miliardi.
L’analisi relativa alla distribuzione delle domande accolte per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:

  • il 27% delle domande è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 16,8% delle domande è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 17,8% delle domande è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • il 6,8% delle domande è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 6,2% delle domande è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 25,4% agli “altri servizi”.

L’Accordo per il Credito 2013 rappresenta il quarto di una serie di misure iniziate il 3 agosto del 2009 con l’Avviso comune, proseguite con l’Accordo per il Credito alle Pmi del 16 febbraio 2011 e con le Nuove Misure per il Credito alle Pmi del 28 febbraio 2012. Complessivamente, le quattro iniziative hanno consentito la sospensione di oltre 400 mila finanziamenti, per un controvalore complessivo di debito residuo di circa 115 miliardi di euro e una liquidità aggiuntiva per le Pmi italiane di 23 miliardi di euro. 
Analogamente all’Accordo per il Credito 2013, viene prorogato a fine anno il periodo di validità del Plafond “Progetti Investimenti Italia“, lo strumento dedicato alle Pmi che nonostante la crisi economica continuano a realizzare nuovi investimenti e del Plafond “Crediti PA, l’iniziativa dedicata allo smobilizzo, presso il sistema bancario e finanziario, dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione.

 

Prolungati i termini per la sospensione dei debiti alle Pmi